di Giuseppe Signorin

A maggio dell’anno scorso è uscito un libro che da subito ha smosso la curiosità e le coscienze di molti. “Il centuplo quaggiù. Adozioni internazionali e tanta Provvidenza”, il racconto avventuroso di una famiglia alle prese con l’adozione di due bambini in Perù, e una sorpresa finale… Un libro pieno di verità, di emozioni, di riflessioni attorno a un tema delicato ma tanto importante, in particolar modo di questi tempi. E non solo per le coppie che stanno prendendo in considerazione di adottare, ma un po’ per tutti. I due sposi autori, Laura Debolini e Filippo Fiani, stanno girando in lungo e in largo l’Italia, perché di storie così vere e belle evidentemente c’è tanto bisogno e tanta richiesta, soprattutto se condite con quell’umorismo e quella leggerezza che hanno saputo metterci loro. 😎

Vi aspettavate tutto questo?

Laura: L’interesse che si è venuto a creare fa parte di quel “centuplo” di cui parliamo nel libro, come se ne fosse una continuazione. A dire il vero è diventato molto più di “cento volte tanto”, potrei dire “mille volte tanto”, ed è arrivato in maniera del tutto inattesa e insperata.

Filippo: Più di venti presentazioni nel primo anno… un interesse del tutto inaspettato ma gradito, e soprattutto utile, perché in ogni posto in cui siamo stati abbiamo trovato qualcuno che avesse bisogno di conoscere la nostra storia e gli aspetti dell’adozione che raccontiamo.

Signor Fiani, sua moglie non è stanca di seguirla in giro per l’Italia? 😁

Filippo: Non credo. Mia moglie, quando è a casa, fa tutto lei, mentre io cerco di provare più divani possibili. Quando invece andiamo in giro, fa tutto lei lo stesso… pulisce addirittura gli alberghi… Le stesse cose che fa a casa, insomma, le fa anche in giro, quindi penso che per lei non cambi nulla…

Laura: No, anzi, era sempre un problema farlo alzare dal divano, il libro è stato un ottimo pretesto per smuoverlo. Ora devo migliorare le sue capacità organizzative, perché Filippo fissa le date e i luoghi, a me lascia tutto il resto della logistica… figli, bagagli, merende… Devo finire di addestrarlo, poi sarà perfetto…

Perché lo state facendo?

Laura: Per testimoniare che essere famiglia è bello. Pensiamo che diffondere l’idea che genitori si diventa morendo al proprio egoismo sia un’urgenza nel mondo attuale, dove tutto sembra che debba piegarsi alla soddisfazione di bisogni propri, che spesso diventano capricci. Donarsi è l’unico modo per essere felici e noi siamo fatti per essere felici.

Filippo: Per rilanciare l’adozione, per parlarne. In sintonia con Ai.Bi. e gli altri enti che se ne occupano (se possibile anche il Governo, nel momento in cui qualcuno vorrà prendere in considerazione le nostre istanze), pensiamo sia necessario dire con chiarezza che l’adozione è una cosa meravigliosa, far capire alle persone che adottare non è un’opera di bene ma un atto di giustizia.

I momenti più divertenti?

Laura: Quando i nostri figli, direi con “prepotenza”, si riprendono il proprio spazio, ci chiedono di smettere di parlare del libro e ritornano protagonisti. Ci ricordano che tutto quello che abbiamo e che stiamo facendo è grazie a loro.

Filippo: Quando portiamo i nostri figli con noi e durante le presentazioni fanno la spola avanti e indietro per vedere l’effetto che fa… Guardano il pubblico, salutano dal microfono, giocano, scherzano con le persone, vanno in braccio alle coppie che sono in attesa di adozione (a volte fanno anche di queste cattiverie…). Momenti di famiglia vissuti in pubblico che però hanno un sapore di intimità speciale, un’intimità che condividiamo con gli altri perché vogliamo che sappiano quanto è bello e quanto è normale essere una famiglia, anche quando questa famiglia si è formata in maniera un po’ speciale.

