Il 12 dicembre, festa liturgica di Nostra Signora di Guadalupe, ci sarà una piccola sorpresa: uscirà il nostro nuovo videoclip…🤙🤙🤙😎

Siamo molto legati a questa devozione nata da un’apparizione in Messico nel 1531, famosa soprattutto per l’immagine miracolosa che raffigura la Madonna, chiamata dai fedeli anche Virgen morenita (“Vergine meticcia”), in attesa di Gesù Bambino, con un nastrino a indicare che è incinta, secondo gli usi messicani. Perfetta quindi per il tempo di Avvento. Chi volesse accompagnarci nella preghiera, può fare insieme a noi la Novena dal 3 all’11 dicembre.

Novena alla Vergine di Guadalupe

Nostra Signore di Guadalupe, secondo il tuo messaggio in Messico, io ti venero come “la Vergine Madre del vero Dio per quelli che vivono, del Creatore di tutto il mondo, del cielo e della terra”. Nello spirito io mi inginocchio davanti alla tua santa immagine che tu miracolosamente hai impresso sopra il mantello di San Diego, e con fede innumerevole di pellegrini che visitano il tuo santuario io ti imploro questa grazia…

Ricordati, o immacolata vergine, le parole che hai detto al tuo devoto fedele: “Io sono per te Madre di misericordia e per tutta la gente che mi ama e che ha fiducia in me e invoca il mio aiuto. Io ascolto i loro lamenti e conforto tutti i loro dolori e le loro sofferenze”. Io ti imploro di essere una madre misericordiosa per me, perché io ti amo sinceramente, ho fiducia in te e invoco il tuo aiuto. Io ti supplico, Nostra Signora di Guadalupe, di accogliere la mia richiesta, se questa è conforme alla volontà del Signore, fa’ che possa essere testimone del tuo amore, della tua compassione, del tuo aiuto e della tua protezione. Non mi abbandonare nelle mie necessità.

Nostra Signora di Guadalupe prega per noi.

Ave Maria (3 volte)

Preghiera

Signore di potenza e misericordia, tu hai benedetto gli indiani d’America a Tepeyac con la presenza della Vergine Maria a Guadalupe. Possano le sue preghiere aiutare tutti gli uomini e tutte le donne ad accettarsi uno con l’altro come fratelli e sorelle. Attraverso la tua giustizia presente nei nostri cuori possa la tua pace regnare nel mondo. Noi ti chiediamo questo, attraverso nostro Signore Gesù Cristo tuo figlio, che vive e regna con te e con il tuo Santo Spirito, unico Dio, nei secoli dei secoli.

Amen.

