A questo link le info sulla presenza al Meeting di Rimini degli autori e dei libri della collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio”, fra cui “Lettere a una moglie (ovvero la genesi del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif)”…

Condividiamo il bellissimo messaggio che ci è arrivato sul libro di padre Maurizio Botta “Cento minuti sul Vangelo. Per capire chi è Lui”!

Qualche settimana fa mi è sembrato di vedervi (i Mienmiuaif…) a Messa a Chiesa Nuova, ma circondata da parentame diffuso e amici oratoriani non ho avuto il coraggio e il tempo di fermarvi.

Vi scrivo perché ieri mi è stato regalato il libro “Cento minuti sul Vangelo” e ho cominciato a leggerlo dall’inizio, cioè dalla presentazione, che mi ha catturato subito per la spontaneità (io in genere le prefazioni le salto sempre, perché le trovo tanto noiose!).

I cento minuti sono entrati ieri in forma cartacea a casa nostra, dopo averli letti e seguiti sul blog dei Cinque Passi, dopo averli ascoltati live alla Chiesa Nuova, la parrocchia dove sono cresciuta negli anni e nella fede, dove mi sono sposata, e dove, grazie a Dio, continuo ad andare ogni domenica, con marito e figlia.

Vi volevo ringraziare per l’idea di mettere nero su bianco e in maniera organizzata le omelie di Padre Maurizio: pensavo di non averne bisogno, perché io, in fondo, posso sentirle dal vivo quando voglio… ma mi sono resa conto ieri, ricevendo questo dono, che non è così, che la vita di una famiglia spesso corre via talmente veloce e densa, da non avere tempo per fermarsi ad ascoltare, o accendere il computer.

E avere un testo bello, impaginato come si deve, da leggere e rileggere, è veramente un bene prezioso.

Quindi grazie, a voi e a San Giuseppe, sopratutto per la sorpresa finale del libro…

Un saluto, sperando di conoscervi presto, di persona,

Maria Elena

 

 

Abbiamo l’onore di ospitare il libro di padre Maurizio Botta “Cento minuti sul Vangelo. Per capire chi è Lui” nella collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio“, edita da Berica Editrice

dal blog QUARANTADUE!

articolo di Filippo Fiani

Ebbene sì, siamo arrivati al dunque. Il libro è uscito, inizia a girare e già qualcuno inizia a farci sapere che ha incontrato il suo gradimento.

Questa nuova avventura, intrapresa una sera per caso, in uno studio a caso, di una casa a caso con un editore a caso, in realtà non è arrivata davvero per caso. Era lo step finale (o iniziale, chissà) di un percorso che ci ha visti crescere nella consapevolezza di aver da dire qualcosa che non poteva rimanere confinato tra le mura di casa nostra, vincolato a qualche discussione o articolo di giornale, ma doveva strutturarsi in un racconto e partire, per andare dove la Provvidenza avrebbe voluto farlo andare.

Abbiamo passato alcuni mesi a scrivere, nottetempo, dopo aver messo a letto i bimbi, usurpando il momento in cui, almeno io, adoro dormire sul divano davanti alle mie serie preferite. Ci siamo divisi il compito di rileggere a turno i capitoli, selezionare argomenti, approfondire temi. E poi l’esotico mondo dell’editoria ci ha affascinato con il suo lessico e i suoi lemmi: bozza (e fin qui come bloggers ci si arrivava), quarta di copertina, “mi devi togliere 10000 battute” e poi manoscritto, cessione dei diritti e tante altre cose che non conoscevamo.
Tornavo la sera a casa e dicevo a mia moglie la frase ad effetto: “Sai cara, oggi ho sentito il nostro editore …” facendo finta di essere il protagonista radical chic di un film di Sergio Rubini e dopo esserci spanciati dalle risate ci si guardava negli occhi increduli di avere la possibità di mettere nero su bianco una passione che ha trasformato la nostra vita, costruito la nostra famiglia.

E poi arrivare alla stampa, il “lancio” sul mercato, che più che un lancio è stato un “appoggialo pure lì che quando ho tempo lo guardo”, le prime impressioni degli amici, delle nostre famiglie, lo stupore di chi non lo sapeva e la voglia di farlo sapere al resto del mondo che ignora la nostra esistenza. Tutte queste sono state emozioni nuove e bellissime.

Adesso abbiamo davvero un solo desiderio, arrivare a dire a chiunque che l’adozione è bella, per i bambini che ritrovano mamma e babbo prima di tutto, che è bella, perché è un dono che poi ritorna moltiplicato, che è bella, perché ci svincola dalla logica dello scarto mostrando a tutti, con i fatti, cosa significa e cosa produce l’accoglienza della vita nella vita.

