Ringraziamo gli amici Davide Vairani ed Emiliano Fumaneri per la recensione e l’intervista su La Croce – Quotidiano ❤️😎🍰 

Trovate la recensione a questo link, mentre l’intervista l’abbiamo condivisa qui sotto (e ricordatevi: “Mienmiuaif Cake” è l’unica torta che si può mangiare anche in Quaresima 😉😋)

Giuseppe, dopo le “Lettere a una moglie” hai pensato bene di scrivere direttamente un libro “con” la moglie. Come è nata questa idea?

«Ovviamente è tutta colpa di Anita, insisteva da tempo che scrivessi qualcosa perché si capissero meglio il nostro progetto e le nostre canzoni. Le donne sanno essere molto insistenti… Alla fine l’ho fregata, ho accettato ma le ho detto che però doveva scrivere anche lei, non solo io. Il libro è stata un’ottima occasione per litigare meglio, non bastavano i litigi alla base delle canzoni. Il discorso della torta, invece, è venuto fuori guardando le classifiche di libri su Amazon: era pieno di libri di cucina. E motivazionali. Insomma, tutti a dare ricette, per cucinare e per vivere, ma quasi nessuno che usa l’Ingrediente principale… Così abbiamo pensato di confezionare un libro-torta che non dà ricette ma racconta di come l’Ingrediente principale possa cambiare l’esistenza delle persone. L’Ingrediente principale che per noi è Dio».

Un ingrediente che ai Mienmiuaf piace unire a tante altre cose creative. Alla musica ad esempio. Non è che per caso avete altri progetti musicali in ballo?

«Il libro torta in effetti anticipa di qualche mese il disco torta, che avrà lo stesso titolo, “Mienmiuaif Cake”, e la copertina con la grafica uguale ma a colori invertiti. Una raccolta di canzoni scritte e pubblicate chitarra e voce sui social in questi anni, riarrangiate e registrate in studio, più alcuni inediti e una sorpresa insieme ai Reale, una super band di christian music con cui abbiamo molto legato. Un disco torta con tanti ingredienti e gusti diversi, un progetto a cui stiamo lavorando da tempo perché sia professionale e ben fatto sotto tutti i punti di vista, per essere al livello delle altre produzioni di oggi, motivo per cui sta per partire una raccolta fondi che ci servirà per raccogliere le risorse utili a portare a termine il tutto nel migliore dei modi. Ci servono tante preghiere e aiuti concreti per portare avanti il nostro progetto e riuscire a comunicare certi temi anche fuori dai nostri ambiti».

Mi pare di capire che con questo secondo album ci saranno delle novità sul piano dello stile musicale. Potete darci qualche anticipazione?

«Ci siamo divertiti a spaziare attraverso diversi generi, sempre un po’ a modo nostro ovviamente, e con l’aiuto di Federico Lopez per gli arrangiamenti, con cui abbiamo registrato anche “Quando saremo piccoli”. In particolare ci sarà un pezzo di apertura dell’album funk hip hop, non senza ironia… e qualche incursione nei territori dell’elettronica».

Quali sono i vostri riferimenti, musicali e spirituali?

«Ascoltiamo e leggiamo un po’ di tutto, comunque ad Anita piace molto una cantante di nome Lianne La Havas, poi legge i libri di Maria Valtorta e segue un po’ di youtuber cristiane americane… Io vado matto per Brother Isaiah (in particolare l’ultimo videoclip “Struggler”), il filosofo Hadjadj, Chesterton, Guareschi, Ratzinger. A entrambi piacciono i film di Cotelo e ovviamente i libri di Costanza Miriano. E tanto altro, grazie a Dio c’è tanta bellezza in giro, nonostante un contesto culturale generale non esaltante per un cristiano… Poi santa Teresina, di cui parliamo parecchio nel libro, e siamo legati in maniera speciale a Medjugorje e alle Monache del Cuore Immacolato, monache benedettine con cui c’è una bella affinità spirituale».

Un altro ingrediente a cui non rinunciate mai è l’umorismo, un tratto che del resto accomuna tanti dei riferimenti dei Mienmiuaif. Un’altra scelta controcorrente, se pensiamo al panorama musicale di oggi.