di Giuseppe Signorin

La piccola Maria. La più umile delle creature. Eppure, stando a un reportage uscito qualche anno fa sul National Geographic Magazine, sarebbe la donna più potente del mondo. Venerata in ogni angolo del pianeta. Chi non la conosce? In realtà i Vangeli non ne parlano poi così tanto, e lei stessa non pronuncia che poche parole. Secondo san Luigi Maria Grignion de Montfort, il motivo sta in un disegno divino volto a evitare, in un primo momento, quando ancora gli uomini non conoscevano a sufficienza il Figlio, che ci si attaccasse troppo a lei, meravigliosa interiormente ma anche esteriormente. Negli ultimi secoli, però, i tempi sono cambiati e Maria ha iniziato ad apparire e a essere amata e cercata ovunque. Sempre secondo san Luigi Maria, Dio vuole che la Madonna sia venerata ancora di più. Come in un crescendo. Maria è la stella della nuova evangelizzazione. Dio vuole tornare a incarnarsi nel mondo tramite Maria. Maria ha ispirato e guidato san Giovanni Paolo II e molti fondatori dei principali movimenti cattolici. Davanti a un’immagine della bellissima Maria, quando mi metto in preghiera, non penso mai che è più potente di Trump e Putin messi insieme. Di Zuckerberg e Bezos. Nessuna creatura è potente come Maria. Ma io non ci penso mai. E sbaglio. Tante volte non capisco. Non la sento. Perché Maria parla ai piccoli. Milioni di fedeli seguono i suoi messaggi, di ogni età e nazionalità, considerati, quando va bene, un po’ “toccati”. Toccati dalla grazia, sì. Dalla piena di grazia. Dalla piena di amore. Dalla piena di umiltà. Dalla piena di astuzia (evangelica, s’intende). Dalla piena di coraggio. L’intrepida Maria. Altro che Braveheart. Ai piedi della Croce. In viaggio verso l’Egitto. E prima, dalla cugina Elisabetta. La Madre di Dio non ha rifiutato il rischio di venire scambiata per adultera. Addirittura dal suo amato sposo, Giuseppe, che lì per lì non dev’esserci rimasto tanto bene… Poi è arrivato l’angelo. La Madre di Dio sapeva che l’Onnipotente sarebbe intervenuto, si è fidata e affidata completamente. Non ha paura di nulla, Maria. Gira il mondo sfidando i regimi totalitari, le catastrofi, gli attacchi di chi non riesce o non gli va proprio di credere, e, peggio ancora, l’indifferenza di chi crede o si professa credente. Lei ci soffre ma non accusa nessuno. Non è come noi. Lei va avanti e chiede solo di rispondere alla sua chiamata e pregare insieme a lei, per portare di nuovo suo Figlio nel mondo. I più grandi artisti l’hanno dipinta, hanno parlato di lei, hanno cantato il suo nome, le preghiere che la riguardano. Maria è multiforme, è piena di Spirito Santo, parla ogni lingua (neanche mia moglie è così poliglotta). Vuole arrivare a tutti i suoi figli, soprattutto i peggiori, come noi, l’esercito di Maria, un esercito di disperati che vincerà grazie a lei. Geniale. Dio è geniale. L’armata Brancaleone, come ci definiscono i giornali più chic. L’armata Brancaleone ha già vinto. Guidata da una donna. Un saluto a tutti gli amici femministi.

 

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di Giuseppe Signorin

Il peggior veleno? La superbia. Fin dall’Eden, quando ci siamo fatti infinocchiare dal serpente per diventare come Dio. Se mancare di confidenza con Gesù è un grosso limite, eccedere, rischiando di sminuirne la grandezza, trattandolo quasi da pari, come se tutto ci fosse dovuto, non è il massimo. Anche per questo, Maria, la Madonna, è imprescindibile per un cristiano. Dio ha voluto che Cristo venisse al mondo attraverso il “fiat” di una ragazzina di Nazareth, che s’incarnasse attraverso il suo corpo e poi crescesse “in sapienza, età e grazia”, come ci racconta san Luca, sotto il suo sguardo. Non è venuto direttamente. Così è accaduto la prima volta e così accadrà sempre. Per ogni uomo. Come spiega bene san Luigi Maria Grignion de Montfort nel suo “Trattato della vera devozione a Maria”, la via perfetta per arrivare a Dio è solo la Madonna. La via perfetta perché la più umile, di chi chiede aiuto a qualcuno migliore di sé per entrare in contatto con l’Onnipotente, con l’infinitamente grande e infinitamente piccolo, l’inimmaginabile. Gesù Cristo, il Messia, vero Dio e vero Uomo, il cui mistero è così semplice e allo stesso modo così insondabile per dei moscerini come noi, si può raggiungere in maniera molto più perfetta tramite Maria. Maria non toglie spazio a suo Figlio. Maria è tutta di suo Figlio. Stare con lei è stare con suo Figlio, perché lei è sempre insieme a suo Figlio. Passare per Maria ci aiuta a tenere la cresta un po’ più bassa e arrivare a Gesù Cristo al massimo delle nostre potenzialità umane. Di più. Dio ha voluto che fosse Maria a schiacciare la testa al serpente, perché per il serpente è ancora più umiliante venire sconfitto da una creatura umana. Per tenere a bada il diavolo, Dio ha scelto Maria. Il diavolo non la sopporta proprio. Non la può vedere. Il frutto peggiore del diavolo, la superbia, si tiene a bada stando appiccicati a Maria. Sgranare spesso e volentieri (ma anche se non se ne ha voglia) il Rosario, aiuta a tenere distante il serpentaccio sempre in agguato. Chiesero a san Pio: “Padre, ma perché tanti Rosari?”. Rispose il frate di Pietralcina: “Uagliò, la corona del Santo Rosario è un’arma; se non spari tu, spara quell’altro!”. L’inizio del mio cammino di conversione è stato innescato da un problema di natura spirituale, in termine tecnico una “vessazione”. Un problema, insomma, con quello di sotto. Chi sperimenta certe cose, conosce bene il ruolo della Mamma. E del Rosario. Il Rosario guarisce. Ai pavoni come me, Dio dimostra il suo immenso amore soprattutto indirizzandoli a Maria. Recitare il Rosario in chiesa, magari attorniati da magnifiche ultra ottantenni, regala brividi che nemmeno rapinando una banca. “E se qualcuno mi vede?”, pensavo sempre (e qualche volta penso ancora). Per il mondo il Rosario è una lagna. Una cosa inutile. Tempo perso. Stare con Maria insegna ad avere coraggio, ad andare controcorrente. A non ascoltare il mondo, le sue seduzioni, le sue follie, il suo principe. Maria è la Regina degli angeli e dei santi, ci trascina controcorrente senza che neanche ce ne accorgiamo. Maria è l’ascensore che ci porta prima e in maniera perfetta a Dio.

