di Giuseppe Signorin

A maggio dell’anno scorso è uscito un libro che da subito ha smosso la curiosità e le coscienze di molti. “Il centuplo quaggiù. Adozioni internazionali e tanta Provvidenza”, il racconto avventuroso di una famiglia alle prese con l’adozione di due bambini in Perù, e una sorpresa finale… Un libro pieno di verità, di emozioni, di riflessioni attorno a un tema delicato ma tanto importante, in particolar modo di questi tempi. E non solo per le coppie che stanno prendendo in considerazione di adottare, ma un po’ per tutti. I due sposi autori, Laura Debolini e Filippo Fiani, stanno girando in lungo e in largo l’Italia, perché di storie così vere e belle evidentemente c’è tanto bisogno e tanta richiesta, soprattutto se condite con quell’umorismo e quella leggerezza che hanno saputo metterci loro. 😎

Vi aspettavate tutto questo?

Laura: L’interesse che si è venuto a creare fa parte di quel “centuplo” di cui parliamo nel libro, come se ne fosse una continuazione. A dire il vero è diventato molto più di “cento volte tanto”, potrei dire “mille volte tanto”, ed è arrivato in maniera del tutto inattesa e insperata.

Filippo: Più di venti presentazioni nel primo anno… un interesse del tutto inaspettato ma gradito, e soprattutto utile, perché in ogni posto in cui siamo stati abbiamo trovato qualcuno che avesse bisogno di conoscere la nostra storia e gli aspetti dell’adozione che raccontiamo.

Signor Fiani, sua moglie non è stanca di seguirla in giro per l’Italia? 😁

Filippo: Non credo. Mia moglie, quando è a casa, fa tutto lei, mentre io cerco di provare più divani possibili. Quando invece andiamo in giro, fa tutto lei lo stesso… pulisce addirittura gli alberghi… Le stesse cose che fa a casa, insomma, le fa anche in giro, quindi penso che per lei non cambi nulla…

Laura: No, anzi, era sempre un problema farlo alzare dal divano, il libro è stato un ottimo pretesto per smuoverlo. Ora devo migliorare le sue capacità organizzative, perché Filippo fissa le date e i luoghi, a me lascia tutto il resto della logistica… figli, bagagli, merende… Devo finire di addestrarlo, poi sarà perfetto…

Perché lo state facendo?

Laura: Per testimoniare che essere famiglia è bello. Pensiamo che diffondere l’idea che genitori si diventa morendo al proprio egoismo sia un’urgenza nel mondo attuale, dove tutto sembra che debba piegarsi alla soddisfazione di bisogni propri, che spesso diventano capricci. Donarsi è l’unico modo per essere felici e noi siamo fatti per essere felici.

Filippo: Per rilanciare l’adozione, per parlarne. In sintonia con Ai.Bi. e gli altri enti che se ne occupano (se possibile anche il Governo, nel momento in cui qualcuno vorrà prendere in considerazione le nostre istanze), pensiamo sia necessario dire con chiarezza che l’adozione è una cosa meravigliosa, far capire alle persone che adottare non è un’opera di bene ma un atto di giustizia.

I momenti più divertenti?

Laura: Quando i nostri figli, direi con “prepotenza”, si riprendono il proprio spazio, ci chiedono di smettere di parlare del libro e ritornano protagonisti. Ci ricordano che tutto quello che abbiamo e che stiamo facendo è grazie a loro.

Filippo: Quando portiamo i nostri figli con noi e durante le presentazioni fanno la spola avanti e indietro per vedere l’effetto che fa… Guardano il pubblico, salutano dal microfono, giocano, scherzano con le persone, vanno in braccio alle coppie che sono in attesa di adozione (a volte fanno anche di queste cattiverie…). Momenti di famiglia vissuti in pubblico che però hanno un sapore di intimità speciale, un’intimità che condividiamo con gli altri perché vogliamo che sappiano quanto è bello e quanto è normale essere una famiglia, anche quando questa famiglia si è formata in maniera un po’ speciale.

