Niente è più attuale di una cosa eterna #2 – Giuseppe Signorin

Se credi all’inferno o sei un appassionato di fantasy oppure uno sbadato e non ti sei accorto che non siamo più nel Medioevo, nonostante tantissimi, con lucidità disarmante, continuino ad avvertire i meno avveduti. Ma anch’io sono d’accordissimo con quanti affermano che non siamo più nel Medioevo, infatti, citando il filosofo contadino Gustave Thibon, nel Medioevo «non si conoscevano tutte le pieghe della serratura umana e cosmica, ma si possedeva la chiave che è Dio. A partire da Cartesio, si è esplorata a fondo la serratura, si è potuto descriverla in modo sempre più dettagliato, ma, nel corso di questa ricerca si è smarrita la chiave! Il mondo e l’uomo sono diventati serrature senza chiave». E oggi, che siamo senza chiave, la serratura ipertecnologica in cui siamo incastrati fino a quando non si aprirà la porticina per l’al di là sta assumendo ogni giorno di più le sembianze di un inferno. Basti pensare alle maschere indossate dalle mie amiche Patty Pravo e Loredana Bertè agli ultimi Sanremo. O a Mickey Rourke (avete presente in cosa si è trasformato Mickey Rourke?).

«Proprio in quest’ora della storia viviamo nell’oscurità di Dio», pregava papa Benedetto XVI in una Via Crucis di qualche anno fa, ma se vogliamo restare su un fronte più laico, anche le parole del geniale Ennio Flaiano non sono male: «Da quando l’uomo non crede più all’inferno ha trasformato la sua vita in qualcosa che assomiglia all’inferno. Non può farne a meno». Non credere all’inferno, non trasforma il mondo in un paradiso terrestre, anzi. Al limite in un paradiso artificiale, il peggiore degli inferni (tipo le plastiche facciali di cui sopra – Patty, Lory, Mickey).

«La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità», recita il Catechismo. E come tutte le cose eterne, pure l’inferno è attualissimo. Sia perché non credendoci più nessuno, o quasi, il rischio di finirci dentro è altissimo, sia perché senza avere uno sguardo trascendente, che vede le cose di questo mondo terminare in una dimensione dove ci sarà perfetto amore e giustizia per tutta la storia dell’umanità, senza questo sguardo è davvero difficile non allontanarsi da Dio. E l’inferno è proprio questo: allontanarsi da Dio. Rifiutarlo.

Ma l’inferno alla fine è necessario: se non ci fosse, come potremmo essere liberi di scegliere? Saremmo costretti ad andare in paradiso. Invece abbiamo questa vita per prendere la nostra decisione e vivere di conseguenza (con tutto quello che la libertà comporta, come la brillante idea di munire il proprio sorriso di “grillz”, i denti d’oro che dal “gangsta rap” anni 90 sono tornati di moda in questo periodo fra i miei amici trapper, o il nuovissimo copri-orecchio che ha sfoggiato Mahmood su Instagram, su cui non è semplice esprimersi).

Ovviamente, che l’inferno ci sia o meno, non è dimostrabile. Questa valle di lacrime è disseminata di segni che possono farne intuire l’esistenza, ma una certezza scientifica, in un verso o nell’altro, non può esserci. Ognuno di noi scoprirà la verità al momento giusto. «Dio ha messo nel mondo abbastanza luce per chi vuole credere, ma ha anche lasciato abbastanza ombre per chi non vuole credere», diceva Pascal. Sta a noi decidere se concentrarci di più sulla luce o sulle ombre.

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Oggi si festeggia la Madonna del Rosario!!! Da un po’ avevo nel cuore di fare un video per aiutare le persone a pregare il Rosario e finalmente è pronto (almeno i Misteri della Gioia)… Mi sono accorta che tante volte avere un piccolo aiuto permette di recitarlo con meno difficoltà. 🙂 Si può ascoltare mentre si lavano i piatti, mentre si guida la macchina o si prepara la cena, negli auricolari camminando per strada… ed è anche un po’ un modo per pregare insieme.

È un video molto semplice, ci sono io che prego il Rosario in una forma essenziale, come lo dico tutti i giorni.

PS: la corona che uso è stata fatta a mano con uncinetto e perline in legno colorato da delle splendide monache (Monache del Cuore Immacolato).

