Condividiamo una bellissima intervista sulla preparazione al matrimonio che padre Maurizio Botta ha rilasciato qualche tempo fa a Raffaella Frullone e uscita sul Timone.

Si è persa la dimensione sacramentale del matrimonio?

A chi si vuole sposare dico: “Il vostro amore, l’amore con cui vi presentate qui, può essere di buona o cattiva qualità, ma questo riguarda voi, io lì non ci entro. Io sono qui per dirvi che cosa lo Spirito Santo vi dona con questo Sacramento rispetto ad un matrimonio pubblico in Comune che comunque a livello naturale rappresenta l’amore di un uomo e di una donna che vogliono progettare la loro vita insieme”. Ma soprattutto spiego alle coppie che il matrimonio è un Sacramento per discepoli, quindi sposarsi in Chiesa significa voler essere discepoli di Cristo, e lo dico chiaramente: se una persona sa già, nel proprio cuore, che dopo il matrimonio per esempio non andrà più a Messa, è meglio che lasci stare. Se una persona invece dice sì, e desidera essere discepolo di Cristo, allora deve sapere che il comandamento è ‘amatevi come io vi ho amato’. È come se nel Sacramento ti venisse affidato il marito o la moglie con questo comandamento ‘amalo come l’ho amato io’. A questo punto tiro fuori il crocifisso e ribadisco il concetto: Cristo vi dona lo Spirito per amare così, in croce, in modo irrevocabile e indissolubile, volete amare così? Sappiate che Dio ama un peccatore fino in fondo e non retrocede mai, così dovete fare anche voi”.

Nel mondo secolarizzato è ancora possibile parlare di castità?

Parliamo della castità: io non mi immagino due fidanzati che vivono tranquillamente nella castità, come fratello e sorella, e stanno bene; se due stanno troppo bene nella castità evidentemente c’è qualcosa che non va. Piuttosto io mi immagino una battaglia, un’avventura, per alcuni magari con qualche caduta, la confessione che aiuta a rialzarsi, mi immagino una sfida avvincente, che unisce! In questo caso spesso parlo principalmente alle donne perché sono loro che devono “alzare l’asticella”: occorre mettere l’uomo alla prova, se ci si concede sempre e totalmente, l’uomo si abituerà a chi si concede sempre e cosa farà quest’uomo se domani un’altra gli si concederà? Saprà dire di no? La sciocchezza più diffusa tra le ragazze oggi è quella che fa dire loro “Se io non faccio l’amore con lui, lui mi lascerà”; mi sembra che invece sia vero proprio l’opposto, si arriva spesso al corso prematrimoniale con un sacco di esperienze alle spalle che non mi sembra abbiano garantito longevità nei rapporti.

E chi magari convive già?

Anche chi convive di fronte al matrimonio si porta dentro una domanda: è davvero questa la persona che Dio mi sta dando? Allora a queste coppie dico: “Se non avete vissuto la castità prima della convivenza, regalati la certezza che sia Dio a donarti questa persona. Vuoi avere la prova? Se tu con la preghiera riesci a vivere la castità fino al giorno del matrimonio, allora hai la certezza che è fatta per te, perché il Signore ti mette in grado di vivere con lei o lui una cosa che per il mondo è impossibile”. Mi accorgo che ascoltano molto più di quanto noi sacerdoti pensiamo. Ecco, io penso che a volte a noi manca il coraggio di porre certe sfide e di evangelizzare come invece faceva Gesù.

Come fare breccia in un mondo che dice l’opposto?

