Doppio appuntamento venerdì 19 febbraio a Bologna per la nostra “mamma qualunque” Paola Belletti: alle 18 nella libreria Bonomo Editore di via Zamboni e alle 21 al Museo della Beata Vergine di San Luca di piazza di Porta Saragozza.

Nella pagina di Avvenire qui sopra la recensione del libro e l’avviso del duplice evento.

 

“Osservazioni di una mamma qualunque” di Paola Belletti, il primo libro della nuova collana UOMOVIVO, è disponibile in formato cartaceo e digitale presso la libreria online di Berica Editrice.

Ognuno ha i suoi carismi, Costanza fa le prefazioni ai libri, io faccio gli aperitivi a (con) chi li scrive. Abbiamo avuto l’onore di ospitare la famiglia Zeni per qualche giorno, sia ad agosto che a gennaio. Nel frattempo per vedere se erano veri, siamo anche andati a cercarli a casa loro, in Lombardia. Abbiamo frugato tra le nostre abitudini come la Marghe negli sportelli in salotto, abbiamo sorriso al tempo passato insieme come la Isa sorride alla Mapi ma soprattutto abbiamo fatto un sacco di aperitivi.

Caratteristica di interesse pubblico della famiglia Zeni è che la signora Paola Belletti ha di recente scritto un libro: Osservazioni di una mamma qualunque. Prima moglie, poi mamma di un, du’, tre, quattro figli, poi blogger e adesso scrittrice (tra una lavastoviglie e una lavatrice). Una donna che definisco Dionamica. Nel suo blog troviamo il suo ritmo: ‘vivo, penso, scrivo, posto’, lei dice che spesso si aggiunge anche ‘inciampo, cado’, ma è evidente che si rialza, sempre.

Tra uno spritz (che dalle parti di Paola si chiama pirlo) e uno hugo, ho fatto finta di aver letto il suo libro e l’ho scherzosamente intervistata:

Il libro era un sogno o i sogni aiutano a scrivere meglio?

Fiani iniziamo male, ti manca il riporto per fare queste domande alla Marzullo, dai!!!

Prima il blog, poi La Croce, poi un libro. Cosa è per te scrivere?

È dare un luogo ad un costante dialogo interno. Che non è solo tra me e me. Spesso è un dialogo con Dio. È mettere ordine a cose che altrimenti si affollano tutte nel collo di bottiglia della mia testa sempre in movimento. È anche il piacere di usare la parola, il linguaggio, di dare nome alle cose. Ogni cosa ha il suo nome. Bisogna trovarglielo. Poi ci sono anche cose che possiamo solo balbettare ma bisogna tentare lo stesso, fino all’ineffabile. Scrivo anche per ridere e fare ridere.
Tutti tranne mio marito. Detto anche “immobil dream”. Però mi valorizza, mi apprezza. Dice poche parole ma vedo che sta attento!
Però a dire la vera verità il blog voleva essere all’inizio uno strumento di promozione personale per la mia professione. Sono libero professionista da anni. Da molti più libera che professionista (in realtà soprattutto dopo la gravidanza di Ludo).

Come è nato allora il libro?

È nato perché Mario Adinolfi ha letto qualche mio post dal blog soprattutto dopo che ha saputo di Ludovico, soprattutto dopo che ci siamo incontrati su Facebook e in vista del debutto de La Croce quotidiano. Scriverai in pagina 4, i lettori ti aspetteranno. Preparati!
E così è stato.
In seguito dopo qualche mese Giuseppe Signorin, che ha a sua volta un blog e lavora in un’agenzia di comunicazione che è anche una piccola casa editrice, mi ha chiesto se avessi già un editore. Ero tentata di tirarmela un po’. Ho capitolato subito! Lui era l’occasione più adatta a me. Voleva pubblicare cose già scritte. Altro temo non sarei riuscita a fare. Ha pensato ad una bella raccolta. Ha selezionato e messo ordine. È una persona garbata, equilibrata, intelligente e piena di entusiasmo. E ha una moglie fantastica!

