di Giuseppe Signorin

Più ancora di una poesia,
in cui davvero, con poche parole,
può capitare di tutto, addirittura niente,
niente di niente, più ancora
di una poesia, padre Pio era pieno di
effetti speciali. Padre Pio aveva le mani bucate.
Padre Pio, come lo spieghi padre Pio?
Padre Pio aveva le mani bucate
e una luce come il sangue di Cristo.
Puoi spiegare padre Pio in un video tutorial?
Ho letto cinque o sei libri, ultimamente,
su padre Pio, e l’ho capito? Padre Pio era pieno di
effetti speciali.
EFFETTI SPECIALI (PADRE PIO)

 

Questa è la “poesia” che abbiamo pubblicato oggi su dirTy.

Non conoscete dirTy? Ve lo presentiamo su questo blog nel giorno della Vestizione di san Pio da Pietrelcina, avvenuta il 22 gennaio del 1903.

Che c’entra padre Pio con un progetto di poesia contemporanea, pure un po’ strano, con un nome che significa sporco?

Aperta parentesi: questa la bio del profilo Instagram @volevo_dirty: “Dirty” è un disco dei Sonic Youth, significa «sporco» e suona un po’ come «dirti», «dire a te» – poesie liriche/punk/religiose/post-poesie/blablabla – chiusa parentesi.

Padre Pio c’entra sempre: padre Pio era ovunque anche in vita, figuriamoci oggi. E poi lui con lo sporco c’ha avuto a che fare: le mani sporche di sangue, i combattimenti notturni col Nemico. Era un francescano: la polvere, la povertà, il dolore… Viveva nelle difficoltà e le trasformava, con la grazia di Dio.

Dietro a dirTy ci siamo principalmente io, l’amico scrittore italiano Emanuele Fant e l’amico scrittore internazionale Johnny Soughts, e questo è il nostro “manifesto”:

dirTy perché la nostra ricerca è partita dalla spazzatura. Johnny era marcio (Rotten), i Sonic Youth amavano sporcare (“Dirty” è il loro disco a cui abbiamo rubato il nome e in italiano suona come «dirti», «dire a te»). Il punk, in generale, è per sua stessa ammissione rifiuto.

dirTy perché una volta ammiravamo lo sporco, ora è il nostro laboratorio. Da quando abbiamo capito che il Crocifisso (la «T») sublima la nostra giusta intuizione (e risolve la scocciatura dell’autodistruzione).

dirTy perché la nostra fede abbraccia la cancrena, fissa le piaghe, non spreca nessun dolore. Ma è vittima di uno scambio di persona: è una zolletta succhiata nell’estetica stucchevole e scontata che le si vuole attribuire.

dirTy perché, come diceva un ottimo scrittore, non esiste poesia che non sia religione.

dirTy perché in questo tempo igienizzato prima del segno della croce ci passiamo l’Amuchina. E noi facciamo memoria che c’è un tipo di contagio che può essere un valore.

dirTy perché un libro di poesia contemporanea con questi presupposti su Instagram stride al punto giusto.

Se cliccate qui trovate un’intervista uscita su Aleteia in cui spieghiamo meglio.

Qui sotto invece qualche altro esempio:

Ora conoscete dirTy. 😉

 

di Giuseppe Signorin

Ogni mattina, quando apriamo le palpebre e poi i frangisole elettrici – non del tutto, non li alziamo, li apriamo soltanto – la casa si riempie di strisce luminose. Come un’installazione di Dan Flavin, l’artista statunitense che utilizzava i tubi fluorescenti, uno dei padri del minimalismo. A D’Artagnan non gliene frega niente dei tubi fluorescenti e del minimalismo, lui ogni due minuti emette dei miagolii striduli e psicotici, lo stesso rumore di uno che ti sta per venire addosso in bicicletta e frena all’ultimo. D’Artagnan è il clown che strepita per avvisare il villaggio che tutto sta per andare a fuoco e nessuno gli crede. Per Nuvola, bianchissima e aristocratica, «black lives matter» non significa nulla: per lei il male è D’Artagnan, un oggetto nero non ben identificato che sfreccia da settimane nella sua casa per rovinarle l’esistenza.

