di Giuseppe Signorin, pseudo chitarrista dei Mienmiuaif e curatore della collana UOMOVIVO

È quasi Natale e la collana UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio, ispirata allo scrittore inglese G. K. Chesterton, sta per concludere la sua terza stagione.

Il progetto ha raggiunto di anno in anno traguardi più importanti e inaspettati, in un contesto generale molto difficile, il che rappresenta sicuramente un piccolo miracolo.

Dopo due stagioni – 2016 e 2017 – in cui ci siamo fatti conoscere nel panorama dell’editoria cattolica, il 2018 ha visto un notevole salto in avanti, soprattutto grazie all’uscita del primo libro di un autore straniero, “Il mistero della donna” di Jo Croissant(prefazione di Costanza Miriano), che ha avuto fin da subito un notevole successo, tanto da finire nella top 20 generale di Amazon.

Ma anche i due libri rivolti a mamma e papà con cui abbiamo inaugurato l’annata – “Mamma mongolfiera …perché i figli crescono nonostante i genitori” di Marcella Manghi e “Papà senza controllo. O dell’essere padri e non Padreterni” di Andrea Torquato Giovanoli – sono stati per noi motivo di grande soddisfazione: parlare di questi temi in maniera genuina e diretta e in un’ottica cristiana, come stiamo cercando di fare, è oggi una sfida che abbiamo lanciato convinti che sia urgente, e pure un po’ rivoluzionaria.

Con questo spirito ha preso vita un progetto nel progetto, “Underground”, una pubblicazione annuale collettiva con l’obiettivo di proporre un’alternativa culturale fondata sulla radicalità del messaggio cristiano. Il primo volume, “Santi ribelli”, raccoglie testi di vario genere e lunghezza sulle vere personalità “underground” della storia: i santi. Sono infatti loro i “ribelli”, quelli che vanno controcorrente.

Come curatore della collana non posso che dire grazie a tutta la squadra di Berica Editrice, a tutti gli autori (e traduttori) e a tutte le persone che stanno contribuendo affinché questo sogno sotto forma di libri continui a essere realtà. Ringrazio anche la mia mogliettina Anita, con cui stiamo girando l’Italia in veste di marito-moglie band (dal nome incomprensibile Mienmiuaif) proponendo le nostre canzoni e i libri UOMOVIVO. Per finire, ringrazio lo sponsor degli sponsor, san Giuseppe, a cui astutamente ho affidato il tutto.

 

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26 luglio-26 agosto: un mese di sconti (a questo link) per gli ebook della collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio”, il nostro progetto di libri per la famiglia.

Da Paola Belletti con “Osservazioni di una mamma qualunque”, un vero e proprio best seller per una piccola avventura editoriale come la nostra, e “Siamo donne”, che secondo Costanza Miriano dovrebbe essere finalista “a qualche premione tipo Strega o Campiello”, alle meditazioni sulla Parola di Dio di padre Maurizio Botta, uno dei più bravi e noti predicatori italiani, raccolte in “Cento minuti sul Vangelo”.

E poi la traduttrice di Chesterton, Annalisa Teggi, col suo meraviglioso e folle “Siamo tutti fuori”, il sociologo Emiliano Fumaneri con l’intrigante “Le nuove lettere di Berlicche”, il giovane Edoardo Dantonia con il western metafisico “Rivolta alla Locanda”, il duo dallo strano nome Mienmiuaif con il demenziale “Lettere a una moglie”, la geniale coppia di sposi Laura Debolini e Filippo Fiani con il loro avventuroso racconto di adozioni internazionali “Il centuplo quaggiù”, il coraggiosissimo “padre e non Padreterno” Andrea Torquato Giovanoli con “Papà senza controllo”, l’igienico e ironico Paolo Pugnicon “Shampoo”, l’esilarante e leggerissima Marcella Manghi con “Mamma Mongolfiera”…

Non perdeteveli, comodi a questo link (basta cliccare sopra questa frase😀) in formato ebook, sia ePub che Kindle.

di Giuseppe Signorin

Come molti di voi sapranno, il progetto dei Mienmiuaif non è solo musicale. Fin dall’inizio io e Anita abbiamo avuto il desiderio di proporre un’alternativa alla cultura oggi dominante, soprattutto attraverso le nostre canzoni un po’ strampalate, ma anche tramite un’altra grande passione: i libri.

