Potete ascoltare a questo link la registrazione della seconda puntata della trasmissione “La vocazione al matrimonio e alla famiglia” andata in onda su Radio Maria martedì 7 marzo 2017 dalle ore 18 alle 19.30, condotta da Giuseppe e Anita Signorin (appunto noi due, i Mienmiuaif!).

Qui sotto trovate anche il testo della lettera sull’“amore nel mondo contemporaneo“, la nostra “Canzone vintage” e i contributi preziosissimi delle nostre amiche Madre Maria Michela delle Monache del Cuore Immacolato, Maria Rachele Ruiu di Generazione Famiglia e Paola Belletti autrice di “Osservazioni di una mamma qualunque“!

Le prossime quattro puntate saranno i primi martedì dei mesi di maggio, luglio, settembre e novembre.

 

Lettera a una moglie

Il super uomo di Nietzsche è roba vecchia, amore mio. Fa quasi tenerezza. Non parlo del confronto col tuo super marito, chi lo reggerebbe? Parlo di quello che sta capitando oggi: altro che super uomo di Nietzsche, oggi non esiste neanche più l’uomo. È antiquariato. Addirittura dire “uomo” e non “uoma” o un qualche termine più adatto, neutro, “politically correct” (senti che inglese amore mio), mi crea un leggero imbarazzo. Oggi l’uomo non esiste più, non esiste neanche più la grammatica, c’è chi vuole cambiare le regole degli apostrofi dopo gli articoli indeterminativi… perché, per esempio, la parola “amore” potrebbe suonare discriminante al maschile. “Un amore” allora dovrebbe andare bene anche con l’apostrofo, “un’amore” con l’apostrofo, perché “amore” chi l’ha detto che dev’essere un termine maschile? Beh, in radio poco cambia, chi lo vede l’apostrofo? Però ecco, ci sono questi problemi qui, oggi. Oggi l’uomo non esiste più, esiste solo la sua mente. Non è in ottima forma, a quanto pare, eppure esiste solo lei: la mente. O lui? “Il mente”? Mah, andiamo avanti… Oggi è la mente dell’uomo a decidere che cos’è l’uomo. È geniale, non trovi? Ci creiamo noi da soli. Ognuno di noi crea se stesso, decide chi è. Per esempio, i giorni pari io e te potremmo essere marito e moglie, come da natura (“da natura” fra virgolette, ovviamente, anche se in radio, chi le vede le virgolette?, ma è bene di questi tempi fare attenzione a certe espressioni medievali), insomma, dicevo, io e te i giorni pari potremmo essere marito e moglie, io il marito e tu la moglie, come in effetti siamo, ma i giorni dispari, perché non invertire le parti… io la moglie e tu il marito… Che dici? Anzi, potremmo regolarci con la raccolta differenziata: quando c’è da portare fuori l’umido, io faccio la moglie e tu il marito… Mmm, mi sa che non ti convince… Sì lo so che da quando sei a casa fai quasi tutto tu… Era solo per dire…

Forse è il caso di passare all’apocalittica “Canzone vintage”, che abbiamo appena ascoltato. Anche durante questa puntata ho l’arduo compito di dimostrare la sensatezza dei testi che ti costringo a cantare. Vorrei però fugare subito un dubbio, perché magari sentendo un pezzo del genere qualcuno potrebbe pensare che il super fico di tuo marito sia in realtà un bigotto di quelli convinti che si stava meglio quando si stava peggio. Nessun dubbio a riguardo: sono esattamente quel tipo di bigotto. Il progresso e il benessere possono facilmente dare alla testa. All’homo sapiens 2.0 è stato sufficiente inventare la PlayStation per sentirsi chissà chi. Certo, può capitare a chiunque, addirittura al tuo super marito, di perdere la bussola, figuriamoci all’umanità. Non siamo più nel Medioevo, ci viene ripetuto ossessivamente con toni insieme accusatori ed entusiastici. E infatti non siamo più nel Medioevo. Guardiamo i cieli da Instagram e non più con gli occhi rivolti in sù e la testa appoggiata a qualche ciuffo d’erba. E anche nei cieli che vediamo su Instagram, non ci sono quasi più quelle magnifiche cattedrali costruite nei secoli scorsi per indicare con stupore metafisico la direzione verso cui dobbiamo puntare; ci sono al massimo, nelle grandi metropoli, edifici asettici e lunghissimi che sembrano competere l’un l’altro per chi arriva a “grattare” l’aria a più metri da terra. Il sacro è stato sostituito dall’agonistico. L’amore di Cristo da una serie di slide sulle performance dei nostri corpi buone da proiettare in qualche aula scolastica. L’amore fra uomo e donna, l’amore che può generare il miracolo della vita, l’amore come segno terrestre di un amore più grande, divino, l’amore come disegno infinito, eterno, l’amore come dono totale di sé e quindi liberazione dal proprio io, insomma tutto questo e molto più è stato ridotto a una serie di pratiche, di tecniche, di emozioni e sensazioni da capire e sperimentare fino al suono della campanella. Lasciateci insegnare ai nostri figli che cos’è l’amore, è un nostro diritto, perché se ogni verità è relativa, non potete imporre la vostra su un argomento così cruciale.