Passiamo a Johnny Cash, che la mattina ci sta benissimo con le strisce luminose alla Dan Flavin. A cosa si può paragonare, la voce di Johnny Cash? Forse alla corteccia di un albero. Il Johnny Cash degli ultimi album, intendo. In uno, American III: Solitary Man, interpreta un pezzo di Bonnie Prince Billy, I see a darkness. Di Bonnie Prince Billy – un clown, tipo D’Artagnan – avevo acquistato un cd, Wolfroy goes to town, con una copertina bellissima, rosa chiaro, e un disegno di uno strano salotto con delle scarpe da donna su un vassoio, delle spade appese al muro, un teschio e in un quadro un tizio col cappello da cowboy. Ma I see a darkness non era in quel cd. «I see a darkness». «Vedo un’oscurità», nella lingua madre di mia moglie. Come lo canta Johnny Cash, questo verso, come lo ripete nel ritornello, la vedi proprio, un’oscurità.

L’Occidente è in un’oscurità. È pieno di macchie oscure che si allargano, fuori e dentro di noi. L’unica creatura senza macchie è una donna. Una donna di luce. D’Artagnan ogni tanto si ferma e la fissa, nel quadro che abbiamo appoggiato all’amplificatore della chitarra per sentire meglio il suo messaggio. L’Occidente è dopo il tramonto e prima dell’alba. È in un’oscurità. C’è chi la vede, come Johnny Cash e Bonnie Prince Billy e D’Artagnan, e chi non la vede (per esempio Nuvola, che ieri mi ha soffiato addosso mentre avevo D’Artagnan in braccio, trasformandosi in un’anaconda – ma prima o poi faremo pace). Io, intanto, prego la donna di luce che affretti l’arrivo dell’alba e rialzi le palpebre dell’Occidente per fare entrare di nuovo il sole.

di Giuseppe Signorin

Convinto che fosse Star Wars, ho guardato un po’ di episodi di Star Trek, ultimamente. Non sono mai stato un appassionato di fantascienza, a parte la musica psichedelica e il surrealismo, ma lì si tratta di altri viaggi. Comunque, quando si esplorano territori sconosciuti, c’è sempre un po’ di “misticismo”.

The True Artist Helps the World by Revealing Mystic Truths, che tradotto dalla lingua madre di mia moglie significa: «Il vero artista aiuta il mondo rivelando verità mistiche», è il titolo di un’opera dell’artista americano Bruce Nauman, una scritta di luci al neon sui toni dell’azzurro dentro una spirale rossa. In effetti, un vero artista non può che essere spinto a esplorare territori sconosciuti, come il capitano Kirk, e quindi, che lo voglia o no, si ritrova spesso ad avere a che fare con cose “mistiche”.

Bruce Nauman è uno dei nomi più importanti nella scena dell’arte contemporanea e ha sempre sperimentato con i linguaggi e con tutto ciò che riguarda l’esistenza: dai movimenti del corpo ai suoni, fino agli animali. Oggi ha una certa età e somiglia a Clint Eastwood. È un duro, ma non disdegna le camicette hawaiane. Vive separato dal mondo e gli piacciono i cavalli come a Giovanni Lindo Ferretti e i pesci come a Gesù Cristo, tanto che ha realizzato una fontana con cento sculture ittiche che schizzano acqua da tutti i pori: One Hundred Fish Fountain. (A questo link il video dell’installazione).