E allora, provvidenzialmente, è nata UOMOVIVO, una collana edita da Berica Editrice sotto il patrocinio di San Giuseppe, che prende il nome da un capolavoro di Gilbert Keith Chesterton, in cui sono presenti in dosi massicce tutti gli elementi di quest’avventura: l’umorismo, la vita di coppia e Dio.

Abbiamo pubblicato, nel corso degli ultimi tre anni, tante opere di cui siamo orgogliosi, di autori coraggiosi e talentuosi del calibro di padre Maurizio Botta, Paola Belletti (con un primo e un secondo libro), il duo Laura Debolini & Filippo Fiani, Edoardo Dantonia, Emiliano Fumaneri, Marcella Manghi, Paolo Pugni, Annalisa Teggi, Andrea Torquato Giovanoli… (e pure lo pseudo-chitarrista dei Mienmiuaif…).

Il progetto è cresciuto e sta crescendo, gli autori stanno girando in tutta Italia, grazie ad abbondanti aiuti celesti e a voi lettori. Proporre libri, oggi, è una follia. Sotto tanti punti di vista. Ma noi abbiamo tutte le intenzioni di continuare, al Capo piacendo.

A settembre uscirà il primo libro di un’autrice straniera, fra i fondatori della Comunità delle Beatitudini: Jo Croissant. Un’opera sulle donne con prefazione di Costanza Miriano, che ci ha sempre sostenuto come solo lei sa fare (grazie Costanza!), e traduzione di Giovanni Marcotullio (grazie Giovanni!). Insomma: cose da non credere! (ma noi crediamo!).

Intanto, FINO AL 21 GIUGNO, abbiamo pensato di agevolare il vostro procacciamento di libri per l’estate, dando al contempo una mano alla piccola editoria, che per sopravvivere oggi deve fare i salti mortali.

È possibile acquistare TUTTI I LIBRI UOMOVIVO A 11 EURO INVECE DI 14 direttamente nel sito di Berica Editrice a questo LINK. 

Ecco, se vi va di darci una mano e avere fra le mani qualcosa di cui (speriamo!) non vi pentirete, questi sono i giorni giusti ;).

di Giuseppe Signorin

A maggio dell’anno scorso è uscito un libro che da subito ha smosso la curiosità e le coscienze di molti. “Il centuplo quaggiù. Adozioni internazionali e tanta Provvidenza”, il racconto avventuroso di una famiglia alle prese con l’adozione di due bambini in Perù, e una sorpresa finale… Un libro pieno di verità, di emozioni, di riflessioni attorno a un tema delicato ma tanto importante, in particolar modo di questi tempi. E non solo per le coppie che stanno prendendo in considerazione di adottare, ma un po’ per tutti. I due sposi autori, Laura Debolini e Filippo Fiani, stanno girando in lungo e in largo l’Italia, perché di storie così vere e belle evidentemente c’è tanto bisogno e tanta richiesta, soprattutto se condite con quell’umorismo e quella leggerezza che hanno saputo metterci loro. 😎

Vi aspettavate tutto questo?

Laura: L’interesse che si è venuto a creare fa parte di quel “centuplo” di cui parliamo nel libro, come se ne fosse una continuazione. A dire il vero è diventato molto più di “cento volte tanto”, potrei dire “mille volte tanto”, ed è arrivato in maniera del tutto inattesa e insperata.

Filippo: Più di venti presentazioni nel primo anno… un interesse del tutto inaspettato ma gradito, e soprattutto utile, perché in ogni posto in cui siamo stati abbiamo trovato qualcuno che avesse bisogno di conoscere la nostra storia e gli aspetti dell’adozione che raccontiamo.

