A questo link trovate il nuovo video della cantante dei Mienmiuaif sul suo canale YouTube “Anita Dududu” (iscrivetevi!!!).

Anita e la sua amica Alessandra provano a dare qualche consiglio su come gustare il tempo di riposo che l’estate concede! Bibbia alla mano… ;).

Anita ne parla da “moglie”, Alessandra da “single” (sì, ragazzi, Alessandra è single, non intasateci l’email per avere il suo numero!!!).

di Pietro Antonicelli, che insieme alla moglie Filomena cura il blog Sposi & Spose di Cristo

Sarà che la bella stagione ormai si affaccia, sarà che il nostro amico Rocco, che insegna Farmacia all’Università, ha stupito sotto i miei occhi un gruppo di donne preoccupate per la prova costume. Sarà che tra poco si va al mare e io temo di dimenticarmi della vita eterna per pensare ai gelati da comprare alle mie figlie e alle birre da tenere al fresco… sarà tutto questo – forse – che mi ha fatto mettere sullo stesso piano due ambiti paralleli della vita, almeno… della vita delle donne: Salvezza e Somatoline (noto prodotto sciogli cellulite poco conosciuto dagli uomini che come me hanno mezzo metro di barba… anche sul cuore).

“Che c’azzecca?!” ripeteva l’allora magistrato Antonio Di Pietro agli imputati. E anche io, spesso nel mio quotidiano vivere da comune marito e padre, mi sento imputato. Di cosa? Di questo, di quello… di tutti quei pensieri, parole, opere e omissioni di cui mi nutro fin dal risveglio.

“Ma sai come funzione la Somatoline?” dice all’improvviso il prof. Rocco alle donne astanti. “Contiene due principi attivi: la levotiroxina e l’escina… Non so se vi è mai capitato di mettere delle palline di vetro in un sacchetto, riempendolo tutto e tastandolo vi accorgete che è tutto ‘curve curve’… La Somatoline vi unisce le palline, in questo caso di grasso, e vi si riduce l’effetto ‘curve curve’ delle molteplici palline, ma vi resta un’unica pallottola di grasso e l’effetto è liscio…”

Con la coda dell’occhio leggevo tanta delusione sui volti femminili che mi circondavano. Un senso di smarrimento ed impotenza si impadroniva delle loro certezze, adesso che qualcuno aveva spiegato loro come funziona la Somatoline.

Ma a tutti, uomini e donne, spesso capita di pensare di essersi liberati di qualcosa definitivamente, e invece eccolo lì, appallottolato, forse meno visibile, ma c’è ancora. È li, e ti guarda, e tu lo guardi… e in questo gioco di sguardi… ti senti ancora al banco degli imputati.

“Che c’azzecca?!” ripete urlando il piccolo Di Pietro nella coscienza, pronto a farti notare che quei pensieri, parole, opere e omissioni non è che sono andate via solo perché hai pensato ad altro, ma sono ancora lì appallottolati come una cellula di grasso che decisamente stona d’estate, specie se come noi abitanti di Crotone vai al mare e ti metti (quasi) a nudo.

Ahi ahi ahi… Come se ne esce? C’è una Somatoline della coscienza che faccia tacere quel diavoletto di un giudice con la toghetta che dice beffardo: “Hai usato qualcosa che è mio e me lo devi restituire!”?

…Cosa cosa? Ho usato qualcosa di tuo? Quando!?

“Quando fai del male, usi sempre strumenti che sono miei… che ti credi? Oi scemo!” (insulta pure sto tizio… e lo fa in calabrese!!!).

Quando ti muove queste accuse, tu provi a scagionarti con stile… e a sproposito cominci a dirgli che hai usato la Somatoline dell’anima, che dimenticherai il male fatto e il male non ci sarà più…

“Oi scemo, la Somatoline non scioglie i problemi, li appallottola. Il tuo sentirti buono e bello non scioglie i tuoi peccati… vedrai che prima o poi i conti non tornano!”

Che si fa? Caro prof. Rocco, mi hai buttato in questo pasticcio fatto di grasso e ora ti chiamo e mi aiuti ad uscirne!

