Fratel Ettore, il santo che ti investe con la macchina

Niente è più attuale di una cosa eterna #7 – Giuseppe Signorin

Ettore era una Croce Rossa vivente. Non ce l’aveva solo sul petto, da buon seguace di san Camillo (ma il suo modo di fare potrebbe ricordare anche un altro Camillo, uscito dalla penna di Guareschi…), incarnava proprio il concetto di Croce Rossa, di soccorso d’emergenza. Ettore e la Madonna sul portapacchi della sua macchina, mentre sfrecciava per le vie di Milano in cerca di persone da aiutare. I marciapiedi erano le sue corsie d’ospedale. Lì c’erano i malati peggiori. Lì c’era Gesù Cristo.

Abbiamo conosciuto la storia di fratel Ettore Boschini grazie al libro La mia prima fine del mondo di Emanuele Fant, un racconto che ci ha letteralmente tolto il fiato. Scarno, diretto, poetico. Parla di tre giovani punk in cerca del senso della vita che trovano finalmente l’incarnazione del loro ideale, dove meno se lo sarebbero aspettati: fratel Ettore, appunto. Un incontro sconvolgente. La loro prima fine del mondo, l’universo di Casa Betania, o il Rifugio in Stazione Centrale, con gli ultimi degli ultimi, i barboni, gli ammalati, i drogati. È li che vengono a contatto con l’autenticità di cui avevano tanta sete. Il vero punk.

La canzone che abbiamo registrato in questi giorni, un po’ alla buona, chitarra e voce sul divano di casa, come i primi tempi dei Mienmiuaif, è un piccolo omaggio a fratel Ettore e a questo gioiellino di libro: anche noi abbiamo “scoperto” Dio alla “fine del mondo” – la nostra prima fine del mondo. La canzone parla di conversione, perché l’inizio del cammino di conversione spesso coincide con il termine di un periodo buio – magari Dio si serve proprio di quello. È un po’ come essere travolti, come se un’auto ti tirasse sotto. Nella canzone fratel Ettore investe il protagonista, perché in qualche modo è quello che è successo ai personaggi del libro, e come loro tanti altri che hanno visto le loro vite cambiare in maniera radicale dopo l’incontro con Cristo, che spesso può avvenire tramite persone in carne e ossa che hanno avuto il coraggio, pur con tutti i loro difetti, di provare a mettere in pratica il Vangelo.

Ettore è un santo (non ancora “tecnicamente”, è in corso il processo di beatificazione) scomodo. I suoi modi a volte estremi e pittoreschi possono confondere (per esempio uno che si accorge di avere il frigorifero pieno di quaglie e si allarma perché con tutta quell’abbondanza poi la Provvidenza non dà più il suo aiuto e quindi regala tutte le quaglie, non è proprio “a posto”), ma se ci si tuffa nella sua storia si capisce che solo uno così poteva fare quello che ha fatto: era perfetto per la sua missione. I santi spesso si comportano in maniera diversa, a volte quasi opposta, ma solo Dio vede il loro cuore, i motivi, le intenzioni. Noi dobbiamo semplicemente ammettere e accettare, a volte, di non capirci niente. I piani di Dio sono imprevedibili. Di santi ce n’è per tutti i gusti, non bisogna spaventarsi, ma imparare da loro l’essenziale: l’amore di Cristo che prende vita.

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