L’avventura editoriale parallela al nostro progetto musicale, “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio”, è iniziata due anni fa con un libro, “Osservazioni di una mamma qualunque” di Paola Belletti, grazie al successo del quale abbiamo potuto continuare a lottare in questa missione un po’ folle – oggi – di raccontare, sostenere, difendere, proporre la famiglia alla luce degli insegnamenti della Chiesa Cattolica.

La Paola è diventata, da quel novembre del 2015, una vera e propria amica per i Mienmiuaif. Di più: una sorella. Una a cui guardare. Forte e mite allo stesso tempo. La Paola è una bomba. E le sue parole delle spade affilate. Ma anche piene di tenerezza. Come solo una donna. La Paola riesce a parlare da donna e di donne con un dono unico: è diretta e schietta ma piena di premure e di amore. E poi fa ridere! E poi è una filosofa! E poi è anche un’atleta! Del corpo e dello spirito… Un mix letale che fa bene a tanti e non poteva finire con un libro solo. Allora abbiamo insistito insistito e insistito e due anni dopo il primo, ecco il secondo: “Siamo donne. Oltre la differenziata c’è di più”. Per noi un “manifesto” per vere femministe, per donne orgogliose di essere tali, che non vogliono scimmiottare i maschi.

Rispetto al primo l’orizzonte si amplia ma anche si restringe: il campo d’indagine diventa più vasto – si parla di moda, di ecologia, di sessualità, di aborto, di religione, di poesia – ma al tempo stesso su certe cose si va addirittura più a fondo.

Un libro per donne, per donne di tutte le età, di tutte le professioni e vocazioni, ma anche per uomini – non tanto per capire le donne (cosa dogmaticamente impossibile), ma almeno per imparare a non capirle! 😉

Grazie Paola per questa nuova avventura insieme, e grazie alla magnifica Annalisa Sereni che ha scritto una prefazione intensa, toccante, stupenda, tutt’altro che convenzionale, perfetta per un libro come questo, destinato a incidere sulla vita di tante persone!

Mienmiuaif

“Sono rimasta però un’ecologista. Una vera attivista, via via più convinta. E ora, finalmente, sono persino certa che nel mio piccolo sto contribuendo a salvare il mondo e le meraviglie del Creato. Infatti mi confesso spesso. E mi accosto, meschina ma decisa, all’Eucarestia”.

Paola Belletti

“È un testo profondo, fuori dagli schemi. Bello e potente. Come lei sorridente. Tuffatevici dentro e non ve ne pentirete. Forse ne uscirete scalfiti. Probabilmente sanati. Sicuramente grati”.

dall’introduzione di Annalisa Sereni

Da oggi 23 novembre lo potete trovare in formato cartaceo e ebook in esclusiva nello shop online di Berica Editrice.

Dal 4 dicembre su tutte le altre piattaforme digitali oppure richiedendolo in libreria.

Potete ascoltare a questo link la registrazione della seconda puntata della trasmissione “La vocazione al matrimonio e alla famiglia” andata in onda su Radio Maria martedì 7 marzo 2017 dalle ore 18 alle 19.30, condotta da Giuseppe e Anita Signorin (appunto noi due, i Mienmiuaif!).

Qui sotto trovate anche il testo della lettera sull’“amore nel mondo contemporaneo“, la nostra “Canzone vintage” e i contributi preziosissimi delle nostre amiche Madre Maria Michela delle Monache del Cuore Immacolato, Maria Rachele Ruiu di Generazione Famiglia e Paola Belletti autrice di “Osservazioni di una mamma qualunque“!

Le prossime quattro puntate saranno i primi martedì dei mesi di maggio, luglio, settembre e novembre.

 

Lettera a una moglie

Il super uomo di Nietzsche è roba vecchia, amore mio. Fa quasi tenerezza. Non parlo del confronto col tuo super marito, chi lo reggerebbe? Parlo di quello che sta capitando oggi: altro che super uomo di Nietzsche, oggi non esiste neanche più l’uomo. È antiquariato. Addirittura dire “uomo” e non “uoma” o un qualche termine più adatto, neutro, “politically correct” (senti che inglese amore mio), mi crea un leggero imbarazzo. Oggi l’uomo non esiste più, non esiste neanche più la grammatica, c’è chi vuole cambiare le regole degli apostrofi dopo gli articoli indeterminativi… perché, per esempio, la parola “amore” potrebbe suonare discriminante al maschile. “Un amore” allora dovrebbe andare bene anche con l’apostrofo, “un’amore” con l’apostrofo, perché “amore” chi l’ha detto che dev’essere un termine maschile? Beh, in radio poco cambia, chi lo vede l’apostrofo? Però ecco, ci sono questi problemi qui, oggi. Oggi l’uomo non esiste più, esiste solo la sua mente. Non è in ottima forma, a quanto pare, eppure esiste solo lei: la mente. O lui? “Il mente”? Mah, andiamo avanti… Oggi è la mente dell’uomo a decidere che cos’è l’uomo. È geniale, non trovi? Ci creiamo noi da soli. Ognuno di noi crea se stesso, decide chi è. Per esempio, i giorni pari io e te potremmo essere marito e moglie, come da natura (“da natura” fra virgolette, ovviamente, anche se in radio, chi le vede le virgolette?, ma è bene di questi tempi fare attenzione a certe espressioni medievali), insomma, dicevo, io e te i giorni pari potremmo essere marito e moglie, io il marito e tu la moglie, come in effetti siamo, ma i giorni dispari, perché non invertire le parti… io la moglie e tu il marito… Che dici? Anzi, potremmo regolarci con la raccolta differenziata: quando c’è da portare fuori l’umido, io faccio la moglie e tu il marito… Mmm, mi sa che non ti convince… Sì lo so che da quando sei a casa fai quasi tutto tu… Era solo per dire…

