Qualche immagine e qualche scambio di battute della presentazione del libro UOMOVIVO “Il centuplo quaggiù. Adozioni internazionali e tanta Provvidenza”, di Laura Debolini e Filippo Fiani, avvenuta ieri sera a Roma nella Parrocchia di San Giuseppe al Trionfale, andato in onda sulle frequenze di Radio Mater e organizzato da Pro Sanctitate.

La Fiani Family resterà a Roma qualche giorno per altri incontri: 

■ 21 aprile Acilia – Roma
Libreria “La Tenda” – Ore 10.30

■ 21 aprile Roma
Apertivo con gli autori da “Il Gianfornaio” – ore 18.00

Filippo: “Durante il fidanzamento è importante affrontare il tema della maternità e della paternità”.

Laura: “I figli sono tutti in affido perché sono figli di Dio”.

Filippo: “In una mattinata di febbraio, dopo l’adozione di Samuèl, Laura si accorge di essere incinta… È stato l’inizio di un’avventura”.

Filippo: “Siamo esseri relazionali e la famiglia è il posto dove i dolori si dividono e le gioie si sommano… se crediamo che viviamo un matrimonio con Cristo, le prove si superano”.

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Nato dopo un'”apparizione” in una chiesa di Roma, “Il centuplo quaggiù. Adozioni internazionali e tanta Provvidenza” è uno dei titoli della collana che “curiamo” per Berica Editrice, “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio”. Un libro pieno di risate e lacrime. Abbiamo fatto qualche domanda agli autori, Laura Debolini e Filippo Fiani.

Perché un libro sulle adozioni internazionali?

Laura: Perché, come dice Giovanni nella sua prima lettera, quello che abbiamo visto, sentito, sperimentato, noi ve lo annunciamo! E noi abbiamo visto, sentito e sperimentato che aprirsi al dono della fecondità, al bello di diventare genitori accogliendo un figlio che viene da lontano, aveva bisogno di essere raccontato. Troppe volte si sente solo parlare di adozione come un “problema” con un alone di tristezza e rassegnazione intorno che non fa giustizia a questi figli “che una cicogna un po’ sbadata” aveva consegnato dall’altra parte del pianeta.

Filippo: Perché l’adozione è qualcosa che fa parte della nostra vita e che farà parte della vita di sempre più persone. Dati alla mano, il rapporto tra figli adottati e figli nati sta aumentando notevolmente nonostante ci siano pressioni contro questa pratica lodevole e filantropica. Vogliamo ridimensionare il “mostro” che viene presentato e infondere coraggio a chi dovrà affrontare questo percorso, rassicurando sul fatto che le muraglie insormontabili che appaiono all’orizzonte sono solo questioni di prospettiva.

A chi vi rivolgete?

L: A chiunque voglia riflettere sul tema della genitorialità, della fertilità e fecondità di coppia. A chiunque si sente in dovere di aprire bocca sull’argomento senza saperne assolutamente nulla. Ma soprattutto a chi vuole costruire la propria famiglia aperta a quei figli che Dio vorrà donare loro e che hanno bisogno di pensare a come possono arrivare. In generale ci rivolgiamo a tutte quelle coppie che dovranno, volenti o nolenti, affrontare il tema della sterilità, viste le statistiche in aumento. Questo testo, serio ma anche ironico, vuole essere uno spunto di riflessione. Può essere anche un aiuto a chi si trova nella condizione di accompagnare i fidanzati in preparazione al matrimonio, parlando di apertura alla vita e di moralità di determinate scelte.

F: Sì, quello è il target dei lettori, ma il libro è stato scritto anche con l’intenzione di denunciare in modo soft alcune lacune del sistema e il tentativo di stravolgere la legge a favore dell’egoismo che alcuni adulti mostrano nel pensare di poter ottenere dei figli come single o come coppie dello stesso sesso. La legge tutela il minore e va bene così, è lui che deve ritrovare una famiglia integra e possibilmente stabile, né super, né menomata. Quindi il libro è stato scritto anche per gli addetti ai lavori e per i legislatori, perché capiscano che il buonismo non fa il gioco degli orfani.

Perché uno stile umoristico per parlare di questi temi?

L: Perché il serio già ce lo mettono certe facce che si incontrano durante il percorso, noi vogliamo alleggerire senza essere superficiali un discorso che altri tentano di far diventare gravoso, pesante, tanto da essere improponibile e impercorribile.

F: È umoristico perché noi siamo stati e siamo allegri, non potevamo omettere le scene realmente comiche che nonostante tutto si sono verificate in questi viaggi. Insomma le situazioni erano gravi ma non serie.

Come sta andando questa missione di coppia in giro per l’Italia? Cosa vi colpisce di più?