«Sì, in particolare in una coppia, se non c’è una buona dose di umorismo, è dura… Anita per esempio dopo le 22 disattiva la modalità humour e comunica con me solo letteralmente, sono i momenti più duri della giornata. Lo humour ci sta anche nella musica, prendersi troppo sul serio è pericoloso. Non siamo una band “comica”, però riteniamo che l’umorismo sia un ingrediente importante della nostra torta».

Attraverso la musica e i libri testimoniate la vostra fede agli altri. Ma voglio rovesciare la prospettiva e chiedervi cosa ha trasmesso a voi questa esperienza di apostolato attraverso l’espressione artistica.

«Ci ha trasmesso la bellezza ma anche la fatica, sia dell’apostolato che dell’espressione artistica. A un certo punto, dopo un primo periodo in cui la cosa era nata quasi per scherzo, abbiamo dovuto decidere se proseguire o meno. Hanno iniziato a chiamarci in giro per l’Italia e al divertimento iniziale si è aggiunta la fatica di un progetto che stava diventando più complicato. Abbiamo deciso di proseguire, lasciando in parte i nostri lavori, e l’esperienza si è fatta gradualmente più intensa e difficile. Però bella, viva. Sia l’apostolato che l’espressione artistica richiedono sacrificio, anche un po’ di follia, ma riempiono la vita».

(La Croce, 06/03/2019)

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Condividiamo la mega galattica prefazione di Costanza Miriano (troppo buona!!! ma visto che si parla di torte…) al nostro “Mienmiuaif Cake. Il libro che non ti insegna a cucinare”)

Certo, non so quanto sia obiettiva, perché io li amo, io li adoro questi due. Quando ho deciso di fare una festa per il mio compleanno, per la prima volta una festa importante invitando amici da tutta Italia, in una villa che un’altra amica mi offriva, e fuochi e champagne e maiali squartati e dolci guarniti di glassa leopardata e body di piume e glitter come se piovesse, ho deciso che non poteva mancare la band dei miei sogni. Che non è la Dave Matthews Band, e neppure gli U2 o i Pearl Jam o gli Smiths, che pure fra tutti se la cavano abbastanza con la musica.

No, ho deciso di puntare più in alto, cioè proprio altissimo, al Paradiso, e ho chiesto ai Mienmiuaif di venire a cantare per me. E ho gridato (il verbo «cantare» nel mio caso è un po’ un azzardo) a squarciagola «e trovati un tipo trascendentale, un vero radicale, che va alla Messa infrasettimanale» (Canzone per mollare un radical chic) per mesi, dopo quella festa che rimane condensata nel mio cuore come una goccia di allegria e bellezza alla quale attingere quando tutti quegli amici mi mancano.

Questi due mi fanno ridere, commuovere, mi costringono a pensare e mi fanno venire voglia di essere una persona migliore, mi fanno una specie di effetto Photoshop: li vedo e mi sento che potrei essere una persona più bella, non so, sarà la pelle di porcellana di Anita, sarà l’umorismo serissimo di Giuseppe. Secondo me è l’effetto che fanno i santi, cioè le persone consegnate al Signore.

Ecco, questo per dire quanto posso essere obiettiva con loro. Dovevo dirlo per onestà, e adesso forse la mia prefazione potrebbe non suonarvi affidabilissima, però è l’amore che ci fa conoscere davvero, dice sant’Agostino, quindi anche se li amo posso dire qualcosa di credibile su questo libro. Ecco, io dico che è un prezioso condensato di estetica – cioè la teoria dell’arte -, filosofia, teologia, umorismo, e soprattutto fede. È una specie di mappa per collocarsi nel mondo, c’è dentro tutto, c’è il senso della sofferenza e Netflix e i gatti, i libri e la musica, la Panda e la cheesecake, c’è Alfie e un matrimonio salvato da un’aspirina, le pentole bruciate nascoste e la Messa con le vecchiette, ci sono tecniche di preghiera da combattimento e cotolette e Radio Maria e Radio Deejay, c’è uno che non parla inglese e quasi finisce per confessarsi da un sacerdote americano, e non porta i meggins perché guida la Panda, c’è una che ha una voce d’angelo e fa morire dal ridere e piange molto. Ed è anche una storia bellissima, una storia d’amore, quindi le femmine dovrebbero assolutamente comprarlo tutte, se non altro per quel meraviglioso capitolo. E poi c’è l’Ingrediente principale, che non posso svelarvi, e c’è una playlist stupenda, con alcuni brani che neanche io conoscevo.