Forse è il caso di passare all’apocalittica “Canzone vintage”, che abbiamo appena ascoltato. Anche durante questa puntata ho l’arduo compito di dimostrare la sensatezza dei testi che ti costringo a cantare. Vorrei però fugare subito un dubbio, perché magari sentendo un pezzo del genere qualcuno potrebbe pensare che il super fico di tuo marito sia in realtà un bigotto di quelli convinti che si stava meglio quando si stava peggio. Nessun dubbio a riguardo: sono esattamente quel tipo di bigotto. Il progresso e il benessere possono facilmente dare alla testa. All’homo sapiens 2.0 è stato sufficiente inventare la PlayStation per sentirsi chissà chi. Certo, può capitare a chiunque, addirittura al tuo super marito, di perdere la bussola, figuriamoci all’umanità. Non siamo più nel Medioevo, ci viene ripetuto ossessivamente con toni insieme accusatori ed entusiastici. E infatti non siamo più nel Medioevo. Guardiamo i cieli da Instagram e non più con gli occhi rivolti in sù e la testa appoggiata a qualche ciuffo d’erba. E anche nei cieli che vediamo su Instagram, non ci sono quasi più quelle magnifiche cattedrali costruite nei secoli scorsi per indicare con stupore metafisico la direzione verso cui dobbiamo puntare; ci sono al massimo, nelle grandi metropoli, edifici asettici e lunghissimi che sembrano competere l’un l’altro per chi arriva a “grattare” l’aria a più metri da terra. Il sacro è stato sostituito dall’agonistico. L’amore di Cristo da una serie di slide sulle performance dei nostri corpi buone da proiettare in qualche aula scolastica. L’amore fra uomo e donna, l’amore che può generare il miracolo della vita, l’amore come segno terrestre di un amore più grande, divino, l’amore come disegno infinito, eterno, l’amore come dono totale di sé e quindi liberazione dal proprio io, insomma tutto questo e molto più è stato ridotto a una serie di pratiche, di tecniche, di emozioni e sensazioni da capire e sperimentare fino al suono della campanella. Lasciateci insegnare ai nostri figli che cos’è l’amore, è un nostro diritto, perché se ogni verità è relativa, non potete imporre la vostra su un argomento così cruciale.

Lo so, amore mio, mi sto scaldando. Stai tranquilla, mi ripiglio subito. Anzi no, mi ripiglio dopo. Come posso ripigliarmi se continuano a venirmi in mente cose che mi fanno salire il sangue al cervello? No, non quel tipo di sangue che permette al cervello di ragionare… il sangue in eccesso, mi sale… il sangue che scalda… Ma se non ci si scalda per queste cose qui, se non ci si scalda per l’amore, per che cosa ci si deve scaldare? Essere tiepidi non è biblico, amore mio. Come si può rimanere tiepidi quando si fa mercato nel tempio di Dio? Dio non è amore? Come si può rimanere tiepidi allora quando si fa mercato dell’amore, quando l’amore viene svenduto per qualcosa che non è? Pure Gesù quella volta al Tempio non è che l’abbia presa molto bene…

Senti qua, amore mio: ricordo di aver letto da qualche parte che uno dei dolori maggiori, per un essere umano, è lasciare la persona che si ama o che si ha amato. È peggio della morte di un parente. Bene, questa è la condizione standard, oggi. Ci viene insegnato che l’amore è un sentimento e che quindi inizia e finisce, che siamo liberi e bla bla bla… Ci si mette insieme a tempo determinato. Non che ci si debba sposare la prima o il primo per cui si prova qualcosa (beh, se fosse del calibro del tuo super marito, potrei anche capire), ma come si può iniziare una relazione sapendo già che sarà una delle tante? Mettersi insieme e poi lasciarsi, mettersi insieme e poi lasciarsi… Mettersi insieme per lasciarsi… è un’angoscia tremenda… o ci si consuma di dolore oppure ci si fa un callo così grosso che non si sente più niente. Il mondo propone un piacere dietro l’altro vendendolo per amore e poi i farmaci più venduti nelle farmacie sono gli antidepressivi. C’è qualcosa che non va. Volete provare il brivido di vivere veramente? Scusami amore mio, apro una piccola parentesi rivolgendomi agli amici di gender etero maschile non fluidi. Ascoltatemi bene, amici di gender etero maschile non fluidi, sono anch’io un vostro collega di gender etero maschile non fluido e quindi tendo a trovare soluzioni, invece che a scovare negli angoli più remoti problemi (ogni riferimento a esseri di gender etero femminile non fluido è puramente casuale): amici di gender etero maschile non fluidi, volete provare il brivido di vivere? State con una donna. Una donna sola. Una donna sola alla volta e possibilmente una donna sola in tutto. Avete capito bene. Il buon vecchio metodo cristiano funziona alla meraviglia rispetto al modello “tronisti e troniste” di defilippiana memoria. Come fare? Semplice: prima sperimentate quel periodo di conoscenza reciproca chiamato nell’antichità “fidanzamento”. Capirete in questo modo se siete sulla strada giusta. Poi buttatevi. Esatto: sposarsi è un po’ come buttarsi nel vuoto. Meglio del bungee jumping. La follia entrerà nella vostra vita, non potrete prevedere le sue mosse (la follia infatti avrà un nome e cognome di gender etero femminile non fluido), rischierete il sistema nervoso, ma non vi annoierete. Quando vi sembrerà di aver raggiunto un qualsiasi tipo di equilibrio, la follia vi dirà: “Amore, c’è qualcosa che non va”. Non preoccupatevi, capita a tutti, andate avanti.

