Condividiamo questa breve bellissima meditazione della nostra amica Valeria Testa per l’Esaltazione della Santa Croce che si festeggia oggi.

Tempo fa chiacchieravo con un amico e lui a un certo punto mi ha detto che la realizzazione della sua vocazione avverrà solo quando si stenderà completamente sulla croce e la abbraccerà, quella croce unica e solo sua, che il Signore ha scelto per lui.

Per la prima volta nella mia testa si è affacciata un’immagine della Croce diversa, un legno steso a terra, un qualcosa che ci viene presentato, ma che poi siamo noi ad accettare, “abbracciare la Croce” su misura per noi, siamo noi ad abbassarci e ad offrici ad essa. Soltanto dopo veniamo innalzati da terra, noi e la nostra croce.

Croce che non è rassegnazione, ma consapevolezza. Fa male, è senza spiegazione, ma non è fine a sé stessa.
Penso ai momenti della mia vita più carichi di dolore, più duri da superare, quelli che mi hanno vista inginocchiarmi su quel legno ruvido.

È stato proprio allora che ho avvertito più forte la Sua presenza, è stato allora che ho esaltato con le mie piccole croci la Sua, ed Egli ha accompagnato il mio dolore con un dolce profumo.

Insegnandomi che non esiste cristianesimo senza la Croce, perchè essa altro non è che una porta per il Cielo! E io desidero il Cielo!

Ogni volta che cerchiamo di essere felici, che aneliamo alla gioia piena abbiamo voglia di Cielo… Lui ci insegna la strada…

“Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”.

MESSAGGIO URBI ET ORBI DI SAN GIOVANNI PAOLO II – NATALE 1978

1. Questo messaggio lo rivolgo ad ogni uomo; all’uomo; all’uomo, nella sua umanità. Natale è la festa dell’uomo. Nasce l’Uomo. Uno dei miliardi di uomini che sono nati, nascono e nasceranno sulla terra. L’uomo, un elemento componente della grande statistica. Non a caso Gesù è venuto al mondo nel periodo del censimento; quando un imperatore romano voleva sapere quanti sudditi contasse il suo paese. L’uomo, oggetto del calcolo, considerato sotto la categoria della quantità; uno fra miliardi. E nello stesso tempo, uno, unico e irripetibile. Se noi celebriamo così solennemente la nascita di Gesù, lo facciamo per testimoniare che ogni uomo è qualcuno, unico e irripetibile. Se le nostre statistiche umane, le catalogazioni umane, gli umani sistemi politici, economici e sociali, le semplici umane possibilità non riescono ad assicurare all’uomo che egli possa nascere, esistere e operare come un unico e irripetibile, allora tutto ciò glielo assicura Iddio. Per lui e di fronte a lui, l’uomo è sempre unico e irripetibile; qualcuno eternamente ideato ed eternamente prescelto; qualcuno chiamato e denominato con il proprio nome.

Così come quel primo uomo, Adamo; e come quel nuovo Adamo, che nasce dalla Vergine Maria nella grotta di Betlemme: “lo chiamerai Gesù” (Lc 1, 31).

2. Questo messaggio è indirizzato ad ogni uomo, proprio in quanto uomo, alla sua umanità. È infatti l’umanità che viene elevata nella nascita terrestre di Dio. L’umanità, “la natura” umana, è assunta nell’unità della divina Persona del Figlio; nell’unita dell’eterno Verbo, in cui Dio esprime eternamente Se stesso; questa divinità Dio la esprime in Dio: Dio vero in Dio vero: il Padre nel Figlio e ambedue nello Spirito Santo.

Nella solennità odierna ci innalziamo anche verso il mistero inscrutabile di questa nascita divina.

Contemporaneamente, la nascita di Gesù a Betlemme testimonia che Dio ha espresso questa Parola eterna – il suo Figlio Unigenito – nel tempo, nella storia. Di questa “espressione” egli ha fatto e continua a fare la struttura della storia dell’uomo. La nascita del Verbo Incarnato è l’inizio di una nuova forza dell’umanità stessa; la forza aperta ad ogni uomo, secondo le parole di San Giovanni: “ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1, 12). Nel nome di questo irripetibile valore di ogni uomo, e nel nome di questa forza, che porta ad ogni uomo il Figlio di Dio diventando uomo, mi rivolgo in questo messaggio soprattutto all’uomo: ad ogni uomo; dovunque lavori, crei, soffra, combatta, pecchi, ami, odi, dubiti; dovunque viva e muoia; mi rivolgo a lui oggi con tutta la verità della nascita di Dio; con il suo messaggio.

