Il primo maggio la marito-moglie band dal nome più impronunciabile del pianeta vi aspetta dalle 18 alle 19.15 sulle frequenze più punk del pianeta!!!

In occasione della Festa di San Giuseppe Lavoratore, avremo occasione di suonare dal vivo dagli studi di Radio Maria di Erba (Como), di leggere qualche “Lettera a una moglie”, di parlare di fede, vita di coppia e lavoro insieme ai “ragazzi del sabato” Luca e Alessandro e al dento-teologo Giovanni Biolo.

Spargete la voce!!!

di Giovanni Biolo 

La maggior parte di noi da bambino ha dovuto mettere l’apparecchio ortodontico per allargare il palato o raddrizzare i denti.

Sapete come si sposta un dente cresciuto troppo esternamente? È necessario applicargli una forza verso l’interno per un determinato tempo.
Questa forza, se ben calibrata, stimolerà un rimodellamento osseo che farà ritrovare il dente nella posizione corretta.

Il dente è come un surfista sull’onda. La forza del vento “toglie” acqua davanti al surfista e ne “accumula” dietro, permettendogli di muoversi, addirittura divertendosi. (Dopo la figura del dento-teologo introduciamo anche il “dente-surfista”).

Non tutte le forze vanno bene. Si è scoperto che solo forze leggere prolungate nel tempo spostano i denti nel migliore dei modi. Più velocemente, meno dolorosamente e, soprattutto, senza lesionare i denti.

E nel cristiano qual è quella forza leggera e sempre presente che lo fa “spostare meglio” nel corso della sua vita? L’umorismo, l’argomento dento-teologico di oggi!

“Gli angeli possono volare perché non si prendono troppo sul serio” recita una massima di G.K.Chesterton ripresa anche da Benedetto XVI, il quale aggiunge: “La fede rende l’uomo leggero”.

Cos’ha questo umorismo di così speciale? Non è un semplice saper far ridere, ma molto di più. L’umorismo è quando allegria e umiltà si incontrano, con la speranza come musica di sottofondo® (le cit. del dento-teologo hanno il marchio registrato).

“Siate allegri… siano tristi quelli che non si considerano figli di Dio”, san Josemaría Escrivà. Tutto nasce appunto dal concetto di filiazione divina, ossia di sapersi figli amati di Dio. Perché se veramente crediamo questo, come possiamo essere tristi e superbi?

Dio esiste. Ma non sei tu, rilassati.
Tristezza e invidia sono quelle forze pesanti che rovinano i denti, ti faranno venire l’ernia al disco a forza di portarle sulle spalle!

Santo triste? Triste santo. Parola di santa Teresa d’Avila. Tutti i Santi infatti sono gioiosi.

Quindi vivi la vita con leggerezza. Non prenderti troppo sul serio. Ci saranno sicuramente dolori nella vita, ma non devono farti perdere la pace.

“Tizio ha detto una cosa brutta su di me”. Ok, ma non ti arrabbiare, come vorrebbe subito la superbia, pensa invece con umorismo: “Che carità! Ha detto solo una cosa brutta… si vede che non mi conosce bene!”.

Il moLare della storia è questo: la mattina, quando il cellulare suona la sveglia, per prima cosa non aprire i social network. Prendi un bel respiro e fa’ un bel sorriso: il Signore ti ha dato i denti anche per questo.

 

Testo letto durante il debutto del dento-teologo Giovanni Biolo a Radio Maria, durante l’ultima puntata della trasmissione sul matrimonio condotta dai Mienmiuaif

Lettere a una moglie #2 (ovvero l’esodo del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif) di Giuseppe Signorin