Lo so, amore mio, mi sto scaldando. Stai tranquilla, mi ripiglio subito. Anzi no, mi ripiglio dopo. Come posso ripigliarmi se continuano a venirmi in mente cose che mi fanno salire il sangue al cervello? No, non quel tipo di sangue che permette al cervello di ragionare… il sangue in eccesso, mi sale… il sangue che scalda… Ma se non ci si scalda per queste cose qui, se non ci si scalda per l’amore, per che cosa ci si deve scaldare? Essere tiepidi non è biblico, amore mio. Come si può rimanere tiepidi quando si fa mercato nel tempio di Dio? Dio non è amore? Come si può rimanere tiepidi allora quando si fa mercato dell’amore, quando l’amore viene svenduto per qualcosa che non è? Pure Gesù quella volta al Tempio non è che l’abbia presa molto bene…

Senti qua, amore mio: ricordo di aver letto da qualche parte che uno dei dolori maggiori, per un essere umano, è lasciare la persona che si ama o che si ha amato. È peggio della morte di un parente. Bene, questa è la condizione standard, oggi. Ci viene insegnato che l’amore è un sentimento e che quindi inizia e finisce, che siamo liberi e bla bla bla… Ci si mette insieme a tempo determinato. Non che ci si debba sposare la prima o il primo per cui si prova qualcosa (beh, se fosse del calibro del tuo super marito, potrei anche capire), ma come si può iniziare una relazione sapendo già che sarà una delle tante? Mettersi insieme e poi lasciarsi, mettersi insieme e poi lasciarsi… Mettersi insieme per lasciarsi… è un’angoscia tremenda… o ci si consuma di dolore oppure ci si fa un callo così grosso che non si sente più niente. Il mondo propone un piacere dietro l’altro vendendolo per amore e poi i farmaci più venduti nelle farmacie sono gli antidepressivi. C’è qualcosa che non va. Volete provare il brivido di vivere veramente? Scusami amore mio, apro una piccola parentesi rivolgendomi agli amici di gender etero maschile non fluidi. Ascoltatemi bene, amici di gender etero maschile non fluidi, sono anch’io un vostro collega di gender etero maschile non fluido e quindi tendo a trovare soluzioni, invece che a scovare negli angoli più remoti problemi (ogni riferimento a esseri di gender etero femminile non fluido è puramente casuale): amici di gender etero maschile non fluidi, volete provare il brivido di vivere? State con una donna. Una donna sola. Una donna sola alla volta e possibilmente una donna sola in tutto. Avete capito bene. Il buon vecchio metodo cristiano funziona alla meraviglia rispetto al modello “tronisti e troniste” di defilippiana memoria. Come fare? Semplice: prima sperimentate quel periodo di conoscenza reciproca chiamato nell’antichità “fidanzamento”. Capirete in questo modo se siete sulla strada giusta. Poi buttatevi. Esatto: sposarsi è un po’ come buttarsi nel vuoto. Meglio del bungee jumping. La follia entrerà nella vostra vita, non potrete prevedere le sue mosse (la follia infatti avrà un nome e cognome di gender etero femminile non fluido), rischierete il sistema nervoso, ma non vi annoierete. Quando vi sembrerà di aver raggiunto un qualsiasi tipo di equilibrio, la follia vi dirà: “Amore, c’è qualcosa che non va”. Non preoccupatevi, capita a tutti, andate avanti.

Lo so amore mio che ho fatto un po’ di confusione e non ho seguito pari pari i versi della canzone. Questa volta però devi ammettere che è più chiara del solito… Anche quando canti che l’amore nel mondo contemporaneo è un elettrodomestico… Più chiaro di così? Non è forse il Bimby, il robot che ogni tanto si degna di farci da mangiare avuto come dono di nozze dai tuoi zii, non è forse il Bimby la metafora perfetta dell’amore di oggi? L’amore, oggi, è come il Bimby, amore mio. Non devi fare niente, in teoria, però è in grado di incasinarti la vita come pochi, soprattutto se poi qualcuno dei due deve lavarlo… e dopo qualche anno c’è già pronto il Bimby nuovo, il modello nuovo, molto migliore. E il vecchio Bimby, mogio mogio, se ne va nel cimitero degli elettrodomestici superati insieme a tutti quegli apparecchi che se fossero esseri umani sarebbero ancora in età da asilo, perché i costruttori oggi li progettano così tutti quegli aggeggi tecnologici, li progettano in modo che sia meglio sostituirli dopo pochissimo tempo… Qualcuno molto importante, per noi, vestito di bianco, ne parla in termini di “cultura dello scarto”.

