Piccola guida al fidanzamento

by Carmina Caiffa, il nostro inviato pre-matrimoniale

Oggi si parla di crisi dei matrimoni forse perché non si parla abbastanza di qualità dei fidanzamenti. Essere fidanzati non è stare insieme così come viene, ma è qualcosa di impegnativo, parte della vocazione al matrimonio. 

Ho sintetizzato alcuni punti che mi sono serviti e vedo mancare nelle coppie, ma portano alla svolta e servono anche da sposi.

1 – Essere monaco

Forse si pensa che fidanzarsi sia trovare la propria metà o l’anima gemella. Una volta credevo potesse essere la seconda ma non avevo capito nulla, le nostre diversità arricchiscono la relazione.

Don F. al percorso prematrimoniale ha detto: “Per essere un buon marito bisogna saper essere un buon monaco.” (Vale anche per le donne). 

Non l’ha detto per riempire i conventi ma perché siamo degli interi unici, originali. Non c’è nessuna metà o anima gemella. Non siamo stampelle.

In passato ho retto qualcuno e mi sono lasciato reggere. Succede quando non si sta in piedi da soli, ci si circonda di surrogati perché non si ascoltano i bisogni profondi. Pornografia, autoerotismo, convivenza, sesso, attaccamento a lavoro, auto, sport, etc sono tutti rimpiazzi di qualcosa che non stiamo ascoltando. Cerchiamo in ogni modo di sentirci pieni, felici, eppure continuiamo a essere insoddisfatti. 

Questi ripieghi amplificano il vuoto, la fame. Vogliamo la torta ma ci accontentiamo delle caramelle. L’insoddisfazione cresce dopo ogni caramella perché non è torta. Finché arriva il diabete e la relazione diventa malata, addirittura dannosa.

La castità è il mezzo per staccarsi da questi surrogati, recuperare la propria vita, la propria integrità, la salute della relazione.

2 – Cosa sto cercando?

Un seminarista, che prima della conversione andava a letto con decine di ragazze diverse, mi ha detto più o meno questo: “Ho capito che non mi basta una donna o figli biologici, ho troppo amore dentro di me.”

Quel disordine affettivo (si chiama così, non “playboyaggine”) lo faceva stare male e lo lasciava insoddisfatto, ma manifestava quel bisogno interiore che era niente meno che la sua vocazione (nel suo caso). Andiamo a fondo nei nostri atteggiamenti. Cosa cerco in realtà?

Relazioni da toccata e fuga o da “fidanzimonio” (fidanzamento vissuto come sposi) manifestano una mancanza nella maturità affettiva. Perché mi sto comportando così? A cosa sto dando priorità? 

In passato vedevo la relazione come una gabbia e sposarsi significava stringerla e buttare la chiave, avevo paura di imprigionarmi, del peso delle responsabilità. Ma non conoscevo il vero senso del matrimonio. 

Castità è fare verità, e la verità ci rende liberi. Stare con l’altro (in modo “stabile” o occasionale) tira fuori i nostri casini interiori. Abbiamo bisogno di svincolarci da quegli atteggiamenti e guardarli da fuori.

3 –  Fidarsi e affidarsi

Don F. ricordava di fare come gli scout, “al passo del più debole”, e il Catechismo dice: “Si aiuteranno vicendevolmente a crescere nella castità.”

Significa che nel fidanzamento scopro come rispettare e amare il corpo dell’altro attraverso ciò che ho imparato stando da solo, da monaco. Se uno dei due si sente vulnerabile in una certa situazione (es. sul divano da soli la sera), dirlo all’altro gli darà strumenti per non cadere (e non trascinarlo). Bisogna sapersi affidare ed essere responsabili verso la fiducia dell’altro e non approfittarne. 

Non andiamo a velocità diverse, ma al passo di chi ha maggior bisogno, di chi sente di aver tanto su cui lavorare.

Da ignorante pensavo che la castità fosse totale (o quasi) abnegazione della corporeità. Non è così e non si raggiunge dall’oggi al domani ma con “piccoli passi possibili”, diceva Don F. ricordando Chiara Corbella. La castità “conosce leggi di crescita, la quale passa attraverso tappe segnate dall’imperfezione e assai spesso dal peccato. L’uomo virtuoso e casto «si costruisce giorno per giorno […]». (C.C.C.) E se si cade ci si rimette in piedi in confessionale.

Non significa quindi non toccarsi ma capire che il dono del corpo ha una sua gradualità, che va con la relazione e con la vocazione. 

Qualcuno dice che “il sesso è indispensabile”. Al contrario, nel fidanzamento la genitalità è un ostacolo, annebbia, rende superficiali. 

4 – Una carne sola

È molto comune vedere nei fidanzati un attaccamento ancora troppo forte ai genitori, voler tornare a casa, averne nostaglia o al contrario maltrattarli, non sapersi relazionare, etc. 

La vocazione al matrimonio (e dunque il fidanzamento) è finalizzata però a essere “una carne sola”, un nuovo nucleo familiare. La mia famiglia nel matrimonio è mia moglie (o marito) non più i genitori che sono l’origine, devo acquisire indipendenza affettiva per crescere in coppia. 

Dopo che ciascuno ha “lasciato il padre e la madre” sarà il sacramento a unire i due in una sola carne, non l’avere lo stesso letto. Alla base di una coppia veramente viva c’è sempre Dio.

Qualcuno ha detto: “Dal rapporto che hai con Dio viene fuori il rapporto che hai con l’altro.”

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1 Comment

  1. nell’ultimo mese mi sono tornate in mente diverse frasi, come quelle canzoni estive che non ti lasciano in pace, un eco fastidioso. Ascoltando un discorso, vivendo nel quotidiano, tac usciva una riflessione sul fidanzamento.

    Ora rileggendo questo articolo scopro chi mi ha “infettato” con queste riflessioni: diamine, bell’articolo, mi è rimasto impresso!

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