Se sapessimo quanto ci ama piangeremmo di gioia, amore mio. Un po’ lo intuiamo e questo basta per lasciarci a bocca aperta. Grazie a Maria, per esempio, siamo diventati la prima band “penitenziale” della storia. Continua a tornarmi in mente quell’episodio. Forse perché siamo in Quaresima. Forse perché stiamo girando tanto per raccontare le grandi cose che l’Onnipotente ha fatto e fa in noi, nonostante noi e la nostra piccolezza, e questo aneddoto viene fuori ogni volta. Di quel ragazzo che dopo la prima puntata a Radio Maria ci ha scritto. Non subito, perché non aveva capito il nome del gruppo e non ci trovava su Google. Vedi tuo marito? Il suo esperimento di marketing al contrario, con questo nome impronunciabile e incomprensibile, “Mienmiuaif”, ha già dato i suoi frutti. Crea attesa. Suspance. Già solo cercarci è un thriller. Comunque alla fine il ragazzo ci aveva scovati e aveva potuto rivelarci quello che gli era successo, e che ci avrebbe fatti entrare nella storia. Dopo aver premesso e ammesso di non essere proprio un tipo molto praticante, aveva aggiunto che “fatalità” quel giorno era andato a confessarsi. Il giorno della nostra prima puntata su Radio Maria, il 2 gennaio dell’anno scorso. E insomma cos’è successo, è successo che il confessore, come penitenza, gli aveva detto di ascoltare Radio Maria. E lui l’aveva ascoltata mentre parlavamo noi. Insomma siamo stati, per un giorno, la penitenza di un giovane non molto praticante che però il 2 gennaio del 2017 gli era saltato di andare a confessarsi. La prima pop punk rock folk neomelodic band penitenziale della storia. Come fai a non piangere di gioia con un Dio che ti sorprende così, con una Mamma che ti fa il regalo di trasmettere le canzoni che tuo marito ti costringe a cantare su Radio Maria e così facendo ti trasforma nella prima band che può essere ascoltata come penitenza? Ma ci rendiamo conto, amore mio? Non ci rendiamo conto. Piangeremmo di gioia, altrimenti. O forse tu te ne rendi conto, forse tu hai il talento di piangere spesso e volentieri proprio per questo, perché te ne rendi conto, e invece io povero burbero coi cromosomi X e Y non c’ho ancora capito un fico secco, e per giunta ti prendo in giro convinto che prenderti in giro sia un atto di amore di livello altissimo. Il nostro amico dento-teologo Giovanni c’ha pure girato un messaggio con un proverbio tedesco che recita così: “Chi si ama, si prende in giro”. Quindi amore mio anche in tedesco ti amo. Sempre che quel proverbio esista, e sia tedesco. Coi dento-teologi è bene stare attenti. Ora sta suonando il nostro amatissimo Bimby, mi sembra di essere in macchina quando non ti allacci le cinture, e invece è il nostro amatissimo regalo di nozze di cui ho già parlato nelle prime “Lettere a una moglie” e che ancora non sono riuscito a far sparire da questa casa. Mi devo alzare per spegnerlo. O distruggerlo. Però, davvero… non penso di essere riuscito, come sempre, a spiegarmi, ma se sapessimo quanto ci ama la Mamma (e quanto ci ama Dio!) piangeremmo di gioia per sempre. Di motivi ce ne sono infiniti. Nonostante il Bimby. Nonostante i (presunti) proverbi tedeschi. Che Dio ci doni la gioia di sapere quanto siamo amati. Ich liebe dich.

 

Se ti è piaciuta la lettera e sei interessato al “prequel”, clicca qui: Lettere a una moglie #1 😎

È finalmente pronto il video della canzone “Radio Maria”, girato a Medjugorje e negli studi di Erba dell’emittente più punk e diffusa del pianeta, che ci ha fatto realizzare un sogno (chissà la nonna quanto è contenta!). 

Un grazie immenso a Radio Maria per averci permesso di fare le riprese nei loro studi, a Federico Lopez di Sopralenuvole Music Studio per la produzione e l’arrangiamento del brano, al dento-teologo-cameraman Giovanni Biolo e a tutti i Fighters, capitanati dal Presidente Giulia, che sono già sotto con il loro prezioso lavoro di supporto orante.

E complimenti alla cantante dei Mienmiuaif che è anche la nostra videomaker… ma quanto brava è???

Lettere a una moglie #2 (ovvero l’esodo del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif) di Giuseppe Signorin