Lo so amore mio che ho fatto un po’ di confusione e non ho seguito pari pari i versi della canzone. Questa volta però devi ammettere che è più chiara del solito… Anche quando canti che l’amore nel mondo contemporaneo è un elettrodomestico… Più chiaro di così? Non è forse il Bimby, il robot che ogni tanto si degna di farci da mangiare avuto come dono di nozze dai tuoi zii, non è forse il Bimby la metafora perfetta dell’amore di oggi? L’amore, oggi, è come il Bimby, amore mio. Non devi fare niente, in teoria, però è in grado di incasinarti la vita come pochi, soprattutto se poi qualcuno dei due deve lavarlo… e dopo qualche anno c’è già pronto il Bimby nuovo, il modello nuovo, molto migliore. E il vecchio Bimby, mogio mogio, se ne va nel cimitero degli elettrodomestici superati insieme a tutti quegli apparecchi che se fossero esseri umani sarebbero ancora in età da asilo, perché i costruttori oggi li progettano così tutti quegli aggeggi tecnologici, li progettano in modo che sia meglio sostituirli dopo pochissimo tempo… Qualcuno molto importante, per noi, vestito di bianco, ne parla in termini di “cultura dello scarto”.

Lo stesso Qualcuno vestito di bianco mette in guardia spesso dall’amore individualista, egoista, l’amore che in sostanza non è amore e quindi causa solo tristezza e solitudine. L’amore indipendente, dove ognuno pensa a se stesso e non deve dipendere da nessuno, eccetto il proprio smartphone. C’è chi dice che la relazione perfetta si può vivere a un centinaio di chilometri di distanza, così ci si vede solo quando veramente ci si vuole vedere e si predilige la qualità, alla quantità. Magari sono gli stessi che fanno proselitismo sulla frutta a km 0. Frutta a km 0, amore mio, ma vita di coppia a km 100. Non possiamo dire che la vita non sia sorprendente.

“Ma il ritornello?”, starai pensando… “Mio nonno e mia nonna erano più avanti, si amavano fino in fondo, senza i guanti…” Beh, sì, il ritornello significa proprio quella cosa lì…. I guanti… Sì, si possono intendere anche in senso metaforico, cioè di dare tutto di sé, di non andare al risparmio con mille paure e precauzioni, in una relazione. Almeno provarci. Però vuol dire anche quello che pensate. I guanti sono quella cosa lì. Sì, una volta si faceva l’amore veramente… l’amore, nel migliore dei casi, poteva durare addirittura nove mesi…. Non finiva tutto lì, subito… Sì, lo so, è scandaloso, quasi immorale dire qualcosa del genere, oggi… Ma forse proprio per questo dovrebbe venirvi il dubbio che sia vero…

E il finale a sorpresa? “Son tutti belli i mariti del mondo”. Beh, a te dovrebbe suonare ovvio, amore mio… Comunque è questa la canzone vintage che la nonna canta al nonno mentre ripara la sua bicicletta… “Son tutti belli i mariti del mondo”… (Se non ci facciamo coraggio fra di noi, amici di gender etero maschile non fluido sposati…?) Che Dio strabenedica questo mondo moribondo, amore mio. Ti amo.

 

 

Bonus tracks

Il bellissimo messaggio della nostra amica Madre Maria Michela delle Monache del Cuore Immacolato!

Il creato è il meraviglioso libro nel quale imparare a leggere  la vita. Dio si diffonde con il Suo immenso Amore per tutto l’universo, dal granello di sabbia al pianeta lontano. Nel creato la vita si sviluppa in altezza, larghezza, profondità… (da Wikipedia)
La vita è in 3D… in 3 dimensioni… Vita che si rinnova senza sosta in ogni creatura, anno dopo anno, stagione dopo stagione. Un oggetto bidimensionale, invece, si sviluppa solo in 2 dimensioni: lunghezza e larghezza, mancando della terza dimensione, la profondità (da Wikipedia). Esso si sviluppa solo su una superficie piana e non può generare vita, poiché non ha spessore, non ha consistenza… è come una fotografia… inanimata e piatta.
Così è l’amore. L’amore bidimensionale, solo tu e io, che esclude Dio, quasi fosse il terzo incomodo, si sviluppa come una pellicola di un film, come una fotografia che non ha vita in sé e che, col passare degli anni, si deteriora, sbiadisce, perde colore. L’amore tridimensionale, tu, io e Dio, è l’amore che continuamente si moltiplica, l’amore pieno, reale, fedele, l’amore del futuro, quello che non tramonta. L’amore che da sempre cerchiamo e sogniamo… il Suo amore che ci abbraccia ed è famiglia con noi. Il vero amore è solo in 3D! La vera vita è solo in 3D!
Torniamo alle origini per essere coppie e famiglie del futuro!
Dice san Paolo, nella Lettera agli Efesini: “Che il Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.”

