“Meteo di coppia” di Daniele Chierico

Se penso all’Amore non posso non pensare alla Fisica. La chiamerete deviazione professionale? Potrebbe essere, ma cercherò di convincervi del contrario… Il primo principio della Termodinamica afferma che l’energia “non si crea, né si distrugge, ma si trasforma”, e non si potrebbe dire allo stesso modo dell’Amore? L’Amore non si crea, né si distrugge, ma si trasforma. Non si crea perché nulla è dell’Uomo se non la sua stessa miseria. L’Amore è un dono e come dono lo possiamo solamente ridonare. L’Amore non distrugge, perché nulla al mondo è in grado di riuscirci, neanche la morte ci riesce. L’Amore si trasforma, è in continua evoluzione, non possiamo racchiuderlo in uno schema, perché la sua fonte, Dio, è illimitata e infinita.

L’Amore è Dio, e Dio non lo si crea. Non decidiamo di amare da un giorno all’altro, di creare l’Amore per l’altro. Quando mi sono innamorato, non l’ho deciso: “Oggi esco di casa e mi innamoro”, e tac mi appare una bella principessa che mi rapisce nel suo castello. Quale uomo potrà dire lo stesso? Ah certo potremmo decidere di scambiare l’Amore per il solo desiderio sessuale e uscire di casa come lupi famelici in ricerca di piacere, ma non riusciremo mai ad innamorarci così come si decide di comprarsi le patatine.

L’Amore è Dio, e un Dio non si distrugge. Non possiamo distruggere ciò che non abbiamo creato, non possiamo decidere da un giorno all’altro che “l’Amore non esiste”. Certo ci sono tante persone che pensano di farlo, che per tante ferite pensano che l’Amore non esiste e che l’odio rende di più. Ma l’odio stesso non è l’assenza dell’Amore, ma un desiderio maggiore di Amore non corrisposto o che ciecamente non siamo riusciti a vedere. Possiamo affermare di non Amare, ma non possiamo dire che l’Amore non esiste.

L’Amore è Dio, e un Dio si trasforma. Dio è un trasformista, lo troviamo ovunque, lo troviamo nell’amore puro e semplice dei bambini, nell’amore di due amici, nell’amore di due giovani fidanzati, nell’amore consapevole di due giovani sposi, nell’amore di una mamma e di una papà per il proprio bambino, nel totale affidamento del figlio verso i genitori, nell’incredibile certezza di due vecchi sposi, nel dono totale di un missionario, nell’infinita bellezza del Creato. Tutto è Amore, anche quel momento in cui con la mia lei litighiamo e, passata la bufera (Attenzione rischio grandine), ci abbracciamo in segno di alleanza. È amore la sofferenza, il dolore, la morte… è amore la gioia, la felicità, la resurrezione.

L’Amore è un mistero, perché Dio è un mistero. Un mistero che si cela nella Croce, in quell’Amore così infinito che arriva a inchiodarsi e dall’alto di quel supplizio gridando ad alta voce ci svela la sua essenza “Perdona loro, perché non sanno quello che fanno”. Io sono qui a scrivere di Amore, ma cosa ne so io dell’Amore, se non un infinitesima parte del suo mistero? Posso solamente dire questo: viviamo l’Amore di coppia, sotto l’ombra di quella Croce. Una Croce che non è simbolo di supplizio, di sofferenza e di dolore, potrete pure confonderlo per questo, e in certi momenti farà bene pure pensarlo, ma la Croce è simbolo di risurrezione, di gioia, di felicità infinita… è un simbolo di un Amore Vero.

“Meteo di coppia” di Daniele Chierico

Il caldo opprimente di questi giorni mi ha fatto pensare a un luogo che ogni uomo nella propria vita deve, primo o poi, visitare: il deserto. Il caldo, le distese di sabbia a perdita d’occhio, la quasi totale mancanza di flora e di fauna (non solo quella “animale”), in una parola: la solitudine. Nella solitudine del deserto perdiamo noi stessi e ritroviamo Cristo. Ritrovato Lui possiamo tornare nella nostra vita quotidiana carichi di nuova energia.

