di Giuseppe Signorin

La piccola Maria. La più umile delle creature. Eppure, stando a un reportage uscito qualche anno fa sul National Geographic Magazine, sarebbe la donna più potente del mondo. Venerata in ogni angolo del pianeta. Chi non la conosce? In realtà i Vangeli non ne parlano poi così tanto, e lei stessa non pronuncia che poche parole. Secondo san Luigi Maria Grignion de Montfort, il motivo sta in un disegno divino volto a evitare, in un primo momento, quando ancora gli uomini non conoscevano a sufficienza il Figlio, che ci si attaccasse troppo a lei, meravigliosa interiormente ma anche esteriormente. Negli ultimi secoli, però, i tempi sono cambiati e Maria ha iniziato ad apparire e a essere amata e cercata ovunque. Sempre secondo san Luigi Maria, Dio vuole che la Madonna sia venerata ancora di più. Come in un crescendo. Maria è la stella della nuova evangelizzazione. Dio vuole tornare a incarnarsi nel mondo tramite Maria. Maria ha ispirato e guidato san Giovanni Paolo II e molti fondatori dei principali movimenti cattolici. Davanti a un’immagine della bellissima Maria, quando mi metto in preghiera, non penso mai che è più potente di Trump e Putin messi insieme. Di Zuckerberg e Bezos. Nessuna creatura è potente come Maria. Ma io non ci penso mai. E sbaglio. Tante volte non capisco. Non la sento. Perché Maria parla ai piccoli. Milioni di fedeli seguono i suoi messaggi, di ogni età e nazionalità, considerati, quando va bene, un po’ “toccati”. Toccati dalla grazia, sì. Dalla piena di grazia. Dalla piena di amore. Dalla piena di umiltà. Dalla piena di astuzia (evangelica, s’intende). Dalla piena di coraggio. L’intrepida Maria. Altro che Braveheart. Ai piedi della Croce. In viaggio verso l’Egitto. E prima, dalla cugina Elisabetta. La Madre di Dio non ha rifiutato il rischio di venire scambiata per adultera. Addirittura dal suo amato sposo, Giuseppe, che lì per lì non dev’esserci rimasto tanto bene… Poi è arrivato l’angelo. La Madre di Dio sapeva che l’Onnipotente sarebbe intervenuto, si è fidata e affidata completamente. Non ha paura di nulla, Maria. Gira il mondo sfidando i regimi totalitari, le catastrofi, gli attacchi di chi non riesce o non gli va proprio di credere, e, peggio ancora, l’indifferenza di chi crede o si professa credente. Lei ci soffre ma non accusa nessuno. Non è come noi. Lei va avanti e chiede solo di rispondere alla sua chiamata e pregare insieme a lei, per portare di nuovo suo Figlio nel mondo. I più grandi artisti l’hanno dipinta, hanno parlato di lei, hanno cantato il suo nome, le preghiere che la riguardano. Maria è multiforme, è piena di Spirito Santo, parla ogni lingua (neanche mia moglie è così poliglotta). Vuole arrivare a tutti i suoi figli, soprattutto i peggiori, come noi, l’esercito di Maria, un esercito di disperati che vincerà grazie a lei. Geniale. Dio è geniale. L’armata Brancaleone, come ci definiscono i giornali più chic. L’armata Brancaleone ha già vinto. Guidata da una donna. Un saluto a tutti gli amici femministi.

 

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Lettere a una moglie #2 (ovvero l’esodo del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif) di Giuseppe Signorin

