Un estratto del testo sull’Adorazione Eucaristica che ho scritto per “Underground vol. 2 – La preghiera salverà il mondo”, un libro pieno di riflessioni e preghiere bellissime e poco conosciute che speriamo sia di stimolo per avvicinarci al Natale nella maniera migliore: in attesa orante.

La geniale scrittrice americana Flannery O’Connor, di fronte a una collega che le disse di considerare l’Eucaristia solo come un simbolo, rispose netta: «Beh, se è un simbolo, che vada all’inferno». Per quel che mi riguarda, il mistero dell’Eucaristia è tutto qui: o è il miracolo di un Dio che continua a incarnarsi per noi, oppure che vada all’inferno. Nel senso che allora è tutta una fregatura. Gesù o è Dio o è un pazzo. Questo è un discorso che mi sta particolarmente a cuore e su questioni cruciali la schiettezza di una O’Connor credo sia l’atteggiamento migliore. Se l’Eucaristia è «fonte e culmine di tutta la vita cristiana», come recita il Catechismo della Chiesa Cattolica riprendendo una nota espressione del Concilio Vaticano II, se l’Eucaristia quindi è così centrale, essenziale, per la nostra fede, ridurla a un simbolo fa cadere tutto. «L’Eucaristia è davvero uno squarcio di cielo che si apre sulla terra», scriveva san Giovanni Paolo II. Niente di meno. «Non sarò mai in grado di dire altro se non che per me l’Eucarestia rappresenta il centro dell’esistenza; tutto il resto conta poco o nulla», ancora la O’Connor.

La bellezza dell’Eucaristia è tale che non si può esprimere, non si può dire a parole. Si può però contemplare. Adorare. Il santo Curato d’Ars raccontava di un contadino che ogni giorno, alla stessa ora, entrava nella sua chiesa e si sedeva nell’ultimo banco, fissando il tabernacolo. Dopo un po’ di volte, il santo gli chiese che cosa facesse e il contadino gli rispose: «Nulla, signor parroco… io lo guardo e lui guarda me». Un atteggiamento identico lo ritroviamo in Teresa di Lisieux. La sorella Céline, poco tempo prima che la santa morisse, era andata a trovarla durante la notte e vide che Teresa era sveglia e aveva le mani conserte. Le chiese allora cosa facesse e Teresa rispose che aveva troppo male per dormire, allora pregava. Céline volle sapere cosa dicesse a Gesù, e Teresa: «Non gli dico niente, lo amo». Perché l’amore tante volte richiede silenzio e il semplice atto di rimanere lì, insieme.

Io e mia moglie abbiamo la grazia immensa di avere, poco distante da casa, una piccola chiesetta dove ogni sera è possibile adorare Dio per qualche ora. Rimanere inginocchiati, o seduti, davanti all’Ostia consacrata. Nient’altro. Un pezzettino di pane lì davanti ai nostri occhi, da guardare. Follia. Che senso ha rimanere fermi davanti a un pezzettino di pane? C’è qualcosa di più inutile? Ma il nostro Dio è così, e così com’è è meraviglioso. Al limite dell’incomprensibile. Però provate a passare del tempo, ogni tanto, davanti al miracolo dei miracoli: il Corpo di Cristo in un pezzettino di pane. La rivoluzione di Dio. Stare lì, guardarlo, lasciarsi guardare. Lasciarsi trasformare dal suo sguardo. Passare del tempo con lui. Parlargli. Chiedergli quello che si vuole.

Il tempo oggi è il bene più prezioso: non c’è mai. Ci sono sempre mille cose da fare, o qualche notifica su WhatsApp e Messenger che viene a toglierci la pace. Dio vuole da noi la cosa più preziosa: il tempo. Adorare Dio significa rimanere insieme a lui per un po’, così può darci il suo amore, l’amore per amarlo e per amare gli altri. Se noi non gli diamo tempo, lui non può agire. Perché siamo liberi e Dio rispetta la nostra libertà. Credo che nulla oggi sia più importante. Il resto viene di conseguenza.