Chi se lo aspettava, amore mio, il 23 novembre del 2016, il giorno del nostro terzo anniversario di matrimonio, quindi quasi un anno fa… Mi ero semplicemente messo a strimpellare la chitarra sul divano quando è uscita una delle solite canzoni un po’ demenziali. Ma questa volta la musa ispiratrice non eri tu. Alto tradimento! No, scherzo. Sai benissimo che prendere come musa ispiratrice, almeno per una volta, la radio della Mamma, non può considerarsi tradimento. Già, una canzone su Radio Maria, la radio che ascoltava mia nonna e che ora ascoltiamo anche noi (sempre detto io che i nostri nonni erano più avanti…). L’abbiamo registrata al volo, col cellulare, e l’abbiamo condivisa sui social con una richiesta finale: “Siamo i Mienmiuaif, aiutateci ad andare su Radio Maria”. Avevamo domandato un regalo alla Madonna per l’anniversario… Il messaggio dev’essere arrivato, perché nel giro di pochi giorni, grazie all’intercessione potente di alcuni amici, ci ha chiamati un ragazzo che lavora per Radio Maria e ci ha detto che proprio in quel periodo padre Livio (padre Livio!!!), il direttore, cercava una coppia di giovani per un nuovo programma. Non che il punk di tuo marito sia più tanto giovane, ma grazie a Dio ci sei tu che abbassi la media. Comunque, siamo capitati noi, si sono informati su chi eravamo e cosa facevamo e nonostante questo ci hanno proposto di fare i conduttori di una trasmissione… Non avevamo la più pallida idea di come si facesse una trasmissione radio, ma abbiamo accettato. Siamo punk per qualcosa. E così per un anno abbiamo condotto una trasmissione su Radio Maria. Con le telefonate da casa. Roba da non credere. Roba che solo il Signore… penso per dare un minimo di credibilità a tuo marito, che in quanto tale appare ai tuoi occhi sempre un po’ fuori di testa… In realtà, però, fino a qualche giorno fa, invitati in studio nella trasmissione del sabato pomeriggio con Luca e Alessandro (loro sì veramente fuori di testa!), noi a Radio Maria non avevamo ancora mai messo piede. Né chitarra. Siamo sempre andati in diretta da Casa Danese, da Matteo e Laura (gli stessi che hanno ospitato l’inizio funambolico del #MusicaDaDivanoTour…). Hanno due telefoni fissi, uno rosso senza fili per me (che sembra finto) e uno bianco con i fili per te (molto più professional). Noi abbiamo solo il cellulare (ora due Huawei, per chi si fosse perso la nostra smartlovesong “Canzone per passare dall’iPhone al Huawei”) e per le dirette è meglio un fisso, ci avevano detto. Ma sabato scorso siamo finalmente sbarcati a Erba, in provincia di Como. Sopra Milano. Abbiamo recitato la Coroncina della Misericordia in diretta (tu, viziatissima, addirittura l’Angelus e l’Ora Media…). Fatto le domande del quiz a chi telefonava. Cantato in diretta gli auguri a padre Livio (sì, siamo capitati lì il giorno del suo compleanno!). Suonato qualche canzone. Conosciuto i ragazzi in redazione, e la Roberta, quella con la voce angelica (la Roberta di Radio Maria!!!). Roba da non credere. Che Dio ci tenga fissi i piedi a terra ma continui a mandarci in onda, “on air”, se è la Sua volontà. Sappiamo entrambi che soffro di vertigini, ma ormai la frittata è fatta. Ti amo.

 

Se vi sentite particolarmente buoni e volete dare una mano ai Mienmiuaif, cliccate qui 😎

Vi aspettiamo sulle frequenze più punk del pianeta – ovviamente quelle di Radio Maria!!! – martedì 7 dalle ore 18 alle 19.30 e sabato 11 alle 14.30!!! Questo mese raddoppiamo la nostra presenza nella radio della Mamma, yeah!!!

Martedì 7 dalle 18 alle 19.30 sesta puntata del programma “La vocazione al matrimonio e alla famiglia”. Il tema sarà “Pellegrinaggio in famiglia”. Leggeremo alcuni estratti del libro “Shampoo. Non è un problema di forfora, ma di pace coniugale” di Paolo Pugni e verranno trasmesse in diretta le nostre due canzoni che parlano di imprescindibili mete mariane per un viaggio nel nome del Signore, “Medjugorie” e “Il Cielo di Fatima”. E poi alcune sorprese in diretta…

Sabato 11 saremo ospiti nel primo pomeriggio del programma condotto dai giovani di Radio Maria, così pazzi da volerci in studio a Erba per una puntata insieme!!!

Ne sentirete – speriamo – delle belle.

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Condividiamo l’ultimo messaggio della Regina della Pace a Mirjana (2 settembre 2017) e il relativo editoriale di padre Livio pubblicato da Radio Maria

“Cari figli, chi potrebbe parlarvi meglio di me dell’amore e del dolore di mio Figlio? Ho vissuto con lui, ho patito con lui. Vivendo la vita terrena, ho provato il dolore, perché ero una madre. Mio Figlio amava i progetti e le opere del Padre Celeste, il vero Dio; e, come mi diceva, era venuto per redimervi. Io nascondevo il mio dolore per mezzo dell’amore. Invece voi, figli miei, voi avete diverse domande: non comprendete il dolore, non comprendete che, per mezzo dell’amore di Dio, dovete accettare il dolore e sopportarlo. Ogni essere umano, in maggior o minor misura, ne farà esperienza. Ma, con la pace nell’anima e in stato di grazia, una speranza esiste: è mio Figlio, Dio generato da Dio. Le sue parole sono il seme della vita eterna: seminate nelle anime buone, esse portano diversi frutti. Mio Figlio ha portato il dolore perché ha preso su di sé i vostri peccati. Perciò voi, figli miei, apostoli del mio amore, voi che soffrite: sappiate che i vostri dolori diverranno luce e gloria. Figli miei, mentre patite un dolore, mentre soffrite, il Cielo entra in voi, e voi date a tutti attorno a voi un po’ di Cielo e molta speranza. Vi ringrazio”.

