Lettere a una moglie #2 (ovvero l’esodo del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif) di Giuseppe Signorin

Ho dormito in diagonale, a Medjugorie, amore mio. Non ci stavo nel letto. Al risveglio mi sentivo come la torre di Pisa. Nessun problema. Tanto Dio scrive dritto anche sulle mie notti storte. Ho passato tanto tempo, in passato, a meditare sulla misteriosa grazia che hai avuto sposandomi. Non credo di esserci mai riuscito. Troppa grazia. Ma forse avere un marito che a Medjugorie, durante il nostro primo capodanno in Bosnia ed Erzegovina, dorme storto, è una grazia ancora più grande. Se possibile. Già, perché ti fa capire che non è tanto il riuscire a vivere bene, comodi, in questo mondo, a qualificare una persona. A determinarne la “riuscita”. Tuo marito non ha rigato dritto neppure a Medjugorie. Neppure la notte. Ha riposato male. Ha vissuto quattro giorni da zombie. Ha partecipato in maniera svogliata alla maggior parte delle funzioni. Troppa gente. Troppo freddo. Troppa stanchezza. Ma era vivo. Era vivo perché la Mamma l’ha aiutato a fregarsene di se stesso. Era molto contento. Soprattutto per te. Perché anche tu eri molto stanca, ma viva come non mai. Una gazzella. Dopo giornate zeppe di eventi, la notte avevi ancora fiato per raccontare ogni micro emozione e dettaglio allo zombie di tuo marito. Che stranissimamente era tutto orecchi, rapito dal tuo entusiasmo. E da quello delle altre persone che sono venute con noi. Allora è chiaro: chi è con Cristo vince sempre. Quando è in forma, quando è stanco. Quando le cose vanno bene, quando le cose vanno male. Quando è dritto, quando è storto. Chi è con Cristo vince sempre. Cristo prende tutto e trasforma. Anche quando sembrava avesse fallito, Cristo ha vinto. Sulla croce Cristo ha vinto la morte. Cristo è Onnipotente. Anche quando era un feto, o un bambino. Anche quando si è lasciato crocifiggere. Per essere dei vincenti, dei veri vincenti, basta stare con Cristo. Stargli bene appiccicati accanto. Anche se si dorme male la notte. Cristo vince. Cristo ha già vinto. Come scriveva san Josemaría Escrivá: “Sai bene che, se c’è visione soprannaturale, il risultato (vittoria? sconfitta? bah!) ha soltanto un nome: successo”. Non ti riporto queste parole solo per mettere le mani avanti sul fatto che difficilmente i Mienmiuaif trionferanno un giorno a Sanremo. Certo, che tu abbia visione soprannaturale è essenziale per continuare a convincerti che cantare nella marito-moglie band più molesta del pianeta (ogni nostra canzone o concerto credo valga come opera di misericordia spirituale) sia conveniente. Però, ecco, le cose stanno così, amore mio. Possiamo continuare a dormire sonni tranquilli. Magari, io, raddrizzando la schiena. Che Dio ci attiri notte e giorno a sé come una calamita. Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat. Ti amo.

 

Se vi sentite particolarmente buoni e volete dare una mano ai Mienmiuaif, cliccate qui 😎

Che ci crediate o no,i Mienmiuaif sono finiti nella patria di Karol il Grande.

A questo link ci sono le prove: un articolo che la versione polacca di Aleteia ci ha dedicato, facendoci finire pure in terza posizione nella loro classifica musicale…

Ditelo alla cantante, da sempre scettica sulla portata internazionale della band il cui lider maximo è suo marito.

Dal 2 al 6 agosto saremo a Medjugorje per il Festival dei Giovani, un appuntamento prezioso che cerchiamo di non perdere ormai da qualche anno. Quello che più ci colpisce è la forza della preghiera, soprattutto comunitaria: a Medjugorje è tangibile. Andarci è importante soprattutto per sperimentarla. Poi, una volta tornati, bisogna continuare… La preghiera è fondamentale ed è quello che manca di più a noi cristiani. La Madonna, per chi crede ai suoi messaggi, non si stanca di ripetercelo. Senza la preghiera, senza un rapporto intenso (e quantitativo, oltre che qualitativo) con Dio, non possiamo fare niente.

Riportiamo gli ultimi due messaggi chiedendo alla Mamma Celeste di aiutarci ad accoglierli e a metterli in pratica.

 

25 giugno 2017 

Cari figli,

oggi desidero ringraziarvi per la vostra perseveranza e invitarvi ad aprirvi alla preghiera profonda. Figlioli, la preghiera è il cuore della fede ed è speranza nella vita eterna. Perciò pregate col cuore fino a che il vostro cuore canti con gratitudine a Dio Creatore che vi ha dato la vita. Figlioli, io sono con voi e vi porto la mia benedizione materna della pace. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

 

2 luglio 2017

Cari figli,

grazie perché rispondete alle mie chiamate e perché vi radunate qui attorno a me, la vostra Madre Celeste. So che pensate a me con amore e speranza. Anch’io provo amore verso tutti voi, come ne prova anche il mio dilettissimo Figlio che, nel suo amore misericordioso, mi invia a voi sempre di nuovo. Lui, che era uomo, che era ed è Dio, uno e trino; lui, che ha sofferto a causa vostra sia nel corpo che nell’anima. Lui che si è fatto Pane per nutrire le vostre anime e così le salva. Figli miei, vi insegno come essere degni del suo amore, a rivolgere i vostri pensieri a lui, a vivere mio Figlio. Apostoli del mio amore, vi circondo col mio manto perché, come Madre, desidero proteggervi. Vi prego: pregate per il mondo intero. Il mio Cuore soffre. I peccati si moltiplicano, sono troppo numerosi. Ma con l’aiuto di voi — che siete umili, modesti, ricolmi d’amore, nascosti e santi — il mio Cuore trionferà. Amate mio Figlio al di sopra di tutto e il mondo intero per mezzo di lui. Non dovete mai dimenticare che ogni vostro fratello porta in sé qualcosa di prezioso: l’anima. Perciò, figli miei, amate tutti coloro che non conoscono mio Figlio affinché, per mezzo della preghiera e dell’amore che viene dalla preghiera, diventino migliori; affinché la bontà possa trionfare in loro, affinché le loro anime si salvino e abbiano la vita eterna. Apostoli miei, figli miei, mio Figlio vi ha detto di amarvi gli uni gli altri. Ciò sia scritto nei vostri cuori e, con la preghiera, cercate di vivere questo amore.