I momenti più emozionanti?

Laura: Quando vedo qualche lacrimuccia sui volti del pubblico e magari poi scopro che sono di mamme adottive come me, che hanno vissuto cose simili. Oppure quando ci chiedono di fare una dedica sul libro per poi regalarlo a qualcuno che potrebbe intraprendere la strada dell’adozione.

Filippo: All’inizio avevamo un po’ paura di non essere all’altezza, oppure di apparire pretenziosi, come due che si mettono in mostra, invece le persone capiscono benissimo che il nostro desiderio è condividere qualcosa che non appartiene solo a noi. L’emozione più grande, però, è quando qualche coppia ci contatta privatamente perché vuole saperne di più…

 

“Il centuplo quaggiù” è disponibile in formato cartaceo e ebook.

“Se questo non fosse un paese profondamente, ostinatamente anticristiano, il libro di Paola Belletti se lo litigherebbero a suon di anticipi la Mondadori e la Feltrinelli (e lascia stare che lei pubblicherebbe lo stesso nella collana UOMOVIVO, per amicizia), sarebbe finalista a qualche premione tipo Strega o Campiello, e la intervisterebbero nei salotti buoni in tv”.

Parole tratte da un bellissimo articolo – senza peli sulla lingua e politicamente molto poco corretto… – della nostra amica e musa ispiratrice Costanza Miriano, autrice del best seller “Sposati e sii sottomessa” e definita dal Catholic Herald come “la scrittrice cattolica più pericolosa del mondo”.

Costanza elogia il nuovo libro di Paola Belletti “Siamo donne. Oltre la differenziata c’è di più” e lo fa col suo caratteristico stile intenso e diretto in una recensione a cuore aperto che vi invitiamo a leggere integralmente a questo link. Di seguito riportiamo un altro passo.

Paola Belletti va chirurgicamente a fondo del senso di tutto, la messa e i cartoni, presepi piscine e wi fi, i figli gli amici l’amore, libri e riviste recensite (Cosmopolitan definito fogna glitter è una sintesi mirabile, per esempio), senza escludere dallo sguardo niente di ciò che compone la sua vita. Tutto, nel caos apparente, ha un senso, e non perché ci sia un lavoro di sintesi, ma proprio perché il senso viene fuori, prepotente, dal respiro quotidiano che tutto ricompone al cuore di una vita unificata”.

La nostra vita, la nostra esistenza, può essere una cosa immensa. Libera e piena di meraviglia. Non c’è niente di davvero spaventoso, perché Cristo è Cristo, punto.

Paola Belletti, “Siamo donne. Oltre la differenziata c’è di più”

Condividiamo il meraviglioso articolo che la nostra musa ispiratrice Costanza Miriano ha dedicato all’ultimo libro di Paola Belletti, “Siamo donne”, sul suo blog

Se questo non fosse un paese profondamente, ostinatamente anticristiano, il libro di Paola Belletti se lo litigherebbero a suon di anticipi la Mondadori e la Feltrinelli (e lascia stare che lei pubblicherebbe lo stesso nella collana Uomovivo, per amicizia), sarebbe finalista a qualche premione tipo Strega o Campiello, e la intervisterebbero nei salotti buoni in tv, il che le darebbe una scusa per farsi truccare professionalmente, che è sempre una bella goduria per noi mamme che ci infiliamo matite negli occhi ai semafori.

Prima di tutto perché la sua scrittura, affilata e ricca, precisa e gonfia insieme (non di ritenzione idrica) lo merita, poi perché invece non lo meritano la maggior parte dei libretti italiani oggi in circolazione, balbettanti esercizi di stile sul nulla e dintorni. Invece qualsiasi cretinata radical chic ben pompata da una casa editrice si guadagna l’espositore in libreria, mentre questo meraviglioso Siamo donne, oltre la differenziata c’è di più bisogna un po’ andare a cercarlo.

