di Giuseppe Signorin

Il Vangelo è rivolto a tutti, ma la porta è stretta. Secondo Matteo: «Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano». Quindi, in qualche modo, il Vangelo è di nicchia. Come i Coma_Cose. 

I Coma_Cose sono Fausto Lama, cantautore/rapper di Brescia, e California, deejay di Pordenone. Si sono conosciuti per caso in un negozio di dischi a Milano e fanno musica psichedelica con testi e giochi di parole da paura. Come Hype Aura, il titolo del loro primo album, che suona in italiano come «hai paura». «Hype», dalla lingua madre di mia moglie, significa andare su di giri o indica un lancio pubblicitario o una montatura giornalistica, che spesso sono la stessa cosa; «aura», invece, è una qualità quasi sacra che viene attribuita alle opere d’arte. 

Ultimamente i Coma_Cose sono più famosi, andranno addirittura a Sanremo, ma rimangono di nicchia. Stare in una nicchia non è male, è evangelico, come abbiamo visto. Basta non atteggiarsi. Nelle nicchie ci stanno le statuine dei santi e la Madonna. E poi ci sono le nicchie dentro di noi: tutto il Paradiso è dentro di noi, nel nostro castello interiore, insegna Teresa, quella grande, quella d’Avila. Non so quanto i Coma_Cose siano devoti di Teresa d’Avila, però i loro pezzi, di solito, non sono nemmeno tanto volgari, anzi, rispetto alla media sono all’acqua di “rose”. (Quindi potrebbero essere devoti di santa Teresina, come Jack Kerouac…). Eppure sono testi pieni di sapore, non sono insipidi. C’è sale. E anche questo è evangelico. 

I Coma_Cose piacciono sia a me che ad Anita, e questo è strano. Sono nel mondo e fuori dal mondo. Il Vangelo li perseguita. Fanno rap che non è rap. Indie che non è indie. Sembra talco ma non è. Nei Coma_Cose ci sono i rave party e Lucio Battisti, Syd Barrett, Beach Boys, Doors, Velvet (Velvet Underground, quelli di Lou Reed, non i Velvet e basta, il gruppo italiano che soffriva lo stress e spero si siano ripresi, ma con un 2020 così, dubito). L’ultima traccia di Hype Aura si chiama Intro, gli ultimi saranno i primi, è tutto capovolto come nel Vangelo, nei Coma_Cose. 

Nei Coma_Cose ci sono i Joy Division e Francesco De Gregori, e i vernissage con quattro gatti, sempre gli stessi, a Milano. Come alle Adorazioni eucaristiche che ho frequentato negli ultimi anni, al posto dei vernissage a cui ero abituato anch’io, a Milano. Magari un giorno i Coma_Cose passeranno alle Adorazioni eucaristiche, chissà.

I Coma_Cose, dopo Hype Aura, hanno pubblicato un mini EP, DUE. DUE mi piace perché è mini e per quello che dice Chesterton ne L’uomo che fu Giovedì: «Non ci sono parole per esprimere l’abisso che corre fra l’essere soli e l’avere un alleato. Si può concedere ai matematici che quattro è due volte due; ma due non è due volte uno: due è duemila volte uno».

Ripassino al Vangelo di domenica (10 settembre) con il commento di padre Maurizio Botta sul blog Cinque passi al Mistero

Ogni parola del Vangelo deve essere integrata e armonizzata con tutte le altre sullo stesso argomento. E non dimentichiamo che spesso queste parole sono rivolte ai soli discepoli. Gesù con un’immagine aveva moderato la nostra tendenza istintiva e feroce a giudicare.

“Come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell’occhio tuo c’è la trave? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello”.

Con la preghiera, il silenzio, l’attesa del momento opportuno datoci da Dio, riconosciamo che alcune pretese correzioni dei difetti altrui non sono altro che giudizi impazienti.