“Pietro, solo una cosa può sciogliere il grasso appallottolato sulla coscienza: il Preziosissimo Sangue di Cristo che è stato versato per te sulla Croce. Vuoi immergerti in questo fiume ricostituente, rigenerante e – dal punto di vista spirituale – veramente dimagrante? Semplice! Vatti a confessare! Quando su di te scende il perdono di Dio, allora il giudicillo spietato non ha più nulla da chiederti e la pallottola di grasso scompare. Ma prima di salutarti voglio dirti una cosa scientifica: guarda che la tua pallottola di grasso spirituale non svanisce nel nulla, poiché questo è logicamente impossibile! Se oggi vai a confessarti e ne sei liberato… è perché quella pallottola di morte se la becca un altro al posto tuo. Ed è lui che paga il tuo debito a quel diavolo di accusatore. E sai chi è questo che si mette al tuo posto e si becca la pallottola?”

“Chi?” rispondo io.

E Rocco, prima di chiudere la telefonata, mi risponde: “Gesù!”.

“Donne dududu” di Anita Baldisserotto

Mie care donne dududu! Come state affrontando l’estate?

Grazie al cielo qui in Veneto la pioggia ha abbassato le temperature e mi sono un attimo ripresa per scrivere un post da vera fashion blogger che non sono :).

I vestiti mi interessano da sempre, ma negli ultimi anni si stanno risolvendo alcune cose nel modo in cui mi ci rapporto.

Sì, perché avere vestiti alla moda ed essere magra per indossarli è stato il mio chiodo fisso per tutta l’adolescenza (e oltre), tanto che (quasi) ogni fine settimana girovagavo per negozi anche solo per guardarli, infilare jeans attillatissimi spesso senza riuscire a chiudere la zip (con colpi mortali alla mia autostima), evitando però l’aiuto di qualsiasi commessa per non dover dire a voce alta la mia taglia o addirittura pronunciare la terribile  domanda: “Mi farebbe provare la taglia in più?”, e poi piangere in macchina con mia mamma o da sola (una volta patentata) nel viaggio di ritorno, invidiare tutte le ragazze magre del pianeta, pensare che loro sì che sono felici, sentirmi inadeguata giudicata e osservata da tutti, mangiare meno carboidrati il giorno dopo e affogarmi nervosamente di cioccolata il terzo giorno.

A tutto questo si aggiungevano problemi alla pelle quali foruncoli su schiena e decolletè più orticaria su gambe e braccia, sicché fino a quando l’abbronzatura non mi guariva/migliorava la pelle mi guardavo bene dall’espormi: e diciamocelo, allora come adesso, trovare qualcosa di decente per restare un attimo coperte, soprattutto in estate, è un’impresa. Sì, è vero, vanno di moda gli abiti con gonna lunga fino a terra ma quasi sempre hanno scollature davanti e dietro che per me sono off limits… Sì, è vero, va di moda il costume intero ma nel 90 % dei casi è sgambato che neanche avessi le gambe di Belen e lo scollo dietro arriva qualche centimetro sopra il sedere (se siamo fortunate) – sono stata nei grandi magazzini, sezione signore, e mi veniva male a pensare a quei modelli su donne normali…

Ci sono ragazze e donne che conosco con vene varicose, smagliature, cellulite, nei che potrebbero diventare maligni se esposti al sole, ma anche donne con un certo senso del pudore che si sentirebbero più serene in abiti un po’ più coprenti… meglio se con un minimo di stile…

La mia corporatura non è esile e questo è stato difficile da accettare, ci ho messo un po’ a capire che ogni marca di abbigliamento decide le vestibilità di ogni taglia a seconda delle sue logiche estetiche: certo le chiamano sempre 38/40/42 ecc oppure S/M/L, ma di fatto la L di Tezenis non è la L di OVS.