3. L’uomo vive, lavora, crea, soffre, combatte, ama, odia, dubita, cade e si rialza in comunione con gli altri. Mi rivolgo perciò a tutte le varie comunità. Ai Popoli, alle Nazioni, ai Regimi, ai Sistemi politici, economici, sociali e culturali, e dico: – Accettate la grande verità sull’uomo. – Accettate la piena verità sull’uomo pronunziata nella notte di Natale. – Accettate questa dimensione dell’uomo, che si è aperta a tutti gli uomini in questa Santa Notte! – Accettate il mistero, nel quale vive ogni uomo da quando è nato Cristo. – Rispettate questo mistero! – Permettete a questo mistero di agire in ogni uomo! – Permettetegli di svilupparsi nelle condizioni esteriori del suo essere terreno.

In questo mistero si trova la forza dell’umanità. La forza che irradia su tutto ciò che è umano. Non rendete difficile questa irradiazione. Non la distruggete. Tutto ciò che è umano, cresce da questa forza; senza di essa deperisce; senza di essa va in rovina.

E perciò ringrazio voi tutti (Famiglie, Nazioni, Stati, Organizzazioni internazionali, sistemi politici, economici, sociali e culturali) per tutto quello che fate affinché la vita degli uomini possa diventare nei suoi vari aspetti sempre più umana, cioè sempre più degna dell’uomo.

Auspico di cuore e vi supplico di non stancarvi in tale sforzo, in tale impegno.

4. “Gloria a Dio nel più alto dei cieli!” (Lc 2, 14).

Dio si è avvicinato. È in mezzo a noi. E l’Uomo. È nato a Betlemme. Giace nella mangiatoia perché non c’era per lui posto nell’albergo (cf. Lc 2, 7).

Il suo nome: Gesù!

La sua missione: Cristo!

È Messaggero di grande Consiglio, “Consigliere ammirabile” (Is 9, 5); e noi così spesso siamo irresoluti, e i nostri consigli non portano i frutti desiderati.

E “Padre per sempre” (Is 9, 5), “Pater futuri saeculi, Princeps pacis”; e, nonostante che duemila anni ci separino dalla sua nascita, egli è sempre davanti a noi e sempre ci precede. Dobbiamo “corrergli dietro”, e cercare di “raggiungerlo”.

È la nostra Pace!

La Pace degli uomini!

La Pace per gli uomini, che egli ama (Lc 2, 14).

Dio si è compiaciuto dell’uomo per Cristo. L’uomo non lo si può distruggere; non è permesso umiliarlo; non è permesso odiarlo!

Pace agli uomini di buona volontà.

A tutti rivolgo l’invito pressante a pregare insieme col Papa per la Pace, in particolare oggi e fra otto giorni, quando celebreremo in tutto il mondo la “Giornata della Pace”.

5. Buon Natale ad ogni uomo e a ciascun uomo!

Il mio pensiero augurale, pieno di cordiale affetto e di sincero rispetto, si rivolge a voi, Sorelle e Fratelli, che siete presenti in questa piazza: a tutti voi che, mediante gli strumenti della comunicazione sociale, avete la possibilità di mettervi in sintonia con questa breve cerimonia; a tutti voi, che cercate sinceramente la verità; che avete fame e sete di giustizia; che anelate alla bontà e alla gioia. A voi, padri e madri di famiglia; a voi, lavoratori e professionisti; a voi, giovani; a voi, ragazzi; a voi, bambini; a voi, poveri, malati; a voi, anziani; a voi, carcerati, e a voi tutti, che siete nella impossibilità di trascorrere il Santo Natale in famiglia, insieme ai vostri cari.

Buon Natale, nella pace e nel gaudio di Cristo.

Christus natus est nobis, venite adoremus.