Lo stesso Qualcuno vestito di bianco mette in guardia spesso dall’amore individualista, egoista, l’amore che in sostanza non è amore e quindi causa solo tristezza e solitudine. L’amore indipendente, dove ognuno pensa a se stesso e non deve dipendere da nessuno, eccetto il proprio smartphone. C’è chi dice che la relazione perfetta si può vivere a un centinaio di chilometri di distanza, così ci si vede solo quando veramente ci si vuole vedere e si predilige la qualità, alla quantità. Magari sono gli stessi che fanno proselitismo sulla frutta a km 0. Frutta a km 0, amore mio, ma vita di coppia a km 100. Non possiamo dire che la vita non sia sorprendente.

“Ma il ritornello?”, starai pensando… “Mio nonno e mia nonna erano più avanti, si amavano fino in fondo, senza i guanti…” Beh, sì, il ritornello significa proprio quella cosa lì…. I guanti… Sì, si possono intendere anche in senso metaforico, cioè di dare tutto di sé, di non andare al risparmio con mille paure e precauzioni, in una relazione. Almeno provarci. Però vuol dire anche quello che pensate. I guanti sono quella cosa lì. Sì, una volta si faceva l’amore veramente… l’amore, nel migliore dei casi, poteva durare addirittura nove mesi…. Non finiva tutto lì, subito… Sì, lo so, è scandaloso, quasi immorale dire qualcosa del genere, oggi… Ma forse proprio per questo dovrebbe venirvi il dubbio che sia vero…

E il finale a sorpresa? “Son tutti belli i mariti del mondo”. Beh, a te dovrebbe suonare ovvio, amore mio… Comunque è questa la canzone vintage che la nonna canta al nonno mentre ripara la sua bicicletta… “Son tutti belli i mariti del mondo”… (Se non ci facciamo coraggio fra di noi, amici di gender etero maschile non fluido sposati…?) Che Dio strabenedica questo mondo moribondo, amore mio. Ti amo.

 

 

Bonus tracks

Il bellissimo messaggio della nostra amica Madre Maria Michela delle Monache del Cuore Immacolato!

Il creato è il meraviglioso libro nel quale imparare a leggere  la vita. Dio si diffonde con il Suo immenso Amore per tutto l’universo, dal granello di sabbia al pianeta lontano. Nel creato la vita si sviluppa in altezza, larghezza, profondità… (da Wikipedia)
La vita è in 3D… in 3 dimensioni… Vita che si rinnova senza sosta in ogni creatura, anno dopo anno, stagione dopo stagione. Un oggetto bidimensionale, invece, si sviluppa solo in 2 dimensioni: lunghezza e larghezza, mancando della terza dimensione, la profondità (da Wikipedia). Esso si sviluppa solo su una superficie piana e non può generare vita, poiché non ha spessore, non ha consistenza… è come una fotografia… inanimata e piatta.
Così è l’amore. L’amore bidimensionale, solo tu e io, che esclude Dio, quasi fosse il terzo incomodo, si sviluppa come una pellicola di un film, come una fotografia che non ha vita in sé e che, col passare degli anni, si deteriora, sbiadisce, perde colore. L’amore tridimensionale, tu, io e Dio, è l’amore che continuamente si moltiplica, l’amore pieno, reale, fedele, l’amore del futuro, quello che non tramonta. L’amore che da sempre cerchiamo e sogniamo… il Suo amore che ci abbraccia ed è famiglia con noi. Il vero amore è solo in 3D! La vera vita è solo in 3D!
Torniamo alle origini per essere coppie e famiglie del futuro!
Dice san Paolo, nella Lettera agli Efesini: “Che il Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.”