L: Andare in giro è una bellissima occasione per ritagliarsi un tempo per noi senza figli (il che parrebbe una contraddizione visto il tema del libro). Gli inviti stanno arrivando da tante parti, non ci saremmo mai immaginati un tale successo. Ci colpisce l’interesse che dimostrano le persone attraverso le domande che vengono fatte a ogni incontro, ci colpisce quanto questo tema sia ignorato, soprattutto negli aspetti più tecnici, e la speranza che riusciamo a dare ad alcune coppie solo per il fatto di dimostrare che “si può fare”. Spesso chi viene ad ascoltarci perché vuole intraprendere il cammino dell’adozione ha proprio bisogno di “compagnia”, di un suggerimento e il fatto che venga da noi dimostra la loro totale solitudine, almeno nell’ambito dell’adozione, quindi manca l’intervento dei servizi sociali.

F: Bene, bei viaggi, cene gratis, tanti amici e di conseguenza alcuni nemici. Stiamo entrando a pieno titolo nell’elenco degli omofobi più pericolosi d’Italia perché sosteniamo che un bimbo, a maggior ragione se abbandonato, abbia bisogno di una madre e di un padre, una femmina e un maschio. Ma era da mettere in conto, se volevamo piacere a tutti avremmo dovuto scrivere un libro sulla Nutella.

Filippo, è vero che sei apparso ai curatori della collana UOMOVIVO!? (Ciò è avvenuto lo scorso anno, in una chiesa di Roma, dove per la prima volta i Mienmiuaif videro il sig. Fiani. A dire il vero fu la cantante a vederlo per prima e disse allo pseudo chitarrista: “Ho visto Fiani”. A quel punto lo pseudo chitarrista si girò e vide anche lui il sig. Fiani. Poi la visione si trasformò in conversazione e quello fu l’inizio della fine… Nota degli intervistatori).

F: Gli altri Santi erano impegnati in una riunione sindacale riguardo i turni di lavoro (che in Paradiso sembra durino un’eternità) e c’era bisogno di dare un segno divino, tangibile, per i Mienmiuaif – noti in tutto il mondo come il duo con l’anello. C’è rimasto da capire se aver mandato me significa approvazione o disapprovazione…

L: In compenso io li ho visti (lui e signora) apparire a casa nostra! Più volte!

 

 

Due bellissimi post su FB che Silvana de Mari ha dedicato ai temi dell’aborto e dell’adozione, parlando anche del libro “UOMOVIVO” di Laura Debolini & Filippo Fiani “Il centuplo quaggiù. Adozioni internazionali e tanta Provvidenza”, edito da Berica Editrice

Tra le traccie, con la i, della maturità di quest’anno spiccano i versi di tale Caproni, poeta di rara mediocrità, ma che odia l’uomo, il solito ateo depresso, e non ci sono limiti alla mediocrità: se odi l’uomo sei cool, vai bene. Nei suoi discutibili versi l’uomo è visto come il parassita del pianeta. Quando morì Stalin (era il 1953, quando sono nata io) quel gioiello di giornale che era L’Unità titolò “È morto uno dei più grandi benefattori dell’umanità”.
Gesù Bambino, che branco di babbei e la cosa divertente è che sono ancora convinti di essere i migliori.
Noi siamo una cultura di morte.
Il nostro essere una cultura di morte è rappresentato nella nostra terrificante letteratura e cinematografia horror. Il nazismo è stato cultura di morte, il comunismo è stato cultura di morte, l’aborto è il punto più tragico della cultura di morte.
Che le donne uccidano i loro bambini nel loro ventre è qualcosa di tragico dal punto di vista biologico. Sto parlando di biologia, non di religione. Lo scopo di ogni essere vivente è la proprio sopravvivenza e la sopravvivenza della propria prole.
L’aborto è un suicidio differito, uccido la mia prole perché non ho ancora il coraggio di uccidere me. L’aborto è l’eclissi della ragione. Nel bellissimo film Juno una ragazzina rimasta sbadatamente incinta mentre aspetta al consultorio per l’aborto, cambia idea grazie alla coraggiosa voce di una compagna di classe che davanti al consultorio distribuisce volantini e l’informazione esatta che il grumo di cellule ha già le dita e le unghie. Un ginecologo francese distribuì, senza dire una parola, delle scarpine da neonato a un gruppo di donne in attesa dell’aborto. È stato denunciato per violenza privata, e condannato a dieci mesi, ma di quelle donne due hanno cambiato idea, con quel semplice gesto, e hanno messo al mondo i piedini su cui mettere le scarpine. Innumerevoli donne mi hanno detto “perché nessuno mi ha fermato, una sola parola buona in quell’ospedale e mi sarei fermata”.
L’aborto è difeso e blindato, questo è forse la più totale eclissi della ragione. In Francia un post che inviti a non farlo è punito con la prigione. Per chi va davanti alle cliniche a domandare : signora, ci ha pensato bene? Potrebbe avere il suo sorriso, c’è arresto immediato. Sono addirittura censurati i dati terrificanti sulla depressione e la sindrome post aborto, che travolge tutti: la mancata madre, il mancato padre , i mancati fratellini.
Se ci state pensando: cambiate idea!!! C’è un libro bellissimo, scritto da due miei amici, “Il centuplo quaggiù”, amici che hanno avuto il dono di poter adottare due bambini. Un dono fatto da qualcuno che non poteva tenere il suo bambino, ma ha portato in fondo la scelta di vita, ha lasciato andare il bimbo nel mondo, vivo , e questo bimbo ha incontrato Filippo e Laura. Se ci state pensando, fermatevi! Portate fino in fondo e poi, se non potete tenerlo, lasciate andare il bimbo, fatene un dono alla vita.