I momenti più emozionanti?

Laura: Quando vedo qualche lacrimuccia sui volti del pubblico e magari poi scopro che sono di mamme adottive come me, che hanno vissuto cose simili. Oppure quando ci chiedono di fare una dedica sul libro per poi regalarlo a qualcuno che potrebbe intraprendere la strada dell’adozione.

Filippo: All’inizio avevamo un po’ paura di non essere all’altezza, oppure di apparire pretenziosi, come due che si mettono in mostra, invece le persone capiscono benissimo che il nostro desiderio è condividere qualcosa che non appartiene solo a noi. L’emozione più grande, però, è quando qualche coppia ci contatta privatamente perché vuole saperne di più…

 

“Il centuplo quaggiù” è disponibile in formato cartaceo e ebook.

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Qualche immagine e qualche scambio di battute della presentazione del libro UOMOVIVO “Il centuplo quaggiù. Adozioni internazionali e tanta Provvidenza”, di Laura Debolini e Filippo Fiani, avvenuta ieri sera a Roma nella Parrocchia di San Giuseppe al Trionfale, andato in onda sulle frequenze di Radio Mater e organizzato da Pro Sanctitate.

La Fiani Family resterà a Roma qualche giorno per altri incontri: 

■ 21 aprile Acilia – Roma
Libreria “La Tenda” – Ore 10.30

■ 21 aprile Roma
Apertivo con gli autori da “Il Gianfornaio” – ore 18.00

Filippo: “Durante il fidanzamento è importante affrontare il tema della maternità e della paternità”.

Laura: “I figli sono tutti in affido perché sono figli di Dio”.

Filippo: “In una mattinata di febbraio, dopo l’adozione di Samuèl, Laura si accorge di essere incinta… È stato l’inizio di un’avventura”.

Filippo: “Siamo esseri relazionali e la famiglia è il posto dove i dolori si dividono e le gioie si sommano… se crediamo che viviamo un matrimonio con Cristo, le prove si superano”.

Nato dopo un'”apparizione” in una chiesa di Roma, “Il centuplo quaggiù. Adozioni internazionali e tanta Provvidenza” è uno dei titoli della collana che “curiamo” per Berica Editrice, “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio”. Un libro pieno di risate e lacrime. Abbiamo fatto qualche domanda agli autori, Laura Debolini e Filippo Fiani.

Perché un libro sulle adozioni internazionali?

Laura: Perché, come dice Giovanni nella sua prima lettera, quello che abbiamo visto, sentito, sperimentato, noi ve lo annunciamo! E noi abbiamo visto, sentito e sperimentato che aprirsi al dono della fecondità, al bello di diventare genitori accogliendo un figlio che viene da lontano, aveva bisogno di essere raccontato. Troppe volte si sente solo parlare di adozione come un “problema” con un alone di tristezza e rassegnazione intorno che non fa giustizia a questi figli “che una cicogna un po’ sbadata” aveva consegnato dall’altra parte del pianeta.

Filippo: Perché l’adozione è qualcosa che fa parte della nostra vita e che farà parte della vita di sempre più persone. Dati alla mano, il rapporto tra figli adottati e figli nati sta aumentando notevolmente nonostante ci siano pressioni contro questa pratica lodevole e filantropica. Vogliamo ridimensionare il “mostro” che viene presentato e infondere coraggio a chi dovrà affrontare questo percorso, rassicurando sul fatto che le muraglie insormontabili che appaiono all’orizzonte sono solo questioni di prospettiva.

A chi vi rivolgete?