 

L’insuperabile Maria Rachele Ruiu, referente nazionale di Generazione Famiglia, la Manif Italia, ci ha scritto una lettera 🙂

Carissimi Anita e Giuseppe,
l’Amore nel mondo contemporaneo… è difficilissimo in poche righe raccontare quanto sta succedendo in Italia. Papa Francesco l’ha definita una vera e propri colonizzazione ideologica che entra nelle scuole per cambiare la mentalità dei bambini sui concetti dell’identità sessuata e della relazione tra maschi e femmine. Parlo della prospettiva gender che, sostenendo che maschile e femminile sono costruzioni culturali non riscontrabili necessariamente nella realtà se non nei caratteri fisici genitali, nega che l’identità sessuata sia radicata in tutto l’essere, nella biologia e nell’anatomia, nel funzionamento, come invece mostra tutta la scienza. Minando l’inconvertibile evidenza di quello che si chiama “binarismo sessuale”, cioè che nasciamo maschi o femmine, apre a numerosissime definizioni di altre identità di genere, intese come percezioni soggettive della propria sessualità a prescindere dal sesso biologico. Quante? Potrebbero essere tante quante persone esistono su questa terra. È tutto ridotto a una questione “mentale”, al “come io mi sento”, dimenticando, volutamente, l’evidenza di quello che sono. Nascosti dietro gli encomiabili obiettivi di lotta al bullismo, di lotta alla violenza contro le donne e promozione delle differenze, vanno invece a inculcare ai nostri bambini quest’idea che l’uomo “ha un corpo” di cui dispone “a desiderio”, anziché “essere il corpo”. Se veramente noi avessimo un corpo di cui disponiamo, se veramente il corpo può essere trattato come altro da noi, non saprei come spiegarmi, per esempio, perché un bacio abbia un significato per ciascuno di noi che va oltre il semplice “meccanismo” dello stesso; non saprei spiegarmi perché uno schiaffo, in una relazione, ha delle conseguenze che vanno oltre il dolore fisico provato e che non si esauriscono quando esso è terminato. Se veramente avessimo un corpo di cui disporre, se veramente il corpo fosse altro da noi, se questo fosse vero, perdonatemi l’esempio terribile, una donna violentata, una volta che vede guarite le proprie ferite fisiche, dovrebbe smettere di soffrire. E questo sappiamo tutti che non avviene. È evidente che noi siamo il nostro corpo. Allora ci domandiamo perché portare nelle scuole un’ideologia che confonde i nostri bambini. Spesso veniamo attaccati, ci accusano di volere denigrare i rapporti sessuali, di volerli negare a prescindere, ci accusano di essere frustrati. Niente di più falso. Noi sappiamo che la sessualità è una parte importantissima della vita di ogni essere umano, profondissimamente legata alla relazione, profondamente preziosa. È il modo più vero, più intimo, più ancestrale che abbiamo per relazionarci con l’altro. Ci domandiamo allora perché nelle scuole, sin dalle elementari ma anche alle medie e alle superiori, si confonda l’educazione sessuale con delle tecniche, neanche fosse il kamasutra. Questa nuova antropologia ideologica inganna i ragazzi su un tema cruciale. Io ho profondi dubbi sulla necessità di insegnare l’educazione sessuale a scuola, penso che ogni bambino o ragazzo abbia i propri tempi e la propria intimità da difendere, per cui spererei che fossero i genitori a rispondere di queste cose, quando il figlio avrà domande, con serenità, dicendo la verità e usando un linguaggio consono all’età, ma se anche fosse necessario non capisco perché bisogna farlo in questo modo. I ragazzi ci pongono domande grandi, alte, hanno sete di infinito, i ragazzi cercano l’Amore, quello con la A maiuscola, quello che ti fa superare gli ostacoli, te stesso, la morte, e il mondo degli adulti oggi si impegna a rispondere proponendo una “soddisfazione immediata di un desiderio più basso”, fine a stessa. Imprigionata in sé stessa. Sì, i nostri nonni e le nostre nonne erano più avanti, come dice la canzone, si amavano senza i guanti, fino in fondo, disposti ad accogliere il mistero di una nuova vita e a rinunciare a qualcosa di se stessi. Sì, perché per quante sentenze possano negare la realtà, anche oggi, come allora, ogni bambino nasce da una mamma e un papà. Come si dice a Roma: non famose parlà dietro! Io voglio un Amore così.

 

E per finire in bellezza… un breve brano inedito tratto dal prossimo libro dell’autrice di punta della collana UOMOVIVO, Paola Belletti, già autrice di “Osservazioni di una mamma qualunque”!