Tanti altri testi – di Emanuele Fant & padre Emanuele di Pra’d Mill, don Giovanni Zaccaria, padre Samuele Donà, suor Maria Grazia delle Figlie di San Giuseppe, Paola Belletti, Lara Tampellini & Gianluigi Veronesi, Romana Cordova & Emiliano Fumaneri e un’appendice di citazioni a cura di Mirko Ruffoni – più una selezione di preghiere scelte fra le più belle della tradizione cristiana le trovate in “Undeground vol. 2 – La preghiera salverà il mondo”, disponibile nello shop online di Berica Editrice in formato cartaceoePub e Kindle e nei principali store digitali, oppure ordinandolo in libreria (parte del ricavato sarà devoluta alla Fondazione di Diritto Pontificio Aiuto alla Chiesa che soffre).

Lettere a una moglie #2 (ovvero l’esodo del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif) di Giuseppe Signorin

Buona Pasqua, amore mio. Pasqua. Già la parola è femminile. E il Risorto da chi si fa vedere? Prima dalle donne. Il cristianesimo è profondamente sbilanciato a favore del gentil sesso, c’è poco da fare. Il cristianesimo è avanti anni luce. Il cristianesimo dei santi, intendo, delle persone che hanno preso sul serio il Vangelo. Non quello tiepido che scimmiotta il mondo, che sembra un ateismo sbiadito, un caffè decaffeinato, una birra analcolica. Il cristianesimo vero è avanti anni luce. È luce, perché viene dalla Luce. È luce che squarcia le tenebre. Nella Notte di Pasqua il Signore distrugge in noi “il faraone, l’uomo dell’orgoglio, della superbia, soprattutto il lievito dei farisei che è l’ipocrisia. Nella Notte Santa il Signore seppellisce nell’acqua il cavallo e il cavaliere che sono dentro di noi”, ho letto da qualche parte su internet (firmato Kiko Arguello). E ho letto anche questo (firmato Benni XVI, un Papa che amo tanto; ma tutti i Papi li amo tanto): “Con la sua morte e risurrezione, Gesù Cristo ha liberato l’uomo dalla schiavitù radicale, quella del peccato, e gli ha aperto la strada verso la vera Terra promessa, il Regno di Dio, Regno universale di giustizia, di amore e di pace. Questo ‘esodo’ avviene prima di tutto dentro l’uomo stesso”. Chiedo per noi questo “esodo spirituale”, amore mio. Ma dobbiamo lavorare prima di tutto dentro noi stessi. Come si lavora dentro sé stessi? Con la preghiera. Con la fatica quotidiana della preghiera. Che però porta la vita e la gioia. La Madonna, nelle sue apparizioni – Fatima e Medjugorje, soprattutto – chiede di pregare tantissimo. Nessuno chiede di pregare così tanto. La Madonna è cattiva? No, la Madonna è buona. Anzi, nessuna creatura è più buona della Madonna. Siamo noi i cattivi. Noi che non la ascoltiamo e non diciamo agli altri di pregare, di pregare tanto. Di pregare con il cuore. Non solo con le labbra. Ma pregare tanto, dedicare ogni giorno tanto tempo a Dio. Nessuna creatura è più buona della Madonna. Per questo motivo continua a dirci di pregare. Nessuno ha il coraggio di dircelo, ma è la cosa che ci fa più bene, specialmente in questo periodo storico. Abbiamo bisogno di aria. Che la Pasqua segni davvero il passaggio a una vita più piena, più intensa di preghiera. Siamo neonati, io e te, lattanti, e abbiamo bisogno della Mamma. Chiediamo di averne bisogno sempre. Anche perché abbiamo una Mamma che è Mamma e pure Regina, una Mamma che ha portato nel grembo il Risorto ma quando ci parli non te lo fa pesare per niente. Abbiamo una Mamma buonissima. Sorprendente. Non c’è cristianesimo senza la Mamma. Il cristianesimo è il vero femminismo. Che Cristo Risorto regni nel nostro cuore e ci dia la grazia di stare appiccicati alla Mamma, con le mani nelle sue, per potergli camminare accanto, a non troppa distanza. Che Dio ci aiuti a passare dai Mienmiuaif vecchi ai Mienmiuaif nuovi, ogni anno. Ti amo.