L: A chiunque voglia riflettere sul tema della genitorialità, della fertilità e fecondità di coppia. A chiunque si sente in dovere di aprire bocca sull’argomento senza saperne assolutamente nulla. Ma soprattutto a chi vuole costruire la propria famiglia aperta a quei figli che Dio vorrà donare loro e che hanno bisogno di pensare a come possono arrivare. In generale ci rivolgiamo a tutte quelle coppie che dovranno, volenti o nolenti, affrontare il tema della sterilità, viste le statistiche in aumento. Questo testo, serio ma anche ironico, vuole essere uno spunto di riflessione. Può essere anche un aiuto a chi si trova nella condizione di accompagnare i fidanzati in preparazione al matrimonio, parlando di apertura alla vita e di moralità di determinate scelte.

F: Sì, quello è il target dei lettori, ma il libro è stato scritto anche con l’intenzione di denunciare in modo soft alcune lacune del sistema e il tentativo di stravolgere la legge a favore dell’egoismo che alcuni adulti mostrano nel pensare di poter ottenere dei figli come single o come coppie dello stesso sesso. La legge tutela il minore e va bene così, è lui che deve ritrovare una famiglia integra e possibilmente stabile, né super, né menomata. Quindi il libro è stato scritto anche per gli addetti ai lavori e per i legislatori, perché capiscano che il buonismo non fa il gioco degli orfani.

Perché uno stile umoristico per parlare di questi temi?

L: Perché il serio già ce lo mettono certe facce che si incontrano durante il percorso, noi vogliamo alleggerire senza essere superficiali un discorso che altri tentano di far diventare gravoso, pesante, tanto da essere improponibile e impercorribile.

F: È umoristico perché noi siamo stati e siamo allegri, non potevamo omettere le scene realmente comiche che nonostante tutto si sono verificate in questi viaggi. Insomma le situazioni erano gravi ma non serie.

Come sta andando questa missione di coppia in giro per l’Italia? Cosa vi colpisce di più?

L: Andare in giro è una bellissima occasione per ritagliarsi un tempo per noi senza figli (il che parrebbe una contraddizione visto il tema del libro). Gli inviti stanno arrivando da tante parti, non ci saremmo mai immaginati un tale successo. Ci colpisce l’interesse che dimostrano le persone attraverso le domande che vengono fatte a ogni incontro, ci colpisce quanto questo tema sia ignorato, soprattutto negli aspetti più tecnici, e la speranza che riusciamo a dare ad alcune coppie solo per il fatto di dimostrare che “si può fare”. Spesso chi viene ad ascoltarci perché vuole intraprendere il cammino dell’adozione ha proprio bisogno di “compagnia”, di un suggerimento e il fatto che venga da noi dimostra la loro totale solitudine, almeno nell’ambito dell’adozione, quindi manca l’intervento dei servizi sociali.

F: Bene, bei viaggi, cene gratis, tanti amici e di conseguenza alcuni nemici. Stiamo entrando a pieno titolo nell’elenco degli omofobi più pericolosi d’Italia perché sosteniamo che un bimbo, a maggior ragione se abbandonato, abbia bisogno di una madre e di un padre, una femmina e un maschio. Ma era da mettere in conto, se volevamo piacere a tutti avremmo dovuto scrivere un libro sulla Nutella.

Filippo, è vero che sei apparso ai curatori della collana UOMOVIVO!? (Ciò è avvenuto lo scorso anno, in una chiesa di Roma, dove per la prima volta i Mienmiuaif videro il sig. Fiani. A dire il vero fu la cantante a vederlo per prima e disse allo pseudo chitarrista: “Ho visto Fiani”. A quel punto lo pseudo chitarrista si girò e vide anche lui il sig. Fiani. Poi la visione si trasformò in conversazione e quello fu l’inizio della fine… Nota degli intervistatori).

F: Gli altri Santi erano impegnati in una riunione sindacale riguardo i turni di lavoro (che in Paradiso sembra durino un’eternità) e c’era bisogno di dare un segno divino, tangibile, per i Mienmiuaif – noti in tutto il mondo come il duo con l’anello. C’è rimasto da capire se aver mandato me significa approvazione o disapprovazione…

L: In compenso io li ho visti (lui e signora) apparire a casa nostra! Più volte!