Vi ringrazio

(Bellissimo pezzo di Roberto Lauri su La Croce-Quotidiano)

Anita Baldisserotto è nota alla comunità dei Social, come la voce (bellissima e angelica) dei “Mienmiuaif”, una band che fa musica cristiana. Mienmiuaif, é la trascrizione in italiano di ‘me and my wife’ ovvero “io e mia moglie” dice Giuseppe, marito di Anita e chitarrista della band, rivendicando con orgoglio, l’idea del curioso nome. Un nome impronunciabile, ma a loro piace, come del resto piace, ai loro numerosissimi fans. E si, perché il duo, che poi è divenuto quartetto, con l’ingresso in band di due loro amici, si esibisce dovunque vengono chiamati: nei teatri, nelle parrocchie, negli oratori. Ed è sempre un successo di pubblico.
Anita e Giuseppe cantano e suonano ma, non lo fanno esclusivamente per amore alla musica, la loro è una vera missione. Vogliono raccontare, anche attraverso le note, il matrimonio per quello che è, cioè “un duello all’ultimo sangue”, come diceva G. K. Chesterton. Le loro canzoni parlano di vita matrimoniale e di Fede “Perché – dicono – non c’è nulla di più trasgressivo oggi, che una coppia con un amore e un legame indissolubile.”
La loro “Mission” è raccontare il matrimonio cristiano, che naviga a fatica nel mezzo delle tempeste della vita di oggi senza speranze. Lo fanno attraverso diverse iniziative, oltre a quelle musicali, gestiscono un seguitissimo blog, “MIENMIUAIF & BRA” dove raccontano di matrimonio con autoironia; un canale YouTube “Mienmiuaif Music-Wedding Band” e una seguitissima pagina Facebook.
Un anno fa hanno dato alle stampe il loro primo libro: “Lettere a una moglie (ovvero la genesi del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif)”. Un libro nel quale Giuseppe racconta i primi due anni del matrimonio con Anita. Il volume descrive il loro matrimonio cristiano, condito con molto umorismo, che nulla toglie alla grande importanza dello sposalizio come sacramento. Un volume dove si raccontano le cadute, le miserie e le personali incapacità degli sposi. Non poteva certo mancare una trasmissione radiofonica e la fanno nientemeno su Radio Maria. La trasmissione si chiama “Vocazione al matrimonio e alla famiglia”, che la radio diffonde a mesi alterni ad ogni primo martedì del mese. La prossima puntata sarà trasmessa il 2 maggio, dove Anita e Giuseppe parleranno della relazione fra il ruolo di moglie e Maria Madre di Gesù.
Una coppia traboccante di energia che, con ogni mezzo, si spende per gridare a tutti: “In questa società ormai il matrimonio cristiano è diventato qualcosa di trasgressivo”, come scrive Giuseppe nel suo libro. Da dove nasce tutta questa energia nel decantare il “vero” matrimonio, se non dalla Fede ?
La loro storia è comune a quella di molti altri giovani. Anita e Giuseppe sono stati insieme per un po’ di tempo, poi decidono di sposarsi in chiesa, dopo una folgorante conversione di Giuseppe. Al contrario la Fede di Anita era tiepida, lo racconta così, quel periodo: “Non ero felice. Non riuscivo a trovare il senso della vita, della mia vita. Giuseppe pregava e trovava conforto nella preghiera. Io ero scettica delle sue scelte, però lo assecondavo, ero molto innamorata di lui. Poi un pellegrinaggio a Medjugorje ha fatto cadere le ultime mie barriere”.
Nella conferenza stampa dell’inviato del papa a Medjugorje, del 5 aprile scorso, Mon. Hoser aveva tra le altre cose detto: “Qui [a Medjugorje] la gente arriva alla sorgente, sazia la sua sete del sacro: la sua sete di Dio, di preghiera, che viene riscoperta come contatto diretto con Dio. Direi che la gente qui sente la presenza del divino anche per mezzo della Santa Vergine Maria.” Chi è legato a quello che accade in quel paesino della Bosnia, sa bene come le conversioni di cuore siano numerosissime tra i pellegrini. Sa bene come si arriva a Medjugorje talvolta scettici, frequentemente con il vuoto interiore, molto spesso lontani dalla Chiesa. Poi succede qualcosa di strano e in quel luogo, la pace inizia a prendere posto nel cuore, che danno vita a cambiamenti profondi nella propria esistenza. Nulla di diverso a quello che è successo ad Anita.