Anita

Ho un rosario giallo in tasca. O forse è quello rosso, sono troppo pigro per controllare. Ma o è quello giallo o quello rosso. Poi ne ho un altro sul comodino, o in salotto, con la medaglietta della Vergine di Guadalupe, me l’ha regalato un’amica monaca (del Cuore Immacolato) messicana. Una corona “pregata” tantissimo che è stata in moltissimi luoghi santi. E altri in macchina, sparsi per la casa, persi in giro, regalati. Ettore Boschini, il “frate dei barboni” di Milano, lanciava i rosari dal finestrino della macchina a quelli che gli chiedevano qualche soldo quando era fermo al semaforo. Anche mia nonna aveva un rosario. Anche la nonna di mia nonna. Forse però loro non li lanciavano dal finestrino della macchina come fratel Ettore, ma di sicuro sapevano che cosa farsene. Non so se andasse di moda, all’epoca di mia nonna o della nonna di mia nonna, oggi sicuramente no, però anche allora era certamente un oggetto di attualità. Niente infatti è più attuale di una cosa eterna. Qualcosa del genere l’avevo letto da qualche parte, mi pare, ma non riesco a ricordare dove. Un santo, un filosofo. Un trapper. Non saprei. Non credo Sfera Ebbasta, il mio amico giudice di X Factor che l’altra sera ho visto in tv e pareva quasi un bravo ragazzo. Secondo me non è stato lui a dire che non c’è niente di più attuale di una cosa eterna, ma se anche fosse stato lui, sarebbe vero lo stesso. Ci sono verità a prova del mio amico Sfera Ebbasta (che fra l’altro pure lui è eterno).

Non capisco, invece, come mai non spopoli fra i giovani, il rosario. Oltre a essere eterno, è addirittura eco-friendly. Impatto meno di zero, si può recitare anche mentalmente, non si spreca neppure il fiato per parlare. E poi ti mette in connessione con il Padre, il creatore di tutte le cose visibili e invisibili: vuoi che non possa dare una mano Lui per tutto lo schifo che c’è in giro? Inquinamento, riscaldamento, rimbambimento. Le persone non sanno più chi sono, che cosa sono, dove sono, da dove vengono, dove vanno. Dirò alla mia amica Greta di lanciare la moda del rosario. Si può usare anche come collanina, mia moglie Anita ne ha di bellissimi realizzati dalla sua amica Laura e li usa così. Insomma, il rosario ha un sacco di vantaggi, soprattutto se si inizia a sgranare e si cerca di coordinare mano, mente e cuore, per entrare in contatto con la Regina del Rosario: la Madonna. L’eterno che piomba nel quotidiano con una dolcezza e una determinazione tutte femminili.

“Madre di Dio, prega per noi peccatori, ADESSO e nell’ORA DELLA NOSTRA MORTE”, diciamo cinquanta volte durante un Rosario (dopo anni ho imparato che con la maiuscola si può indicare la preghiera del Rosario, con la minuscola la corona, l’oggetto fisico. E c’è chi è in grado di contare con le dita e di recitare il Rosario senza rosario, pazzesco – faccio partecipe il mondo intero di queste mie scoperte. Poi dovrei far partecipe il mondo intero del fatto che cinquanta Ave Maria sarebbero un terzetto… un Rosario intero sono tre terzetti, i Misteri della Gioia, del Dolore e della Gloria… questo almeno fino a quando san Giovanni Paolo II non ha inventato pure i Misteri della Luce… e tanto altro che magari un giorno vi svelerò). Tornando a “Madre di Dio, prega per noi peccatori, ADESSO e nell’ORA DELLA NOSTRA MORTE”, questo in qualche modo significa che l’eternità la viviamo già adesso, è sempre attuale, è attualissima, e chiediamo alla Madonna di pregare per noi in questo istante, nella situazione in cui ci troviamo. Ma non solo, ogni Ave Maria ci permette di ricordare alla Mamma, ma forse più a noi stessi, che ci sarà un momento cruciale, nella nostra esistenza, l’ora della nostra morte, l’ora del bye bye pianeta terra, e lì sì che avremo bisogno di lei, lì sì che la Mamma sarà essenziale per farci nascere di nuovo, per partorirci alla Vita vera, quella fuori dal tempo, quella inimmaginabile per noi abituati a controllare i minuti sul display del cellulare. Quaggiù si tratta di fare una – più o meno lunga – passeggiata. Che poi tanto una passeggiata non è, ma con un rosario ben stretto fra le mani, magari catarifrangente, almeno evitiamo di farci tirare sotto tutte le volte che ci inoltriamo un po’ troppo nel buio.

