Quattro anni di Mienmiuaif e ho cancellato per sbaglio la prima canzone… non ditelo a mia moglie, non c’ho mai capito nulla di tecnologia e roba varia… E poi era una canzone in inglese, forse l’ho cancellata di notte, versione sonnambulo (versione verità)… E poi avevamo ancora l’hashtag… Ora cosa faccio? Condivido un pezzo di “Lettere a una moglie (ovvero la genesi del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif)“, così sapete com’è nato tutto. Giuseppe.

Ripeto la data: sabato 21 giugno 2014. Quasi sette mesi di matrimonio. Da sabato 21 giugno esistono i #mienmiuaif. Un gruppo glocal, fin dal nome. Hashtag compreso. Chitarra e voce, testi in inglese presi in prestito da un sito di filastrocche. Il gruppo ha debuttato subito dopo la prima registrazione. Primo singolo: “Once I Caught A Fish Alive”. Stavano pure suonando le campane. In tempo reale siamo finiti su YouTube e poi su Facebook. Siamo così avanti, io e te, amore mio, che il nostro primo gruppo – il primo gruppo vero, reale, di cui faccio parte – esiste solo nel salotto di casa nostra (per ora) e sui social. Così l’abbiamo lanciato nella mia pagina: “Dopo Al Bano e Romina, i #mienmiuaif. Ovvero un chitarrista scadente e una grande cantante, con due anelli identici all’anulare”. Non è stato facile. Passavano le ore e il gruppo stentava a decollare – stando a visualizzazioni e commenti. Già fra di noi nascevano i primi malumori. Allora ho dovuto scrivere sul mio profilo un altro paio di post. 1: “Da quando sono in un gruppo mia moglie non mi guarda più come prima”. Ma non ha avuto un grande successo. 2: “Mia moglie dice che non fa più un gruppo con me, se non ci sono più visualizzazioni. Dice che il pezzo è troppo lento. Si lamenta. Salvatemi, andate a vederlo”. Ed ecco che la storia dei #mienmiuaif è svoltata. Sono bastati tre post di lancio per innescare una macchina le cui conseguenze non sono assolutamente in grado di prevedere. Tre post in cui ho cercato di fare pena così come sto cercando di fare pena a te, amore mio, con queste lettere che testimoniano la mia incapacità di farti ridere ma anche la mia capacità di farti pena. E infatti questa pena, così come sono sicuro che farà breccia nel tuo cuore, ha fatto breccia anche nel cuore di Facebook. Che Dio ci doni umiltà, amore mio, perché questo progetto musicale/matrimoniale potrebbe catapultarci in scenari difficili da controllare. Ti amo.

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Lettere a una moglie #2 (ovvero l’esodo del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif) di Giuseppe Signorin

“I feel a-tragic like I’m Marlon Brando, when I look at my China girl”. David Bowie si sentiva tragico come Marlon Brando, quando guardava la sua ragazza cinese, amore mio. A me basta guardare la mia mogliettina veneta, magari durante le riprese del videoclip che abbiamo girato al supermercato la scorsa settimana, per sentirmi allo stesso modo. La mia prima performance attoriale. Da protagonista (ovviamente). Come David Bowie in “China Girl”, se devo dare un nome al mio stato d’animo e al modo in cui i miei occhi erano fissi sui tuoi, non posso che pensare a Marlon Brando. A saperlo prima, che ero così talentuoso nell’arte di recitare, col Tuborg che mi arrabattavo in una punk band. Ma magari Martin Scorsese vede il videoclip di “Ogni settimana mia moglie mi manda a fare la spesa mensile”, appena esce, e tutto cambia. “Lo pseudo chitarrista dei Mienmiuaif è uscito dal gruppo ed è diventato il nuovo Marlon Brando”. Già immagino i titoli dei giornali. Scherzo, amore mio. Nonostante sia probabile che la mia prima performance attoriale mi spalanchi orizzonti finora inesplorati, continuerò a dare spessore musicale alla tua band dal nome incomprensibile. Sarò il tuo Marlon Brando personale. Quale marito non lo è? Quale uomo dotato di anello, di fronte al melodramma quotidiano messo in scena inevitabilmente dal genio femminile dotato di medesimo anello con cui si ritrova come per miracolo a convivere, può evitare di uscirsene, almeno di tanto in tanto, con sguardi degni di Marlon? Noi mariti siamo tutti Marlon Brando. Siamo tutti belli, come canta la tua band dal nome incomprensibile, e siamo tutti Marlon Brando. Di più. Marlon fingeva, noi mariti non fingiamo un bel niente. Assumiamo la medesima espressione perché non possiamo assumerne altre. Voi non notate le somiglianze e scambiate i nostri occhi per quelli di un pesce lesso, in troppe occasioni, ma in realtà noi siamo Marlon Brando. Siamo i vostri Marlon Brando. Quando ci scrivete su WhatsApp una cinquantina di ingredienti in più da aggiungere alla lista della spesa e ci accorgiamo della notifica dopo aver pagato, noi vi pensiamo con lo sguardo tragico di Marlon Brando. Quando sbirciamo i gol dei Mondiali su YouTube e voi vedete scorrere nascosto fra i vostri capelli un film di fantascienza il cui protagonista maschile non vi ama più, noi assumiamo interiormente l’espressione tragica di Marlon Brando. Quando esausti ci accasciamo a letto la sera tardi per dormire e invece voi pensate sia il momento giusto per dialogare, noi sogniamo con l’intensità tragica con cui di sicuro sognava Marlon Brando. Noi siamo i vostri Marlon Brando, amore mio, anche se vi possiamo sembrare al massimo Checco Zalone. Ma vi sbagliate. Che Dio doni a tutte voi, mogli del mondo, una più spiccata capacità di osservazione. E un po’ di fantasia. Ti amo.