Una madre come te, perché anche se i tuoi 4 figli non ti riconoscono come tale, per lo stato sei madre, dove ha trovato il tempo?

In quello sottratto sconsideratamente a loro. Loro lo tolgono a me, insieme al fiato per respirare, e io lo tolgo a loro. In più rubo da loro le battute, le sortite e le intuizioni più belle.
Isabella infatti lo sa e si ribella. Non scrivere questa cosa mamma! Ha ragione.

Il tuo libro ha quindi una genesi poliedrica, più spunti riuniti, scritto in momenti e stati d’animo diversi. A chi è dedicato. A chi lo consiglieresti?

Lo consiglio a tutti. A patto che poi me lo raccontino, me lo restituiscano. No dai, in realtà sono combattuta tra il desiderio di diffonderlo e il pudore. Parlo di me, con onestà a volte temo imbarazzante. E parlo di cose forti e intime. Nascite, amori, dolori, fatiche, domande. Porte prese a pugni, rabbia, angoscia. Fede. Desiderio di paradiso. Robetta insomma. Quindi a volte vorrei essermi restituita. Poi soffro come femmina credo di una sorta di dialisi affettiva. Necessito di conferme, di feedback, di specchiarmi negli occhi degli altri. Occhi vispi possibilmente! E cuori accesi.

Oggi l’ovvio è diventato atto eroico, non ti senti un po’ offesa dal mondo a dover dire che tuo figlio aveva diritto a vivere?

Mi sono incavolata come una belva. Ho cambiato ginecologi. Ho pianto fino affogarmi nelle lacrime. Ho stroncato sul nascere inviti -gli ennesimi- ad abortire magari all’estero. Ho fatto notare che era mio figlio. Sempre.

Quindi il tuo libro è per le donne che vogliono essere madri? Per preparare, tranquillizzarle? Non hai paura che leggendoti preferiscano la clausura?

Anche io ho una fitta costante di nostalgia per l’immaginata quiete claustrale. A volte penso anche mio marito. Essere sposati è dura. Essere genitori è impegnativo. Resistere alle bollette, ai certificati medici, alle scadenze, alle logopedie, allo stillicidio dei colloqui generali, alla corsa campestre dei compiti pomeridiani, al fuoco di fila delle domande, al desiderio di socializzazione e a quello di mantenere un po’ di intimità familiare…
Tornando alla gravidanza del nostro gioiellino. Sì, ci siamo visti guardati o come eroi o come incoscienti. A noi pareva il minimo sindacale non fare a pezzi il nostro bambino perché forse sarebbe stato segnato nel corpo.
Continuano a chiedermelo. La formula più ricorrente è “ma quindi non lo sapevate prima, vero?”

Pensi che oltre a me lo leggeranno anche altri uomini?

Sì. Molti so che lo hanno già letto. Il mio papi! Fierissimo… qualche fratello. Molti amici. E diversi sconosciuti. Uno dall’uruguay lo ha letto in ebook. Mi ha ringraziato moltissimo. E io lui.

Con quali stati confina l’Uruguay? Parlami delle sue principali risorse economiche.

Se insisti mi faccio intervistare da tua moglie…

Ok, ok. Il tuo libro può essere un cerotto ad una ferita? Alla tua ferita?

Non lo so. Può essere una torcia puntata su di noi. Sulla vita, sul dolore. Su Gesù Cristo. Senza di Lui è da pazzi. Ma anche per chi non Lo conosce la vita è vita e tutti gli uomini lo sanno. Tutti. Non ho dubbi. Poi la coscienza si può offuscare, adulterare, ignorare, ma saperlo lo sappiamo. Esprimo per iscritto domande a Dio in compagnia degli altri.

Allora è dedicato a Dio? Non era più indicata un invocazione alla Madonna invece che la prefazione della Miriano?

Ma Costanza è in confidenza con la Madonna. Credo vada bene anche così.

Tu hai letto il tuo libro? O lo hai solo vissuto? Hai “imparato” qualcosa o rifaresti tutto uguale? incontreresti le stesse persone, andresti negli stessi posti?