Signor Fiani, sua moglie non è stanca di seguirla in giro per l’Italia? 😁

Filippo: Non credo. Mia moglie, quando è a casa, fa tutto lei, mentre io cerco di provare più divani possibili. Quando invece andiamo in giro, fa tutto lei lo stesso… pulisce addirittura gli alberghi… Le stesse cose che fa a casa, insomma, le fa anche in giro, quindi penso che per lei non cambi nulla…

Laura: No, anzi, era sempre un problema farlo alzare dal divano, il libro è stato un ottimo pretesto per smuoverlo. Ora devo migliorare le sue capacità organizzative, perché Filippo fissa le date e i luoghi, a me lascia tutto il resto della logistica… figli, bagagli, merende… Devo finire di addestrarlo, poi sarà perfetto…

Perché lo state facendo?

Laura: Per testimoniare che essere famiglia è bello. Pensiamo che diffondere l’idea che genitori si diventa morendo al proprio egoismo sia un’urgenza nel mondo attuale, dove tutto sembra che debba piegarsi alla soddisfazione di bisogni propri, che spesso diventano capricci. Donarsi è l’unico modo per essere felici e noi siamo fatti per essere felici.

Filippo: Per rilanciare l’adozione, per parlarne. In sintonia con Ai.Bi. e gli altri enti che se ne occupano (se possibile anche il Governo, nel momento in cui qualcuno vorrà prendere in considerazione le nostre istanze), pensiamo sia necessario dire con chiarezza che l’adozione è una cosa meravigliosa, far capire alle persone che adottare non è un’opera di bene ma un atto di giustizia.

I momenti più divertenti?

Laura: Quando i nostri figli, direi con “prepotenza”, si riprendono il proprio spazio, ci chiedono di smettere di parlare del libro e ritornano protagonisti. Ci ricordano che tutto quello che abbiamo e che stiamo facendo è grazie a loro.

Filippo: Quando portiamo i nostri figli con noi e durante le presentazioni fanno la spola avanti e indietro per vedere l’effetto che fa… Guardano il pubblico, salutano dal microfono, giocano, scherzano con le persone, vanno in braccio alle coppie che sono in attesa di adozione (a volte fanno anche di queste cattiverie…). Momenti di famiglia vissuti in pubblico che però hanno un sapore di intimità speciale, un’intimità che condividiamo con gli altri perché vogliamo che sappiano quanto è bello e quanto è normale essere una famiglia, anche quando questa famiglia si è formata in maniera un po’ speciale.

I momenti più emozionanti?

Laura: Quando vedo qualche lacrimuccia sui volti del pubblico e magari poi scopro che sono di mamme adottive come me, che hanno vissuto cose simili. Oppure quando ci chiedono di fare una dedica sul libro per poi regalarlo a qualcuno che potrebbe intraprendere la strada dell’adozione.

Filippo: All’inizio avevamo un po’ paura di non essere all’altezza, oppure di apparire pretenziosi, come due che si mettono in mostra, invece le persone capiscono benissimo che il nostro desiderio è condividere qualcosa che non appartiene solo a noi. L’emozione più grande, però, è quando qualche coppia ci contatta privatamente perché vuole saperne di più…

 

“Il centuplo quaggiù” è disponibile in formato cartaceo e ebook.

“Se questo non fosse un paese profondamente, ostinatamente anticristiano, il libro di Paola Belletti se lo litigherebbero a suon di anticipi la Mondadori e la Feltrinelli (e lascia stare che lei pubblicherebbe lo stesso nella collana UOMOVIVO, per amicizia), sarebbe finalista a qualche premione tipo Strega o Campiello, e la intervisterebbero nei salotti buoni in tv”.

Parole tratte da un bellissimo articolo – senza peli sulla lingua e politicamente molto poco corretto… – della nostra amica e musa ispiratrice Costanza Miriano, autrice del best seller “Sposati e sii sottomessa” e definita dal Catholic Herald come “la scrittrice cattolica più pericolosa del mondo”.

Costanza elogia il nuovo libro di Paola Belletti “Siamo donne. Oltre la differenziata c’è di più” e lo fa col suo caratteristico stile intenso e diretto in una recensione a cuore aperto che vi invitiamo a leggere integralmente a questo link. Di seguito riportiamo un altro passo.