 

Se vuoi aiutare il progetto dei Mienmiuaif, ti è piaciuta la lettera e sei interessato al “prequel”, clicca qui: Lettere a una moglie #1 😎

 

Lettere a una moglie #2 (ovvero l’esodo del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif) di Giuseppe Signorin

Grazie a Dio abbiamo amici in battaglia che ci spiegano le mosse dell’avversario, amore mio. Intanto è importante sapere di essere in battaglia e di avere un avversario, altrimenti si rischia di mirare male e colpire i bersagli sbagliati. Per esempio può capitare che quel santo punk di tuo marito colpisca te, oppure quella santa neomelodica di mia moglie colpisca me. Robe da matti. Soprattutto la seconda. Invece “qualcun altro” ci cova. Ti ricordi che cosa ci aveva detto la nostra monaca di fiducia? L’avversario odia che ci amiamo e le escogita tutte per disturbare la pace coniugale (che è sempre una pace un po’ ballerina… una pace “dance”… molto anni 80 mi pare). E quando non riesce a fare i danni che vorrebbe, perché i due sposi combattono insieme “rivestendosi dell’armatura di Dio”, per dirla col guerriero San Paolo (altro che Kenshiro), allora prova a lavorare nelle zone circostanti, dove trova spazio: parenti, amici, colleghi di lavoro. Le persone con cui i due sposi sono in contatto. Noi ci caschiamo sempre (io ovviamente capisco subito ma tu non ti fidi… ok, scherzo…). Prima ce la prendiamo tra di noi, e ognuno ha le sue sacrosantissime ragioni (le mie ovviamente più sacrosantissime delle tue… ok, scherzo…), poi, quando la tempesta interna è passata a furia di sgranare rosari, ecco che arrivano gli attacchi esterni e ce la prendiamo con gli altri. Magari anche in questi casi abbiamo le nostre sacrosantissime ragioni, ma agendo così non concludiamo nulla. “Senza di me non potete fare nulla”, dice il Capo. Toh. In effetti il Capo consiglia di amare e perdonare… Però ogni tanto riusciamo a prevenire, che è meglio di curare, ed evitiamo catastrofi. Almeno un paio di volte l’anno. Capiamo per tempo chi è l’avversario e ci armiamo nel modo giusto. Magari perché ci telefona la nostra monaca di fiducia. La stratega. (Consiglio a tutti di munirsi di una monaca di fiducia). È infatti più facile che sia un alleato a stanare l’avversario prima che sferri l’assalto letale. Stare dalla parte del Capo comunque è bellissimo. Arrivano bordate da tutte le parti. Però è bellissimo. La noia? Non esiste. Altro che Kenshiro. Altro che pugno delle sette stelle di Hokuto. Sette Pater, Ave, Gloria e i nemici vanno al tappeto. Poi ne arrivano altri. Poi altri ancora. Sempre peggio e sempre meglio. Altro che Super Mario Bros (sì, forse ci sono esempi più calzanti…). I veri guerrieri combattono così, fino alla fine. La “piccola” ma terribile Teresina, la nostra santa di fiducia (consiglio a tutti di munirsi di una santa di fiducia), terminava la sua poesia “Le mie armi” con queste parole:

Io sfido sorridente la mitraglia
e fra le braccia tue, divino Sposo,
cantando morire vorrò sul campo,
con l’Armi in pugno. 

Wow. Che Dio ci doni questo spirito guerriero e un sorrisone a trentadue denti. Il punk di tuo marito conosce solo tre accordi, ma se tu ci canti sopra e li copri ed entrambi sfoggiamo un sorrisone a trentadue denti, la gente potrebbe anche non accorgersene, prenderci in simpatia e sparare qualche colpo insieme a noi in battaglia. Ti amo.