Cari amici,
perché il dolore? Perché il male? Perché la morte? Sono interrogativi che bussano alla porta del cuore e ai quali senza la fede non sappiamo rispondere. Spesso però la nostra fede è così piccola che brancoliamo nel buio ogni volta che la prova ci viene a visitare. Non dobbiamo però pensare che la sofferenza sia un enigma insoluto anche per noi cristiani, che in Gesù crocifisso contempliamo la sorgente della nostra salvezza.
La Regina della pace ci rivela l’immenso dolore che ha contrassegnato la sua vita di Madre a fianco di Gesù, un dolore che Lei ha vissuto con la forza dell’amore, perché così è stato anche per suo Figlio. Gesù infatti ha patito e sofferto per i nostri peccati, per espiarli al nostro posto e per la nostra salvezza. Dalla grandezza del suo dolore comprendiamo la grandezza del suo amore. Il Figlio e la Madre hanno trovato la forza di soffrire come nessun altro ha sofferto, perché animati da un amore sconfinato per ognuno di noi. Dai cuori trafitti di Gesù e Maria sgorga un amore che salva il mondo. Anche noi dobbiamo guardare alle sofferenze della vita, che sono inevitabili, in questa luce soprannaturale, accettando e sopportando il dolore per amore, unendoci ai cuori di Gesù e di Maria. Solo così le sofferenze della vita non ci schiacciano, ma al contrario divengono una forza di redenzione: “Figli miei, voi che soffrite, sappiate che i vostri dolori diverranno luce e gloria. Figli miei, mentre patite il dolore, mentre soffrite, il Cielo entra in voi, e voi date a tutti attorno a voi un po’ di Cielo e molta speranza”. Come potrebbe un cristiano pensare che la fede non sa dare una risposta alle sofferenze della vita?

Vostro Padre Livio

Potete ascoltare a questo link la registrazione della quinta puntata della trasmissione “La vocazione al matrimonio e alla famiglia” andata in onda su Radio Maria martedì 5 settembre 2017 dalle ore 18 alle 19.30, condotta da Giuseppe e Anita Signorin (appunto noi due, i Mienmiuaif!).

Qui sotto trovate anche il testo della lettera (sulla falsariga di quelle già pubblicate qui) e la nostra canzone “San Giuseppe su sfondo azzurro” (presente nel cd “Quando saremo piccoli”), insieme al contributo originale e preziosissimo di Madre Maria Michela delle Monache del Cuore Immacolato, al brano tratto da un’omelia di Papa Francesco su San Giuseppe e alla preghiera che abbiamo letto in diretta.

La prossima puntata sarà martedì 7 novembre.

 

Lettera a una moglie

Intanto sveliamo un piccolo altarino, amore mio. La canzone che abbiamo presentato in questa puntata, “San Giuseppe su sfondo azzurro”, è colpa tua. Sei stata tu, infatti, qualche mese fa, a dirmi che dovevo scrivere una canzone su San Giuseppe. A ordinarmi, più che a dirmi. Io, povero marito sottomesso, come ogni povero marito sottomesso, non ho potuto che obbedire. E allora mi sono rintanato nella nostra cameretta e dopo un po’ ho sfornato questo pezzo, sono uscito, te l’ho suonato e pure cantato. Terribile cantato da me. Però tu, stranamente, hai apprezzato al primo colpo. Un miracolo. L’ennesimo di San Giuseppe. Ma quando si fa qualcosa per lui, ho imparato, si viene ricompensati alla grandissima. E poi san Giuseppe ha un occhio di riguardo per i suoi colleghi mariti. E per quelli che portano il suo nome. Io sono un marito e mi chiamo Giuseppe… san Giuseppe non può che essere in cima alla top list dei santi, per quanto mi riguarda. Il Vangelo dice di farsi furbi, tuo marito ci prova. Anche se nessun marito potrà mai essere furbo quanto la propria moglie. Ma questo è un altro discorso. Le mogli sono creature di un altro livello, noi poveri mariti non possiamo fare altro che chiedere intercessioni ai Piani Alti. Dopo la Mamma, c’è qualche creatura più in Alto di San Giuseppe? No. Quindi, mariti, per qualsiasi cosa, come dice il ritornello della canzone, andate a farvi un giro da San Giuseppe e confidategli i vostri crucci. Poi aspettate con fede e vedrete.

Comunque, al di là di questi preamboli, “San Giuseppe su sfondo azzurro” è un brano che nelle mie intenzioni dovrebbe essere utile ai martiri… ehm, ai mariti… Perché elenca una serie di episodi relativi ad alcuni santi che possono illuminare e aiutare tutti noi poveracci con l’anello al dito nell’arduo cammino di santità matrimoniale…

Passiamo alle strofe, amore mio, che come quasi tutte le cose che ti costringo a cantare e che tu per carità evangelica ancora canti, sono poco comprensibili. Però mi consolo sempre pensando che le cose poco comprensibili, se non danno fastidio, incuriosiscono… e allora uno poi magari si mette ad approfondire… Quindi tuo marito scrive canzoni che se non danno fastidio mettono in moto la ricerca… per lo meno quella su Google… speriamo anche quella interiore, quella spirituale…

