Per il compleanno di Paola Belletti (AUGURI PAOLA!!!), ricondividiamo la prefazione che la sua grande amica Costanza Miriano aveva scritto per “Osservazioni di una mamma qualunque”, il primo libro della collana UOMOVIVO “curata” dallo pseudo chitarrista dei Mienmiuaif.

Mando l’sms a Paola intorno alle due di notte, ho sonno, poco tempo e non aggiungo spiegazioni. Tanto so che lei è una delle due o tre persone al mondo che capiscono sempre tutto senza bisogno di traduzione. «Prefo», è ovvio, è la prima persona singolare indicativo del verbo «adesso se non mi addormento ti scrivo la prefazione al tuo libro, anche se tu credi che a qualcuno verrà voglia di leggerlo perché lo consiglio io, invece questo è un libro che tutti leggeranno perché si innamoreranno di te, amica mia meravigliosa». Tutto questo vuol dire «ti prefo», e Paola lo sa, infatti risponde solo «grazie» con molti punti esclamativi perché è una femmina e sa che una parola secca verrebbe interpretata male da un essere della sua stessa specie. Paola, dicevo, sa sempre tutto come quando la chiamo e le racconto di me. Non devo mai spiegarle niente di come mi sento perché lei capisce, come la mamma che torni da scuola e già sa che voto hai preso, non perché abbia messo su una piccola attività di spionaggio industriale e abbia piazzato degli agenti in classe o nel gabbiotto della bidella, ma perché legge le pieghe della bocca, lo sguardo e ascolta la minima inflessione della tua voce. Se una mamma ha queste doti divinatorie con i figli è normale, se ce l’ha un’amica, è speciale. La mia amica in effetti è molto speciale, e io ne approfitto vigliaccamente per raccontarle i lati più abietti e oscuri di me: non solo lei mi vuole bene lo stesso, ma non fa un plissé quando le parlo, come se fossi normale.

Quello che ho capito è che quando hai frequentato il dolore – lei è stata colpita in modo eccezionale dalle malattie dei suoi figli – hai educato il tuo cuore a starci, hai accolto le tue ferite senza nascondertele, senza scappare, ma facendoci i conti, hai dato voce a tutte le tue domande, hai visto tutti i tuoi lati oscuri oltre a quelli più presentabili, hai visto come poco si sa fingere quando si sta male, allora non hai più paura di vedere niente, né di tuo né degli amici. Perché davanti al dolore puoi anche incattivirti, ribellarti, chiuderti, peggiorare, oppure puoi lasciartene scolpire da uno scalpello che rivela la bellezza chiusa dentro la tua pietra. Lo puoi fare solo se credi, tenacemente e ostinatamente, che a tenere in mano lo scalpello c’è un Padre buono, e ci credi nonostante tutto, nonostante la tentazione di dire «perché mi fai questo?», e di discutere e arrabbiarti con questo Dio che sembra accanito con te.

Paola, come scoprirete, è molto provata dal dolore e dalla fatica di essere mamma – e qui rivelo il mio conflitto di interessi: sono madrina di battesimo del suo piccolo Ludovico – e ci fa i conti tutto il giorno, perché per far la mamma al meglio ha lasciato il lavoro, almeno finora (questo è un annuncio subliminale di ricerca di un lavoro) ed è mamma in modo speciale. Una cosa che mi dà molto fastidio di noi cristiani, è quando interpretiamo Dio, e diamo sentenze sul suo modo di agire: tipo «eh, sì, Lui ti manda la croce ma poi…» e scioriniamo giudizi e spiegazioni e previsioni sulle varie tipologie di condotta di Dio, prevediamo che attuerà a breve il protocollo due barra sette, come se l’Onnipotente, l’Infinito, avesse delle procedure standard.

