Il 19 gennaio saremo presenti al “Capitolo generale” del Monastero Wi-fi, a Roma, dove avremo l’onore di condurre un Rosario nella Basilica di san Giovanni in Laterano e suonare durante l’Adorazione eucaristica prevista per il pomeriggio.

Il 26 gennaio saremo a Fiesso d’Artico (Venezia) per parlare ai nostri futuri colleghi dei corsi fidanzati :).

Il 4 febbraio e il 4 marzo altre puntate su Radio Fra Le Note del nostro programma “Amare Dio con tutto lo humor”, con il dento-teologo Giovanni Biolo e Alejandro Abasolo.

Il 14 febbraio esce il nostro libro “Mienmiuaif Cake. Il libro che non ti insegna a cucinare”, che presenteremo in anteprima a Genova il 16, durante la festa di Radio Fra Le Note del nostro amico don Roberto Fiscer.

Poi cominceranno delle tappe top secret del “Mienmiuaif Cake Tour”, delle merende/presentazione del nostro libro, con letture e canzoni.

Il 10 marzo saremo vicino a Cremona per un incontro di cui vi faremo sapere i dettagli.

 

Restate aggiornati tramite la nostra pagina FB e il blog!

Volete dare una mano ai Mienmiuaif (Mia moglie ed io)? Cliccate qui 😎

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Qui di seguito l’articolo di Costanza Miriano uscito sul suo blog in cui parla del bellissimo evento di sabato 19 gennaio a Roma!!! Noi ci saremo, iscrivetevi anche voi!!!

Il mondo contemporaneo complotta per farci dimenticare di Dio, per distrarci, intrattenerci, dare il nome sbagliato alla nostra sofferenza, o meglio, per farci soffrire inutilmente. Per convincerci che Dio è irrilevante, e comunque, se c’è, non è Padre; che il tempo che passiamo con lui è perso, non un guadagno, non l’unica via alla felicità. Per il mondo è inconcepibile credere che è la preghiera la forza che cambia le cose, è la più importante delle nostre azioni, perché, come dice papa Francesco, la preghiera o cambia le situazioni, o cambia il nostro cuore in modo che noi agiamo per cambiare. Ecco, c’è un popolo che si fida di queste parole, che non ascolta la voce del mondo, e continua a cercare Dio, nonostante le miserie, i peccati e le fragilità, nelle pieghe delle giornate, tentando caparbiamente di rimanere attaccato al Signore facendo tutto il resto, desiderando di conservare un cuore unitario, consegnato a Lui qualunque cosa si faccia.

Una piccolissima parte di questo popolo, che è molto, molto grande, anche se non fa rumore, si ritroverà sabato 19 gennaio a Roma nella chiesa che è madre di tutte le chiese della città di Roma e del mondo, cioè a san Giovanni in Laterano, e trovo questo fatto di una bellezza da far venire le lacrime agli occhi, infatti quando l’ho saputo, dopo giorni che non dormivamo e digiunavamo e pregavamo chiedendo a Dio un posto dove mettere tutta la gente, ho pianto di gioia!

Ci sono tante vie da percorrere in questa ricerca di Dio che accende i nostri cuori, e la Chiesa, che è cattolica, è davvero madre per tutti i suoi figli; offre a chi cerca, a tante diverse sensibilità, un cammino verso Dio, che vada bene per ciascuno. E sono felice che questo incontro cada nella settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, perché l’unità è quello che desideriamo, il segno che il Signore è in mezzo a noi.

Il senso del capitolo generale del monastero wi-fi – come abbiamo per scherzo chiamato l’incontro di sabato 19 gennaio a Roma, ma poi alla fine il nome è rimasto! – è quello di far incontrare tanti cercatori di Dio, ognuno proveniente dal suo cammino. Non vuole fondare niente, già c’è tutto nella fedeltà alla Chiesa e al Papa, non vuole inventare niente. Desideriamo solo incoraggiarci e aiutarci a non mollare la presa – cercare Dio – abbracciarci, e poi tornare alla nostra vita quotidiana, e alla nostra appartenenza ecclesiale, con una carica di roba buona, una scorta da farci bastare per un po’.