Un conto poi è un difetto, un peccato generale di un nostro fratello contro altri fratelli, un conto è quando un fratello pecca contro di me. A questo solo caso specifico si riferiscono le parole di Gesù di oggi sulla correzione fraterna, quando un fratello pecca contro di te….

Gesù denuncia, in primo luogo, il nostro non voler mai arrivare a parlare in modo franco. Quando un fratello pecca contro di noi, se noi non abbiamo la serenità per parlargli di persona occorre pregare, soffrendo nel silenzio, attendendo la libertà interiore per poterlo fare. Istintivamente, invece, preferiremmo la lamentela con tutti alle spalle dell’interessato piuttosto che l’attesa del momento opportuno di una correzione leale faccia a faccia. Per paura dell’uomo fatto di carne o per quieto vivere magari tacciamo, ma con il veleno di un giudizio che non riesce a non esplodere alle spalle. Papa Francesco qualche anno fa aveva sinteticamente parlato di disinformazione, diffamazione e calunnia come schiaffi a Gesù. La disinformazione, è quando «diciamo soltanto la metà che ci conviene e non l’altra metà; l’altra metà non la diciamo perché non è conveniente per noi». La diffamazione è quando «una persona davvero ha un difetto, ne ha fatta una grossa» e come giornalisti raccontiamo tutto rovinando la fama di quel fratello. La terza è la calunnia: «dire cose che non sono vere. Questo è proprio ammazzare il fratello!». Disinformazione, diffamazione e calunnia, ci dice il Papa, «sono peccato! Questo è peccato! Questo è dare uno schiaffo a Gesù»

Gesù ci chiede, in secondo luogo, la gradualità. Per impazienza, siamo sempre portati a saltare i gradi di una correzione progressiva che cresce di intensità con il tempo coinvolgendo sempre più fratelli.

Un test allora. Abbiamo la disponibilità ad aspettare nella correzione o abbiamo fretta di vuotare il sacco? Come sono i sentimenti nei confronti della persona che dobbiamo correggere? Ce l’abbiamo con il peccato o con il peccatore? Se sentiamo un certo piacere a correggere, diceva sempre qualche anno fa il Papa quello è il momento di «stare attenti, perché quello non è del Signore». Infatti «nel Signore sempre c’è la croce, la difficoltà di fare una cosa buona. E dal Signore vengono sempre amore e mitezza».

Quel gigante di San Tommaso ricorda poi con il suo santo equilibrio che “la correzione fraterna è un atto di carità, ma ordinato all’emendamento dei fratelli. Perciò essa è di precetto in quanto è necessaria a questo fine, e non nel senso che si debba correggere il fratello che sbaglia in qualsiasi luogo e in qualsiasi tempo. Quando si giudica probabile che il peccatore non accetterà l’ammonizione, ma farà peggio, si deve desistere dal correggerlo”.

 

Di padre Maurizio Botta abbiamo l’onore di ospitare nella collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio“, edita da Berica Editrice, il libro “Cento minuti sul Vangelo. Per capire chi è Lui

Ripassino al Vangelo di domenica (3 settembre) con il commento di padre Maurizio Botta sul blog Cinque passi al Mistero

