Lettere a una moglie #2 (ovvero l’esodo del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif) di Giuseppe Signorin

Mi è parso di vedere in giro più di una ragazza, ragazzina, donna, signora, forse anche anziana (ma in questi casi mi auguro fossero solo miraggi, o incubi, come il nuovo videoclip dei Mienmiuaif in cui recita uno straordinario attore protagonista costretto a fare la spesa), in mutande, amore mio. D’estate è caldo, è vero, e il caldo può dare alla testa, ma uscire in mutande… In mutande per usare un eufemismo, perché certi pantaloncini fanno rimpiangere le mutande. Oltre a essere appiccicati alla pelle come sanguisughe e tirati su fino a non so dove, quasi al collo, tanto che mi sento soffocare solo a guardarli, spesso sono pure strappati. Come si possono strappare due centimetri di pantaloncini? Che magari sono anche costosi, perché strappare quei micro pantaloncini senza romperli non dev’essere semplice. Tu sai bene che di moda me ne intendo, anche se per umiltà maschero questa mia dote conciandomi in maniera alternativa alle solite maniere alternative, rischiando a volte di non essere compreso, soprattutto da te, però qui non è tanto una questione di moda, quanto di cervello. Sì, perché robe così striminzite e strette devono causare pure problemi di circolazione. Di sicuro i vecchi mutandoni delle nonne il sangue lo facevano circolare, questi pantaloncini formato infradito, invece, mi sa proprio di no. Temo si stia innescando un cortocircuito cognitivo, nella moda femminile. Perché non facendo circolare il sangue, il cervello ne risente (non sono un medico, solo uno che scrive lettere, queste licenze poetiche sul funzionamento del corpo umano me le posso anche permettere), e risentendone il cervello, queste ragazze, ragazzine, donne, signore, forse anche anziane (ma in questi casi, ripeto, mi auguro possano essere solo miraggi, o incubi, come il nuovo videoclip dei Mienmiuaif in cui recita uno straordinario attore protagonista costretto a fare la spesa), magari sono convinte di avere stile, di essere carine, conciate così. Non so se ti ho già detto che nel nuovo videoclip dei Mienmiuaif recita uno straordinario attore protagonista costretto a fare la spesa, comunque è vero, e a fargli da spalla c’è una carinissima ragazza che dovresti conoscere, soprattutto perché non va in giro in mutande. Almeno non al supermercato, dove il clima è tale che lo straordinario attore protagonista è stato costretto a munirsi di sciarpetta. Ok, la sciarpetta il sopracitato straordinario attore protagonista tende a portarsela dietro sempre e ovunque, ma meglio una sciarpetta sempre e ovunque che andare in giro in mutande. Morale della lettera? Nessuna morale, solo buon senso: meglio una sciarpetta sempre e ovunque che andare in giro in mutande. Che Dio mandi, insieme a profeti e veggenti, qualche stilista capace di convertire questa moda demente in qualcosa di più bello e decente. Ho fatto la rima. Ti amo.

 

Se ti è piaciuta la lettera, vuoi aiutare i Mienmiuaif e sei interessato al “prequel”: Lettere a una moglie #1 😎

Condividiamo un breve esilarante pezzo della scrittrice Marcella Manghi, futura autrice UOMOVIVO 🙂

Anche stamattina: 1 grado. Mi sto convincendo che è in atto una mutazione genetica nei nostri ragazzi e la prova è l’inossidabile calzino ad altezza tallone con cui escono. Sprezzanti del gelo, i figli ci tornano a casa da scuola con due caviglie d’un pallore colera come se nulla fosse. Mah, contenti loro. Ho rinunciato ormai a qualunque intervento. Il fenomeno resta incomprensibile per gli ultra-anta come me che ormai – senza lo scaldacollo di merinos – non scendiamo nemmeno più ad aprire al corriere Amazon. Annoverato nella mia lista di beati presto santi, il corriere sarà il mio più caro estraneo di questi freddi giorni. Quest’anno infatti ho deciso di non scalmanarmi più per negozi o mercatini a fare incetta di regali. A Natale regalerò solo libri. Presi on-line, ça va sans dire. “Ma poi, la gente li legge?” è intervenuto mio marito.

