“Pompelmo Rosa Stories” di Giuseppe Signorin

Cara Pompelmo Rosa,

il narratore di queste storielle, insieme ai suoi lettori (anche se a loro insaputa), ha pensato bene che fosse giunto il momento di svelarti il segreto della felicità. Il mondo quaggiù è al contrario, cara Pompelmo Rosa. Non c’è dubbio quindi che per essere davvero felici occorra fregarsene della felicità. La felicità vera passa attraverso la croce. Non c’è vera felicità senza croce come non c’è vero riposo senza fatica. La vita piena su questa terra è possibile solo con gli occhi puntati verso il cielo, sapendo che siamo solo di passaggio. Allora sì che iniziamo a vivere per il verso giusto.

Dopo questa consolante premessa,  è molto importante una cosa: che tu individui bene la tua croce. Quella vera, non quelle a cui ti affezioni ma che magari non servono a niente. Quale può essere la tua croce, Pompelmo Rosa? Qual è il tuo nemico più intimo? Prova a pensarci. Però attenta: le apparenze potrebbero ingannarti e forse ti hanno ingannata fino ad oggi… Perché la croce potrebbe essere in apparenza bellissima e tu potresti confonderla, non accorgerti che è una croce… In certi casi potrebbe addirittura apparire cool, quasi sexy… Molti lettori a questo punto avranno capito… Forse tu no, perché a volte per capire bisogna distanziarsi un attimino dalle cose e tu sei troppo vicina… 

Può una croce avere le sembianze di un fico? A questo punto della tua vita è una domanda che ti devi porre, perché le cose stanno proprio così. La tua croce, il tuo nemico più intimo, non può che essere tuo marito. Il fico di Pompelmo Fico. Finché non vedrai in lui la tua croce, non potrai capire. Non potrai essere felice e quindi non potrai fregartene della tua felicità. Sappiamo tutti che non è semplice vedere una croce in un essere così fascinoso, ma la verità non può che sorprendere. La tua croce, Pompelmo Rosa, è il fico di Pompelmo Fico.  E tu sei la sua croce.

Lo so, è un mistero, ma è meglio che tu lo digerisca in fretta. Non ci sono scorciatoie per diventare un frutto solo.

 

 

 

“VergoÑati” dal Profeta Amos

Mi stavo giusto chiedendo perché i ragazzi di oggi non siano mai contenti. Esco ogni sera, parlo ogni giorno, infastidisco metà mondo e mi chiedo perché la gente non sia felice.

Puoi “intortare” le persone finché vuoi, ma la faccia e soprattutto gli occhi parlano chiaro e la gente si accorge se non sprizzi di felicità.
E poi ci si racconta storie a se stessi, del tipo “è una cosa che si deve passare per arrivare a capire”, ma a capire cosa? Che stai seguendo una via che non porta a niente?

Citando Forrest Gump, “mamma diceva sempre” (nel senso che mia mamma mi ha sempre detto) che se una strada non rende felici, è il caso di girare le spalle e andare dalla parte opposta.

Il succo, in vicentino, è questo: “se non te sté ben, non ze la to strada” (senza far sentire la “l” perché siamo di Vicenza Est)”.

Poi io da bravo alunno ne ho fatto un discorso filosofico e gli ho dato un nome: “conversione”. Convertire, dal latino convertĕre, che significa «rivolgere, piegare, convertire» – in parole povere girarsi dall’altra parte.

La mia buona madre con una frase così semplice mi aveva spiegato il senso di tutto.

Il problema delle persone in questo momento è che sono così concentrate a guardarsi il proprio naso che non vedono cos’hanno di fronte.

“Il mondo, amici miei, è senza speranza”. Come dare torto a un’affermazione del genere se la speranza ci è stata tolta?
Viviamo in un mondo malatissimo: vivere per certe persone fa male, vi rendete conto? E la società amplifica questa situazione, questa bugia.

Sarà anche un discorso medievale e da illusi per certi ma se al mondo togli la speranza che ci sia Qualcuno che pensa a te, come puoi sopravvivere quando sei solo e pensi di essere nella pupù? Chi chiami?

Una volta, una frase che mi rappresentava bene era “no future for me”, dei Sex Pistols. Ho vissuto parecchi anni con il prosciutto davanti agli occhi, come dice il mio amico macellaio, ma adesso c’è hope!

La fine non è vicina, saluti compagni cattoanarchici!