Negli anni, gradualmente, sono arrivata a: fregarmene della mia taglia (e magicamente ho iniziato a smettere di mangiare di nascosto con il risultato di dimagrire), divorziare dai jeans (che per almeno dieci anni passati seduta nei banchi del liceo, dell’università e dell’ufficio mi hanno bloccato la circolazione all’altezza dell’utero), evitare lo shopping per mesi e mesi così da usare quello che ho nell’armadio e capire quali vestiti sono necessari, accettare il mio bacino largo che nel caso di gravidanza sarà un piccolo vantaggio nel parto, apprezzare il mio fisico perché è stato disegnato da Dio e Lui mi ama tantissimo tanto da aver creato per me il mio maritino Giuseppe.

Ahn, ho anche deciso di indossare sempre le maniche corte, a tre quarti o lunghe che siano, perché oltre a starmi meglio esteticamente, avendo io braccia robuste ereditate da mio nonno, hanno il vantaggio di essere più adatte alle celebrazioni della Messa che cerco di frequentare ogni giorno – sono due estati che ci provo e non sono mai svenuta dal caldo… – in abbinata a  gonne/abiti (i pantaloni d’estate li sopporto poco) con lunghezza dal ginocchio in giù. Perché? Perché è liberante. Ho avuto almeno il 70 % di sguardi maschili in meno – non mi dite che non vi accorgete quando vi guardano perché noi  donne abbiamo il radar, e per chi è stata in discoteca come me per anni sa “detectare” in 0,6 secondi quanti ragazzi l’hanno notata nella sala. È liberante anche per tutti i discorsi fisici di cui sopra, per cui abiti morbidi e coprenti non mi fanno preoccupare del mio fisico. Sguardo degli altri e sguardo mio rimbalzati su cose più importanti.

Gli sguardi che desidero su di me costantemente sono quelli di Dio e di mio marito. Il mio dovere è essere bella, curata, avere il mio stile, ma in maniera sobria e senza ostentare o provocare.  Il resto sciò, via, che Dio vi benedica ma lungi da me!

Per finire, passo a mostrarvi qualche mio outfit dududu in questi mesi caldi :).

  

 

Vi abbraccio dududu!

Anita

 

Condividiamo un pezzo bello e provocante sulla moda estiva tratto dal blog Una penna spuntata di Lucia Graziano

Ciao amici, io sono Lucia (dite tutti in coro: ciaaaao Lucia!, come si fa agli alcolisti anonimi) e sono l’incubo di tutte le commesse dei negozi di abbigliamento.
 Fin da quando ne ho memoria, compongo il mio guardaroba con un occhio di riguardo verso il sesto comandamento: ho dei miei personalissimi criteri sul concetto di “pudore cristiano”, e mi ci attengo con lo stesso attaccamento con un cui una patella si accozza allo scoglio.
Come se ciò non bastasse, da qualche tempo m’è pure venuta la malsana fissazione di selezionare i miei abiti in base a criteri etici e di giustizia sociale (id est: voglio smettere di alimentare quel mercato della moda low-cost che, pur di abbassare i prezzi, sfrutta i lavoratori del Terzo Mondo manco fossimo nell’era dello schiavismo 2.0).

Capite bene che donna che si auto-impone questi vincoli stilistici, o sta accampando scuse per diventare una nudista, o è inevitabilmente destinata a soffrire.

Casomai qualcuno fosse nella mia stessa barca, e magari pure a corto d’idee,
casomai qualcuno volesse abbracciare più rigidamente il concetto di “pudore cristiano nel vestire”, ma non sapesse da dove iniziare,
casomai qualcuno fosse intenzionato a finanziare brand che producono abiti in maniera etica, pagando il giusto ai lavoratori,
 ecco dunque il mio tradizionale post sul tema “come ha da vestirsi una donna cattolica, d’estate, per rispettare il pudore cristiano senza sembrare una pazza furiosa?”.

Il problema non è da poco.

Se una donna ha deciso, come me, di aderire in maniera rigida ai tradizionali criteri di modestia cristiana, l’estate può essere un periodo difficile. D’inverno, è facile coprirsi in maniera adeguata; ma d’estate, quando le vetrine dei negozi si riempiono di manichini seminudi, può realmente essere difficile trovare qualcosa di adatto.
E, peggio ancora, può realmente esser difficile indossare abiti consoni senza dar troppo nell’occhio – ché essere additati come “la fissata bacchettona che si concia una suora ottantenne” è sgradevole per il singolo e pure dannoso per la causa.
Ebbene: anche quest’anno, a grande richiesta, ecco a voi il tradizionale di suggerimenti dedicati!