Io credo che ci sia invece un profondo mistero nel dolore, nel dolore innocente in specie, e in certi casi non si può che stendere le braccia sulla croce e cercare di resistere. C’è qualcuno che viene inspiegabilmente risparmiato dal dolore (ma poi magari la vita se la rovina da solo, perché «nella prosperità – dice la Bibbia – l’uomo non comprende»), c’è chi è provato in modo speciale, e può diventare un segno per gli altri. Penso a Chiara Corbella Petrillo, al suo eroismo fatto di obbedienza mite, che le è stato chiesto di spendere in un tempo relativamente breve, tutto, fino all’ultima goccia (se non avete la fortuna di conoscere la sua storia cercate i libri che la raccontano, Siamo nati e non moriremo più e Piccoli passi possibili, o almeno gugolatela). E poi penso a Paola, a cui invece viene chiesto di vivere eroicamente, ma non tutto insieme, non con un finale drammatico e i fuochi di artificio, bensì nel martirio dell’obbedienza quotidiana. La penso tanto, spesso, e non so dire perché. Sono certa però che quando alla fine dei tempi vedremo tutto chiaramente, scopriremo come lei e gli altri che accolgono nell’obbedienza grandi prove stanno mandando segretamente avanti il mondo, per questo mistero del dolore innocente che è la croce di Cristo che ha salvato l’umanità.

Questo, evidentemente, rende possibile perdonare a Paola tutti i doni che ha ricevuto in misura esagerata: bellezza stratosferica, gambe prive di ritenzione idrica e seno che io manco quando allattavo le gemelle, intelligenza raffinata e senso dell’umorismo acutissimo e pronto, oltre che una sensibilità ai limiti del patologico, una scrittura audace e mai banale, una simpatia, nel senso etimologico di capacità di sentire insieme, unica. Questo è uno di quei libri che ridi e piangi leggendoli, i miei preferiti. Questo è il preferito dei preferiti (sì, sono di parte).

Nota tecnica del redattore, destinata all’autrice del libro, e comprensibile solo a lettori femmina tra i venti e i sessantacinque anni: tengo a precisare che la taglia elevata di reggiseno non corrisponde in alcun modo, nel caso dell’autrice del libro, ad adiposità diffusa né localizzata, essendo che «allora mi vedi grassa!» è la risposta standard che noi femmine instabili psichicamente rivolgiamo a ogni complimento anche del tutto non attinente al tema magrezza/obesità. (Esempio: se tuo marito ti fa i complimenti per il cappotto ti convinci che certo te li stia facendo perché il capo copre le tue forme troppo abbondanti, e non perché ti stia bene, e questo a volte non allieta le giornate dei mariti, che lì per lì erano già tutti fieri di essersi accorti che avevi messo il cappotto).

“Osservazioni di una mamma qualunque” è disponibile in formato cartaceo e digitale su Amazon, nella libreria online di Berica Editrice e nei principali store digitali.

Ho appena finito di leggere “Osservazioni di una mamma qualunque”. Mi ha fatto sorridere e commuovere e il minimo che potevo fare per ringraziare l’autrice Paola Belletti per le ore “trascorse insieme”, la mia amica Costanza Miriano per avermela fatta scoprire e giuseppe signorin per averle dato spazio letterario era scrivere una piccola ma entusiastica recensione. Grazie.