“Adottare” è solo un metodo per dare un riconoscimento sociale alla accoglienza che ogni coppia, desiderosa di essere feconda, dovrebbe vivere in pienezza. Per questo suggeriamo di parlare di accoglienza alle coppie di fidanzati, agli adolescenti che entrano nell’età matura; perché è nel periodo in cui si gettano le basi della “casa” in cui vivremo, che si devono prevedere i sostegni per il futuro. Un futuro che può non essere come lo aspettiamo, per il quale dobbiamo essere attrezzati. Noi abbiamo avuto la fortuna e la grazia di averlo fatto, vogliamo raccontarlo a chi vuole sentirlo.

Chiamateci a presentare il nostro libro nelle vostre comunità, dateci e datevi l’opportunità di far conoscere quanto c’è di bello nell’aprirsi a 360 gradi a questo mondo che sembra così lontano e invece è così vicino, tanto che oggi i primi che dobbiamo imparare ad accogliere sono proprio i nostri figli, ma da qui a saper accogliere quelli degli altri, il passo è molto più breve di quello che potete immaginare.

Scriveteci a info@ilcentuploquaggiù.it

Fatevi un idea con la scheda del libro

Guardate il sito ilcentuploquaggiu.it


Compratelo da Amazon o da Berica Editrice o chiedendolo in libreria.

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Grazie di cuore.

 

 

“Dedicato a tutte quelle coppie che vogliono intraprendere la strada dell’adozione e hanno bisogno di risposte non solo tecniche, ma anche emotive. Dedicato a quelle famiglie che hanno sperimentato l’adozione e si ritrovano a rivivere il viaggio della speranza, le paure, le incertezze, la felicità e la gioia di essere genitori”.

È dedicato soprattutto a queste persone qui, indicate nell’introduzione firmata dai fondatori di Ai.Bi. Marco Griffini e Irene Bertuzzi, ma anche a molti altri, il libro scritto a due mani da Laura Debolini e Filippo Fiani, sposi con un desiderio che li ha sempre accompagnati, fin dai tempi del fidanzamento: accogliere la vita, aprire la propria casa e la propria famiglia a chi ne ha più bisogno.

“Il centuplo quaggiù. Adozioni internazionali e tanta Provvidenza”, ultimo libro sfornato nella collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio”, edita da Berica Editrice, è un alternarsi esilarante di vicende legate all’avventura tutt’altro che semplice o scontata che i due autori hanno vissuto per adottare i loro bambini: Maria Pilar e Samuèl, entrambi peruviani.

Laura e Filippo, già abituati a raccontare in presa diretta i loro viaggi e le peripezie nei labirinti burocratici e non delle adozioni internazionali tramite la loro attività di blogger, hanno confezionato un libro capace al tempo stesso di coinvolgere il lettore e informarlo in maniera divertente su un tema complesso, di cui si sente spesso parlare in maniera superficiale e senza cognizione di causa.

Scene di vita quotidiana, magari viste da entrambi i punti di vista, quello del marito e quello della moglie, si alternano a riflessioni di natura più teorica e “tecnica”. Il tutto raccontato con una lingua schietta e colorita, e condito da tanta fede nella Provvidenza ripagata in maniera esorbitante da una sorpresa finale…

 

 

Il libro è disponibile in formato cartaceo e digitale presso lo shop online di Berica Editrice.

Visitate il sito del libro a questo link.

Voglio essere sincera, quando sono incappata in questo libriccino, l’ho preso piuttosto alla leggera.
Non pensavo che avrei trovato in una storia che vede il suo inizio in una locanda, in cui l’unico dialogo sono tafferugli e botte tra uomini, qualcosa che mi toccasse nel profondo.

E ho compreso che mi sbagliavo.

Potete leggere il resto di questa interessante recensione al libro di Edoardo Dantonia sul blog di Letizia Turrà.

 

 

“Rivolta alla Locanda” è disponibile in formato cartaceo e digitale presso la libreria online di Berica Editrice e Amazon.

Un refrain che gira dai tempi di san Girolamo: «L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo». E il carismatico padre oratoriano Maurizio Botta raccoglie la lezione del Dalmata rilanciandola ai suoi parrocchiani e ai suoi lettori: «Se volete veramente conoscere Cristo dovete mettervi in condizione di lasciarvi interpellare dalla sua parola, dalla sua figura tale quale viene proposta dai Vangeli». Una lezione per tutti, anche per tanti preti confusi.

