Qui di seguito l’articolo di Costanza Miriano uscito sul suo blog in cui parla del bellissimo evento di sabato 19 gennaio a Roma!!! Noi ci saremo, iscrivetevi anche voi!!!

Il mondo contemporaneo complotta per farci dimenticare di Dio, per distrarci, intrattenerci, dare il nome sbagliato alla nostra sofferenza, o meglio, per farci soffrire inutilmente. Per convincerci che Dio è irrilevante, e comunque, se c’è, non è Padre; che il tempo che passiamo con lui è perso, non un guadagno, non l’unica via alla felicità. Per il mondo è inconcepibile credere che è la preghiera la forza che cambia le cose, è la più importante delle nostre azioni, perché, come dice papa Francesco, la preghiera o cambia le situazioni, o cambia il nostro cuore in modo che noi agiamo per cambiare. Ecco, c’è un popolo che si fida di queste parole, che non ascolta la voce del mondo, e continua a cercare Dio, nonostante le miserie, i peccati e le fragilità, nelle pieghe delle giornate, tentando caparbiamente di rimanere attaccato al Signore facendo tutto il resto, desiderando di conservare un cuore unitario, consegnato a Lui qualunque cosa si faccia.

Una piccolissima parte di questo popolo, che è molto, molto grande, anche se non fa rumore, si ritroverà sabato 19 gennaio a Roma nella chiesa che è madre di tutte le chiese della città di Roma e del mondo, cioè a san Giovanni in Laterano, e trovo questo fatto di una bellezza da far venire le lacrime agli occhi, infatti quando l’ho saputo, dopo giorni che non dormivamo e digiunavamo e pregavamo chiedendo a Dio un posto dove mettere tutta la gente, ho pianto di gioia!

Ci sono tante vie da percorrere in questa ricerca di Dio che accende i nostri cuori, e la Chiesa, che è cattolica, è davvero madre per tutti i suoi figli; offre a chi cerca, a tante diverse sensibilità, un cammino verso Dio, che vada bene per ciascuno. E sono felice che questo incontro cada nella settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, perché l’unità è quello che desideriamo, il segno che il Signore è in mezzo a noi.

Il senso del capitolo generale del monastero wi-fi – come abbiamo per scherzo chiamato l’incontro di sabato 19 gennaio a Roma, ma poi alla fine il nome è rimasto! – è quello di far incontrare tanti cercatori di Dio, ognuno proveniente dal suo cammino. Non vuole fondare niente, già c’è tutto nella fedeltà alla Chiesa e al Papa, non vuole inventare niente. Desideriamo solo incoraggiarci e aiutarci a non mollare la presa – cercare Dio – abbracciarci, e poi tornare alla nostra vita quotidiana, e alla nostra appartenenza ecclesiale, con una carica di roba buona, una scorta da farci bastare per un po’.

Con le amiche che insistevano per vederci, infatti, mi è sembrato naturale più che fare un incontro in cui io parlassi (tutte le cose che so le ho copiate, e comunque le ho già scritte), piuttosto condividere le cose buone che ho ricevuto dalla Chiesa, e così se Dio vuole sabato realizzerò il sogno di permettere a tanti amici (1200 al momento, ma in continuo aumento) di ascoltare alcune delle persone più importanti per me, alcune tra quelle che mi hanno arricchito nella fede, cioè, in ordine cronologico della giornata, padre Maurizio Botta, suor Fulvia Sieni, don Fabio Rosini, padre Emidio Alessandrini, don Pierangelo Pedretti.

Ci saranno catechesi e momenti di preghiera (messa, adorazione, e per chi vuole rosario in una parte della pausa pranzo), perché più che parlare di preghiera noi volevamo pregare; ma ci sarà anche un momento per gli abbracci e i saluti (all’inizio, alla fine, e al momento del pranzo).