“Mi chiamo Anita Baldisserotto, classe 1990, – esordisce Anita rispondendo alla mia richiesta di descriversi – vivo ad Arzignano (VI). Fin da bambina mi piaceva cantare, lo facevo guardano i cartoni in TV, poi il coro parrocchiale. Nel 2012 mi sono laureata a Ca’ Foscari. La mia tesi di laurea verteva sul canto Gospel, il canto era una grande passione. Poi mi sono sposata e mio marito mi ha “costretta” a cantare con lui in un duo. Lui suonava la chitarra e io cantavo, tutto è iniziato per gioco.”
Le chiedo di parlarmi della sua conversione, di raccontarmi, oltre le sue passioni canore, del suo rapporto con la Fede.
“Sono passati quasi 5 anni da quando sono stata a Medjugorje per la prima volta, ora ne ho 27 e sono diversa da quella ragazza ventiduenne, che era salita su quel pullman di semi-sconosciuti, diretto in Bosnia Erzegovina. Ero la classica saputella rompiscatole (rompiscatole ancora oggi, dice mio marito!) a cui anni di scuola, video su mtv e lontananza dai sacramenti avevano educato a non pormi la domanda sull’esistenza di Dio. Ero convinta che alcune persone avevano creato le religioni. Nessuna era vera, tanto meno quella toccata a me, il cattolicesimo, che è per bigotti o per donne con bigodini in testa. Mi domandavo spesso se sarebbe stato meglio seguire una religione orientale a piacere, così per un taglio ad una moda ormai vecchia.”
“Mi sembra di capire dal tuo tono, che comunque non eri felice, non eri soddisfatta di come vivevi” le domando.
“Non lo ero affatto, felice. – mi risponde con voce ferma, poi continua dicendo – Nella zona dello sterno sentivo un peso, in certi momenti della notte, magari appena tornata dalla discoteca, oppure di giorno fino a togliermi il respiro mentre mangiavo: era angoscia. Ascolto shuffle della mia testa: che senso ha la vita cosa ne sarà di me cos’è l’amore dove lo trovo come si mantiene per tutta la vita e poi come si censura ‘sto principe azzurro incastrato in testa ora denuncio la 20 Century Fox per truffa è tutta una truffa e poi io mica so amare a un certo punto mi stufo e mando tutti a quella città. Non ci avevo capito nulla! I nichilisti non mi avevano convinta. Troppo evidente l’esorbitante quantità di senso, fra due persone che si amano. E allora avanti!”
Parla senza mai fermarsi, tutto di filato, quasi senza prendere fiato. Altro che la testa che balla il shuffle! E continuando con lo stesso tono, anzi con lo stesso ritmo, dice:”Cerchiamo il principe azzurro originale gli sceneggiatori dei film si saranno ispirati a cose vere esisterà uno di cui mi innamoro che mi ama spropositatamente e veramente (nel senso di vero, nella verità della mia persona) ora da sempre e per sempre. Facile. Delusioni su delusioni accumulavo rabbia. Questo era quello che mi frullava per la testa, in continuazione.
Poi tutto di un tratto si ferma, è pensierosa. Le chiedo di parlare del suo viaggio a Medjugorje, del suo stato d’animo durante il pellegrinaggio. Quale era l’impatto emotivo una volta arrivata in quel paesino della Bosnia. Riprende a parlare con calma e dice:”Quello che ho raccontato prima, era per far capire come ero prima del pellegrinaggio. Dopo il viaggio a Medjugorje, non sono stata più la stessa. Arrivammo a Medjugorje la sera, dopo una giornata di viaggio. La mattina seguente andammo sul Podbrdo, il monte delle prime apparizioni, vidi molte persone salire a piedi scalzi, qualcuno in ginocchio. Le rocce erano appuntite, anche quelli del mio gruppo volevano farlo, insistettero e controvoglia accettai. Chiesi a Gesù un segno: ‘Gesù, magari esisti, ma io nella mia vita non ti ho mai visto. Dammi un segno ed io mi aprirò all’ipotesi che tu esista’. Poi Arrivammo alla statua della Madonna e mi sentii d’un tratto bene, avvolta e sollevata dalla dolcezza di Maria. Volevo stare lì ancora, una signora del gruppo dice “Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende.” (Matteo 17,4) e scendemmo. Nel pomeriggio dopo aver ascoltato le testimonianze alla Comunità Cenacolo, andammo alla Messa nella chiesa di Medjugorje. Prima di cena, una confessione: nei piazzali laterali c’erano tantissimi sacerdoti disponibili, così ne cercai uno che parlasse italiano. Lo trovai, sembra simpatico, aveva la barba lunga ed era anziano. Fu’ il mio turno, padre Giuseppe si mise una mano sulla sua faccia, coprendosi gli occhi. Non feci in tempo a parlare che iniziò lui a farmi domande, io risposi sì a tutto. Conosceva tutto di me e sentii una commozione profonda, che non riuscii a trattenere. Il confessore guardando il cielo si rivolse al Signore dicendo qualcosa del tipo: ‘Signore, ma questa ragazza quanto tempo vuole restare in purgatorio a pregare! Che inizi ora a farlo, se vuole accorciare il suo tempo di purgatorio’. Mi dette l’assoluzione e mi sedetti nelle panchine all’aperto: piansi a dirotto, sentii andarsene via chili e chili di pesantezza. Era un pianto di gioia, finalmente stavo vivendo un momento di verità sulla mia vita, senza sconti. Lo schifo che mi portavo addosso veniva chiamato per nome e questo era liberante. Gesù era venuto a lavarmi, farmi nuova.
“Come primo giorno non c’è male! Direi piuttosto pieno, pieno di Grazie.” Dico ad Anita, interrompendo il suo racconto “fiume”. Ho voluto fermare la sua testimonianza, perché la sento commossa, con qualche impercettibile singhiozzo. Poi fa un bel respiro e continua a parlare.
“Il giorno dopo ci alzammo presto per andare sul Krizevac. Salita più dura, sassi più appuntiti, eravamo in tanti a scalare, sento la fatica di stare con gli altri. La via Crucis mi venne presentata nuda e cruda, mica me la ricordavo! In cima al monte la croce, grandissima e bellissima, un attimo di sollievo dopo tanta fatica, aria fresca. Io continuavo a chiedere un segno a Gesù. La sera dopo cena, andammo a fare il Rosario alla statua del Cristo risorto, sul retro della Chiesa di Medjugorje. C’erano tante persone in fila, mi ci misi anch’io. Venne il mio turno. La statua era molto alta, Gesù in posizione crocifissa, ma con la croce a terra. Con il viso arrivavo circa all’altezza del polpaccio e mi venne spontaneo abbracciare le gambe della statua. In quel momento sentii un abbraccio di risposta, chiusi gli occhi e sentii del calore attraversare le mie braccia passando per il cuore. Non era un abbraccio esterno al mio corpo, ma interno. Mi sentii profondamente amata, completamente, in modo così totale che non potevo non sciogliermi. Capisco all’istante che quell’amore che cercavo negli uomini e che nessuno di loro era riuscito a darmi, me lo stava donando Gesù Cristo. Trovato il principe azzurro, anzi molto di più! Senza saperlo avevo cercato per tutta la mia vita Dio! Questa sensazione è durata per qualche istante, ho detto ‘Ok Gesù ci sto’ e da quel momento il mio cuore ha iniziato a cambiare. Ho capito che l’enorme ferita affettiva che mi portava da un ragazzo all’altro, poteva essere guarita da Lui e che solo così poi avrei potuto vivere in modo sano, le relazioni con gli altri. Tutto questo era successo quando io ero già da un anno e mezzo con Giuseppe, ora mio marito. All’improvviso il mio amore per lui si era sbloccato, anzi era raddoppiato, un salto di qualità come coppia e ci decidemmo di mettere Gesù al centro nella nostra vita di coppia. Non avevo detto mai le paroline “ti amo” a qualcuno, sul pullman di ritorno sono state dette tante volte, insieme a tante lacrime di gioia.
“Una bellissima storia di conversione la tua – dico ad Anita – in quarantotto ore hai trasformato la tua vita, anzi direi, la Madonna di ha dato l’energia per abbracciare il suo Diletissimo Figlio. Una Grazia grande! Vuoi aggiungere qualcosa?
“Solo una cosa : Forza, sbrigatevi, correte a Medj!”

Di seguito un estratto della meravigliosa prima omelia dell’inviato speciale del Papa a Medjugorie, l’arcivescovo di Varsavia Henryk Hoser.

“Maria è Regina, noi contempliamo i Misteri Gloriosi del Rosario e contempliamo Lei che è Regina del Cielo e della Terra. Meditiamo nei Misteri Gloriosi la Sua incoronazione per la Regina dei Cieli e della terra. Lei partecipa in tutte le caratteristiche del Regno di Suo Figlio, di Colui che era creatore del Cielo e della terra, il Suo Regno è universale e Lei è dappertutto. E dappertutto è ammesso venerare la Beata Vergine Maria. Noi ringraziamo la Madonna per la sua costante presenza a fianco di ciascuno di noi.

Regina della pace è il frutto della conversione, Lei introduce la Pace nel nostro cuore, per mezzo di questo noi diventiamo uomini pacifici, tranquilli nelle nostre famiglie, nella nostra società, nei nostri paesi.

La pace è minacciata nel mondo intero e il Santo Padre Francesco ha detto che la terza guerra mondiale in certe parti è già presente. Le guerre più terribili sono le guerre civili che avvengono tra i popoli dello stesso paese.

Cari fratelli e sorelle, io ho vissuto 21 anni in Ruanda in Africa, nel 1982 lì è apparsa la Beata Vergine Maria e la Madonna ha previsto il genocidio in Ruanda, lo ha detto 10 anni prima e le persone in quell’epoca non hanno capito niente dei Suoi messaggi sul genocidio. Il genocidio ha ucciso in tre mesi un milione di persone. Le apparizioni della Beata Vergine Maria in Ruanda sono già state riconosciute e Lei è riconosciuta così come si è presentata, come Madre della Parola Eterna.