Io amo questo libro, non è uscito ma già lo devo regalare a decine di amici, perché è la prova scientifica, empirica, che i cattolici sono fantastici, sono intelligenti e creativi, sono belli e colti, hanno scelto Dio perché è oltre il cool, perché hanno letto Teresina e vogliono rubare il Paradiso. I cattolici sono quelli che funzionano, sono il contrario degli sfigati che il mondo vuol far credere, sono i soli veri felici. Ecco, questo libro è tutto ciò e molto di più, anzi io non ho capito bene cos’è, so solo che non è un libro di ricette, ed è bellissimo, e lo devo regalare a tutti.

 

Il libro che non ti insegna a cucinare su Amazon a questo link

Condividiamo il post uscito sul sito di Berica Editrice, emozionatissimi per questa prima avventura editoriale scritta insieme 😎😍💪🙏

L’ultima uscita della collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio”, di Berica Editrice, si chiama Mienmiuaif Cake. Il libro che non ti insegna a cucinare ed è la prima produzione letteraria scritta in coppia da Anita Baldisserotto e Giuseppe Signorin, la marito-moglie band dal nome impronunciabile “Mienmiuaif”, una storpiatura dell’inglese “Me and my wife”.

Il libro anticipa il disco omonimo che uscirà a distanza di pochi mesi e raccoglie una serie di testi relativi agli argomenti più cari al duo: la conversione e la religione cattolica in generale, la musica, l’arte, l’umorismo, il matrimonio.

Giocando con la metafora vita/torta, gli autori sostengono che è pieno di libri di ricette che vogliono insegnare a cucinare (e quindi a vivere), ma nessuno usa l’Ingrediente principale: Dio. Mienmiuaif Cake è invece un libro-torta che non vuole insegnare alcuna ricetta, ma mostrare l’esperienza concreta di come l’Ingrediente principale, una volta inserito nella propria vita, sia in grado di cambiarla radicalmente. E in meglio.

“È un prezioso condensato di estetica – cioè la teoria dell’arte -, filosofia, teologia, umorismo, e soprattutto fede. È una specie di mappa per collocarsi nel mondo, c’è dentro tutto, c’è il senso della sofferenza e Netflix e i gatti, i libri e la musica, la Panda e la cheesecake, c’è Alfie e un matrimonio salvato da un’aspirina, le pentole bruciate nascoste e la Messa con le vecchiette, ci sono tecniche di preghiera da combattimento e cotolette e Radio Maria e Radio Deejay, c’è uno che non parla inglese e quasi finisce per confessarsi da un sacerdote americano, e non porta i meggins perché guida la Panda, c’è una che ha una voce d’angelo e fa morire dal ridere e piange molto. Ed è anche una storia bellissima, una storia d’amore, quindi le femmine dovrebbero assolutamente comprarlo tutte, se non altro per quel meraviglioso capitolo”.

dalla prefazione di Costanza Miriano

 

“Mienmiuaif Cake. Il libro che non ti insegna a cucinare” è disponibile in formato cartaceo e ebook su Amazon, nel sito di Berica Editrice e nelle principali librerie digitali

Il 14 febbraio è uscito il nostro libro “Mienmiuaif Cake. Il libro che non ti insegna a cucinare”.

Giovedì 21 marzo (di prima mattina) presenteremo “Mienmiuaif Cake” a TV2000, nella trasmissione “Bel tempo si spera”.  

Sabato 30 marzo alle 21 nel Collegio Universitario Pontenavi di Verona insieme all’amico dentoteologo Giovanni Biolo.

Domenica 7 aprile saremo a Costo di Arzignano (VI).

Ad aprile partirà anche la raccolta fondi per la realizzazione del nostro nuovo disco!!! (con tante sorprese).