Con le amiche che insistevano per vederci, infatti, mi è sembrato naturale più che fare un incontro in cui io parlassi (tutte le cose che so le ho copiate, e comunque le ho già scritte), piuttosto condividere le cose buone che ho ricevuto dalla Chiesa, e così se Dio vuole sabato realizzerò il sogno di permettere a tanti amici (1200 al momento, ma in continuo aumento) di ascoltare alcune delle persone più importanti per me, alcune tra quelle che mi hanno arricchito nella fede, cioè, in ordine cronologico della giornata, padre Maurizio Botta, suor Fulvia Sieni, don Fabio Rosini, padre Emidio Alessandrini, don Pierangelo Pedretti.

Ci saranno catechesi e momenti di preghiera (messa, adorazione, e per chi vuole rosario in una parte della pausa pranzo), perché più che parlare di preghiera noi volevamo pregare; ma ci sarà anche un momento per gli abbracci e i saluti (all’inizio, alla fine, e al momento del pranzo).

Anche se alcuni di quelli che si sono iscritti, probabilmente, erano anche al Family Day, anche se io purtroppo mio malgrado vengo spesso apparentata a certe visioni politiche della fede, nonostante mi sia dimessa dal Comitato il giorno dopo (perché ho sempre detto che la politica partitica non fa per me), anche se c’è chi si affretta a mettere etichette divisive a destra e a manca, o a dare patenti di fedeltà al magistero e al Papa, sabato ci sarà un popolo molto, molto variegato, unito però dal desiderio di Dio e dalla fedeltà assoluta alla Chiesa. E come diceva Paolo VI, se sei fedele alla Chiesa, lei lo è a te. E infatti, dopo qualche fatica organizzativa – dovevamo essere qualche decina, siamo oltre mille – la Chiesa ci è stata madre nel modo più esagerato e abbondante possibile, andando oltre ogni nostro più sfrenato desiderio, offrendoci ospitalità nella Basilica di san Giovanni in Laterano.

L’incontro è aperto a tutti e gratuito, per il momento abbiamo coperto le spese con una colletta fra amiche, e con i soldi arrivati in più da donatori anonimi abbiamo potuto pagare qualche viaggio a qualcuno che avrebbe voluto venire, ma era impensierito dal costo del viaggio. Se riusciremo a raccogliere altro, potremo fare delle offerte a chi ci ha ospitato (e comunque tutto sarà rendicontato e pubblicato qui sul blog, al centesimo), e se ce ne sarà ancora, andrà ai poveri. Chi si iscriverà alla mail monasterowifi2019@libero.itriceverà per mail anche il programma, il libretto della messa e dell’adorazione, e il badge da stampare e da inserire in una cosa di plastica (portabadge? Cosino? Che bisogna dire in cartoleria?). Il badge servirà a riconoscerci e ci sarà scritta anche la città di provenienza, in modo da provare, chissà, poi, a mantenere i contatti fra noi nelle nostre città. Non sappiamo ancora cosa nascerà da questa giornata, di sicuro tanta grazia.

Nella mail ci saranno anche le indicazioni per chi proprio non potesse fare a meno di portare i bambini, anche se noi purtroppo siamo costretti a scoraggiarne la presenza perché, visto il numero, non siamo più dove pensavamo all’inizio, e diciamo che la sistemazione per loro sarà un po’ “accroccata” come si dice a Roma (rimediata), in luoghi non attrezzati a questo.

Il pranzo sarà da portare da casa, non sappiamo se riusciremo in extremis a trovare un posto per mangiare al chiuso (di certo non in basilica), ci stiamo lavorando, quindi si suggerisce abbigliamento caldo e comodo (mio marito trova i miei tronchetti tacco 12 comprati per l’occasione non esattamente appropriati, credo che mi metterò in borsa delle ciabatte piumate). Si prevedono 7 gradi e pioggerellina, anche se per quella cercheremo di convincere il Capo a essere clemente. Intorno, comunque, ci sono bar e ristoranti, e se riusciremo a convincere un forno a procurare qualcosa per tutti, tipo due km quadrati di pizza, ve lo faremo sapere. I bagni ci sono, ma non tantissimi, io ho deciso che berrò molto venerdì, e poi sabato sera, perché le catechesi con l’urgenza di andare in bagno sono meno belle, secondo me.

I sacerdoti che desiderassero concelebrare devono portare con sé i paramenti (mi dicono che non ci sono leopardati, quindi vanno bene normali), o comunicare alla nostra mail l’intento. Gli altri potrebbero rendersi disponibili per le confessioni!

