Johnny Cash e l’Occidente dopo il tramonto

di Giuseppe Signorin

Ogni mattina, quando apriamo le palpebre e poi i frangisole elettrici – non del tutto, non li alziamo, li apriamo soltanto – la casa si riempie di strisce luminose. Come un’installazione di Dan Flavin, l’artista statunitense che utilizzava i tubi fluorescenti, uno dei padri del minimalismo. A D’Artagnan non gliene frega niente dei tubi fluorescenti e del minimalismo, lui ogni due minuti emette dei miagolii striduli e psicotici, lo stesso rumore di uno che ti sta per venire addosso in bicicletta e frena all’ultimo. D’Artagnan è il clown che strepita per avvisare il villaggio che tutto sta per andare a fuoco e nessuno gli crede. Per Nuvola, bianchissima e aristocratica, «black lives matter» non significa nulla: per lei il male è D’Artagnan, un oggetto nero non ben identificato che sfreccia da settimane nella sua casa per rovinarle l’esistenza.

Passiamo a Johnny Cash, che la mattina ci sta benissimo con le strisce luminose alla Dan Flavin. A cosa si può paragonare, la voce di Johnny Cash? Forse alla corteccia di un albero. Il Johnny Cash degli ultimi album, intendo. In uno, American III: Solitary Man, interpreta un pezzo di Bonnie Prince Billy, I see a darkness. Di Bonnie Prince Billy – un clown, tipo D’Artagnan – avevo acquistato un cd, Wolfroy goes to town, con una copertina bellissima, rosa chiaro, e un disegno di uno strano salotto con delle scarpe da donna su un vassoio, delle spade appese al muro, un teschio e in un quadro un tizio col cappello da cowboy. Ma I see a darkness non era in quel cd. «I see a darkness». «Vedo un’oscurità», nella lingua madre di mia moglie. Come lo canta Johnny Cash, questo verso, come lo ripete nel ritornello, la vedi proprio, un’oscurità.

L’Occidente è in un’oscurità. È pieno di macchie oscure che si allargano, fuori e dentro di noi. L’unica creatura senza macchie è una donna. Una donna di luce. D’Artagnan ogni tanto si ferma e la fissa, nel quadro che abbiamo appoggiato all’amplificatore della chitarra per sentire meglio il suo messaggio. L’Occidente è dopo il tramonto e prima dell’alba. È in un’oscurità. C’è chi la vede, come Johnny Cash e Bonnie Prince Billy e D’Artagnan, e chi non la vede (per esempio Nuvola, che ieri mi ha soffiato addosso mentre avevo D’Artagnan in braccio, trasformandosi in un’anaconda – ma prima o poi faremo pace). Io, intanto, prego la donna di luce che affretti l’arrivo dell’alba e rialzi le palpebre dell’Occidente per fare entrare di nuovo il sole.

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