 

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Condividiamo l’ultimo messaggio della Regina della Pace a Marija (25 Agosto 2017) e il relativo editoriale di padre Livio pubblicato da Radio Maria

 

“Cari figli! Oggi vi invito ad essere uomini di preghiera. Pregate fino a quando la preghiera diventi per voi gioia e incontro con l’Altissimo. Lui trasformerà il vostro cuore e voi diventerete uomini d’amore e di pace. Figlioli, non dimenticate che satana è forte e vuole distogliervi dalla preghiera. Voi, non dimenticate che la preghiera è la chiave segreta dell’incontro con Dio. Per questo sono con voi, per guidarvi. Non desistete dalla preghiera. Grazie per aver risposto alla mia chiamata”.

 

Cari amici,
la Regina della pace desidera che i suoi figli siano “uomini di preghiera”.
Questo è il suo invito costante fin dall’inizio delle apparizioni. I suoi messaggi sono una scuola celeste di preghiera, della quale la Madre di Dio ci ha fatto dono in tutto questo tempo. Come rimedio alla crisi di fede che affligge i paesi di antica cristianità, la Madonna ci offre la preghiera, perché “é la chiave segreta dell’incontro con Dio”. Infatti ogni preghiera, sia essa liturgica o personale, è un tu per tu con Dio, nel quale il cuore viene ricolmato della sua luce e trasformato del suo amore. Chi prega non perde la fede, ma chi non prega la lascia appassire e morire come un fiore al quale viene negata l’acqua.
Nelle sue quotidiane apparizioni, che durano fin dal lontano 1981, la Regina della pace viene innanzi tutto per pregare. I veggenti ci testimoniano che arriva pregando e ritorna al Cielo pregando. Durante l’apparizione ascolta le intenzioni di preghiera che Le vengono presentate dai veggenti, mentre guarda attentamente i volti di chi è presente, come per cogliere le invocazioni che salgono dal loro cuore. Infine Lei stessa prega per tutti i presenti, stendendo su di essi le sue mani e non di rado le pone sul capo di qualche persona in particolare, specialmente i sacerdoti e i malati. La preghiera è il respiro dell’anima, afferma la Madonna, tanto che senza di essa non è possibile vivere. Nulla è più importante della preghiera, che deve riempire la giornata, specialmente dei sacerdoti e dei consacrati. Solo la preghiera ottiene miracoli nei cuori e nel mondo intero, liberandoli dal potere del maligno. E’ per mezzo della preghiera che possiamo diventare uomini di pace e di amore. Non desistiamo dalla preghiera, perché é l’arma della vittoria.

Vostro Padre Livio

 

 