Poi l’11 maggio a San Giovanni in Persiceto…

Restate aggiornati tramite la nostra pagina FB e il blog! 😎

Qui di seguito l’articolo di Costanza Miriano uscito sul suo blog in cui parla del bellissimo evento di sabato 19 gennaio a Roma!!! Noi ci saremo, iscrivetevi anche voi!!!

Il mondo contemporaneo complotta per farci dimenticare di Dio, per distrarci, intrattenerci, dare il nome sbagliato alla nostra sofferenza, o meglio, per farci soffrire inutilmente. Per convincerci che Dio è irrilevante, e comunque, se c’è, non è Padre; che il tempo che passiamo con lui è perso, non un guadagno, non l’unica via alla felicità. Per il mondo è inconcepibile credere che è la preghiera la forza che cambia le cose, è la più importante delle nostre azioni, perché, come dice papa Francesco, la preghiera o cambia le situazioni, o cambia il nostro cuore in modo che noi agiamo per cambiare. Ecco, c’è un popolo che si fida di queste parole, che non ascolta la voce del mondo, e continua a cercare Dio, nonostante le miserie, i peccati e le fragilità, nelle pieghe delle giornate, tentando caparbiamente di rimanere attaccato al Signore facendo tutto il resto, desiderando di conservare un cuore unitario, consegnato a Lui qualunque cosa si faccia.

Una piccolissima parte di questo popolo, che è molto, molto grande, anche se non fa rumore, si ritroverà sabato 19 gennaio a Roma nella chiesa che è madre di tutte le chiese della città di Roma e del mondo, cioè a san Giovanni in Laterano, e trovo questo fatto di una bellezza da far venire le lacrime agli occhi, infatti quando l’ho saputo, dopo giorni che non dormivamo e digiunavamo e pregavamo chiedendo a Dio un posto dove mettere tutta la gente, ho pianto di gioia!

Ci sono tante vie da percorrere in questa ricerca di Dio che accende i nostri cuori, e la Chiesa, che è cattolica, è davvero madre per tutti i suoi figli; offre a chi cerca, a tante diverse sensibilità, un cammino verso Dio, che vada bene per ciascuno. E sono felice che questo incontro cada nella settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, perché l’unità è quello che desideriamo, il segno che il Signore è in mezzo a noi.

Il senso del capitolo generale del monastero wi-fi – come abbiamo per scherzo chiamato l’incontro di sabato 19 gennaio a Roma, ma poi alla fine il nome è rimasto! – è quello di far incontrare tanti cercatori di Dio, ognuno proveniente dal suo cammino. Non vuole fondare niente, già c’è tutto nella fedeltà alla Chiesa e al Papa, non vuole inventare niente. Desideriamo solo incoraggiarci e aiutarci a non mollare la presa – cercare Dio – abbracciarci, e poi tornare alla nostra vita quotidiana, e alla nostra appartenenza ecclesiale, con una carica di roba buona, una scorta da farci bastare per un po’.

Con le amiche che insistevano per vederci, infatti, mi è sembrato naturale più che fare un incontro in cui io parlassi (tutte le cose che so le ho copiate, e comunque le ho già scritte), piuttosto condividere le cose buone che ho ricevuto dalla Chiesa, e così se Dio vuole sabato realizzerò il sogno di permettere a tanti amici (1200 al momento, ma in continuo aumento) di ascoltare alcune delle persone più importanti per me, alcune tra quelle che mi hanno arricchito nella fede, cioè, in ordine cronologico della giornata, padre Maurizio Botta, suor Fulvia Sieni, don Fabio Rosini, padre Emidio Alessandrini, don Pierangelo Pedretti.

Ci saranno catechesi e momenti di preghiera (messa, adorazione, e per chi vuole rosario in una parte della pausa pranzo), perché più che parlare di preghiera noi volevamo pregare; ma ci sarà anche un momento per gli abbracci e i saluti (all’inizio, alla fine, e al momento del pranzo).