Buon Natale, nella pace e nel gaudio di Cristo.

Christus natus est nobis, venite adoremus!

 

(fonte: Vatican.va)

Chi crede in Cristo e nella Sua Chiesa e magari ha studiato un po’ la Scrittura o è stato a Medjugorje o in altri luoghi mariani e ha cercato di approfondire e capire i messaggi che Maria sta lanciando con insistenza da un paio di secoli – molte volte, guarda caso, dal territorio francese – sa cosa sta succedendo. Mai l’umanità ha avuto la possibilità di distruggersi da sola come negli ultimi tempi. Il pericolo è altissimo e probabilmente non manca molto prima del verificarsi di fatti tremendi, anche per l’Italia. Sì, sono cose che agli altri fanno ridere e per cui si viene presi allegramente per il mulo, nel migliore dei casi, ma è sempre stato così e non si può essere cristiani senza accettare di fare la figura dei clown (“Chi oggi tenti di parlare della fede cristiana, di fronte a persone che per professione o per convenzione non hanno familiarità col pensiero e col linguaggio ecclesiale, avvertirà ben presto quanto sia ostica e sconcertante tale impresa. Avrà probabilmente subito la sensazione che la sua posizione sia descritta per filo e per segno nel noto apologo del clown e del villaggio in fiamme narrato da Kierkegaard” – Benedetto XVI, Introduzione al cristianesimo).

Nulla di nuovo sotto il sole, è la vecchia storia biblica dell’uomo che si allontana da Dio e poi succede il disastro. Non tanto per punizione: se un papà avverte il figlio di non toccare il fuoco, altrimenti si brucia, ma il figlio si sente più furbo e il fuoco lo vuole toccare lo stesso, quando si brucia non può dare la colpa al papà. Non è il papà che l’ha punito ma la conseguenza delle sue azioni.

Il fondo non è stato ancora toccato ma poco ci manca. Che fare? Il rimedio la Chiesa lo conosce e lo propone da sempre: si chiama conversione – del cuore e della mente. Certo, oggi la Chiesa non se la passa tanto bene e non è che proponga questo rimedio con così tanta convinzione… Non sono molti quelli che stanno avvertendo del pericolo rischiando di fare la figura del clown nel villaggio… Ma purtroppo la Chiesa è attaccata su tutti i fronti, oggi, sia da fuori che da dentro (“Attraverso qualche fessura il fumo di Satana è entrato nella Chiesa“, denunciò il beato Paolo VI qualche decina di anni fa).

Alcuni, forse per non fare la figura dei clown, credono che la soluzione sia di cambiare la Chiesa per renderla più appetibile al mondo: no, la Chiesa deve resistere. Soprattutto in Occidente. La Chiesa non passerà fino alla fine del mondo. Avrà alti e bassi ma continuerà a crescere perché è opera di Dio, però deve resistere e continuare ad annunciare Cristo, non deve cambiare. Solo attraverso la Croce si può vincere.

Umanamente non è comprensibile, la Croce è una follia e la gente non è abbastanza folle, nessuno è abbastanza folle per capire con le sue forze la Croce di Cristo. Il “siate folli” di Steve Jobs indica una follia tutta umana con cui si può arrivare fino a un certo punto, ma solo l’iniziativa di Dio può far capire la follia eterna della Croce di Cristo. Nessuno ci può arrivare da solo, tutti però possono provare ad abbassarsi e a riconoscersi per quello che sono: piccoli.

Nulla di nuovo sotto il sole per chi crede ma intanto il buio avanza. E qui la follia è totale, perché la Madre di Dio ci chiede di andare avanti con gioia e fiducia perché Cristo ha già vinto. Senza lo Spirito del Risorto però non si può avanzare in mezzo al fuoco e lo Spirito del Risorto te lo può dare solo il Risorto. Ma devi chiederlo, perché sei libero. E per chiederlo devi pregare. Allora il “siate folli” del mondo si trasforma nel “pregate, pregate, pregate” della Regina della Pace. È questo il vero modo di essere folli.