Come al solito l’attenzione morbosa e deformante che il mondo riserva ad un aspetto della vita umana ci fa intuire che debba trattarsi di qualcosa di essenziale, per l’uomo e per Dio. Di qualcosa che configura più di altri attributi e capacità la nostra statura, la nostra dignità. Per questo il mondo sbrana il sesso. Ne toglie e separa i brani, lo scompone, lo ingoia crudo. Lo rende desolato e desolante. Come la sala di una discoteca rimasta vuota dopo una notte di eccessi. Lo strappa dalle carni e dagli spiriti perché perda la sua potenza. Lo riduce, isolandolo dal resto della persona. Lo sottrae alla libertà e alla ragione. Normalizza forzosamente la sua commovente sperdutezza, come disse Testori a Giussani. Lo umilia con l’istinto privato del governo. Con l’inganno chiama il dominio freddo controllo, metallica oppressione. E lo offre al maschio come possibilità di supremazia; lo convince che si tratta di questione tutta idraulica e cerebrale. Lo consegna alla donna, ammiccando, come scettro di un potere che a suo dire le è stato negato. La convince che deve dominare anche lei e imporsi e fare sesso senza amore. E senza figli. E senza paura. E alla fine chi ci rimane a godere sul serio?
Lo rende brutto e stupido.

 

 

Per dare una mano ai Mienmiuaif clicca qui 

Doppio appuntamento venerdì 19 febbraio a Bologna per la nostra “mamma qualunque” Paola Belletti: alle 18 nella libreria Bonomo Editore di via Zamboni e alle 21 al Museo della Beata Vergine di San Luca di piazza di Porta Saragozza.

Nella pagina di Avvenire qui sopra la recensione del libro e l’avviso del duplice evento.

 

“Osservazioni di una mamma qualunque” di Paola Belletti, il primo libro della nuova collana UOMOVIVO, è disponibile in formato cartaceo e digitale presso la libreria online di Berica Editrice.

a cura di Alessio Calò

Abbiamo incontrato Paola Belletti aTrento, dopo la prima presentazione ufficiale del suo libro d’esordio, “Osservazioni di una mamma qualunque”, primo volume della nuova collana UOMOVIVO, disponibile in formato cartaceo e digitale presso la libreria onlinedi Berica editrice.
Paola, di formazione filosofa, si occupa di risorse umane (termine che vorrebbe abolire) e – soprattutto – è mamma di 4 figli, 3 femmine e un maschio (Ludovico, l’ultimogenito, gravemente malato). Più due non nati.

Nella prefazione al libro Costanza Miriano scrive che “questo è uno dei libri che ridi e piangi leggendoli, i miei preferiti”. Ti ci ritrovi?
Sono molto grata a Costanza. Si è spesa moltissimo per me. Siamo amiche. E quello che dice di me, della mia scrittura e del libro, se non sconfiniamo nel patologico, direi che è un bellissimo complimento.
Perché la vita è gioia e dolore. Fatica, leggerezza, dramma. Tutto insomma. Ed essendo per ora almeno la mia scrittura al servizio della mia personale esperienza di moglie, mamma, figlia (di Dio) c’è dentro un po’ tutto.
Leggendo Costanza ho riso e pensato moltissimo… e allora mi è venuto il sospetto che dietro questa grande leggerezza e autoironia, insieme alla profondità e alla ricchezza di pensiero, ci fosse anche la sofferenza. Forse perché proietto. Ho imparato a ridere, a ironizzare, a cercare il lato comico anche nella situazione impegnativa che viviamo in famiglia. Mi aiuta, credo.

Avevi già avuto qualche precedente esperienza come scrittrice (a parte La Croce, nostro quotidiano di riferimento)?
Prima del libro e de La Croce c’era già il blog: “vivo, penso, scrivo, posto” è il motto. Anche se ultimamente vorrei cambiarlo con: “mi affanno, corro, inciampo e cado”.
È nato a metà tra il personale e il professionale. Sono libero professionista, mi occupavo soprattutto di formazione e in parte di consulenza. Allora ragionando su tematiche che mi appassionano molto ho pensato di farlo per iscritto. Cos’è comunicare. Il linguaggio. Il mito un po’ opprimente di Steve Jobs; la soggettività e l’oggettività; cosa ci attira quando andiamo a fare shopping. E qui più che un blog si potrebbero aprire forum, portali verticali, eventi, wikipedie monotematiche e infinite gallery di immagini.
Comunque per un po’ i termini più ricercati su google che portavano le persone su questa zattera digitale vagante per il gran mare del web erano cose tipo “il fondotinta sul sedile della macchina”; “truccarsi in auto” o “il cliente ha sempre ragione”.
Ora spero che mi cerchino soprattutto con i tag della collana UOMOVIVO della Berica editrice: Vita (di coppia), umorismo, Dio.

