“Meteo di coppia” di Daniele Chierico

Se fossimo Dei ameremmo l’altro in modo perfetto. Probabilmente Adamo ed Eva nell’Eden si amavano di un amore perfetto, perché perfetti erano stati creati. Ma la decadenza dell’uomo a stato di mortale, ci ha resi esseri imperfetti. E nelle nostre imperfezioni dobbiamo cercare di amarci. Amare l’altro nelle sue imperfezioni non significa amare le imperfezioni, perché a volte scambiamo l’amore per l’altro per l’amore verso i suoi errori.

Una volta un sacerdote mi raccontò che confessandosi, il suo confessore gli chiese: “Ma secondo te Gesù sarà contento di te in questo momento?” E lui riflettendoci gli rispose: “Certo, Gesù è sempre fiero di me”. Potrebbe sembrare una risposta assurda, ma non lo è. Perché Gesù ci ama sempre, anche quando commettiamo i crimini più vergognosi. Quello che Gesù non ama sono i nostri errori, perché amandoci alla follia, sa che quando commettiamo un errore, ci rendiamo infelici, e lui volendoci sempre felici, non potrà mai amare ciò che ci rende tristi. La domanda quindi era posta male, quella giusta era: “Dio ama i tuoi errori?” e la risposta: “Assolutamente no, non amerà mai quello che ci fa soffrire”.

Quindi, quando noi al nostro fratello diciamo la Verità, in quel momento lo stiamo amando più di quanto possa amarlo una persona che tacendo asseconda il suo errore. “La verità vi renderà liberi”, diceva San Paolo, perché come siamo stati liberati attraverso il suo dono, così saranno liberati coloro ai quali la doneremo. “Donare”, questo termine ci fa capire che la Verità non si impone con la forza, ma con il Perdono e la Misericordia. La Verità non ha bisogno di essere imposta, perché  mette radici solamente dove i cuori sono aperti. Imponendola finiremmo per chiudere i cuori.

La Verità è fondamentale per amare chi ci sta vicino, ma la cosa più importante rimane l’Amore. La Misericordia. A una persona ferita dai suoi errori, dire la Verità servirebbe ben poco, se prima non gli doniamo l’Amore e il Perdono. Pensiamo a un bambino che disubbidendo tocca i fornelli, scottandosi: la prima cosa che un genitore userebbe nei suoi confronti sarebbe l’Amore, lo abbraccerebbe a sé ricordandogli quanto lo ama; poi lo perdonerebbe e a ferita guarita gli direbbe la Verità: se toccherà nuovamente il fuoco, si scotterà ancora.

Questo significa che la Misericordia e l’Amore per il bambino non cancellano la Verità, altrimenti sarebbe un padre irresponsabile, che lascia che il suo bambino si scotti nuovamente. Il bambino vedrà nel genitore quella persona amorevole che non lo punisce per gli sbagli, e che le regole che gli dona sono l’unica vera fonte di verità e vita per Lui.

Penso a quante volte sbaglio le previsioni meteorologiche; ogni volta mi scuso con tutti i miei lettori per l’errore commesso. Dopodiché, facendo esperienza dell’errore, cerco di informarmi meglio sulle dinamiche che mi hanno portato a sbagliare, e quindi cerco la verità.

L’uomo non può vivere se non fa proprie queste tre parole: Amore, Misericordia e Verità. Sant’Agostino diceva: “Si conosce solo ciò che si ama, si ama solo ciò che si conosce”. Le tre parole quindi non vanno lette in ordine di importanza, ma come una stessa parola. Così come Dio è unico e trino allo stesso tempo.

L’amore di coppia non è quindi una competizione a chi sbaglia meno, ma a chi perdona di più. Chi amerà di più: quello che sbaglia meno o quello che perdona di più? L’Amore è guardare l’imperfezione dell’altro attraverso gli occhi di Dio. Due esseri si incontrano la prima volta, nel loro primo litigio. Quello che ricordo con più amore, della mia passata esperienza di coppia, non è il giorno del primo incontro, ma quello del primo scontro. È stato in quel giorno che le nostre imperfezioni sono venute per la prima volta alla luce, e in quello stesso giorno ho sperimentato la potenza del perdono reciproco. Un amore tutto rosa, senza imperfezioni non esiste, è l’amore contrabbandato dal moderno mondo occidentale. Il vero Amore tra Uomo e Donna è quello che ti annienta, ti sconvolge e ti resuscita nello stesso tempo: è l’Amore imperfetto.