“Paola Belletti va chirurgicamente a fondo del senso di tutto, la messa e i cartoni, presepi piscine e wi fi, i figli gli amici l’amore, libri e riviste recensite (Cosmopolitan definito fogna glitter è una sintesi mirabile, per esempio), senza escludere dallo sguardo niente di ciò che compone la sua vita. Tutto, nel caos apparente, ha un senso, e non perché ci sia un lavoro di sintesi, ma proprio perché il senso viene fuori, prepotente, dal respiro quotidiano che tutto ricompone al cuore di una vita unificata”.

La nostra vita, la nostra esistenza, può essere una cosa immensa. Libera e piena di meraviglia. Non c’è niente di davvero spaventoso, perché Cristo è Cristo, punto.

Paola Belletti, “Siamo donne. Oltre la differenziata c’è di più”

Condividiamo il meraviglioso articolo che la nostra musa ispiratrice Costanza Miriano ha dedicato all’ultimo libro di Paola Belletti, “Siamo donne”, sul suo blog

Se questo non fosse un paese profondamente, ostinatamente anticristiano, il libro di Paola Belletti se lo litigherebbero a suon di anticipi la Mondadori e la Feltrinelli (e lascia stare che lei pubblicherebbe lo stesso nella collana Uomovivo, per amicizia), sarebbe finalista a qualche premione tipo Strega o Campiello, e la intervisterebbero nei salotti buoni in tv, il che le darebbe una scusa per farsi truccare professionalmente, che è sempre una bella goduria per noi mamme che ci infiliamo matite negli occhi ai semafori.

Prima di tutto perché la sua scrittura, affilata e ricca, precisa e gonfia insieme (non di ritenzione idrica) lo merita, poi perché invece non lo meritano la maggior parte dei libretti italiani oggi in circolazione, balbettanti esercizi di stile sul nulla e dintorni. Invece qualsiasi cretinata radical chic ben pompata da una casa editrice si guadagna l’espositore in libreria, mentre questo meraviglioso Siamo donne, oltre la differenziata c’è di più bisogna un po’ andare a cercarlo.

È un peccato perché Paola Belletti va chirurgicamente a fondo del senso di tutto, la messa e i cartoni, presepi piscine e wi fi, i figli gli amici l’amore, libri e riviste recensite (Cosmopolitan definito fogna glitter è una sintesi mirabile, per esempio), senza escludere dallo sguardo niente di ciò che compone la sua vita. Tutto, nel caos apparente, ha un senso, e non perché ci sia un lavoro di sintesi, ma proprio perché il senso viene fuori, prepotente, dal respiro quotidiano che tutto ricompone al cuore di una vita unificata. Una vita solo apparentemente complicata, alle prese con quattro figli e la malattia, alle prese con il lavoro e la casa e un meraviglioso marito primatista europeo di bradicardia, colui al quale l’umanità intera deve l’invenzione (da parte di sua moglie) della parola divanauro – la figura mitologica metà uomo metà divano – di cui mi sono impossessata. Per salvaguardare la coppia debbo dire che probabilmente la percezione di addivanamento da parte di qualche esemplare di moglie è accentuata dalla sua propria iperattività (leggi: Matteo fa un sacco di cose, siamo noi mogli che ne facciamo sempre una in più: e comunque abbiamo ragione noi).

È un peccato dicevo che non tutti gli italiani, anzi tutti gli umani, leggano questa mappa per la realtà, questo rivelatore di senso in ogni cosa, non per niente Paola è laureata in filosofia alla più antica università del mondo, e le è rimasta attaccato, anche quando si traveste da mamma e da scrittrice e da moglie, questo sguardo chirurgico sul mondo. Cristiano, ma chirurgico.

È vero, lo ammetto, è una delle mie più carissime amiche. È una delle top di gamma (altra espressione di cui le sono debitrice, insieme ad alcuni miei topoi letterari, tipo venire già menate, o invocare il coma farmacologico in attesa della fine dell’adolescenza dei figli) dell’ampio parco amiche, e le voglio bene anche se è molto bella e molto intelligente. Le mie figlie, che essendo femmine devono sapere tutto, mi interrogano spesso sul tema (chi è la tua best friend forever? a chi regaleresti l’anello col cuore a metà come io a Rachele?) e io ogni volta a rispiegare che alla mia età puoi avere anche molte amiche pari merito, mentre invece è meglio che di marito ce ne sia uno solo, e che alle amiche a pari merito – se proprio hanno bisogno che io faccia una classifica – posso assegnare a ciascuna delle competenze specifiche. Bene, Paola è la persona che più capisce il dolore in assoluto. E’ una persona così mirabilmente fatta, che se le dici che hai un problema lei si chiede “cosa possiamo fare?”. Cioè, capito?, il tuo problema è anche il suo (posso vendere il suo numero di telefono a una cifra ragionevole, scrivere in privato). Comunque, sì, è una delle mie più carissime amiche. Ma non è per questo che trovo il suo libro meraviglioso. E’ perché contiene, a ogni pagina, almeno una perla. Come questa.