Ho già giocato questa partita. Non esiste seconda possibilità. Esiste solo l’infinita possibilità di ritornare a Dio da qualsiasi condizione, in qualsiasi stato ci troviamo. Fino a che abbiamo giorni da vivere. Vivo. Ecco, poi sì a volte penso, scrivo e posto. Più spesso corro, inciampo e cado. Tutto intero no. Non l’ho riletto. Non riesco ancora. Facciamo che lo leggi tu poi mi racconti qualcosa.

[azz, beccato!]

 

(Filippo Fiani – intervista uscita su La Croce – Quotidiano e il blog http://quarantadue.ianix.net/)

 

“Osservazioni di una mamma qualunque” di Paola Belletti, il primo libro della nuova collana UOMOVIVO, è disponibile in formato cartaceo e digitale presso la libreria online di Berica Editrice.

«Figlia, moglie e mamma. Tutti e tre gli stati sono a tempo indeterminato. (…) Il marito è a volte luminoso testimone a volte vetro opaco come me. (…) Ho quattro figli, tre femmine e un maschio. Il piccolo è malato seriamente. E abbiamo iniziato a scoprirlo, seppur con alterne vicende e molte incertezze, durante la gravidanza. Alla 23esima settimana. È seguito un vero calvario. Ora lo curiamo al meglio delle nostre possibilità. E lui ci ricambia con la sua bellezza e molta gioia». Questa è Paola Belletti, autrice di Osservazioni di una mamma qualunque (UomoVivo, 14 euro, 153 pagine). Più che un libro è un diario. Un diario di vita fatto di episodi, fatiche, dolori e gioie. Un diario che racconta di una famiglia viva, ben assortita, litigiosa il giusto.

NIENTE SANTI ED EROI. È bello per questo. Non aspettatevi “santi” che di fronte alle fatiche vedono santi e madonne, traggono conclusioni e giudizi incomprensibili o astratti. No. Qui c’è una mamma, Paola, con tanti pregi che però non nasconde i tanti difetti, che si sente e si mostra «fuori posto, in affanno, sicuramente in ritardo». Ansiosa, che tende a ingrandire le cose, come tante mamme. E poi c’è un marito, Matteo, che lavora dieci ore al giorno e che se gli viene chiesto di prendere una canottiera nell’armadio delle bambine, nel secondo cassetto, rimane con lo sguardo fisso a quel cassetto, con un’espressione infastidita e terrorizzata, perché lui quella canottiera non la vede. Come tanti papà.

Matteo fa da “minimizzatore” per riportare le cose sul giusto piano. «Ecco, soprattutto tu, tu che sei chiamato fra tutti a capirmi e supportarmi con la U, manco mi ascolti», dice Paola. «Non è vero. Io ci sono», risponde pacato il marito. «Ho i miei limiti ma ti ascolto. E so che certe volte esageri». Sono così i dialoghi che riempiono queste 150 pagine che si leggono tra un sorriso e un pochino di commozione.

LE TINTE DELLA VITA. Matteo «di fronte alle cose grosse, come può esserlo la malattia di un figlio, non perde la calma. Soffre molto ma ingoia il suo dolore per aiutarmi a sopportare il mio e ribadisce con la persuasività di uno che ora sta pagando di persona che “niente ci può davvero ostacolare nell’essere felici. Nemmeno questo”».

Qui trovate tutto di una famiglia viva, tutte le tinte della vita, i risvolti anche comici del quotidiano, ritratti commossi, ma anche pieni di gratitudine per i figli. E una nota forte, quella del dolore, «della domanda a Dio a nome di mio figlio, che guarisca, che sia felice».

«Qui [Matteo] non minimizza perché non c’è spazio di manovra, ma guarda dal punto di osservazione più umano possibile. Quello della croce. Minuscola e maiuscola. Che poi a cosa costringe la Croce? Cosa mi fa? Mi tiene. Mi trattiene. Mi inchioda. Al presente». Ludovico, questo figlio ferito, li inchioda al presente, ci inchioda tutti al presente.