Noi cristiani siamo sia pescatori sia pesci. Come pescatori, siamo pessimi – si sa che il Capo non sceglie mai i migliori. Come pesci, siamo pesci fuor d’acqua (sostiene mia moglie). E arriviamo a Charbel Makhluf, santo monaco maronita vissuto nel XIX secolo in Libano, più solitario di Clint Eastwood e Bruce Nauman messi insieme, secondo le cui parole (almeno stando alla mia interpretazione…) dobbiamo essere anche pesci che fanno acqua da tutte le parti: «Non temete il fuoco, che è capace di sciogliervi per trasformarvi in acqua di vita che bagna la terra. Il vostro amore sia come l’acqua che penetra ovunque». Forse il paragone è azzardato, ma osservando la fontana di pesci che perdono acqua di Bruce Nauman, mi è venuta in mente questa cosa qui, di Charbel Makhluf, che ci invita a lasciarci sciogliere e “perdere” acqua per bagnare la terra. (Però dev’essere acqua di vita e c’è una sola sorgente da cui la possiamo attingere: il Cristo).

Per finire, restando in tema, qualche altra parola davvero stupefacente (altro che musica psichedelica e surrealismo) del santo libanese, nella cui vita l’acqua ha avuto un ruolo importante, non solo perché una notte la sua lampada a olio, riempita per scherzo di acqua (scherzi da monaci), funzionò ugualmente, ma perché la sua riflessione si è spesso concentrata su questo tema: «La goccia non può essere un fiume, nemmeno se contiene tutto ciò che costituisce il fiume. Quest’ultimo è formato da tante gocce d’acqua che seguono tutte lo stesso movimento. La singola goccia d’acqua insieme alle altre forma un fiume, ma fuori di esso non è che una goccia. Tendete l’orecchio al processo dell’universo di cui fate parte, e sentirete che è in pellegrinaggio verso il cuore del Padre, come il fiume che scorre verso il mare. Non accettate di starne al di fuori. La goccia d’acqua che esce dal corso d’acqua non può riversarsi in mare» (da Parole di San Charbel).

“Yeah”, l’anti-metodo di seduzione written by Giuseppe Signorin

Non spaventarti se a volte i consigli che ti do sembrano contraddirsi o sembrano contraddire lo spirito di un anti-metodo come questo, oppure se capita di ripetermi come un nonno (ma repetita iuvant, dicevano i latini. Specie a quelli come te, aggiungo io. Per il significato, so che non ti farai problemi a ricorrere a Google). Non sei tu a dover giudicare il maestro, semmai il contrario. Quindi stai sereno e leggi senza farti strane idee.

Portala fuori. Sì. Come ti consiglierebbe chiunque altro. Ma le persone in media sono superficiali e intendono questo “fuori” come un luogo distante da casa – qualche ristorantino alla moda, cinema, teatro, localino fashion. Lascia perdere. È roba per gente che dopo un mese si lascia. Noi puntiamo al per sempre, altrimenti non faremmo il contrario degli altri.

Portala fuori, sì. Ma fuori in giardino, se ce l’avete, fuori in balcone, se ce l’avete, fuori in strada, una bella passeggiatina nella propria via… quella non dovrebbe mancare a nessuno. Ho passato un’estate intera portando fuori mia moglie la sera, a pochi metri dal nostro uscio di casa, seduti accanto come due piccioncini. Falla sentire unica… chi altri porterebbe fuori la propria XX in un modo così… creativo, quasi sublime?

Vedi che mi stavi giudicando male?

Potresti anche dirle di prepararsi per uscire e poi farle una sorpresina… Ma solo se ti senti audace, quel giorno, e hai voglia di abusare con i “sei bellissima”.

Altra cosa importante: pensa a qualche argomento di conversazione. Non perché il dialogo nella coppia sia fondamentale per forza nel senso che ce lo vogliono fare intendere i talk show e quindi bisogna sempre stare lì a parlare e bla bla bla (san Giuseppe per esempio si dice che fosse piuttosto taciturno), ma perché potresti trovarti nella difficile situazione di dover escogitare lì al momento alternative o modi per sviare le sue argomentazioni nel caso stesse, come la mia, per propinarti l’ennesima teoria di una certa Emily Wilson (la youtuber americana guru di mia moglie, se te lo fossi dimenticato. E in quel caso, forse per la prima volta, ti stimerei).

Ok?

Yeah.