 

L’insuperabile Maria Rachele Ruiu, referente nazionale di Generazione Famiglia, la Manif Italia, ci ha scritto una lettera 🙂

Carissimi Anita e Giuseppe,
l’Amore nel mondo contemporaneo… è difficilissimo in poche righe raccontare quanto sta succedendo in Italia. Papa Francesco l’ha definita una vera e propri colonizzazione ideologica che entra nelle scuole per cambiare la mentalità dei bambini sui concetti dell’identità sessuata e della relazione tra maschi e femmine. Parlo della prospettiva gender che, sostenendo che maschile e femminile sono costruzioni culturali non riscontrabili necessariamente nella realtà se non nei caratteri fisici genitali, nega che l’identità sessuata sia radicata in tutto l’essere, nella biologia e nell’anatomia, nel funzionamento, come invece mostra tutta la scienza. Minando l’inconvertibile evidenza di quello che si chiama “binarismo sessuale”, cioè che nasciamo maschi o femmine, apre a numerosissime definizioni di altre identità di genere, intese come percezioni soggettive della propria sessualità a prescindere dal sesso biologico. Quante? Potrebbero essere tante quante persone esistono su questa terra. È tutto ridotto a una questione “mentale”, al “come io mi sento”, dimenticando, volutamente, l’evidenza di quello che sono. Nascosti dietro gli encomiabili obiettivi di lotta al bullismo, di lotta alla violenza contro le donne e promozione delle differenze, vanno invece a inculcare ai nostri bambini quest’idea che l’uomo “ha un corpo” di cui dispone “a desiderio”, anziché “essere il corpo”. Se veramente noi avessimo un corpo di cui disponiamo, se veramente il corpo può essere trattato come altro da noi, non saprei come spiegarmi, per esempio, perché un bacio abbia un significato per ciascuno di noi che va oltre il semplice “meccanismo” dello stesso; non saprei spiegarmi perché uno schiaffo, in una relazione, ha delle conseguenze che vanno oltre il dolore fisico provato e che non si esauriscono quando esso è terminato. Se veramente avessimo un corpo di cui disporre, se veramente il corpo fosse altro da noi, se questo fosse vero, perdonatemi l’esempio terribile, una donna violentata, una volta che vede guarite le proprie ferite fisiche, dovrebbe smettere di soffrire. E questo sappiamo tutti che non avviene. È evidente che noi siamo il nostro corpo. Allora ci domandiamo perché portare nelle scuole un’ideologia che confonde i nostri bambini. Spesso veniamo attaccati, ci accusano di volere denigrare i rapporti sessuali, di volerli negare a prescindere, ci accusano di essere frustrati. Niente di più falso. Noi sappiamo che la sessualità è una parte importantissima della vita di ogni essere umano, profondissimamente legata alla relazione, profondamente preziosa. È il modo più vero, più intimo, più ancestrale che abbiamo per relazionarci con l’altro. Ci domandiamo allora perché nelle scuole, sin dalle elementari ma anche alle medie e alle superiori, si confonda l’educazione sessuale con delle tecniche, neanche fosse il kamasutra. Questa nuova antropologia ideologica inganna i ragazzi su un tema cruciale. Io ho profondi dubbi sulla necessità di insegnare l’educazione sessuale a scuola, penso che ogni bambino o ragazzo abbia i propri tempi e la propria intimità da difendere, per cui spererei che fossero i genitori a rispondere di queste cose, quando il figlio avrà domande, con serenità, dicendo la verità e usando un linguaggio consono all’età, ma se anche fosse necessario non capisco perché bisogna farlo in questo modo. I ragazzi ci pongono domande grandi, alte, hanno sete di infinito, i ragazzi cercano l’Amore, quello con la A maiuscola, quello che ti fa superare gli ostacoli, te stesso, la morte, e il mondo degli adulti oggi si impegna a rispondere proponendo una “soddisfazione immediata di un desiderio più basso”, fine a stessa. Imprigionata in sé stessa. Sì, i nostri nonni e le nostre nonne erano più avanti, come dice la canzone, si amavano senza i guanti, fino in fondo, disposti ad accogliere il mistero di una nuova vita e a rinunciare a qualcosa di se stessi. Sì, perché per quante sentenze possano negare la realtà, anche oggi, come allora, ogni bambino nasce da una mamma e un papà. Come si dice a Roma: non famose parlà dietro! Io voglio un Amore così.

 

E per finire in bellezza… un breve brano inedito tratto dal prossimo libro dell’autrice di punta della collana UOMOVIVO, Paola Belletti, già autrice di “Osservazioni di una mamma qualunque”!

Come al solito l’attenzione morbosa e deformante che il mondo riserva ad un aspetto della vita umana ci fa intuire che debba trattarsi di qualcosa di essenziale, per l’uomo e per Dio. Di qualcosa che configura più di altri attributi e capacità la nostra statura, la nostra dignità. Per questo il mondo sbrana il sesso. Ne toglie e separa i brani, lo scompone, lo ingoia crudo. Lo rende desolato e desolante. Come la sala di una discoteca rimasta vuota dopo una notte di eccessi. Lo strappa dalle carni e dagli spiriti perché perda la sua potenza. Lo riduce, isolandolo dal resto della persona. Lo sottrae alla libertà e alla ragione. Normalizza forzosamente la sua commovente sperdutezza, come disse Testori a Giussani. Lo umilia con l’istinto privato del governo. Con l’inganno chiama il dominio freddo controllo, metallica oppressione. E lo offre al maschio come possibilità di supremazia; lo convince che si tratta di questione tutta idraulica e cerebrale. Lo consegna alla donna, ammiccando, come scettro di un potere che a suo dire le è stato negato. La convince che deve dominare anche lei e imporsi e fare sesso senza amore. E senza figli. E senza paura. E alla fine chi ci rimane a godere sul serio?
Lo rende brutto e stupido.