 

Se vi sentite particolarmente buoni e volete dare una mano ai Mienmiuaif, cliccate qui 😎

“Domani è un giorno speciale per chiedere grandi grazie per mano della Madonna. Più del 13 maggio (il 13 ottobre di cento anni fa, finivano le apparizioni di Fatima).
Me lo ha detto una suora col cuore splendente. Io preparo la lista (numero uno: la conversione)”, scrive la nostra amica Costanza Miriano sulla sua pagina FB.

E quindi è bene prepararsi al meglio a questo grande evento a cui siamo legatissimi anche noi Mienmiuaif, mariani il più che possiamo!

Come? Innanzitutto pregando il Rosario e se possibile digiunando oppure offrendo qualche rinuncia (vi segnaliamo a riguardo una bella iniziativa di preghiera proposta dall’AIASM – Associazione Italiana Accompagnatori Santuari Mariani – che trovate a questo link) e poi, per chi volesse, ascoltando e condividendo la canzone “Il Cielo di Fatima”, che abbiamo scritto e registrato in studio in occasione di questa grande ricorrenza.

W la Mamma!!!

Una fotografia in bianco e nero
tre bambini, lo sguardo severo
guardano dritti l’obiettivo
dentro di loro qualcosa di vivo

Sei venuta nel mese di maggio
a insegnarci il coraggio

Il Cielo di Fatima

La folla guarda in alto
il sole scende poi fa un salto
un proiettile deviato
dal Tuo Cuore Immacolato

Sei andata via nel mese di ottobre
ma ci hai lasciato l’Amore

Il Cielo di Fatima

 

(trovate l’articolo completo su San Giuseppe sul sito di Aleteia)

Questa preghiera può essere recitata in qualsiasi periodo di 30 giorni, ma con l’avvicinarsi della festa di San Giuseppe questo è un momento particolarmente opportuno per rivolgersi a lui chiedendo il suo aiuto e la sua guida per tutte le nostre necessità, per quelle della nostra famiglia, dei nostri cari, dei nostri amici e di tutte le persone che hanno bisogno di preghiere.

E se si inizia uno o due giorni dopo non bisogna preoccuparsi. San Giuseppe vive al di fuori del tempo.

PREGHIERA DI 30 GIORNI A SAN GIUSEPPE IN ONORE DEI 30 ANNI CHE HA TRASCORSO CON GESÙ E MARIA

Beato e glorioso Giuseppe, padre gentile e amorevole e amico di tutti coloro che soffrono! Sei il buon padre e protettore degli orfani, il difensore di chi non ha difesa, il patrono dei bisognosi e di chi soffre.

Prendi in considerazione la mia richiesta. I miei peccati hanno attirato su di me il giusto dispiacere del mio Dio, e sono quindi avvolto dall’infelicità. Ricorro a te, amorevole custode della famiglia di Nazareth, per ottenere aiuto e protezione. Ti prego di ascoltare con preoccupazione paterna le mie più fervide preghiere, e di ottenere per me i favori che chiedo.

Te lo chiedo per l’infinita misericordia dell’eterno Figlio di Dio, che Lo ha spinto ad assumere la nostra natura e a nascere in questo mondo di dolore.

Te lo chiedo per la stanchezza e la sofferenza che hai sopportato quando non hai trovato alloggio a Betlemme per la Santa Vergine, né una casa in cui il Figlio di Dio potesse nascere. Essendo rifiutati ovunque, hai dovuto permettere alla Regina del Paradiso di far nascere il Redentore del mondo in una grotta.

Te lo chiedo per la bellezza e il potere di quel sacro Nome, Gesù, che hai dato all’adorabile Bambino.

Te lo chiedo per la dolorosa tortura che hai provato ascoltando la profezia del santo Simeone, che affermò che il Bambino Gesù e la sua santa Madre sarebbero state le vittime future dei nostri peccati e del loro grande amore per noi.

Te lo chiedo per il tuo dispiacere e per il dolore della tua anima quando l’angelo ti ha detto che la vita del Bambino Gesù era nelle mire dei suoi nemici. Per via del loro progetto malvagio, hai dovuto fuggire con Lui e con la sua beata Madre in Egitto.