Attimo di lucidissimo smarrimento nel tentativo di impacchettargli una qualche risposta.

“Certo!”. Quasi menzogna. La verità è che ci credo troppo poco. Oddio, non è che la gente non legge. Sui telefonini non c’è solo Instagram. Ma noto sempre più adulti divenuti allergici, oltre che al glutine, ai calcoli o al nichel, anche ai testi stampati. Ti giri e ti vedi accerchiato da consumatori compulsivi di prodotti cellulos-free.

E allora forse non è questione solo dei nostri ragazzi, se il DNA si sta facendo forgiare da moda e progresso. Dalle caviglie alla testa il passo è breve.

La mutazione genetica è in atto per tutti.

Condividiamo un interessante articolo dell’amico Stefano Chiappalone uscito sul sito di Alleanza Cattolica

La moda esiste da quando esiste l’uomo. Da secoli, da millenni, fino ai nostri giorni, uomini e donne comunicano mediante l’abbigliamento: alla funzione materiale del vestito (coprirsi dal caldo e dal freddo) e a quella morale (custodire il pudore), si affianca da sempre quella terza finalità che il ven. Papa Pio XII (1939-1958) indicava come «decoro» nel senso che «risponde all’esigenza innata, dalla donna maggiormente sentita, di dar risalto alla bellezza e dignità della persona, coi medesimi mezzi che provvedono a soddisfare le altre due». Questa dimensione estetica del vestito è multiforme, come spiegava il pontefice: «ad esso la gioventù chiede quel risalto di splendore che canta il lieto tema della primavera della vita ed agevola, in armonia coi dettami della pudicizia, le premesse psicologiche necessarie alla formazione di nuove famiglie; mentre l’età matura dall’appropriato vestito intende ottenere un’aura di dignità, di serietà e di serena letizia» (Discorso all’Unione Latina Alta Moda, 8 novembre 1957).

In altre parole, il vestito è il primo messaggio estetico che inconsapevolmente comunica chi siamo, a noi stessi e agli altri: ogni mattina aprendo l’armadio, abbinando capi e colori, scegliamo cosa dire di noi; non tutto, certamente, ma molto e per tutta la giornata – a differenza della buona musica o di un’opera d’arte o di una bella tavola, che occupano la nostra attenzione solo in dati momenti. Nel Medioevo i diversi capi di vestiario ci avrebbero rivelato anche mestieri e professioni; oggi accade più di rado, ma sempre l’abbigliamento rivela una personalità, talvolta caratterizzata da ordine, armonia, eleganza, oppure seduzione, talaltra da trasandatezza o ribellione. E pur vivendo in un’epoca di “crisi” della divisa, possiamo dire, però, che ciascuno finisce per assumerne una propria: le persone che conosciamo hanno tutte un modo di vestire più o meno riconoscibile – al di là di casi eclatanti, come l’imprenditore Steve Jobs (1955-2011), che si dice avesse centinaia di maglioni dolce vita neri (anche d’estate?), con funzione allo stesso tempo pratica (limitare il decision fatigue mattutino) e soprattutto identificativa. Difficilmente vedremo l’amico che veste “classico”, con un paio di jeans strappati; mentre il ragazzino dai capelli “a cresta” e i pantaloni in stile “casa allagata” non indosserebbe neanche sotto tortura una giacca o una cravatta – peccato, però: l’abito non solo comunica, ma ci plasma, e tutti possono migliorare… Il potenziale comunicativo dell’abito è evidenziato in negativo dall’uniforme dei prigionieri, la cui condizione è sottolineata dal non poter scegliere come vestirsi.

