“VergoÑati” dal Profeta Amos

L’altro giorno andando al lavoro ho visto una scritta zarrissima su un camion tristemente zarrissimo. La scritta a caratteri latini diceva “the king is back”. Era nera su sfondo giallo, una porcata! Ed è per questo che ho deciso di prenderla in prestito e usarla, per rammentare che sono uscito dal mio letargo estivo, autunnale, invernale e dal mio bimestre eremita.
Ladies and gentleman the Prophet is back!

Sono cambiate un po’ di cose dal mio ultimo post. La prima è che indosso un maglione e tra un po’ lo toglierò, la seconda che ho cambiato casa, la terza che ho cambiato lavoro, sono ingrassato di 5 kg e last but not least ho preso la decisione di sposare l’ex geologa oggi tuttologa del blog dei Mienmiuaif, Matilde.
Insomma, posso dire che è cambiato anche per me qualcosa.
Cari uomini donne e bambini sono tornato, so che a molti di voi non frega niente ma ribadisco sono tornato e più cattivo che mai!

Il vergoÑati di ritorno va dedicato nientepopodimeno che a me! Ebbene sì, pochi rimasti follower, il sottoscritto oltre ad aver peccato di accidia perché preferiva grattarsi il suo ormai medio-grosso pancione (ricordo i 5kg citati sopra), ha peccato di tutti i peccati rimasti e forse ne ha inventati anche altri. Pertanto ha deciso di iniziare a descrivere un po’ di questi vizietti data la sua pluriennale esperienza nel campo.

Colgo l’occasione per dire di vergoÑarsi al “mi” dei Mienmiuaif. Il suddetto personaggio aveva cancellato dal sito la mia rubrica e se non fosse stato per la mia illimitata pazienza e bontà d’animo non sarei tornato a scrivere! Ci sentiamo presto, spero!

 

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“VergoÑati” dal Profeta Amos

Mi stavo giusto chiedendo perché i ragazzi di oggi non siano mai contenti. Esco ogni sera, parlo ogni giorno, infastidisco metà mondo e mi chiedo perché la gente non sia felice.

Puoi “intortare” le persone finché vuoi, ma la faccia e soprattutto gli occhi parlano chiaro e la gente si accorge se non sprizzi di felicità.
E poi ci si racconta storie a se stessi, del tipo “è una cosa che si deve passare per arrivare a capire”, ma a capire cosa? Che stai seguendo una via che non porta a niente?

Citando Forrest Gump, “mamma diceva sempre” (nel senso che mia mamma mi ha sempre detto) che se una strada non rende felici, è il caso di girare le spalle e andare dalla parte opposta.

Il succo, in vicentino, è questo: “se non te sté ben, non ze la to strada” (senza far sentire la “l” perché siamo di Vicenza Est)”.

Poi io da bravo alunno ne ho fatto un discorso filosofico e gli ho dato un nome: “conversione”. Convertire, dal latino convertĕre, che significa «rivolgere, piegare, convertire» – in parole povere girarsi dall’altra parte.

La mia buona madre con una frase così semplice mi aveva spiegato il senso di tutto.

Il problema delle persone in questo momento è che sono così concentrate a guardarsi il proprio naso che non vedono cos’hanno di fronte.

“Il mondo, amici miei, è senza speranza”. Come dare torto a un’affermazione del genere se la speranza ci è stata tolta?
Viviamo in un mondo malatissimo: vivere per certe persone fa male, vi rendete conto? E la società amplifica questa situazione, questa bugia.

Sarà anche un discorso medievale e da illusi per certi ma se al mondo togli la speranza che ci sia Qualcuno che pensa a te, come puoi sopravvivere quando sei solo e pensi di essere nella pupù? Chi chiami?

Una volta, una frase che mi rappresentava bene era “no future for me”, dei Sex Pistols. Ho vissuto parecchi anni con il prosciutto davanti agli occhi, come dice il mio amico macellaio, ma adesso c’è hope!

La fine non è vicina, saluti compagni cattoanarchici!