«Tutti ti cercano!» (Mc 1, 37). Così dicono Simon Pietro e gli altri apostoli a Gesù. Da duemila anni è lui l’oggetto della ricerca inesausta dell’umanità, che lo cerca quando è vicina o lontana, quando lo sfiora o lo perde di vista.

Potete leggere il resto del bellissimo articolo di Claudia Cirami uscito su La Croce Quotidiano a questo link.

“Casalinga Dreamin'” di Romana Cordova

Quando ho saputo dell’arrivo del libro “Cento minuti sul Vangelo” ho provato subito un incontenibile entusiasmo, proprio quello stato d’animo che letteralmente significa “essere in Dio” (dal greco ἐν θεός ) . Già solo l’idea di avere le splendide e preziose meditazioni di padre Maurizio Botta che quotidianamente leggo e ascolto sul suo blog, cinquepassi.org, racchiuse in un libro, nella tangibile materialità della forma cartacea, mi è sembrato come un ulteriore dono e un’altra grande possibilità di accostarmi a conoscere davvero il Gesù in cui dico di credere, per capire chi è Lui, come recita il sottotitolo dell’opera.
Padre Maurizio è un sacerdote che ho avuto la gioia di conoscere, che ha celebrato il mio matrimonio, ed è per me un grande punto di riferimento.
È il sacerdote che due volte l’anno conduce quel bellissimo e intenso pellegrinaggio che è la “Visita alle Sette chiese nella notte” per le vie di Roma in cui sulle orme di San Filippo Neri si medita e si invocano i doni dello Spirito Santo cercando di diventarne sempre più mendicanti. Le sue catechesi, i “Cinque Passi al Mistero” che svolge da diversi anni, le sue omelie, colpiscono il cuore di molti perché è un innamorato di Gesù, questo è evidente e di conseguenza attrae gli altri. E da sacerdote, con tutta la meravigliosa grandezza che questo ruolo ha in sé, tramite questo libro ci porta a Lui, ce lo annuncia, così com’è, così come lo narrano i Vangeli, con un’analisi fedele, puntuale, in modo integrale si potrebbe dire, rischiando la connotazione negativa che viene data a questa parola. Ma del resto padre Maurizio confessa: io voglio essere un prete “integralista” nel senso che voglio conservare “integra” la bellezza della Fede. Voglio conservare “integra” la testimonianza che esiste una Legge di Dio.

Nel leggere e meditare “Cento minuti sul Vangelo” si fa un incontro. Un incontro chiarificatore, l’approfondimento di una conoscenza, un incontro-scontro con convinzioni precostituite differenti, un incontro per la prima volta, a ognuno il suo.
Non è troppo dire che può arrivare a cambiare la vita, perché può farlo. Incontrare Lui cambia la vita. Quindi l’importanza di “capire chi è Lui” è fondamentale. Nel paragrafo “Il Padre” ci spiega che L’uomo di ogni tempo nasce naturalmente religioso. Crede in Dio. Ma istintivamente l’uomo ha di Dio timore e soggezione. Gesù afferma che Lui, il Figlio, non rivela il Padre a tutti, ma solo a quelli a cui Lui vuole. Il Mistero di Gesù è così profondo da essere conosciuto solo dal Padre e il Mistero del Padre è conosciuto solo da Gesù, il Figlio. Gesù ci mette davanti alla libertà di Dio. Gesù ci ricorda che Dio come Padre non è né intuizione folgorante né sentimento immediato. Conoscere Dio come Padre non è conoscenza a cui si può arrivare da soli. La conoscenza di Dio come Padre non si conquista con l’intelligenza naturale o con l’attività intellettuale. Conoscere intimamente che Dio è Padre, non è un punto di partenza scontato, ma un Dono smisurato di Cristo.

Alla nostra umana ricerca di Dio è sempre legata la ricerca del senso, la domanda del per cosa vale la pena vivere. La risposta dell’uomo di fede arriva netta e decisa: Io voglio questa buona notizia, solo questa. Io voglio essere regnato da Dio. Io voglio avere Dio per Re. L’unica cosa che mi interessa. Per nient’altro vale la pena vivere. Tutto è troppo deludente. Tutto passa miseramente. E lascia una forza attrattiva notevole, credo anche in chi è o si sente lontano.
Si è capito perché questo libro lo sto consigliando e diffondendo a destra e a manca con l’entusiasmo di cui sopra? Perché apre orizzonti, perché dà la giusta direzione, perché niente è più importante che incontrare Lui e desiderare di essere suoi discepoli.

Vogliamo davvero capire Gesù? Conoscerlo?