Perché scrivi? Sfogo, impegno sociale, training autogeno?
Dunque vediamo. Scrivo un po’ per rileggermi… perché scrivere costringe a mettere ordine tra le forze che si agitano dentro. Costringe a dire con le parole, fino dove è dicibile, i gemiti interiori. Per dare loro ordine, per dire cosa viene prima e cosa dopo. Cosa è più degno o meno degno di essere scritto. Questo soprattutto di fronte alla domanda lacerante del dolore, nella malattia di un figlio.
E per rivolgermi a Dio. Per essere ascoltata e compresa, da Dio e dagli altri. Non tutti, ma qualcuno almeno!
Poi ho imparato che può anche essere un servizio. Mario (Adinolfi, direttore de La Croce che mi ha chiesto di scrivere per la pagina 4 dopo aver letto alcuni miei post) mi ha detto, di fronte alle mie titubanze per il timore di strumentalizzare o esporre troppo e senza difese la vita non solo mia ma dei miei figli piccoli: “scrivi, ti farà e farai molto bene”.
Ci sono stati anche molti momenti in cui avrei chiesto a chiunque, anche al lavavetri al semaforo, anche alla cassiera, a chiunque! se potesse ascoltarmi e capirmi e anche dirmi cosa dovevo fare. Scrivevo un po’ a tutti. Quando qualcuno non mi rispondeva o smetteva di rispondermi mi rendevo conto che stavo rischiando di sembrare una stalker.

Com’è nato il libro?
Perché Giuseppe (Signorin) me lo ha chiesto.
Per la verità prima mi ha chiesto, ed era serio, se avessi già un editore. Wow! Considerava la mia scrittura possibile oggetto di interesse di qualche editore! Sempre grazie a Costanza in effetti c’era già un potenziale editore ma con tutti gli impegni legati alla cura della famiglia mi era impossibile mettere mano ad un progetto nuovo e così impegnativo, almeno a me pareva così.
La proposta di Giuseppe invece era una cosa fattibile a partire dalla mie condizioni: pochissimo tempo a disposizione e quindi per ora la quasi impossibilità di concepire e scrivere un libro nuovo da capo. A lui interessava raccogliere brani scelti che avevo già scritto! Fantastico. Proviamo allora…
Il libro è composto da brani autobiografici, molto differenti sia perché alcuni sono stati scritti quando ancora non erano successe molte cose sia perché la persona, io come voi, è una ma complessa e la vita ha tante manifestazioni. Perché nella vita ci sono tutti i colori, tutte le tinte. Non so se questo è un modo carino per dire che sono un gran guazzabuglio… Perché attraversare una grande prova non significa essere sempre costantemente presi da stati d’animo tristi, in balia dell’angoscia. Ci sono momenti diversi e diverse forze che agiscono.
Penso anche a Sabrina Pietrangeli Paluzzi che ho intervistato per La Croce. Ha una storia forte, con una grande prova che lei ha permesso la cambiasse; con una grande e vivida fede. Con una associazione fatta per aiutare mamme in gravi sofferenze, ecco lei è anche una youtuber e consulente di bellezza. Essere cristiani è bello. È tutto. Tiene dentro tutto.
E poi c’è il tempo che passa.
La reazione alla prima notizia della gravità della situazione di Ludovico era di un tipo, anche psicologicamente qualificabile. Shock. Trauma. Quindi per molti aspetti abbiamo vissuto uno stress post traumatico, normale, naturale.
E ad aggravare la durezza della situazione si aggiunga il fatto che anche tutti quelli che sono intorno e sono legati a noi subiscono uno shock e spesso, esattamente come te che ne sei colpito più direttamente, hanno bisogno di tempo, di capire, di accettare, di farsi e fare domande. E a chi le fanno, spesso, se non proprio a chi ne è più direttamente colpito?
Ma quindi Ludo che malattia ha? Quando vi dicono come starà? Camminerà? Ci vedrà? Perché non sapete niente di preciso? Che cure bisogna fare? Se fossi in voi io farei, direi, non esiste proprio, non è possibile ecc..
E a seguire, senza soluzione di continuità, catene non interrotte di consigli. Senti la dottoressa Tizia. Chiama il nostro amico Caio. Un mio cugino aveva un figlio con una cosa simile (come fosse possibile stabilirlo non è dato sapere), ti lascio il numero. Anche nel parcheggio della scuola mi è capitato: senta signora, perché non chiama il dottor Scapaccioni? I fiori di Bach? Agopuntura? Dieta pinco pallino? Tante cose, non tutte, erano ragionevoli. Alcune utili. Altre, per me, staffilate al cuore.
Ma più di tutto mi colpisce una cosa: di fronte al dolore, alla malattia grave soprattutto di un innocente nessuno-salvo poche eccezioni- riesce a gestire l’ansia. Devo fare qualcosa perché la mamma faccia qualcosa e lui stia meglio. Devo, ora. Oppure la fuga.
Un altro aspetto che ho riscontrato e riscontro ancora è direttamente legato ad un costume delle nostre società libertarie, dei diritti individuali (di alcuni individui!). Al diritto di aborto. Che è un’assurdità non solo morale ma anche logica. Diritto di tutti ad abortire. Esclusi i nascituri. Per forza allora è necessario che i nascituri non siano qualificati come individui. E per forza allora serve una casta di “esperti” che sola possa pronunciarsi su cosa, non chi, ma cosa possa dirsi persona e cosa no. E in tanti abbiamo accettato questo furto. “Io non sono esperto, non posso sapere per bene quando inizia la vita. Mi attengo a quanto dicono gli esperti”. A partire da questa menzogna nascono diverse altre esperienze stranianti. L’ecografia morfologica servirebbe a “prevenire malformazioni”, mentre invece previene solo la nascita di persone forse affette dalla patologia x o y.
Comunque proprio per questo costume derivato da una legge voluta da minoranze aggressive che hanno influenzato tutta la società, per questo la domanda esplicita e aperta o fatta per allusioni che non mancava mai e ancora sento anche ora che Ludo ha due anni e mezzo è: lo avete scoperto dopo, vero? Ma questo lo dico in qualche brano.
Sono 33 in tutto. Li ha scelti Giuseppe. Io volevo inserirne anche altri. Invece ha fatto bene. Nei nostri scambi epistolari chiudeva sempre le email o le chat con “Viva el Senor!”