 

Nel mitico libro “Il centuplo quaggiù” i genitori Filippo e Laura raccontano la difficoltà e la commozione del raccogliere e proteggere un bambino esposto. In ogni borgo esisteva il vicolo degli esposti. Prima che l’aborto fosse un “diritto” gli aborti erano pochissimi e quindi pochissimi gli incidenti da aborto. Nella fantastica storia inventata e raccontata dai movimenti femministi e dal marxismo, cioè dal partito comunista si narra la storia del patriarcato cristiano, cioè la nostra storia, inventandosi che le donne abortivano una volta l’anno e morivano in continuazione di aborto. Quei numeri sono taroccati, come la teoria che Stalin fosse un grande uomo. Il fenomeno esisteva ed era terribile, ma è sempre stato minoritario. Molte donne non potevano allevare i loro bambini, perché erano sole, nubili o vedove, troppo povere, perché quei bimbi erano figli di violenza perché erano passati i saraceni o i lanzichenecchi o i briganti o qualcun altro. E allora i bimbi venivano lasciati in un posto preciso dove c’era la ruota, una ruota orizzontale per metà fuori dall’edificio e per metà dentro, così che in pochi istanti il piccolo sarebbe stato al caldo mentre la mamma scompariva nelle ombre con il suo cuore spezzato, non prima di aver suonato la campana che avrebbe fatto accorrere le suore alla culla. Cercate sulla guida del telefono tutti i cognomi come Esposto, Esposito, Diotallevi: sono tutti discendenti di bimbi non voluti ma salvati, che sono stati poi voluti da qualcun altro, che sono vissuti nella vita, che hanno avuto figli e nipoti e pronipoti e vivono nella storia. Se l’aborto fosse stato legale, quanti di loro sarebbero finiti smembrati (o a volte anche interi mentre ancora si muovono) nel bidone delle garze sporche e tutti quegli Esposto, Esposito e Diotallevi non sarebbero nel mondo. Che perdita di popolazione abbiamo avuto? Che perdita di economia? Che perdita di decenza? Che perdita di compassione?
Chiedo il diritto del piccolo di avere un avvocato difensore, sempre, qualcuno che dica a mamma “signora, si fermi, avrà il suo sorriso”. Stringa i denti, solo per qualche mese, avrà il suo sorriso è lo porterà quel sorriso a casa di qualcuno, di Laura e Filippo, che lo vogliono per sorridergli .

 

Per info sul libro:

info@ilcentuploquaggiù.it

Scheda libro

Sito ilcentuploquaggiu.it


Compratelo da Amazon o da Berica Editrice o chiedendolo in libreria.

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Articolo di Sabino Sabini uscito su La Croce Quotidiano