 

 

Per dare una mano ai Mienmiuaif clicca qui 

(Prima di iniziare a leggere la bellissima intervista che l’inarrivabile Maria Rachele Ruiu ha concesso a quei capestrati dei Mienmiuaif, un solo consiglio: arrivate fino alla fine…)

“Quando nasceva la Manif Pour Tous Italia, ora Generazione Famiglia, ero a casa del presidente a fare la babysitter”. È iniziata così la tua avventura per “promuovere e proteggere la famiglia”, com’è scritto nel vostro sito ufficiale. Ma che cos’è Generazione Famiglia e come sei diventata la Responsabile dei Circoli Territoriali?

Generazione Famiglia, già La Manif Pour Tous Italia, è un’associazione di uomini e donne di ogni età, estrazione e professione che senza bandiere di partito, né simboli religiosi si impegnano nel quotidiano per promuovere e proteggere la famiglia, come patrimonio universale dell’umanità. In Italia questa avventura è iniziata quando era in discussione il DDL Scalfarotto, cosiddetto contro l’omofobia, un disegno di legge che intendeva (beh, intende visto che è dormiente alla Camera e visto che qualcuno vorrebbe risvegliarlo!) punire severamente chi, guardando alla realtà, avrebbe continuato ad affermare che ogni bambino ha bisogno e diritto ad una mamma e un papà.
Rendendosi conto del pericolo liberticida alcuni ragazzi si iniziarono ad incontrare e, in contatto con la Manif Pour Tous francese, decisero di replicare in Italia una mobilitazione di cittadini che ponesse argini al pensiero unico. Tra questi ragazzi c’erano appunto Jacopo (Coghe) e Giuditta (la moglie) con cui sono amica di vecchia data. 
Quando mi parlarono di questo progetto mi brillarono gli occhi; venivo da un’esperienza di volontariato in un’associazione che si preoccupava, tra le altre cose, di colloqui con donne che avevano abortito e l’unica certezza che avevo scoperto era che molte donne venivano ingannate grazie a un’“ignoranza”.
Io dov’ero mentre a queste donne veniva proposta l’aborto come unica soluzione alla loro paura derivata dall’improvviso cambiamento di programma?
Dov’ero quando le veniva raccontato che avrebbero potuto far finta di nulla, e spingere il tasto rewind? Un’atroce bugia che poi le donne pagano sulla pelle propria e dei figli!
Generazione Famiglia non si occupa di questi temi, ma questa è la mia storia! 😉

Durante questo periodo avevo notato che c’era la necessità di una voce che si alzasse e che contrastasse il bombardamento culturale e mediatico che stava trasformando l’uomo in un oggetto di mercato.
Non potevo restare a coltivare il mio orticello. Non potevo immaginare di consegnare questo mondo ai miei figli!
La bellezza di questa avventura è che ognuno di noi ha messo mano a mano a disposizione i propri talenti, alcuni si sono svelati con il tempo, con un unico scopo: arginare questa deriva senza rincorrere un proprio tornaconto personale!
Il fatto che io fossi a casa con Benedetto (il primo dei quattro bimbi Coghe) dimostra questo; man mano la storia si è poi svelata da sé… passando attraverso quei due miracoli del Family Day!

 

Il “gender” alla fine esiste o non esiste?

Che bella domanda.
Vi evito la trascrizione delle mie conferenze ma, a prescindere da come la si voglia chiamare, “Teoria Gender” come la chiama la stessa Judith Bluter e come la chiama tutto il mondo tranne l’Italia, oppure “teoria di Pippo” o “teoria -metticiteilnome-“, c’è questo filone di pensiero che intende veicolare che essere uomini o donne sia una costruzione culturale, eccetto per i caratteri genitali.
Ma è davvero così? O forse piuttosto che tutta la scienza racconta come da subito appaiano evidenti differenze tra la conformazione del cervello, del pensiero e del sistema endocrino tra maschi e femmine?