La prima strofa parla di un certo Tommaso che “chiedeva solo un po’ di buon umore, per scherzare fino alle ultime ore”… Chi sarà mai questo Tommaso? Perché non l’ho spiegato? Intanto non ci stava nella strofa, la spiegazione. E poi funziona come per le battute, che se le spieghi non fanno più ridere. Così le strofe delle nostre canzoni, se le spieghi poi non risultano più incomprensibili… E comunque anche le icone, se uno non conosce l’episodio raffigurato o il santo di riferimento, non è che ci si capisca granché… Anche le icone hanno bisogno di una spiegazione. Ho finito con le giustificazioni, mogliettina mia. Passiamo al succo. Tommaso è san Tommaso Moro, st Thomas More, in inglese, visto che lui è inglese e a te piace tanto quando pronuncio qualcosa in inglese. St Thomas alla fine l’hanno fatto fuori perché non era d’accordo con il re Enrico VIII che aveva divorziato e si era risposato e voleva farsi pure capo supremo della Chiesa d’Inghilterra. Una cosa così, insomma. Ecco, st Thomas More (sempre che si dica in questo modo qui), st Thomas More aveva scritto una preghiera in cui chiedeva buon umore, quando era più giovane, e questa preghiera doveva proprio aver colpito nel segno, perché era riuscito a scherzare pure con il boia che doveva tagliargli la testa, dicendogli di farsi animo e mirare bene che lui aveva il collo corto. Ecco, chi si sposa sa benissimo – o è meglio che lo impari presto – che deve morire sempre di più a se stesso… e per fare questo una buona dose di umorismo è essenziale. Non pensateci nemmeno di sposarvi senza chiedere al Signore una buona dose di umorismo. Ma buona buona. Non pensateci neanche di non chiederla. Le donne sono di un altro pianeta, senza umorismo non ce la farete mai. Ovviamente, mogliettina mia, quando dico che siete di un altro pianeta, intendo un pianeta dove c’è un’intelligenza superiore.

Seconda strofa, in cui si allude a un certo Francesco. E qui il riferimento è a san Francesco d’Assisi, uno dei santi più punk della storia. Uno controcorrente, uno che aveva seguito alla lettera l’indicazione di San Paolo: “Non conformatevi alla mentalità di questo secolo”. Di san Francesco si sanno tante cose, ma meno questo fatto del breviario. Sì, san Francesco si conciava come un poveraccio ma pare che avesse un breviario molto prezioso. Le cose che riguardavano Dio, per lui, dovevano essere preziose. L’ho letto in un sito che guarda caso si chiama “Breviarium”, gestito dal nostro amico Giovanni Marcotullio, un grande appassionato di breviari… Ogni marito deve mettere al primo posto il Signore, solo così può amare veramente la propria mogliettina, senza idolatrarla e quindi senza farle del male. Un bel libro di preghiere, magari prezioso, può aiutare parecchio in questo senso. Dedicare del tempo alla preghiera, anche personale, è essenziale per imparare a mettere ogni cosa nel posto giusto e quindi riuscire a fare il proprio dovere nel migliore dei modi. Come Dio comanda.

Terza strofa: “Giovanni dormiva la sua notte oscura con la fronte piena di poesia appoggiata alla Scrittura”. È san Giovanni della Croce, poeta e cofondatore dei Carmelitani Scalzi con santa Teresa d’Avila. Non ho scritto questi versi solo per metterti alla prova con la metrica, amore mio, visto che è parecchio difficile da cantare a tempo nella melodia… Ma tu ormai non temi sfide… Ho scritto questi versi perché a mio parere pregare è sì essenziale, per un marito come per un qualsiasi cristiano, ma altrettanto essenziale è farlo con un attenzione particolare alla Sacra Scrittura, alla Bibbia. Soprattutto quando arrivano le notti oscure… Quello di sotto non vuole matrimoni indissolubili, matrimoni che durano per sempre, segno dell’amore di Dio, quindi fa di tutto per distruggerli… La preghiera e la lettura della Bibbia devono andare di pari passo, sono armi senza le quali non si arriva fino in fondo. E non è un discorso per preti o frati. Anche i mariti hanno una bella battaglia da combattere. Intendo con quello di sotto, mogliettina, non certo con le tue colleghe mogli. Figuriamoci.

Quarta strofa. “Antonio con il Bambino in mano” è sant’Antonio di Padova. Che poi in realtà era portoghese… Comunque è noto come sant’Antonio di Padova ed è spesso raffigurato insieme a Gesù Bambino. Questa immagine è molto utile ai mariti, che devono al tempo stesso rimanere bambini ma anche guidare gli eventuali bambini in arrivo per farli diventare grandi… Cioè un marito deve rimanere bambino in senso evangelico ma anche diventare adulto, responsabile e indicare la strada ai suoi piccoli… Schizofrenia allo stato puro – solo lo Spirito Santo può fare certi miracoli. Senza contare poi che un marito dovrà presto fare i conti e abituarsi alla terribile realtà che né la sua mogliettina né i suoi eventuali nanetti lo ascolteranno più di tanto. Com’era capitato a sant’Antonio, che alla fine si era messo a predicare ai pesci visto che gli uomini non lo ascoltavano. Io, per amore di rima, ho scritto che sant’Antonio “predicava ai pesci” e anche “al grano”. Almeno do un’alternativa a quei mariti che non hanno animali in casa. Qualche piantina o verdura c’è sempre.