 

Se ti è piaciuta la lettera e sei interessato al “prequel”: Lettere a una moglie #1 😎

Condividiamo un brano tratto da “Le nuove lettere di Berlicche” di Emiliano Fumaneri (Andreas Hofer su FB)

I mezzi di trasporto e di comunicazione accostano sempre più strettamente corpi e voci. Eppure, all’infuori di questa unione solo esteriore, mai come prima la divisione reale tra gli umani è stata tanto accentuata, manifesta, acuta, perfino urlante. Gli uomini si avvicinano solo per odiarsi più da vicino.

Fortunatamente oggi tutto è un arruffio incoerente. Ti invito a consultare uno dei tanti motori di ricerca in internet, come sto facendo io in questo preciso istante.

È un’esperienza istruttiva. Sulla home page vedi sfilare una confusione sconnessa di news. La prima notizia ci informa sul reale peso corporeo delle star del cinema; nella seconda si parla di una manifestazione LGBT per i «diritti civili»; la terza riproduce una lite sui social tra un attore e la sua ex; nella quarta si legge la cronaca dell’ultimo attentato terroristico; subito di fianco si avvicina la prossima notizia, dove si legge di una prodigiosa bevanda anti-cancro; poi anche questa è sostituita dall’evoluzione del prezzo del greggio, che cede subito lo spazio a un pezzullo sulle dipendenze animali.

Questo mondo della comunicazione non è soltanto caotico, ma produce anche il caos; produce cose disorganiche, scollegate tra loro fin dall’origine. Un tale scompiglio va a detrimento della narrazione, ostacolando così la possibilità di attribuire significati coerenti.

Pertanto l’effetto che se ne ricava è l’oblio: le notizie vengono dimenticate una dopo l’altra già prima che siano scomparse dallo schermo. Ciò che passa sul display è indifferente, l’importante è che passi qualcosa.

Questa serialità meccanica avvolge come una morsa il mondo in cui il paziente è nato e cresciuto. È tempo di caos e disgregazione, in cui gli oggetti passano slegati di fronte a un uomo sconnesso. Così al disordine esteriore corrisponde un mondo interiore assolutamente incapace di accogliere le cose secondo un nesso ordinato.

 

“Le nuove lettere di Berlicche” è disponibile in formato cartaceo e ebook

Qualche immagine per raccontarvi il nostro concerto calabrese!

Grazie di cuore ai mitici Frati Minori della Calabria, alla meravigliosa famiglia di Pietro e Filomena, alle altre incredibili famiglie e ragazzi delle Vie del Cuore, alla bellissima Parrocchia di Sant’Antonio a Commenda di Rende, ai superlativi Kantiere Kairòs e a sant’Umile da Bisignano!!! (che ci ha fatto riposare sereni vicino alla sua celletta dove di notte pregava ininterrottamente).

A questo link trovate il nuovo video della cantante dei Mienmiuaif sul suo canale YouTube “Anita Dududu” (iscrivetevi!!!).

Anita, stimolata dalle domande che le sono arrivate in seguito al video sul “fidanzamento in Cristo“, ha pensato di proporvi qualche spunto di riflessione per capire se avete accanto la persona giusta da sposare.