Anche se alcuni di quelli che si sono iscritti, probabilmente, erano anche al Family Day, anche se io purtroppo mio malgrado vengo spesso apparentata a certe visioni politiche della fede, nonostante mi sia dimessa dal Comitato il giorno dopo (perché ho sempre detto che la politica partitica non fa per me), anche se c’è chi si affretta a mettere etichette divisive a destra e a manca, o a dare patenti di fedeltà al magistero e al Papa, sabato ci sarà un popolo molto, molto variegato, unito però dal desiderio di Dio e dalla fedeltà assoluta alla Chiesa. E come diceva Paolo VI, se sei fedele alla Chiesa, lei lo è a te. E infatti, dopo qualche fatica organizzativa – dovevamo essere qualche decina, siamo oltre mille – la Chiesa ci è stata madre nel modo più esagerato e abbondante possibile, andando oltre ogni nostro più sfrenato desiderio, offrendoci ospitalità nella Basilica di san Giovanni in Laterano.

L’incontro è aperto a tutti e gratuito, per il momento abbiamo coperto le spese con una colletta fra amiche, e con i soldi arrivati in più da donatori anonimi abbiamo potuto pagare qualche viaggio a qualcuno che avrebbe voluto venire, ma era impensierito dal costo del viaggio. Se riusciremo a raccogliere altro, potremo fare delle offerte a chi ci ha ospitato (e comunque tutto sarà rendicontato e pubblicato qui sul blog, al centesimo), e se ce ne sarà ancora, andrà ai poveri. Chi si iscriverà alla mail monasterowifi2019@libero.itriceverà per mail anche il programma, il libretto della messa e dell’adorazione, e il badge da stampare e da inserire in una cosa di plastica (portabadge? Cosino? Che bisogna dire in cartoleria?). Il badge servirà a riconoscerci e ci sarà scritta anche la città di provenienza, in modo da provare, chissà, poi, a mantenere i contatti fra noi nelle nostre città. Non sappiamo ancora cosa nascerà da questa giornata, di sicuro tanta grazia.

Nella mail ci saranno anche le indicazioni per chi proprio non potesse fare a meno di portare i bambini, anche se noi purtroppo siamo costretti a scoraggiarne la presenza perché, visto il numero, non siamo più dove pensavamo all’inizio, e diciamo che la sistemazione per loro sarà un po’ “accroccata” come si dice a Roma (rimediata), in luoghi non attrezzati a questo.

Il pranzo sarà da portare da casa, non sappiamo se riusciremo in extremis a trovare un posto per mangiare al chiuso (di certo non in basilica), ci stiamo lavorando, quindi si suggerisce abbigliamento caldo e comodo (mio marito trova i miei tronchetti tacco 12 comprati per l’occasione non esattamente appropriati, credo che mi metterò in borsa delle ciabatte piumate). Si prevedono 7 gradi e pioggerellina, anche se per quella cercheremo di convincere il Capo a essere clemente. Intorno, comunque, ci sono bar e ristoranti, e se riusciremo a convincere un forno a procurare qualcosa per tutti, tipo due km quadrati di pizza, ve lo faremo sapere. I bagni ci sono, ma non tantissimi, io ho deciso che berrò molto venerdì, e poi sabato sera, perché le catechesi con l’urgenza di andare in bagno sono meno belle, secondo me.

I sacerdoti che desiderassero concelebrare devono portare con sé i paramenti (mi dicono che non ci sono leopardati, quindi vanno bene normali), o comunicare alla nostra mail l’intento. Gli altri potrebbero rendersi disponibili per le confessioni!

Vista la capienza della Basilica ci si può aggiungere anche all’ultimo, e anche senza iscrizione, ma ci sarebbe utile saperlo (basta mandare nome e indirizzo mail), e voi ricevereste per mail tutto il materiale. Inoltre, mia figlia sta confezionando bigliettini con la Parola di Dio, per cui vorremmo farne a sufficienza (siamo a 800 bigliettini, che verranno retribuiti con bonus utilizzo telefono, per evitare denunce di sfruttamento del lavoro minorile).