“La metafisica e i cartoon spiegati a mio figlio” di Angelo Mazzotta

Confesso: mi è capitato di comprare il Corriere della Sera! Quale penitenza per un atto così impuro? Non lo faccio spesso, sia ben chiaro, riesco ancora a leggere anche altro. La carne è debole. Non resisto a certe provocazioni editoriali. Concupisco perdutamente quei giornali con allegati DVD per minorenni. Se poi in edicola ci passo con un figlio incuriosito dalle mie stesse storie, ovviamente non ho alcuna possibilità di uscirne immacolato. “Ai figli certe cose vanno spiegate prima che lo facciano altri maldestri avventurieri!”, mi sono detto (quasi scusandomi). È così che “Space Robot” (e l’incarto serale) è tornato a casa con noi.
Riascoltare la sigla (qui) dopo tanti anni provoca nel mio sistema neurale un cortocircuito. La sinapsi “scoppia il cuore in gola, gola, ma in un istante vola, vola” si allinea a quella di “vola con quanto fiato hai in gola” della cuccarinesca “La Notte Vola” senza alcuna resistenza! Che vorrà dire? Sono ormai troppo vecchio? Verificate voi stessi (qui).
Mio figlio intanto canta che userà “tutti i mezzi, mezzi, per fare gli altri a pezzi, pezzi”. Speriamo bene.

Il cartone racconta la storia di un unico robot in tre combinazioni differenti, inedito per gli anni 70. La battaglia per la salvezza dell’umanità contro i MegaZaus è combattuta da tre navicelle: Aquila, Giaguaro e Orso, guidate rispettivamente da Ryo, Hayato e Musashi. Queste combinandosi danno vita al Getta Robot (nome originale) nelle seguenti configurazioni: il Getta 1 (testa e torso superiore del robot formati da Aquila, torso inferiore formato da Giaguaro, gambe formate da Orso), il Getta 2 (testa e torso superiore del robot formati da Giaguaro, torso inferiore formato da Orso e gambe formate da Aquila) e il Getta 3 (testa e torso superiore formati da Orso, torso inferiore da Aquila e gambe da Giaguaro). Il pilota della navicella superiore comanda il resto del robot.

Il Getta 1, comandato da Ryo, è progettato per esplorare i cieli e le zone sub-orbitali. È il più tosto di tutti, ha le Ali Getta per volare e il potentissimo Raggio Getta che libera dal torso quando è ora di concludere la puntata. Ryo, leader del team, è uno sportivo e fine stratega ma anche un po’ ribelle. Bisticcia con Hayato per la sua insubordinazione. Con la sua “Aquila” porta il Getta 1 in alto per scrutare il campo di battaglia, per comprendere le opportunità della terra e del cielo. Osserva, scopre i punti deboli del nemico, analizza le relazioni tra i vari aspetti della realtà fino a penetrarla. Con i propri artigli afferra la verità. Scopre il bene. È intelletto!

Il Getta 2, comandato da Hayato, è progettato per esplorare la superficie terrestre e quella sotterranea; è molto agile e veloce perché ha una siluette slanciata e sottile. Al posto della mani ha una pinza ed una trivella perforante. Vola perché ha pur sempre le gambe fornitegli da Aquila, ma dà il meglio di sé sulla e nella terra. Hayato è introverso, solitario, conserva gelosamente il ricordo della defunta madre portando al collo una croce, suona l’armonica. È calciatore e alpinista. Mantiene i nervi saldi e la mente lucida. È però indisponente. Con il suo “Giaguaro” rende il Getta 2 molto scaltro, capace di movimenti veloci e repentini. Caccia con freddezza nelle zone più fitte perché rammenta percorsi già esplorati. Scava cavità ritenute impossibili per poi ripercorrerle ancora meglio. È vincente perché ricorda. Trattiene il bene. È memoria!

Il Getta 3, comandato da Musashi, è progettato per esplorare l’ambiente marino. Non ha le gambe, ma un cingolato fornitogli da Giaguaro. Ha una forma tozza e massiccia. Non ha molte armi, ma è il più forte nei combattimenti corpo a corpo: la forza delle sue braccia può stritolare gli avversari. Musashi, basso e corpulento, è judoka esperto, tipo romantico, passionale, generoso, forte, tenero, ma a tratti irrequieto. Con il suo “Orso” trasmette al Getta 3 le movenze di chi è sicuro della propria forza. È deciso ad andare fino in fondo, a fare tutto ciò che gli è possibile per raggiungere l’obiettivo. Vuole il bene. È volontà!