Da fisico, mi piace riassumere i concetti in equazioni matematiche. Pensiamo alla semplice equazione della relatività ristretta di Einstein: E = mc2, dove “E” sta per energia emessa o contenuta in un corpo, “m” per la massa considerata e “c2” per la velocità della luce al quadrato. Bene, ora provo invece a riassumere in un’equazione simile quello che ho spiegato a parole nelle prime righe: E = mC3, dove “E” sta per energia contenuta in noi, “m” per la nostra massa e “C” per la Luce di Cristo al cubo (Padre, Figlio e Spirito Santo).

Come potete vedere sono due equazione semplici ed eleganti ed entrambe hanno portato una novità sconvolgente: una in campo fisico, l’altra nell’intera sfera (fisica e spirituale) dell’umano. In entrambe le equazioni ritroviamo secoli e secoli di studi scientifici e filosofici. Grazie alla “luce” emanata da entrambe possiamo venire a conoscenza di tutti i misteri dell’universo. Sono equazioni essenziali!

Se vogliamo ricavare questa energia quindi abbiamo bisogno di conoscere la sua fonte. La fonte è Dio, che attraverso Cristo arriva a noi sotto forma di Spirito Santo. La massa, anche se fosse molto piccola, moltiplicata per l’infinito ci darebbe infinito, quindi infinita energia. Ma dove lo troviamo questo infinito? Avete presente la notte di San Lorenzo, che guarda caso si avvicina? Se vogliamo guardare le stelle e l’infinito universo, ci allontaniamo dalla città e ci dirigiamo in campagna o in qualunque luogo deserto che sia lontano dall’inquinamento luminoso. Nella vita spirituale dobbiamo fare lo stesso, allontanarci da ciò che può inquinarci il cuore: distrazioni, divertimenti, compiti… che non ci fanno scorgere l’infinito. Se ci riusciamo, se troviamo il deserto nel nostro cuore, abbiamo trovato Cristo.

A volte siamo così assorbiti dalla vita quotidiana da non accorgerci che il livello della nostra batteria è ormai prossimo allo zero. Avete presente i segnali che il nostro portatile ci dà, quando la batteria sta per scaricarsi? Tante volte mi è capitato di dire: “Ancora l’11%, posso lavorare, perché mi avvisa ora?” E puntualmente il pc finiva per andare in stand-by.

Stand-by è l’azione che il pc puntualmente ci obbliga a subire quando non ascoltiamo i suoi avvisi. Qualcosa di analogo succede con Dio. Quando non ascoltiamo i numerosi mayday che puntualmente ci manda, quando addirittura, nella nostra infinita superbia, li rifiutiamo, Lui ci viene in soccorso mandandoci in stand-by. Letteralmente Dio ci spegne momentaneamente! Se abbiamo una relazione malsana, che ci sta portando alla morte fisica e spirituale, Lui ce la toglie; se abbiamo un lavoro, che finisce per bruciare tutto il nostro tempo, rubandoci energie e abbeverandosi del nostro sangue, Lui ce lo toglie. E così stacca la spina a tutte quelle cose che potrebbero finire per portarci alla tomba. Paradossalmente è un Dio a favore dell’eutanasia: non quella che porta la morte, però, piuttosto quella che ridona vita.

Davanti allo stand-by forzato del pc mi capita anche di arrabbiarmi: “Porca miseria… avevo quasi finito!” Ma quanto sono stupido? E così davanti a un Dio che per estremo amore ci spegne momentaneamente, la nostra infinita stupidità ci porta a prendercela proprio con Lui.

Se non cerchiamo il deserto, ecco che allora il deserto cerca noi; proprio come in questi giorni di caldo africano. E allora nella nostra vita di coppia sfruttiamo anche i momenti di deserto, di incomprensione, addirittura di momentaneo allontanamento, perché in quei deserti potremmo trovare Cristo! E se veramente Lo troviamo e Lo accogliamo nel nostro cuore, sarà poi la centrale nucleare da cui attingere energia “fino a che morte non ci separi”.

