“Ordinarie follie” di Edoardo Dantonia

Altro morto altro regalo. So che una frase del genere potrà turbare qualcuno, ma io penso che la morte sia da prendere alla leggera; non perché sia una cosa pesante da alleggerire per meglio digerirla, ma perché è veramente una cosa leggera. In fondo, per chi crede con la morte si vola in Cielo, e per volare bisogna essere assai leggeri. Uno che prendeva la morte piuttosto alla leggera era il mio amico Pier Giorgio, uno dei tipi loschi di cui ho preso a parlare uno sciagurato giorno di giugno. Anzi, Beato Pier Giorgio Frassati è il tipo losco per eccellenza, dal momento che fu lui a coniare questa espressione, in compagnia di altre brutte persone al suo pari, quando creò la Società dei Tipi Loschi, un gruppo dedito a misfatti impronunciabili quali la preghiera e l’allegria. “Cittadini” e “cittadine”, “lestofanti” e “lestofantesche” erano i membri di tale associazione a delinquere. Avevano persino dei soprannomi loschi, come “Robespierre” (alias Pier Giorgio), “Perrault”, “Petronio”, “Cadorna” e tanti altri. Se vi fossero dubbi sulle male intenzioni di questi giovani birbanti, basterà leggere le parole di Robespierre alias Pier Giorgio vergate su una lettera alla segretaria della Società, in una sorta di dichiarazione d’intenti: “[…] Rimane però un legame che speriamo con la Grazia di Dio leghi su questa terra e sull’altra tutti i Tipi Loschi: questo sacro vincolo è la Fede, unico potente vincolo, unica base sicura, senza di essa nulla si può intraprendere. E questa Fede che abbiamo ricevuto nel S.Battesimo e che ci ha fatto compagni di belle gite alpine speriamo ci accompagnerà fino all’ultimo giorno del nostro viaggio terreno e serva come legame per mezzo della preghiera a cementare spiritualmente tutti i Tipi Loschi sparsi per l’orbe terreno”. Fede, battesimo, preghiera: quali orrori! Quali pratiche antiche e vetuste! Solamente un animo corrotto potrebbe mai dedicarsi a bassezze di questo tipo. Ma la cosa più sconvolgente e raccapricciante fu un’altra di quelle che la Chiesa chiama “virtù”, e cioè la Carità. La Carità è una cosa sporca, sporchissima perché costringe ad andare oltre la semplice donazione, il semplice assegno firmato e spedito all’altro capo del mondo. La Carità esige il contatto diretto, richiede tempo, energie, impegno. Ecco, Pier Giorgio, da buon tipo losco, ovviamente primeggiò in tale oscura attività. “Amico dei poveri” veniva chiamato da alcuni, mentre altri ebbero a dire di lui: “Non si perdeva in particolari organizzativi, non stava a pensare quando e come sarebbe stato meglio dare la sua attività, ma la dava sempre, chiamato e non chiamato, senza ostentazione, ma anche senza falsa umiltà; dava quell’aiuto completo che sa dare una persona dotata, sicura, capace”. Regalava cappotti a chi non ne aveva in inverno, si infilava nelle soffitte più remote e fredde, donava fino all’ultimo centesimo a chi lo chiedeva: queste e altre losche attività resero il Frassati un modello per chi volesse abbracciare veramente questa virtù. Ma la cosa veramente scandalosa è l’assoluta gratuità con cui fece tutto ciò. Non si trattò di un sacrificio, nonostante tutti usino questo termine per parlare della sua Carità: il sacrificio presuppone infatti un ritorno di qualche genere, schema totalmente estraneo al beato. I pagani sacrificavano agli dèi per ricevere qualcosa in cambio, dei favori; le divinità pre-cristiane rientravano in una logica di do ut des, dare per avere. Ma Pier Giorgio non era pagano, bensì cattolico, e per questo sapeva che a sacrificarsi ci aveva già pensato Qualcun altro, un tizio con la barba vissuto un paio di millenni prima: a lui era semplicemente richiesto di rispondere ad una chiamata, aderire ad una missione. Pier Giorgio fu un tipo losco perché non si sacrificò, alla maniera moderna, ma bensì si donò, si diede letteralmente agli altri. Pier Giorgio è mio amico perché io desidero tanto essere come lui, donarmi come lui, essere santo come lo è lui. Amo Pier Giorgio perché la sua giovinezza e la sua semplicità mi permettono di ricordarmi che non è impossibile conformarsi ai dettami del Cristo, non è impensabile riuscire a seguire la via della santità, nonostante sia tutta in salita. Pier Giorgio morì all’età di ventiquattro anni, l’età che ho io ora mentre scrivo, senza un lamento o una parola di male verso alcuno, ma anzi volgendo fino all’ultimo il pensiero a coloro i quali beneficiarono maggiormente della sua Carità: i poveri.

