Oggi, festa della Madonna del Rosario, è anche l’anniversario di matrimonio dei nostri amici Nicolò e Giulia (in foto qui sopra)!!! Siamo legati a loro per tanti motivi, fra cui Medjugorje e il libro che Giulia ha pubblicato nella collana UOMOVIVO, a cura dello pseudo chitarrista: Guida bioetica per terrestri. Da Fulton Sheen al cybersesso. Di seguito vi proponiamo un breve ma densissimo estratto. 

Giurare fedeltà davanti al sacrificio della Croce significa protendere alla permanenza definitiva; esser-ci qui ed ora in eterno nonostante tutto ciò che sei, sarai e diventerai. Questo è il sì per cui “vale la pena” letteralmente: tu marito, tu moglie, «giogo soave» o spada di Damocle, varrai tutte le pene che sceglierci comporterà, qualunque sarà causa di sofferenza, essa risponde alla consapevolezza appesa all’ingresso della nuova Casa abitata col matrimonio, di Colui che lì ha espiato per la miseria dei suoi figli.

Quando la tempesta arriverà, turbando i cuori di timori, insicurezze, paure fa, caro marito, che il tuo risollevarti sia anche il mio e io mi occuperò che il mio sia anche il tuo. Quando le turbolenze ci chiederanno prova del nostro amore coniugale, della nostra fede che oggi ha sigillato una misera promessa umana, che essa sola nulla potrebbe, ti prego, caro sposo, ti prego fratello e amico, di invitarmi a guardare la croce: ce lo siamo detti più volte che le nostre mani in questo giorno sono fuse sulla croce che abbiamo deciso di abbracciare, sull’amore più grande che in lei si fa memoria, quello di dare la vita per amore. Così, la mia preghiera è la promessa di un impegno a levare lo sguardo, sapendo che la tentazione di abbandonare l’uno o l’altro magari quando malati, burberi o banalmente un po’ meno carini, sarà in realtà la tentazione di abbandonare la Croce. Inginocchiamoci insieme davanti a questo Amore, mai stanco dei nostri errori, pronto a perdonare la nostra tiepidezza. So che un simile impegno abita il tuo cuore e per questo non temo nulla, grande è la fiducia e con essa la speranza che ho riposto nella nostra unione, nuova alleanza, nuova Casa. (Estratto di un articolo di Giulia inserito nel libro ma pubblicato anche da Famiglia Cristiana: lo trovate intero a questo link).

Con la contrizione dell’Io riusciamo ad accedere all’oasi desertica che può refrigerarci nel pellegrinaggio familiare, elevando i doveri positivi della scelta totalizzante di farsi carico reciprocamente della sofferenza sulle spalle della prova, inclusa nel pacchetto nuziale giurando fedeltà nel bene e nel male. Certo, nessuno ammette sia facile, anzi ci chiede di essere funamboli sospesi sul vuoto di bivi laceranti la coscienza, contro i quali si scagliano l’ego e l’istinto di proseguire l’autostrada diritta del godimento “vivi e lascia vivere”, evitando i tornanti nauseabondi. Eppure l’equilibrio si fa precario perché quando ci prepariamo al matrimonio non educhiamo la nostra persona al sacrificio; alla conversione del patimento in offerta, possibile solamente con la grazia trasmutativa del dolore in abitacolo caritativo. D’altronde, per quale ragione storie di vita vissuta nella santità, come quella di Chiara Corbella Petrillo e suo marito Enrico, ci commuovono e tolgono il fiato mettendo in discussione ogni cellula del nostro organismo, trainando alla luce del sole le più recondite angustie da combattersi in un pugilato contro noi stessi? Perché sono la testimonianza che l’oblazione è possibile, a disposizione di tutti. E la donazione è sconvolgente.

Giulia Bovassi, “Guida bioetica per terrestri”

Nuovo video della cantante dei Mienmiuaif sul suo canale YouTube! Lo trovate a questo link 🙂

Vi presento la mia amica Giulia Bovassi, una giovanissima sposina di Padova che dedica la sua vita alla bioetica. Da una prima laurea in filosofia ha avuto il coraggio di fare un passo in più verso la bioetica, che ha studiato a Roma, dove ha scoperto che filosofia, etica e medicina possono essere in sintonia con la fede. Ora è ricercatrice, insegna, è autrice di articoli e libri per importanti università e per l’UNESCO. È suo il libro che tengo nelle mani: Guida bioetica per terrestri. Una guida rivolta a tutti che aiuta ad approfondire temi come la castità, la contraccezione, la fecondazione assistita e molto altro. Giulia ne sa a pacchi!!!!