Credo che occorra sempre tornare alla verità, io in questo forse spiazzo, perché non mi vergogno. Quando una donna fa l’amore, dice all’uomo: “Sono tua completamente, senza difesa”, usare il preservativo invece significa mettere una barriera, senza contare che toglie il piacere, basta pensare al momento in cui lo si indossa per capire che è proprio il contrario di un momento intimo e bello. Inoltre, quando la donna è feconda, è per lei il momento massimo del desiderio, questa è semplice biologia. Allora dico ai fidanzati: “Guardate come Dio ha creato questa meraviglia. Dio ha legato il piacere più grande all’unione tra un uomo e una donna e anche al momento in cui c’è l’apertura alla vita. Metterci un ostacolo non ha nulla di naturale, e nemmeno di bello, negarlo significa dire una bugia”. Non faccio altro che partire dalla ragione, glielo spiego in questo modo, e chiunque fa l’amore usando il preservativo o altro sa benissimo che vive quei momenti con uno stato di ansia, e che questo disturba l’unione, quindi si rende immediatamente conto che quello che sto dicendo è vero.

Cosa chiede agli sposi?

Indico il crocifisso. “Allora, siete sicuri? Volete amarvi proprio così?”. Questo stesso crocifisso lo ritiro fuori quando la coppia viene a dirmi che c’è la crisi, la difficoltà, io attraverso il crocifisso li riporto a chiedere la grazia del matrimonio, li riporto a quella domanda: ma tu vuoi essere un discepolo di Cristo? Il punto centrale è sempre l’identità di Cristo, e io sono schietto: o Cristo è Dio o Cristo è un matto. Se tu ci credi, e vuoi essere suo discepolo, quando sei in fila per la Comunione, riferendoti al tuo sposo o alla tua sposa devi dire: “Voglio amarlo come lo ami Tu”, quindi significa che credi che quello sia il corpo di Cristo e allora io domando ancora: davvero vuoi amarlo così? Fino a farti mangiare? Questo è il cuore del matrimonio.

 

Per info sul libro di padre Maurizio Botta “Cento minuti sul Vangelo” clicca qui

di padre Maurizio Botta

La parola di Dio di oggi parla di battaglie. Quella visibile e impari tra Davide e Golia è divenuta proverbiale. Il salmo 143 prorompe da un contesto di battaglia. Il Vangelo, anche se non è descritta una battaglia fisica, è carico di tensione e di violenza, si conclude, infatti, così: E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire. Cristo apertamente sfida i suoi nemici, li affronta andando incontro alle conseguenze. Un cammino autentico di fede porta sempre in sé la necessità della battaglia. Non c’è un solo passo della parola di Dio che escluda questo serrato confronto con il male, contro nemici visibili e invisibili. Guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori. Il problema non è quindi il valore religioso del Sabato, ma quella interpretazione del Sabato che finisce per deformare le intenzioni di Dio. Il sabato è donato per fare memoria dell’alleanza con il Dio vivente. Il sabato vuol dire liberazione ricevuta dalla schiavitù, dai legami, dal male, dall’oppressione. La perversione trasforma questa norma nata per esaltare la libertà donata al popolo di Israele, in una schiavitù nuova. Divieto a liberare, quando si potrebbe farlo introducendo macroscopici controsensi. Ipocriti, non scioglie forse, di sabato, ciascuno di voi il bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? La battaglia quindi è contro quelle azioni, quei pensieri che deformano il volto di Dio rivelato da Cristo. Meglio una mano inaridita che un cuore indurito. Una mano inaridita, addirittura il peccato, stimolano l’azione del Medico celeste, solo la durezza del cuore suscita in Gesù Cristo uno sguardo di indignazione e tristezza. Oggi come ieri.

 

Omelia del giorno tratta dal blog Cinque Passi al Mistero

Per info sul libro di padre Maurizio Botta “Cento minuti sul Vangelo” clicca qui

Ripassino al Vangelo di domenica (10 settembre) con il commento di padre Maurizio Botta sul blog Cinque passi al Mistero

Ogni parola del Vangelo deve essere integrata e armonizzata con tutte le altre sullo stesso argomento. E non dimentichiamo che spesso queste parole sono rivolte ai soli discepoli. Gesù con un’immagine aveva moderato la nostra tendenza istintiva e feroce a giudicare.

“Come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell’occhio tuo c’è la trave? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello”.

Con la preghiera, il silenzio, l’attesa del momento opportuno datoci da Dio, riconosciamo che alcune pretese correzioni dei difetti altrui non sono altro che giudizi impazienti.