Giuseppe Signorin

La mia prima fine del mondo. Versione ribaltabile, di Emanuele Fant, è l’ultimo libro della collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio” (il cui curatore è lo pseudo chitarrista dei Mienmiuaif🎸😎).

Una nuova edizione di un romanzo breve diventato alcuni anni fa un piccolo cult nel panorama letterario cattolico e che noi Mienmiuaif ci siamo divorati in riva al mare la nostra prima estate da sposi. Amore a prima vista, e tanta gioia ora che torna disponibile.

La mia prima fine del mondo racconta l’avventura di tre punk disorientati dalla fine del liceo e dalla collisione con Ettore Boschini, il cosiddetto “frate dei barboni”, un religioso burbero e fissato coi Rosari, abituato a viaggiare con una statua della Madonna sul portapacchi della macchina.

“Ribaltando” il libro, ne compare un altro: Cosa non crolla. È una miscellanea di riflessioni semiserie in cui si alternano temi grossi (come povertà, arte sacra, educazione) e scritti su problematiche meno nobili ma altrettanto stringenti (come la piaga delle feste di compleanno delle elementari o la diffusione incontrollata della pasta senza glutine).

La mia prima fine del mondo racconta l’incontro di tre punk con un santo, e finalmente parla di fede con il passo della grande letteratura, non è il solito librino religioso piatto e sciatto che ti fa venire voglia di qualsiasi cosa tranne che di assomigliare a quello lì che scrive, non ti fa pensare che ‘va bene, ci credo, prego e vado a Messa, ma se devo leggere qualcosa di bello mi butto su un bel libro, scritto magari da un narciso relativista ateo, che almeno però sa fare il suo mestiere’”.

Costanza Miriano

 

PS: la doppia copertina è dell’illustratore Vito Manolo Roma che, dopo aver letto il libro, ha visto fratel Ettore così.

Nuovo video della cantante dei Mienmiuaif sul libro “Il mistero della donna” di Jo Croissant!

La donna ha la grazia straordinaria di portare un bambino nel grembo: partecipa così in modo intimo alla creazione, è la maternità della carne.
Esiste però anche una maternità spirituale che oltrepassa quella fisica, che non dipende dal generare o meno dei figli. Ogni donna, che sia single sposata o consacrata, è chiamata a viverla: si tratta di volgere la straordinaria capacità femminile di amare verso Dio e verso gli altri.
Un abbraccio!

Anita

(A questo link trovate la playlist con tutti i video su “Il mistero della donna” di Jo Croissant: https://bit.ly/2ZCofHk)

Non vi siete ancora iscritti al Monastero WiFi del 19 ottobre a Roma nella Basilica di San Paolo fuori le mura??? Vi linkiamo qui sotto l’ultimo articolo della nostra amica Costanza Miriano in cui spiega tutto… ma soprattutto iscrivetevi a questa email: monasterowifi@gmail.com !!!

LINK ALL’ARTICOLO DI COSTANZA MIRIANO

Noi avremo l’onore di guidare le Lodi mattutine alle 9.15 (Anita le canterà, lo pseudo chitarrista più che altro le farà da supporto morale), prima dell’inizio delle super catechesi sulla Parola di Dio che ci aspettano, con sacerdoti meravigliosi come padre Maurizio Botta, don Vincent Nagle, don Fabio Rosini, padre Antonio Sicari, don Pierangelo Pedretti, don Antonello Iapicca e la fantastica suor Fulvia Sieni 😍😎

Non pensateci neppure di mancare!!!

 

Ecco il video #5 della nuova serie ispirata al libro “Il mistero della donna” di Jo Croissant!

Ogni donna può essere sposa, al di là della sua vocazione, quando decide di amare, senza aspettare che gli altri la amino. Quando, risoluta nell’andare a Dio per riceverne l’amore, esce da se stessa e dona amore agli altri.
Così ho cercato di riportarvi alcuni concetti di questa sezione del libro intitolata “SPOSA”. Vi abbraccio!

Anita

(A questo link trovate la playlist con tutti i video su “Il mistero della donna” di Jo Croissant: https://bit.ly/2ZCofHk)