È un peccato perché Paola Belletti va chirurgicamente a fondo del senso di tutto, la messa e i cartoni, presepi piscine e wi fi, i figli gli amici l’amore, libri e riviste recensite (Cosmopolitan definito fogna glitter è una sintesi mirabile, per esempio), senza escludere dallo sguardo niente di ciò che compone la sua vita. Tutto, nel caos apparente, ha un senso, e non perché ci sia un lavoro di sintesi, ma proprio perché il senso viene fuori, prepotente, dal respiro quotidiano che tutto ricompone al cuore di una vita unificata. Una vita solo apparentemente complicata, alle prese con quattro figli e la malattia, alle prese con il lavoro e la casa e un meraviglioso marito primatista europeo di bradicardia, colui al quale l’umanità intera deve l’invenzione (da parte di sua moglie) della parola divanauro – la figura mitologica metà uomo metà divano – di cui mi sono impossessata. Per salvaguardare la coppia debbo dire che probabilmente la percezione di addivanamento da parte di qualche esemplare di moglie è accentuata dalla sua propria iperattività (leggi: Matteo fa un sacco di cose, siamo noi mogli che ne facciamo sempre una in più: e comunque abbiamo ragione noi).

È un peccato dicevo che non tutti gli italiani, anzi tutti gli umani, leggano questa mappa per la realtà, questo rivelatore di senso in ogni cosa, non per niente Paola è laureata in filosofia alla più antica università del mondo, e le è rimasta attaccato, anche quando si traveste da mamma e da scrittrice e da moglie, questo sguardo chirurgico sul mondo. Cristiano, ma chirurgico.

È vero, lo ammetto, è una delle mie più carissime amiche. È una delle top di gamma (altra espressione di cui le sono debitrice, insieme ad alcuni miei topoi letterari, tipo venire già menate, o invocare il coma farmacologico in attesa della fine dell’adolescenza dei figli) dell’ampio parco amiche, e le voglio bene anche se è molto bella e molto intelligente. Le mie figlie, che essendo femmine devono sapere tutto, mi interrogano spesso sul tema (chi è la tua best friend forever? a chi regaleresti l’anello col cuore a metà come io a Rachele?) e io ogni volta a rispiegare che alla mia età puoi avere anche molte amiche pari merito, mentre invece è meglio che di marito ce ne sia uno solo, e che alle amiche a pari merito – se proprio hanno bisogno che io faccia una classifica – posso assegnare a ciascuna delle competenze specifiche. Bene, Paola è la persona che più capisce il dolore in assoluto. E’ una persona così mirabilmente fatta, che se le dici che hai un problema lei si chiede “cosa possiamo fare?”. Cioè, capito?, il tuo problema è anche il suo (posso vendere il suo numero di telefono a una cifra ragionevole, scrivere in privato). Comunque, sì, è una delle mie più carissime amiche. Ma non è per questo che trovo il suo libro meraviglioso. E’ perché contiene, a ogni pagina, almeno una perla. Come questa.

“Ogni tanto ho una specie di intuizione, che forse è più il ricordo di qualcosa che qualcuno mi ha insegnato. La vita, nella conoscenza che tenta sempre più di approssimarsi a Dio, che frequenta Cristo nel suo modo di essere presente davvero, chiuso nelle apparenze povere dei sacramenti eppure come pronte a esplodere per la gloria che racchiudono, e della realtà, la nostra vita, la nostra esistenza, può essere una cosa immensa. Libera e piena di meraviglia. Non c’è niente di davvero spaventoso, perché Cristo è Cristo, punto”.