Un conto poi è un difetto, un peccato generale di un nostro fratello contro altri fratelli, un conto è quando un fratello pecca contro di me. A questo solo caso specifico si riferiscono le parole di Gesù di oggi sulla correzione fraterna, quando un fratello pecca contro di te….

Gesù denuncia, in primo luogo, il nostro non voler mai arrivare a parlare in modo franco. Quando un fratello pecca contro di noi, se noi non abbiamo la serenità per parlargli di persona occorre pregare, soffrendo nel silenzio, attendendo la libertà interiore per poterlo fare. Istintivamente, invece, preferiremmo la lamentela con tutti alle spalle dell’interessato piuttosto che l’attesa del momento opportuno di una correzione leale faccia a faccia. Per paura dell’uomo fatto di carne o per quieto vivere magari tacciamo, ma con il veleno di un giudizio che non riesce a non esplodere alle spalle. Papa Francesco qualche anno fa aveva sinteticamente parlato di disinformazione, diffamazione e calunnia come schiaffi a Gesù. La disinformazione, è quando «diciamo soltanto la metà che ci conviene e non l’altra metà; l’altra metà non la diciamo perché non è conveniente per noi». La diffamazione è quando «una persona davvero ha un difetto, ne ha fatta una grossa» e come giornalisti raccontiamo tutto rovinando la fama di quel fratello. La terza è la calunnia: «dire cose che non sono vere. Questo è proprio ammazzare il fratello!». Disinformazione, diffamazione e calunnia, ci dice il Papa, «sono peccato! Questo è peccato! Questo è dare uno schiaffo a Gesù»

Gesù ci chiede, in secondo luogo, la gradualità. Per impazienza, siamo sempre portati a saltare i gradi di una correzione progressiva che cresce di intensità con il tempo coinvolgendo sempre più fratelli.

Un test allora. Abbiamo la disponibilità ad aspettare nella correzione o abbiamo fretta di vuotare il sacco? Come sono i sentimenti nei confronti della persona che dobbiamo correggere? Ce l’abbiamo con il peccato o con il peccatore? Se sentiamo un certo piacere a correggere, diceva sempre qualche anno fa il Papa quello è il momento di «stare attenti, perché quello non è del Signore». Infatti «nel Signore sempre c’è la croce, la difficoltà di fare una cosa buona. E dal Signore vengono sempre amore e mitezza».

Quel gigante di San Tommaso ricorda poi con il suo santo equilibrio che “la correzione fraterna è un atto di carità, ma ordinato all’emendamento dei fratelli. Perciò essa è di precetto in quanto è necessaria a questo fine, e non nel senso che si debba correggere il fratello che sbaglia in qualsiasi luogo e in qualsiasi tempo. Quando si giudica probabile che il peccatore non accetterà l’ammonizione, ma farà peggio, si deve desistere dal correggerlo”.

 

Di padre Maurizio Botta abbiamo l’onore di ospitare nella collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio“, edita da Berica Editrice, il libro “Cento minuti sul Vangelo. Per capire chi è Lui

Ripassino al Vangelo di domenica (3 settembre) con il commento di padre Maurizio Botta sul blog Cinque passi al Mistero