“Ordinarie follie” di Edoardo Dantonia

Speciale “Tipi Loschi”

Il mio migliore amico è morto. Prima che vi profondiate in condoglianze e frasi di circostanza, vi informo ch’egli è dall’altra parte già da ottant’anni, se dobbiamo prestare fede alle fonti che ne testimoniano la dipartita il 14 giugno del 1936. Il mio migliore amico è anche un tipo piuttosto losco, un figuro con cui nessuna persona per bene dovrebbe avere a che fare. Io fortunatamente non sono una persona per bene, quindi posso vantarmi di avere instaurato col signor Gilbert Keith Chesterton una profonda e sincera amicizia. Certo, si tratta di un’amicizia a senso unico, in cui io ricevo tutto e do niente, dove io attingo a piene mani dalla sua sapienza e non comunico alcunché in cambio; ma l’ho detto fin da subito, che sono una brutta persona.

In ogni modo, Chesterton era un tipo losco, loschissimo, veramente dedito alle peggiori nefandezze, tanto da meritare il titolo di Difensore della Fede da parte di quell’altro tipaccio di papa Pio XI. Pare che fosse così malvagio da invitare in casa sua i bambini del vicinato per la merenda, per poi mangiarla quasi tutta lui, lasciando i poveri pargoli a bocca asciutta; per non parlare delle innumerevoli pareti di casa imbrattate, frutto di un suo tentativo di spaventare le giovani vittime con storie di draghi e cavalieri: posso solo immaginare il terrore negli occhi di quegli innocenti, e il furore in quelli della moglie.
Nei suoi scritti troviamo poi inviti di ogni sorta a delinquere: violazione di domicilio, adulterio, tentato omicidio… Certo, lui inventerebbe qualche strana spiegazione, come ad esempio che l’adulterio è il semplice sposare ogni giorno la stessa donna, o che il tentato omicidio altro non è che uno stimolo ad attaccarsi ancora di più alla vita, ma nessun uomo sano di mente si farebbe trarre in inganno così facilmente.

E dove potrebbe mai trovare terreno fertile, un uomo così scellerato? Quale luogo, in cielo o in terra, potrebbe accogliere un diavolo così incallito? Ovviamente fu la Chiesa Cattolica, la realtà a cui Chesterton aderì. Non poteva essere altrimenti: solo la Sposa di Cristo possiede l’esclusiva peculiarità di prendere con sé i peggiori criminali. Se volete trovare un luogo pieno della peggiore feccia del pianeta, Santa Romana Chiesa è la vostra destinazione. Questo il grosso inglese lo aveva ben compreso, quando si convertì affermando che solo lì i suoi peccati sarebbero stati perdonati e le sue macchie lavate (io comunque penso che sarebbe bastato un qualunque lavatoio).

Io lo ricordo così, il mio amico Gilbert: un tipo losco che aveva capito che il suo posto non poteva essere altro che il Cristianesimo, il quale “non è una religione per esseri umani buoni, ma per esseri umani”; un uomo che andava decisamente controcorrente, perché “una cosa morta segue la corrente, ma solo una cosa viva può andare controcorrente”; un combattente che si battè sempre con onore, mai litigando e sempre amando il suo prossimo; un amico che parla dalla carta e che spesso risulta più confortante e vicino di molti amici in carne e ossa.

Ecco perché voglio così bene a Chesterton e lo considero il mio migliore amico. O forse il motivo è che io, come lui, sono un tipo decisamente losco.