E il titolo (in particolar modo la qualunquità della mamma qualunque)?
È un compromesso tra me e lui. Io che gestavo da anni l’idea di mettere insieme i vari brani scritti qua e là, sulle note dell’ipad e poi sul pc e poi a volte salvati come memo audio se l’idea mi pareva azzeccata o scritti sul dorso della mano, volevo trovare un titolo che potesse contenerli e giustificarne la disomogeneità. Allora avevo pensato a “Diario di una cattolica qualunque”. Poi sono successe tante cose: ho aperto il blog, poi sono diventata amica di Costanza. Ho perso due bimbi prima che nascessero; poi è arrivato Ludo; e dopo un po’ di tempo ho sentito Mario Adinolfi raccontarci cosa ci stava succedendo sotto il naso con l’ideologia gender (Sua Eminenza il Cardinale Carlo Caffarra dice che è importantissimo chiamarla ideologia e non teoria perché la teoria cerca lo scontro con la realtà e ne accetta la verifica e la ratifica fino alla sua totale smentita, l’ ideologia invece vuole imporsi sulla realtà e non appoggiandosi sulla verità ha a disposizione solo l’irrisione e la violenza); ho mandato un commento ad un suo post dove si diceva scoraggiato (cosa rarissima!); gli ho detto che lo ringraziavo perché lottava anche per il nostro bambino. Si è commosso. In quel grande circo che è Facebook e in particolare la pagina di Mario che subisce di continuo attacchi, insulti e ingiurie, ho dovuto sentirmi anche dire che sì dai ero abbastanza rispettabile per aver deciso di far nascere questo figliolo ma poi avrei dovuto rispondere del mio egoismo. Farei una pausa di silenzio. Egoismo! Capite? Che ribaltamento della realtà.
Quando mio marito ha saputo che stava per nascere un nuovo quotidiano che sarebbe stato il braccio stampato di questa battaglia incruenta (quasi) mi ha detto che secondo lui avrei dovuto scrivere anch’io. Mario ha letto qualche mio post e mi ha intimato di scrivere tutti i giorni; il più possibile. “Va bene scrivi tutte le volte che puoi!” Quando a gennaio 2015 è partita la pazzia della Croce è stato bello partecipare ed essere parte di un’avventura coraggiosa e in parte dilettantistica (per alcuni redattori intendo non per il redattore capo né il direttore). Quando era cartacea era di una bellezza notevole! Ora resiste digitale. Ed è cresciuta anche come contributi. Sosteniamola!
Comunque tornando alla domanda: Giuseppe mi propone una rivisitazione di un titolo di Guareschi (troppo onore!) che era “Osservazioni di uno qualunque”, che non ho ancora letto. Chiedo venia.
E niente… ora siamo qua!

A chi consigli di leggere questo libro?
A chiunque. A patto che poi me lo racconti.
Credo possa piacere anche agli uomini. È un libro per la parità di genere. Scherzo.
È una cosa piccina ma sono ben contenta che qualcuno mi dica che ha trovato sollievo nel leggere il mio modo di leggere la nostra vita. Che mi ringrazi per avere riso, pianto magari riflettuto in modo nuovo sulla vita. Su un pezzo di esperienza sottovalutato o rimasto senza ipotesi di senso.