“Lettere a una moglie” di Giuseppe Signorin

Li ho perduti da quasi un mese, amore mio. Li avevamo scelti insieme: montatura bella robusta, un po’ vintage, marrone, credo, maculata. Con la barba punk di tuo marito, secondo te rossa, poi, erano la morte sua. Ora che non li trovo più, però, qualcosa è cambiato. Sono più a fuoco le immagini che il mio diversamente abile talento fotografico mi permette di scattare, dei volti che incontro per strada, ultimamente. Ma la bellezza dev’essere accessibile anche a un miope senza occhiali. Non può essere solo per quattrocchi.  Anzi. Forse alcune cose le può cogliere solo un miope senza occhiali.  Per esempio la somiglianza che dopo un anno torno a notare fra te e Albert Einstein. Magari non è solo la miopia, anche altro. L’ansia per la prova costume, la tensione continua per la pancetta che ancora non se ne va del tutto, come vorresti tu, ed è troppo vicina ai miei occhi perché scatti la miopia. Non so, amore mio, sicuramente i fattori sono molteplici, ma tu e Albert, ogni estate, vi somigliate tantissimo. Non parlo di cose ovvie, come il fisico: lui era un fisico bestiale, tu hai un fisico bestiale (questa l’ho riciclata al mio collega, l’agender). No, qui siamo su un piano fin troppo scontato. C’è qualcosa di più. La genialità, sì, ma questo aspetto l’avevo già sondato lo scorso anno… I capelli, il sorriso. Fuochino, ma anche qui, già l’anno scorso… Cos’avete in comune tu e Albert, amore mio, quando viene l’estate? Ma soprattutto, cosa c’è di nuovo, quest’anno? Per fortuna, a svelare l’enigma, mi capita sotto gli occhi miopi una citazione dello stesso Albertone: “Difficilmente troverete uno spirito profondo nell’indagine scientifica senza una sua caratteristica religiosità”. Ma se a “indagine scientifica” il tuo maritone/martirone sostituisse “indagine tragicomica dell’esistenza”, amore mio, cosa succederebbe?” “Difficilmente troverete uno spirito profondo nell’indagine tragicomica dell’esistenza senza una sua caratteristica religiosità”. Sei tu! Eccovi, tu e Albert. Due gocce d’acqua. I vostri spiriti profondi, per quanto impegnati in ambiti diversi – lui quello scientifico, tu quello tragicomico – hanno questa caratteristica religiosità in comune. E per capirlo dieci diottrie non servono a niente. Anzi,  proprio la miopia favorita dalla mia capacità (credo ereditaria) di perdere gli occhiali, ha fatto sì che mi accorgessi di questo accordo profondo. Il fatto che voi intuite qualcosa al di là, qualcosa di trascendente… e quindi quell’espressione un po’ così, quei capelli sparati un po’ così… Tutto viene dall’Alto, amore mio, anche le somiglianze fisico-spirituali fra te e Albertone Einstein. Che Dio mi faccia fare certi pensieri solo in certi momenti e non in altri. Ti amo.

“Meteo di coppia” di Daniele Chierico

Parliamo di relatività e subito spunta la faccia stereotipata di quel burlone di Einstein. Il tempo per lui è relativo ed è relativo in considerazione dell’evento: rallenta o accelera in base alla velocità e alla forza di gravità. Ma non sono qui a parlarvi di fisica, per quanto interessante possa essere l’argomento trattato; voglio introdurre invece un mistero ancora più profondo della stessa relatività di Einstein.

Il tempo in Amore cambia in base all’evento considerato, come diceva don Tonino Bello per la nascita di un bambino: “prima un atto d’amore, dolcissimo e breve, poi nove mesi”. In quell’istante di passione, di desiderio e di completo abbandono l’Uomo e la Donna si donano per l’eternità. Quell’eternità che è scandita dallo scorrere del tempo. È il tempo che poi formerà il bambino, l’adolescente e l’adulto.