Pietro ha appena ricevuto l’investitura più inaspettata e inimmaginabile. Gesù gli appena detto: “E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”. Promessa vertiginosa che ancora oggi continua.
Ma pochi momenti dopo Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. Pietro sussulta e probabilmente ancora inebriato dalle parole di Gesù su di lui prende in disparte il maestro e lo rimprovera. Sì! Vi prego almeno una volta lasciamoci sconvolgere dalla Parola di Dio. Il primo Papa riprende Gesù perché, a suo dire, questo cose terribili non potevano accadere al Messia, al Figlio del Dio Vivente. Il primo Papa corresse così Gesù: “Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai”. Simon Pietro ha veramente ricevuto dal Padre la luce per dire “Tu sei il Cristo il Figlio del Dio vivente”, ma sapendo ormai che Gesù è il Figlio del Dio vivente parte a immaginarlo autonomamente, non ascolta più Gesù, non si mette dietro. Addirittura, rassicurato dalle luci precedenti e dal ruolo conferitogli pochi minuti prima, rimprovera Gesù.
E Gesù cosa fa? Gesù riserva al primo Papa uno dei rimproveri più duri di tutto il Vangelo: “Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!” Vediamo raccontato il cedimento più grave e drammatico del primo Papa, un cedimento non morale, ma teologico. Quando Pietro per debolezza morale addirittura rinnegherà Gesù e scapperà, Gesù non lo rimprovererà, ma gli donerà solo uno sguardo di perdono. Qui invece Pietro viene corretto aspramente a stare dietro a Gesù perché il suo pensiero non viene da Dio, ma dagli uomini.
Chi toglie la croce, chi non ricorda che la croce di Cristo è la fonte unica della salvezza e del perdono dei peccati, ancora oggi, è di ostacolo a Cristo. Deve mettersi dietro e non stare davanti a Gesù. Questo è il dramma di sempre della Chiesa, la tentazione di togliere la croce come fonte decisiva e insostituibile di guarigione e di perdono. Questa verità spazza via ogni possibile ottimismo sulla presunta bontà dell’uomo, sulla presunta possibilità dell’uomo di essere buono, accogliente, generoso, paziente, leale, puro, includente con le sue sole forze. Senza la croce di Gesù non possiamo salvare la nostra vita. Quando per i pastori della Chiesa centrale diventa la morale, gli insegnamenti morali, i comportamenti coerenti e non più la Grazia Divina, la Vita Eterna donata dai sacramenti questo è il segnale evidente di un non pensare più secondo Dio, ma secondo gli uomini. Come capirlo è fin troppo semplice. Se scompaiono le parole Gesù, Grazia, Sacramenti, Vita Eterna, Croce, Sacrificio, mentre sovrabbondano le parole “si deve, bisogna, coerenza, valori…”, questo è il segnale. Gesù non è cambiato e continuerà a rimproverarci quando è necessario. Se non ha risparmiato il primo Papa continuerà a farlo, se necessario. E allora via quei musi tesi senza fede e doniamo il bel sorriso di chi crede veramente che Gesù vive e regna.

 

Di padre Maurizio Botta abbiamo l’onore di ospitare nella collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio“, edita da Berica Editrice, il libro “Cento minuti sul Vangelo. Per capire chi è Lui

Ripassino al Vangelo di domenica con il commento di padre Maurizio Botta sul blog Cinque passi al Mistero

Le letture descrivono con immagini molto belle la forza e l’efficacia fecondante della Parola di Dio. Anche Gesù richiama la generosità di questa Parola descrivendo il seminatore che sparge un seme potenzialmente fecondissimo. Un seme pieno di vitalità capace di fruttare, una volta caduto sulla terra buona, trenta sessanta cento semi. Ma le parole di Gesù sono maggiormente sbilanciate, potremmo dire, sulla qualità dell’ascolto. Il problema non è il seme, cioè il problema non è la Parola di Dio. La Volontà di Dio di dirci il suo dentro, quello che è in Lui, è certa, forte, irrevocabile. Il problema non sta lì, in una presunta intenzione di Dio di non aprirsi, in una misteriosa reticenza di Dio a farsi conoscere, in una imperscrutabile volontà di mantenere tra Lui e noi una certa distanza. La sua parola è feconda e donata con generosità, ma, allo stesso modo, ci dice Gesù nel Vangelo, la  nostra libertà è reale. Si può sentire tutto, ma non ascoltare. Si può guardare tutto, ma non vedere nulla. Possiamo perdere la vita nell’impermeabilità. Non ti voglio ascoltare, non ti voglio vedere.