di Marco Modugno

L’aggettivo qualunque evoca di per se stesso un’idea di fungibilità assoluta, della serie che uno vale l’altro. O l’altra. Scegliendolo per il titolo della sua prima fatica editoriale Paola Belletti, ci scommetto, ha inteso giocare un po’ con il significato del termine. Ribadendo, con quell’umiltà sincera e mai iperglicemica o stucchevole che distingue il suo stile di scrittura, che lei si sente proprio così. Una mamma come le altre, beneficiaria degli stessi strumenti offerti da Dio a ogni donna che sceglie di accettare la maternità così come viene, senza patteggiamenti o riluttanze. Le credo sulla parola ma, leggendo i suoi aneddoti di vita vissuta, a volte esilaranti, più spesso teneri o assai dolorosi, senza mai percepire tracce di vittimismo o disperazione, viene lecito pensare che il Signore, a chi è chiamata come lei, chissà perché, a portare croci pesanti, riservi anche un armamento spirituale di calibro adeguato, per reggere botta là dove la maggior parte di noi (uomini o donne, non fa differenza) molla il chiodo e si mette a inveire a gran voce verso il Cielo. Magari battendo il piede infastiditi, perché non ci vogliamo stare. GridandoGli che a noi cose così proprio non ce le doveva far capitare. Che allora, forse, Lui non ci vuole poi tanto bene. Ammesso poi che esista davvero, questo Dio… Paola, invece, è una che crede e combatte. Anche quando scrive. Il suo stream of soulness (perversione verbale di stream of consciousness di cui mi assumo la completa responsabilità lessicale) irrompe nell’animo del lettore come una ventata di aria fresca, alimentato da uno stile personalissimo, frizzante e anticonvenzionale, mai barocco, leggero ma immersivo, dal quale si fa fatica a separarsi. Frasi semplici ma accurate, una narrazione spigliata, vivace anche quando te la immagini scrivere alla sera tardi, con la stanchezza addosso di quelle giornate un po’ così. E gli occhi umidi per l’esito sgradito di un esame medico del suo angioletto adorato, forse. Con il cuore e lo stomaco annodati da quell’incertezza urticante che un genitore prova quando pensa a un figlio piccolo ammalato. Bellissimo, il libro si legge d’un fiato, apprezzandolo con il calore e il coinvolgimento di quando si ricevono le confidenze di una persona amica. Impossibile, a meno di non avere un ingranaggio arrugginito al posto del cuore, rimanere indifferenti alle vicende raccontate, evitare un coinvolgimento personale, scantonare qualche inevitabile lacrima, stemperata subito da altrettanto inevitabili sorrisi. Difficile, inoltre, non ricavare dalle riflessioni di Paola Belletti sul suo rapporto complicato (ma non lo è per tutti?) ma intenso e bellissimo con il Signore degli spunti per il proprio personale percorso spirituale. Assieme a un’utile lezione di umiltà destinata ai più lamentosi e accidiosi tra di noi. La risposta a certe domande fondamentali e terribili, sostiene lei, va impetrata con la preghiera, cercata tra le righe un po’ sconnesse del racconto della nostra vita, alle quali solo il Padre riesce a mettere un po’ d’ordine, quando glielo chiediamo con l’insistenza della vedova del Vangelo. La risposta, per mezzo dello Spirito, arriva sempre. Anche se spesso non è quella che vorremmo. Paola Belletti punta tutta la sua vita in modo credibile e convincente sulla certezza che Dio sappia bene quel che fa e che le prove che ci invia siano sempre intese per il nostro bene, nonostante le umane apparenze. D’accordo con Pascal, che scriveva come questa fosse in fondo la scommessa fondamentale, dal risultato della quale, mi pare, abbiamo tutto da guadagnare e nulla da perdere.

 

“Osservazioni di una mamma qualunque” di Paola Belletti è disponibile in formato cartaceo e ebook.

“Se questo non fosse un paese profondamente, ostinatamente anticristiano, il libro di Paola Belletti se lo litigherebbero a suon di anticipi la Mondadori e la Feltrinelli (e lascia stare che lei pubblicherebbe lo stesso nella collana UOMOVIVO, per amicizia), sarebbe finalista a qualche premione tipo Strega o Campiello, e la intervisterebbero nei salotti buoni in tv”.

Parole tratte da un bellissimo articolo – senza peli sulla lingua e politicamente molto poco corretto… – della nostra amica e musa ispiratrice Costanza Miriano, autrice del best seller “Sposati e sii sottomessa” e definita dal Catholic Herald come “la scrittrice cattolica più pericolosa del mondo”.

Costanza elogia il nuovo libro di Paola Belletti “Siamo donne. Oltre la differenziata c’è di più” e lo fa col suo caratteristico stile intenso e diretto in una recensione a cuore aperto che vi invitiamo a leggere integralmente a questo link. Di seguito riportiamo un altro passo.