L’atto di amore è un soffio di vita, impercettibile, discreto e fragile come un seme di quercia, ma solamente il tempo potrà formare l’imponente pianta. La nostra vita è scandita dallo scorrere del tempo. Nel dolore il tempo rallenta, ci sembra che si fermi; la gioia invece dura sempre troppo poco. La gioia è straripante, il dolore è silenzioso; della gioia facciamo partecipi gli altri, il dolore tendiamo a rinchiuderlo nel nostro cuore. Vorremmo scappare dalla sofferenza, vorremmo che quel tempo passasse velocemente. Ecco la velocità!

Nella relatività ristretta di Einstein più acceleriamo, e quindi aumentiamo la velocità dei corpi, più il tempo rallenta. Che ossimoro, che contraddizione. Eppure è quello che accade. Le leggi fisiche-matematiche sono le leggi naturali (attenzione, non della natura – le cui leggi sono l’istinto e il sentimento) e le leggi naturali sono le leggi dell’umano. La relatività è parte di noi e noi siamo parte della relatività. Così come nella relatività lo spazio è legato al tempo, così anche la vita dell’uomo risulta legata. Quante volte vorremmo dilatare e accorciare il tempo a nostro piacere? Due fidanzati vorrebbero dilatare il tempo dell’incontro e accorciare il tempo del distacco.

Ma la velocità dei loro cuori li tradisce, tanto più velocemente batteranno l’uno per l’altro tanto più il tempo passato insieme sembrerà un istante. Un sacerdote un giorno mi disse: “Se sembra che il tempo ti sfugga dalle mani e hai fretta di creare qualcosa, come fosse l’ultimo dei tuoi giorni sulla terra, vuol dire che stai percorrendo la strada nel verso giusto; se invece il tempo ti sembra eterno e vivi la quotidianità nella noia e nel lassismo, fermati, stai andando controsenso” . Chesterton diceva: “Noia e abitudine sono i nemici mortali dell’uomo moderno”.

Una coppia di fidanzati o di sposi che vive la quotidianità dei rapporti, come può non essere raggiunta dalla noia dell’abitudinarietà? Nell’opera di Pirandello “L’uomo dal fiore in bocca”, il Nobel italiano contrappone la vita anemica di un avventore, stressato dalle mille faccende del quotidiano, a quella di un malato terminale. L’uomo dal fiore in bocca costretto a guardare in faccia la morte, riesce a trovare senso e bellezza anche nelle cose più piccole della quotidianità come “la legatura di un pacco” o “la sedia di uno studio medico”. Ogni giorno fa suo un nuovo dettaglio, un qualcosa che il giorno prima gli era sfuggito.

Ecco il senso della quotidianità nella vita di coppia: cercare quel dettaglio, quel tratto nascosto della vostra dolce metà che ancora non avete conosciuto. Cercare l’eccezionale nell’ordinario. Ogni giorno fate questo esercizio, non abbandonatevi all’ovvietà delle cose, non permettete che la vostra vita diventi come una fredda fabbrica, ma siate come il carpentiere che leviga, pialla e batte il legno, e ogni pezzo creato conserva la sua unicità e freschezza, perché la sua mano levigherà, piallerà e batterà il legno in modo diverso rispetto al giorno precedente.

Ogni giorno passato con il mio amore, il mio sguardo per lei non è mai stato lo stesso, ogni uscita (cinema, pub, passeggiata…) li vivevo con la freschezza del primo giorno. Che scoperta, che mistero si celava in ogni attimo passato insieme. È triste vedere tanti fidanzati girare per strada mano per la mano, ma nei gesti sembrano mummie imbalsamate; vederli a cena in un ristorante ma con la morte negli occhi. Dicono che hanno bisogno di cercare nuove emozioni, divertimenti?? Ma quale emozione potrà mai superare un solo sguardo, un solo istante con la persona che più ami al mondo?