“Pompelmo Rosa Stories” di Giuseppe Signorin

Il fico di Pompelmo Fico sta portando la nipote, Pompelmo Oliva, a casa. Il papà di Pompelmo Oliva (il fratello di Pompelmo Rosa, l’Uomo che non si ricorda mai dove ha parcheggiato) non si ricorda dove ha parcheggiato e allora ha chiesto a Pompelmo Fico se per favore andava a prendere a scuola Pompelmo Oliva.

Un rosarietto colorato attorcigliato allo specchietto della Pompelmo Macchina fa da retina (tipo quelle da ping pong – nota del narratore: il ping pong è lo sport che, se non fosse già un campione di footgolf, Pompelmo Fico praticherebbe alla grande – fine nota del narratore), mentre sotto passa uno scambio di battute surreale tra il fico di Pompelmo Fico e la nipote Pompelmo Oliva, una di quelle adolescenti di oggi che pur conoscendo l’inglese ascoltano ancora John Lennon.

Pompelmo Oliva: “Zio, tu sei uno di quelli che vogliono imporre la verità”

Il fico di Pompelmo Fico: “Io? Tu piuttosto!”

Pompelmo Oliva: “Io? Non esiste nessuna verità. Ognuno deve essere libero”

Il fico di Pompelmo Fico: “Vedi che mi vuoi imporre la verità?”

Pompelmo Oliva: “No, io non impongo niente a nessuno. Non c’è nessuna verità da imporre, ognuno può pensare quello che vuole”

Il fico di Pompelmo Fico: “Infatti sei libera di pensare quello che credi, anche se sbagliato”

Pompelmo Oliva: “Vedi? C’ha ragione John Lennon, meglio un mondo senza religioni”

Il fico di Pompelmo Fico: “John Lennon è una religione. Una religione nichilista scambiata per rivoluzione”

Pompelmo Oliva: “No, John Lennon ci voleva liberare dalle religioni. Quante guerre sono successe a causa delle religioni, zio???”

Il fico di Pompelmo Fico: “Pochissime. Le guerre per motivi religiosi sono una percentuale minima nelle guerre totali. Uno dei secoli più devastati è stato il 900, il secolo del progresso, il secolo che ha dichiarato la morte di Dio. E poi mica sono tutte uguali le religioni!”

Pompelmo Oliva: “Valla a raccontare a qualcun altro. L’ho studiata la storia: tutte uguali le religioni. E i martiri? Come si può uccidere per Dio???”

Il fico di Pompelmo Fico: “Ma guarda che i martiri cristiani vengono uccisi, mica uccidono! Sono l’esatto contrario!”

Pompelmo Oliva: “Basta, zio, tu sei di parte. E poi siamo arrivati. Buon pranzo”

Il fico di Pompelmo Fico: “Buon pranzo”

Allontanandosi, il fico di Pompelmo Fico esplode imbrattando la Pompelmo Macchina con la sua densissima e zuccherosissima polpa rossiccia. Non tanto per lo scambio di battute surreale con la nipote Pompelmo Oliva, quanto per la brillante idea di avere acceso la radio, subito dopo, e tadan aver sentito le prime note di “Imagine” di John Lennon (si fosse chiamato John Lemon, forse gli sarebbe piaciuto di più, sia a lui che a Pompelmo Rosa – nota del narratore: la famiglia dei Pompelmi porta anche il nome latino di Citrus x paradisi, “limone per il paradiso”; quel pacifista di John Lennon invece immaginava un mondo senza paradiso, era privo di ogni scrupolo per i citrus come Pompelmo Fico e Pompelmo Rosa – fine nota del narratore), dicevamo, “Imagine” di John Lennon che continuano a mandare in onda in commemorazione delle vittime di un recente attentato a Parigi, e non ha resistito.