Al contempo non tutte le uniformi sono… uniformi! Se quella dei detenuti è una “moda piatta” (forzatamente) e quella attuale è una “moda liquida” – il cui minimo comun denominatore consiste, cioè, nell’assenza di elementi comuni – almeno nell’ambito ecclesiastico e militare resta in gran parte valida quella “moda organica”, tipica di una gerarchia viva, visibile nei dipinti medievali che identifica ogni categoria, o status, dall’abbigliamento, non per standardizzare, bensì per esaltarne e ricordarne la funzione. L’abito del militare parla, dicendoci se è un soldato o un carabiniere o un paracadutista e indicandocene il grado. Così l’abito del sacerdote, del vescovo, del cardinale: a tale proposito ricordo un pretino molto anziano, dall’abito clericale semplice e dimesso e una gran croce pendente al collo a testimonianza di una vita consumata e di una fede testimoniata a caro prezzo tra le “carezze” del comunismo, come mi descrisse in un paio di colloqui che ebbi con lui. E provai una certa commozione – e sano orgoglio per averlo conosciuto – vedendolo in tv qualche tempo dopo, cambiato d’abito e rivestito di rosso: era il cardinal Ernest Simoni e quella porpora che indossava parlava ancora di lui, del sangue versato quale martire vivente del regime comunista albanese.

L’abito parla, grida chi siamo, anche a chi non ci conosce. Anzi, chi non ci ha mai visto né sentito parlare, intuisce qualcosa della nostra personalità proprio dal nostro modo di vestire. L’abito ci esprime e ci plasma, nella misura in cui definisce il nostro ordine (o disordine) interiore, i nostri sentimenti e atteggiamenti. Nel suo celebre saggio “Le porte regali” (trad. it., Adelphi, Milano 2009), lo studioso e sacerdote russo Pavel Aleksandrovič Florenskij giunge ad affermare che «“La carne e il sangue non ereditano il Regno di Dio”, ma il vestito eredita» (p. 131), fino a definirlo «un megafono che proclama e amplifica la parola della testimonianza, pronunciata intorno alla propria idea dal corpo» (p. 132). E, per concludere con la propria idea del corpo, sarà un caso che proprio ai nostri tempi si vada diffondendo quella moda unisex che vorrebbe eliminare dall’abito la primordiale e complementare distinzione tra linee maschili e femminili, per adattarsi ad un corpo indistinto? Se «la bocca parla dalla pienezza del cuore» (Mt 12, 34), le “parole” che fuoriescono dal nostro armadio esprimono in qualche modo, nel bene e nel male, la condizione spirituale dei singoli e delle società.

“Donne dududu” di Anita Baldisserotto

Mie care donne dududu! Come state affrontando l’estate?

Grazie al cielo qui in Veneto la pioggia ha abbassato le temperature e mi sono un attimo ripresa per scrivere un post da vera fashion blogger che non sono :).

I vestiti mi interessano da sempre, ma negli ultimi anni si stanno risolvendo alcune cose nel modo in cui mi ci rapporto.

Sì, perché avere vestiti alla moda ed essere magra per indossarli è stato il mio chiodo fisso per tutta l’adolescenza (e oltre), tanto che (quasi) ogni fine settimana girovagavo per negozi anche solo per guardarli, infilare jeans attillatissimi spesso senza riuscire a chiudere la zip (con colpi mortali alla mia autostima), evitando però l’aiuto di qualsiasi commessa per non dover dire a voce alta la mia taglia o addirittura pronunciare la terribile  domanda: “Mi farebbe provare la taglia in più?”, e poi piangere in macchina con mia mamma o da sola (una volta patentata) nel viaggio di ritorno, invidiare tutte le ragazze magre del pianeta, pensare che loro sì che sono felici, sentirmi inadeguata giudicata e osservata da tutti, mangiare meno carboidrati il giorno dopo e affogarmi nervosamente di cioccolata il terzo giorno.

A tutto questo si aggiungevano problemi alla pelle quali foruncoli su schiena e decolletè più orticaria su gambe e braccia, sicché fino a quando l’abbronzatura non mi guariva/migliorava la pelle mi guardavo bene dall’espormi: e diciamocelo, allora come adesso, trovare qualcosa di decente per restare un attimo coperte, soprattutto in estate, è un’impresa. Sì, è vero, vanno di moda gli abiti con gonna lunga fino a terra ma quasi sempre hanno scollature davanti e dietro che per me sono off limits… Sì, è vero, va di moda il costume intero ma nel 90 % dei casi è sgambato che neanche avessi le gambe di Belen e lo scollo dietro arriva qualche centimetro sopra il sedere (se siamo fortunate) – sono stata nei grandi magazzini, sezione signore, e mi veniva male a pensare a quei modelli su donne normali…

Ci sono ragazze e donne che conosco con vene varicose, smagliature, cellulite, nei che potrebbero diventare maligni se esposti al sole, ma anche donne con un certo senso del pudore che si sentirebbero più serene in abiti un po’ più coprenti… meglio se con un minimo di stile…

La mia corporatura non è esile e questo è stato difficile da accettare, ci ho messo un po’ a capire che ogni marca di abbigliamento decide le vestibilità di ogni taglia a seconda delle sue logiche estetiche: certo le chiamano sempre 38/40/42 ecc oppure S/M/L, ma di fatto la L di Tezenis non è la L di OVS.