Anche se alcuni di quelli che si sono iscritti, probabilmente, erano anche al Family Day, anche se io purtroppo mio malgrado vengo spesso apparentata a certe visioni politiche della fede, nonostante mi sia dimessa dal Comitato il giorno dopo (perché ho sempre detto che la politica partitica non fa per me), anche se c’è chi si affretta a mettere etichette divisive a destra e a manca, o a dare patenti di fedeltà al magistero e al Papa, sabato ci sarà un popolo molto, molto variegato, unito però dal desiderio di Dio e dalla fedeltà assoluta alla Chiesa. E come diceva Paolo VI, se sei fedele alla Chiesa, lei lo è a te. E infatti, dopo qualche fatica organizzativa – dovevamo essere qualche decina, siamo oltre mille – la Chiesa ci è stata madre nel modo più esagerato e abbondante possibile, andando oltre ogni nostro più sfrenato desiderio, offrendoci ospitalità nella Basilica di san Giovanni in Laterano.

L’incontro è aperto a tutti e gratuito, per il momento abbiamo coperto le spese con una colletta fra amiche, e con i soldi arrivati in più da donatori anonimi abbiamo potuto pagare qualche viaggio a qualcuno che avrebbe voluto venire, ma era impensierito dal costo del viaggio. Se riusciremo a raccogliere altro, potremo fare delle offerte a chi ci ha ospitato (e comunque tutto sarà rendicontato e pubblicato qui sul blog, al centesimo), e se ce ne sarà ancora, andrà ai poveri. Chi si iscriverà alla mail monasterowifi2019@libero.itriceverà per mail anche il programma, il libretto della messa e dell’adorazione, e il badge da stampare e da inserire in una cosa di plastica (portabadge? Cosino? Che bisogna dire in cartoleria?). Il badge servirà a riconoscerci e ci sarà scritta anche la città di provenienza, in modo da provare, chissà, poi, a mantenere i contatti fra noi nelle nostre città. Non sappiamo ancora cosa nascerà da questa giornata, di sicuro tanta grazia.

Nella mail ci saranno anche le indicazioni per chi proprio non potesse fare a meno di portare i bambini, anche se noi purtroppo siamo costretti a scoraggiarne la presenza perché, visto il numero, non siamo più dove pensavamo all’inizio, e diciamo che la sistemazione per loro sarà un po’ “accroccata” come si dice a Roma (rimediata), in luoghi non attrezzati a questo.

Il pranzo sarà da portare da casa, non sappiamo se riusciremo in extremis a trovare un posto per mangiare al chiuso (di certo non in basilica), ci stiamo lavorando, quindi si suggerisce abbigliamento caldo e comodo (mio marito trova i miei tronchetti tacco 12 comprati per l’occasione non esattamente appropriati, credo che mi metterò in borsa delle ciabatte piumate). Si prevedono 7 gradi e pioggerellina, anche se per quella cercheremo di convincere il Capo a essere clemente. Intorno, comunque, ci sono bar e ristoranti, e se riusciremo a convincere un forno a procurare qualcosa per tutti, tipo due km quadrati di pizza, ve lo faremo sapere. I bagni ci sono, ma non tantissimi, io ho deciso che berrò molto venerdì, e poi sabato sera, perché le catechesi con l’urgenza di andare in bagno sono meno belle, secondo me.

I sacerdoti che desiderassero concelebrare devono portare con sé i paramenti (mi dicono che non ci sono leopardati, quindi vanno bene normali), o comunicare alla nostra mail l’intento. Gli altri potrebbero rendersi disponibili per le confessioni!

Vista la capienza della Basilica ci si può aggiungere anche all’ultimo, e anche senza iscrizione, ma ci sarebbe utile saperlo (basta mandare nome e indirizzo mail), e voi ricevereste per mail tutto il materiale. Inoltre, mia figlia sta confezionando bigliettini con la Parola di Dio, per cui vorremmo farne a sufficienza (siamo a 800 bigliettini, che verranno retribuiti con bonus utilizzo telefono, per evitare denunce di sfruttamento del lavoro minorile).

Ricapitolando:

dopo un saluto del Vescovo, mons Gianrico Ruzza alle 9.45,

uomini e donne si divideranno alle 10:00, perché anche nella spiritualità siamo diversi: le donne ascolteranno una catechesi di Suor Fulvia Sieni, gli uomini una di padre Maurizio Botta.

Il tempo di ricompattarci, e alle 11.30 ci sarà la messa, celebrata da don Fabio Rosini.