Il ritornello è più criptico ancora delle strofe: “Ma tu che cosa devi fare? Il pappagallo? No, ascoltare. E poi un panino con lo zucchero e il burro e un giro alla statua di san Giuseppe su sfondo azzurro”. Il senso, se c’è, è questo: tante volte uno legge le vite dei santi però poi non sa che cosa deve fare lui. A me almeno è capitato così… I santi sono degli esempi da imitare ma per ognuno esiste una strada unica. Scoprire come Dio ha agito nella vita di altre persone diventate sante è essenziale per trovare il proprio modo di vivere nella volontà di Dio. Ma più che fare i pappagalli, ripetendo a caso un copione già scritto, è importante ascoltare in profondità per trovare il proprio irripetibile modo di imitare i santi… Per il panino con lo zucchero e il burro, lo consiglio a tutti perché è buonissimo, aiuta a distendere l’animo, soprattutto se precede un giretto da san Giuseppe, se avete qualche capitello o statua nelle vicinanze, per chiedere a lui l’aiuto, senza tormentarsi troppo. Più che i propri sforzi, infatti, sono gli aiuti dall’Alto che fanno la differenza.

La quinta strofa della canzone parla di san Filippo Neri, il quale “aveva un segreto così grande che per capirlo non c’erano neanche più domande”. San Filippo, infatti, a partire da un intervento dello Spirito Santo quando aveva 29 anni, si era ritrovato con un cuore dilatato. Quando gli hanno fatto l’autopsia, dopo che era morto, hanno scoperto che il suo cuore era più del doppio di un cuore normale e che in quelle condizioni non avrebbe potuto vivere. Invece aveva vissuto 50 anni in quel modo… Ma era una cosa che voleva tenersi per sé. Una cosa intima, che riguardava il proprio rapporto con Dio. Non voleva mai parlarne. Diceva che era il suo segreto. Ecco, anche i mariti devono imparare ad avere una cura particolare per determinate cose, insomma, devono preservare delle zone di intimità, magari solo per loro e per la loro moglie, oppure altre solo per Dio. Bisogna mantenere questi luoghi interiori di silenzio. E su questo punto, amore mio, non aggiungo altro perché è bene che rimanga un po’ segreto.

Sesta strofa: “Piergiorgio e i suoi amici loschi, amavano le montagne e i boschi”. Qui parliamo del Beato Piergiorgio Frassati, un giovane affascinante morto a 24 anni che aveva creato una Società dei Tipi Loschi. Già, perché essere dei martiri cristiani… ehm, scusa, dei mariti cristiani… Ogni tanto mi sbaglio… Essere dei mariti cristiani significa essere in qualche modo dei tipi loschi. Oggi più che mai. Significa anche essere visti male. Alcuni individui, per esempio, potrebbero venirvi a dire, con impeccabile senso del tempo, che non siamo più del Medioevo. O cose simili. Ma questo non deve spaventare. Anzi. Insomma, siate pronti a tutto. Anche perché avete accanto delle creature completamente imprevedibili. In senso buono, ovviamente, mogliettina. Per quel che riguarda le montagne e i boschi, sono cose che distendono l’animo. Come il panino con lo zucchero e il burro.

Settima strofa: qui c’è san Pietro, il primo Papa, che grazie a Gesù era riuscito pure a camminare sull’acqua… Ma anche noi, se ci affidiamo completamente a Gesù, possiamo arrivare a fare cose incredibili. Perché tanto le fa Lui. Il problema è che ogni due passi abbiamo la tentazione di non affidarci completamente a Gesù… E così andiamo giù… Ma il Capo è così grande che non bada più di tanto a queste cose. Cerchiamo di non badarci più di tanto neanche noi. Non si è bravi mariti perché si è bravi mariti: si è bravi mariti quando si capisce che non si è bravi mariti. Chiaro, no? Siamo pieni di peccati e difetti, nessuno escluso. Stiamo sereni, in pace, e diamo spazio a Dio. È lui che porta avanti la nostra “mission impossible”.

Ultima strofa. San Leopoldo Mandic. Confessore gigantesco. Ma minuscolo di statura. La confessione. Il confessionale. Lo so, noi mariti siamo mediamente e tendenzialmente dei santi. Ma frequentiamolo comunque spesso e volentieri, il confessionale. È la chiave di tutto. Senza un po’ di leggerezza non possiamo portare avanti un mistero così grande come il matrimonio. Ogni tot infiliamoci in un confessionale e facciamoci togliere un po’ di pesi.