Anita

Trovate Guida bioetica per terrestri di Giulia Bovassi su Amazon a questo link

Nuova uscita per la collana UOMOVIVO, di cui lo pseudo-chitarrista dei Mienmiuaif è curatore. Si chiama Guida bioetica per terrestri. Da Fulton Sheen al cybersesso, di Giulia Bovassi, giovane filosofa e bioeticista, research scholar della Cattedra UNESCO in Bioetica e Diritti Umani di Roma.

Il libro è un viaggio nell’indagine bioetica rivolto a chiunque, anche ai non addetti ai lavori, e affronta vari temi, fra cui: sessualità, fidanzamento, matrimonio, contraccezione, aborto, fecondazione, etc., approfondendo la figura dell’arcivescovo e telepredicatore americano Fulton Sheen.

Abbiamo rivolto alcune domande all’autrice.

Perché una “guida bioetica per terrestri”?

L’idea di questo libro è nata da una constatazione molto semplice, ma decisamente forte: la bioetica interpella tutti e noi lo sappiamo, senza saperlo! Moltissime persone non conoscono il significato del termine “bioetica” perciò faticano ad avvicinarsi quando ne sentono parlare; viceversa, chiunque ha una propria immagine mentale, un pensiero o un fatto che riconduce alle sue tematiche. Bioetica è l’esperienza della vita. Di questo sono stata testimone durante lezioni/conferenze in varie città del nostro Paese: mentre trattavo di aborto, fecondazione assistita, sessualità, convivenza molto spesso nel volto di qualche uditore trasparivano una sofferenza oppure, al contrario, un forte stupore e grande attrattiva. L’idea del libro è far sì che durante la lettura – senza pretesa di esaustività – il lettore possa sentirsi accompagnato nelle fitte chiome di questi dilemmi, così da poterli approfondire. Per certi versi l’aspettativa è che possa essere una sosta rigenerante, ma non pacata. Non è certamente un volume impostato per soli addetti ai lavori, anzi: lo scopo è far uscire la bioetica dalla nicchia accademica e renderla afferrabile… per terrestri!

Come hai conosciuto la figura di Fulton Sheen e cosa c’entra con la bioetica?

Fulton Sheen mi ha travolto come un treno! Mi sono imbattuta in questo formidabile telepredicatore statunitense mentre leggevo un articolo in cui si parlava del fidanzamento, dove all’interno era riportata una citazione tratta dal suo testo Tre per sposarsi, che è poi il capolavoro che accompagna la riflessione del mio libro. Ho incrociato il pensiero di Fulton Sheen durante il mio periodo pre-matrimoniale, dopo aver già terminato il corso fidanzati con mio marito, al quale ho espresso il desiderio di leggere l’opera dell’Arcivescovo prima del nostro matrimonio. Era davvero difficile trovarne qualche copia, ma il marito è riuscito a recuperarne una che è stata un autentico secondo corso fidanzati che ha rinvigorito il desiderio di diventare una famiglia cristiana cogliendone il significato più autentico. Ciò che adoro di lui è la schiettezza nell’insegnamento teologico morale: come dimostro nel mio libro, amarsi è anzitutto una scelta verso l’unicità. Questo fa dell’altra persona un compito e un dono da custodire. Da qui si innesca una comprensione della famiglia e della sessualità che è direttamente collegata alla verità della famiglia quale culla della Vita. Ecco perché F. Sheen ha a che fare con la bioetica: decidersi per la nuzialità non è indifferente a ciò che siamo, uomini e donne, creature amate.

Tanti i temi “scottanti”: dalla castità prematrimoniale al cybersesso…

George Orwell diceva che “per vedere cosa c’è sotto il nostro naso occorre un grande sforzo”… incontestabile! Oggigiorno viviamo un periodo storico in cui la condizione umana, la sua natura, il significato antropologico e l’etica sono diventati obsoleti. Non ci è concesso spazio per poter parlare di ciò che il pensiero unico non vuole diffondere; occorre creare da sé (finché sarà possibile) la libertà che ci spetta di diritto di dissentire da soluzioni “comode” o “politicamente corrette”. Perciò sì, tocco argomenti come l’aborto post-nascita o, appunto, il cybersesso per tracciare la partenza di un pendio scivoloso che ancora non vede la fine eppure, nel tragitto, può interrogarci soverchiando tutte le pare-certezze che la società di oggi continua a propinarci. A volte, fare i conti con pensieri estremi ma esistenti (paradossalmente anche nel mondo accademico) aiuta a non lasciarci cuocere dentro un pentolino d’acqua tiepida appoggiata su un fuoco vivo, evitando di finire lessati senza accorgercene. Come diceva il saggio G. K. Chesterton: gridare a danno fatto è sempre troppo tardi.