“Paola Belletti va chirurgicamente a fondo del senso di tutto, la messa e i cartoni, presepi piscine e wi fi, i figli gli amici l’amore, libri e riviste recensite (Cosmopolitan definito fogna glitter è una sintesi mirabile, per esempio), senza escludere dallo sguardo niente di ciò che compone la sua vita. Tutto, nel caos apparente, ha un senso, e non perché ci sia un lavoro di sintesi, ma proprio perché il senso viene fuori, prepotente, dal respiro quotidiano che tutto ricompone al cuore di una vita unificata”.

La nostra vita, la nostra esistenza, può essere una cosa immensa. Libera e piena di meraviglia. Non c’è niente di davvero spaventoso, perché Cristo è Cristo, punto.

Paola Belletti, “Siamo donne. Oltre la differenziata c’è di più”

Condividiamo il meraviglioso articolo che la nostra musa ispiratrice Costanza Miriano ha dedicato all’ultimo libro di Paola Belletti, “Siamo donne”, sul suo blog

Se questo non fosse un paese profondamente, ostinatamente anticristiano, il libro di Paola Belletti se lo litigherebbero a suon di anticipi la Mondadori e la Feltrinelli (e lascia stare che lei pubblicherebbe lo stesso nella collana Uomovivo, per amicizia), sarebbe finalista a qualche premione tipo Strega o Campiello, e la intervisterebbero nei salotti buoni in tv, il che le darebbe una scusa per farsi truccare professionalmente, che è sempre una bella goduria per noi mamme che ci infiliamo matite negli occhi ai semafori.

Prima di tutto perché la sua scrittura, affilata e ricca, precisa e gonfia insieme (non di ritenzione idrica) lo merita, poi perché invece non lo meritano la maggior parte dei libretti italiani oggi in circolazione, balbettanti esercizi di stile sul nulla e dintorni. Invece qualsiasi cretinata radical chic ben pompata da una casa editrice si guadagna l’espositore in libreria, mentre questo meraviglioso Siamo donne, oltre la differenziata c’è di più bisogna un po’ andare a cercarlo.

È un peccato perché Paola Belletti va chirurgicamente a fondo del senso di tutto, la messa e i cartoni, presepi piscine e wi fi, i figli gli amici l’amore, libri e riviste recensite (Cosmopolitan definito fogna glitter è una sintesi mirabile, per esempio), senza escludere dallo sguardo niente di ciò che compone la sua vita. Tutto, nel caos apparente, ha un senso, e non perché ci sia un lavoro di sintesi, ma proprio perché il senso viene fuori, prepotente, dal respiro quotidiano che tutto ricompone al cuore di una vita unificata. Una vita solo apparentemente complicata, alle prese con quattro figli e la malattia, alle prese con il lavoro e la casa e un meraviglioso marito primatista europeo di bradicardia, colui al quale l’umanità intera deve l’invenzione (da parte di sua moglie) della parola divanauro – la figura mitologica metà uomo metà divano – di cui mi sono impossessata. Per salvaguardare la coppia debbo dire che probabilmente la percezione di addivanamento da parte di qualche esemplare di moglie è accentuata dalla sua propria iperattività (leggi: Matteo fa un sacco di cose, siamo noi mogli che ne facciamo sempre una in più: e comunque abbiamo ragione noi).

È un peccato dicevo che non tutti gli italiani, anzi tutti gli umani, leggano questa mappa per la realtà, questo rivelatore di senso in ogni cosa, non per niente Paola è laureata in filosofia alla più antica università del mondo, e le è rimasta attaccato, anche quando si traveste da mamma e da scrittrice e da moglie, questo sguardo chirurgico sul mondo. Cristiano, ma chirurgico.