Pietro ha appena ricevuto l’investitura più inaspettata e inimmaginabile. Gesù gli appena detto: “E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”. Promessa vertiginosa che ancora oggi continua.
Ma pochi momenti dopo Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno. Pietro sussulta e probabilmente ancora inebriato dalle parole di Gesù su di lui prende in disparte il maestro e lo rimprovera. Sì! Vi prego almeno una volta lasciamoci sconvolgere dalla Parola di Dio. Il primo Papa riprende Gesù perché, a suo dire, questo cose terribili non potevano accadere al Messia, al Figlio del Dio Vivente. Il primo Papa corresse così Gesù: “Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai”. Simon Pietro ha veramente ricevuto dal Padre la luce per dire “Tu sei il Cristo il Figlio del Dio vivente”, ma sapendo ormai che Gesù è il Figlio del Dio vivente parte a immaginarlo autonomamente, non ascolta più Gesù, non si mette dietro. Addirittura, rassicurato dalle luci precedenti e dal ruolo conferitogli pochi minuti prima, rimprovera Gesù.
E Gesù cosa fa? Gesù riserva al primo Papa uno dei rimproveri più duri di tutto il Vangelo: “Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!” Vediamo raccontato il cedimento più grave e drammatico del primo Papa, un cedimento non morale, ma teologico. Quando Pietro per debolezza morale addirittura rinnegherà Gesù e scapperà, Gesù non lo rimprovererà, ma gli donerà solo uno sguardo di perdono. Qui invece Pietro viene corretto aspramente a stare dietro a Gesù perché il suo pensiero non viene da Dio, ma dagli uomini.
Chi toglie la croce, chi non ricorda che la croce di Cristo è la fonte unica della salvezza e del perdono dei peccati, ancora oggi, è di ostacolo a Cristo. Deve mettersi dietro e non stare davanti a Gesù. Questo è il dramma di sempre della Chiesa, la tentazione di togliere la croce come fonte decisiva e insostituibile di guarigione e di perdono. Questa verità spazza via ogni possibile ottimismo sulla presunta bontà dell’uomo, sulla presunta possibilità dell’uomo di essere buono, accogliente, generoso, paziente, leale, puro, includente con le sue sole forze. Senza la croce di Gesù non possiamo salvare la nostra vita. Quando per i pastori della Chiesa centrale diventa la morale, gli insegnamenti morali, i comportamenti coerenti e non più la Grazia Divina, la Vita Eterna donata dai sacramenti questo è il segnale evidente di un non pensare più secondo Dio, ma secondo gli uomini. Come capirlo è fin troppo semplice. Se scompaiono le parole Gesù, Grazia, Sacramenti, Vita Eterna, Croce, Sacrificio, mentre sovrabbondano le parole “si deve, bisogna, coerenza, valori…”, questo è il segnale. Gesù non è cambiato e continuerà a rimproverarci quando è necessario. Se non ha risparmiato il primo Papa continuerà a farlo, se necessario. E allora via quei musi tesi senza fede e doniamo il bel sorriso di chi crede veramente che Gesù vive e regna.

 

Di padre Maurizio Botta abbiamo l’onore di ospitare nella collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio“, edita da Berica Editrice, il libro “Cento minuti sul Vangelo. Per capire chi è Lui

Ripassino al Vangelo di domenica scorsa (20 agosto) con il commento di padre Maurizio Botta sul blog Cinque passi al Mistero

“O Dio, che in questo sacramento ci hai fatti partecipi della vita del Cristo, trasformaci a immagine del tuo Figlio…”

Così la Chiesa ci farà pregare dopo aver ricevuto il Corpo di Gesù nella Comunione. Da questo Vangelo emerge la libertà imperiosa di Cristo. Gesù ha coscienza di avere una missione specifica e delimitata. Ed è scrupolosamente determinato. I nostri cuori oscillano mollemente nel dare il giusto valore alle realtà in proporzione di quanto non siamo ancora convertiti. Ecco perché Gesù ci risulta fastidiosamente duro. Il Padre lo ha mandato alle pecore perdute del suo popolo, il popolo di Israele e a Gesù sta a cuore, preziosissima, la volontà di questo Padre celeste. La potenza straordinaria di Cristo è per trasformarci in Lui. Capiamo allora come diventino decisive le prime tre richieste del Padre Nostro. Il dono più grande diventa quello della nostra volontà propria per dire: “sì”, “eccomi”, “voglio quel che Tu vuoi”, ”fiat”.

Gli appartenenti al popolo di Israele sono definiti “figli” cui è destinato il pane, cioè le parole, i miracoli e gli esorcismi di Gesù, in contrapposizione agli abitanti della regione di Tiro e Sidone, i Cananei, equiparati dal punto di vista religioso a figli di cagna. Questa religione adorava falsi dei come Moloc a cui era riservato il sacrificio umano dei bambini, uccisi appunto come cani. Gesù non poteva ammettere nemmeno un velo di ambiguità per un falso buonismo. Gesù con la sua potenza straordinaria non ci fa mercanteggiare la verità e ci dona di mettere in ordine le cose buone.