Te lo chiedo per tutta la sofferenza, la stanchezza e le difficoltà di quel viaggio lungo e pericoloso.

Te lo chiedo per la tua cura nel proteggere il Sacro Bambino e la sua Madre Immacolata durante il vostro secondo viaggio, quando vi è stato ordinato di tornare nel vostro Paese.

Te lo chiedo per la tua vita pacifica a Nazareth, dove hai conosciuto tante gioie e tanti dolori.

Te lo chiedo per la tua grande preoccupazione quando tu e sua Madre avete perso il Bambino per tre giorni.

Te lo chiedo per la gioia che hai provato ritrovandolo nel Tempio, e per il conforto che hai trovato a Nazareth vivendo in compagnia del Bambino Gesù. Te lo chiedo per la splendida sottomissione che Egli ha mostrato nella sua obbedienza nei tuoi confronti.

Te lo chiedo per l’amore e la conformità che hai mostrato nell’accettare l’ordine divino di partire da questa vita e dalla compagnia di Gesù e Maria.

Te lo chiedo per la gioia che ti ha riempito l’anima quando il Redentore del mondo, che ha trionfato sulla morte e sull’inferno, è entrato in possesso del Suo regno, e ti ci ha condotto con onori speciali.

Te lo chiedo attraverso la gloriosa Assunzione di Maria e attraverso quella felicità senza fine che hai con lei alla presenza di Dio. O buon padre!

Ti prego, per tutte le tue sofferenze, i tuoi dolori e le tue gioie, di ascoltarmi e di ottenere per me ciò che ti chiedo.

(Dire le proprie richieste o pensarle)

Ottieni per tutti coloro che hanno chiesto le mie preghiere tutto ciò che è loro utile nel progetto divino. E infine, mio caro patrono e padre, stai con me e con tutte le persone che mi sono care nei nostri ultimi istanti, perché possiamo cantare eternamente le lodi di GESÙ, MARIA e GIUSEPPE. San Giuseppe, fa’ che possiamo condurre una vita irreprensibile, libera dal pericolo grazie alla tua assistenza.

(brano tratto dal libro “La preghiera” del medico e biologo francese Alexis Carrel vincitore del premio Nobel per la medicina nel 1912 – fonte DISF.org)

Quando la preghiera è abituale e veramente fervente, la sua influenza si fa chiarissima. Essa è in certo modo paragonabile a quella di una ghiandola secrezione interna, come la tiroide o la ghiandola surrenale, per esempio. Essa consiste in una sorta di trasformazione mentale organica. Tale trasformazione si compie progressivamente. Si direbbe che nella profondità della coscienza s’accenda una fiamma. L’uomo si vede così com’è. Scopre il suo egoismo, la sua cupidigia, i suoi errori di giudizio, il suo orgoglio; si piega all’adempimento del dovere morale; tenta di acquistare l’umiltà intellettuale.

Così gli si apre dinanzi il regno della Grazia… A poco a poco si produce una pacificazione interiore, un armonia delle attività nervose e morali, una maggiore resistenza alla povertà, alla calunnia, alle preoccupazioni, la capacità di sopportare, senza accasciarsi, la perdita delle persone care, il dolore, la malattia, la morte. Così il medico, che vede un malato mettersi a pregare, può rallegrarsi. La calma generata dalla preghiera è un aiuto potente alla terapeutica.

Tuttavia la preghiera non dev’essere paragonata alla morfina. Poiché essa determina, insieme con la calma, una integrazione delle attività mentali, una specie di fioritura della personalità. Talvolta l’eroismo. Essa imprime nei suoi fedeli un sigillo particolare. La purezza dello sguardo, la tranquillità del contegno, la gioia serena dell’espressione, la virilità della condotta e, quando è necessario, la semplice accettazione della morte del soldato o del martire, rivelano la presenza del tesoro nascosto nei fondo degli organi e dello spirito. Sotto quest’influenza anche gli ignoranti, i tardi, i deboli, i poco dotati utilizzano meglio le loro forze intellettuali e morali. La preghiera — come pare — solleva gli uomini al di sopra della statura mentale loro propria per eredità o per educazione.