Però c’è un prezzo da pagare, perché la vera follia viene tradotta dagli altri in stupidità. “Abbiate il coraggio di vedere la vostra saggezza venir trattata da stupidità. Siate dei cretini per Cristo. E abbiate il coraggio di patire lo sdegno dei sofisticati del mondo“, scrisse in un bigliettino il giudice americano Antonin Scalia. C’aveva azzeccato: il coraggio richiesto oggi in Occidente è proprio quello di essere considerati dei cretini (termine che fra l’altro, come mi è stato segnalato, deriverebbe dal franco-provenz. crétin – che è dal lat. christianus – nel senso commiserativo di ‘povero cristiano’ •sec. XVIII.”).

#cretinipride #pregatepregatepregate

 

Giuseppe Signorin

 

“Ordinarie follie” di Edoardo Dantonia

C’è un dettaglio, nei brevi racconti che ho finora riportato in queste ordinarie follie, di cui mi sono accorto solo ultimamente: io non sono il buono. Non sono il buono quando ho bisogno di cantare in auto per non insultare gli altri automobilisti; non sono il buono quando non riesco a sopportare di passare del tempo coi miei nonni o con la mia vecchia prozia. Sembra scontato sentirlo dire, dal momento che ognuno di noi mai si permetterebbe di affermare esplicitamente: “Io sono il buono”. Ma dietro a tutte le acrobazie retoriche che le persone usano quando parlano del loro stile di vita o, più in particolare, di qualche episodio che è avvenuto loro, si nasconde proprio questa convinzione. Nella nostra storia siamo cioè noi, i buoni, e lo siamo sempre. E se abbiamo commesso qualche errore, è stato a causa degli altri, o perché il contesto non permetteva di comportarsi altrimenti. Se ho risposto male a Tizio, è indubbiamente perché quest’ultimo se l’è cercata, mi ha proprio esasperato; se non ho fatto il mio dovere, è perché non ho proprio potuto, perché le contingenze me l’hanno impedito. Non è ammissibile, per il nostro ego smisurato, che siamo noi i cattivi, anche solo per una volta. La scusa è sempre pronta, insomma. Comprendo che il rischio implicito di questa consapevolezza sia di considerarsi buoni proprio perché si ammette di non essere buoni, ma si tratta di un circolo vizioso da cui difficilmente si può uscire, perciò mi permetto di sorvolare per il momento. Ma da cosa deriva questa presa di coscienza, la quale non è in alcun modo il frutto di chissà quale ragionamento sopraffino? Il fatto è che io sono cristiano. Capisco di non essere il buono della mia storia semplicemente perché ho scelto l’unica via che non mi concede d’ingannarmi. Non dico d’essere del tutto esente da questa trappola mentale, ma proprio per questo, perché mi rendo conto che da solo cadrei in infinite trappole di questo genere, ho deciso di affidarmi all’unica realtà che non è disposta a cedere ai miei pruriti, l’unica istituzione che non mi lascia in balia dei miei desideri. La Chiesa Cattolica è la sola che, in virtù del suo essere umana e divina al tempo stesso, è in grado di conservare la dignità dell’uomo. Tutte le meravigliose filosofie del nostro tempo non sono altro che lupi travestiti da agnelli: apparentemente buone, ma profondamente malvagie. “Sii te stesso”, “Segui i tuoi sogni”, “Ascolta il tuo cuore”: parole bellissime. Ma se il mio essere me stesso mi portasse ad appiccare incendi alle abitazioni altrui? Se il mio sogno fosse di diventare un serial killer? Se il mio cuore mi dicesse di fare a pezzi il mio vicino? Ecco, quindi, perché l’unico modo per essere veramente noi stessi, per seguire veramente il nostro cuore è quello di conformarlo a quello di Cristo, l’unico che ci ama così tanto da non ammettere che ci rifugiamo in confortanti filosofie disumane, l’unico ad essere onesto con noi, l’unico che, paradossalmente, non ci permette di essere buoni.

“Meteo di coppia” di Daniele Chierico

Il caldo opprimente di questi giorni mi ha fatto pensare a un luogo che ogni uomo nella propria vita deve, primo o poi, visitare: il deserto. Il caldo, le distese di sabbia a perdita d’occhio, la quasi totale mancanza di flora e di fauna (non solo quella “animale”), in una parola: la solitudine. Nella solitudine del deserto perdiamo noi stessi e ritroviamo Cristo. Ritrovato Lui possiamo tornare nella nostra vita quotidiana carichi di nuova energia.