Ricapitolando:

dopo un saluto del Vescovo, mons Gianrico Ruzza alle 9.45,

uomini e donne si divideranno alle 10:00, perché anche nella spiritualità siamo diversi: le donne ascolteranno una catechesi di Suor Fulvia Sieni, gli uomini una di padre Maurizio Botta.

Il tempo di ricompattarci, e alle 11.30 ci sarà la messa, celebrata da don Fabio Rosini.

Poi il pranzo – sapremo dirvi dove, comunque portato da casa – e alle 15:00 la catechesi di padre Emidio in basilica.

Alle 16:00 mi prenderò qualche minuto per un saluto, e poi ci sposteremo per l’adorazione, che verrà guidata da don Pierangelo Pedretti, nella cappella del Seminario.

Non sappiamo ancora se gli interventi, essendo una basilica, potranno essere registrati e diffusi in seguito, o in streaming, dobbiamo ancora capirlo, ma prometto che come minimo racconterò qui sul blog tutto quello che ascolterò (sono una prenditrice di appunti velocissima, riesco quasi nella trascrizione letterale), perché sappiamo che c’è un popolo che vorrebbe esserci, ma che non può, per tanti motivi. A loro siamo uniti con tutto il cuore, e sappiamo di avere la responsabilità di non tenere solo per noi quello che quel giorno riceveremo.

Niente, mi sembra di avere detto tutto, mi manca solo di ringraziare tutti quelli che ci hanno aiutato, Sua Eminenza il Cardinal Angelo De Donatis, che ci è stato padre in modo commovente, il Vescovo, monsignor Gianrico Ruzza, il rettore del seminario don Gabriele Faraghini, e le eroiche amiche che stanno lavorando come muli per organizzare tutto, prima fra tutte Monica Marini, la mia sorella bionda (ma lei naturale), che credo abbia smesso di vivere e anche di dormire per rispondere a tutti e risolvere tutte le grane, e poi Giuseppina Ardoino, Laura Daretti, Maria Teresa Silvestri e Federica Manzi. Grazie anche a tutti quelli che partiranno, lasciando la propria terra come Abramo, alla ricerca di Lui, che non si lascerà certo superare in generosità. Partire è il primo segno che abbiamo voglia di scomodarci, che stiamo facendo sul serio. So benissimo, infine, che tanta altra gente farà sul serio rimanendo a casa, fedele alla propria famiglia, alla propria vocazione, alle difficoltà organizzative ed economiche, e quindi grazie anche a chi vorrebbe davvero esserci.

 

Link all’articolo originale tratto dal blog di Costanza Miriano

 

Bellissimo articolo di Costanza Miriano uscito sul suo blog

Il compito principale delle donne è la bellezza. È l’esigenza di bellezza che incalza le donne affinché riparino la vita, organizzino lo spazio, curino la fragilità che si trovino intorno. È un bisogno che va molto oltre – ma non prescinde da – il bisogno di essere belle allo sguardo, e di generare bellezza. La donna è definita dal suo vuoto, dal suo spazio, dalla sua fragilità, dal suo bisogno, dal suo utero, inteso come spazio interiore per fare spazio alla vita. Ha bisogno che questo spazio sia colmato di bellezza, è il suo vuoto che la rende affamata. La donna ha bisogno di piacere a un altro. E quello che definisce una donna, quello che ci dice che donne siamo, è proprio la risposta che decidiamo di dare alla domanda “a chi voglio piacere io?”

Non ci credo, io, quando le femministe o le loro inconsapevoli eredi affermano la propria autonomia, l’indipendenza dal bisogno di piacere. Tutte, più o meno consapevolmente, cerchiamo di piacere a qualcuno, e tutte scegliamo in qualche modo a chi piacere. Molte vogliono piacere a tutti. Alcune solo a un uomo, altre magari non rinunciano mai neanche da adulte a piacere al padre o alla madre. Le sante sono donne che hanno scelto di piacere a Dio, e che hanno trovato in lui la loro bellezza.