Poi il pranzo – sapremo dirvi dove, comunque portato da casa – e alle 15:00 la catechesi di padre Emidio in basilica.

Alle 16:00 mi prenderò qualche minuto per un saluto, e poi ci sposteremo per l’adorazione, che verrà guidata da don Pierangelo Pedretti, nella cappella del Seminario.

Non sappiamo ancora se gli interventi, essendo una basilica, potranno essere registrati e diffusi in seguito, o in streaming, dobbiamo ancora capirlo, ma prometto che come minimo racconterò qui sul blog tutto quello che ascolterò (sono una prenditrice di appunti velocissima, riesco quasi nella trascrizione letterale), perché sappiamo che c’è un popolo che vorrebbe esserci, ma che non può, per tanti motivi. A loro siamo uniti con tutto il cuore, e sappiamo di avere la responsabilità di non tenere solo per noi quello che quel giorno riceveremo.

Niente, mi sembra di avere detto tutto, mi manca solo di ringraziare tutti quelli che ci hanno aiutato, Sua Eminenza il Cardinal Angelo De Donatis, che ci è stato padre in modo commovente, il Vescovo, monsignor Gianrico Ruzza, il rettore del seminario don Gabriele Faraghini, e le eroiche amiche che stanno lavorando come muli per organizzare tutto, prima fra tutte Monica Marini, la mia sorella bionda (ma lei naturale), che credo abbia smesso di vivere e anche di dormire per rispondere a tutti e risolvere tutte le grane, e poi Giuseppina Ardoino, Laura Daretti, Maria Teresa Silvestri e Federica Manzi. Grazie anche a tutti quelli che partiranno, lasciando la propria terra come Abramo, alla ricerca di Lui, che non si lascerà certo superare in generosità. Partire è il primo segno che abbiamo voglia di scomodarci, che stiamo facendo sul serio. So benissimo, infine, che tanta altra gente farà sul serio rimanendo a casa, fedele alla propria famiglia, alla propria vocazione, alle difficoltà organizzative ed economiche, e quindi grazie anche a chi vorrebbe davvero esserci.

 

Link all’articolo originale tratto dal blog di Costanza Miriano

 

di Giuseppe Signorin, pseudo chitarrista dei Mienmiuaif e curatore della collana UOMOVIVO

È quasi Natale e la collana UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio, ispirata allo scrittore inglese G. K. Chesterton, sta per concludere la sua terza stagione.

Il progetto ha raggiunto di anno in anno traguardi più importanti e inaspettati, in un contesto generale molto difficile, il che rappresenta sicuramente un piccolo miracolo.

Dopo due stagioni – 2016 e 2017 – in cui ci siamo fatti conoscere nel panorama dell’editoria cattolica, il 2018 ha visto un notevole salto in avanti, soprattutto grazie all’uscita del primo libro di un autore straniero, “Il mistero della donna” di Jo Croissant(prefazione di Costanza Miriano), che ha avuto fin da subito un notevole successo, tanto da finire nella top 20 generale di Amazon.

Ma anche i due libri rivolti a mamma e papà con cui abbiamo inaugurato l’annata – “Mamma mongolfiera …perché i figli crescono nonostante i genitori” di Marcella Manghi e “Papà senza controllo. O dell’essere padri e non Padreterni” di Andrea Torquato Giovanoli – sono stati per noi motivo di grande soddisfazione: parlare di questi temi in maniera genuina e diretta e in un’ottica cristiana, come stiamo cercando di fare, è oggi una sfida che abbiamo lanciato convinti che sia urgente, e pure un po’ rivoluzionaria.

Con questo spirito ha preso vita un progetto nel progetto, “Underground”, una pubblicazione annuale collettiva con l’obiettivo di proporre un’alternativa culturale fondata sulla radicalità del messaggio cristiano. Il primo volume, “Santi ribelli”, raccoglie testi di vario genere e lunghezza sulle vere personalità “underground” della storia: i santi. Sono infatti loro i “ribelli”, quelli che vanno controcorrente.