Lo dico subito: gli agganciamenti sono ridicoli perché gli incastri violano tutte le leggi della fisica e le parti distali dei mecha si allungano magicamente. A dire il vero il Professor Saotomé (scopritore del Raggio Getta e progettista del Getta Robot) spiega che il robot è alimentato dall’energia generata dai Raggi Getta, e il metallo con cui è costruito è polimorfo, cioè formato da milioni di minuscole placche che lo rendono deformabile come gomma; il “Sistema Getta” permette alle tre navicelle di “unirsi” nelle tre differenti combinazioni in meno di 7 secondi. Questi particolari raggi sono una sorta di radiazione cosmica scoperta dopo anni di ricerca. Sembrano poter imbrigliare misteriosamente tutto l’universo, influenzare lo stesso processo evolutivo dell’uomo. Il Prof è il classico genio in camice bianco e io gli credo! Non fosse altro per la nonchalance con cui indossa una paio di zoccoli giapponesi (i Geta!) con una cravattone rosso a pois bianchi! È un mito alla moda!

Ricapitoliamo: “Getta” sta per “unione” e l’intelletto, la memoria e la volontà si uniscono. Tutti e tre quindi si contengono reciprocamente, tutti in ciascuna configurazione e tutti interamente. Insieme costituiscono una sola cosa, un solo Getta Robot in tre modalità differenti a seconda della maggiore evidenza di ognuna delle componenti. Agiscono personalmente mantenendo però l’unità della sostanza.

Torna sotto nuova luce anche l’eroina della serie, Michiru Saotomè, figlia del genio in cravatta e zoccoli. Pilota una navicella bianca che in perlustrazione controlla le anomalie registrate al laboratorio del padre. Il suo nome ha un significato che la rende ancora più interessante. “Michiru” significa “essere ricco di, pieno di” rimanda alla “pienezza”. Con la sua navicella infatti rifornisce di carburante le altre tre. “Saotomè” per alcuni significa “mondina”, “colei che raccoglie il riso”, “fanciulla che estirpa l’erba cattiva”, per altri “colei che preserva ed è preservata dalle impurità”, “fanciulla rimasta vergine”, per noi “immacolata”.

Nella serie è la più aggraziata, a scuola strappa sorrisi ed è considerata una sorta di Madonna. Michiru Saotomè è quindi la vergine, immacolata, avveduta e piena di quelle grazie necessarie agli eroi per preservare il vero dalla falsità, la promessa dalla dimenticanza, il buono dalla malvagità. La sua presenza nell’economia della storia della salvezza dal dominio dei Serpenti è determinante: col suo velivolo è già avanti e dispensa agli altri gli aiuti necessari per svolgere la loro missione. Stimola Ryo, Hayato e Musashi a “faticare”, ad andare oltre i loro limiti, a non arrendersi mai e a rimanere sempre uniti. Assiste e partecipa agli allenamenti. Conosce bene la potenza di quella misteriosa energia che tutto unisce. Le sue “grazie” rendono Ryo più audace, Hayato più ottimista, Musashi addirittura follemente innamorato. Con la “grazia” e la “fatica” necessarie l’intelletto, la memoria e la volontà si rendono conto di non essere sufficienti ma comunque necessari per permettere il fluire di qualcosa che va ben oltre ciò che è comunemente comprensibile, contenibile e desiderabile.

Man mano che raggiungono il centro dell’energia che li unisce e li trapassa cresce in loro l’esultanza, assaporano l’origine dell’invincibilità dei mezzi loro donati! Una Luce che oltrepassa le capacità umane come anche la morte! Verità da custodire nel cuore che la stessa fanciulla pare già gustare. L’unione con questa fonte luminosa riposta nella parte più intima e “misteriosa” della stessa anima è possibile solo se l’intelletto si arrende alla fede, la memoria alla speranza e la volontà alla carità. Le facoltà dell’anima trovano la luce che veramente illumina, contiene e riscalda, se si arrendono alle loro stesse tenebre, cioè al buio dei loro limiti. Come dei bambini spaventati che dinanzi a delle ombre notturne chiedono impauriti consolazione, così le potenze si perfezionano per umiltà dinanzi al Consolatore. Attraverso la nube tenebrosa delle sue facoltà, l’anima tocca l’insondabile mistero dello spirito che alberga nel suo intimo e attraverso le ceneri delle prime lascia divampare la sua potentissima Luce.