(in foto “Old couple on a bench”, opera di Duane Hanson)

“Yeah”, l’anti-metodo di seduzione written by Giuseppe Signorin

Cucina il meno possibile, ma alla grande. Meglio se una volta nella vita, allora sarai memorabile. Questo lo sai, te l’ho già insegnato. (Link all’insegnamento, se ve lo siete perso). Ora ti do un altro anti-consiglio, breve ma incisivo, in qualche modo legato a questo. Perché devi comunque giocarti il tema “cibo” in tutto il tempo che passerai senza cucinare.

Regalale dei momenti speciali, in cui prenderla per la gola – ma senza prenderla per la gola. In cui farle venire l’acquolina in bocca in un senso più astratto, quasi spirituale.

Per alcuni minuti, ripetile la parola «soup». «Zuppa» in inglese. Controlla pure su Google Traduttore. «Soup soup soup soup…», continua a dirle così per un po’. Saranno delle parentesi dolcissime nella vostra vita coniugale. Puoi sussurrarglielo all’orecchio mentre siete fuori per un aperitivo, perché no? Oppure ogni tanto le mandi dei messaggini con scritto «soup», o le fai dei disegnini, tipo dei graffiti. Ma la voce a una donna fa un altro effetto.

Sappiamo entrambi che «soup» non è «soap» («sapone»), anche se la pronuncia potrebbe indurre in tentazione. Non curarti di certe sottigliezze, il tuo modo di utilizzare la perversa lingua che dopo la rivoluzione sessuale ora sta portando, come un cavallo di Troia, pure quella becera mentalità marketing che piano piano, in maniera subdola, invade il pianeta, è bene che sia tranquillo. Approssimativo. Libero. Free.

Intesi?

Yeah.

PS: info culinaria: la zuppa inglese, non la zuppa in inglese, non è inglese, ma emiliana.

“Yeah”, l’anti-metodo di seduzione written by Giuseppe Signorin

Dille che vivrà in un castello. Punta in Alto. Non una misera villetta hollywoodiana o uno sciupato loft neworkese. Punta più in Alto. Un castello. Medioevo puro. Non importa se al momento condividete un mini appartamentino e faticate ad arrivare a fine mese, ripetile di continuo che la sua vera dimora, un giorno, sarà un castello.

Raccontale, con minuzia di particolari, come vivevano le principesse nei castelli (se non lo sai, guarda su Google).
Cantale ogni tanto Oh che bel castello, la filastrocca per bambini. «Oh che bel castello marcondirondirondello, oh che bel castello marcondirondirondà», anche se non hai la più pallida idea, come me, di chi sia o cosa significhi «marcondirondirondello». Farai un figurone.
Lei non ci capirà più niente. Si sentirà una bambina che vuole diventare una principessa.
Fidati del tuo maestro.

Un po’ alla volta, però, falle capire che non si tratta del solito castello. Non subito. Con il tempo.
Alza sempre più il tiro. Parlale della vita spirituale, di quanto l’essenziale sia invisibile agli occhi, citando Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry. Quello funziona sempre.

Un giorno organizzale una sorpresa. Dille che stai per mostrarle il castello.
Portala fuori a cena. Come se fosse un anello di fidanzamento, a un certo punto regalale Il castello interiore, il capolavoro mistico di santa Teresa d’Avila (magari un’edizione nuova, decente, non usata). Spiegale che grazie a quel libro visiterà stanze meravigliose… Che la monaca spagnola, fondatrice dei Carmelitani Scalzi insieme a Giovanni della Croce, ha scritto un itinerario per entrare dentro di sé e trovare Dio al proprio interno, in un castello paradisiaco fatto di cristallo a cui si può accedere tramite la preghiera… (se non ti ricordi queste info, vai un attimo in bagno e guarda su Google).

Ripetile spesso, la sera stessa, che è bellissima. Che non l’hai mai vista così bella.
Attendi con pazienza le reazioni. Stai pronto a tutto.
Se non vorrà tornare a casa prima del dolce, con pochi euro te la sarai cavata e avrai grosse possibilità di ritrovarti nel giro di qualche settimana una moglie santa. L’unico vero modo di conquistarla per sempre.
Fidati del tuo maestro.