Se sapessimo quanto ci ama piangeremmo di gioia, amore mio. Un po’ lo intuiamo e questo basta per lasciarci a bocca aperta. Grazie a Maria, per esempio, siamo diventati la prima band “penitenziale” della storia. Continua a tornarmi in mente quell’episodio. Forse perché siamo in Quaresima. Forse perché stiamo girando tanto per raccontare le grandi cose che l’Onnipotente ha fatto e fa in noi, nonostante noi e la nostra piccolezza, e questo aneddoto viene fuori ogni volta. Di quel ragazzo che dopo la prima puntata a Radio Maria ci ha scritto. Non subito, perché non aveva capito il nome del gruppo e non ci trovava su Google. Vedi tuo marito? Il suo esperimento di marketing al contrario, con questo nome impronunciabile e incomprensibile, “Mienmiuaif”, ha già dato i suoi frutti. Crea attesa. Suspance. Già solo cercarci è un thriller. Comunque alla fine il ragazzo ci aveva scovati e aveva potuto rivelarci quello che gli era successo, e che ci avrebbe fatti entrare nella storia. Dopo aver premesso e ammesso di non essere proprio un tipo molto praticante, aveva aggiunto che “fatalità” quel giorno era andato a confessarsi. Il giorno della nostra prima puntata su Radio Maria, il 2 gennaio dell’anno scorso. E insomma cos’è successo, è successo che il confessore, come penitenza, gli aveva detto di ascoltare Radio Maria. E lui l’aveva ascoltata mentre parlavamo noi. Insomma siamo stati, per un giorno, la penitenza di un giovane non molto praticante che però il 2 gennaio del 2017 gli era saltato di andare a confessarsi. La prima pop punk rock folk neomelodic band penitenziale della storia. Come fai a non piangere di gioia con un Dio che ti sorprende così, con una Mamma che ti fa il regalo di trasmettere le canzoni che tuo marito ti costringe a cantare su Radio Maria e così facendo ti trasforma nella prima band che può essere ascoltata come penitenza? Ma ci rendiamo conto, amore mio? Non ci rendiamo conto. Piangeremmo di gioia, altrimenti. O forse tu te ne rendi conto, forse tu hai il talento di piangere spesso e volentieri proprio per questo, perché te ne rendi conto, e invece io povero burbero coi cromosomi X e Y non c’ho ancora capito un fico secco, e per giunta ti prendo in giro convinto che prenderti in giro sia un atto di amore di livello altissimo. Il nostro amico dento-teologo Giovanni c’ha pure girato un messaggio con un proverbio tedesco che recita così: “Chi si ama, si prende in giro”. Quindi amore mio anche in tedesco ti amo. Sempre che quel proverbio esista, e sia tedesco. Coi dento-teologi è bene stare attenti. Ora sta suonando il nostro amatissimo Bimby, mi sembra di essere in macchina quando non ti allacci le cinture, e invece è il nostro amatissimo regalo di nozze di cui ho già parlato nelle prime “Lettere a una moglie” e che ancora non sono riuscito a far sparire da questa casa. Mi devo alzare per spegnerlo. O distruggerlo. Però, davvero… non penso di essere riuscito, come sempre, a spiegarmi, ma se sapessimo quanto ci ama la Mamma (e quanto ci ama Dio!) piangeremmo di gioia per sempre. Di motivi ce ne sono infiniti. Nonostante il Bimby. Nonostante i (presunti) proverbi tedeschi. Che Dio ci doni la gioia di sapere quanto siamo amati. Ich liebe dich.

 

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“Donne dududu” di Anita Baldisserotto

Passando in macchina lungo la salita che va dal centro di Arzignano alla Rocca di Castello (dove viviamo, in provincia di Vicenza) ho letto varie volte “via Sarta Maria”, rimanendo stupita: com’è bella l’accezione della Madonna come sarta!

Lei in effetti è la sarta delle sarte.
Chi altro ha cucito gli abiti per la Persona più in vista di tutti i tempi di tutto il mondo e del mio cuore, proprio Gesù? (Subitissimo lì accanto c’è il mio amatissimo marito, lo vedo, ma innanzitutto c’è Dio che mi dona l’amore per amare mio marito e fa lo stesso con lui).

Sì, perché gli abiti cuciti da Maria mica li ho visti, di certo li vedremo in paradiso (dove spero di arrivare e dove sono certa tutti vestano i suoi abiti) ma in ogni caso Lei, senza peccato originale, era ed è perfetta – anche nel cucire.

Un giorno faccio notare al marito la via Sarta Maria, lui non convinto guarda meglio e dice: “Anita è scritto via Santa Maria!”.
Aveva ragione: mie donne dududu, io sono sbadata… Ma poco conta!!!!

Volevo dirvi che ho preso Maria a modello e le chiedo anche di cucire con me, oltre al resto delle cose che faccio durante la giornata, ora più che mai!
È da qualche mese infatti che mi sto dedicando completamente al cucito, tanto da lasciare il lavoro che ho fatto per qualche anno in ufficio.
E ora ufficialmente faccio la moglie, la casalinga, la cantante dei Mienmiuaif e la sarta, lodando Dio per questo!!!

Ci ho pregato sopra tanto, con rosari e novene delle rose di Santa Teresa di Gesù Bambino. Anche a lei, Teresina, ho affidato in modo particolare questo progetto di cucito – che purtroppo non posso più chiamare Pompelmo Rosa (è già usato da altri mio malgrado) ma confidiamo e vediamo già i segni che questo progetto deve diventare qualcosa di più grande di quello che pensiamo.

Vi abbraccio mie care dududu!

di Emanuele Fant

Maria “Vergine madre” da parafrasare, eretta con le terzine di Dante Alighieri; Maria immediata e trasparente, fatta di plastica stampata, sul comodino di mia nonna tornata ieri da Lourdes.

Maria ausiliatrice che mi hai sempre messo in soggezione perché indossi la corona. Però sei pure umana, col Bambino che vuole scendere per fare le capriole tra i suoi simili, nei cortili dei salesiani.