VIVERE EROICAMENTE. «Non preoccuparti», dice Paola al figlio appena nato. «Io e papà ti amiamo. Senza avverbi. Ti amiamo punto. “Nonostante”, semmai, è nonostante noi, le nostre debolezze, nonostante la stanchezza e la paura».

«A Paola – scrive Costanza Miriano nella prefazione, e noi aggiungiamo anche a Matteo, anzi a tutta la loro famiglia – viene chiesto di vivere eroicamente, ma non tutto insieme, non con un finale drammatico e i fuochi di artificio, bensì nel martirio dell’obbedienza quotidiana».

 

(Daniele Guarneri – recensione uscita su Tempi.it)

 

“Osservazioni di una mamma qualunque” di Paola Belletti, il primo libro della nuova collana UOMOVIVO, è disponibile in formato cartaceo e digitale presso la libreria online di Berica Editrice.

a cura di Alessio Calò

Abbiamo incontrato Paola Belletti aTrento, dopo la prima presentazione ufficiale del suo libro d’esordio, “Osservazioni di una mamma qualunque”, primo volume della nuova collana UOMOVIVO, disponibile in formato cartaceo e digitale presso la libreria onlinedi Berica editrice.
Paola, di formazione filosofa, si occupa di risorse umane (termine che vorrebbe abolire) e – soprattutto – è mamma di 4 figli, 3 femmine e un maschio (Ludovico, l’ultimogenito, gravemente malato). Più due non nati.

Nella prefazione al libro Costanza Miriano scrive che “questo è uno dei libri che ridi e piangi leggendoli, i miei preferiti”. Ti ci ritrovi?
Sono molto grata a Costanza. Si è spesa moltissimo per me. Siamo amiche. E quello che dice di me, della mia scrittura e del libro, se non sconfiniamo nel patologico, direi che è un bellissimo complimento.
Perché la vita è gioia e dolore. Fatica, leggerezza, dramma. Tutto insomma. Ed essendo per ora almeno la mia scrittura al servizio della mia personale esperienza di moglie, mamma, figlia (di Dio) c’è dentro un po’ tutto.
Leggendo Costanza ho riso e pensato moltissimo… e allora mi è venuto il sospetto che dietro questa grande leggerezza e autoironia, insieme alla profondità e alla ricchezza di pensiero, ci fosse anche la sofferenza. Forse perché proietto. Ho imparato a ridere, a ironizzare, a cercare il lato comico anche nella situazione impegnativa che viviamo in famiglia. Mi aiuta, credo.

Avevi già avuto qualche precedente esperienza come scrittrice (a parte La Croce, nostro quotidiano di riferimento)?
Prima del libro e de La Croce c’era già il blog: “vivo, penso, scrivo, posto” è il motto. Anche se ultimamente vorrei cambiarlo con: “mi affanno, corro, inciampo e cado”.
È nato a metà tra il personale e il professionale. Sono libero professionista, mi occupavo soprattutto di formazione e in parte di consulenza. Allora ragionando su tematiche che mi appassionano molto ho pensato di farlo per iscritto. Cos’è comunicare. Il linguaggio. Il mito un po’ opprimente di Steve Jobs; la soggettività e l’oggettività; cosa ci attira quando andiamo a fare shopping. E qui più che un blog si potrebbero aprire forum, portali verticali, eventi, wikipedie monotematiche e infinite gallery di immagini.
Comunque per un po’ i termini più ricercati su google che portavano le persone su questa zattera digitale vagante per il gran mare del web erano cose tipo “il fondotinta sul sedile della macchina”; “truccarsi in auto” o “il cliente ha sempre ragione”.
Ora spero che mi cerchino soprattutto con i tag della collana UOMOVIVO della Berica editrice: Vita (di coppia), umorismo, Dio.