Riportiamo parte dell’articolo/intervista che La Nuova Bussola Quotidiano ha dedicato all’ultimo libro uscito nella collana UOMOVIVO, “Mamma Mongolfiera” di Marcella Manghi

Marcella Manghi, ma da dove l’è venuta l’associazione fra mamma e mongolfiera? Che cosa sta a rappresentare?
L’idea è nata un paio di anni fa. Avevo letto della sempre maggiore diffusione di questi genitori, battezzati come «elicotteri». L’elicottero pattuglia, sorveglia, è sempre pronto a intervenire a ogni difficoltà. Io mi sentivo all’opposto… Da qui l’idea di essere molto più simile a una «mongolfiera». La mongolfiera è l’opposto dell’elicottero: la mongolfiera si alza, prende il volo, osserva ma a distanza. Credo che il rapporto genitore-figlio debba essere questo: io genitore ti do gli strumenti per cavartela da solo e poi prendo le distanze. Ti guardo dall’alto. Non ti trascuro, ma cerco di non intervenire per toglierti le fatiche che puoi portare.

È, quindi, il suo, un saggio sulla relazione madri-figli?
No, per nulla! Niente teoria, solo pratica. Pratica quotidiana. Una madre narra con ironia una giornata di ordinaria sopravvivenza con i figli. Ci sono discussioni, dialoghi, porte che sbattono… A tenere le fila e a sdrammatizzare c’è mamma mongolfiera, che è presente ma sta attenta a non sostituirsi ai ragazzi. Questo per renderli sempre più autonomi, responsabili. Prendere le distanze non significa abbandonare, ma rendere indipendenti. Diciamo che è una mamma «diversamente presente». L’unità narrativa si snoda tutta intorno a un giorno esatto. Ventiquattro ore raccontate da una madre che si muove per tentativi e nella consapevolezza della propria imperfezione.

A chi è consigliato?
Un po’ a tutti. Alle madri, ovviamente in primis. Ogni madre – leggendolo – ritrova un pezzo di sé stessa. La mamma imperfetta della porta accanto che inventa soluzioni di sopravvivenza, non fa mistero delle proprie peculiarità o dei propri capricci di donna. Quando dico che lo consiglio a tutti è perché – seppur con ironia – raccoglie una sfida attualissima: essere madri presenti senza diventare «chiocce» o «tigri», senza crescere figli «sdraiati», per dirla alla Michele Serra. Il punto è trovare il giusto equilibrio tra controllare e lasciar andare. Il tema dell’educazione oggi ci abbraccia tutti, perché le conseguenze ricadono sulla società nella sua globalità.

Che cosa significa che i figli crescono nonostante i genitori?
È provocatorio. È chiaro che un genitore che dà il buon esempio è meglio di un altro. Ma la spinta propulsiva, quella che fa crescere i figli è una spinta che viene dai figli stessi, e non dai genitori. I figli non crescono «grazie» ai genitori, crescono comunque. Tanto vale scommettere sulle loro capacità. È un rischio che vale la pena correre.

È uscito il nuovo libro della collana UOMOVIVO, “Mamma Mongolfiera …perché i figli crescono nonostante i genitori” di Marcella Manghi, 24 ore di un genitore alle prese con i suoi tre figli – Sonoio, Faccioio, Cisonoancheio – fra mille discussioni, cartelle e colazioni. Obiettivo? Cercare la giusta distanza per farli crescere e sbocciare.

Una stay-at-home mum della porta accanto, in questo caso però sotto una forma anomala… quella della “mamma mongolfiera”. Quella tipologia di genitore che non sta sempre lì con il fiato sul collo come un reporter di guerra, opposto speculare del genitore “elicottero”, che invece ronza di continuo attorno ai figli, vigile, allerta, sempre pronto a intervenire se qualcosa sembra mettersi storto.

Si può ancora essere madri presenti senza diventare chiocce o tigri, senza crescere figli sdraiati, decisi a detenere il record negativo di trentenni-ancora-nel-nido?

La sfida dura un giorno esatto. Tra sceneggiate di gelosia, regole che si ribaltano, porte che sbattono, capricci incalzanti e sonni interrotti non tira una bella aria. Mamma Mongolfiera si ritrova in preda alle correnti: oscilla, vacilla, sbanda. Riuscirà a non cadere?