Maria di mosaico, bassorilievo o pittura, in cinquecento Madonnelle, pietre angolari dei palazzi di Roma.

Maria utile alla costruzione della mia persona: femminile positivo che mi accoglie. Maria che a causa del vetro non puoi sporgerti dalle edicole, quando passo in bicicletta mi sembri sola.

Maria che sciogli i nodi, che ritrovi il filo, che apri i sentieri; Maria sostegno dei ghiaioni; Maria delle rocce, della neve, con gli scarponi. Maria che annoti pure i rosari detti male mentre guido, Maria che ti indichi il cuore in fiamme in contrasto con la mia scarsa passione, Maria che hai scelto una nuvola come mezzo di locomozione.

Maria che quando vuoi comparire ti decori i sandali coi fiori, hai addestrato le colombine, metti vestiti che possiamo capire.

Maria che accogli i singhiozzi ma lasci cadere le provocazioni, se una cantante americana ti ruba il nome, se ti bestemmiano mentre giocano a pallone, se quando ti fai viva tutti si affannano a smentire. Maria che intrattieni i veggenti, che hai messaggi da dare, la stessa che sa ascoltare.

Maria che hai in locazione molte grotte fatto a mano nei giardini, monumenti in estinzione, minacciati dai sette nani e dalle veneri di gesso senza arti superiori.

Maria in legno di ulivo abbozzata appena, che mi ha detto alcune cose personali stando zitta in monastero; Maria barocca che sembri vera nel trionfo delle processioni meridionali. Maria che pretendi i fuochi artificiali, le strade chiuse dai vigili, le sagre, le cene. Maria che ti basta che stiamo un po’ insieme.

 

(testo uscito sul settimanale Credere e sul blog costanzamiriano.com)

“Bendessa” di Cecilia McCamerons

Ci sono dei giorni in cui tutto scorre normale e altri invece dove capitano cose strane e impreviste e magari pure improvvise che quasi non te ne rendi conto.

(Astenersi animalisti che non hanno a cuore l’uomo.)

Ebbene l’altra sera è successo a me e mio Marito. Abbiamo investito un cinghiale con la nostra auto. (Dico abbiamo perché in auto c’ero anche io ma guidava mio Marito, eh, che non saltino fuori commenti sulle donne che non sanno guidare! Scherzo 😉 ).

Strada buia, occhi pieni della bellezza di Palmanova, il paese appena visitato, la pancia sazia di una buonissima pizza, recita del Rosario, cielo nero stellato sopra di noi, campi a destra e sinistra della strada e all’improvviso… l’impatto con la bestia. Bestia che è morta sul colpo. Io invece sono quasi morta ma solo di paura. Mio Marito frena, mantiene la traiettoria retta (e la calma, a differenza di me che ho avuto qualche secondo di terrore urlante e svariati minuti di nervi a fior di pelle) e si sincera che io e il pancione stiamo bene. Cominciamo col telefonare ai Carabinieri, che ci danno il numero del veterinario, che ci da il numero di quelli della Riserva… la faccenda si fa lunga.

Credo che questo nostro incidente sia stato un Miracolo. E vi illustro le prove.
 L’urto è avvenuto in concomitanza della fine del canto del Salve Regina quindi Maria, Regina del Rosario nel mese dedicato a lei, era con noi. Il grosso animale lo abbiamo centrato in pienissimo e, nonostante i considerevoli danni a tre zeri, l’auto non si è distrutta né spenta né ha perso liquidi di nessun tipo né la sua corsa è stata deviata e la ventola del radiatore non ha mai smesso di funzionare così come i fari. Noi completamente illesi, anche la cucciola nel pancione. E come ultima, anzi prima, una piccola multa presa nei giorni scorsi ci ha evitato conseguenze ben peggiori da questo incidente animalesco.
 Coincidenze? Io le chiamo DIOincidenze!

Ecco, miracoli ne accadono continuamente ogni giorno – non auguro a nessuno di rendersene conto dopo l’impatto con un grosso cinghiale – ma forse ogni tanto abbiamo bisogno di una svegliata e di aprire gli occhi.

Oltre a questo aiuto soprannaturale abbiamo sperimentato quello umano – essenziale anch’esso – e sono grata di come ci siano ancora in giro per il nostro bel Paese “buoni samaritani” che sono disponibili a fermarsi e a dare aiuto a due “stranieri” bisognosi e storditi, dispersi nel buio della loro terra. E magari a fare due battute su una bella cena a base di ragù di cinghiale!

In questo caso è giusto dire Stra-Bendessa!

P.S.