Ho finito, amore mio. Ho provato a spiegare la canzone che mi hai commissionato tu. Sempre ai tuoi ordini, mia regina. Ora ti lascio la parola. Che Dio strafulmini di benedizioni me e tutti i mariti in ascolto, questa specie poco protetta e sempre più in via d’estinzione, e che san Giuseppe interceda senza sosta. Ti amo.

 

 

 

Bonus tracks

SAN GIUSEPPE, MODELLO DEL MARITO CRISTIANO della nostra fantastica Madre Maria Michela delle Monache del Cuore Immacolato!

La santità del terzo millennio parla il linguaggio della famiglia. La Chiesa e la società hanno bisogno di sposi santi, gioiosi nel comprendersi e nell’amarsi, generosi nel dono reciproco che si apre ad un nuova vita E pazienti nell’educare. Sposi cristiani che, sull’esempio della Santa Famiglia di Nazareth, affascinano per il loro stile di vita coniugale: per lei l’esempio di Maria, dolcissima Sposa; per lui il modello di Giuseppe, amabile sposo. Il matrimonio è elevazione reciproca, è prendere il buono dell’altro per salire, in mutua gara, la scala della santità. San Giuseppe si presenta a noi come uomo meraviglioso nei suoi rapporti con la Vergine, con il Dio Bambino, con il Padre eterno, con tutti i Santi dell’Antica Alleanza. Il marito cristiano è uomo di fede e di amore alla Sacra Scrittura. Si resta stupiti di fronte allo sposalizio autentico che Egli contrasse con Maria, perché furono nozze stipulate per ispirazione divina. Il marito cristiano è uomo che testimonia l’abbandono fiducioso in Dio. Lo Spirito Santo non poteva unire l’anima di una vergine come Maria ad un’altra anima senza una forte consonanza tra di loro, perciò San Giuseppe è l’uomo dalla purezza più grande, dall’umiltà più profonda, dall’amore più ardente, dalla contemplazione più alta. Nel matrimonio che vive totalmente il Sacramento, l’unione dei cuori è tale che i coniugi sono una sola persona. Il marito cristiano cerca di divenire simile alla sua sposa, poiché chi ama tende a prendere la somiglianza della creatura amata. Maria amava sinceramente Giuseppe e possiamo supporre che entrambi avessero fatto voto di verginità e, poiché i beni della sposa sono i beni dello sposo, la Beata Vergine Maria comunicò a San Giuseppe i suoi tesori spirituali, cioè tutto ciò che il cuore di lui poteva ricevere. Il marito santamente amoroso mostra di stimare molto sua moglie se ad essa confida tutto di se stesso per averne consiglio e conforto. Al tempo stesso, sa comprenderla profondamente e le è di sostegno negli affanni. Se consideriamo la vita in comune di Giuseppe e Maria, è certo che per il primo erano stimolo alla santità gli esempi di vita della sua Sposa. La sapeva Madre di Dio e ricolma di Spirito Santo: con quali sentimenti di rispetto, di umiltà, di purezza l’avrà circondata! Il marito cristiano custodisce e protegge la sua sposa come una perla preziosa. Benedetta quella casa dove la santità del Sacramento vive nel vero senso della parola e produce una inesausta fioritura d’atti d’amore!

 

Brano tratto dall’omelia di Papa Francesco di martedì 19 marzo 2013, Solennità di San Giuseppe

Abbiamo ascoltato nel Vangelo che «Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’Angelo del Signore e prese con sé la sua sposa» (Mt 1,24). In queste parole è già racchiusa la missione che Dio affida a Giuseppe, quella di essere custos, custode. Custode di chi? Di Maria e di Gesù; ma è una custodia che si estende poi alla Chiesa, come ha sottolineato il beato Giovanni Paolo II: «San Giuseppe, come ebbe amorevole cura di Maria e si dedicò con gioioso impegno all’educazione di Gesù Cristo, così custodisce e protegge il suo mistico corpo, la Chiesa, di cui la Vergine Santa è figura e modello» (Esort. ap. Redemptoris Custos, 1).

Come esercita Giuseppe questa custodia? Con discrezione, con umiltà, nel silenzio, ma con una presenza costante e una fedeltà totale, anche quando non comprende. Dal matrimonio con Maria fino all’episodio di Gesù dodicenne nel Tempio di Gerusalemme, accompagna con premura e tutto l’amore ogni momento. E’ accanto a Maria sua sposa nei momenti sereni e in quelli difficili della vita, nel viaggio a Betlemme per il censimento e nelle ore trepidanti e gioiose del parto; nel momento drammatico della fuga in Egitto e nella ricerca affannosa del figlio al Tempio; e poi nella quotidianità della casa di Nazaret, nel laboratorio dove ha insegnato il mestiere a Gesù.