Il tutto in macchina sulla via di Monte Berico, bellissimo santuario mariano a Vicenza. Autista d’eccezione: uno pseudo-chitarrista…

 

di Pietro Antonicelli, che insieme alla moglie Filomena cura il blog Sposi & Spose di Cristo

Sarà che la bella stagione ormai si affaccia, sarà che il nostro amico Rocco, che insegna Farmacia all’Università, ha stupito sotto i miei occhi un gruppo di donne preoccupate per la prova costume. Sarà che tra poco si va al mare e io temo di dimenticarmi della vita eterna per pensare ai gelati da comprare alle mie figlie e alle birre da tenere al fresco… sarà tutto questo – forse – che mi ha fatto mettere sullo stesso piano due ambiti paralleli della vita, almeno… della vita delle donne: Salvezza e Somatoline (noto prodotto sciogli cellulite poco conosciuto dagli uomini che come me hanno mezzo metro di barba… anche sul cuore).

“Che c’azzecca?!” ripeteva l’allora magistrato Antonio Di Pietro agli imputati. E anche io, spesso nel mio quotidiano vivere da comune marito e padre, mi sento imputato. Di cosa? Di questo, di quello… di tutti quei pensieri, parole, opere e omissioni di cui mi nutro fin dal risveglio.

“Ma sai come funzione la Somatoline?” dice all’improvviso il prof. Rocco alle donne astanti. “Contiene due principi attivi: la levotiroxina e l’escina… Non so se vi è mai capitato di mettere delle palline di vetro in un sacchetto, riempendolo tutto e tastandolo vi accorgete che è tutto ‘curve curve’… La Somatoline vi unisce le palline, in questo caso di grasso, e vi si riduce l’effetto ‘curve curve’ delle molteplici palline, ma vi resta un’unica pallottola di grasso e l’effetto è liscio…”

Con la coda dell’occhio leggevo tanta delusione sui volti femminili che mi circondavano. Un senso di smarrimento ed impotenza si impadroniva delle loro certezze, adesso che qualcuno aveva spiegato loro come funziona la Somatoline.

Ma a tutti, uomini e donne, spesso capita di pensare di essersi liberati di qualcosa definitivamente, e invece eccolo lì, appallottolato, forse meno visibile, ma c’è ancora. È li, e ti guarda, e tu lo guardi… e in questo gioco di sguardi… ti senti ancora al banco degli imputati.

“Che c’azzecca?!” ripete urlando il piccolo Di Pietro nella coscienza, pronto a farti notare che quei pensieri, parole, opere e omissioni non è che sono andate via solo perché hai pensato ad altro, ma sono ancora lì appallottolati come una cellula di grasso che decisamente stona d’estate, specie se come noi abitanti di Crotone vai al mare e ti metti (quasi) a nudo.

Ahi ahi ahi… Come se ne esce? C’è una Somatoline della coscienza che faccia tacere quel diavoletto di un giudice con la toghetta che dice beffardo: “Hai usato qualcosa che è mio e me lo devi restituire!”?

…Cosa cosa? Ho usato qualcosa di tuo? Quando!?

“Quando fai del male, usi sempre strumenti che sono miei… che ti credi? Oi scemo!” (insulta pure sto tizio… e lo fa in calabrese!!!).

Quando ti muove queste accuse, tu provi a scagionarti con stile… e a sproposito cominci a dirgli che hai usato la Somatoline dell’anima, che dimenticherai il male fatto e il male non ci sarà più…

“Oi scemo, la Somatoline non scioglie i problemi, li appallottola. Il tuo sentirti buono e bello non scioglie i tuoi peccati… vedrai che prima o poi i conti non tornano!”

Che si fa? Caro prof. Rocco, mi hai buttato in questo pasticcio fatto di grasso e ora ti chiamo e mi aiuti ad uscirne!

“Pietro, solo una cosa può sciogliere il grasso appallottolato sulla coscienza: il Preziosissimo Sangue di Cristo che è stato versato per te sulla Croce. Vuoi immergerti in questo fiume ricostituente, rigenerante e – dal punto di vista spirituale – veramente dimagrante? Semplice! Vatti a confessare! Quando su di te scende il perdono di Dio, allora il giudicillo spietato non ha più nulla da chiederti e la pallottola di grasso scompare. Ma prima di salutarti voglio dirti una cosa scientifica: guarda che la tua pallottola di grasso spirituale non svanisce nel nulla, poiché questo è logicamente impossibile! Se oggi vai a confessarti e ne sei liberato… è perché quella pallottola di morte se la becca un altro al posto tuo. Ed è lui che paga il tuo debito a quel diavolo di accusatore. E sai chi è questo che si mette al tuo posto e si becca la pallottola?”