Come in un gioco di lenti che, se ben allineate, riflettono un raggio luminoso portandolo dalle stanze più interne verso le esterne rimaste buie, così la dirompente energia della Luce, se riconosciuta e lasciata liberamente fluire, può addirittura ribaltare gli scuri dei nostri infissi, modificare i “sensi” esterni, rendendoli più limpidi, elastici e capaci di affrontare al meglio i nemici: è possibile fare a “pezzi, pezzi” tutte le serpi e le bestie selvatiche che ammorbano le prime stanze, bramose di addentrarvisi sempre più. L’esplosione del Raggio Luminoso, permesso da un libero oscuramento dell’anima che si unisce alla vera Luce, permette la reale trasfigurazione dei corpi! Divampa la bellezza e nessuno la può fermare!

Dio, uno e trino, è la Luce che dimora nello spirito dei suoi figli. La Sua grazia ricompone l’uomo in frantumi, ne perfeziona le capacità, rimodula tutte le sue relazioni, ha cura di tutto il creato perché fa nuove tutte le creature!
Tra le virtù, si sa, la carità è la più grande. Musashi, nell’ultimo episodio, per salvare il mondo e porre rimedio ad un suo errore, sconfigge il “Grande Diavolo Yura”, il capo assoluto e dio supremo del popolo rettile, sacrificando la propria vita in un’azione kamikaze a bordo del velivolo di Michiru: l’amore che lo spinge può essere visto come l’evidente frutto dell’unione intima con il soprannaturale, coltivata nell’arco di tutte la vita. La carità tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta perché è già risorta!

Mistero Getta, mistero Umano, mistero Trinitario!

P.S.: “Sì, vabbè! Ma la Cuccarini che c’entra, papà?”, “Mah! Forse il ritornello …”

E vola
con quanto fiato hai in gola
il buio ti innamora
qualcuno ti consola
la notte vola
all’ombra di un respiro
io ti sarò vicino
ti prego resta sempre bambino.

Chi crede in Cristo e nella Sua Chiesa e magari ha studiato un po’ la Scrittura o è stato a Medjugorje o in altri luoghi mariani e ha cercato di approfondire e capire i messaggi che Maria sta lanciando con insistenza da un paio di secoli – molte volte, guarda caso, dal territorio francese – sa cosa sta succedendo. Mai l’umanità ha avuto la possibilità di distruggersi da sola come negli ultimi tempi. Il pericolo è altissimo e probabilmente non manca molto prima del verificarsi di fatti tremendi, anche per l’Italia. Sì, sono cose che agli altri fanno ridere e per cui si viene presi allegramente per il mulo, nel migliore dei casi, ma è sempre stato così e non si può essere cristiani senza accettare di fare la figura dei clown (“Chi oggi tenti di parlare della fede cristiana, di fronte a persone che per professione o per convenzione non hanno familiarità col pensiero e col linguaggio ecclesiale, avvertirà ben presto quanto sia ostica e sconcertante tale impresa. Avrà probabilmente subito la sensazione che la sua posizione sia descritta per filo e per segno nel noto apologo del clown e del villaggio in fiamme narrato da Kierkegaard” – Benedetto XVI, Introduzione al cristianesimo).

Nulla di nuovo sotto il sole, è la vecchia storia biblica dell’uomo che si allontana da Dio e poi succede il disastro. Non tanto per punizione: se un papà avverte il figlio di non toccare il fuoco, altrimenti si brucia, ma il figlio si sente più furbo e il fuoco lo vuole toccare lo stesso, quando si brucia non può dare la colpa al papà. Non è il papà che l’ha punito ma la conseguenza delle sue azioni.

Il fondo non è stato ancora toccato ma poco ci manca. Che fare? Il rimedio la Chiesa lo conosce e lo propone da sempre: si chiama conversione – del cuore e della mente. Certo, oggi la Chiesa non se la passa tanto bene e non è che proponga questo rimedio con così tanta convinzione… Non sono molti quelli che stanno avvertendo del pericolo rischiando di fare la figura del clown nel villaggio… Ma purtroppo la Chiesa è attaccata su tutti i fronti, oggi, sia da fuori che da dentro (“Attraverso qualche fessura il fumo di Satana è entrato nella Chiesa“, denunciò il beato Paolo VI qualche decina di anni fa).