Yeah.

PS: stai bene attento a non sbagliare libro, quando lo compri. Non si chiama solo Il castello, ma Il castello interiore, altrimenti rischi di portarti a casa l’ultimo romanzo, postumo e incompiuto, di Franz Kafka. Opera d’arte indiscutibile, ma il protagonista, K., nel castello di cui si parla, non è mai riuscito a entrare. Ecco, non farle leggere per sbaglio quello, altrimenti la mandi in paranoia e gli esseri umani XX non ne hanno bisogno.

“Yeah”, l’anti-metodo di seduzione written by Giuseppe Signorin

Comprati un cappellino da rapper. Non importa che sia bello, comprane uno a caso. So che non sai distinguere un cappellino da rapper da uno da baseball (sport incomprensibile in voga nel paese di Emily Wilson, la youtuber americana guru di mia moglie) o da un casco per girare in bicicletta. Comprane uno a caso e indossalo quando lei è nei paraggi. Guardala da sotto il cappellino, falle gli occhi da rapper. Atteggiati un po’, muovi le mani, impara qualche gesto. Non c’è bisogno che ti metti su i denti di Sfera Ebbasta, che fra l’altro è un trapper, non un rapper. Ma non scendiamo nel tecnico, ascoltami senza farti domande.

I rapper vanno di moda. Tu sicuramente no. Sposarsi non va di moda. Atteggiarsi da rapper, per noi mariti, crea un contrasto che può disorientare, e quindi sedurre, le nostre donne. Sul concetto di confusione applicato al nostro anti-metodo mi sono già espresso in passato (a questo link), ma non pretendo che tu ti ricordi, tanto meno che tu abbia capito.

Studiati qualche rima da improvvisare ogni tanto. Spacciati per un freestyler (puoi informarti su Google). Quando siete insieme in cucina, per esempio (ma in cucina non devi stare spesso), escitene con versi di livello, tipo: “Tuo marito è un gangster, lo vuoi il suo poster? Lontani dai fornelli, noi siamo più belli”. Il sessismo per un rapper non è un problema. È licenza poetica.

Utilizza spesso l’espressione “yo”. (Alternala a “yeah”, ovviamente).

Non c’è bisogno che tu sia volgare. So benissimo che il turpiloquio per un rapper è la lingua base, oggi bisogna colpire l’attenzione in qualche modo. Se vuoi colpire l’attenzione in maniera più incisiva canta un ritornello di Gigi D’Alessio, fra una rima e l’altra. Un rapper che canta Gigi D’Alessio, in certe situazioni, può stordire e toccare il cuore più di tanti gioielli. Il mio anti-metodo non costa niente.

Canta qualche secondino Sei bellissima, di Loredana Bertè, se ti va. E anche se non ti va. Noi non siamo “anti-metodisti”, tienilo a mente. E tieni a mente che il matrimonio non è un gioco da ragazzi, il “per sempre” a cui ci siamo consacrati non è facile da sostenere giorno dopo giorno senza lavorare bene sui dettagli.

Yeah.

PS: non seguire questa indicazione più di una volta a settimana, potrebbe causarti qualche turbe psichica. Del tipo che non ti riconosci più, non sai più chi sei. Già non hai personalità, meglio che non esageri.

“Yeah”, l’anti-metodo di seduzione written by Giuseppe Signorin

Non aprire quella porta – se per entrare in cucina c’è una porta. Se, invece, la tua zona giorno è un open space, per usare la diabolica lingua, non a caso, di Jack lo squartatore, rimani a una distanza di sicurezza dai metri quadri più pericolosi, dove una minima mossa incauta può provocare un massimo stato di terrore. (E in cui, fra l’altro, una donna spesso impugna un coltello).