Come curatore della collana non posso che dire grazie a tutta la squadra di Berica Editrice, a tutti gli autori (e traduttori) e a tutte le persone che stanno contribuendo affinché questo sogno sotto forma di libri continui a essere realtà. Ringrazio anche la mia mogliettina Anita, con cui stiamo girando l’Italia in veste di marito-moglie band (dal nome incomprensibile Mienmiuaif) proponendo le nostre canzoni e i libri UOMOVIVO. Per finire, ringrazio lo sponsor degli sponsor, san Giuseppe, a cui astutamente ho affidato il tutto.

 

di Giuseppe Signorin, pseudo chitarrista dei Mienmiuaif

Se sono sicuro che vivere in Cristo sia bello, conveniente ed entusiasmante, lo devo in buona parte alla mie amiche Monache del Cuore Immacolato. Se fossi femmina ancora da sposare, e non maschio con l’anello al dito, sarei già Monaca del Cuore Immacolato pure io. Sono contagiose. Da quando io e mia moglie le abbiamo conosciute, non ce ne stacchiamo un attimo. Ci fanno lo stesso effetto del caricabatterie del cellulare: sono così piene di Dio che ci basta stare insieme a loro qualche ora e la nostra forza psicofisica ma soprattutto spirituale torna al 100%. Il loro segreto? Una formuletta semplice semplice tanto cara all’Ordine benedettino a cui appartengono: ora et labora. Prega e lavora.

Tutto qua? Sì, tutto qua. Pregare e lavorare. Dirlo ci si mette un attimo, ma farlo, è tutto un altro discorso. Farlo con amore, poi, come lo fanno loro, pregare e lavorare tutto il giorno a ritmi che ho visto coi miei occhi e posso testimoniare, ma se non avessi visto coi miei occhi sarei peggio di san Tommaso… E c’ho messo pure il dito, perché il loro lavoro consiste nella produzione di prodotti, spesso creme, che si possono toccare, “prodotti interamente vegetali, realizzati con attenzione in ogni fase della loro preparazione: la raccolta delle piante al momento giusto ed all’ora giusta, il loro trattamento manuale, la cura nella trasformazione, l’amore ed il rispetto per ciò che la natura regala all’uomo ha consentito la realizzazione di prodotti unici nel loro genere”. Ho preso queste info direttamente dal sito che parla della loro ultima linea di fitocosmetici, “Amabilis” (il nome viene dalla botanica, detta dagli antichi scientia amabilis, “amabile scienza”, perché si occupa di alberi e fiori, che sono tra le cose più belle della natura).

Si deve proprio a una monaca benedettina, sant’Ildegarda di Bingen, la creazione di una cultura della medicina monastica naturale che si è tramandata nei secoli. Sant’Ilgegarda realizzò, fra il 1150 e il 1160, uno dei più importanti trattati di erboristeria e di storia naturale, il Liber semplici medicinae ed il Liber causae et curae ancora oggi oggetto di studio. Sul solco di questa tradizione le Monache del Cuore Immacolato portano avanti la loro missione per fare del bene attraverso il creato. “Nel Creato esistono tutti i rimedi per la nostra salute ed il nostro benessere. Occorre cercarli attentamente, come un tesoro nascosto nella ricchezza della natura”, come scrive la fondatrice, suor Maria.

E ancora dal sito: “Accanto alle preparazioni fitoterapeutiche, le Monache si dedicano anche alla cosmeceutica, alla produzione, cioè, di prodotti destinati alla cura della pelle, al suo mantenimento, alla sua depurazione mettendo a punto alcune linee di prodotti eudermici e filodermici”.

Insomma, le mie amiche monache fanno creme di altissimo livello e lo fanno per fare del bene alle persone, per renderle più sane e belle, ma non solo, perché parte essenziale del loro programma di vita è aiutare chi ne ha più bisogno, con vera carità cristiana, per esempio attraverso un progetto meraviglioso chiamato “Feeding program”, un pasto al giorno per 6 mesi a 80 bambini denutriti nelle Filippine (a opera dei Religiosi Canossiani). 

Aiutare le mie amiche Monache del Cuore Immacolato, ricevendo il centuplo già quaggiù con i loro prodotti, è sicuramente il modo migliore per avvicinarci al Natale con lo spirito giusto, con la testa ma soprattutto con il cuore, senza sprecare soldi ed energie con le mille diavolerie che hanno già invaso i negozi di tutto il pianeta.

 

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