 

 

Spesso ci interroghiamo sul significato profondo delle parole: sterilità, infertilità, fecondità e apertura alla vita.
Vi confesso che spesso in questi quattro anni di matrimonio ho avuto bisogno di ricevere chiarimenti rispetto a dei dubbi personali dai sacerdoti incontrati nei confessionali. Dopo il matrimonio mi veniva spontaneo interrogarmi su queste tematiche. Forse avrei dovuto approfondirle prima, in parte lo avevo fatto anche tramite il corso di preparazione al matrimonio. Ma si sa, ci vuole tempo e preghiera per comprendere certe questioni che hanno così a che fare con la nostra vocazione.

“Il centuplo quaggiù. Adozioni internazionali e tanta Provvidenza” (Berica editrice, collana UomoVivo) di Laura Debolini e Filippo Fiani è un libro che aiuta ad entrare nel senso vero dei termini maternità, paternità, accoglienza della vita, famiglia.

Laura e Filippo sono due sposi che raccontano ognuno con la propria voce il desiderio di famiglia numerosa che hanno nutrito fin dal fidanzamento, il sogno di una casa aperta a tutti e viva, le loro esperienze di affidi brevi e lunghi, di figli accolti e lasciati andare.

Il cuore del libro è l’avventura d’amore e burocrazia intrapresa per adottare in tempi diversi due bambini peruviani: Maria Pilar e Samuel. Ma poi la famiglia si allarga inaspettatamente, dopo tanti anni di matrimonio, con la nascita di Elisabetta.

 

Potete leggere l’articolo completo di Silvia Lucchetti su Aleteia a questo link

 

 

Due bellissimi post su FB che Silvana de Mari ha dedicato ai temi dell’aborto e dell’adozione, parlando anche del libro “UOMOVIVO” di Laura Debolini & Filippo Fiani “Il centuplo quaggiù. Adozioni internazionali e tanta Provvidenza”, edito da Berica Editrice

Tra le traccie, con la i, della maturità di quest’anno spiccano i versi di tale Caproni, poeta di rara mediocrità, ma che odia l’uomo, il solito ateo depresso, e non ci sono limiti alla mediocrità: se odi l’uomo sei cool, vai bene. Nei suoi discutibili versi l’uomo è visto come il parassita del pianeta. Quando morì Stalin (era il 1953, quando sono nata io) quel gioiello di giornale che era L’Unità titolò “È morto uno dei più grandi benefattori dell’umanità”.
Gesù Bambino, che branco di babbei e la cosa divertente è che sono ancora convinti di essere i migliori.
Noi siamo una cultura di morte.
Il nostro essere una cultura di morte è rappresentato nella nostra terrificante letteratura e cinematografia horror. Il nazismo è stato cultura di morte, il comunismo è stato cultura di morte, l’aborto è il punto più tragico della cultura di morte.
Che le donne uccidano i loro bambini nel loro ventre è qualcosa di tragico dal punto di vista biologico. Sto parlando di biologia, non di religione. Lo scopo di ogni essere vivente è la proprio sopravvivenza e la sopravvivenza della propria prole.
L’aborto è un suicidio differito, uccido la mia prole perché non ho ancora il coraggio di uccidere me. L’aborto è l’eclissi della ragione. Nel bellissimo film Juno una ragazzina rimasta sbadatamente incinta mentre aspetta al consultorio per l’aborto, cambia idea grazie alla coraggiosa voce di una compagna di classe che davanti al consultorio distribuisce volantini e l’informazione esatta che il grumo di cellule ha già le dita e le unghie. Un ginecologo francese distribuì, senza dire una parola, delle scarpine da neonato a un gruppo di donne in attesa dell’aborto. È stato denunciato per violenza privata, e condannato a dieci mesi, ma di quelle donne due hanno cambiato idea, con quel semplice gesto, e hanno messo al mondo i piedini su cui mettere le scarpine. Innumerevoli donne mi hanno detto “perché nessuno mi ha fermato, una sola parola buona in quell’ospedale e mi sarei fermata”.
L’aborto è difeso e blindato, questo è forse la più totale eclissi della ragione. In Francia un post che inviti a non farlo è punito con la prigione. Per chi va davanti alle cliniche a domandare : signora, ci ha pensato bene? Potrebbe avere il suo sorriso, c’è arresto immediato. Sono addirittura censurati i dati terrificanti sulla depressione e la sindrome post aborto, che travolge tutti: la mancata madre, il mancato padre , i mancati fratellini.
Se ci state pensando: cambiate idea!!! C’è un libro bellissimo, scritto da due miei amici, “Il centuplo quaggiù”, amici che hanno avuto il dono di poter adottare due bambini. Un dono fatto da qualcuno che non poteva tenere il suo bambino, ma ha portato in fondo la scelta di vita, ha lasciato andare il bimbo nel mondo, vivo , e questo bimbo ha incontrato Filippo e Laura. Se ci state pensando, fermatevi! Portate fino in fondo e poi, se non potete tenerlo, lasciate andare il bimbo, fatene un dono alla vita.