È vero, lo ammetto, è una delle mie più carissime amiche. È una delle top di gamma (altra espressione di cui le sono debitrice, insieme ad alcuni miei topoi letterari, tipo venire già menate, o invocare il coma farmacologico in attesa della fine dell’adolescenza dei figli) dell’ampio parco amiche, e le voglio bene anche se è molto bella e molto intelligente. Le mie figlie, che essendo femmine devono sapere tutto, mi interrogano spesso sul tema (chi è la tua best friend forever? a chi regaleresti l’anello col cuore a metà come io a Rachele?) e io ogni volta a rispiegare che alla mia età puoi avere anche molte amiche pari merito, mentre invece è meglio che di marito ce ne sia uno solo, e che alle amiche a pari merito – se proprio hanno bisogno che io faccia una classifica – posso assegnare a ciascuna delle competenze specifiche. Bene, Paola è la persona che più capisce il dolore in assoluto. E’ una persona così mirabilmente fatta, che se le dici che hai un problema lei si chiede “cosa possiamo fare?”. Cioè, capito?, il tuo problema è anche il suo (posso vendere il suo numero di telefono a una cifra ragionevole, scrivere in privato). Comunque, sì, è una delle mie più carissime amiche. Ma non è per questo che trovo il suo libro meraviglioso. E’ perché contiene, a ogni pagina, almeno una perla. Come questa.

“Ogni tanto ho una specie di intuizione, che forse è più il ricordo di qualcosa che qualcuno mi ha insegnato. La vita, nella conoscenza che tenta sempre più di approssimarsi a Dio, che frequenta Cristo nel suo modo di essere presente davvero, chiuso nelle apparenze povere dei sacramenti eppure come pronte a esplodere per la gloria che racchiudono, e della realtà, la nostra vita, la nostra esistenza, può essere una cosa immensa. Libera e piena di meraviglia. Non c’è niente di davvero spaventoso, perché Cristo è Cristo, punto”.

di Giuliano Guzzo

È l’8 marzo e mi toccheranno, tanto per cambiare, fiumi di retorica. Ma stavolta sarà diverso: ho un antidoto. È “Siamo donne”, il nuovo libro di Paola Belletti, lavoratrice, donna e madre (in ordine crescente d’importanza) che con Berica Editrice torna a condividere 150 pagine di suoi scritti. Perché dico che “Siamo donne” è un rimedio all’8 marzo ideologico? Anzitutto perché, a differenza di tante frasette da giorno delle mimose, è scritto molto bene: non lo leggi, lo sorseggi presagendo – come un signor calice di vino – che finirà troppo presto. Il libro poi, una sorta di manifesto dell’orgoglio femminile cristiano, merita per le tante verità scomode che contiene.

Tipo l’ammissione che questi, per ragioni ben esposte al lettore, sono per la donna, più che di emancipazione, tempi di smarrimento: «Mi sembra che siamo smarrite. Provo tenerezza per noi, donne» (p.28). O la critica alla tesi della cultura dominante secondo cui la realizzazione femminile sia solo e soltanto il lavoro: «Il lavoro delle donne serve alla società, eccome! Ma davvero possiamo farlo solo a scapito del nostro essere? A volte vergognandoci o, all’estremo opposto, esaltando in modo ipertrofico e abbastanza irritante il “fare la mamma e la moglie” come se fosse a sua volta una professione (extrema se tangunt)»? (pp.30-31).

Essendo Paola Belletti donna capace di coniugare fede e concretezza, Cielo e terra, non mancano poi sagge indicazioni sul modo con cui, cristianamente, vivere la femminilità, cercando cioè di evitare eccessi, in un senso come nell’altro: «Rifuggiamo sia la spettacolarizzazione sensuale della bellezza fisica femminile, la sua esposizione volutamente provocatoria, e anche il castigo eccessivo delle sue forme corporee, così belle e benefiche, anche alla sola vista» (p.42). Un bel calcio all’esibizionismo e uno anche a certo eccessivo rigorismo, dunque. Non male, sapendo quanto simili opposti, di fatto, avvelenino l’esistenza di chi li fa propri.