Proprio nella prospettiva della mancanza di pace è la venerazione della Madonna, ed è così intensa qui ed è talmente importante per il mondo intero, richiamo per la Pace perché le forze distruttive oggi sono immense. Crescono continuamente gli scontri nelle famiglie, nelle società, nei paesi; abbiamo bisogno dell’intervento del Cielo e la presenza della Beata Vergine Maria è uno di questi interventi, dell’iniziativa di Dio. Perciò voglio incoraggiarvi, esortarvi come inviato speciale del Santo Padre.

Diffondete in tutto il mondo la Pace tramite la Conversione del Cuore. Il miracolo più grande di Medjugorie sono le confessioni, il sacramento della riconciliazione, del perdono e della Misericordia. Questo è il sacramento della risurrezione.
Io ringrazio tutti i sacerdoti che vengono a confessare qui, anche oggi ci sono qui cinquanta sacerdoti a confessare e sono nel servizio del Popolo di Dio.

Ho lavorato tanti anni nei paesi occidentali, in Belgio e in Francia, e posso dire che la confessione è sparita, la confessione personale non esiste più, soltanto qualche caso raro.
Il mondo si secca, i cuori si seccano, il male si moltiplica, i conflitti si moltiplicano. Cerchiamo di essere apostoli della buona novella della conversione e della pace nel mondo.

Qui ho sentito queste parole: ‘Gli infedeli sono coloro che non hanno ancora sentito l’amore di Dio’. Colui che ha toccato l’Amore di Dio, la Misericordia di Dio, non può resistere a questo dono una volta toccato questo Amore di Dio. Ma noi parteciperemo con coloro che salvano la vita, noi siamo testimoni di coloro che salvano il mondo.

I Francescani mi hanno detto che qui vengono le persone di circa ottanta paesi del mondo, significa che questo invito si è diffuso fino ai confini del mondo come ha detto Cristo quando ha mandato i suoi apostoli: ‘Andate fino ai confini della terra’.

Voi siete testimoni dell’Amore di Cristo, dell’Amore di Sua Madre, dell’Amore della Chiesa.
Il Signore vi rafforzi e vi benedica”.

 

Dal 18esimo minuto circa del video qui sotto:

di Giulia Bovassi

C’è una straordinaria particolarità propria della nostalgia che ti colpisce appena metti in moto la macchina per tornare verso casa. Partire, ospiti in un Paese che non è il tuo, ma allo stesso tempo è di tutto il mondo, sentirsi a casa propria; tornare, tra visi conosciuti, e posti che sanno tutto di noi, sentirsi estranei. La vedo come una catarsi, non perché il fatto di andare lì ti renda migliori, né santi, ti rende solo più peccatore e allievo dell’arte del perdono, dell’amore, della comprensione, dell’unione, della fede.

L’origine di questi sei giorni non si modifica mai: sulle spalle mi schiaccia il peso della solitudine che, in quanto cristiana, mi trovo a vivere tra le persone che frequento quotidianamente; il timore delle scelte; l’inquietudine delle vicende che accadono; la materialità offerta, accolta, assunta; le battaglie che abbiamo scelto, l’esclusione per un pensiero; la durezza dei sentimenti; l’ignoranza del perdono. Il percorso dal primo giorno all’ultimo, ti mette di fronte ad ognuno di questi aspetti.

Molti mi hanno risposto “io vorrei venire a Medjugorje, ma non ho il coraggio perché mi chiederebbe di cambiare”. È vero, stare qui innesca un meccanismo tale per cui alle tue spalle vengono messe le ali: impari che guardarsi allo specchio dovrebbe essere fatto senza specchio e qui avviene, tramite la voce e gli occhi degli altri, le testimonianze di vita. Impari che il perdono è preceduto dall’amore, che non esiste amore senza sacrificio, che il sacrificio è sofferenza e solo mediante il dono gratuito si può amare, si può soffrire, si può perdonare. Impari che le sventure, portate da casa, forse hanno una luce diversa, un risvolto maggiore. Ti accorgi che nessun male viene dato a chi non è in grado di portarlo, che esso ha una causa, un effetto, un evolversi e che saper scegliere, ottenere una lucidità nella benevolenza delle proprie intenzioni, è il nostro ruolo e Dio in questo ti aiuta, ma non può supportare chi pretende di alzarsi da solo.

Impari che non esiste l’accidente, nemmeno la fortuna, ma gli eventi, i più inaspettati, il caso, non sono altro che la firma di Dio quando decide di restare anonimo. Ti rendi conto che l’umiltà è un mistero eclissato nel mondo in cui viviamo, e ciò, a volte, costruisce, tra il problema e la soluzione, il muro dell’egoismo. Impari che la vita è un dono, il primo dono, l’ultimo dono. Impari che affidarsi è la prova più difficile, ma mai superflua. Impari che nessuno è così povero da non aver nulla da donare e nessuno è così ricco da non aver qualcosa da ricevere.

Al Festival, in particolare, il fiato rimane sospeso perché i giovani da tutto il mondo hanno risposto alla stessa chiamata, cantano, ballano, dialogano, pregano in lingue diverse ma allo stesso modo. Al Festival (e temo accada solo qui) un mare di persone diventano una sola persona, e tu con loro. Un mare di persone non ti fa percepire la solitudine, ti fa goccia. Al Festival respiri un sentimento che ti riempie il cuore e se tu sei lì sei responsabile della sua sopravvivenza. Al Festival, parlare, è cambiare: dalla domanda più complessa, “ciao, come stai?” si scatena la tempesta che ti porti dentro, di frequente le risposte si ottengono così e il silenzio non è poi così silenzioso, se siamo disposti ad ascoltarlo. Sta tutto qui il cambiamento, il più grande miracolo di questa Terra: la conversione del cuore.

 

(scritto di ritorno dal Festival dei Giovani “Mladifest” di Medjugorje lo scorso anno. Quest’anno si terrà dall’1 all’8 agosto)

Forse anche tu, da ragazzo, passando vicino ad uno specchio d’acqua con i tuoi compagni di gioco, hai preso dei sassi ben levigati e piatti, e hai sfidato i tuoi amici nel gioco a chi gettava questi sassi a pelo d’acqua, facendoli balzare più volte sulla superficie, contando il numero di questi balzi, prima che il sasso si inabissasse nelle profondità dell’acqua. Vinceva chi riusciva a collezionare il maggior numero di balzi.

Oppure hai gettato un sasso nell’acqua del lago, o di uno stagno, per vedere i cerchi concentrici sulla superficie dell’acqua, provocati dall’impatto con la massa d’acqua, allargarsi sempre più e irradiarsi sulla superficie dello stagno.