E niente! (Copyright Fiani) Volevo dirvi che venerdì scorso ho ricevuto il libro “Il centuplo quaggiù” (Edizioni UomoVivo – Berica Editrice) di Laura Debolini e Filippo Fiani. L’ho letto tutto d’un fiato tra sabato e domenica. Fluente, leggero e profondo allo stesso tempo.
Scritto a quattro mani da Laura e Filippo: la prima assennata, posata, solida, riflessiva, mamma a tutti gli effetti; il secondo ironico, sagace, emotivo, impulsivo ma profondo nelle sue riflessioni, classico papà giocherellone.
Che dire! Ho compreso cosa significhi davvero essere genitori adottivi. Ho compreso che i soggetti in causa non sono solo la coppia che adotta ed il bambino (o più bambini). No, è molto di più! La coppia che vuole adottare mette il proprio desiderio di amare un figlio a disposizione di altre coppie che pur avendolo messo al mondo un figlio, pur avendolo fatto nascere piuttosto che abortirlo, non riuscendo a crescerlo lo affidano, tramite apposite strutture, alla prima coppia ritenuta idonea che lo accoglie come fosse il loro ma senza tagliare il legame con il passato, senza demonizzare i genitori naturali ma facendo crescere il bambino (o i bambini) in un corretto equilibrio tra presente, passato e futuro. La parola chiave è “accoglienza” non “possesso”. Lo so, può sembrare scontato, ma a dire il vero non avevo mai considerato l’adozione in questo modo, come tanti mi ero sempre soffermato a considerare i bambini orfani e bisognosi solo come “vittime” di genitori più o meno adeguati cheli avevano abbandonati.
Laura e Filippo con sfumature ed angolature diverse, differenze tipiche del loro carattere, ci fanno percorrere le due esperienze di adozione avute, la prima con Maria Pilar e poi con Samuél, narrandoci con dovizia di particolari, tra fasi colme di ansia ed emozioni contrastanti ed altre ironiche e divertenti, le varie tappe che tra peripezie burocratiche e lunghe attese, li hanno portati ad essere genitori adottivi. Facendomi tra l’altro venire la voglia di andare in Perù! No, sul serio, non scherzo!
Sono rimasto colpito dalla bellezza di questa coppia. Davvero!
Si sono conosciuti alle superiori, Laura è tra le più brave della classe, Filippo cerca di entrare subito in competizione con lei, ma non riesce a superarla in bravura (tranne in informatica) e allora si fa aiutare nei compiti, viste alcune sue lacune. La frequenza si trasforma in affetto, Laura sotto l’influsso dello spirito da “croce rossina”, dice Filippo – io direi con spirito materno, quello stesso spirito che la contraddistingue ancora oggi -, cede alle avances di Filippo. È amore! Durante gli studi seguono la stessa formazione cattolica che li porterà a guardare al futuro come coppia che mette Cristo al centro.
Che cosa grande! Io e mia moglie non abbiamo avuto la possibilità di fare un adeguato percorso comune di formazione e di crescita nella fede e ne ho visto i limiti, così come ho potuto constatare in altre coppie i frutti positivi chequesti percorsi portano nel matrimonio, soprattutto nei momenti della prova.
Laura e Filippo mettendo al centro Cristo sin dal fidanzamento, hanno deciso di impostare la loro vita di coppia con una apertura totale alla vita. “Accoglieremo tutti i figli che il buon Dio vorrà affidarci”. E non solo quelli naturali ma anche quelli adottati o dati in affido temporaneo. Ed infatti sin dai primi anni di matrimonio, i due, accolgono nella loro casa diversi bambini in affido, in attesa di sistemarsi lavorativamente, ma anche con la casa dei sogni che finalmente dopo qualche anno passato in affitto, riescono a metter su, non senza sacrifici e non senza ironia. A proposito Filippo quando verrò a trovarti voglio vedere la tua bara, una delle due che avete comprato e portato a casa perché ne uscirete di lì solo da morti. Voglio vedere gli interni di seta nera e se possibile provarla, hahah!
Ora che lavoro e casa sono sistemati i due possono finalmente coronare il loro sogno di avere dei figli, tanti figli, vogliono una famiglia molto numerosa. Bambini naturali che però tardano ad arrivare, sembrano esserci problemi, la coppia sembra non poterne avere. Ecco la prima grande prova! “Perché a me, Signore?” Ecco la prima tentazione! Abbandonare Dio che non ci ha esauditi, non ha mantenuto la promessa che ci ha fatto prima del matrimonio.
Ma Laura e Filippo, dopo un primo momento di lecito sconforto, ricompongono i cocci confidando in quel Cristo su cui hanno costruito casa, decidono di fidarsi ed affidarsi a Lui, aprendosi ad altre forme di genitorialità, decidendosi per l’adozione di uno o più bambini.
E qui vi lascio al libro senza svelarvi altro se non un “piccolo” inatteso finale: il centuplo quaggiù. Dio compie meraviglie e ci stupisce sempre.
Laura e Filippo lo hanno sperimentato nella loro vita e ce lo raccontano con umiltà, ironia e semplicità in questo bellissimo libro che consiglio di comprare leggere e rileggere ancora.

“Il centuplo quaggiù” – ultimo libro sfornato nella collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio”, edita da Berica Editrice – è una sorta di diario di bordo di una avventura faticosa ma avvincente quale è diventare famiglia adottiva e riuscire – infine – a vedere concretamente l’approdo, cioè l’adozione concreta. La bellezza di questo racconto meditato è data dal fatto che Laura e Filippo mettono a nudo il senso vero dall’accoglienza.

Leggi l’articolo di Davide Vairani uscito su La Croce Quotidiano a questo link.