Dire che c’è una differenza tra maschile e femminile oggi diventa quasi un atto sovversivo, quando invece non facciamo altro che raccontare la realtà, supportati dalla scienza, tra l’altro. La tanto discussa identità di genere, infatti, sarebbe la percezione soggettiva della propria sessualità a prescindere dal sesso biologico (ad es. Sono nato maschio ma mi sento donna).
Se qualcuno ha desiderio può andarsi a cercare la storia dei gemelli Reimer, visto che il primo a prendere in prestito la parola “genere” dalla grammatica per individuare una realtà culturale in contrasto con il dato biologico dell’identità sessuale fu proprio il dottor Money.
Mi preme sottolineare che nei dibattiti troppo spesso l’identità di genere viene confusa con l’orientamento sessuale permettendo l’equivoco “chi è contro le teorie gender è contro uno specifico orientamento sessuale”… niente di più falso, come ha sottolineato anche Papa Francesco pochi giorni fa.

Per fortuna oggi l’esistenza di una teoria “gender” (“genere” in italiano) non viene messa più in discussione neanche da chi, come Michela Marzano, continuava a ripetere che fosse un’invenzione della Manif Pour Tous (che aveva ingannato perfino il Papa!)! Anche l’Onorevole Marzano, infatti, qualche giorno fa ha confidato a tutti i lettori di Repubblica che, non solo la prospettiva di genere esiste, ma che va anche “insegnata a scuola”. Mi piace pensare che questi ultimi tre anni di convegni e manifestazioni abbiano portato a questi frutti: rendere impossibile la bugia “non esiste”; basti pensare ad esempio che il “gender” è stato riconosciuto dalle più importanti testate come uno degli argomenti più discussi del 2015!

Ho giustappunto preparato un posto in trincea all’Onorevole Marzano, che sempre dalle colonne di Repubblica questo 5 ottobre scrive “[Parlando di Papa Francesco N.d.R.] dando così credito a quanti sostengono che ormai nelle scuole si insegnerebbe ai più piccoli che possono scegliere se essere ragazzi o ragazze, cambiare sesso a piacimento, e decidere quali tendenze sessuali privilegiare o meno. Ma è questo che si insegna a scuola oggi? Se fosse così, anch’io sarei molto preoccupata!” Michela Marzano, 5 ottobre – Repubblica.
Senza perdersi nel dibattito, quindi, lancio la mano tesa alla Marzano: esiste quello che teme, onorevole! Sono numerosissime le segnalazioni che da tutto il territorio nazionale ci arrivano, da tre anni a questa parte!
Progetti portati avanti nelle scuole per cui bambini sotto i tre anni tornano a casa raccontando a genitori che esistono le “stelline”, cioè i bambini che possono decidere di essere maschi o femmine da grandi, oppure che tornano da scuola facendo domande ai genitori sulla pratica dell’utero in affitto: “La maestra dice che si possono avere anche due papà: ci ha letto la storia di Lia! (“Perchè hai due papà?” di Francesca Pardi ed. Stampatello).
O ancora bambini che alle elementari tornano a casa dopo aver visto spettacoli teatrali che, oltre a mettere in discussione il fatto che si nasca maschi o femmine, minano apertamente la figura genitoriale (per es. “Fa’afafine – Alex è un dinosauro”).
Oppure progetti di affettività e sessualità alle medie e alle superiori che, pur essendo presentati come progetti “contro il bullismo” o “contro le discriminazioni” o “contro il femminicidio”, tutti obiettivi encomiabili, somministrano questionari in cui si discute sulla lunghezza del pene, sulle pratiche sessuali, fanno passare messaggi come “per sapere chi ti piace a letto devi provare”, e insegnano come provare e dove, oppure insegnano che se si decide di aspettare a intraprendere una relazione sessuale si è “sfigati”; progetti che invitano i ragazzi ad usare il proprio corpo come fosse altro da sé, come se “avessimo un corpo” e non “fossimo il nostro corpo”, togliendo di significato e di valenza ad un atto, quello sessuale, misterioso e meraviglioso da vivere contemplando la bellezza e l’unicità della persona in relazione. (Sul sito del Comitato Difendiamo i Nostri Figli trovate un dossier con i progetti più importanti che hanno colonizzato le nostre scuole negli ultimi mesi)!

Siamo destinati a soccombere? No!!! Ci rimbocchiamo le maniche, facciamo rete tra di noi, ci aiutiamo e ritorniamo protagonisti nelle scuole, dove i nostri figli spendono molte ore della loro vita, e sereni, ma decisi, ripiantiamo bene gli argini!

 

Le questioni più urgenti in questo momento?