Bio dell’autrice

Marcella Manghi, classe 1974, è parmense di nascita e milanese d’adozione. Si è laureata in Matematica presso l’Università di Parma e ha terminato gli studi con un master in Business Administration. Dopo un breve periodo da analista marketing in Vodafone, ha fondato una piccola società per la produzione dei primi booktrailer. Appassionata di foto e viaggi, ha vissuto un anno in Silicon Valley. Da dieci anni scrive di costume e società per quotidiani on-line. Il suo primo libro “Via col tempo” è stato pubblicato nel 2009 da Edizioni Ares e successivamente “Qualcosa di diverso” nel 2013. Oggi abita a Milano con il marito e i tre figli.

Come molti di voi sapranno, il progetto dei Mienmiuaif non è solo musicale ma anche editoriale, riguarda infatti una collana di libri, “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio”, edita da Berica Editrice.

Il nome è un omaggio al capolavoro di Gilbert Keith Chesterton, “MANALIVE”, in cui sono presenti in dosi massicce tutti gli elementi della collana: l’umorismo, la vita di coppia e Dio. La missione? Puntare “una pistola alle tempie dell’uomo moderno. Non per ucciderlo, ma per riportalo alla vita!” (GKC)

Se non sapete cosa regalare per Natale e al tempo stesso volete darci una mano a portare avanti il nostro progetto, abbiamo pensato insieme a Berica Editrice di proporre i bestseller della collana UOMOVIVO “Osservazioni di una mamma qualunque” di Paola Belletti, “Lettere a una moglie (ovvero la genesi del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif)” di Giuseppe Signorin, “Cento minuti sul Vangelo. Per capire chi è Lui” di padre Maurizio Botta, “Il centuplo quaggiù. Adozioni internazionali e tanta Provvidenza” di Laura Debolini e Filippo Fiani – scontati fino al 21 dicembre, da 14 euro a 11!

Potete accedere alla promozione cliccando qui.

Condividiamo la bellissima prefazione della scrittrice Annalisa Sereni al nuovo libro della nostra compagna di avventure Paola Belletti, “Siamo donne. Oltre la differenziata c’è di più”, da oggi disponibile in formato cartaceo e ebook nello shop online di Berica Editrice e su tutte le altre piattaforme digitali, oppure richiedendolo in libreria.

«V’è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico Betzaetà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. [Un angelo infatti in certi momenti discendeva nella piscina e agitava l’acqua; il primo ad entrarvi dopo l’agitazione dell’acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto]».

Vangelo di Giovanni 5,1-4

Sono stata fortunata: ero vicina alla piscina quando l’angelo ha smosso l’acqua e un’amica, la Paola, mi ha fatto immergere per prima. Mi ci ha buttata dentro, dicendo «Leggi, così guarisci. Quantomeno migliori. E l’angelo farà la sua parte». E grazie, lei lo sapeva. La piscina era roba sua. Forse anche l’ala dell’angelo era sua.

E io, nuotando tra le pagine (stampo tutto, sempre, ho stampato anche il tuo libro quando mi hai mandato le bozze. Ma non ho messo i numeri, per cui ci ho nuotato veramente in mezzo), ho capito quanto le parole fossero te, l’autrice.

Perché, vedete, lei, la Paola, è così.
Ci siamo conosciute di persona a un incontro in cui parla- vano di altri nostri libri. Io con un gambone ingessato. Lei bellissima, forte, solare. Incredibilmente sorridente. E sorridente ha parlato lì a me e alle altre persone e ha svelato il suo cuore adamantino, il suo dolore di madre acuminato e ancora più splendente di lacrime infinite.
E SEMPRE sorridente ha chiesto preghiere.

CON QUEL SORRISO ha forzato il blocco, lei, ha superato il rispetto umano e la paura e si è lanciata senza rete tra le braccia di chi l’ascoltava ma soprattutto ha rivelato di stare al sicuro tra quelle amorose di suo Padre Dio che la sorregge e accoglie ogni singolo infinito istante.