Ildegarda di Bingen, Giovanna d’Arco e Edith Stein, poi, erano anche donne bellissime, fisicamente, letteralmente. Per questo trovo perfetto il titolo scelto per la serie delle tre piece teatrali che verranno rappresentate il 5, 6 e 7 luglio nell’Oratorio del Borromini, aperto per l’occasione a Chiesa Nuova. Tre attrici e un attore (chiediamo le quote azzurre) racconteranno tre sante strepitose con le loro stesse parole, quelle dei testi originali – l’adattamento è curato da padre Ivan Quintavalle, che fino all’ultimo ha tentato di fare finta di niente, ma il suo nome lo dobbiamo proprio fare. Grazie al suo genio – nel vero senso della parola – totalmente fuori dalla norma (quando faccio una domanda a padre Ivan mi risponde quasi sempre il contrario di quello che mi aspetto) finalmente tre sante saranno raccontate non coi colori dolciastri dei santini, ma con il sapore buono dei testi originali, con musiche tutt’altro che “da parrocchia” (gli autori della musica sono la stessa santa Ildegarda, Franco Battiato, Jury camisasca, Arvo Part e Csi) che accompagneranno la messa in scena delle loro vite.

Effettivamente l’agiografia media è veramente assurda: ti fa venire voglia di tutto tranne che di somigliare a quelle persone, che invece sono i soli vincenti della storia, i soli felici, quelli che hanno realizzato totalmente le proprie potenzialità. Un mio amico sacerdote dice che gli artisti ritraevano i santi in modo così brutto e triste per vendicarsi dei committenti, che spesso non pagavano. Forse invece erano solo tentati dal demonio, perché raccontare bene la santità è qualcosa che ha un potenziale esplosivo, ed è contagioso. I santi sono la Bibbia incarnata. “Ho cercato di riattualizzare quello che faceva san Filippo con l’oratorio, raccontare la vita dei santi in parole e musica ma in forma contemporanea e con i mezzi che ci sono a disposizione oggi” – dice padre Ivan. Queste tre donne, per esempio, hanno moltissimo da dire alle donne di oggi, che ancora cercano la propria emancipazione, e fanno quasi tenerezza con i loro goffi tentativi, con il loro cercare attenzione e potere nei posti sbagliati, quando invece tutto quello che cercano è amore, e c’è uno, anzi Uno, pronto a darglielo. “Ci troviamo di fronte a tre donne che hanno rinunciato a se stesse – cioè a obbedire alla propria logica, ad ascoltare il proprio mondo interiore – per seguire Cristo fino alle estreme conseguenze, soprattutto Edith e Giovanna.

Giovanna ha rinunciato alla sua propria femminilità visibile, restando femminile contro i costumi dell’epoca, per mantenere la purezza e continuare a svolgere la missione che Dio le aveva affidato. L’unico capo di accusa che poterono trovare contro di lei fu proprio il fatto che si vestisse da uomo, ma lei lo fece per essere fedele alla sua chiamata, emancipandosi quindi dal mondo.

Edith invece ha fatto una grossa lotta con le proprie radici ebraiche, con la madre, i suoi maestri di filosofia. Ha rinunciato a tutto questo per sentirsi completamente in Cristo. Anzi, le sue radici in lui si compiono: lei trovava la completezza della propria ebraicità nel battesimo. Ad Auschwitz portò la sorella con sé dicendo: “andiamo, per il nostro popolo”. L’adesione a Cristo lei l’ha vissuta come compimento del cammino del popolo d’Israele. “Per me senza Cristo la fede dei miei padri è morta”, diceva, con una lucidità e un coraggio impressionanti in chi viene da radici così forti.

Quanto a Ildegarda, di lei colpisce il fatto che questa grande monaca soffriva nella carne i patimenti di Cristo (era anche nata malaticcia). Era una mente notevolissima: matematica, musicologa, farmacista, erborista, quasi medico possiamo dire, però nello stesso momento è stata una grandissima mistica. Ildegarda aveva capito che la fede non si oppone mai all’intelligenza, ma anzi permette all’intelligenza di superare se stessa.