Negli anni, gradualmente, sono arrivata a: fregarmene della mia taglia (e magicamente ho iniziato a smettere di mangiare di nascosto con il risultato di dimagrire), divorziare dai jeans (che per almeno dieci anni passati seduta nei banchi del liceo, dell’università e dell’ufficio mi hanno bloccato la circolazione all’altezza dell’utero), evitare lo shopping per mesi e mesi così da usare quello che ho nell’armadio e capire quali vestiti sono necessari, accettare il mio bacino largo che nel caso di gravidanza sarà un piccolo vantaggio nel parto, apprezzare il mio fisico perché è stato disegnato da Dio e Lui mi ama tantissimo tanto da aver creato per me il mio maritino Giuseppe.

Ahn, ho anche deciso di indossare sempre le maniche corte, a tre quarti o lunghe che siano, perché oltre a starmi meglio esteticamente, avendo io braccia robuste ereditate da mio nonno, hanno il vantaggio di essere più adatte alle celebrazioni della Messa che cerco di frequentare ogni giorno – sono due estati che ci provo e non sono mai svenuta dal caldo… – in abbinata a  gonne/abiti (i pantaloni d’estate li sopporto poco) con lunghezza dal ginocchio in giù. Perché? Perché è liberante. Ho avuto almeno il 70 % di sguardi maschili in meno – non mi dite che non vi accorgete quando vi guardano perché noi  donne abbiamo il radar, e per chi è stata in discoteca come me per anni sa “detectare” in 0,6 secondi quanti ragazzi l’hanno notata nella sala. È liberante anche per tutti i discorsi fisici di cui sopra, per cui abiti morbidi e coprenti non mi fanno preoccupare del mio fisico. Sguardo degli altri e sguardo mio rimbalzati su cose più importanti.

Gli sguardi che desidero su di me costantemente sono quelli di Dio e di mio marito. Il mio dovere è essere bella, curata, avere il mio stile, ma in maniera sobria e senza ostentare o provocare.  Il resto sciò, via, che Dio vi benedica ma lungi da me!

Per finire, passo a mostrarvi qualche mio outfit dududu in questi mesi caldi :).

  

 

Vi abbraccio dududu!

Anita

 

Interessantissimo articolo sulla moda tratto dal blog Una penna spuntata

eShakti è arrivato in Italia – e se anche voi leggete i blog di modest fashion statunitensi, vi sarete immediatamente rese conto della portata della notizia.
Per chi non conosce eShakti e si chiede cos’abbia di così speciale da essersi addirittura aggiudicato un post a tema, ecco qui una breve presentazione.

eShakti è un sito di e-commerce dedicato alla moda femminile, con un vastissimo catalogo di capi d’abbigliamento. Fin qui niente di strano, la cosa interessante viene ora: con un sovrapprezzo di 9 euro, eShakti vi permette di personalizzare interamente il capo che state comprando. Il che vuol dire: voi vi misurate con un metro da sarta e compilate un form con le vostre misure, ed eShakti cuce il vestito esattamente sulle vostre forme.
 Ma la meraviglia non finisce qui: inclusa nel sovrapprezzo di cui sopra, vi aggiudicate anche la possibilità di modificare il vestito come volete voi.

Vi piace quel modello, ma, mannaggia, la gonna a metà polpaccio vi sta malissimo? No problem, potete chiedere di avere una gonna al ginocchio. 
Avete adocchiato un vestitino delizioso, ma, mannaggia, è senza maniche, e invece voi preferite avere sempre le spalle coperte? No problem, potete far aggiungere le maniche – a sbuffo, svasate, al gomito, come vi pare.