Ma facciamo un passo indietro perché Gesù racconta questa parabola? Cosa lo spinge?  Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole.

Gesù descrive con questa parola quello che aveva davanti agli occhi, quello che stava accadendo. È l’ultima parabola dopo aver parlato molto alla folla in parabole. Gesù tiene ben distinti la folla dai discepoli. Gesù non dice tutto a tutti e spiega anche il perché. Non è divino capriccio, ma rispetto di una libera scelta del popolo. Alcuni hanno il cuore insensibile, sono terreno sassoso, rivela Gesù usando le parole del profeta Isaia.

Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!

Si può restare indifferenti alla supplica che Dio stesso ti rivolge per guarirti! Le spiegazioni sono riservate per coloro che cominciano a custodire questa Parola. Esaminiamo, allora, questi ostacoli all’ascolto che è ben più di un messaggio da ascoltare, è un incontro. Gesù parla di ostacoli immediati e di ostacoli successivi.

Il Maligno ruba la Parola di Felicità che non è custodita, che non è interiorizzata. Si può ascoltare superficialmente Cristo. Un seme sprecato che finisce nella pancia dei corvi. L’attenzione è proprio legata al momento di quando si ascolta. Cominciamo a lavorare su questo, sul come è letta e sul come è ascoltata immediatamente. Anche adesso ad esempio. La Parola di Dio non compresa non è la Parola non capita intellettualmente. Sul terreno sassoso il seme rimbalza. A Roma si dice “mi rimbalza”. Quando la Parola di Dio ci rimbalza, non ci interessa, non entra dentro. Quando non la fai entrare dentro perché non ti interessa minimamente Satana la ruba subito. Non te la lascia vicino.

Gli ostacoli successivi al primo appena descritto, sono da considerare insieme, prima una e poi l’altro perché c’è una progressione.

Una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola.

È una Parola che ti dà gioia subito, ma che non lascia uguale la vita. Quando la custodisci, nel tempo, ti espone presto a tribolazioni e persecuzioni. Solo chi non ha mai provato a custodire il Rapporto con Gesù, non riesce a capire questa frase, perché sempre, subito, la Parola di Gesù gli è stata rubata dal cuore. Diciamo che a Messa, ascoltando una catechesi ti sei infiammato hai provato una grande gioia sei uscito felice, sereno, pieno di risoluzioni, ma poi alla prima difficoltà che comporta il tenere dentro le parole di Gesù, subito la espelli. Quando fai entrare la Parola di Dio solo un pochino in superfice. Si potrebbe andare su, ma non si può andare giù. C’è cielo sopra, ma non radici sotto.

Non mettere mai in discussione la Gioia provata e gustata! Riduciti tu!

Occorre non arrendersi alla prima difficoltà, ma perseverare nella fiducia guardando ai santi. Nel rapporto occorre non essere sentimentali, ma oggettivi, combattenti. Tenere dentro la Parola di Dio e accettare di essere ridotto io con le mie sensazioni.

La preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola.

Sono questi altri due nemici dell’Incontro con Cristo nella nostra vita, ostacoli alla Parola di Felicità (basta vedere come soffocano anche la felicità naturale). Quando fai entrare la Parola, ma fai entrare dentro troppe altre cose. Sono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza. In questo caso terra sotto ce ne sarebbe, ma non c’è cielo sopra.

Segui la Gioia e non seguire ciò che ti soffoca!  Sii sincero con te stesso! Non essere cinico!

Invece, a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha … A colui che ha voglia, preoccupazione di capire, cioè di custodire, di trattenere dentro, a costui sarà dato e sarà nell’abbondanza.  Niente illusioni, quindi e fate attenzione a come ascoltate; perché a chi ha sarà dato, ma a chi non ha sarà tolto anche ciò che crede di avere.