Perché scrivi? Sfogo, impegno sociale, training autogeno?
Dunque vediamo. Scrivo un po’ per rileggermi… perché scrivere costringe a mettere ordine tra le forze che si agitano dentro. Costringe a dire con le parole, fino dove è dicibile, i gemiti interiori. Per dare loro ordine, per dire cosa viene prima e cosa dopo. Cosa è più degno o meno degno di essere scritto. Questo soprattutto di fronte alla domanda lacerante del dolore, nella malattia di un figlio.
E per rivolgermi a Dio. Per essere ascoltata e compresa, da Dio e dagli altri. Non tutti, ma qualcuno almeno!
Poi ho imparato che può anche essere un servizio. Mario (Adinolfi, direttore de La Croce che mi ha chiesto di scrivere per la pagina 4 dopo aver letto alcuni miei post) mi ha detto, di fronte alle mie titubanze per il timore di strumentalizzare o esporre troppo e senza difese la vita non solo mia ma dei miei figli piccoli: “scrivi, ti farà e farai molto bene”.
Ci sono stati anche molti momenti in cui avrei chiesto a chiunque, anche al lavavetri al semaforo, anche alla cassiera, a chiunque! se potesse ascoltarmi e capirmi e anche dirmi cosa dovevo fare. Scrivevo un po’ a tutti. Quando qualcuno non mi rispondeva o smetteva di rispondermi mi rendevo conto che stavo rischiando di sembrare una stalker.

Com’è nato il libro?
Perché Giuseppe (Signorin) me lo ha chiesto.
Per la verità prima mi ha chiesto, ed era serio, se avessi già un editore. Wow! Considerava la mia scrittura possibile oggetto di interesse di qualche editore! Sempre grazie a Costanza in effetti c’era già un potenziale editore ma con tutti gli impegni legati alla cura della famiglia mi era impossibile mettere mano ad un progetto nuovo e così impegnativo, almeno a me pareva così.
La proposta di Giuseppe invece era una cosa fattibile a partire dalla mie condizioni: pochissimo tempo a disposizione e quindi per ora la quasi impossibilità di concepire e scrivere un libro nuovo da capo. A lui interessava raccogliere brani scelti che avevo già scritto! Fantastico. Proviamo allora…
Il libro è composto da brani autobiografici, molto differenti sia perché alcuni sono stati scritti quando ancora non erano successe molte cose sia perché la persona, io come voi, è una ma complessa e la vita ha tante manifestazioni. Perché nella vita ci sono tutti i colori, tutte le tinte. Non so se questo è un modo carino per dire che sono un gran guazzabuglio… Perché attraversare una grande prova non significa essere sempre costantemente presi da stati d’animo tristi, in balia dell’angoscia. Ci sono momenti diversi e diverse forze che agiscono.
Penso anche a Sabrina Pietrangeli Paluzzi che ho intervistato per La Croce. Ha una storia forte, con una grande prova che lei ha permesso la cambiasse; con una grande e vivida fede. Con una associazione fatta per aiutare mamme in gravi sofferenze, ecco lei è anche una youtuber e consulente di bellezza. Essere cristiani è bello. È tutto. Tiene dentro tutto.
E poi c’è il tempo che passa.
La reazione alla prima notizia della gravità della situazione di Ludovico era di un tipo, anche psicologicamente qualificabile. Shock. Trauma. Quindi per molti aspetti abbiamo vissuto uno stress post traumatico, normale, naturale.
E ad aggravare la durezza della situazione si aggiunga il fatto che anche tutti quelli che sono intorno e sono legati a noi subiscono uno shock e spesso, esattamente come te che ne sei colpito più direttamente, hanno bisogno di tempo, di capire, di accettare, di farsi e fare domande. E a chi le fanno, spesso, se non proprio a chi ne è più direttamente colpito?
Ma quindi Ludo che malattia ha? Quando vi dicono come starà? Camminerà? Ci vedrà? Perché non sapete niente di preciso? Che cure bisogna fare? Se fossi in voi io farei, direi, non esiste proprio, non è possibile ecc..
E a seguire, senza soluzione di continuità, catene non interrotte di consigli. Senti la dottoressa Tizia. Chiama il nostro amico Caio. Un mio cugino aveva un figlio con una cosa simile (come fosse possibile stabilirlo non è dato sapere), ti lascio il numero. Anche nel parcheggio della scuola mi è capitato: senta signora, perché non chiama il dottor Scapaccioni? I fiori di Bach? Agopuntura? Dieta pinco pallino? Tante cose, non tutte, erano ragionevoli. Alcune utili. Altre, per me, staffilate al cuore.
Ma più di tutto mi colpisce una cosa: di fronte al dolore, alla malattia grave soprattutto di un innocente nessuno-salvo poche eccezioni- riesce a gestire l’ansia. Devo fare qualcosa perché la mamma faccia qualcosa e lui stia meglio. Devo, ora. Oppure la fuga.
Un altro aspetto che ho riscontrato e riscontro ancora è direttamente legato ad un costume delle nostre società libertarie, dei diritti individuali (di alcuni individui!). Al diritto di aborto. Che è un’assurdità non solo morale ma anche logica. Diritto di tutti ad abortire. Esclusi i nascituri. Per forza allora è necessario che i nascituri non siano qualificati come individui. E per forza allora serve una casta di “esperti” che sola possa pronunciarsi su cosa, non chi, ma cosa possa dirsi persona e cosa no. E in tanti abbiamo accettato questo furto. “Io non sono esperto, non posso sapere per bene quando inizia la vita. Mi attengo a quanto dicono gli esperti”. A partire da questa menzogna nascono diverse altre esperienze stranianti. L’ecografia morfologica servirebbe a “prevenire malformazioni”, mentre invece previene solo la nascita di persone forse affette dalla patologia x o y.
Comunque proprio per questo costume derivato da una legge voluta da minoranze aggressive che hanno influenzato tutta la società, per questo la domanda esplicita e aperta o fatta per allusioni che non mancava mai e ancora sento anche ora che Ludo ha due anni e mezzo è: lo avete scoperto dopo, vero? Ma questo lo dico in qualche brano.
Sono 33 in tutto. Li ha scelti Giuseppe. Io volevo inserirne anche altri. Invece ha fatto bene. Nei nostri scambi epistolari chiudeva sempre le email o le chat con “Viva el Senor!”