Questo contrasto con Dio li ricolma di pace. E pace si irradia da loro. E pace essi portano dovunque vadano. Disgraziatamente non c’è ora nel mondo che un minimo numero d’individui che sappiano realmente pregare.

Sono gli effetti curativi della preghiera che, in tutte le epoche, hanno principalmente attirato l’attenzione degli uomini. Oggi ancora, negli ambienti in cui si prega, si parla molto spesso di guarigioni ottenute per effetto di suppliche indirizzate a Dio o ai suoi Santi. Ma quando si tratta di malattie suscettibili di guarire spontaneamente o con l’ausilio delle cure ordinarie, è difficile sapere quale sia stato il reale agente della guarigione. Solo nei casi nei quali qualsiasi terapeutica è inapplicabile, o fallita, i risultati della preghiera possono essere sicuramente constatati. L’ufficio medico di Lourdes ha reso un grande servizio alla scienza dimostrando la realtà di queste guarigioni. La preghiera ha talvolta un effetto, per così dire, esplosivo. Vi sono malati che sono stati guariti quasi istantaneamente di affezioni come il lupus al viso, il cancro, le infezioni renali, le ulceri, la tubercolosi polmonare, ossea o peritoneale. Il fenomeno si produce quasi sempre nello stesso modo. Un grande dolore. Poi il senso d’esser guariti. In alcuni secondi, o tutt’al più in alcune ore, i sintomi scompaiono, e le lesioni anatomiche si rimarginano. Il miracolo è caratterizzato da una accelerazione estrema dei processi normali di guarigione. Mai una simile accelerazione è stata osservata finora nel corso delle loro esperienze dai chirurghi e dai fisiologi.

Perché questi fenomeni si producano, non c’è bisogno che preghi il malato. Bambini, ancora incapaci di parlare, e non credenti sono stati guariti a Lourdes. Ma, alloro fianco, qualcuno pregava. La preghiera fatta per altri è sempre più feconda di quella fatta per se stessi. Dall’intensità e dalla qualità sembra dipenda l’effetto della preghiera. A Lourdes, i miracoli sono molto meno frequenti di quanto fossero quaranta o cinquant’anni fa. Gli è che i malati non vi trovano più l’atmosfera di profondo raccoglimento che vi regnava un tempo. I pellegrini sono divenuti turisti e le loro preghiere sono divenute inefficaci.

Tali sono i risultati della preghiera dei quali io ho una sicura conoscenza. Accanto ad essi ce n’è una moltitudine di altri. La storia dei Santi, anche moderni, ci riferisce molti fatti meravigliosi. E non c’è dubbio che la maggior parte dei miracoli attribuiti, per esempio, al Curato d’Ars, siano veri.

Quest’insieme di fenomeni ci introduce in un mondo nuovo, l’esplorazione del quale non è ancora cominciata e sarà feconda di sorprese. Quel che noi già sappiamo chiaramente è che la preghiera produce effetti tangibili. Per quanto strano ciò possa apparire, noi dobbiamo considerare vero che chi domanda riceve e che a chi batte viene aperto.

«È vergognoso pregare » scriveva Nietzsche. In realtà pregare non è più vergognoso di quanto sia vergognoso bere o respirare. L’uomo ha bisogno di Dio come ha bisogno di acqua e di ossigeno.

Chi crede in Cristo e nella Sua Chiesa e magari ha studiato un po’ la Scrittura o è stato a Medjugorje o in altri luoghi mariani e ha cercato di approfondire e capire i messaggi che Maria sta lanciando con insistenza da un paio di secoli – molte volte, guarda caso, dal territorio francese – sa cosa sta succedendo. Mai l’umanità ha avuto la possibilità di distruggersi da sola come negli ultimi tempi. Il pericolo è altissimo e probabilmente non manca molto prima del verificarsi di fatti tremendi, anche per l’Italia. Sì, sono cose che agli altri fanno ridere e per cui si viene presi allegramente per il mulo, nel migliore dei casi, ma è sempre stato così e non si può essere cristiani senza accettare di fare la figura dei clown (“Chi oggi tenti di parlare della fede cristiana, di fronte a persone che per professione o per convenzione non hanno familiarità col pensiero e col linguaggio ecclesiale, avvertirà ben presto quanto sia ostica e sconcertante tale impresa. Avrà probabilmente subito la sensazione che la sua posizione sia descritta per filo e per segno nel noto apologo del clown e del villaggio in fiamme narrato da Kierkegaard” – Benedetto XVI, Introduzione al cristianesimo).