 

 

Di padre Maurizio Botta abbiamo l’onore di ospitare nella collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio“, edita da Berica Editrice, il libro “Cento minuti sul Vangelo. Per capire chi è Lui

Ripassino al Vangelo di domenica scorsa con le riflessioni di padre Maurizio Botta sul blog Cinque passi al Mistero

Al centro delle letture di oggi c’è l’invito a non avere paura delle reazioni negative suscitate da quell’annuncio che Dio stesso ci spinge a fare. Ci viene garantito che nulla mai sfugge alla mano di Dio, anche nelle situazioni più drammatiche, dove con la morte del corpo tutto sembrerebbe finito, perduto.

Geremia profeta sente attorno a sé oltraggi, insulti, vergogna, insinuazioni, derisione e l’odio, addirittura, dei suoi stessi amici.

Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta: «Forse si lascerà trarre in inganno, così noi prevarremo su di lui, ci prenderemo la nostra vendetta».

Ma il profeta, il vero discepolo, è colui che ha rimesso la sua causa nel Signore.

Il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, per questo i miei persecutori vacilleranno e non potranno prevalere.

Nel salmo 68 troviamo il pianto intimo del discepolo al Suo Signore.

Per te io sopporto l’insulto e la vergogna mi copre la faccia; sono diventato un estraneo ai miei fratelli, uno straniero per i figli di mia madre. Perché mi divora lo zelo per la tua casa, gli insulti di chi ti insulta ricadono su di me.

Nel Vangelo Gesù ci dice che la provvidenza di Dio è totale e completa per tutti gli uomini e per tutti gli animali. Nemmeno due passerotti, venduti al mercato per 1 soldo pari a circa 1,25 euro, muoiono per caso. A maggior ragione lo Sguardo del Padre è costantemente attento sui suoi figli, sui profeti, su tutti quelli che riconoscono e annunciano il Figlio suo. Tutte le volte che riconosciamo Gesù davanti agli uomini siamo davanti al Padre in un modo particolarissimo. Ci è preannunciato, infatti, con lealtà, che questo annuncio non riscuoterà sempre successo. Non verrà accolto entusiasticamente, tanto che Gesù confermando le parole di Geremia e del Salmo invita a non temere. Gesù conosce la fatica della testimonianza esplicita e la nostra paura che ci spingerebbe a non renderla. Il profeta-discepolo rivive nella sua carne le stesse esperienze del Maestro. Per questo ci rassicura che non una lacrima, non un gemito, non un’umiliazione subita per questo annuncio sfuggirà alla “grande tenerezza” del Padre. Anche i nostri capelli sono contati.

Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.

Un’ultima considerazione. Nella Chiesa non ci sono conoscenze “riservate” solo ad alcuni illuminati. Quello che Gesù insegna, anche segretamente in un rapporto cuore a cuore, deve essere manifestato a tutti e non riservato solo a quelli che sono “pronti” o “felici” di accoglierlo.

Parole queste da armonizzare con altre indicazioni di Gesù che ci invitano a non dare le cose più sante ai porci e ad essere semplici come colombe ed astuti come serpenti. A ricordarci, contro ogni esibizionismo, che non ogni momento è opportuno, che esiste una gradualità e che semplicità non è ingenuità. Nulla è segreto nella Chiesa, ma non per quelli che volontariamente non vogliono saperne di ascoltare. Rimane la libertà terribile di auto-escludersi e anche di rivoltarsi.

 

 

Di padre Maurizio Botta abbiamo l’onore di ospitare nella collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio“, edita da Berica Editrice, il libro “Cento minuti sul Vangelo. Per capire chi è Lui

L’ultimo libro uscito nella collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio”, edita da Berica Editrice, ha il sapore della radicalità e della fede vissuta fino in fondo. “Cento minuti sul Vangelo. Per capire chi è Lui”, di padre Maurizio Botta, è un corpo a corpo con la Parola senza finzioni. L’autore, sacerdote della parrocchia di Santa Maria in Valicella a Roma noto per i suoi incontri “Cinque passi al mistero” e per il seguitissimo blog che porta lo stesso nome, ci accompagna in un viaggio al centro del Vangelo con un linguaggio diretto e contemporaneo, che può arrivare a tutti ma che non rinuncia per questo alla bellezza, all’intensità e alla verità della “buona notizia”.