E il titolo (in particolar modo la qualunquità della mamma qualunque)?
È un compromesso tra me e lui. Io che gestavo da anni l’idea di mettere insieme i vari brani scritti qua e là, sulle note dell’ipad e poi sul pc e poi a volte salvati come memo audio se l’idea mi pareva azzeccata o scritti sul dorso della mano, volevo trovare un titolo che potesse contenerli e giustificarne la disomogeneità. Allora avevo pensato a “Diario di una cattolica qualunque”. Poi sono successe tante cose: ho aperto il blog, poi sono diventata amica di Costanza. Ho perso due bimbi prima che nascessero; poi è arrivato Ludo; e dopo un po’ di tempo ho sentito Mario Adinolfi raccontarci cosa ci stava succedendo sotto il naso con l’ideologia gender (Sua Eminenza il Cardinale Carlo Caffarra dice che è importantissimo chiamarla ideologia e non teoria perché la teoria cerca lo scontro con la realtà e ne accetta la verifica e la ratifica fino alla sua totale smentita, l’ ideologia invece vuole imporsi sulla realtà e non appoggiandosi sulla verità ha a disposizione solo l’irrisione e la violenza); ho mandato un commento ad un suo post dove si diceva scoraggiato (cosa rarissima!); gli ho detto che lo ringraziavo perché lottava anche per il nostro bambino. Si è commosso. In quel grande circo che è Facebook e in particolare la pagina di Mario che subisce di continuo attacchi, insulti e ingiurie, ho dovuto sentirmi anche dire che sì dai ero abbastanza rispettabile per aver deciso di far nascere questo figliolo ma poi avrei dovuto rispondere del mio egoismo. Farei una pausa di silenzio. Egoismo! Capite? Che ribaltamento della realtà.
Quando mio marito ha saputo che stava per nascere un nuovo quotidiano che sarebbe stato il braccio stampato di questa battaglia incruenta (quasi) mi ha detto che secondo lui avrei dovuto scrivere anch’io. Mario ha letto qualche mio post e mi ha intimato di scrivere tutti i giorni; il più possibile. “Va bene scrivi tutte le volte che puoi!” Quando a gennaio 2015 è partita la pazzia della Croce è stato bello partecipare ed essere parte di un’avventura coraggiosa e in parte dilettantistica (per alcuni redattori intendo non per il redattore capo né il direttore). Quando era cartacea era di una bellezza notevole! Ora resiste digitale. Ed è cresciuta anche come contributi. Sosteniamola!
Comunque tornando alla domanda: Giuseppe mi propone una rivisitazione di un titolo di Guareschi (troppo onore!) che era “Osservazioni di uno qualunque”, che non ho ancora letto. Chiedo venia.
E niente… ora siamo qua!