Nulla di nuovo sotto il sole, è la vecchia storia biblica dell’uomo che si allontana da Dio e poi succede il disastro. Non tanto per punizione: se un papà avverte il figlio di non toccare il fuoco, altrimenti si brucia, ma il figlio si sente più furbo e il fuoco lo vuole toccare lo stesso, quando si brucia non può dare la colpa al papà. Non è il papà che l’ha punito ma la conseguenza delle sue azioni.

Il fondo non è stato ancora toccato ma poco ci manca. Che fare? Il rimedio la Chiesa lo conosce e lo propone da sempre: si chiama conversione – del cuore e della mente. Certo, oggi la Chiesa non se la passa tanto bene e non è che proponga questo rimedio con così tanta convinzione… Non sono molti quelli che stanno avvertendo del pericolo rischiando di fare la figura del clown nel villaggio… Ma purtroppo la Chiesa è attaccata su tutti i fronti, oggi, sia da fuori che da dentro (“Attraverso qualche fessura il fumo di Satana è entrato nella Chiesa“, denunciò il beato Paolo VI qualche decina di anni fa).

Alcuni, forse per non fare la figura dei clown, credono che la soluzione sia di cambiare la Chiesa per renderla più appetibile al mondo: no, la Chiesa deve resistere. Soprattutto in Occidente. La Chiesa non passerà fino alla fine del mondo. Avrà alti e bassi ma continuerà a crescere perché è opera di Dio, però deve resistere e continuare ad annunciare Cristo, non deve cambiare. Solo attraverso la Croce si può vincere.

Umanamente non è comprensibile, la Croce è una follia e la gente non è abbastanza folle, nessuno è abbastanza folle per capire con le sue forze la Croce di Cristo. Il “siate folli” di Steve Jobs indica una follia tutta umana con cui si può arrivare fino a un certo punto, ma solo l’iniziativa di Dio può far capire la follia eterna della Croce di Cristo. Nessuno ci può arrivare da solo, tutti però possono provare ad abbassarsi e a riconoscersi per quello che sono: piccoli.

Nulla di nuovo sotto il sole per chi crede ma intanto il buio avanza. E qui la follia è totale, perché la Madre di Dio ci chiede di andare avanti con gioia e fiducia perché Cristo ha già vinto. Senza lo Spirito del Risorto però non si può avanzare in mezzo al fuoco e lo Spirito del Risorto te lo può dare solo il Risorto. Ma devi chiederlo, perché sei libero. E per chiederlo devi pregare. Allora il “siate folli” del mondo si trasforma nel “pregate, pregate, pregate” della Regina della Pace. È questo il vero modo di essere folli.

Però c’è un prezzo da pagare, perché la vera follia viene tradotta dagli altri in stupidità. “Abbiate il coraggio di vedere la vostra saggezza venir trattata da stupidità. Siate dei cretini per Cristo. E abbiate il coraggio di patire lo sdegno dei sofisticati del mondo“, scrisse in un bigliettino il giudice americano Antonin Scalia. C’aveva azzeccato: il coraggio richiesto oggi in Occidente è proprio quello di essere considerati dei cretini (termine che fra l’altro, come mi è stato segnalato, deriverebbe dal franco-provenz. crétin – che è dal lat. christianus – nel senso commiserativo di ‘povero cristiano’ •sec. XVIII.”).