Vista la capienza della Basilica ci si può aggiungere anche all’ultimo, e anche senza iscrizione, ma ci sarebbe utile saperlo (basta mandare nome e indirizzo mail), e voi ricevereste per mail tutto il materiale. Inoltre, mia figlia sta confezionando bigliettini con la Parola di Dio, per cui vorremmo farne a sufficienza (siamo a 800 bigliettini, che verranno retribuiti con bonus utilizzo telefono, per evitare denunce di sfruttamento del lavoro minorile).

Ricapitolando:

dopo un saluto del Vescovo, mons Gianrico Ruzza alle 9.45,

uomini e donne si divideranno alle 10:00, perché anche nella spiritualità siamo diversi: le donne ascolteranno una catechesi di Suor Fulvia Sieni, gli uomini una di padre Maurizio Botta.

Il tempo di ricompattarci, e alle 11.30 ci sarà la messa, celebrata da don Fabio Rosini.

Poi il pranzo – sapremo dirvi dove, comunque portato da casa – e alle 15:00 la catechesi di padre Emidio in basilica.

Alle 16:00 mi prenderò qualche minuto per un saluto, e poi ci sposteremo per l’adorazione, che verrà guidata da don Pierangelo Pedretti, nella cappella del Seminario.

Non sappiamo ancora se gli interventi, essendo una basilica, potranno essere registrati e diffusi in seguito, o in streaming, dobbiamo ancora capirlo, ma prometto che come minimo racconterò qui sul blog tutto quello che ascolterò (sono una prenditrice di appunti velocissima, riesco quasi nella trascrizione letterale), perché sappiamo che c’è un popolo che vorrebbe esserci, ma che non può, per tanti motivi. A loro siamo uniti con tutto il cuore, e sappiamo di avere la responsabilità di non tenere solo per noi quello che quel giorno riceveremo.

Niente, mi sembra di avere detto tutto, mi manca solo di ringraziare tutti quelli che ci hanno aiutato, Sua Eminenza il Cardinal Angelo De Donatis, che ci è stato padre in modo commovente, il Vescovo, monsignor Gianrico Ruzza, il rettore del seminario don Gabriele Faraghini, e le eroiche amiche che stanno lavorando come muli per organizzare tutto, prima fra tutte Monica Marini, la mia sorella bionda (ma lei naturale), che credo abbia smesso di vivere e anche di dormire per rispondere a tutti e risolvere tutte le grane, e poi Giuseppina Ardoino, Laura Daretti, Maria Teresa Silvestri e Federica Manzi. Grazie anche a tutti quelli che partiranno, lasciando la propria terra come Abramo, alla ricerca di Lui, che non si lascerà certo superare in generosità. Partire è il primo segno che abbiamo voglia di scomodarci, che stiamo facendo sul serio. So benissimo, infine, che tanta altra gente farà sul serio rimanendo a casa, fedele alla propria famiglia, alla propria vocazione, alle difficoltà organizzative ed economiche, e quindi grazie anche a chi vorrebbe davvero esserci.

 

Link all’articolo originale tratto dal blog di Costanza Miriano

 

di Giuseppe Signorin, pseudo chitarrista dei Mienmiuaif e curatore della collana UOMOVIVO

È quasi Natale e la collana UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio, ispirata allo scrittore inglese G. K. Chesterton, sta per concludere la sua terza stagione.

Il progetto ha raggiunto di anno in anno traguardi più importanti e inaspettati, in un contesto generale molto difficile, il che rappresenta sicuramente un piccolo miracolo.

Dopo due stagioni – 2016 e 2017 – in cui ci siamo fatti conoscere nel panorama dell’editoria cattolica, il 2018 ha visto un notevole salto in avanti, soprattutto grazie all’uscita del primo libro di un autore straniero, “Il mistero della donna” di Jo Croissant(prefazione di Costanza Miriano), che ha avuto fin da subito un notevole successo, tanto da finire nella top 20 generale di Amazon.