Sicuramente le questioni urgenti in questo momento sono, appunto, l’indottrinamento gender nelle scuole, di cui abbiamo parlato, la denuncia della pratica barbara dell’utero in affitto e il Referendum sulla riforma costituzionale.
Bisogna fare rete soprattutto a livello internazionale con tutte le altre associazioni per spingere la comunità internazionale a dichiarare l’utero in affitto (GPA) un reato universale.
Fa molto piangere il fatto che, nonostante in Italia sia illegale, se dei nostri connazionali utilizzano questa pratica all’estero, non vengano perseguiti per questo reato. In pratica lo Stato italiano ci sta dicendo: non puoi sfruttare una donna e comprare un bambino se la donna e il bambino sono italiani, ma se sono stranieri e se lo fai all’estero, puoi tornare e noi ti accogliamo a braccia aperte, regalandoti, tra l’altro, le prime pagine dei principali quotidiani nazionali! Perché le donne non italiane possono essere sfruttate? Perché i bambini non italiani possono essere venduti?
Qualche giorno fa Monica Cirinnà ha twittato che auspica una regolamentazione per una “GPA” etica (?!?), noi invece auspichiamo carcere duro per chiunque sponsorizzi, organizzi e sfrutti la barbara pratica dell’utero in affitto, chiunque sia, in qualunque modo lo faccia, tanto le coppie eterosessuali quanto le coppie omosessuali.

Sul Referendum spendo un po’ di parole in più.
Molti ci hanno accusato di volerci vendicare con Renzi ma la vendetta non rientra nelle nostre consuetudini. Insomma, visto che lavoriamo tutti gratuitamente per la difesa del futuro dei bambini, sarebbe da folli pensare “questa riforma è una riforma bellissima, che aiuterebbe l’Italia ma, siccome mi sta antipatico Matteo, mando all’aria tutto il lavoro che abbiamo fatto per la nostra Italia”.
La realtà è che questa riforma è un “mappazzone”, scritto male e soprattutto pericoloso.
Tutti i temi a noi cari tra cui libertà e priorità educativa dei genitori, utero in affitto e adozioni alle coppie dello stesso sesso, sono veicolati in Italia attraverso una spinta internazionale senza sosta. Per farti un esempio la legge Scalfarotto, le unioni civili e il gender nelle scuole sono “indicazioni” arrivate in Italia da numerose risoluzioni del Consiglio dei Ministri d’Europa fatte per far cadere gli argini italiani.
Renzi poi ha già dimostrato di essere particolarmente sensibile e influenzabile da queste spinte internazionali, tanto che, per esempio, per far passare le unioni civili ha stravolto l’iter legislativo imponendo il voto di fiducia ad entrambe le camere pochi mesi dopo avere promesso che non l’avrebbe fatto su una legge così delicata.
Con una riforma che rafforza i poteri del governo senza predisporre adeguati contrappesi istituzionali, aumenterebbe solo la subordinazione del nostro Paese alle centrali europee e americane. Queste centrali non hanno alcun interesse a difendere il ruolo della famiglia naturale, anzi, vorrebbero imporre il progetto della “libertà senza limiti”, di un individualismo che porta alla distruzione dell’individuo reso sempre più solo e plasmabile economicamente.
 Ci dicono che l’Italia è fanalino di coda sui diritti mentre noi siamo fieri di essere faro di civiltà; lotteremo finché ne avremo la possibilità per non far crollare gli argini.

 

In che modo vi state muovendo?

Gender: in primo luogo stiamo informando i genitori su come riconoscere i progetti pericolosi, su come affrontarli se dovessere essere proprosti ai figli e quali strumenti usare cercando di mantenendo una significativa e necessaria alleanza con la scuola. Per questo stiamo per inviare a tutta la nostra mailing list (per iscriversi visitate il sito www.generazionefamiglia.it ) uno strumento che speriamo possa facilitare questo compito dei genitori: piantare argini si può, vi consiglieremo come!; in secondo luogo, assieme al Comitato Difendiamo i Nostri Figli (di cui siamo membri fondatori), stiamo lavorando ai fianchi il Ministero perché riconosca lo strumento del consenso informato e perché assicuri attività alternative dignitose a chi non vorrà che ai propri figli venga insegnato ciarpame ideologico: stiamo attendendo al varco le famose linee guida per l’articolo 16 della Buona Scuola (quello che veicola il Gender).

Continuiamo a percorrere tutta l’Italia, insieme agli altri amici del Comitato, con conferenze, sia sulla famiglia, che sulla scuola, che sul Referendum.
Continuaimo a stare in stretta connessione con tutte le realtà internazionali con cui condividiamo gli stessi valori.
A ragione di ciò ne approfitto e chiedo a chi ancora non lo avesse fatto di firmare questa importante petizione Europea: servono un milione di firme per presentare la richiesta di definire, in tutte le direttive della Commissione Europea in materia, il matrimonio come unione di un uomo e una donna e la famiglia fondata sul matrimonio o sul legame generazionale! Firmate e fate firmare il più possibile: http://www.mumdadandkids.eu/it !