Il libro, che contiene molti articoli già scritti ma provvidenzialmente raccolti assieme, spazia poi sui temi delicati dell’aborto – consigliatissima la lettera a una donna che vuole abortire (pp. 106-108) – e della maternità, della spiritualità e della famiglia. Ma sempre evitando prediche, con delicatezza ed una cura stilistica, talvolta, impreziosita da spruzzate d’ironia. Scusate, ma che fate ancora lì? Datevi una mossa e procuratevelo. Perché per me “Siamo donne” è – e sarà – l’antidoto a certo 8 marzo, specie quello femministeggiante, ma per voi potrebbe esserlo rispetto a tante cose, dal piattume culturale alla mancata meraviglia per i doni che, spesso dimenticandolo, abbiamo davanti agli occhi. Mi racconterete.

Articolo uscito nel blog di Giuliano Guzzo

Grazie alla collaborazione con TeleMater, una web tv cattolica con base a New York, il nostro #MusicaDaDivanoTour è finito oltreoceano!!! 😮😎

In questa tappa siamo ospiti di Matteo e Paola (Belletti, l’autrice di “Osservazioni di una mamma qualunque” e “Siamo donne. Oltre la differenziata c’è di più“).

Unica cosa: abbiate pietà dell’intervistatore…

Condividiamo la bellissima prefazione della scrittrice Annalisa Sereni al nuovo libro della nostra compagna di avventure Paola Belletti, “Siamo donne. Oltre la differenziata c’è di più”, da oggi disponibile in formato cartaceo e ebook nello shop online di Berica Editrice e su tutte le altre piattaforme digitali, oppure richiedendolo in libreria.

«V’è a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, una piscina, chiamata in ebraico Betzaetà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un gran numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. [Un angelo infatti in certi momenti discendeva nella piscina e agitava l’acqua; il primo ad entrarvi dopo l’agitazione dell’acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto]».

Vangelo di Giovanni 5,1-4

Sono stata fortunata: ero vicina alla piscina quando l’angelo ha smosso l’acqua e un’amica, la Paola, mi ha fatto immergere per prima. Mi ci ha buttata dentro, dicendo «Leggi, così guarisci. Quantomeno migliori. E l’angelo farà la sua parte». E grazie, lei lo sapeva. La piscina era roba sua. Forse anche l’ala dell’angelo era sua.

E io, nuotando tra le pagine (stampo tutto, sempre, ho stampato anche il tuo libro quando mi hai mandato le bozze. Ma non ho messo i numeri, per cui ci ho nuotato veramente in mezzo), ho capito quanto le parole fossero te, l’autrice.

Perché, vedete, lei, la Paola, è così.
Ci siamo conosciute di persona a un incontro in cui parla- vano di altri nostri libri. Io con un gambone ingessato. Lei bellissima, forte, solare. Incredibilmente sorridente. E sorridente ha parlato lì a me e alle altre persone e ha svelato il suo cuore adamantino, il suo dolore di madre acuminato e ancora più splendente di lacrime infinite.
E SEMPRE sorridente ha chiesto preghiere.

CON QUEL SORRISO ha forzato il blocco, lei, ha superato il rispetto umano e la paura e si è lanciata senza rete tra le braccia di chi l’ascoltava ma soprattutto ha rivelato di stare al sicuro tra quelle amorose di suo Padre Dio che la sorregge e accoglie ogni singolo infinito istante.

Del resto ha gli occhi aperti e lo sguardo profondo, lei, per leggere la realtà. Oh, potrebbe piangere, urlare, battere i pugni e a volte nel segreto lo fa. Lo so. Lo dice. Ma poi la Paola sorride e affila di nuovo la sua anima con il dolore di madre privilegiata dall’amore per il figlio… bello bellissimo e provato infinitamente. E legge ancora Dio in ciò che vede. E ce lo indica.

Anche in questo suo libro lo fa. È un testo profondo, fuori dagli schemi. Bello e potente. Come lei sorridente. Tuffatevici dentro e non ve ne pentirete.
Forse ne uscirete scalfiti. Probabilmente sanati. Sicuramente grati.