“VergoÑati” dal Profeta Amos

Tutti i miei conoscenti sanno che sono un lamento continuo. La mia consorte si sta già abituando alla mia vecchiaia precoce e mi sta accettando così. Quindi potete farlo benissimo anche voi.

Come ogni anziano che si rispetti anch’io urlerei “vergogna” in ogni occasione.
Ovviamente i più colpiti sarebbero i giovani, anche quelli che hanno tre o quattro anni più di me, che comunque sono sempre giovani.

È già un paio d’anni che mi sento in dovere di farlo e anche la mia collega me lo fa notare ogni volta che mi vede guardare fuori dalla finestra. In questi caldi giorni di luglio infatti continuo a guardare attraverso quel quadro trasparente che mi separa dalla realtà, mentre sono chiuso al fresco dell’ufficio.

Come ben sapete la “buona scuola italiana” dall’inizio della sua creazione (almeno penso) ha deciso di donare a quegli uomini sfaticati, chiamati bambini, tre mesi di vacanza, durante i quali hanno la possibilità di rompere le uova a un 24enne anziano come me con i loro schiamazzi.

La sorte ha voluto che la finestra del mio ufficio si affacciasse su un campo da calcio in rovina di proprietà della parrocchia del paese dove lavoro. Ogni anno infatti da metà giugno a fine luglio (spero anche prima) i miei orifizi faringei della tuba uditiva comunemente detti orecchie sono costretti a essere violati per quattro ore ogni mattina.
Il nome di questo gruppo? L’ACR!!!

Da quando sono piccolo non sopporto nessun tipo di gruppo che superiori le cinque unità, ma la vita mi ha obbligato più di una volta a sopportarne anche di superiori alle due cifre. Ma quel gruppo che inizia con “A” e finisce con “R” con in mezzo una “C”, proprio non lo sopporto.
Quella sigla è l’acronimo di “Azione Cattolica dei Ragazzi” ma non ho mai capito cosa c’entrasse quel nome con i cattolici. Ho provato solo una volta costretto da un amico ad andare a una riunione e non ne capivo l’utilità. Avevo sette anni.

Amici cattolici il cristianesimo non è un gruppo di amici che si vogliono bene comportandosi bene e cercando di non uccidersi perché un moralismo li porta a fare quello. Il cristianesimo è un’esperienza, ma se in questa esperienza non viene neppure menzionato il nome di Dio, che cos’è??? Solo un gruppo di ragazzini che vuole rovinarmi le mattine a suon di canzonette, che oltretutto fanno anche schifo.

Pace e vergogna!

“VergoÑati” dal Profeta Amos

Avevo 16 anni, quando entrai per la prima volta da uomo o mezzo/uomo libero (prima mi era imposto dalle maestre e professoresse) nella biblioteca del mio paese. Fu un corto giorno d’inverno, durante le vacanze di Natale. Scelsi un libro, scesi le scale, andai al bancone della reception e consegnai il libro alla bibliotecaria che mi guardava con non troppa voglia di fare.

“Sei già iscritto?”, mi chiese (al tempo non si girava con il codice fiscale).

“No, è la mia prima volta”

Lei: “Come ti chiami?”

Io risposi con nonchalance, senza notare tutta la gente intorno a me.

Lei: “Sig. Profeta, lei è già iscritto e il suo ultimo libro è ‘Pingu va in vacanza’”.

Io: “…”

Il mondo quel giorno mi guardò con occhi diversi e io per anni non mi ripresentai più in quella biblioteca.

In realtà avevo letto veramente “Pingu va in vacanza” quando avevo sei anni, era uno di quei libri in cartone con un disegno e una riga di testo.

Anche se mi ha rovinato la piazza, quel giorno, oggi penso che quel libro sia un capolavoro. Questo Pinguino con abitudini umane che va in vacanza in un posto sperduto, una spiaggia ghiacciata.

A dire il vero mi è tornato in mente Pingu pensando al giorno in cui io e consorte Matilde D. in Montagna, autrice della rubrica “Terra terra”, siamo andati al mare in quel di Eraclea. Pingu, come me, desiderava solo un po’ di relax e solitudine. Ma non sapevo che quel giorno il mondo aveva deciso di andare al mare.