Mi direte: e vabbeh, ma allora ‘sti vestiti saranno cuciti col sangue di poveri bambini del Terzo Mondo sfruttati fino al midollo.
Vi rispondo: li cuciono per voi delle sarte indiane maggiorenni, pagate il 70% in più rispetto ai minimi salariali suggeriti dai sindacati.

Ho deciso di condividere la mia esperienza su eShakti perché, prima di fare il mio ordine, ho cercato recensioni in giro, e non sono riuscita a trovarne da parte di utenti italiani. (Del resto, il sito è sbarcato nel Bel Paese solamente da pochi mesi: prima, operava esclusivamente in USA). Poiché io avevo alcuni dubbi molto specifici relativi alla situazione italiana (tipo: come stiamo messi con le spese doganali?), le recensioni delle blogger statunitensi mi aiutavano solo fino a un certo punto. 
Così, ho fatto un ordine un po’ alla cieca, ne sono rimasta soddisfattissima, e ho pensato di scrivere questo post per chiarire i punti che interessavano a me (e, immagino, qualsiasi potenziale acquirente).
 Tutto qui. Questo non è un post sponsorizzato, il customer care di eShakti non sa nemmeno che esisto, e non mi ha remunerata in alcun modo per questo post (…ma magari!!).
 Questa è la mia esperienza pura e semplice.
 Se non siete interessati saltate pure questo post fuori degli schemi, ma tenete conto che questa chicca potrebbe potenzialmente interessare tutti, maschi inclusi, anche perché eShakti offre la possibilità di comprare buoni regalo.
 E se siete alla ricerca di un regalo originale per una delle “vostre donne”, io vi dico che, secondo me, un gift coupon da eShakti è qualcosa che si farà ricordare molto a lungo…

Leggi il resto dell’articolo cliccando qui

Condividiamo un pezzo bello e provocante sulla moda estiva tratto dal blog Una penna spuntata di Lucia Graziano

Ciao amici, io sono Lucia (dite tutti in coro: ciaaaao Lucia!, come si fa agli alcolisti anonimi) e sono l’incubo di tutte le commesse dei negozi di abbigliamento.
 Fin da quando ne ho memoria, compongo il mio guardaroba con un occhio di riguardo verso il sesto comandamento: ho dei miei personalissimi criteri sul concetto di “pudore cristiano”, e mi ci attengo con lo stesso attaccamento con un cui una patella si accozza allo scoglio.
Come se ciò non bastasse, da qualche tempo m’è pure venuta la malsana fissazione di selezionare i miei abiti in base a criteri etici e di giustizia sociale (id est: voglio smettere di alimentare quel mercato della moda low-cost che, pur di abbassare i prezzi, sfrutta i lavoratori del Terzo Mondo manco fossimo nell’era dello schiavismo 2.0).

Capite bene che donna che si auto-impone questi vincoli stilistici, o sta accampando scuse per diventare una nudista, o è inevitabilmente destinata a soffrire.

Casomai qualcuno fosse nella mia stessa barca, e magari pure a corto d’idee,
casomai qualcuno volesse abbracciare più rigidamente il concetto di “pudore cristiano nel vestire”, ma non sapesse da dove iniziare,
casomai qualcuno fosse intenzionato a finanziare brand che producono abiti in maniera etica, pagando il giusto ai lavoratori,
 ecco dunque il mio tradizionale post sul tema “come ha da vestirsi una donna cattolica, d’estate, per rispettare il pudore cristiano senza sembrare una pazza furiosa?”.

Il problema non è da poco.

Se una donna ha deciso, come me, di aderire in maniera rigida ai tradizionali criteri di modestia cristiana, l’estate può essere un periodo difficile. D’inverno, è facile coprirsi in maniera adeguata; ma d’estate, quando le vetrine dei negozi si riempiono di manichini seminudi, può realmente essere difficile trovare qualcosa di adatto.
E, peggio ancora, può realmente esser difficile indossare abiti consoni senza dar troppo nell’occhio – ché essere additati come “la fissata bacchettona che si concia una suora ottantenne” è sgradevole per il singolo e pure dannoso per la causa.
Ebbene: anche quest’anno, a grande richiesta, ecco a voi il tradizionale di suggerimenti dedicati!