Il nuovo libro di padre Maurizio Botta, uscito da pochi giorni per Berica editrice nella collana UomoVivo, ha questa missione, lo dice già nel titolo: “Cento minuti sul Vangelo. Per capire chi è Lui”.
 Si tratta di una raccolta dei commenti al Vangelo che da diversi anni il sacerdote condivide nella rubrica “Un minuto sul Vangelo di oggi” sul suo blog “Cinque passi al mistero”, e che ora possiamo gustare e meditare su carta.

In questo tempo di Quaresima sarà ancora più utile oltre che appassionante leggere queste pagine, in cui l’autore ci parla di Gesù, il Gesù vero, reale, quello del Vangelo, non Colui che una certa filosofia di stampo conformista, perbenista, buonista, schiava del pensiero unico, tenta di spacciare, annacquando, depotenziando e svilendo la sua “forza virile”.

Leggi il resto dell’articolo uscito su Aleteia e firmato da Silvia Lucchetti a questo link

(articolo di Giulia Tanel uscito su La nuova Bussola Quotidiana)

Dura pressoché il tempo di una partita di calcio, ma presenta alcune particolarità: a giocare siamo noi e non dei calciatori dai nomi famosi, come compagno di squadra abbiamo una Persona del tutto eccezionale e l’obiettivo della partita non è conquistare tre punti in classifica bensì aggiudicarsi la vita eterna.
Cento minuti sul Vangelo – Per capire chi è Lui: s’intitola così l’ultimo libro di padre Maurizio Botta, edito dalla Berica Editrice nell’ambito della collana UomoVivo (umorismo, vita di coppia, Dio).

L’Autore, padre Maurizio Botta, è un uomo con gli occhi innamorati di Dio. Membro della Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri, attualmente è Prefetto dell’Oratorio Secolare, oltre che viceparroco della Parrocchia di Santa Maria in Vallicella a Roma. Collaboratore dell’Ufficio Catechistico della Capitale, nella sua intensa giornata trova anche il tempo per gestire il blog “Cinque passi al Mistero”. Ed è proprio da questo blog – più precisamente dalla sezione “Un minuto sul Vangelo di oggi” – che ha origine il libro Cento minuti sul Vangelo, che altro non è che un organico collage, pur nella frammentarietà dei temi trattati, dei testi pubblicati quotidianamente in commento alle letture del giorno.

Nelle sue meditazioni, padre Botta parla al Lettore di Gesù, dei discepoli, del rifiuto di Dio, della Croce, della pace e della gioia, della preghiera, dei bambini, della Misericordia, degli angeli e dei demoni, della ricchezza, di Maria e delle pie donne e di molto altro…

Si tratta di temi capitali della vita di fede, la cui importanza non risulta affatto sminuita dallo stile comunicativo semplice e diretto che contraddistingue il predicare del padre oratoriano. Gesù è vero Dio e vero uomo e, proprio in quanto tale, è raggiungibile da tutte le persone che sono pronte a farGli spazio dentro di sé e a impegnarsi sulla via della santità. Una santità che non è riservata a pochi, ma che è per tutti: “Il santo – scrive infatti l’Autore – è un uomo che ascolta e custodisce con perseveranza nel tempo le parole di Dio. Resiste al calore infuocato durante le tentazioni perché sotto di lui c’è terra e le radici possono scendere a raggiungere la terra nera, fresca e umida.

Libera sopra di sé il suo campo dai rovi, cioè dalle preoccupazioni e dalle vanità che soffocano lo sviluppo del seme verso l’alto. Il santo stringe un legame con la persona di Cristo più decisivo e stringente di un legame di sangue”.

Un esempio di santità possibile lo troviamo nella figura di san Giuseppe, cui nel libro di Botta viene dedicato un capitolo chiamato “Bonus Track”, contenente la novena a lui dedicata, e che viene descritto come “maestro del silenzio, custode dell’adorazione, esperto dello stupore, guida nell’obbedienza alla Fede, custode della verginità non come castrazione, ma come atto integrale di Amore”.

Cento minuti non sono pochi, nella frenesia della quotidianità che spesso ci fagocita: “La realtà – scrive padre Botta – è che pregare e stare in silenzio è faticoso, occorre allenamento, occorre la pazienza che mettiamo per le cose in cui crediamo veramente. Non preghiamo perché non crediamo a Cristo e non ci fidiamo veramente di Lui. Si può stare in silenzio nella propria macchina, camminando per strada, un quarto d’ora intero al termine della giornata, o svegliandoti una mezz’ora prima di tutti alla mattina. Se credessi al Maestro lo faresti. È meglio dirsi la verità, se vedessi fino a che punto è questione di vita o di morte lo faresti. Lo faresti, se vedessi come l’aridità estenuante di centinaia di tuoi discorsi vuoti e insulsi è perché mai ti fermi a lasciarti fecondare dall’Alto” (p. 128).