La fede di questa donna nella potenza taumaturgica ed esorcistica di Gesù, si manifesta in tre modi. In primo luogo nel suo essere cosciente di come la verità su Dio e sugli uomini non possa provenire da questa sua religione che esige sacrifici umani a Moloc e prostituzioni sacre in onore di Astarte. In secondo luogo nell’accettare di sentirselo dire. Questa donna non si inalbera, non protesta, non comincia a sbavare acido, fiele e rabbia. Infine la fede di questa donna si manifesta con il suo essere insistente. Gesù resta ammirato e loda la grandezza della fede riposta in lui da questa pagana idolatra, quando qualche tempo prima aveva rimproverato Pietro, israelita e capo degli apostoli, per il motivo contrario. “Fede grande” è per Gesù credere nella grandezza del potere e della forza che si sprigionano dalla sua persona e questa fede sembra strappargli un’eccezione che in realtà è solo un’anticipazione. La missione di Cristo, oggi, continua nel suo vero Corpo mistico che è la Chiesa. Continua oggi in noi, scelti per essere mandati a ogni uomo. Scelti perché, uniti a Cristo, la nostra vita sia offerta per la salvezza del mondo.

Commento alle letture della XX Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) di P. Maurizio Botta per la Radio Vaticana

 

Di padre Maurizio Botta abbiamo l’onore di ospitare nella collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio“, edita da Berica Editrice, il libro “Cento minuti sul Vangelo. Per capire chi è Lui

Ripassino al Vangelo di domenica con il commento di padre Maurizio Botta sul blog Cinque passi al Mistero

Le letture descrivono con immagini molto belle la forza e l’efficacia fecondante della Parola di Dio. Anche Gesù richiama la generosità di questa Parola descrivendo il seminatore che sparge un seme potenzialmente fecondissimo. Un seme pieno di vitalità capace di fruttare, una volta caduto sulla terra buona, trenta sessanta cento semi. Ma le parole di Gesù sono maggiormente sbilanciate, potremmo dire, sulla qualità dell’ascolto. Il problema non è il seme, cioè il problema non è la Parola di Dio. La Volontà di Dio di dirci il suo dentro, quello che è in Lui, è certa, forte, irrevocabile. Il problema non sta lì, in una presunta intenzione di Dio di non aprirsi, in una misteriosa reticenza di Dio a farsi conoscere, in una imperscrutabile volontà di mantenere tra Lui e noi una certa distanza. La sua parola è feconda e donata con generosità, ma, allo stesso modo, ci dice Gesù nel Vangelo, la  nostra libertà è reale. Si può sentire tutto, ma non ascoltare. Si può guardare tutto, ma non vedere nulla. Possiamo perdere la vita nell’impermeabilità. Non ti voglio ascoltare, non ti voglio vedere.

Ma facciamo un passo indietro perché Gesù racconta questa parabola? Cosa lo spinge?  Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia. Egli parlò loro di molte cose con parabole.

Gesù descrive con questa parola quello che aveva davanti agli occhi, quello che stava accadendo. È l’ultima parabola dopo aver parlato molto alla folla in parabole. Gesù tiene ben distinti la folla dai discepoli. Gesù non dice tutto a tutti e spiega anche il perché. Non è divino capriccio, ma rispetto di una libera scelta del popolo. Alcuni hanno il cuore insensibile, sono terreno sassoso, rivela Gesù usando le parole del profeta Isaia.

Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!

Si può restare indifferenti alla supplica che Dio stesso ti rivolge per guarirti! Le spiegazioni sono riservate per coloro che cominciano a custodire questa Parola. Esaminiamo, allora, questi ostacoli all’ascolto che è ben più di un messaggio da ascoltare, è un incontro. Gesù parla di ostacoli immediati e di ostacoli successivi.