“Chi?” rispondo io.

E Rocco, prima di chiudere la telefonata, mi risponde: “Gesù!”.

Lettere a una moglie #2 (ovvero l’esodo del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif) di Giuseppe Signorin

La libertà è una cosa più complicata dei “diritti”, la libertà è una forma di disciplina. C’è un aneddoto che mi è sempre piaciuto: ti prendo, ti butto in mezzo al deserto e ti dico “vai, sei libero”. Tu non sei libero, anche se in apparenza lo sei. Per essere libero dovresti conosce le oasi più vicine, sapere dove andare, saperti orientare. Oggi l’uomo è disorientato. Ma questo disorientamento lo chiama “libertà”.

Parole che giravano su Facebook negli ultimi giorni, amore mio. Di Giovanni Lindo Ferretti. Il “padre” del punk italiano, come viene definito. E quindi anche un po’ nostro, che siamo la prima punk band a non fare musica punk. Suona un po’ gender, detta così, e in effetti è una presa per i fondelli, ma il dramma è che oggi molti ci credono, quando parlano di cose assurde, non vere. Quando blaterano di libertà senza accorgersi che siamo schiavi di tutto: soldi, cellulare, mode, sesso, Amici di Maria De Filippi, i programmi di Barbara D’Urso, le riflessioni di Roberto Saviano. Come cantava Bob Dylan, qualcuno devi servire: o Dio o il diavolo. O sei libero da Dio e servi il diavolo, o sei libero dal diavolo e servi Dio. Non siamo liberi in assoluto. Siamo liberi da qualcuno. E se sei libero dal diavolo, lo sei anche da te stesso, perché il diavolo ti imprigiona, ti incatena ai tuoi capricci e alla tue manie senza che neanche te ne accorgi. L’ho presa leggera, vero, mogliettina? Sarà la ‘nduja che mi hanno fatto assaggiare gli amici di Cosenza. O meglio, il micro grammo che grazie a Dio mi hai permesso di assaggiare tu, conoscendo bene la mia incapacità di dominare la forchetta. Però un micro grammo di ‘nduja con due chili di pane per smorzarne il gusto infuocato, l’ho mandato giù. Ed è bastato. Ho chiesto che ingredienti ci fossero. “La Calabria”, mi hanno risposto. In effetti un po’ di Calabria mi è rimasta dentro, come l’esperienza mistica e irripetibile di dormire a pochi metri dalla celletta di sant’Umile da Bisignano, un genio religioso francescano a cui il ministro provinciale, un giorno, per metterne alla prova l’obbedienza, aveva chiesto di questuare denaro – cosa contraria alla Regola (i frati potevano chiedere ciò di cui avevano bisogno, non soldi però). Umile che fa? Disobbedisce al superiore o trasgredisce la Regola? Umile va a chiedere dei soldi a un povero per strada, il quale ovviamente non ha nulla da dargli. Missione compiuta. Scacco matto evangelico. Così almeno ci hanno raccontato Pietro e Filomena (un altro pazzo duo con l’anello), che prima di sposarsi, per liberarsi dal diavolo, avevano deciso di condividere il centro di Roma con i barboni, per un certo periodo. Con un atteggiamento di preghiera e carità, però, perché il loro desiderio era di servire Dio anche in quel contesto così estremo. Tu, invece, amore mio, servi Dio sopportandomi ogni santo giorno. Contesto estremo pure questo. Però libero: siamo legati, ma in maniera libera, per servire Dio attraverso il nostro legame indissolubile. Una libertà diversa da quella liquida, disorientata, senza verità, quel “fai come ti senti” che fa tanto 2018 e non Medioevo. Oggi siamo iperconnessi, ma soli, in un deserto di cui non sappiamo nulla, riprendendo l’immagine di Giovanni Lindo Ferretti. Che Dio ci doni Sapienza come se non ci fosse un domani, amore mio, e interrompa il segnale quando vanno in onda Maria De Filippi, Barbara D’Urso e Roberto Saviano. Preghiamo perché Dio entri nelle loro menti, o la loro visione del mondo smetta di entrare nelle menti di milioni di italiani. Ti amo.

 

Se ti è piaciuta la lettera e sei interessato al “prequel”: Lettere a una moglie #1 😎