Stavolta sarò io l’amica che vi spinge, ma Paoladi nuovo l’angelo che smuove le acque.

 

L’avventura editoriale parallela al nostro progetto musicale, “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio”, è iniziata due anni fa con un libro, “Osservazioni di una mamma qualunque” di Paola Belletti, grazie al successo del quale abbiamo potuto continuare a lottare in questa missione un po’ folle – oggi – di raccontare, sostenere, difendere, proporre la famiglia alla luce degli insegnamenti della Chiesa Cattolica.

La Paola è diventata, da quel novembre del 2015, una vera e propria amica per i Mienmiuaif. Di più: una sorella. Una a cui guardare. Forte e mite allo stesso tempo. La Paola è una bomba. E le sue parole delle spade affilate. Ma anche piene di tenerezza. Come solo una donna. La Paola riesce a parlare da donna e di donne con un dono unico: è diretta e schietta ma piena di premure e di amore. E poi fa ridere! E poi è una filosofa! E poi è anche un’atleta! Del corpo e dello spirito… Un mix letale che fa bene a tanti e non poteva finire con un libro solo. Allora abbiamo insistito insistito e insistito e due anni dopo il primo, ecco il secondo: “Siamo donne. Oltre la differenziata c’è di più”. Per noi un “manifesto” per vere femministe, per donne orgogliose di essere tali, che non vogliono scimmiottare i maschi.

Rispetto al primo l’orizzonte si amplia ma anche si restringe: il campo d’indagine diventa più vasto – si parla di moda, di ecologia, di sessualità, di aborto, di religione, di poesia – ma al tempo stesso su certe cose si va addirittura più a fondo.

Un libro per donne, per donne di tutte le età, di tutte le professioni e vocazioni, ma anche per uomini – non tanto per capire le donne (cosa dogmaticamente impossibile), ma almeno per imparare a non capirle! 😉

Grazie Paola per questa nuova avventura insieme, e grazie alla magnifica Annalisa Sereni che ha scritto una prefazione intensa, toccante, stupenda, tutt’altro che convenzionale, perfetta per un libro come questo, destinato a incidere sulla vita di tante persone!

Mienmiuaif

“Sono rimasta però un’ecologista. Una vera attivista, via via più convinta. E ora, finalmente, sono persino certa che nel mio piccolo sto contribuendo a salvare il mondo e le meraviglie del Creato. Infatti mi confesso spesso. E mi accosto, meschina ma decisa, all’Eucarestia”.

Paola Belletti

“È un testo profondo, fuori dagli schemi. Bello e potente. Come lei sorridente. Tuffatevici dentro e non ve ne pentirete. Forse ne uscirete scalfiti. Probabilmente sanati. Sicuramente grati”.

dall’introduzione di Annalisa Sereni

Da oggi 23 novembre lo potete trovare in formato cartaceo e ebook in esclusiva nello shop online di Berica Editrice.

Dal 4 dicembre su tutte le altre piattaforme digitali oppure richiedendolo in libreria.

Breve invito alla lettura di “Siamo donne. Oltre la differenziata c’è di più” di Paola Belletti, in uscita il 23 novembre in esclusiva nello shop online di Berica Editrice e a partire dal 4 dicembre dappertutto.

Un libro fin dal titolo pieno di ironia e autoironia, che ha il coraggio di andare fino in fondo e toccare temi che scottano. A partire da quell’ecologia integrale a cui Papa Francesco ha dedicato un’Enciclica intera, la Laudato si’. Quell’ecologia che non separa gli ambiti ma li tiene uniti: ecologia ambientale, economica, sociale, culturale… L’ecologia umana, l’ecologia del “cuore” umano, da cui viene tutto il resto. E lo fa in un’ottica femminile. Quasi un manifesto per donne orgogliose di essere tali. Vere femministe.