#cretinipride #pregatepregatepregate

 

Giuseppe Signorin

 

Ieri sera ero sul divano a dire il mio consueto Rosario, mentre i miei tre bimbi giocavano sul tappetone (col LEGO duplo, ça va sans dire).

Ad un tratto al mezzanello parte l’embolo della coccola e mi sale addosso per abbracciarmi.

Come da copione alla piccolina, appena lo vede, le monta subito la gelosia al cervello, così anche lei mi si arrampica sul petto, ed in feroce concorrenza col fratello, inizia una gara personale di bacini e carezzine al sottoscritto, entrambi alternandosi nel rivendicare in via esclusiva la loro figliolanza gridandosi fraternamente l’un l’altro in faccia: “Mio papi!!!”.

A parte il fatto di essere stato interrotto durante la preghiera, confesso di essermela goduta un sacco: perché è bello essere conteso dai propri figli, anche se solo in maniera giocosa.

Tanto che avrei voluto potermi dividere, superare le barriere della materialità per potermi dare tutto ad entrambi in maniera esclusiva.

E allora un po’ mi è parso di capire come debba essersi sentito anche Gesù, quando le folle lo attorniavano, e per l’amore appassionato che Egli aveva per ciascuno davvero non vedesse l’ora di essere immerso in quel battesimo di sangue che lo avrebbe condotto, nella Sua risurrezione, ad assumere un corpo trasfigurato, finalmente non più soggetto alla fisicità coatta di mortale, bensì “dominus” su di essa gli avrebbe permesso di essere con i suoi «tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Matteo 28,20).

Ma ancor più ho compreso quel Suo desiderio di farsi cibo e bevanda fino al suo ritorno ultimo, per potersi fare realmente “presente”: totalmente dono per ciascuno di quei figli amatissimi per la salvezza eterna dei quali ha dato tutto se stesso.

Ed essere, ultimamente, tutto in tutti.

 

 

(Andrea Torquato Giovanoli – testo uscito sul blog dell’autore andreatorquatogiovanoli.wordpress.com)

Non è un film catastrofico, ma cronaca dell’altroieri: settembre 2013. I protagonisti sono reali. Il presidente americano, segnato dalla tensione, annuncia al mondo che ormai è inevitabile intervenire. L’orgoglioso leader della nazione rivale (la Siria) ribatte che non è un problema, che sono pronti a portarsi dietro l’intera coalizione, nei buchi senza uscita delle granate già affacciate agli oblò degli aeroplani. L’universo privo di confini attende un nuovo solletico nel suo pianeta centrale: la Terza guerra mondiale. L’essere umano trova che l’autodistruzione sia un’idea intelligente per farsi finalmente notare dai genitori. Il Padre non è convinto che siano tanto cattivi: Lui li ha visti bambini, e anche prima. La Madre suggerisce una soluzione.

Sopra le armi reali, oltre la diplomazia, più in alto pure delle parole distensive, qualcuno rispolvera lo schema tattico fuori moda detto “digiuno e preghiera”: il Papa invita i conventi, le corsie degli ospedali, le sale parrocchiali a fare un coro silenzioso per inumidire le ceneri delle rispettive provocazioni. Nei giorni successivi i quotidiani raccontano con stupore della improvvisa virata del capo di stato aspirante dittatore, del ritiro dei contingenti da parte dei muscolosi americani, della sensazionale conclusione pacifica dopo l’irresistibile climax.

Nemmeno un giornale collega i fatti con il loro motore, quello che è accaduto davvero, a qualche metro dal suolo: una nutrita delegazione, per conto dell’umanità intera, ha forzato il cielo, ottenendo ancora fiducia in cambio di pane, acqua e alcune ore di veglia insieme.

Perché proprio oggi mi torna in mente la Siria? Non ricorre nessun anniversario. C’entra quel telegiornale che ho visto, con le forze del male che conquistano posizioni, issando bandiere che non provano nemmeno a dissimulare la propria essenza negativa con i colori. C’entra la mia paura, finché non capisco una volta per tutte cosa può la preghiera.

 

(Emanuele Fant – testo uscito sul settimanale Credere e su costanzamiriano.com)