Mi è arrivato un pacco di Amazon con il diavolo

Niente è più attuale di una cosa eterna #12 – Giuseppe Signorin

Mi arriva un’email di Amazon: “In consegna oggi: il diavolo”. Wow. Tempo qualche ora e il corriere mi porta il diavolo. Bello impacchettato. In realtà era solo il titolo di un libro, però davvero oggi possono impacchettarti e recapitarti a casa – o sul cellulare, la nostra vera casa – di tutto. L’unica cosa che conta è il “packaging”. La confezione. Per i più sofisticati, la forma. “Ciò che un’opera d’arte esprime è del tutto indifferente; essa può esaltare Dio o il diavolo – l’unico criterio è la sua esecuzione tecnico-formale”, denunciava Benedetto XVI.

Oggi è così, ci sorbiamo di tutto. Ho ascoltato una canzone di un certo Danti, con Nina Zilli e J-AX, si chiama Tu e D’io, inizia invocando la Madonna, “Ave Maria”, ma invece di “piena di grazia” cantano “piena di ansia”. E via dicendo, una strofa più simpatica dell’altra, tanto chissenefrega se qualche cattolico si offende, ci sono violenze verbali che hanno peso e altre no.

Il contenuto, quando non è blasfemo, è vuoto o incomprensibile. In molti brani rap, ma non solo rap, il senso sfugge completamente, sono tutti giochi di parole, giochi di rime. “Dio ti prego salvaci da questi giorni”, cantava Achille Lauro in un lampo di lucidità alla fine del suo pezzo portato a Sanremo, Rolls Royce. Ma Dio ti prego salvaci anche da tutte le altre parole mortifere di Achille Lauro, come “Non c’è amore, non c’è fine, non ci sei, che poi è solo quello che per te vorrei”. Nichilismo allo stato puro, nel suo ultimo brano, 1990.

Oggi bisogna schierarsi. Amare tutti, sì, ma stare da una parte o dall’altra. Io mi occupo di libri e di canzoni, e non sono assolutamente convinto che l’arte sia al di là del bene e del male. Quello che viene detto è importante, le parole hanno valore, non sono solo segni su un foglio, su uno schermo, o fiato che esce dalla bocca. Se si vuole camminare con Cristo, non si può andare in giro con le scarpe del diavolo solo perché ci sembrano belle. Dovremmo curare un po’ di più i nostri occhi, le nostre orecchie, i nostri stomaci, le nostre menti.

Un po’ di luce può venire da un’epoca buia come il Medioevo: “Nel Medioevo non si trattava di fare dell’arte cristiana; si trattava piuttosto di essere cristiani. Se tu eri cristiano, la tua arte era cristiana. Se credevi nei dogmi eterni, la tua arte avrebbe espresso le verità eterne. Il medievale diceva: ‘Se vuoi scolpire le cose del Cristo, devi vivere col Cristo’. Per l’uomo del Medioevo, l’arte esigeva calma e meditazione piuttosto che eccitamento e moto febbrile” (Beato Fulton J. Sheen).

Cerchiamo di essere un po’ più medievali anche noi.

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