Del resto ha gli occhi aperti e lo sguardo profondo, lei, per leggere la realtà. Oh, potrebbe piangere, urlare, battere i pugni e a volte nel segreto lo fa. Lo so. Lo dice. Ma poi la Paola sorride e affila di nuovo la sua anima con il dolore di madre privilegiata dall’amore per il figlio… bello bellissimo e provato infinitamente. E legge ancora Dio in ciò che vede. E ce lo indica.

Anche in questo suo libro lo fa. È un testo profondo, fuori dagli schemi. Bello e potente. Come lei sorridente. Tuffatevici dentro e non ve ne pentirete.
Forse ne uscirete scalfiti. Probabilmente sanati. Sicuramente grati.

Stavolta sarò io l’amica che vi spinge, ma Paoladi nuovo l’angelo che smuove le acque.

 

Breve invito alla lettura di “Siamo donne. Oltre la differenziata c’è di più” di Paola Belletti, in uscita il 23 novembre in esclusiva nello shop online di Berica Editrice e a partire dal 4 dicembre dappertutto.

Un libro fin dal titolo pieno di ironia e autoironia, che ha il coraggio di andare fino in fondo e toccare temi che scottano. A partire da quell’ecologia integrale a cui Papa Francesco ha dedicato un’Enciclica intera, la Laudato si’. Quell’ecologia che non separa gli ambiti ma li tiene uniti: ecologia ambientale, economica, sociale, culturale… L’ecologia umana, l’ecologia del “cuore” umano, da cui viene tutto il resto. E lo fa in un’ottica femminile. Quasi un manifesto per donne orgogliose di essere tali. Vere femministe.

Un libro che non è un saggio ma un insieme di prose filosofiche, poetiche, narrative, giornalistiche… scritte dall’autrice col suo inconfondibile stile nel corso degli ultimi anni, selezionate e divise in quattro sezioni:

1. Ecologia femminile, in cui si parla più espressamente di donne: la loro identità, il loro compito, il loro corpo, la loro anima;

2. Ecologia famigliare, perché non si può essere umani senza un contesto famigliare… e le donne in questo contesto hanno sicuramente un ruolo privilegiato;

3. Ecologia pro-life, la cura della vita – in particolare in relazione all’aborto, che tocca più direttamente le donne (anche se ovviamente non solo). Non si può essere ossessionati dalla raccolta differenziata e poi fregarsene se ammazziamo i cuccioli d’uomo prima che vengano alla luce;

4. Ecologia spirituale, perché al centro e alla base di tutto c’è il rapporto con Dio, e quindi la religione, la riflessione filosofica, le domande cardine dell’esistenza.

Giuseppe Signorin, pseudo chitarrista dei Mienmiuaif e curatore (da curare) della collana UOMOVIVO di Berica Editrice.

Nato dopo un'”apparizione” in una chiesa di Roma, “Il centuplo quaggiù. Adozioni internazionali e tanta Provvidenza” è uno dei titoli della collana che “curiamo” per Berica Editrice, “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio”. Un libro pieno di risate e lacrime. Abbiamo fatto qualche domanda agli autori, Laura Debolini e Filippo Fiani.

Perché un libro sulle adozioni internazionali?

Laura: Perché, come dice Giovanni nella sua prima lettera, quello che abbiamo visto, sentito, sperimentato, noi ve lo annunciamo! E noi abbiamo visto, sentito e sperimentato che aprirsi al dono della fecondità, al bello di diventare genitori accogliendo un figlio che viene da lontano, aveva bisogno di essere raccontato. Troppe volte si sente solo parlare di adozione come un “problema” con un alone di tristezza e rassegnazione intorno che non fa giustizia a questi figli “che una cicogna un po’ sbadata” aveva consegnato dall’altra parte del pianeta.

Filippo: Perché l’adozione è qualcosa che fa parte della nostra vita e che farà parte della vita di sempre più persone. Dati alla mano, il rapporto tra figli adottati e figli nati sta aumentando notevolmente nonostante ci siano pressioni contro questa pratica lodevole e filantropica. Vogliamo ridimensionare il “mostro” che viene presentato e infondere coraggio a chi dovrà affrontare questo percorso, rassicurando sul fatto che le muraglie insormontabili che appaiono all’orizzonte sono solo questioni di prospettiva.