Alcuni, forse per non fare la figura dei clown, credono che la soluzione sia di cambiare la Chiesa per renderla più appetibile al mondo: no, la Chiesa deve resistere. Soprattutto in Occidente. La Chiesa non passerà fino alla fine del mondo. Avrà alti e bassi ma continuerà a crescere perché è opera di Dio, però deve resistere e continuare ad annunciare Cristo, non deve cambiare. Solo attraverso la Croce si può vincere.

Umanamente non è comprensibile, la Croce è una follia e la gente non è abbastanza folle, nessuno è abbastanza folle per capire con le sue forze la Croce di Cristo. Il “siate folli” di Steve Jobs indica una follia tutta umana con cui si può arrivare fino a un certo punto, ma solo l’iniziativa di Dio può far capire la follia eterna della Croce di Cristo. Nessuno ci può arrivare da solo, tutti però possono provare ad abbassarsi e a riconoscersi per quello che sono: piccoli.

Nulla di nuovo sotto il sole per chi crede ma intanto il buio avanza. E qui la follia è totale, perché la Madre di Dio ci chiede di andare avanti con gioia e fiducia perché Cristo ha già vinto. Senza lo Spirito del Risorto però non si può avanzare in mezzo al fuoco e lo Spirito del Risorto te lo può dare solo il Risorto. Ma devi chiederlo, perché sei libero. E per chiederlo devi pregare. Allora il “siate folli” del mondo si trasforma nel “pregate, pregate, pregate” della Regina della Pace. È questo il vero modo di essere folli.

Però c’è un prezzo da pagare, perché la vera follia viene tradotta dagli altri in stupidità. “Abbiate il coraggio di vedere la vostra saggezza venir trattata da stupidità. Siate dei cretini per Cristo. E abbiate il coraggio di patire lo sdegno dei sofisticati del mondo“, scrisse in un bigliettino il giudice americano Antonin Scalia. C’aveva azzeccato: il coraggio richiesto oggi in Occidente è proprio quello di essere considerati dei cretini (termine che fra l’altro, come mi è stato segnalato, deriverebbe dal franco-provenz. crétin – che è dal lat. christianus – nel senso commiserativo di ‘povero cristiano’ •sec. XVIII.”).

#cretinipride #pregatepregatepregate

 

Giuseppe Signorin

 

di Emanuele Fant

Maria “Vergine madre” da parafrasare, eretta con le terzine di Dante Alighieri; Maria immediata e trasparente, fatta di plastica stampata, sul comodino di mia nonna tornata ieri da Lourdes.

Maria ausiliatrice che mi hai sempre messo in soggezione perché indossi la corona. Però sei pure umana, col Bambino che vuole scendere per fare le capriole tra i suoi simili, nei cortili dei salesiani.

Maria di mosaico, bassorilievo o pittura, in cinquecento Madonnelle, pietre angolari dei palazzi di Roma.

Maria utile alla costruzione della mia persona: femminile positivo che mi accoglie. Maria che a causa del vetro non puoi sporgerti dalle edicole, quando passo in bicicletta mi sembri sola.

Maria che sciogli i nodi, che ritrovi il filo, che apri i sentieri; Maria sostegno dei ghiaioni; Maria delle rocce, della neve, con gli scarponi. Maria che annoti pure i rosari detti male mentre guido, Maria che ti indichi il cuore in fiamme in contrasto con la mia scarsa passione, Maria che hai scelto una nuvola come mezzo di locomozione.

Maria che quando vuoi comparire ti decori i sandali coi fiori, hai addestrato le colombine, metti vestiti che possiamo capire.

Maria che accogli i singhiozzi ma lasci cadere le provocazioni, se una cantante americana ti ruba il nome, se ti bestemmiano mentre giocano a pallone, se quando ti fai viva tutti si affannano a smentire. Maria che intrattieni i veggenti, che hai messaggi da dare, la stessa che sa ascoltare.

Maria che hai in locazione molte grotte fatto a mano nei giardini, monumenti in estinzione, minacciati dai sette nani e dalle veneri di gesso senza arti superiori.

Maria in legno di ulivo abbozzata appena, che mi ha detto alcune cose personali stando zitta in monastero; Maria barocca che sembri vera nel trionfo delle processioni meridionali. Maria che pretendi i fuochi artificiali, le strade chiuse dai vigili, le sagre, le cene. Maria che ti basta che stiamo un po’ insieme.

 

(testo uscito sul settimanale Credere e sul blog costanzamiriano.com)