Il loro modo di affermarsi pienamente, di essere feconde, ha seguito la logica contraria a quella delle rivendicazioni femministe. Arrivano a rinnegare se stesse dopo tantissimi sacrifici e tantissime tentazioni, e dopo essere state molto provate anche nella fede”.

Chiedo a padre Ivan se vuole fare innamorare le donne che andranno a vedere lo spettacolo di una bellezza più alta e più grande. Come sempre mi succede con lui, ho sbagliato domanda. “Non voglio fare innamorare nessuno. Sono tre profili di donne estremamente disturbanti. Voglio sottolineare che queste donne sono veramente emancipate, ma nell’unica emancipazione possibile, quella dal mondo. Nei passaggi della loro vita si capisce la presenza reale di Cristo”.

Ma allora perché il titolo, Belle donne? “Erano effettivamente belle. Facevano innamorare. Ildegarda era famosa perché teneva alla sua bellezza e voleva lo stesso dalle sue monache. Soprattutto grande bellezza interiore, partecipavano della grande bellezza di Cristo, per questo le persone le vedevano belle”.

È ripercorribile oggi la loro strada? “Se rinunciamo a ripercorrere la loro strada rinunciamo alla santità, se rinunciamo alla santità, rinunciamo a Cristo. Queste donne hanno prestato il loro corpo e la loro anima a Dio, noi invece spesso prendiamo in prestito Dio per metterlo al servizio nostro”.

Note tecniche: le serate cominciano alle 21.15, ma i posti sono limitati. Si potrà entrare dalle 20.30 da Piazza della Chiesa Nuova 18. Non ci sono biglietti da comprare ma si potrà lasciare un’offerta. Bisogna ringraziare la Congregazione dell’Oratorio di san Filippo Neri e l’associazione Oratorium per questa bomba di bellezza che esploderà nel cuore di Roma.

 

Potete vedere il trailer dell’evento a questo link

Medjugorie, 2 giugno: “siate pronti, siamo a un punto di svolta”. Che ci crediate o no – liberi tutti di non crederci, di credere solo al primo periodo di apparizioni, di credere anche alle più recenti – io sono convinto che sia il caso di essere pronti. Molto più giù non si può andare. Capita così anche per ognuno di noi, quando prende una strada sbagliata: a un certo punto il buio, ma quello può essere il momento migliore per vedere la luce. L’umanità sta andando verso quel buio – l’unico modo forse perché possa vedere la luce.

C’è tanto male in azione: più che male, noi cattolici crediamo al demonio. Niente di cui stupirsi o vergognarsi. È molto più scandalosa l’idea di un Dio Creatore che si fa creatura, si lascia uccidere e poi risorge, che l’idea di una schiera di angeli ribelli con l’unico scopo di rompere i maglioni. Nessuna invenzione medievale, il Papa stesso ci ricorda spesso chi sta dietro alle schifezze presenti nel mondo. Il Catechismo parla chiaro.

Però Dio è immensamente più grande e in mezzo al delirio contemporaneo continuano a susseguirsi scintille di luce che più luce non si può.

Io e Anita ne abbiamo appena fatto esperienza: siamo partiti giovedì scorso per Palestrina, in provincia di Roma, per un concerto/presentazione che un’eroica giovane moglie e mamma, Chiara, ha organizzato per noi. Lei da sola. Una cosa da piangere. Lei da sola voleva che suonassimo (io, poi!, che più pseudo-chitarrista di me…), cantassimo e parlassimo in una piazzetta del suo paese. È stato pazzesco, a un certo punto un folle di nome (e di fatto) Angelo ha dato la disponibilità per fornirci l’impianto di amplificazione e trasmettere una mega diretta Facebook super professionale tramite la sua pagina “Christian Music Italy”. È arrivato venerdì a titolo gratuito insieme a una moglie santa e una bellissima ricciolosissima bambina con una macchina piena di aggeggi perché fosse tutto al meglio e ha lavorato in maniera impeccabile.