A chi vi rivolgete?

L: A chiunque voglia riflettere sul tema della genitorialità, della fertilità e fecondità di coppia. A chiunque si sente in dovere di aprire bocca sull’argomento senza saperne assolutamente nulla. Ma soprattutto a chi vuole costruire la propria famiglia aperta a quei figli che Dio vorrà donare loro e che hanno bisogno di pensare a come possono arrivare. In generale ci rivolgiamo a tutte quelle coppie che dovranno, volenti o nolenti, affrontare il tema della sterilità, viste le statistiche in aumento. Questo testo, serio ma anche ironico, vuole essere uno spunto di riflessione. Può essere anche un aiuto a chi si trova nella condizione di accompagnare i fidanzati in preparazione al matrimonio, parlando di apertura alla vita e di moralità di determinate scelte.

F: Sì, quello è il target dei lettori, ma il libro è stato scritto anche con l’intenzione di denunciare in modo soft alcune lacune del sistema e il tentativo di stravolgere la legge a favore dell’egoismo che alcuni adulti mostrano nel pensare di poter ottenere dei figli come single o come coppie dello stesso sesso. La legge tutela il minore e va bene così, è lui che deve ritrovare una famiglia integra e possibilmente stabile, né super, né menomata. Quindi il libro è stato scritto anche per gli addetti ai lavori e per i legislatori, perché capiscano che il buonismo non fa il gioco degli orfani.

Perché uno stile umoristico per parlare di questi temi?

L: Perché il serio già ce lo mettono certe facce che si incontrano durante il percorso, noi vogliamo alleggerire senza essere superficiali un discorso che altri tentano di far diventare gravoso, pesante, tanto da essere improponibile e impercorribile.

F: È umoristico perché noi siamo stati e siamo allegri, non potevamo omettere le scene realmente comiche che nonostante tutto si sono verificate in questi viaggi. Insomma le situazioni erano gravi ma non serie.

Come sta andando questa missione di coppia in giro per l’Italia? Cosa vi colpisce di più?

L: Andare in giro è una bellissima occasione per ritagliarsi un tempo per noi senza figli (il che parrebbe una contraddizione visto il tema del libro). Gli inviti stanno arrivando da tante parti, non ci saremmo mai immaginati un tale successo. Ci colpisce l’interesse che dimostrano le persone attraverso le domande che vengono fatte a ogni incontro, ci colpisce quanto questo tema sia ignorato, soprattutto negli aspetti più tecnici, e la speranza che riusciamo a dare ad alcune coppie solo per il fatto di dimostrare che “si può fare”. Spesso chi viene ad ascoltarci perché vuole intraprendere il cammino dell’adozione ha proprio bisogno di “compagnia”, di un suggerimento e il fatto che venga da noi dimostra la loro totale solitudine, almeno nell’ambito dell’adozione, quindi manca l’intervento dei servizi sociali.

F: Bene, bei viaggi, cene gratis, tanti amici e di conseguenza alcuni nemici. Stiamo entrando a pieno titolo nell’elenco degli omofobi più pericolosi d’Italia perché sosteniamo che un bimbo, a maggior ragione se abbandonato, abbia bisogno di una madre e di un padre, una femmina e un maschio. Ma era da mettere in conto, se volevamo piacere a tutti avremmo dovuto scrivere un libro sulla Nutella.

Filippo, è vero che sei apparso ai curatori della collana UOMOVIVO!? (Ciò è avvenuto lo scorso anno, in una chiesa di Roma, dove per la prima volta i Mienmiuaif videro il sig. Fiani. A dire il vero fu la cantante a vederlo per prima e disse allo pseudo chitarrista: “Ho visto Fiani”. A quel punto lo pseudo chitarrista si girò e vide anche lui il sig. Fiani. Poi la visione si trasformò in conversazione e quello fu l’inizio della fine… Nota degli intervistatori).