Qualcosa da aggiungere? Nel senso, fatti una domanda e datti una risposta…
Vorrei dire quello che il mio libro non è. Non è uno spot antiabortista. Non è una testimonianza almeno non è stata preventivata. È vita, raccontata, giudicata, esposta con tutti gli sforzi alla luce del sole, allo sguardo del Signore. Senza Gesù Cristo, senza la Chiesa, senza la potenza dei sacramenti e quella per me nuova della preghiera non potremmo vivere in pace, seppure con momenti diversi, questa nostra prova. Io e mio marito stiamo verificando che si può” tenere botta” anche di fronte a queste sberle. Non solo. Si vive, si vive! Non si sopravvive. Certo i primi tempi l’ angoscia, il dolore, la paura sono così forti che è già tanto resistere.
Si vive tutto. Ridiamo, forse più di prima. Ci preoccupiamo. Io soprattutto. Mio marito smista, filtra, butta! Se non avessi lui sarei del tutto in balia dei miei mutevoli stati d’animo e del modo così viscerale di amare i figli. Mio marito, altrimenti detto, il minimizzatore.
Sull’esperienza più forte ma non esclusiva che caratterizza questo giro di anni della mia vita e che è il dolore per il mio bambino direi questo: il dolore fa male. La prova, prova! La menomazione, la malattia sono brutte e mortificanti. Restano brutte anche dopo Gesù. Ma c’è Gesù. Ma c’è il Padre. Io so che a Ludo visto che Dio è Dio nulla di essenziale è tolto. A lui non è impedita l’azione umana più importante e vitale, il rapporto col Padre. “Smettila di pregare per tuo figlio e prega per la tua conversione mi ha detto un amico. Che prega di continuo per la sua guarigione. Cosa credi che Dio non si intrattenga con la sua anima? Cosa credi che non sia un male per un bene più grande?”
Poi ho capito questo. Dietro il dolore, sotto il cono d’ombra della croce; nella feritoia che la spada del dolore tiene aperta nel cuore, si apre uno scenario nuovo. Accessibile anche altrimenti credo ma la via della sofferenza è privilegiata… lo voglio dire con le parole del Giobbe di Fabrice Hajadj:
«Chi sei tu che vorresti cambiare il mio piangere in compiangersi e compiacersi?»
Giobbe infine, ormai solo, dichiara di attendere la Gioia:
«Io non ti ho, ma tu mi circondi stringendomi.
Tu mi sfuggi, sei proprio tu che mi conduci verso l’altro,
Tu che mi ferisci, sei proprio tu la sola che potrebbe guarirmi,
E siccome sto in agguato, pronto ad accoglierti, attento al minimo refolo che annunci la tua venuta,
Tu m’impedisci di chiudermi nella mia corazza
E la mia testa è questa conchiglia fratturata
E la mia lingua è questa lumaca grottesca,
Che lascia con le sue parole più bava che sapere,
E tu non vieni a ridurre la frattura, no, tu l’ingrandisci, tu l’allarghi ancora perché vi entri il
mondo».
Simone Weil, altra filosofa francese del ‘900 dice che la gioia non è altro che il sentimento della realtà. La realtà tutta. La realtà quando diventa più reale e ti assedia dura e ossuta. Non lo so, direi che corro il rischio di sembrare masochista o anche scontata ma quando il dolore ti colpisce davvero, e tanti ne abbiamo esperienza, puoi, se vuoi, non sprecare l’occasione di approfondire il tuo essere uomo cioè figlio cioè amato cioè atteso.
Dio non ha ancora guarito mio figlio. Io chiedo e richiedo e insisto. Può essere continui a rispondere “no, non ancora”. Non lo so. Dio è Dio. (anche qua ho cambiato perché Dio risponde ma dice no. Per ora.)

(intervista uscita per Campari & de Maistre)

 

 

“Osservazioni di una mamma qualunque” di Paola Belletti, il primo libro della nuova collana UOMOVIVO, è disponibile in formato cartaceo e digitale presso la libreria online di Berica Editrice.

“Gentile Paola, non posso essere presente vista la distanza (vivo a Roma, anche se per quasi 5 anni ho vissuto a Verona e frequentato le tue zone) e non ti prefo, quello l’ha fatto come io non saprei la Costanza Miriano. Però, nei miei limiti, ti recensisco. Ho comprato il tuo libro in versione kindle e l’ho letto, senza sapere bene cosa aspettarmi, complice un po’ anche il titolo.
Bene, se c’è una cosa che non mi piace, sono i libri eccessivamente apologetici, dove vengono descritte vite di santi o beati o semplici cristiani che… sono proprio santi: qualunque cosa loro capiti, hanno sempre lo sguardo al Cielo, non dubitano mai, soffrono in silenzio. E non mi piacciono non perché santi o beati o cristiani del genere non esistono ma perché, così descritti, sono un po’ irreali, meno vivi, meno veri (ed anche perché costituiscono un modello irraggiungibile per molti, certo per me). E dunque, questi testi risultano alla fine poco utili.
Bene, il libro di Paola non è nulla di tutto ciò. È un libro vero e vivo. Paola non si descrive come una santa ma, con ironia e vivacità di stile, ci presenta il ritratto di una donna vera. Di una cristiana vera. Come potrebbe essere mia moglie o una sorella di comunità (seguo da qualche anno il Cammino Neocatecumenale).
Una donna con le sue forze e le sue debolezze, con le sue speranze di bambina non tutte realizzate, con i suoi dolori, con le sue molte gioie. Come è capitato anche a me, ha sperato a lungo in un miracolo, miracolo che per ora (è importante la precisazione: PER ORA) non è avvenuto. Ha riso e ha pianto; chiede spesso “Fino a quando, Signore?”, si dispera, dispera alle volte. Ma alla fine, si rialza. Crede e si affida, vadano le cose come debbono andare. Un libro che ti fa sentire meno solo, che ti apre uno squarcio su una splendida famiglia che soffre e gioisce e cresce nella fede. Che ha problemi come i tuoi e anche più seri ma riesce ad affrontarli in modo disarmante, con un abbandono totale a chi solo può essere nostra roccia e salvezza. Potrei citare vari passi del libro, ma toglierei il piacere della lettura. Che dire? Un libro da consigliare, leggere e regalare. E un grazie a Paola per avermi fatto riflettere e pensare.”

Giuseppe Boncaldo

 

 

 

“Osservazioni di una mamma qualunque” di Paola Belletti, il primo libro della nuova collana UOMOVIVO, è disponibile in formato cartaceo e digitale presso la libreria online di Berica Editrice.