A chi consigli di leggere questo libro?
A chiunque. A patto che poi me lo racconti.
Credo possa piacere anche agli uomini. È un libro per la parità di genere. Scherzo.
È una cosa piccina ma sono ben contenta che qualcuno mi dica che ha trovato sollievo nel leggere il mio modo di leggere la nostra vita. Che mi ringrazi per avere riso, pianto magari riflettuto in modo nuovo sulla vita. Su un pezzo di esperienza sottovalutato o rimasto senza ipotesi di senso.

Qualcosa da aggiungere? Nel senso, fatti una domanda e datti una risposta…
Vorrei dire quello che il mio libro non è. Non è uno spot antiabortista. Non è una testimonianza almeno non è stata preventivata. È vita, raccontata, giudicata, esposta con tutti gli sforzi alla luce del sole, allo sguardo del Signore. Senza Gesù Cristo, senza la Chiesa, senza la potenza dei sacramenti e quella per me nuova della preghiera non potremmo vivere in pace, seppure con momenti diversi, questa nostra prova. Io e mio marito stiamo verificando che si può” tenere botta” anche di fronte a queste sberle. Non solo. Si vive, si vive! Non si sopravvive. Certo i primi tempi l’ angoscia, il dolore, la paura sono così forti che è già tanto resistere.
Si vive tutto. Ridiamo, forse più di prima. Ci preoccupiamo. Io soprattutto. Mio marito smista, filtra, butta! Se non avessi lui sarei del tutto in balia dei miei mutevoli stati d’animo e del modo così viscerale di amare i figli. Mio marito, altrimenti detto, il minimizzatore.
Sull’esperienza più forte ma non esclusiva che caratterizza questo giro di anni della mia vita e che è il dolore per il mio bambino direi questo: il dolore fa male. La prova, prova! La menomazione, la malattia sono brutte e mortificanti. Restano brutte anche dopo Gesù. Ma c’è Gesù. Ma c’è il Padre. Io so che a Ludo visto che Dio è Dio nulla di essenziale è tolto. A lui non è impedita l’azione umana più importante e vitale, il rapporto col Padre. “Smettila di pregare per tuo figlio e prega per la tua conversione mi ha detto un amico. Che prega di continuo per la sua guarigione. Cosa credi che Dio non si intrattenga con la sua anima? Cosa credi che non sia un male per un bene più grande?”
Poi ho capito questo. Dietro il dolore, sotto il cono d’ombra della croce; nella feritoia che la spada del dolore tiene aperta nel cuore, si apre uno scenario nuovo. Accessibile anche altrimenti credo ma la via della sofferenza è privilegiata… lo voglio dire con le parole del Giobbe di Fabrice Hajadj:
«Chi sei tu che vorresti cambiare il mio piangere in compiangersi e compiacersi?»
Giobbe infine, ormai solo, dichiara di attendere la Gioia:
«Io non ti ho, ma tu mi circondi stringendomi.
Tu mi sfuggi, sei proprio tu che mi conduci verso l’altro,
Tu che mi ferisci, sei proprio tu la sola che potrebbe guarirmi,
E siccome sto in agguato, pronto ad accoglierti, attento al minimo refolo che annunci la tua venuta,
Tu m’impedisci di chiudermi nella mia corazza
E la mia testa è questa conchiglia fratturata
E la mia lingua è questa lumaca grottesca,
Che lascia con le sue parole più bava che sapere,
E tu non vieni a ridurre la frattura, no, tu l’ingrandisci, tu l’allarghi ancora perché vi entri il
mondo».
Simone Weil, altra filosofa francese del ‘900 dice che la gioia non è altro che il sentimento della realtà. La realtà tutta. La realtà quando diventa più reale e ti assedia dura e ossuta. Non lo so, direi che corro il rischio di sembrare masochista o anche scontata ma quando il dolore ti colpisce davvero, e tanti ne abbiamo esperienza, puoi, se vuoi, non sprecare l’occasione di approfondire il tuo essere uomo cioè figlio cioè amato cioè atteso.
Dio non ha ancora guarito mio figlio. Io chiedo e richiedo e insisto. Può essere continui a rispondere “no, non ancora”. Non lo so. Dio è Dio. (anche qua ho cambiato perché Dio risponde ma dice no. Per ora.)