Ma anche i due libri rivolti a mamma e papà con cui abbiamo inaugurato l’annata – “Mamma mongolfiera …perché i figli crescono nonostante i genitori” di Marcella Manghi e “Papà senza controllo. O dell’essere padri e non Padreterni” di Andrea Torquato Giovanoli – sono stati per noi motivo di grande soddisfazione: parlare di questi temi in maniera genuina e diretta e in un’ottica cristiana, come stiamo cercando di fare, è oggi una sfida che abbiamo lanciato convinti che sia urgente, e pure un po’ rivoluzionaria.

Con questo spirito ha preso vita un progetto nel progetto, “Underground”, una pubblicazione annuale collettiva con l’obiettivo di proporre un’alternativa culturale fondata sulla radicalità del messaggio cristiano. Il primo volume, “Santi ribelli”, raccoglie testi di vario genere e lunghezza sulle vere personalità “underground” della storia: i santi. Sono infatti loro i “ribelli”, quelli che vanno controcorrente.

Come curatore della collana non posso che dire grazie a tutta la squadra di Berica Editrice, a tutti gli autori (e traduttori) e a tutte le persone che stanno contribuendo affinché questo sogno sotto forma di libri continui a essere realtà. Ringrazio anche la mia mogliettina Anita, con cui stiamo girando l’Italia in veste di marito-moglie band (dal nome incomprensibile Mienmiuaif) proponendo le nostre canzoni e i libri UOMOVIVO. Per finire, ringrazio lo sponsor degli sponsor, san Giuseppe, a cui astutamente ho affidato il tutto.

 

di Giuseppe Signorin, pseudo chitarrista dei Mienmiuaif

Se sono sicuro che vivere in Cristo sia bello, conveniente ed entusiasmante, lo devo in buona parte alla mie amiche Monache del Cuore Immacolato. Se fossi femmina ancora da sposare, e non maschio con l’anello al dito, sarei già Monaca del Cuore Immacolato pure io. Sono contagiose. Da quando io e mia moglie le abbiamo conosciute, non ce ne stacchiamo un attimo. Ci fanno lo stesso effetto del caricabatterie del cellulare: sono così piene di Dio che ci basta stare insieme a loro qualche ora e la nostra forza psicofisica ma soprattutto spirituale torna al 100%. Il loro segreto? Una formuletta semplice semplice tanto cara all’Ordine benedettino a cui appartengono: ora et labora. Prega e lavora.

Tutto qua? Sì, tutto qua. Pregare e lavorare. Dirlo ci si mette un attimo, ma farlo, è tutto un altro discorso. Farlo con amore, poi, come lo fanno loro, pregare e lavorare tutto il giorno a ritmi che ho visto coi miei occhi e posso testimoniare, ma se non avessi visto coi miei occhi sarei peggio di san Tommaso… E c’ho messo pure il dito, perché il loro lavoro consiste nella produzione di prodotti, spesso creme, che si possono toccare, “prodotti interamente vegetali, realizzati con attenzione in ogni fase della loro preparazione: la raccolta delle piante al momento giusto ed all’ora giusta, il loro trattamento manuale, la cura nella trasformazione, l’amore ed il rispetto per ciò che la natura regala all’uomo ha consentito la realizzazione di prodotti unici nel loro genere”. Ho preso queste info direttamente dal sito che parla della loro ultima linea di fitocosmetici, “Amabilis” (il nome viene dalla botanica, detta dagli antichi scientia amabilis, “amabile scienza”, perché si occupa di alberi e fiori, che sono tra le cose più belle della natura).

Si deve proprio a una monaca benedettina, sant’Ildegarda di Bingen, la creazione di una cultura della medicina monastica naturale che si è tramandata nei secoli. Sant’Ilgegarda realizzò, fra il 1150 e il 1160, uno dei più importanti trattati di erboristeria e di storia naturale, il Liber semplici medicinae ed il Liber causae et curae ancora oggi oggetto di studio. Sul solco di questa tradizione le Monache del Cuore Immacolato portano avanti la loro missione per fare del bene attraverso il creato. “Nel Creato esistono tutti i rimedi per la nostra salute ed il nostro benessere. Occorre cercarli attentamente, come un tesoro nascosto nella ricchezza della natura”, come scrive la fondatrice, suor Maria.

E ancora dal sito: “Accanto alle preparazioni fitoterapeutiche, le Monache si dedicano anche alla cosmeceutica, alla produzione, cioè, di prodotti destinati alla cura della pelle, al suo mantenimento, alla sua depurazione mettendo a punto alcune linee di prodotti eudermici e filodermici”.