Avviene la stessa cosa per chi va pellegrino a Medjugorje: sente allargarsi il cuore, si tuffa nella preghiera come non mai, gli nascono nell’intimo tante speranze che balzano alla mente e che portano pace all’anima.

Famosi sono i cinque sassi, quei cinque ciottoli lisci che Davide scelse dal torrente per abbattere il gigante Golia (cfr. 1 Sam 17,40). Nel singolare duello tra il giovane Davide, fulvo di capelli e di bell’aspetto, e il formidabile guerriero filisteo Golia, la meglio toccò a Davide che si era fidato di Dio (“Tu vieni a me – dice Davide – con la spada, con la lancia e con l’asta. Io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti, Dio delle schiere d’Israele, che tu hai insultato”).

Chi ha incontrato p. Jozo nel pellegrinaggio a Medjugorje, ha certamente sentito parlare dei “cinque sassi”, immagine che evoca e sintetizza i messaggi della Madonna nelle sue apparizioni ai 6 veggenti di Medjugorje: Vicka, Mirjana, Marija, Ivan, Jakov e Ivanka.

La Vergine Maria ci mette tra le mani 5 sassi per abbattere Satana che tenta di spaventarci e di rovinarci. Infatti Satana, che nella sua grande superbia presume di essere simile a Dio, vorrebbe asservirci a sé; ma nonostante tutta la sua spavalderia e la forza che possiede, non è capace di vincerci, se con umiltà ci affidiamo a Dio e alla sua Santa Madre. Non può creare un solo filo d’erba, perché Dio solo è capace di “creare”. E Dio, attraverso Maria SS., crea figli suoi anche tra le pietre di Medjugorje: e ce ne sono tante. Quante conversioni in questi anni, attraverso la Regina della Pace. Ella chiama tutti i suoi figli, li vuole tutti salvi. È possibile, dunque, vincere Satana, ma occorre usare i mezzi adatti.

Esiste purtroppo una triplice alleanza di morte: tra Satana, il mondo e le nostre passioni (o il nostro “io” orgoglioso). Per rompere questo legame, questa alleanza, ecco i “cinque sassi” che la Vergine SS., angosciata per la rovina di tanti suoi figli, ci porge nella sua materna sollecitudine:

1. La Preghiera con il cuore: il Rosario
2. L’Eucarestia
3. La Bibbia
4. Il Digiuno
5. La Confessione Mensile.

“Cari figli – così ci invita la Regina della Pace -, vi invito alla conversione individuale. Questo tempo è per voi! Senza di voi il Signore non può realizzare ciò che vuole. Cari figli, crescete di giorno in giorno attraverso la preghiera, sempre più verso Dio”.

Diceva sant’Agostino: “Colui che ci ha creati senza di noi, non può salvarci senza di noi!”, cioè Dio vuole aver bisogno degli uomini.

La Madonna ci prende per mano uno ad uno, individualmente – infatti vuole la nostra conversione “individuale” -, e non ci guarda come massa, perché per Lei siamo tutti “figli”: vuole la nostra salvezza eterna e donarci la gioia di vivere.

 

(Riflessioni di don Mario Brutti su medjugorje.altervista.org)

11- 14 agosto 1984, la sera prima della festa dell’Assunzione della Vergine, il veggente Ivan ebbe un’ apparizione a casa. Mentre si preparava per recarsi in Chiesa per la preghiera della sera, improvvisamente gli apparve la Madonna e gli disse di trasmettere alla gente questo messaggio: “Vorrei che la gente in questi giorni pregasse con me. E che preghi il più possibile! Che inoltre digiuni il mercoledì e il venerdì; che reciti ogni giorno il Rosario: i misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi…”
Quando lvan giunse in parrocchia e ci diede questo messaggio della Madonna, ci trovammo in grande difficoltà perché già prima di quel 14 agosto la gente diceva che a Medjugorje si stava esagerando con la preghiera e il digiuno. Ed ora – immaginatevi un po’ – la Madonna chiedeva un giorno di digiuno in più e tutte e tre le parti del rosario! Noi frati non sapevamo che fare, come dirlo alla gente, poiché ritenevamo, in partenza, che si sarebbe lamentata ancora di più. Ci preparammo e dicemmo: “Bene, se crediamo alle apparizioni della Madonna dobbiamo dare questo messaggio e chi lo segue, lo segue.” Ammetto, però, che eravamo veramente scoraggiati. Ritengo che la Madonna sia stata molto coraggiosa a chiedere di digiunare due volte la settimana.
In conclusione, noi, dall’altare, lo abbiamo detto alla gente e da quel giorno valse questo ulteriore invito al digiuno. In molti, tuttavia, risultarono scoraggiati, non solo perché si doveva digiunare due giorni, bensì anche per il modo in cui Io si doveva fare. Infatti la Madonna aveva consigliato un modo concreto di digiunare: a pane e acqua.
Eppure non si tratta di giorni in cui si deve morire di fame, ma di un invito a vivere per due giorni di solo pane. Il pane è sempre un simbolo di vita. Anche l’acqua è un simbolo, quello della purificazione. Credo che la Madonna desideri che noi, adoperando entrambe queste cose, riscopriamo la vita, purificandola anche.
Digiunare a pane e acqua sarebbe la cosa ideale. Ma cosa deve fare chi pensa di non riuscirci, pur volendo seguire la Madonna? Credo che in questi due giorni di digiuno il pane debba essere l’alimento principale, ma che frutta, tè o anche caffè siano legittimi se non è possibile esaudire completamente il desiderio della Madonna. Molti chiedono se si debba digiunare anche quando si è malati e se anche i bambini e i giovani debbano digiunare in questo modo. La Madonna non ha detto nulla sul digiuno degli infermi, bambini e giovani. Ma chi vuole seguire la Madonna, anche se è malato o bambino, troverà il modo di esaudire i desideri di Maria.