Il Maligno ruba la Parola di Felicità che non è custodita, che non è interiorizzata. Si può ascoltare superficialmente Cristo. Un seme sprecato che finisce nella pancia dei corvi. L’attenzione è proprio legata al momento di quando si ascolta. Cominciamo a lavorare su questo, sul come è letta e sul come è ascoltata immediatamente. Anche adesso ad esempio. La Parola di Dio non compresa non è la Parola non capita intellettualmente. Sul terreno sassoso il seme rimbalza. A Roma si dice “mi rimbalza”. Quando la Parola di Dio ci rimbalza, non ci interessa, non entra dentro. Quando non la fai entrare dentro perché non ti interessa minimamente Satana la ruba subito. Non te la lascia vicino.

Gli ostacoli successivi al primo appena descritto, sono da considerare insieme, prima una e poi l’altro perché c’è una progressione.

Una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola.

È una Parola che ti dà gioia subito, ma che non lascia uguale la vita. Quando la custodisci, nel tempo, ti espone presto a tribolazioni e persecuzioni. Solo chi non ha mai provato a custodire il Rapporto con Gesù, non riesce a capire questa frase, perché sempre, subito, la Parola di Gesù gli è stata rubata dal cuore. Diciamo che a Messa, ascoltando una catechesi ti sei infiammato hai provato una grande gioia sei uscito felice, sereno, pieno di risoluzioni, ma poi alla prima difficoltà che comporta il tenere dentro le parole di Gesù, subito la espelli. Quando fai entrare la Parola di Dio solo un pochino in superfice. Si potrebbe andare su, ma non si può andare giù. C’è cielo sopra, ma non radici sotto.

Non mettere mai in discussione la Gioia provata e gustata! Riduciti tu!

Occorre non arrendersi alla prima difficoltà, ma perseverare nella fiducia guardando ai santi. Nel rapporto occorre non essere sentimentali, ma oggettivi, combattenti. Tenere dentro la Parola di Dio e accettare di essere ridotto io con le mie sensazioni.

La preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola.

Sono questi altri due nemici dell’Incontro con Cristo nella nostra vita, ostacoli alla Parola di Felicità (basta vedere come soffocano anche la felicità naturale). Quando fai entrare la Parola, ma fai entrare dentro troppe altre cose. Sono le preoccupazioni del mondo e la seduzione della ricchezza. In questo caso terra sotto ce ne sarebbe, ma non c’è cielo sopra.

Segui la Gioia e non seguire ciò che ti soffoca!  Sii sincero con te stesso! Non essere cinico!

Invece, a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha … A colui che ha voglia, preoccupazione di capire, cioè di custodire, di trattenere dentro, a costui sarà dato e sarà nell’abbondanza.  Niente illusioni, quindi e fate attenzione a come ascoltate; perché a chi ha sarà dato, ma a chi non ha sarà tolto anche ciò che crede di avere.

 

 

Di padre Maurizio Botta abbiamo l’onore di ospitare nella collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio“, edita da Berica Editrice, il libro “Cento minuti sul Vangelo. Per capire chi è Lui

Ripassino al Vangelo di domenica scorsa con le riflessioni di padre Maurizio Botta sul blog Cinque passi al Mistero

Al centro delle letture di oggi c’è l’invito a non avere paura delle reazioni negative suscitate da quell’annuncio che Dio stesso ci spinge a fare. Ci viene garantito che nulla mai sfugge alla mano di Dio, anche nelle situazioni più drammatiche, dove con la morte del corpo tutto sembrerebbe finito, perduto.

Geremia profeta sente attorno a sé oltraggi, insulti, vergogna, insinuazioni, derisione e l’odio, addirittura, dei suoi stessi amici.

Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta: «Forse si lascerà trarre in inganno, così noi prevarremo su di lui, ci prenderemo la nostra vendetta».

Ma il profeta, il vero discepolo, è colui che ha rimesso la sua causa nel Signore.

Il Signore è al mio fianco come un prode valoroso, per questo i miei persecutori vacilleranno e non potranno prevalere.

Nel salmo 68 troviamo il pianto intimo del discepolo al Suo Signore.