Non appena ti avvicini, lei gira collo e occhi nella tua direzione. In automatico. Anche senza vederti. Anche senza essere lì. Potrebbe trovarsi in camera da letto, in bagno. In garage. Non le è necessario essere nei paraggi, per percepire la tua presenza. La zona d’ansia è sua e ogni azione che compi all’interno deve rispettare i suoi canoni. Se hai voglia di lavarti un bicchiere, o di inserire un piatto in lavastoviglie, in preda magari a un attacco di bontà e ordine, non farlo. Le creeresti dello stress inutile. Infatti, non saresti mai in grado di lavare un bicchiere o inserire un piatto nella lavastoviglie nel modo giusto e lei ne soffrirebbe. Ami tua moglie? Non contribuire a creare un clima di panico nella tua casa.

Lo so: tutti ti dicono, in quanto essere umano xy, che devi darti da fare di più nella zona d’ansia. Ma il tuo maestro non è tutti. Il tuo maestro è il tuo maestro e ha un suggerimento più acuto da darti: aiutala in cucina solo in casi estremi, oppure se lei è fuori casa. Ma temo che anche se fosse fuori casa, potrebbe sentirsi male proprio in quel momento e chiamarti al cellulare. Oltre ad avere due cromosomi x, le donne hanno un sesto senso. Se proprio vuoi sistemare la zona d’ansia mentre lei è fuori casa, spegni il cellulare. Ma sii prudente.

Ricapitolando, visto che probabilmente non hai capito: vuoi che tua moglie sia serena? Stai lontano dalla cucina. Fallo per il suo bene.

Alla lunga, ti amerà di più.

Subito ti riterrà un pigro nullafacente, e verrai linciato nella pubblica piazza come maschilista, se qualcuno lo venisse a sapere (chi fa il bene troppo spesso viene ingiustamente perseguitato), ma avrai salvato la salute psichica di tua moglie e verranno a entrambi meno capelli bianchi. Quindi anche un risparmio sulle tinte.

Sii eroico. Rimani sul divano.

(Dille che è bellissima con più convinzione del solito, quando si accorge che eviti la zona d’ansia. Potrebbe prendere questa tua premura per una scusa, ma sappiamo entrambi che non è così).

Yeah.

Torna “Yeah”, l’anti-metodo di seduzione che qualche anno fa aveva mietuto diverse vittime su questo blog. Si tratta di una serie di consigli che un maestro-marito cintura nera di seduzione dà al suo fortunato discepolo. Written by Giuseppe Signorin, pseudo chitarrista dei Mienmiuaif (da non confondersi con il maestro-marito seduttore).

Oggi ti do un’indicazione banale, di quelle che potresti trovare su Cioè, se esiste ancora quel giornalino in voga fra le adolescenti quando anche il tuo maestro era un adolescente. Ma già maturo nella seduzione.

Prendila per la gola. Cucina per lei. Cose così, terribili in sé, buone per i classici metodi di seduzione, non per un anti-metodo come il mio, a meno che non ne trasformiamo radicalmente il senso.

Ecco quello che devi fare: cucina per lei, e cucina alla grande, ma non più di due o tre volte nella vita. Se proprio sei un debosciato, come credo, ti concedo una volta all’anno.

Il tuo maestro l’ha fatto una sola volta in tutta la sua luminosa esistenza, ovviamente, perché come Paganini non ripete. Un risotto con salvia e salsiccia costato sei ore di preparazione, che la devota di Emily Wilson con cui condivide gli spazi domestici ancora si ricorda. (Emily Wilson è una youtuber americana e quindi, per un aristocratico come il tuo maestro, che rifiuta categoricamente di imparare il perfido idioma inglese, è incomprensibile – ma secondo mia moglie questa Emily Wilson dice cose essenziali che anch’io dovrei ascoltare, e infatti me le fa ascoltare tradotte da lei ma non sintetizzate, anzi, approfondite).

Torniamo alla cucina, che è meglio. Prova a riflettere, se riesci, su questo: se il tuo maestro si trasformasse in Cannavacciuolo una volta alla settimana, credi che quel risotto sarebbe ancora nella memoria di sua moglie? Fatti furbo. Più ancora di prenderla per la gola, prendila per il cervello. Punta a essere memorabile. Lei ti amerà per sempre.