IL DIGIUNO NELLA TRADIZIONE DELLA CHIESA
Nel Vecchio Testamento, si parla spesso di digiuno. I profeti esortavano il Popolo Eletto al digiuno. E possiamo rinvenire due situazioni particolari in cui veniva richiesto il digiuno. Innanzitutto lo si richiedeva nelle situazioni difficili; se incombeva una catastrofe per rimanerne illesi o per sfuggirle. E troviamo, a proposito, le parole dei profeti che dicevano: “Convertitevi, digiunate, solo allora non ci sarà questa sventura!” L’altra situazione era in caso di schiavitù, in cui dicevano: “Pregate, digiunate, e il Padre vi libererà dalla servitù”.
Nel Nuovo Testamento, Gesù ha parlato del digiuno, lo ha richiesto, ed Egli stesso ha digiunato. Anche gli apostoli hanno digiunato, e sicuramente anche la Madonna. Ella, in quanto figlia del popolo di Israele ancora prima di diventare Madre di Gesù, digiunava due volte la settimana, il lunedì e i! giovedì. Infatti, questo digiuno degli Israeliti ricorre anche nella vicenda della preghiera del fariseo e del pubblicano nel tempio, quando il fariseo disse: “Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo.” (Lc18,12).
In seguito nella Chiesa si continuò a digiunare sempre due volte la settimana, il mercoledì e il venerdì. Si può così supporre che anche la Madonna, quale buona cristiana, digiunasse in questi due giorni.
A tutti è chiaro il motivo per cui si deve digiunare di venerdì. In questo giorno della settimana i cristiani desiderano ricordare, in maniera particolare, la passione e la morte di Gesù. Ma perché digiuniamo il mercoledì? Secondo la tradizione ecclesiastica, il mercoledì della settimana santa, Giuda andò dai farisei per pattuire con loro quando e per quanti soldi avrebbe tradito Gesù. E così, per amore devoto verso Gesù, la Chiesa decise di introdurre anche questo mercoledì.
Ai nostri giorni: Attualmente la Chiesa ci fa obbligo di osservare un digiuno stretto due volte l’anno, il mercoledì delle ceneri e il venerdì santo. La Madonna ci richiede quindi di più rispetto alla Chiesa ufficiale. Questo però non contraddice quanto deciso dalla Chiesa solo perché essa ha ridotto l’obbligo del digiuno a un minimo. La gente ha sfruttato questa libertà limitando il digiuno al minimo richiesto. Ma anche la Madonna sfrutta questa libertà della Chiesa: Ella sa che la Chiesa non ha vietato il digiuno, per cui ci invita a praticarlo. Si deve però rilevare che si tratta di un invito, e non di una norma come per i mercoledì delle ceneri e il venerdì santo.

PERCHÉ DIGIUNARE?
Per il digiuno si possono trovare tre profonde motivazioni che rappresentano al tempo stesso la chiave per la pace. Tali motivazioni sono rispettivamente a livello fisico, psicologico e spirituale.

In primo luogo a livello fisico:
Prima di iniziare a parlare alla gente del digiuno, ho discusso della cosa con diversi medici. Tutti hanno detto che il digiuno fa bene. Non desidero dilungarmi in questa sede su tutte le reazioni che avvengono nel nostro corpo quando si digiuna. Dico solo questo: digiunare fa bene al nostro organismo. Quando, secondo lo standard occidentale, si mangia normalmente, si assumono comunque alimenti in ragione di un terzo più del necessario. Questo terzo, di cui il corpo non ha bisogno, grava sul nostro organismo come un peso. Ogni organismo possiede il suo ritmo biologico datogli dal Creatore. Se esso viene affaticato da un’alimentazione eccessiva, anche il cuore può perdere il suo ritmo, e anche le difese del nostro corpo nei confronti delle malattie ne possono risultare indebolite, ecc. Un’alimentazione eccessiva danneggia il nostro organismo in molti modi. I medici hanno dichiarato che i giorni di digiuno sono contemporaneamente giorni di purificazione del nostro organismo.
Ho notato che molta gente ha paura del digiuno. Al contrario, si dovrebbe avere più paura del mangiare dato che questo rappresenta il pericolo maggiore per l’organismo. È chiaro che nessuno deve ora perdere la voglia di mangiare, ma dobbiamo stare attenti ai reali bisogni del nostro organismo. Questo sarà un aiuto per la nostra salute fisica. Il tutto è molto importante poiché, come dice il proverbio, “mens sana in corpore sano”. Ora però chi è in eccesso di peso non deve pensar male di sé. Questo è solo un invito al digiuno, e comunque si resta sempre liberi di scegliere.

In secondo luogo a livello psicologico:
Nel mondo occidentale la gente non ha solo ciò di cui ha bisogno, ma addirittura di più. Con questo eccesso corriamo il pericolo di soffocare la nostra anima e la nostra vita psichica. Soffocando la nostra vita spirituale diventiamo ciechi e ingordi rispetto a ciò che abbiamo, per cui si ha la sensazione di aver bisogno di un numero sempre crescente di cose. Non vedendo ciò che abbiamo, e, volendo sempre di più, nella nostra anima sorgono dei conflitti: non vediamo più l’essenziale ma solo ciò che non abbiamo. Quando si vive in uno stato del genere si perde l’energia dello Spirito.
Cosa è questa energia dello Spirito? Per esempio il non disperare subito se ci si trova in situazioni difficili. Ci sono giovani che cadono in depressione o addirittura si suicidano per non aver superato un esame. Molti iniziano per esempio a prendere la droga perché non riescono a resistere, perché non hanno quindi la forza psichica di resistere alla tentazione della droga.
Oppure i divorzi: nessuno sposa qualcuno che non ama. Ma ci sono molti divorzi. Perché? Forse, in un determinato momento, non si riesce a sopportare il proprio partner. Non si ha la forza di stargli accanto e di perdonarlo: la famiglia viene così distrutta.
In altre parole: se abbiamo tutto (o peggio anche in eccesso), non impariamo ciò che è invece molto importante per la nostra vita: ad aspettare, ad essere pazienti con gli altri e con le cose materiali. Questo è un grosso pericolo soprattutto per i giovani che sono abituati ad avere subito tutto ciò che vogliono. L’unica cosa che devono fare a casa è mettere in funzione un elettrodomestico per avere da mangiare e da bere, tutto. Rischiano così di non riuscire a vivere con le cose senza toccarle. In questo modo si diventa facilmente egocentrici: “Ho bisogno di tutto. Sono proprietario.” Quando poi escono allo scoperto nella vita, nella famiglia, nel lavoro, ed incontrano delle difficoltà, non hanno più la forza di superarle.
Cosa ci vuole dunque insegnare il digiuno? A vivere due giorni con tutte le cose che abbiamo, senza toccarle. E, a dire il giovedì mattina: “Guarda, vivo.” E a dire anche il sabato: “Ieri non ho mangiato nulla, né cioccolata né biscotti, eppure vivo ancora.” Non è facile vivere con le cose e non toccarle. Ma coloro che cominciano a digiunare iniziano ad apprendere questo comportamento. Si sviluppa così una forza nuova per superare le difficoltà e convivere con i problemi. Questa è l’energia dello Spirito!

Vivere più semplicemente. Questo mondo tecnologico non ci insegna a convivere con i problemi. Quando trattiamo con gli altri siamo impazienti e perdiamo i nervi. Si possono così spiegare tutti i suicidi, tutti i divorzi, tutti i problemi di droga e di alcool. Chi impara a vivere con le cose riesce a vivere anche con gli uomini. Chi non si lascia abbagliare dalle cose materiali, acquista la vista e può accettare e accogliere gli altri uomini. Chi riesce a vivere con le cose materiali, conoscerà gli uomini nella loro situazione concreta. Avrà quindi la forza e anche la volontà di aiutarli.
Quanta gente è infelice solo perché non riesce a vivere con le cose e con gli uomini. Quanti giovani nel mondo occidentale sono infelici perché non possiedono ancora di più, invece di vedere ciò che già hanno. Se si considera invece la situazione di quei paesi in cui esiste la fame o in cui ci sono profughi – pensiamo solo a quelli del Vietnam o della Cambogia – si vede che questi sono stati costretti ad imparare che non si muore subito se non si ottiene immediatamente ciò che si vuole avere.
Certo, non dobbiamo tutti soffrire la fame, la Madonna non Io vorrebbe. Ma quanta gente ha perso la voglia e la gioia di vivere solo perché non possiede una determinata cosa materiale. Ma cosa è più importante, la vita in quanto dono di Dio o le cose materiali della vita? Riflettiamo un attimo sui tanti conflitti che sorgono in famiglia a causa della cose materiali!