“Io voglio questa buona notizia, solo questa. Io voglio essere regnato da Dio. Io voglio avere Dio per Re. L’unica cosa che mi interessa. Per nient’altro vale la pena vivere.”

Padre Maurzio Botta cerca di restituire il vero volto di Gesù, la Sua vera identità, troppe volte distorta, impoverita. Il Gesù del Vangelo, invece, non può che affascinare per la portata del Suo messaggio e dei Suoi gesti. Ognuno poi può decidere di accoglierlo o di rifiutarlo, in piena libertà.

“C’è un invito rifiutato, un’indelicatezza profonda, un anteporre cose buone e lecite all’immensità del Dono. Ancora una volta una libera scelta. Il problema è che c’era la Roma…”

Il volume, nato in seguito a uno di quegli incontri difficili da definire “casuali” (raccontato nell’introduzione), raccoglie una selezione ragionata degli scritti di padre Maurizio Botta usciti negli ultimi anni nel web. Quello che ne viene fuori è un libro da leggere e rileggere, sottolineare, meditare, da tenere accanto al Vangelo come aiuto per coglierne con umiltà i significati più profondi, per entrare sempre più nel mistero.

“I ‘minuti’ di padre Maurizio sul Vangelo, su Gesù, non potevano rimanere lì, nel suo blog, o in una serie di condivisioni su Facebook, che il più delle volte durano il tempo di un clic. Questo rapporto così vivo e pieno di amore che emerge fra padre Maurizio e Gesù, e Sua Madre, e la Chiesa, non poteva rimanere digitale. Questa fede così incarnata, così fisica, anche quando si esprime in parole, doveva finire su carta. Avere questo libro fra le mani può aiutare tanto, di questo ne sono convinto, e può aiutare tanto soprattutto i più giovani, perché riescano a fare qualche passo in più verso quel Dio che si è fatto uomo per avvicinarsi a tutti loro. A tutti noi.”

(dall’introduzione di Giuseppe Signorin, curatore della collana UOMOVIVO)

 

“Cento minuti sul Vangelo” è disponibile in formato cartaceo e digitale presso lo shop online di Berica Editrice, Amazon e altri store digitali, oppure si può ordinare direttamente in libreria.

(testo di Daniele Chierico)

Negli ultimi giorni mi arzigogolavo su alcuni pensieri… il dibattito si è fatto acceso quando alcuni piccoli esserini neuronici hanno sollecitato le mia cavità cerebrali a porsi alcune domande sull’amore ai tempi di Facebook. Sono uno dei più acerrimi nemici dell’amore nel mondo virtuale, ancor più quando vedo tenere (e meno tenere) effusioni scodinzolare attraverso posticini, fotine e cuoricini. Per carità, sono sordo come una campana agli inviti di FB di farmi esprimere effusioni, eppure ai tempi dei social qualcosa bisogna pur fare. Se uno strumento nato male e usato ancora peggio può servire a fare del bene, cercherò l’impossibile per rendere reale… l’irreale. Ma come?

E così, tra un pensiero e l’altro, mi è balenata l’idea: se vi raccontassi la storia dell’amore più grande attraverso posticini, cuoricini e mi piace? Non scappate… rimanete un po’ con me, ascoltate questa storia…

C’era un ragazzo timido, impacciato, cercava l’amore… Un giorno, dalla finestra della sua stanza vide una nube, ancorò i pensieri sulle soffici superfici e iniziò a viaggiare… Cos’è l’amore? Dall’alto di quella nube vide il mondo… Non c’era nulla che potesse somigliare all’amore: litigi, incomprensioni, separazioni, violenze, guerre… “I sogni mi hanno mentito. Non esiste l’amore!”