 

Nel mitico libro “Il centuplo quaggiù” i genitori Filippo e Laura raccontano la difficoltà e la commozione del raccogliere e proteggere un bambino esposto. In ogni borgo esisteva il vicolo degli esposti. Prima che l’aborto fosse un “diritto” gli aborti erano pochissimi e quindi pochissimi gli incidenti da aborto. Nella fantastica storia inventata e raccontata dai movimenti femministi e dal marxismo, cioè dal partito comunista si narra la storia del patriarcato cristiano, cioè la nostra storia, inventandosi che le donne abortivano una volta l’anno e morivano in continuazione di aborto. Quei numeri sono taroccati, come la teoria che Stalin fosse un grande uomo. Il fenomeno esisteva ed era terribile, ma è sempre stato minoritario. Molte donne non potevano allevare i loro bambini, perché erano sole, nubili o vedove, troppo povere, perché quei bimbi erano figli di violenza perché erano passati i saraceni o i lanzichenecchi o i briganti o qualcun altro. E allora i bimbi venivano lasciati in un posto preciso dove c’era la ruota, una ruota orizzontale per metà fuori dall’edificio e per metà dentro, così che in pochi istanti il piccolo sarebbe stato al caldo mentre la mamma scompariva nelle ombre con il suo cuore spezzato, non prima di aver suonato la campana che avrebbe fatto accorrere le suore alla culla. Cercate sulla guida del telefono tutti i cognomi come Esposto, Esposito, Diotallevi: sono tutti discendenti di bimbi non voluti ma salvati, che sono stati poi voluti da qualcun altro, che sono vissuti nella vita, che hanno avuto figli e nipoti e pronipoti e vivono nella storia. Se l’aborto fosse stato legale, quanti di loro sarebbero finiti smembrati (o a volte anche interi mentre ancora si muovono) nel bidone delle garze sporche e tutti quegli Esposto, Esposito e Diotallevi non sarebbero nel mondo. Che perdita di popolazione abbiamo avuto? Che perdita di economia? Che perdita di decenza? Che perdita di compassione?
Chiedo il diritto del piccolo di avere un avvocato difensore, sempre, qualcuno che dica a mamma “signora, si fermi, avrà il suo sorriso”. Stringa i denti, solo per qualche mese, avrà il suo sorriso è lo porterà quel sorriso a casa di qualcuno, di Laura e Filippo, che lo vogliono per sorridergli .

 

Per info sul libro:

info@ilcentuploquaggiù.it

Scheda libro

Sito ilcentuploquaggiu.it


Compratelo da Amazon o da Berica Editrice o chiedendolo in libreria.

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dal blog QUARANTADUE!

articolo di Filippo Fiani

Ebbene sì, siamo arrivati al dunque. Il libro è uscito, inizia a girare e già qualcuno inizia a farci sapere che ha incontrato il suo gradimento.