F: Gli altri Santi erano impegnati in una riunione sindacale riguardo i turni di lavoro (che in Paradiso sembra durino un’eternità) e c’era bisogno di dare un segno divino, tangibile, per i Mienmiuaif – noti in tutto il mondo come il duo con l’anello. C’è rimasto da capire se aver mandato me significa approvazione o disapprovazione…

L: In compenso io li ho visti (lui e signora) apparire a casa nostra! Più volte!

 

 

Condividiamo un capitolo del libro più igienico dell’anno, “Shampoo. Non è un problema di forfora, ma di pace coniugale” di Paolo Pugni, ultima uscita della collana che i Mienmiuaif “curano” (pur essendo ovviamente loro da curare) per Berica Editrice, “UOMOVIVO”.

DONNE E MOTORI

Che le donne siano il vero motore della vita e siano superiori agli uomini lo chiarisce fin dall’inizio anche la Bibbia.

Perché la storia del peccato originale mica è lì per parlare male delle donne. Tutt’altro! Anzi, mostra l’estrema fragilità degli uomini. Che prima non sono accanto alla loro donna quando c’è bisogno, e poi, nel momento della responsabilità, non sanno che fuggire di nuovo, questa volta nella vigliaccheria.

Che cosa replica Adamo a Dio quando gli chiede di rispondere della trasgressione? È stata LEI, quella che TU mi hai messo accanto. Come a dire: vedetevela voi, io che c’entro?

E questo spazza via ogni dubbio su chi sia più debole.

Ma c’è di più. Perché si tratta di capire chi conti maggiormente. Senza dubbio la donna. È a lei, infatti, che il diavolo si rivolge, astuto com’è. Perché a parti invertite non avrebbe funzionato.

Immaginatevi la scena.

In qualche modo il serpente inganna Adamo e gli rifila la mela. Lui bello tronfio se ne va da Eva (sicuramente in mille faccende affaccendata, senza tempo da perdere in giro per il giardino) e le dice: “Guarda qua che cos’ho!”.

Lei gli rivolge un breve sguardo ironico, mentre continua a occuparsi di fiori e piante.

“Che cosa c’è Adamo?”, gli chiede dopo un attimo, un po’ scocciata.

“Un frutto!”, esclama lui altezzoso.

“Ma non è quello che ti avevo chiesto!”, replica lei. “Ero stata molto precisa, ti avevo dato tutte le indicazioni. Nel terzo filare, la seconda pianta, il ramo più in basso”.

“Si, ma…”.

“Ma un corno! Non fai mai quello che ti chiedo!”, esplode lei con le mani sui fianchi. “E sì che avevi anche preso appunti. Dove hai messo la lista?”.

“Ma io pensavo…”.

“Ecco il problema!”.

“E poi lui mi ha detto…”.

“Lui chi? Ti sei fermato ancora al bar? Mi avevi promesso! E poi vorresti dire che quello che ti raccontano conta più di quello che ti chiedo io?”.

“Ma no, Eva, ci mancherebbe. È che lui… il bene e il male… essere come Dio…”.

“Adamo, ancora con questa storia! Ma come te lo devo dire di lasciar perdere questi discorsi senza concretezza! Il bene, il male, la teologia! Con tutto quello che abbiamo da fare! Sempre lì a correre dietro ai sogni!”.

“E adesso?”.

“Adesso lascia lì quella roba e vieni a darmi una mano, dai”.

A quel punto, cosa credete che avrebbe fatto Adamo? Avrebbe buttato via il frutto e si sarebbe messo al lavoro, dimenticandosi in breve tempo dove l’aveva lasciato…

E noi saremmo tutti ancora nel giardino dell’Eden.

 

“Shampoo” è disponibile anche su Amazon e sugli altri principali shop digitali, oppure potete ordinarlo in libreria. Acquistandolo ci date una mano nel nostro progetto .