Insomma, le mie amiche monache fanno creme di altissimo livello e lo fanno per fare del bene alle persone, per renderle più sane e belle, ma non solo, perché parte essenziale del loro programma di vita è aiutare chi ne ha più bisogno, con vera carità cristiana, per esempio attraverso un progetto meraviglioso chiamato “Feeding program”, un pasto al giorno per 6 mesi a 80 bambini denutriti nelle Filippine (a opera dei Religiosi Canossiani). 

Aiutare le mie amiche Monache del Cuore Immacolato, ricevendo il centuplo già quaggiù con i loro prodotti, è sicuramente il modo migliore per avvicinarci al Natale con lo spirito giusto, con la testa ma soprattutto con il cuore, senza sprecare soldi ed energie con le mille diavolerie che hanno già invaso i negozi di tutto il pianeta.

 

Per comprare le creme Amabilis: http://www.amabilis.it/eshop/

Conoscete bene la nostra passione per i “lavori in corso”

Ecco, in questo periodo saremo in questa meravigliosa modalità che piace tanto ai mariti di una certa età.

Siamo infatti alle prese con due novità… un libro (in cui anche la cantante scriverà…) e un disco… Che insieme ai concerti ci prendono tanto tempo, per cui per un po’ saremo meno presenti sul blog e sui social.

Vi terremo comunque aggiornati.

Chi volesse sostenere queste fatiche con qualche preghiera, grazie! 😉

 

Sempre vostri

Giuseppe + Anita = Mienmiuaif

Si avvicina la super festa di Tutti i Santi e ci pareva bello condividere una compilation di brani tratti dall’Esortazione apostolica di Papa Francesco “Gaudete et exultate” sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo.

4. I santi che già sono giunti alla presenza di Dio mantengono con noi legami d’amore e di comunione. Lo attesta il libro dell’Apocalisse quando parla dei martiri che intercedono: «Vidi sotto l’altare le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevano reso. E gridarono a gran voce: “Fino a quando, Sovrano, tu che sei santo e veritiero, non farai giustizia?”» (6,9-10). Possiamo dire che «siamo circondati, condotti e guidati dagli amici di Dio. […] Non devo portare da solo ciò che in realtà non potrei mai portare da solo. La schiera dei santi di Dio mi protegge, mi sostiene e mi porta».

6. Non pensiamo solo a quelli già beatificati o canonizzati. Lo Spirito Santo riversa santità dappertutto nel santo popolo fedele di Dio, perché «Dio volle santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse secondo la verità e lo servisse nella santità». Il Signore, nella storia della salvezza, ha salvato un popolo. Non esiste piena identità senza appartenenza a un popolo. Perciò nessuno si salva da solo, come individuo isolato, ma Dio ci attrae tenendo conto della complessa trama di relazioni interpersonali che si stabiliscono nella comunità umana: Dio ha voluto entrare in una dinamica popolare, nella dinamica di un popolo.

11. «Ognuno per la sua via», dice il Concilio. Dunque, non è il caso di scoraggiarsi quando si contemplano modelli di santità che appaiono irraggiungibili. Ci sono testimonianze che sono utili per stimolarci e motivarci, ma non perché cerchiamo di copiarle, in quanto ciò potrebbe perfino allontanarci dalla via unica e specifica che il Signore ha in serbo per noi. Quello che conta è che ciascun credente discerna la propria strada e faccia emergere il meglio di sé, quanto di così personale Dio ha posto in lui (cfr 1 Cor 12,7) e non che si esaurisca cercando di imitare qualcosa che non è stato pensato per lui. Tutti siamo chiamati ad essere testimoni, però esistono molte forme esistenziali di testimonianza. Di fatto, quando il grande mistico san Giovanni della Croce scriveva il suo Cantico spirituale, preferiva evitare regole fisse per tutti e spiegava che i suoi versi erano scritti perché ciascuno se ne giovasse «a modo suo». Perché la vita divina si comunica ad alcuni in un modo e ad altri in un altro.

19. Per un cristiano non è possibile pensare alla propria missione sulla terra senza concepirla come un cammino di santità, perché «questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione» (1 Ts 4,3). Ogni santo è una missione; è un progetto del Padre per riflettere e incarnare, in un momento determinato della storia, un aspetto del Vangelo.