Si fermò, gettò l’ancora, accese il PC e iniziò a giocare al suo gioco preferito. Tra un inseguimento e l’altro, dall’Australia al Circuito di Monza, il telefono vibrò.

“Proprio ora che stavo per superare…”

Il telefono vibrò ancora… Lo prese con una mano, con l’altra manovrava alla meno peggio il joystick.

-Un messaggio da Gesù di Nazareth-

“Chi è quel c… che fa questi scherzi? Ma sì, stiamo al gioco… Mi dica Gesù, posso esserle d’aiuto?”

“Ti ho visto prima mentre giravi con la tua nuvola in cerca di risposte e ho deciso di fare un salto da te, se non ti dispiace”

Se era uno scherzo, iniziava a fargli paura, qualsiasi c… potesse essere, aveva il dono di leggere nella mente delle persone.

“Ehm… certo, di preciso cosa vuole?”

“Voglio insegnarti qualcosa sull’Amore, guarda il mio profilo e capirai…”

Senza pensarci due volte cliccò su “Gesù di Nazareth” per vedere quale faccia avesse l’idiota di questo scherzo. Nella foto profilo c’era un ragazzo con una barba appena pronunciata, aria trasandata, gli occhi gonfi di uno che non dorme mai, occhialoni tondi stile Harry Potter.

“Che foto di m…”

Come immagine di copertina dodici persone intorno a un tavolo e quell’idiota della foto lì in mezzo.

“Classica foto da sfigato, a cena con i suoi amici nerd. Chissà quanti sfigati lo seguiranno.”

Le amicizie erano tantissime, cambiavano a ogni aggiornamento. Tra i lavori c’era scritto infermiere… Tra i commenti di tutto e di più: si passava dall’insulto generico (il più usato) a messaggi di puro odio agonistico. Nella lista dei “mi piace” c’erano “i perseguitati”, “gli affamati”, “gli aflitti”, “gli assetati”…

“No, va beh, basta così, questo è fuori…”

Ritornò ai commenti.

“Ora gliene scrivo due io…”, ma mentre scorreva tra le varie risposte, notò un sacco di preghiere e ringraziamenti…

“Non se la cava così male, però, ne ha tanti di amici.”

Scorrendo ancora più in fondo, improvvisamente gli stessi amici che sopra lo ringraziavano e pregavano, iniziavano ad insultarlo. Ma la cosa più sconvolgente erano i suoi gesti: sotto a ogni insulto “una croce”; sotto a ogni ringraziamento “un cuore”; sotto a ogni preghiera “un mi piace”. Ma tra le tante cose più sconvolgenti c’erano le foto in cui era taggato, foto di torture, di ingiustizie, di maltrattamenti… Perché? Cos’ha fatto quest’uomo per essere trattato così?

“Oh ecco, qualcuno di intelligente l’ha chiesto sotto una sua foto.”

C’era una risposta da parte di una certa Maria: “Ha amato così tanto i suoi amici da morire per loro”.

Il ragazzo scioccato corse a chiamare un suo amico e gli chiese: “Vedi pure tu quello che vedo io?”

Tutto sembrava combaciare alla perfezione, il profilo FB sembrava esistere veramente, ma arrivati alla foto del profilo qualcosa non andava.

“Che cosa vedi?”, lo incalzò il ragazzo.

“Vedo un ragazzo alto e biondo, con tanta barba, occhi tristi, sembra che pianga…”

Solo in quel momento capirono che la foto del profilo rifletteva la loro immagine…

Il ragazzo timido tornò al telefono per scrivere a Gesù, ma lui era ormai disconnesso, aveva lasciato questo messaggio: “Se vuoi conoscere l’Amore, lascia tutto, aggiungimi agli amici e seguimi…”