Un libro che non è un saggio ma un insieme di prose filosofiche, poetiche, narrative, giornalistiche… scritte dall’autrice col suo inconfondibile stile nel corso degli ultimi anni, selezionate e divise in quattro sezioni:

1. Ecologia femminile, in cui si parla più espressamente di donne: la loro identità, il loro compito, il loro corpo, la loro anima;

2. Ecologia famigliare, perché non si può essere umani senza un contesto famigliare… e le donne in questo contesto hanno sicuramente un ruolo privilegiato;

3. Ecologia pro-life, la cura della vita – in particolare in relazione all’aborto, che tocca più direttamente le donne (anche se ovviamente non solo). Non si può essere ossessionati dalla raccolta differenziata e poi fregarsene se ammazziamo i cuccioli d’uomo prima che vengano alla luce;

4. Ecologia spirituale, perché al centro e alla base di tutto c’è il rapporto con Dio, e quindi la religione, la riflessione filosofica, le domande cardine dell’esistenza.

Giuseppe Signorin, pseudo chitarrista dei Mienmiuaif e curatore (da curare) della collana UOMOVIVO di Berica Editrice.

Riportiamo la bellissima e intensissima riflessione che la nostra super amica Paola Belletti ha scritto per la sesta stazione – la Veronica asciuga il volto di Gesù (Piccola Veronica era il nome con cui le sorelle talvolta chiamavano la nostra Santa Teresina di Gesù Bambino e del Volto Santo) – della Via Crucis organizzata da Aleteia per il piccolo Charlie Gard, nato in Cielo ieri, venerdì 28 luglio, dopo un terribile calvario che ha coinvolto lui, i suoi genitori e una moltitudine di persone da tutto il mondo come nessuno si sarebbe potuto aspettare, un vero e proprio miracolo di amore che non ha nessuna intenzione di fermarsi ora che Charlie è in compagnia di Dio, della Mamma, di tutti gli angeli e i santi del Paradiso. Prega per noi e per questo mondo mortifero e moribondo, piccolo Charlie.

 

Dio, che disse: «Rifulga la luce dalle tenebre», rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo.

2 Corinzi 4,6

 

Eccoci Charlie. Siamo le altre donne, quelle che non sono tua mamma. Ci siamo affiancate anche noi. Quasi Veroniche, cerchiamo frugando nelle cose da stirare un qualche panno, pulito. Ci calchiamo sopra le mani, in fretta, per stenderne le fibre. Ci facciamo largo tra i corpi che si accalcano lungo la tua salita per avvicinarci al tuo. Il tuo corpicino, il tuo viso, la tua piccola testa reclamano anche da noi, da tutte le altre donne, la quota di tenerezza che ti sarebbe dovuta in una vita lunga. Siamo le donne che si sono aggiunte dopo, lungo la via di un dolore già incamminato. Non sappiamo a che punto ce ne siamo accorte, ma abbiamo visto: ecco il vero volto, ecco la bellezza. La tua infanzia è una trasfigurazione naturale che la malattia non riesce a deturpare, la mamma ti pettina i capelli finissimi e biondi e vi spruzza intorno una rugiada di greve poesia.

Alla spensieratezza che vi è preclusa lei risponde con una spazzolina dalle setole morbide per tenerti il ciuffo ordinato, a destra. Sui nostri teli comprati e non tessuti, sulle nostre stoffe sbrigative, vogliamo imprimere il tuo piccolo volto, sicure che quanto più assomiglia ai due giovani che ti hanno messo al mondo, tanto più ricorda i tratti del Signore che ha fatto e il mondo e quei due ragazzi. Che ti hanno generato e non vorrebbero più vivere senza di te. Sono milioni i volti, i tratti, i sorrisi, le pic of the day, gli hashtag che si rincorrono sugli schermi che teniamo sempre in mano. Uno solo è il Volto. E il tuo, adorabile Charlie, è vera icona dell’unico Volto Santo. Va bene Charlie, facciamo come dici tu: guarderemo a Lui e a te e saremo raggianti.

Presto diremo insieme “Morte, dov’è la tua vittoria?”