Per te io sopporto l’insulto e la vergogna mi copre la faccia; sono diventato un estraneo ai miei fratelli, uno straniero per i figli di mia madre. Perché mi divora lo zelo per la tua casa, gli insulti di chi ti insulta ricadono su di me.

Nel Vangelo Gesù ci dice che la provvidenza di Dio è totale e completa per tutti gli uomini e per tutti gli animali. Nemmeno due passerotti, venduti al mercato per 1 soldo pari a circa 1,25 euro, muoiono per caso. A maggior ragione lo Sguardo del Padre è costantemente attento sui suoi figli, sui profeti, su tutti quelli che riconoscono e annunciano il Figlio suo. Tutte le volte che riconosciamo Gesù davanti agli uomini siamo davanti al Padre in un modo particolarissimo. Ci è preannunciato, infatti, con lealtà, che questo annuncio non riscuoterà sempre successo. Non verrà accolto entusiasticamente, tanto che Gesù confermando le parole di Geremia e del Salmo invita a non temere. Gesù conosce la fatica della testimonianza esplicita e la nostra paura che ci spingerebbe a non renderla. Il profeta-discepolo rivive nella sua carne le stesse esperienze del Maestro. Per questo ci rassicura che non una lacrima, non un gemito, non un’umiliazione subita per questo annuncio sfuggirà alla “grande tenerezza” del Padre. Anche i nostri capelli sono contati.

Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.

Un’ultima considerazione. Nella Chiesa non ci sono conoscenze “riservate” solo ad alcuni illuminati. Quello che Gesù insegna, anche segretamente in un rapporto cuore a cuore, deve essere manifestato a tutti e non riservato solo a quelli che sono “pronti” o “felici” di accoglierlo.

Parole queste da armonizzare con altre indicazioni di Gesù che ci invitano a non dare le cose più sante ai porci e ad essere semplici come colombe ed astuti come serpenti. A ricordarci, contro ogni esibizionismo, che non ogni momento è opportuno, che esiste una gradualità e che semplicità non è ingenuità. Nulla è segreto nella Chiesa, ma non per quelli che volontariamente non vogliono saperne di ascoltare. Rimane la libertà terribile di auto-escludersi e anche di rivoltarsi.

 

 

Di padre Maurizio Botta abbiamo l’onore di ospitare nella collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio“, edita da Berica Editrice, il libro “Cento minuti sul Vangelo. Per capire chi è Lui

Nelle meditazioni raccolte nel libro, padre Botta parla di Gesù, del significato della Croce, della preghiera, della gioia, della Misericordia di Dio; argomenti fondamentali per la fede. Lo stile di padre Maurizio è diretto, semplice, da buon predicatore abituato agli oratori e ai ragazzi.

Un modo semplice di comunicare, comprensibile a tutti, quello di padre Maurizio.

 

Potete leggere la recensione del libro di p. Maurizio Botta “Cento minuti sul Vangelo. Per capire chi è Lui” firmata da Roberto Lauri su Frammenti di Pace a questo link

 

 

Abbiamo l’onore di ospitare il libro di padre Maurizio Botta “Cento minuti sul Vangelo. Per capire chi è Lui” nella collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio“, edita da Berica Editrice

Omelia di padre Maurizio Botta tratta dal blog Cinque passi al Mistero

“Gesù disse ai suoi discepoli: Voi siete il sale della terra… Voi siete la luce del mondo…”

La presenza del sale perché il cibo ne benefici, esaltandone il gusto, non può che essere limitatissima. Così come la luce di una sola candela tremolante nel buio assoluto di una stanza è capace di illuminare moltissimo, in modo stupefacente. Così la luce di una città su un monte conforta il cuore di chi arriva da un deserto tenebroso già da chilometri di distanza. Qualche anno fa Lorenzo Cherubini in arte Jovanotti ha tenuto un incontro all’Università di Firenze (qui il video) e rispondendo alle domande dei ragazzi ha parlato di un incontro riservatissimo, lui stava usando la parola segreto, tenutosi un anno prima, a cui erano stati invitati da una multinazionale della tecnologia informatica (probabilmente Google) le 80 persone più influenti, creative del pianeta. A un certo punto del suo intervento Jovanotti dice che ci sono persone che hanno la “visione”, persone che vedono più lontano e inevitabilmente sono esse e non i politici a orientare il futuro del mondo, a scegliere per gli altri.