Sì vabbeh, ma dopo tutto questo discorso io non ho ancora capito quali sono esattamente questi tuoi fantomatici canoni di modestia cristiana.


In sintesi, io mi vesto tutti i giorni come se stessi per entrare in chiesa. Quindi: spalle coperte; gonne al ginocchio; scollature contenute; niente trasparenze.

E secondo te, una donna che non segue esattamente questi canoni si sta vestendo immodestamente e pecca poiché mette a dura prova la libido maschile?

No, ma sta di fatto che io mi sento a mio agio nell’aderire a queste regole… e quindi, why not?

In questo post non vedo uno straccio di pantalone: sei ideologicamente contraria all’uso di abbigliamento dal taglio maschile?

No, per carità! È che io d’estate soffro moltissimo il caldo, e i pantaloni proprio non li reggo: per me sono off limits da maggio a ottobre.

Ma ti rendi conto dei prezzi dei vestiti che proponi? Ma tu dai per scontato che tutti noi possiamo spendere queste cifre in abitini?!


Come dicevo sopra: da un po’ di tempo ho deciso di acquistare solo abiti che provengono da filiere produttive etiche e solidali, e questo, purtroppo, evidentemente si paga. Personalmente cerco di contenere i costi comprando in saldo o nei grandi outlet online (tipo Privalia o Saldiprivati).
Poi, insomma, i miei sono solo esempi

Vabbeh. Ok. Cominciamo!

 

Leggi il resto dell’articolo a questo link

“Pompelmo Rosa Stories” di Giuseppe Signorin

Ci sono giorni in cui magari si passa il tempo a fantasticare pur di non accettare la realtà per quello che è.

“Se fossi un documento PDF, o un’immagine JPEG, invece del solito Pompelmo Fico… Non soffrirei così…”, riflette esistenzialisticamente il fico di Pompelmo Fico, camminando su e giù per gli 80 mq di appartamento.

“Non le bastava gestire il Pompelmo Moda, no, adesso si è messa in testa di imparare a cucire, di farseli da sola, i vestiti… E a quanto pare si sta pure rivelando una specie di Mozart del settore. Ha realizzato solo un copri porta kleenex marroncino a pois bianchi e le amiche già le chiedono di mettere in vendita le sue creazioni… Come posso fermarla? So già dove vuole andare a parare…”

Pompelmo Fico sta cercando in tutti i modi di smorzare sul nascere i nuovi propositi di Pompelmo Rosa, incalzandola senza sosta con cinismi di un certo livello, del tipo: “Prima la pasta si scuoceva, adesso che sei diventata una sarta famosa si scuce?”

Ma i tentativi sembrano non sortire alcun effetto, anzi, Pompelmo Rosa è sempre più nella parte e ha iniziato a esprimersi come una guru del punto croce, con frasi apocalittiche che potrebbero suonare bene anche come metafore dei tempi: “Gli aghi di una volta sono molto più resistenti di quelli che fanno oggi”, e roba simile.

In casa Pompelmo è già monomania.

Ma il vero timore del fico di Pompelmo Fico non riguarda tanto la mogliettina, quanto se stesso: quando Pompelmo Rosa sarà in grado di confezionare abiti da uomo, o qualcosa del genere, riuscirà a rimanere il fico che è? Riuscirà a dirle di no? Quando le proporrà le nuove divise della sua squadra di footgolf, conoscendo i gusti di Pompelmo Rosa, avrà il coraggio di opporsi o in caso negativo di portarle all’attenzione dei suoi compagni di squadra?

A questi e altri interrogativi Pompelmo Fico non riesce a dare risposta. Inizia però a intuire una cosa: che il detto evangelico secondo cui il marito dovrebbe morire per la propria moglie, non è stato scritto dall’Apostolo delle Genti per allungare il testo sacro in mancanza di altro.

 

 

 

“Jessica Rey’s Blog”

Vuoi essere “pudica” ma alla moda? Non importano l’età o il budget, chiunque può vestirsi con decenza e allo stesso tempo con stile, se fa attenzione a che cos’è veramente importante. Ecco alcuni consigli che renderanno il tuo look delizioso senza compromessi.