(intervista uscita per Campari & de Maistre)

 

 

“Osservazioni di una mamma qualunque” di Paola Belletti, il primo libro della nuova collana UOMOVIVO, è disponibile in formato cartaceo e digitale presso la libreria online di Berica Editrice.

“Gentile Paola, non posso essere presente vista la distanza (vivo a Roma, anche se per quasi 5 anni ho vissuto a Verona e frequentato le tue zone) e non ti prefo, quello l’ha fatto come io non saprei la Costanza Miriano. Però, nei miei limiti, ti recensisco. Ho comprato il tuo libro in versione kindle e l’ho letto, senza sapere bene cosa aspettarmi, complice un po’ anche il titolo.
Bene, se c’è una cosa che non mi piace, sono i libri eccessivamente apologetici, dove vengono descritte vite di santi o beati o semplici cristiani che… sono proprio santi: qualunque cosa loro capiti, hanno sempre lo sguardo al Cielo, non dubitano mai, soffrono in silenzio. E non mi piacciono non perché santi o beati o cristiani del genere non esistono ma perché, così descritti, sono un po’ irreali, meno vivi, meno veri (ed anche perché costituiscono un modello irraggiungibile per molti, certo per me). E dunque, questi testi risultano alla fine poco utili.
Bene, il libro di Paola non è nulla di tutto ciò. È un libro vero e vivo. Paola non si descrive come una santa ma, con ironia e vivacità di stile, ci presenta il ritratto di una donna vera. Di una cristiana vera. Come potrebbe essere mia moglie o una sorella di comunità (seguo da qualche anno il Cammino Neocatecumenale).
Una donna con le sue forze e le sue debolezze, con le sue speranze di bambina non tutte realizzate, con i suoi dolori, con le sue molte gioie. Come è capitato anche a me, ha sperato a lungo in un miracolo, miracolo che per ora (è importante la precisazione: PER ORA) non è avvenuto. Ha riso e ha pianto; chiede spesso “Fino a quando, Signore?”, si dispera, dispera alle volte. Ma alla fine, si rialza. Crede e si affida, vadano le cose come debbono andare. Un libro che ti fa sentire meno solo, che ti apre uno squarcio su una splendida famiglia che soffre e gioisce e cresce nella fede. Che ha problemi come i tuoi e anche più seri ma riesce ad affrontarli in modo disarmante, con un abbandono totale a chi solo può essere nostra roccia e salvezza. Potrei citare vari passi del libro, ma toglierei il piacere della lettura. Che dire? Un libro da consigliare, leggere e regalare. E un grazie a Paola per avermi fatto riflettere e pensare.”

Giuseppe Boncaldo

 

 

 

“Osservazioni di una mamma qualunque” di Paola Belletti, il primo libro della nuova collana UOMOVIVO, è disponibile in formato cartaceo e digitale presso la libreria online di Berica Editrice.