In compenso ho scoperto parecchie specie umane che farebbero bene a vergoÑarsi.

– La prima nella lista è quella specie di persone che appena vedono l’acqua ci si fiondano dentro ancora mezzi vestiti, fregandosene di calpestare castelli di sabbia altrui e tuffandosi dopo un terzo tempo di basket a due metri dalla riva, mangiando un etto di sabbia. VergoÑa!

– La seconda è quel genere di persone che cascasse il mondo se ne fottono di tutti (figli compresi) e prendono il sole a riva tramutandosi in un ostacolo per i maratoneti del bagnasciuga. VergoÑa!

– La terza invece è quella immancabile con il classico pallone che prenderesti e gli apriresti con un machete perché continua ad arrivarti addosso. VergoÑa!

Lo so, più invecchio più assomiglio ai lamentoni appoggiati alla rete dei lavori in corso, ma è stato Pingu a insegnarmi a lottare per i miei diritti in spiaggia. Quindi vergoÑatevi.

“VergoÑati” dal Profeta Amos

Quando penso alla parola “generazione”, ricordo la vecchia persona che ero… Sto parlando di quando ero giovane e ventenne, ovvero quattro, tra un po’ cinque anni fa.
Quando ero ancora pimpante e spensierato e avevo in mente quella parola ogni volta che scrivevo una canzone (sì, scrivevo canzoni… e desideravo comporre una “My Generation” alla Who, ma per il decennio 2010-20).

Quindi parliamo di musica. Rolling Stone, la rivista, piazza “My Generation” all’undicesimo posto della classifica delle canzoni migliori di tutti i tempi, e secondo Wikipedia è stata per diversi anni l’inno del movimento “mod”. Il modo di cantare, l’assolo di basso e tantissime altre caratteristiche l’hanno resa una delle canzoni più celebri.
Ma quello che più mi colpisce è il testo, uno sfogo di ribellione di una generazione “diversa” rispetto a gente tristemente borghese e moralista.

Quello che vorrei dire, in realtà, è questo: chi ha scritto “My Generation” aveva una motivazione. Voi starete pensando, in questo momento: “E grazie al c***.” Gli Who nel 1965 avevano un motivo per scrivere una canzone del genere: il dopoguerra, le prime ribellioni dei giovani e tutte le cose che ci vanno dietro e che potete leggere su un qualsiasi libro sugli anni Sessanta.

Quando ci provavo io, invece, a scrivere una canzone del genere per la mia generazione, mi bloccavo sempre. Diciamoci la verità, che razza di generazione è la nostra (o meglio, la mia)?
Gli Who avevano qualche ragione per ribellarsi, noi invece siamo figli o nipoti di quella gente che ha lottato ma come figli ora ne subiamo le conseguenze.
Giustamente papino e mammina ci hanno allevato cercando di non farci passare quello che hanno passato loro ma è proprio quello che ci ha fregati.
Non siamo nemmeno capaci di comprendere le cose che ci fregano. Pensiamo che tutto il mondo abbia qualcosa contro di noi.

Il risultato è l’opposto di quello cercato. Siamo stati abituati fin da piccoli a lottare per cose inutili. Quando vado al ristorante c’è sempre un bambino che urla e rompe le scatole per il pollo al curry in una pizzeria napoletana e il papà che ha paura di dirgli “chiudi la bocca”.

Cari follower, il problema di adesso è che siamo stati cresciuti con troppa libertà e senza regole e se ne abbiamo qualcuna cerchiamo di romperla pensando che dall’altra parte non ci sia un genitore, ma un dittatore. Il mio vecchio ha sempre cercato di farmi capire che al posto di ascoltare cercavo solo un modo di controbattergli. Ora l’ho capito.

Cari Who, sarà che sto diventando vecchio, ma in questo momento saprei come scrivere “My Generation”.

“VergoÑati” dal Profeta Amos

Di solito mi sveglio la mattina e la prima cosa che mi viene in mente è di non farmi fregare. Non l’ho mai tollerato.