“Ogni tanto ho una specie di intuizione, che forse è più il ricordo di qualcosa che qualcuno mi ha insegnato. La vita, nella conoscenza che tenta sempre più di approssimarsi a Dio, che frequenta Cristo nel suo modo di essere presente davvero, chiuso nelle apparenze povere dei sacramenti eppure come pronte a esplodere per la gloria che racchiudono, e della realtà, la nostra vita, la nostra esistenza, può essere una cosa immensa. Libera e piena di meraviglia. Non c’è niente di davvero spaventoso, perché Cristo è Cristo, punto”.

Riportiamo parte dell’articolo/intervista che La Nuova Bussola Quotidiano ha dedicato all’ultimo libro uscito nella collana UOMOVIVO, “Mamma Mongolfiera” di Marcella Manghi

Marcella Manghi, ma da dove l’è venuta l’associazione fra mamma e mongolfiera? Che cosa sta a rappresentare?
L’idea è nata un paio di anni fa. Avevo letto della sempre maggiore diffusione di questi genitori, battezzati come «elicotteri». L’elicottero pattuglia, sorveglia, è sempre pronto a intervenire a ogni difficoltà. Io mi sentivo all’opposto… Da qui l’idea di essere molto più simile a una «mongolfiera». La mongolfiera è l’opposto dell’elicottero: la mongolfiera si alza, prende il volo, osserva ma a distanza. Credo che il rapporto genitore-figlio debba essere questo: io genitore ti do gli strumenti per cavartela da solo e poi prendo le distanze. Ti guardo dall’alto. Non ti trascuro, ma cerco di non intervenire per toglierti le fatiche che puoi portare.

È, quindi, il suo, un saggio sulla relazione madri-figli?
No, per nulla! Niente teoria, solo pratica. Pratica quotidiana. Una madre narra con ironia una giornata di ordinaria sopravvivenza con i figli. Ci sono discussioni, dialoghi, porte che sbattono… A tenere le fila e a sdrammatizzare c’è mamma mongolfiera, che è presente ma sta attenta a non sostituirsi ai ragazzi. Questo per renderli sempre più autonomi, responsabili. Prendere le distanze non significa abbandonare, ma rendere indipendenti. Diciamo che è una mamma «diversamente presente». L’unità narrativa si snoda tutta intorno a un giorno esatto. Ventiquattro ore raccontate da una madre che si muove per tentativi e nella consapevolezza della propria imperfezione.

A chi è consigliato?
Un po’ a tutti. Alle madri, ovviamente in primis. Ogni madre – leggendolo – ritrova un pezzo di sé stessa. La mamma imperfetta della porta accanto che inventa soluzioni di sopravvivenza, non fa mistero delle proprie peculiarità o dei propri capricci di donna. Quando dico che lo consiglio a tutti è perché – seppur con ironia – raccoglie una sfida attualissima: essere madri presenti senza diventare «chiocce» o «tigri», senza crescere figli «sdraiati», per dirla alla Michele Serra. Il punto è trovare il giusto equilibrio tra controllare e lasciar andare. Il tema dell’educazione oggi ci abbraccia tutti, perché le conseguenze ricadono sulla società nella sua globalità.

Che cosa significa che i figli crescono nonostante i genitori?
È provocatorio. È chiaro che un genitore che dà il buon esempio è meglio di un altro. Ma la spinta propulsiva, quella che fa crescere i figli è una spinta che viene dai figli stessi, e non dai genitori. I figli non crescono «grazie» ai genitori, crescono comunque. Tanto vale scommettere sulle loro capacità. È un rischio che vale la pena correre.