Non pretendere di avere tutto. Una ragazza che aveva iniziato a digiunare mi ha raccontato: “Ogni volta che tornavo da Medjugorje mi vergognavo di me stessa quando aprivo il mio armadio, poiché vedevo molte cose di cui non avevo assolutamente bisogno. Era soprattutto un vestito che a casa aveva provocato una guerra con mio padre e mia madre. Io lo desideravo mentre essi dicevano di non avere abbastanza soldi per comprarlo. Ma non ci fu nulla da fare, io lo volevo e lo ebbi. Ed ora scoprivo di averlo indossato forse due o tre volte per poi metterlo da parte. Capivo di non averne più bisogno. Mi vergognai di ciò e chiesi scusa ai miei genitori.”
Questa ragazza fece anche un’altra esperienza, che forse non piacerà a tutti, ma che io racconterò lo stesso. Scoprì di trascorrere molto tempo a farsi bella: tutte cose che le donne conoscono meglio di me. Un giorno si rese conto che anche il viso che Dio le aveva donato era bello. Dopo questa esperienza non fece più quelle cose, non so neanch’io come chiamarle. E mi disse: “Notai che mi rimanevano, così, molti soldi che ora potevo utilizzare per i poveri.” Per i giovani il digiuno significa, quindi, soprattutto imparare a vivere con le cose che, grazie a Dio, ci sono davanti e che esistono in abbondanza.

E come la mettiamo con i bambini? Essi non possono certo vivere per due giorni di solo pane. Sappiamo però che molti bambini mangiano troppi dolci. Se i genitori iniziano a digiunare possono dire al loro figlio: “Guarda, il mercoledì e il venerdì non avrai queste cose superflue.” Devono essere prima i genitori ad iniziare il digiuno, e poi seguiranno di certo anche i bambini.”

Alleviare le difficoltà. Ancora una volta: a questo livello impariamo a condividere con gli altri. Anche con l’esempio di quella ragazza a cui ho accennato prima si scopriranno opportunità per aiutare gli altri. Vedete, ci sono molte persone al mondo che sarebbero felici di poter vivere soltanto così come noi digiuniamo. Noi possiamo scegliere il pane, ma queste persone muoiono se non hanno questo pezzettino di pane. Dunque se il nostro amore fosse più forte, avremmo così tante opportunità per aiutare i poveri. Cosa potremmo fare, in questo momento, se sapessimo che nostro fratello o nostra sorella in Africa stanno ora morendo di fame? Non potremmo fare tutto, ma certamente molto. Si può così sviluppare la pace avendo occhi per gli altri, aiutandoli e imparando a condividere con loro.

In terzo luogo a livello spirituale:
È molto semplice: quando si digiuna si prega meglio. C’è un proverbio latino che dice: “Plenus venter non studet libenter.” “Uno stomaco pieno non studia volentieri.” Possiamo correggere questo proverbio, senza con ciò offendere i latinisti, dicendo: “Uno stomaco pieno non prega neanche volentieri.” Quando si digiuna si penetra davvero più facilmente nel profondo del cuore, della preghiera. E in effetti si è meno distratti nei giorni di digiuno. Se vogliamo pregare meglio, dovremo cominciare a digiunare.
Se digiuniamo pregando, questo pregare aiuta il digiuno. E con il digiuno aumenta il nostro anelito verso Dio. Se viviamo di pane, scopriremo anche il Pane Eucaristico e crescerà il nostro amore per Gesù nel Sacramento. Si potrebbe parlare a lungo del livello spirituale del digiuno. Lo si comprende quando si inizia a digiunare. Digiunando anche Io spirito si apre al Signore perché vediamo che non si vive di solo pane, come dice anche Gesù, ma anche di quella parola che penetra nel cuore aperto ed è capace di amare.

PROBLEMI DEL DIGIUNO
La nostra dipendenza: la paura del digiuno, o le nostre difficoltà ad esso connesse, non dipendono da un insufficiente apporto di calorie per il nostro corpo in quel giorno particolare; bensì dalla nostra dipendenza nei confronti del cibo. Quante volte ci sono conflitti nelle famiglie solo perché alla data ora il pranzo o la cena non sono pronti! Posso dire che quando ho iniziato a digiunare mi ci preparavo sempre bene, facendo una buona cena il martedì sera, per il semplice motivo di sopravvivere dai mercoledì al giovedì; la stessa cosa succedeva il giovedì sera, per il giorno di digiuno dal venerdì al sabato mattina. La mattina del mercoledì e dei venerdì il primo pensiero era: “Oggi non c’è colazione.” Ora dal punto di vista fisico il giovedì o il sabato mattina, quindi dopo il giorno di digiuno, avrei dovuto avere più fame che il mercoledì o il venerdì invece in questi giorni non sorgeva nessun problema. Le difficoltà erano quindi solo il segno della dipendenza da qualcosa.
Certo: può essere che la prima fase del digiuno sia solo una lotta, ossia di come si possa sopravvivere a questo giorno. Ma, dopo, si instaura un’altra situazione, e si comincia già a sentire di più la libertà in questo giorno, in cui si prega più facilmente, si lavora più facilmente e si incontrano gli altri più facilmente.

Il nervosismo: Alcune persone affermano di diventare molto nervose quando digiunano. Esse si appigliano alla seducente alternativa che è meglio mangiare ed essere buoni con gli altri, piuttosto che essere nervosi. Chi vuole accettare questa spiegazione è naturalmente libero di farlo, ma io personalmente non la condivido: queste persone dicono di essere tese, per cui sarebbe meglio non digiunare. Se ad essere nervosi fossero veramente solo coloro che digiunano, non ci sarebbero così tante persone nervose al mondo. Da dove vengono quelle che non digiunano?

Iniziare con coraggio: desidero ora consolare chi dovesse essersi rattristato per non aver finora saputo tutto questo, o per non essere finora riuscito, concretamente a digiunare. In ogni settimana della nostra vita ci saranno un mercoledì e un venerdì. Non li cancellate come giorni di digiuno, ma sottolineateli! Se però un mercoledì o un venerdì coincidono con una festa, digiunate un giorno prima, così gioirete anche del martedì o del giovedì perché saranno giorni di digiuno. Vedrete che questo fa bene. Grazie al digiuno riusciamo meglio a sopportare o evitare i conflitti. Nei conflitti spesso si perde; è meglio non averne. Grazie al digiuno riusciamo meglio ad aprirci per la pace e a portarla agli altri.