Come vive Giuseppe la sua vocazione di custode di Maria, di Gesù, della Chiesa? Nella costante attenzione a Dio, aperto ai suoi segni, disponibile al suo progetto, non tanto al proprio; ed è quello che Dio chiede a Davide, come abbiamo ascoltato nella prima Lettura: Dio non desidera una casa costruita dall’uomo, ma desidera la fedeltà alla sua Parola, al suo disegno; ed è Dio stesso che costruisce la casa, ma di pietre vive segnate dal suo Spirito. E Giuseppe è “custode”, perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà, e proprio per questo è ancora più sensibile alle persone che gli sono affidate, sa leggere con realismo gli avvenimenti, è attento a ciò che lo circonda, e sa prendere le decisioni più sagge. In lui cari amici, vediamo come si risponde alla vocazione di Dio, con disponibilità, con prontezza, ma vediamo anche qual è il centro della vocazione cristiana: Cristo! Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato!

 

Preghiera a san Giuseppe

Salve Custode del Redentore
e Sposo della Vergine Maria.
A te Dio affidò il Suo Figlio.
In te Maria ripose la Sua fiducia.
Con te Cristo diventò uomo.
O beato Giuseppe,
mostrati padre anche per noi,
e guidaci nel cammino della vita.
Ottienici Grazia, Misericordia e Coraggio,
e difendici da ogni male. Amen

 

 

 

 

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Martedì 5 settembre dalle 18 alle 19.30 vi aspettiamo su Radio Maria per un’altra puntata del programma che conduciamo sul matrimonio!!!

Questa volta al centro dell’attenzione saranno i mariti, veri e propri martiri del XXI secolo... Che cosa devono fare gli individui appartenenti a questa specie in via d’estinzione per sopravvivere al matrimonio 2.0? Che qualità devono avere? E soprattutto… a chi è meglio che si affidino??? Beh, a quest’ultima domanda trovate la risposta nel ritornello della canzone che vi presentiamo qui sotto e che manderanno in onda a più riprese durante la trasmissione.

Intanto pregate per noi perché riusciamo a contenere le idiozie che potrebbero venire fuori… e mettete in agenda l’appuntamento!!!

 

Sempre vostri

Giuseppe + Anita = Mienmiuaif 

 

 

Condividiamo l’ultimo messaggio della Regina della Pace a Marija (25 Agosto 2017) e il relativo editoriale di padre Livio pubblicato da Radio Maria

 

“Cari figli! Oggi vi invito ad essere uomini di preghiera. Pregate fino a quando la preghiera diventi per voi gioia e incontro con l’Altissimo. Lui trasformerà il vostro cuore e voi diventerete uomini d’amore e di pace. Figlioli, non dimenticate che satana è forte e vuole distogliervi dalla preghiera. Voi, non dimenticate che la preghiera è la chiave segreta dell’incontro con Dio. Per questo sono con voi, per guidarvi. Non desistete dalla preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

 

Cari amici,
la Regina della pace desidera che i suoi figli siano “uomini di preghiera”.
Questo è il suo invito costante fin dall’inizio delle apparizioni. I suoi messaggi sono una scuola celeste di preghiera, della quale la Madre di Dio ci ha fatto dono in tutto questo tempo. Come rimedio alla crisi di fede che affligge i paesi di antica cristianità, la Madonna ci offre la preghiera, perché “é la chiave segreta dell’incontro con Dio”. Infatti ogni preghiera, sia essa liturgica o personale, è un tu per tu con Dio, nel quale il cuore viene ricolmato della sua luce e trasformato del suo amore. Chi prega non perde la fede, ma chi non prega la lascia appassire e morire come un fiore al quale viene negata l’acqua.
Nelle sue quotidiane apparizioni, che durano fin dal lontano 1981, la Regina della pace viene innanzi tutto per pregare. I veggenti ci testimoniano che arriva pregando e ritorna al Cielo pregando. Durante l’apparizione ascolta le intenzioni di preghiera che Le vengono presentate dai veggenti, mentre guarda attentamente i volti di chi è presente, come per cogliere le invocazioni che salgono dal loro cuore. Infine Lei stessa prega per tutti i presenti, stendendo su di essi le sue mani e non di rado le pone sul capo di qualche persona in particolare, specialmente i sacerdoti e i malati. La preghiera è il respiro dell’anima, afferma la Madonna, tanto che senza di essa non è possibile vivere. Nulla è più importante della preghiera, che deve riempire la giornata, specialmente dei sacerdoti e dei consacrati. Solo la preghiera ottiene miracoli nei cuori e nel mondo intero, liberandoli dal potere del maligno. E’ per mezzo della preghiera che possiamo diventare uomini di pace e di amore. Non desistiamo dalla preghiera, perché é l’arma della vittoria.

Vostro Padre Livio