Perché leggere un libro di bioetica ai tempi del coronavirus?

Purtroppo quello che sta colpendo tutto il territorio nazionale affligge e comporta situazioni di solitudine per tutela di noi stessi e degli altri. Penso però che solitudine non sia sinonimo di “isolamento”: possiamo dover stare soli per un certo periodo, dissociati dalla società, dai nostri vicini di casa o colleghi di lavoro, insomma da una moltitudine di incontri potenziali ai quali reagivamo più o meno con indifferenza, ma non essere isolati. Ebbene, sostengo che un libro possa essere un modo per riempire questo stato d’animo tormentato e affaticato dal dolore che ci avvolge e che, allo stesso tempo, ci possa interrogare profondamente su chi siamo davvero. Per quanto chiaramente non inerenti al contesto virulento che stiamo combattendo, tutti i temi trattati parlano della nostra fragilità, perciò hanno a che fare con questa memoria riemersa in tutta la sua crudeltà a causa della pandemia. La differenza è che, mentre ora si fatica ad avere occasioni di approfondimento e scambio, un libro il cui autore è “raggiungibile” è sicuramente un mezzo per stare assieme a qualcuno e ascoltarci vicendevolmente. Un ponte di umanità.

Il libro è su Amazon (ordinabile, presto disponibile) e nello shop di Berica Editrice in versione cartacea, Kindle ed ePub

Niente è più attuale di una cosa eterna #11 – Giuseppe Signorin

Si avvicina il Natale e in fondo al tunnel di black friday, idee regalo, promozioni, stress, polemiche, freddo e tante altre cose belle, dovremmo cercare almeno di intravedere la Luce del protagonista di questo avvenimento, che si ripete ogni anno ma che non basta una vita per poterlo capire fino in fondo: Dio che si fa bambino. Dio che entra nella storia. In punta di piedi. Nascosto. Fragile. Ma con una mamma e un papà. La prima immagine di Dio nella storia, infatti, è in mezzo a Maria e Giuseppe, i suoi genitori. La prima immagine di Dio nella storia è trinitaria. L’incarnazione avviene nella relazione: Gesù Bambino con la mamma e il papà. Non c’è Dio senza Tre. La Sacra Famiglia è l’icona di questo Dio meraviglioso e trinitario, una sola sostanza per tre persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. La Trinità. Amore allo stato puro. Amore indivisibile.

La Sacra Famiglia, e le famiglie che nel diluvio contemporaneo cercano di stare a galla come tante piccole arche di Noè (a cui abbiamo dedicato la canzone Arca di Noè), rappresentano oggi la Trinità in missione. Diceva san Giovanni Paolo II, in un’omelia del 1988 indirizzata ai neocatecumenali: “La notte di Natale è questa notte in cui la realtà del Dio-comunione, unità della divinità, unità assoluta, unità della comunione viene avvicinato alla nostra mente umana, ai nostri occhi, alla nostra storia e diventa visibile. […]. Attraverso questa povera realtà della nascita del Signore, del presepe, della notte di Betlemme, di Maria e di Giuseppe si rivela il grande mistero della Trinità in missione. […]. Ogni famiglia umana, ogni famiglia cristiana, si trova in missione”.

Ogni famiglia è in missione ed è trinitaria. Anche una famiglia che non ha il dono dei figli: ci sono i due sposi e poi c’è il loro amore, che è distinto da loro, è una cosa a sé, in grado però di unirli. I figli sono l’amore incarnato, ma quell’amore, quando ha il suo centro e la sua fonte in Dio, sussiste ugualmente, figli o non figli. Ho letto qualcosa a riguardo in un bellissimo libro, Tre per sposarsi, di Fulton Sheen, arcivescovo, scrittore e predicatore televisivo americano che sarà presto beato (il 21 dicembre di quest’anno è prevista la cerimonia). Dell’archbishop Sheen, restando in tema, aggiungo un altro paio di perle: “Tre elementi occorrono a produrre l’amore nei cuori: l’Amante, l’Amato e l’Amore”. “Che le nazioni, i cuori e i focolari sappiano che l’amore non tanto consiste nel dono di se stessi ad altri, quanto nel dono che entrambi gli amanti fanno di sé a quella Passione scevra di passioni che è Dio”.

L’archbishop Sheen il cui cognome, secondo Google Traduttore, significa “lucentezza” e può davvero aiutarci – pregandolo, leggendolo – a superare indenni l’overdose di black friday, idee regalo, promozioni, stress, polemiche, freddo e tante altre cose belle che rischiano di oscurare completamente la Luce trinitaria verso cui dobbiamo tendere in queste settimane di avvicinamento al Natale.