34. Non avere paura di puntare più in alto, di lasciarti amare e liberare da Dio. Non avere paura di lasciarti guidare dallo Spirito Santo. La santità non ti rende meno umano, perché è l’incontro della tua debolezza con la forza della grazia. In fondo, come diceva León Bloy, nella vita «non c’è che una tristezza, […] quella di non essere santi».

65. Nonostante le parole di Gesù possano sembrarci poetiche, tuttavia vanno molto controcorrente rispetto a quanto è abituale, a quanto si fa nella società; e, anche se questo messaggio di Gesù ci attrae, in realtà il mondo ci porta verso un altro stile di vita. Le Beatitudini in nessun modo sono qualcosa di leggero o di superficiale; al contrario, possiamo viverle solamente se lo Spirito Santo ci pervade con tutta la sua potenza e ci libera dalla debolezza dell’egoismo, della pigrizia, dell’orgoglio.

118. L’umiltà può radicarsi nel cuore solamente attraverso le umiliazioni. Senza di esse non c’è umiltà né santità. Se tu non sei capace di sopportare e offrire alcune umiliazioni non sei umile e non sei sulla via della santità. La santità che Dio dona alla sua Chiesa viene mediante l’umiliazione del suo Figlio: questa è la via. L’umiliazione ti porta ad assomigliare a Gesù, è parte ineludibile dell’imitazione di Cristo: «Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme» (1 Pt 2,21). Egli a sua volta manifesta l’umiltà del Padre, che si umilia per camminare con il suo popolo, che sopporta le sue infedeltà e mormorazioni (cfr Es 34,6-9; Sap 11,23-12,2; Lc 6,36). Per questa ragione gli Apostoli, dopo l’umiliazione, erano «lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù» (At 5,41).

126. Ordinariamente la gioia cristiana è accompagnata dal senso dell’umorismo, così evidente, ad esempio, in san Tommaso Moro, in san Vincenzo de Paoli o in san Filippo Neri. Il malumore non è un segno di santità: «Caccia la malinconia dal tuo cuore» (Qo 11,10). È così tanto quello che riceviamo dal Signore «perché possiamo goderne» (1 Tm 6,17), che a volte la tristezza è legata all’ingratitudine, con lo stare talmente chiusi in sé stessi da diventare incapaci di riconoscere i doni di Dio.

144. Ricordiamo come Gesù invitava i suoi discepoli a fare attenzione ai particolari.
Il piccolo particolare che si stava esaurendo il vino in una festa.
Il piccolo particolare che mancava una pecora.
Il piccolo particolare della vedova che offrì le sue due monetine.
Il piccolo particolare di avere olio di riserva per le lampade se lo sposo ritarda.
Il piccolo particolare di chiedere ai discepoli di vedere quanti pani avevano.
Il piccolo particolare di avere un fuocherello pronto e del pesce sulla griglia mentre aspettava i discepoli all’alba.

149. Ciò nonostante, perché questo sia possibile, sono necessari anche alcuni momenti dedicati solo a Dio, in solitudine con Lui. Per santa Teresa d’Avila la preghiera è «un intimo rapporto di amicizia, un frequente trattenimento da solo a solo con Colui da cui sappiamo d’essere amati». Vorrei insistere sul fatto che questo non è solo per pochi privilegiati, ma per tutti, perché «abbiamo tutti bisogno di questo silenzio carico di presenza adorata». La preghiera fiduciosa è una risposta del cuore che si apre a Dio a tu per tu, dove si fanno tacere tutte le voci per ascoltare la soave voce del Signore che risuona nel silenzio.

159. Non si tratta solamente di un combattimento contro il mondo e la mentalità mondana, che ci inganna, ci intontisce e ci rende mediocri, senza impegno e senza gioia. Nemmeno si riduce a una lotta contro la propria fragilità e le proprie inclinazioni (ognuno ha la sua: la pigrizia, la lussuria, l’invidia, le gelosie, e così via). È anche una lotta costante contro il diavolo, che è il principe del male. Gesù stesso festeggia le nostre vittorie. Si rallegrava quando i suoi discepoli riuscivano a progredire nell’annuncio del Vangelo, superando l’opposizione del Maligno, ed esultava: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore» (Lc 10,18).