Dille anche spesso che è bellissima. Su questo possiamo chiudere un occhio. Noi non siamo “anti-metodisti”, non è ideologica la nostra posizione, non dobbiamo irrigidirci troppo. Dille spesso che è bellissima. Fidati e non farti troppe domande se a volte sembro contraddirmi. Sei tu che non capisci. Io sono il tuo maestro.

Yeah.

Niente è più attuale di una cosa eterna #2 – Giuseppe Signorin

Se credi all’inferno o sei un appassionato di fantasy oppure uno sbadato e non ti sei accorto che non siamo più nel Medioevo, nonostante tantissimi, con lucidità disarmante, continuino ad avvertire i meno avveduti. Ma anch’io sono d’accordissimo con quanti affermano che non siamo più nel Medioevo, infatti, citando il filosofo contadino Gustave Thibon, nel Medioevo «non si conoscevano tutte le pieghe della serratura umana e cosmica, ma si possedeva la chiave che è Dio. A partire da Cartesio, si è esplorata a fondo la serratura, si è potuto descriverla in modo sempre più dettagliato, ma, nel corso di questa ricerca si è smarrita la chiave! Il mondo e l’uomo sono diventati serrature senza chiave». E oggi, che siamo senza chiave, la serratura ipertecnologica in cui siamo incastrati fino a quando non si aprirà la porticina per l’al di là sta assumendo ogni giorno di più le sembianze di un inferno. Basti pensare alle maschere indossate dalle mie amiche Patty Pravo e Loredana Bertè agli ultimi Sanremo. O a Mickey Rourke (avete presente in cosa si è trasformato Mickey Rourke?).

«Proprio in quest’ora della storia viviamo nell’oscurità di Dio», pregava papa Benedetto XVI in una Via Crucis di qualche anno fa, ma se vogliamo restare su un fronte più laico, anche le parole del geniale Ennio Flaiano non sono male: «Da quando l’uomo non crede più all’inferno ha trasformato la sua vita in qualcosa che assomiglia all’inferno. Non può farne a meno». Non credere all’inferno, non trasforma il mondo in un paradiso terrestre, anzi. Al limite in un paradiso artificiale, il peggiore degli inferni (tipo le plastiche facciali di cui sopra – Patty, Lory, Mickey).

«La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità», recita il Catechismo. E come tutte le cose eterne, pure l’inferno è attualissimo. Sia perché non credendoci più nessuno, o quasi, il rischio di finirci dentro è altissimo, sia perché senza avere uno sguardo trascendente, che vede le cose di questo mondo terminare in una dimensione dove ci sarà perfetto amore e giustizia per tutta la storia dell’umanità, senza questo sguardo è davvero difficile non allontanarsi da Dio. E l’inferno è proprio questo: allontanarsi da Dio. Rifiutarlo.

Ma l’inferno alla fine è necessario: se non ci fosse, come potremmo essere liberi di scegliere? Saremmo costretti ad andare in paradiso. Invece abbiamo questa vita per prendere la nostra decisione e vivere di conseguenza (con tutto quello che la libertà comporta, come la brillante idea di munire il proprio sorriso di “grillz”, i denti d’oro che dal “gangsta rap” anni 90 sono tornati di moda in questo periodo fra i miei amici trapper, o il nuovissimo copri-orecchio che ha sfoggiato Mahmood su Instagram, su cui non è semplice esprimersi).

Ovviamente, che l’inferno ci sia o meno, non è dimostrabile. Questa valle di lacrime è disseminata di segni che possono farne intuire l’esistenza, ma una certezza scientifica, in un verso o nell’altro, non può esserci. Ognuno di noi scoprirà la verità al momento giusto. «Dio ha messo nel mondo abbastanza luce per chi vuole credere, ma ha anche lasciato abbastanza ombre per chi non vuole credere», diceva Pascal. Sta a noi decidere se concentrarci di più sulla luce o sulle ombre.