Sì vabbeh, ma dopo tutto questo discorso io non ho ancora capito quali sono esattamente questi tuoi fantomatici canoni di modestia cristiana.


In sintesi, io mi vesto tutti i giorni come se stessi per entrare in chiesa. Quindi: spalle coperte; gonne al ginocchio; scollature contenute; niente trasparenze.

E secondo te, una donna che non segue esattamente questi canoni si sta vestendo immodestamente e pecca poiché mette a dura prova la libido maschile?

No, ma sta di fatto che io mi sento a mio agio nell’aderire a queste regole… e quindi, why not?

In questo post non vedo uno straccio di pantalone: sei ideologicamente contraria all’uso di abbigliamento dal taglio maschile?

No, per carità! È che io d’estate soffro moltissimo il caldo, e i pantaloni proprio non li reggo: per me sono off limits da maggio a ottobre.

Ma ti rendi conto dei prezzi dei vestiti che proponi? Ma tu dai per scontato che tutti noi possiamo spendere queste cifre in abitini?!


Come dicevo sopra: da un po’ di tempo ho deciso di acquistare solo abiti che provengono da filiere produttive etiche e solidali, e questo, purtroppo, evidentemente si paga. Personalmente cerco di contenere i costi comprando in saldo o nei grandi outlet online (tipo Privalia o Saldiprivati).
Poi, insomma, i miei sono solo esempi

Vabbeh. Ok. Cominciamo!

 

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“VergoÑati” dal Profeta Amos

Tutti i miei conoscenti sanno che sono un lamento continuo. La mia consorte si sta già abituando alla mia vecchiaia precoce e mi sta accettando così. Quindi potete farlo benissimo anche voi.

Come ogni anziano che si rispetti anch’io urlerei “vergogna” in ogni occasione.
Ovviamente i più colpiti sarebbero i giovani, anche quelli che hanno tre o quattro anni più di me, che comunque sono sempre giovani.

È già un paio d’anni che mi sento in dovere di farlo e anche la mia collega me lo fa notare ogni volta che mi vede guardare fuori dalla finestra. In questi caldi giorni di luglio infatti continuo a guardare attraverso quel quadro trasparente che mi separa dalla realtà, mentre sono chiuso al fresco dell’ufficio.

Come ben sapete la “buona scuola italiana” dall’inizio della sua creazione (almeno penso) ha deciso di donare a quegli uomini sfaticati, chiamati bambini, tre mesi di vacanza, durante i quali hanno la possibilità di rompere le uova a un 24enne anziano come me con i loro schiamazzi.

La sorte ha voluto che la finestra del mio ufficio si affacciasse su un campo da calcio in rovina di proprietà della parrocchia del paese dove lavoro. Ogni anno infatti da metà giugno a fine luglio (spero anche prima) i miei orifizi faringei della tuba uditiva comunemente detti orecchie sono costretti a essere violati per quattro ore ogni mattina.
Il nome di questo gruppo? L’ACR!!!

Da quando sono piccolo non sopporto nessun tipo di gruppo che superiori le cinque unità, ma la vita mi ha obbligato più di una volta a sopportarne anche di superiori alle due cifre. Ma quel gruppo che inizia con “A” e finisce con “R” con in mezzo una “C”, proprio non lo sopporto.
Quella sigla è l’acronimo di “Azione Cattolica dei Ragazzi” ma non ho mai capito cosa c’entrasse quel nome con i cattolici. Ho provato solo una volta costretto da un amico ad andare a una riunione e non ne capivo l’utilità. Avevo sette anni.

Amici cattolici il cristianesimo non è un gruppo di amici che si vogliono bene comportandosi bene e cercando di non uccidersi perché un moralismo li porta a fare quello. Il cristianesimo è un’esperienza, ma se in questa esperienza non viene neppure menzionato il nome di Dio, che cos’è??? Solo un gruppo di ragazzini che vuole rovinarmi le mattine a suon di canzonette, che oltretutto fanno anche schifo.

Pace e vergogna!