Acquista meno cose di maggiore qualità

Scegli la qualità invece della quantità. Si può rimanere in un budget limitato e allo stesso tempo puntare sulla qualità. Innanzitutto preoccupati dei tuoi capi “classici” – il classico abito nero, la camicia bianca, i pantaloni neri, i jeans e poi costruisci il resto a partire da lì. Spendi per i capi che porterai di più e che vuoi che durino più a lungo, adattali se hanno bisogno di sartoria, puliscili e asciugali seguendo le istruzioni. Prenditi cura dei tuoi vestiti e dureranno molto più a lungo. Quindi acquista un minor numero di capi di qualità che possiamo definire “classici”.

Evidenzia le tue caratteristiche migliori

Non esiste un tipo di corpo “perfetto”. Innanzitutto devi sapere che tipo di corpo hai e poi quello che sta bene su di te. Questo ti impedirà di indossare abiti troppo stretti, corti o larghi. Scegliere i vestiti adatti al proprio corpo e che stanno bene significa attirare l’attenzione sull’intera persona. Indossare abiti con un taglio troppo corto o altro significa invece attirare l’attenzione solo su alcune parti e quindi distogliere dall’intera persona. Noterai la differenza quando indossi abiti che ti stanno bene – non ti sentirai tirare, sarai più sicura, comoda, e non dovrai stare sempre a controllare il tuo vestito. Sicurezza e comodità sono i migliori accessori di moda che si trovano in giro.

Imita i Classici

Se sei a corto d’ispirazione dai un’occhiata allo stile delle tue “eroine”. Ti sarà d’aiuto. Che cosa indosserebbe Audrey? E Grace Kelly? Jackie? Coco Chanel? Zooey Deschanel? La tua mamma o l’insegnante che hai ammirato quando eri bambina? Non avere paura di prendere spunti dagli stili che proponevano loro, ma allo stesso tempo non diventare la copia carbone di qualcun altro. Cerca di adattare il loro stile al tuo. Prendi in prestito qualche elemento dalle tue icone di moda per arricchire il tuo look.

Conosci il motivo per cui ti vesti in un certo modo

Alla base di ogni azione c’è un motivo. Magari semplicemente non lo sai. Perché ti vesti in quel modo? Perché ti sta bene? Perché è conveniente? Queste sono ottime ragioni, ma secondarie, per scegliere i vestiti. È possibile trovare qualcosa che ti stia bene e sia conveniente pur mantenendo la tua filosofia. Il prezzo? È possibile trovare un bikini a 15 $ e un bikini a 200 $ così come è possibile trovare un costume intero (sia carino che brutto) per gli stessi prezzi. Non ingannarti pensando che sia il prezzo a determinare quello che indossi, è solo una scusa. Il buon gusto non ha prezzo.

Fa’ attenzione alle “basi”

Perché dovrebbe essere importante quello che c’è sotto i vestiti? Nessuno vede la vostra biancheria intima, dopo tutto. Nessuno dovrebbe, almeno, ma avere una buona “base” è importante. Non indossare biancheria intima troppo larga o troppo stretta. Hai bisogno di indumenti che ti sostengano e ti facciano sentire bene. Se si creano rigonfiamenti poi i vestiti iniziano a tirare e puoi iniziare ad assumere strane posture. Una buona postura può fare molto per il tuo aspetto generale (oltre che per la salute). Stare scomposti o con le spalle ricurve fa sembrare e sentire a disagio. Non ha senso spendere tempo e denaro per vestiti in cui poi ci si sta scomodi. Può essere difficile, ma bisogna ricordarsi di fare del proprio meglio per rompere le abitudini sbagliate e cercare di tenere le spalle indietro e la testa alta.

Atteggiamento

La moda è un riflesso della propria personalità interiore. Non avere paura di sperimentare con quello che hai. Mescolare i colori, i modelli e i materiali può portare a risultati molto più interessanti e ad aumentare il tuo guardaroba. Tieniti informata, guarda nei blog, nei siti e nelle riviste di moda, ti aiuterà per la tua creatività!

 

(testo tradotto tratto dal blog www.delightfuldear.com di Jessica Rey)