Da fisico, mi piace riassumere i concetti in equazioni matematiche. Pensiamo alla semplice equazione della relatività ristretta di Einstein: E = mc2, dove “E” sta per energia emessa o contenuta in un corpo, “m” per la massa considerata e “c2” per la velocità della luce al quadrato. Bene, ora provo invece a riassumere in un’equazione simile quello che ho spiegato a parole nelle prime righe: E = mC3, dove “E” sta per energia contenuta in noi, “m” per la nostra massa e “C” per la Luce di Cristo al cubo (Padre, Figlio e Spirito Santo).

Come potete vedere sono due equazione semplici ed eleganti ed entrambe hanno portato una novità sconvolgente: una in campo fisico, l’altra nell’intera sfera (fisica e spirituale) dell’umano. In entrambe le equazioni ritroviamo secoli e secoli di studi scientifici e filosofici. Grazie alla “luce” emanata da entrambe possiamo venire a conoscenza di tutti i misteri dell’universo. Sono equazioni essenziali!

Se vogliamo ricavare questa energia quindi abbiamo bisogno di conoscere la sua fonte. La fonte è Dio, che attraverso Cristo arriva a noi sotto forma di Spirito Santo. La massa, anche se fosse molto piccola, moltiplicata per l’infinito ci darebbe infinito, quindi infinita energia. Ma dove lo troviamo questo infinito? Avete presente la notte di San Lorenzo, che guarda caso si avvicina? Se vogliamo guardare le stelle e l’infinito universo, ci allontaniamo dalla città e ci dirigiamo in campagna o in qualunque luogo deserto che sia lontano dall’inquinamento luminoso. Nella vita spirituale dobbiamo fare lo stesso, allontanarci da ciò che può inquinarci il cuore: distrazioni, divertimenti, compiti… che non ci fanno scorgere l’infinito. Se ci riusciamo, se troviamo il deserto nel nostro cuore, abbiamo trovato Cristo.

A volte siamo così assorbiti dalla vita quotidiana da non accorgerci che il livello della nostra batteria è ormai prossimo allo zero. Avete presente i segnali che il nostro portatile ci dà, quando la batteria sta per scaricarsi? Tante volte mi è capitato di dire: “Ancora l’11%, posso lavorare, perché mi avvisa ora?” E puntualmente il pc finiva per andare in stand-by.

Stand-by è l’azione che il pc puntualmente ci obbliga a subire quando non ascoltiamo i suoi avvisi. Qualcosa di analogo succede con Dio. Quando non ascoltiamo i numerosi mayday che puntualmente ci manda, quando addirittura, nella nostra infinita superbia, li rifiutiamo, Lui ci viene in soccorso mandandoci in stand-by. Letteralmente Dio ci spegne momentaneamente! Se abbiamo una relazione malsana, che ci sta portando alla morte fisica e spirituale, Lui ce la toglie; se abbiamo un lavoro, che finisce per bruciare tutto il nostro tempo, rubandoci energie e abbeverandosi del nostro sangue, Lui ce lo toglie. E così stacca la spina a tutte quelle cose che potrebbero finire per portarci alla tomba. Paradossalmente è un Dio a favore dell’eutanasia: non quella che porta la morte, però, piuttosto quella che ridona vita.

Davanti allo stand-by forzato del pc mi capita anche di arrabbiarmi: “Porca miseria… avevo quasi finito!” Ma quanto sono stupido? E così davanti a un Dio che per estremo amore ci spegne momentaneamente, la nostra infinita stupidità ci porta a prendercela proprio con Lui.

Se non cerchiamo il deserto, ecco che allora il deserto cerca noi; proprio come in questi giorni di caldo africano. E allora nella nostra vita di coppia sfruttiamo anche i momenti di deserto, di incomprensione, addirittura di momentaneo allontanamento, perché in quei deserti potremmo trovare Cristo! E se veramente Lo troviamo e Lo accogliamo nel nostro cuore, sarà poi la centrale nucleare da cui attingere energia “fino a che morte non ci separi”.