In questo tempo di Quaresima, dunque, Cento minuti sul Vangelo è un libro che può aiutare a fermarsi e a volgere lo sguardo all’Amato quale preparazione alla Santa Pasqua di Risurrezione del Signore e nella certezza – come hanno scritto i nostri fratelli cristiani sul presepe allestito nei campi profughi – che “Home is where Jesus is”.

(Recensione di “Siamo tutti fuori. Viaggio nel paese delle meraviglie di G. K. Chesterton” di Annalisa Teggi, scritta da Rosalba Scrima e uscita sul blog di Costanza Miriano)

Come spesso accade, il sottotitolo di un’opera è sempre rivelatore del suo profondo contenuto. Così anche in questo testo, pubblicato per Berica Editrice, all’interno della collana UOMOVIVO, l’autrice, Annalisa Teggi, saggista e traduttrice di svariati testi di Chesterton, ci accompagna alla scoperta della “meraviglia” contenuta negli scritti dell’autore inglese. Di che tipo di meraviglia si tratta? Su cosa Chesterton ci costringe a riflettere, operando un costante ribaltamento di prospettiva del pensiero e dell’esperienza del mondo moderno? Sulla vita ad esempio, e sulla sua positività, nel suo significato etimologico di positum, cioè dato. Afferma infatti in Cosa c’è di sbagliato nel mondo: “Io sono molto più sicuro del fatto che le cose sono buone in principio, piuttosto che andranno bene alla fine.
Questo mosaico di cose, questa carne, queste pietre sono cose buone; di tutto ciò sono più sicuro di quello che sono capace di esprimere… Noi dobbiamo considerare la vita come un’incursione o come una grande avventura; quindi deve essere giudicata non dalle calamità che incontra per via, ma dalla bandiera che segue o dal grande paese che attacca. La cosa più pericolosa del mondo è che è vivo; si è sempre in pericolo di vita. Ma chiunque si ritira, tradisce il grande schema ed esperimento dell’essere”. A questo punto viene da chiedersi come sia possibile un tale capovolgimento. Quale meccanismo sia necessario innescare. O quale faticoso percorso intraprendere. Anche per la nostra scrittrice non è stato subito chiaro, nonostante abbia tutte le competenze, molti titoli certificati dalle pergamene affisse nello studio di casa. In perfetto stile chestertoniano ci spiazza, svelandoci che “alla tenera età di 32 anni ho cominciato la scuola elementare, …e  la sto ancora frequentando, se Dio vuole spero di rimanerci fino all’ultimo istante di vita”.

Perché? Perché “mi occorreva imparare da capo un metodo e uno sguardo per vedere l’essenziale presente in tutto e, perciò, perennemente invisibile”. È così che si comprende il filo conduttore di questo volume in uscita oggi. Non un saggio o una biografia su uno dei più importanti autori inglesi, ma una raccolta di riflessioni che Annalisa Teggi è stata indotta a fare proprio dai testi tradotti, il coinvolgimento di quelle parole con la sua vita, i ribaltamenti operati sia nelle vicende quotidiana, sia sui temi di attualità. Ci vengono raccontati episodi anche personali, in cui il “male di vivere” a volte prende il sopravvento. Quel male su cui la maggior parte della produzione letteraria del novecento si è soffermata, quel cuore di tenebra, “carta d’identità dell’uomo moderno”, che Chesterton, ancora una volta andando controcorrente, ribalta, sottolineando che “il tratto distintivo ed essenziale della nostra idea umana è che un uomo buono e felice è un fine in se stesso, è che ogni anima vale”, perché l’uomo è un unicuum, che va protetto abbracciando la sua carnalità imperfetta con la fortezza dei suoi bisogni eterni.
Allora l’intuizione nebulosa della letteratura come energia per affrontare la vita in tutte le sue declinazioni torna a splendere.

Aveva ragione Testori quando diceva: “Non sbaglierà, nonostante tutti gli errori, chi avrà voluto bene alla realtà, ossia alla creazione. Amando la realtà, ci sei dentro, ci vivi già dentro e abbracci il tuo tema, la vita, senza bisogno di astrazioni. Basta amare la realtà, sempre, in tutti i modi, anche nel modo precipitoso e approssimativo che è stato il mio. Ma amarla. Per il resto non ci sono precetti”.