Poi si sono presentati tanti amici speciali, alcuni dei quali per me e Anita dei veri punti di riferimento: veder spuntare Costanza Miriano con le sue bambine Livia & Lavinia, Maria Rachele Ruiu col futuro interistissimo sposo Stefano, Giovanni Marcotullio con Francesca in dolcissima attesa di Maria Agnese (il giorno dopo c’hanno invitato a pranzo e al momento del caffè abbiamo pure assistito alla nostra prima “rottura di acque”…!!!), e tanti volti visti fino a quel momento solo sui social… Insomma, cose di cui essere grati. Cose piene di luce.

C’è tanto male in giro ma quando vieni scortato dalle Monache del Cuore Immacolato in giro per Roma e assisti insieme a loro a una Messa di Pentecoste (completa di Vespri cantati) celebrata da padre Maurizio Botta nella chiesa dov’è seppellito san Filippo Neri, e pensi che quell’uomo così umile e al tempo stesso infuocato ha accettato di pubblicare un libro nella collana di libri che “curi” per il tuo datore di lavoro, ecco, quando capitano cose così il male che c’è in giro ti fa molta meno paura.

 

Tornando a casa, lunedì, non ci siamo fatti mancare un bagno mistico nelle piscine di Madre Speranza, a Collevalenza, un pranzo super umbro nella fattoria didattica della nostra amica Isabella, una tappa nell’altra sede delle nostre amiche monache a Carpi. Tanta, tantissima strada e tantissimi incontri, da cui dobbiamo ancora riprenderci. Siamo esausti (e il Mienmiuaif Day II – la vendetta è alle porte!) ma sicuri che insieme alla denuncia del male vada proposto il bene, il bello, il vero, e questo è un piccolo modo per farlo. Sicuri che restando uniti, pregando, e con un po’ di allegria, non saremo noi a dover avere paura.

 

Giuseppe, marito di Anita, cantante dei Mienmiuaif

Articolo di Chiara Ianniccari uscito su Avvenire (inserto del Lazio) e sul sito della Diocesi di Palestrina

BORSA DELLA SPESA E PARADISO, QUANDO IN CRISTO TUTTO DIVENTA UNA COSA SOLA.

Stiamo parlando dei MIENMIUAIF, una parola, due persone, Giuseppe Signorin e Anita Baldisserotto, sposi in Cristo che stanno spopolando sui blog, social, in radio. Colpa del loro fascino, un fascino che ha il sapore della Verità, come quella che mettono nei testi delle loro canzoni, parlando di Dio, di vita di coppia e di matrimonio, impastando il trascendente con il quotidiano, con un linguaggio accattivante e sempre allegro.

Una band anticonvenzionale che sfida tutti i luoghi comuni, e canta l’Amore vintage, quello fondato sull’amore vero, sul matrimonio e sulla capacità di non prendersi troppo sul serio, colorando la vita di tutti i giorni con ironia, la stessa di Chesterton, che amava definire il matrimonio “un duello all’ultimo sangue”.
Parlano di Dio, vita di coppia e umorismo anche i libri della collana Uomovivo, che Giuseppe cura da poco più di un anno e a cui collaborano vari autori (ultimo uscito è “Cento minuti sul Vangelo” di P. Maurizio Botta, Berica Ed.)

Se avete l’occasione di venirli ad ascoltare (prendetela al volo!), in versione unplugged (voce e chitarra), tra canzoni e letture dai libri dell’Uomovivo, tra musiche punk/ folk e storie di conversione, il prossimo venerdì 2 Giugno, alle ore 21,00 in Piazza Santa Maria degli Angeli, a Palestrina, vi convinceranno con poche intriganti strofe che l’amore vintage, non è mai passato di moda.