Questa nuova avventura, intrapresa una sera per caso, in uno studio a caso, di una casa a caso con un editore a caso, in realtà non è arrivata davvero per caso. Era lo step finale (o iniziale, chissà) di un percorso che ci ha visti crescere nella consapevolezza di aver da dire qualcosa che non poteva rimanere confinato tra le mura di casa nostra, vincolato a qualche discussione o articolo di giornale, ma doveva strutturarsi in un racconto e partire, per andare dove la Provvidenza avrebbe voluto farlo andare.

Abbiamo passato alcuni mesi a scrivere, nottetempo, dopo aver messo a letto i bimbi, usurpando il momento in cui, almeno io, adoro dormire sul divano davanti alle mie serie preferite. Ci siamo divisi il compito di rileggere a turno i capitoli, selezionare argomenti, approfondire temi. E poi l’esotico mondo dell’editoria ci ha affascinato con il suo lessico e i suoi lemmi: bozza (e fin qui come bloggers ci si arrivava), quarta di copertina, “mi devi togliere 10000 battute” e poi manoscritto, cessione dei diritti e tante altre cose che non conoscevamo.
Tornavo la sera a casa e dicevo a mia moglie la frase ad effetto: “Sai cara, oggi ho sentito il nostro editore …” facendo finta di essere il protagonista radical chic di un film di Sergio Rubini e dopo esserci spanciati dalle risate ci si guardava negli occhi increduli di avere la possibità di mettere nero su bianco una passione che ha trasformato la nostra vita, costruito la nostra famiglia.

E poi arrivare alla stampa, il “lancio” sul mercato, che più che un lancio è stato un “appoggialo pure lì che quando ho tempo lo guardo”, le prime impressioni degli amici, delle nostre famiglie, lo stupore di chi non lo sapeva e la voglia di farlo sapere al resto del mondo che ignora la nostra esistenza. Tutte queste sono state emozioni nuove e bellissime.

Adesso abbiamo davvero un solo desiderio, arrivare a dire a chiunque che l’adozione è bella, per i bambini che ritrovano mamma e babbo prima di tutto, che è bella, perché è un dono che poi ritorna moltiplicato, che è bella, perché ci svincola dalla logica dello scarto mostrando a tutti, con i fatti, cosa significa e cosa produce l’accoglienza della vita nella vita.

“Adottare” è solo un metodo per dare un riconoscimento sociale alla accoglienza che ogni coppia, desiderosa di essere feconda, dovrebbe vivere in pienezza. Per questo suggeriamo di parlare di accoglienza alle coppie di fidanzati, agli adolescenti che entrano nell’età matura; perché è nel periodo in cui si gettano le basi della “casa” in cui vivremo, che si devono prevedere i sostegni per il futuro. Un futuro che può non essere come lo aspettiamo, per il quale dobbiamo essere attrezzati. Noi abbiamo avuto la fortuna e la grazia di averlo fatto, vogliamo raccontarlo a chi vuole sentirlo.

Chiamateci a presentare il nostro libro nelle vostre comunità, dateci e datevi l’opportunità di far conoscere quanto c’è di bello nell’aprirsi a 360 gradi a questo mondo che sembra così lontano e invece è così vicino, tanto che oggi i primi che dobbiamo imparare ad accogliere sono proprio i nostri figli, ma da qui a saper accogliere quelli degli altri, il passo è molto più breve di quello che potete immaginare.

Scriveteci a info@ilcentuploquaggiù.it

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“Il centuplo quaggiù” – ultimo libro sfornato nella collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio”, edita da Berica Editrice – è una sorta di diario di bordo di una avventura faticosa ma avvincente quale è diventare famiglia adottiva e riuscire – infine – a vedere concretamente l’approdo, cioè l’adozione concreta. La bellezza di questo racconto meditato è data dal fatto che Laura e Filippo mettono a nudo il senso vero dall’accoglienza.

Leggi l’articolo di Davide Vairani uscito su La Croce Quotidiano a questo link.