 

(testo di P. Slavko Barbaric tratto da http://medjugorje.altervista.org/)

“Meteo di coppia” di Daniele Chierico

Come in ogni buon romanzo di avventura, la conclusione è sempre un ritorno. Dopo il viaggio inaspettato intrapreso il 5 maggio, dopo aver attraversato tempeste e deserti, l’avventura si conclude con il dolce ritorno a casa. Il classico spot della Barilla dice “dove c’è Barilla c’è casa”; io posso affermare invece “dove c’è Maria c’è casa”. Il mio viaggio di ritorno ha fatto la sua ultima tappa in un piccolo paesello della Bosnia ed Erzegovina. Tra le alture sassose baciate dal sole di agosto, in una natura arida e inospitale, ho trovato la fonte più rigogliosa della vita. Quando arrivi in questo paesello ti domandi: “Ma qui non c’è veramente niente, c’è il deserto, cosa posso trovare?”, eppure in quel deserto, in quel nulla, trovi tutto.

Potrebbe essere una contraddizione, ci potremmo chiedere perché una Regina sceglie un posto così inospitale? Perché non un bel paesaggio caraibico, in un contesto naturale che ti sazia gli occhi e ti svuota il portafogli? Eppure 2000 anni fa il Re ha deciso di nascere in una stalla in compagnia di qualche pastorello e di due fedeli compari: il bue e l’asinello.

No, miei cari, questa stirpe regale non sceglie palazzi e dimore ottocentesche, non paesaggi mozzafiato o posti all’ultimo grido. I regali di cui vi parlo prediligono i paradisi spirituali, dove la fede, nonostante la povertà e i paesaggi inospitali, ha messo radici nel cielo. Ed ecco perché in quel nulla mi sono sentito per la prima volta a casa.

Dopo aver trovato l’abbandono e la pace spirituale ho potuto apprezzare quella di oltre 70 mila giovani che dalla mattina alla sera non facevano altro che pregare. Ho visto ragazze bellissime piangere sulla spalla di un frate; ho visto ragazzi, che potevano avere tutto dalla vita, donarsi totalmente a quell’unico vero Re. Ho visto la vita di giovani passare “dalle tenebre alla luce” nell’arco di pochi giorni. Li c’è qualcosa che mente umana non può capire, li c’è quello che abbiamo sempre desiderato nella nostra vita: la felicità. Perché tutto ciò che ruota intorno ai nostri desideri ha sempre un fine ultimo, la ricerca della felicità. Se andiamo a mangiare una pizza, lo facciamo perché vogliamo essere felici, se dei giovani si drogano è perché cercano felicità, se ci compriamo una macchina, una casa oppure desideriamo di stare con la nostra dolce metà o di avere figli e nipoti è perché cerchiamo l’appagamento della nostra felicità. Solo che la nostra sete infinita di felicità non può abbeverarsi a una fonte finita, ma deve cercare quella fonte che non ha mai fine.

Ecco perché una fonte finita (qualsiasi essa sia, materiale o affettiva) finirà per concludersi un giorno o l’altro e rimarremo con l’amaro in bocca; una fonte infinita, qualsiasi cosa accadrà, invece, ci disseterà in ogni millisecondo della nostra vita. Dal punto di vista fisico è come affrontare l’infinita energia della fusione nucleare (in pratica quella che alimenta il sole) e l’energia finita dei combustibili fossili.

In quest’ultima tappa ho trovato risposte alle mie domande, ho abbandonato nella mani di Maria i miei affetti passati e Lei si è preoccupata di scendere fino a me per accoglierli tra le Sue braccia. Quando una mamma prende tra le braccia il suo bambino, siate sicuri che non lo lascerà, finché non troverà pace nel sonno. E così Lei aspetta con pazienza e si adopera fin da subito per portare quella persona, che gli abbiamo affidato, presto a casa (così come ha fatto con me). Se siete fidanzati o sposati, affidate la vostra dolce metà a Maria e non preoccupatevi di nient’altro, sarà Lei ad accrescere l’amore per voi, sarà Lei a guidare i suoi passi tra le tempeste e lungo i deserti. L’unica cosa che ci viene chiesta è di dire “sì” al suo amore.

E così oggi sono finalmente tornato a casa, pronto a ripartire per un nuovo viaggio, per una nuova avventura, guidato da quella dolce mano materna che mai si stancherà di mostrarmi la Via.

Il buon giorno si vede dal parcheggio. Se si trova posto per la propria Panda davanti all’unico cinema del paese, dove di solito nemmeno a bordo di una formica si può sperare di intravedere un buco dove metterla, significa che le cose partono bene. D’altronde, un cinema che decide di proiettare per diversi giorni di fila il secondo docu-film del geniale regista spagnolo Juan Manuel Cotelo, “Mary’s Land – Terra di Maria”, non può che iniziare anche lui a dispensare miracoli.

Dopo “L’ultima cima”, il documentario più visto di sempre in Spagna grazie al solo passaparola e alla figura simpaticissima e santa di don Pablo Dominguez, con Terra di Maria Cotelo veste i panni dell’avvocato del diavolo e indaga su una serie di conversioni e di personaggi radicalmente cambiati dall’incontro con la Madre di Dio. C’è “un tempo per piangere e un tempo per ridere”, recita l’Ecclesiaste. In Terra di Maria i due tempi si alternano di continuo fino quasi a confondersi, come quando fuori piove e c’è il sole. (Io ovviamente da vero maschio selvatico per non piangere prendevo in giro mia moglie che piangeva).

Impressionante la capacità di sintesi e visione d’insieme del regista: dalla creazione del mondo ai giorni nostri, una Chiesa viva riunita attorno al nome della Madre perché solo la Madre può portarci in maniera santa al Figlio. Tanti i personaggi “interrogati” dal regista/avvocato del diavolo, da un infermiere messicano che come secondo lavoro gira di bordello in bordello portando immagini sacre e rosari e dicendo agli ultimi degli ultimi che Dio li ama alla follia, a un’ex soubrette di Las Vegas, Lola Falana, nota anche nel nostro paese, ammalata ma innamorata di Maria, passando per medici ex abortisti ed ex modelle oggi paladini della preghiera e della vita. Fino ad arrivare a Medjugorie – vertice del film.

Un’opera estremamente personale e allo stesso tempo estremamente umile. In realtà le due cose non sono in contrapposizione, come a volte si può pensare: Cotelo usa il suo talento, la sua personalità e il suo senso dell’umorismo perché lui è stato fatto così e così rende gloria a Dio e serve i fratelli. Altrimenti Dio l’avrebbe fatto in maniera diversa.

Per concludere: film da vedere, rivedere e mettere in pratica.

 

(Giuseppe Signorin – testo uscito per Campari & De Maistre)