La “visione” di Cristo che emerge dal Vangelo di oggi è molto differente. Cristo vede il mondo come un cibo bisognoso di sale e come una tenebra assetata di luce. Per Cristo  sono i suoi pochi veri discepoli, uniti a Lui in modo vivo, il vero sale e la vera luce del mondo. Per Cristo ad orientare un mondo insipido e tenebroso  sono i suoi pochi santi, da Lui santificati, non le lobby creative ed influenti. Gli ottanta omini ospiti di Google o chi per esso  hanno in realtà la visione più vecchia del mondo, la più “originaria”, simile al sibilo di un serpente strisciante: “Voi sarete come Dio…”

 

 

Di padre Maurizio Botta abbiamo l’onore di ospitare nella collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio“, edita da Berica Editrice, il libro “Cento minuti sul Vangelo. Per capire chi è Lui

Ai ragazzi che in queste ore festeggiano la fine della scuola vorrei far dono di questa piccola omelia che scrissi per la Festa di San Filippo del 2015. Vi benedico. Padre Maurizio Botta

Appena dici San Filippo subito si pensa ai ragazzi e ai bambini. Questa è la sua fama, anche se storicamente non è proprio corretto. Allora questa mattina mi rivolgo a loro. Mi sembra che voi abbiate sulle spalle un peso in più. Vi è chiesto, visto che siete giovani, quasi come un dovere morale di essere felici, gioiosi, entusiasti, non annoiati. Vorrei dirvi che mi sembra sleale che adulti tristi, arrabbiati e cinici chiedano a voi di essere quello che non sono loro, solo perché avete venti o trenta anni in meno. Adulti vecchi che analizzano cupi il vostro mondo senza autocritica per quelle loro idee e quelle loro scelte anche politiche che lo hanno generato. Quello che io vedo spesso invece sono le vostre sofferenze nascoste, quelle che raccontate a pochissimi. Il dolore di chi non ha un papà. Il dolore di chi non ha una mamma. Lo strazio tutto vostro di sentire che i vostri genitori si insultano e si odiano. L’umiliazione di andare di qua e di là con il vostro zaino perché i vostri sono separati, dovendo sempre dire, da attori consumati, che va tutto bene e che non vi manca nulla. Il disagio di fingere di essere sereni perché capite che i vostri genitori non sopporterebbero il peso della verità. Il vostro dolore perché papà e mamma bevono. Vedo e sento in voi la paura che è di tutti noi: la paura di morire. L’angoscia dei complessi. Il vostro sentirvi brutti, grassi, bassi. L’odio di essere in un corpo che non vi piace. Qualcuno di voi si sente solo e invisibile e quasi preferirebbe uno schiaffo per sentire nella carne che la sua vita interessa ad un adulto. Il vero Filippo conosceva le lacrime. Le sue intime preghiere sono intrise di lacrime. E il vero Filippo conosce l’antidoto alla sofferenza. Vi prego, questa sera nel segreto della vostra camera, nel vostro letto, sperimentate che non vi sto mentendo. Chiedete lo Spirito Santo dicendo così:

Vieni Spirito Santo, vieni per Maria.

Non dite questa preghiera una volta sola, ma addormentatevi così, respirandola. Chiedete che venga a consolarvi, a proteggervi dal male, dal dolore. La Gioia e la Pace che fiorirà dalla vostra sofferenza  è quella dello Spirito di Dio che nessuno potrà togliervi.

 

Articolo tratto dal blog Cinque passi al Mistero

Di padre Maurizio Botta abbiamo l’onore di ospitare nella collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio“, edita da Berica Editrice, il libro “Cento minuti sul Vangelo. Per capire chi è Lui