Sono rimasta meravigliata anche del fatto che nessuno fra quelli che si sono fermati ci ha fatto la ramanzina sul “povero animaletto ucciso”, nemmeno i signori della riserva che si sono portati via la carcassa di circa 70 kg (che dopo l’autopsia del veterinario è diventata cibo per grifoni…). Ci hanno spiegato che in quella zona incidenti come il nostro sono numerosissimi perché la popolazione dei cinghiali, e di altre bestie come i caprioli, è cresciuta a dismisura e crea anche ingenti danni alle coltivazioni: in pianura è molto più facile trovare cibo che sulle colline. All’astratta ideologia cittadino-borghese si contrappone la sana concretezza della quotidianità della periferia-contadina che tutti i giorni ha a che fare con i “poveri animaletti”.

“Meteo di coppia” di Daniele Chierico

Come in ogni buon romanzo di avventura, la conclusione è sempre un ritorno. Dopo il viaggio inaspettato intrapreso il 5 maggio, dopo aver attraversato tempeste e deserti, l’avventura si conclude con il dolce ritorno a casa. Il classico spot della Barilla dice “dove c’è Barilla c’è casa”; io posso affermare invece “dove c’è Maria c’è casa”. Il mio viaggio di ritorno ha fatto la sua ultima tappa in un piccolo paesello della Bosnia ed Erzegovina. Tra le alture sassose baciate dal sole di agosto, in una natura arida e inospitale, ho trovato la fonte più rigogliosa della vita. Quando arrivi in questo paesello ti domandi: “Ma qui non c’è veramente niente, c’è il deserto, cosa posso trovare?”, eppure in quel deserto, in quel nulla, trovi tutto.

Potrebbe essere una contraddizione, ci potremmo chiedere perché una Regina sceglie un posto così inospitale? Perché non un bel paesaggio caraibico, in un contesto naturale che ti sazia gli occhi e ti svuota il portafogli? Eppure 2000 anni fa il Re ha deciso di nascere in una stalla in compagnia di qualche pastorello e di due fedeli compari: il bue e l’asinello.

No, miei cari, questa stirpe regale non sceglie palazzi e dimore ottocentesche, non paesaggi mozzafiato o posti all’ultimo grido. I regali di cui vi parlo prediligono i paradisi spirituali, dove la fede, nonostante la povertà e i paesaggi inospitali, ha messo radici nel cielo. Ed ecco perché in quel nulla mi sono sentito per la prima volta a casa.

Dopo aver trovato l’abbandono e la pace spirituale ho potuto apprezzare quella di oltre 70 mila giovani che dalla mattina alla sera non facevano altro che pregare. Ho visto ragazze bellissime piangere sulla spalla di un frate; ho visto ragazzi, che potevano avere tutto dalla vita, donarsi totalmente a quell’unico vero Re. Ho visto la vita di giovani passare “dalle tenebre alla luce” nell’arco di pochi giorni. Li c’è qualcosa che mente umana non può capire, li c’è quello che abbiamo sempre desiderato nella nostra vita: la felicità. Perché tutto ciò che ruota intorno ai nostri desideri ha sempre un fine ultimo, la ricerca della felicità. Se andiamo a mangiare una pizza, lo facciamo perché vogliamo essere felici, se dei giovani si drogano è perché cercano felicità, se ci compriamo una macchina, una casa oppure desideriamo di stare con la nostra dolce metà o di avere figli e nipoti è perché cerchiamo l’appagamento della nostra felicità. Solo che la nostra sete infinita di felicità non può abbeverarsi a una fonte finita, ma deve cercare quella fonte che non ha mai fine.

Ecco perché una fonte finita (qualsiasi essa sia, materiale o affettiva) finirà per concludersi un giorno o l’altro e rimarremo con l’amaro in bocca; una fonte infinita, qualsiasi cosa accadrà, invece, ci disseterà in ogni millisecondo della nostra vita. Dal punto di vista fisico è come affrontare l’infinita energia della fusione nucleare (in pratica quella che alimenta il sole) e l’energia finita dei combustibili fossili.

In quest’ultima tappa ho trovato risposte alle mie domande, ho abbandonato nella mani di Maria i miei affetti passati e Lei si è preoccupata di scendere fino a me per accoglierli tra le Sue braccia. Quando una mamma prende tra le braccia il suo bambino, siate sicuri che non lo lascerà, finché non troverà pace nel sonno. E così Lei aspetta con pazienza e si adopera fin da subito per portare quella persona, che gli abbiamo affidato, presto a casa (così come ha fatto con me). Se siete fidanzati o sposati, affidate la vostra dolce metà a Maria e non preoccupatevi di nient’altro, sarà Lei ad accrescere l’amore per voi, sarà Lei a guidare i suoi passi tra le tempeste e lungo i deserti. L’unica cosa che ci viene chiesta è di dire “sì” al suo amore.

E così oggi sono finalmente tornato a casa, pronto a ripartire per un nuovo viaggio, per una nuova avventura, guidato da quella dolce mano materna che mai si stancherà di mostrarmi la Via.