 

Che cosa può fare chi fosse interessato a darvi una mano?

Per essere informati sulle nostre attività, iscrivetevi alla newsletter (per iscriversi www.generazionefamiglia.it) e seguite le pagine Facebook e Twitter di Generazione Famiglia – La Manif Italia! Sul sito, già citato, nell’apposito spazio potete trovare i numerosissimi circoli territoriali, a cui fare riferimento! Se non trovate il circolo e desiderate darci una mano, scriveteci a segreteria@generazionefamiglia.it, dicono che la responsabile circoli sia antipatica, ma non abbiate paura!

È importantissimo che ciascuno di noi informi le persone di quello che accade: prendete un caffè con il vostro vicino e raccontategli ciò che viene insegnato nelle scuole e ciò che significa la pratica dell’utero in affitto! Piano piano, ciascuno nel proprio, riusciremo a togliere questa coltre di fumo che nasconde e mistifica la realtà!

Se invece non avete un secondo di tempo, ma avete tantissimi soldi e non sapete proprio come spenderli, potete farci una donazione (tra l’altro da quest’anno si possono scaricare dalle tasse! ;)), pensare a noi quando compilate il 5 per mille o semplicemente riempire parenti e amici a Natale con regali con il logo della famiglia, che trovate sul nostro sito di e-commerce ww.vestilafamiglia.it!

 

I rapporti con chi vi attacca in maniera più pesante?

Personalmente non vivo gli attacchi, anche quelli più volgari o violenti, come attacchi personali. Mi rendo conto che siamo in un mondo abituato a svilire le persone, piuttosto che a discutere le idee. So che siamo abituati a questo e me ne faccio una ragione, anche se cerco di avere un rapporto franco ma sereno con tutti. Non mi sento neanche di accollare le violenze di pochi a tutti. Sono certa che molti dei miei detrattori non siano d’accordo con chi mi ha augurato più volte “morte lenta e dolorosa” o “stupro di gruppo”. I cretini stanno da una parte e dall’altra. Tutto qui. Sicuramente, nostra (di noi un po’ più in vista del movimento pro family e di chi è dall’altra parte) la responsabilità di riportare lo scontro sul piano in cui dovrebbe avvenire: uno scontro tra due antropologie contrapposte che mai e poi mai può diventare uno scontro persona vs persona. Non ho nulla personalmente contro (niente, è la grande nominata di questa intervista ;)) Michela Marzano, o contro Monica Cirinnà, come spero che loro non abbiano nulla contro di noi. Dobbiamo essere in grado, entrambe le parti, di uscire da questo stile derby, e provare a cercare un confronto, anche duro, ma adulto e sano.

Quando si avvicinò il Family Day scrissi su Facebook ad Aurelio Mancuso perché stava ingiustamente esasperando i toni man mano che ci avvicinavamo al 30 gennaio. Gli chiesi di restare sul piano dello scontro culturale. Gli ho chiesto di smetterla con la strategia #caciaratime (accusandoci di omofobia) e di restare sul tema del giorno: ogni bambino ha diritto a una mamma e un papà. Questa modalità di fare confusione di far credere che la nostra mobilitazione sia contro le persone, è triste e fa male proprio a quei ragazzi gay che Mancuso brandiva contro di noi. Io ricordo, come fosse ieri, che la settimana prima del Family Day, proprio dopo le dichiarazioni stolte e distorte di Mancuso, non dormii, pensando a quel ragazzo, sedicenne magari, omosessuale che credendo a Mancuso avrebbe pensato che il 30 gennaio centinaia di migliaia di persone si sarebbero unite per odiarlo. Sembrerebbe quasi che a volte si cerchi il piano “del bagno di sangue”. Ecco questo a me un po’ disorienta, fa soffrire, se posso permettermi di fare la donna, e ammetterlo.
La fatica, mia, di Jacopo e Filippo, e che speriamo sortisca frutto, è quella di riportare il confronto sempre lì dove nasce e non farsi incastrare in questa guerra persona vs persona che oltre a non essere costruttiva è combattuta sulla pelle dei ragazzi. (Oh Mancuso lesse e mi scrisse che non avrebbe speso tempo a rispondermi, io che sono ottimista spero che anche lui abbia passato la notte in bianco a pensare, come me! ;))

 

Durante il Family Day del 30 gennaio, in un cartellone c’era scritto “Ruiu Sposami”. Alla fine hai conosciuto l’autore?
Ah sì? Non me ne sono accorta! 😉

[Guarda in realtà non solo non me lo sono fatta sfuggire, ma per evitare che si possa dire che quelli del Family Day sono dei quaquaraquà, ora sarà obbligato anche a mantenere la parola data. Eh…. mica miciomiciobaubau! ]