Come molti sanno, non ho un buon rapporto con nessuno, tanto meno con le persone che vogliono fare la cresta a un povero Cristo come me.

L’estate scorsa, ad esempio, ero a Parigi con un amico e camminando sotto la Torre Eiffel ho beccato quei personaggi che trovi soprattutto in Italia, in metropolitana. Avete presente quelle persone che fanno il gioco con le carte da scala 40 sopra il pezzo di cartone? Il gioco che appena lo guardi, un fortunatissimo passante vince 500 euro?

Se fosse sempre così come lo vediamo, quel gioco creerebbe all’onestissimo figuro un buco finanziario senza fondo. Ma come ben capirete sotto questo divertentissimo gioco si nasconde una truffa e il povero sfortunato di turno perde 50 euro così come ridere.

Questo in realtà non è mai stato il mio caso; anche se biondo e occhi azzurri sono pur sempre un italiano e gli italiani, è risaputo, sono i primi a fregare.

Voglio invece parlarvi di un inganno subito dalla farmacista “venditrice di bene” che ha deciso di fregarmi con le stesse classiche tattiche del nostro nemico con le corna.

È successo tutto molto velocemente: entro, prendo il biglietto come dal macellaio, ho la classica anziana in fila davanti a me che continua a fare domande come se stesse parlando con il Padre Eterno senza sapere che poco tempo dopo avrei paragonato la sua interlocutrice piuttosto a satana che all’Altissimo….

Mentre aspetto la farmacista mi guarda come per dire “appena questa zavorra se ne va, faccio subito te”.

Al mio turno, dico il mio problema e chiedo consiglio su cosa prendere. La farmacista gioca sulla fretta, mi piazza la scatola più grande di medicine che potrebbe andare bene anche per i miei figli e i figli dei miei figli. Al momento dell’ok, ho già lo scontrino stampato. La stessa tattica dell’angelo del male, fretta fretta e fretta per poi chiederti il conto finale più alto del dovuto.

State attenti cari fratelli, perché se vi fate fregare dalla farmacista ci rimettete solo la pecunia ma se vi fate fregare da quell’altro ci rimettete la vita.

“VergoÑati” dal Profeta Amos

C’è gente che dovrebbe vergognarsi.

Questo va bene sempre, oggi però è rivolto ai “rivoluzionari” di questi tempi.
Mi avete fatto incazzare, presunti “anticonformisti” del terzo millennio.

Quando mi parlano di “rivoluzionario”, la prima cosa che mi viene in mente è la facciona in negativo sulle maglie rosse, sulle bandiere rosse, sulle spille rosse, sui portafogli rossi e sì, anche sulle tavolette del cesso rosse. Non ho voglia di discutere del nostro amico oltreoceano, chi se ne frega, parliamo di quelli di oggi…

Ecco, diciamo subito che ho un po’ di problemi a cercare nella mia mente una persona in particolare. Mi sforzo ma non riesco a pensare a nessuno. La risposta è semplice: non ci sono rivoluzionari di questi tempi. Esistono tanti stronzi, sì, ma rivoluzionari non mi sembra proprio.

Tanti si sono dimenticati il significato di “rivoluzionario”, forse, ma a casa mia era quello che andava contro corrente. Nella musica? No, mi spiace, siamo arrivati all’apice nel ’90, poi è stata ripetizione… Nell’arte in generale? Nel 900 la gente a forza di esagerare si è resa abbastanza ridicola. In politica? È sempre uguale, se non peggio e via così per tutto il resto. Direte voi, rivoluzionario è chi si mette nudo e urla al sesso libero? No, vecchia questa.

Pensateci, cosa potreste fare per andare contro corrente, oggi?
Provate a pensare a qualcosa di veramente diverso. Non è facile, vero??

Una risposta io ce l’ho: i rivoluzionari di oggi sono i credenti.
No, non quelli da primo banco in chiesa, e no, nemmeno i primi della classe che si trovano il sabato pomeriggio a parlare dello “stare insieme” senza magari nemmeno accennare a Dio. Quelli credono nei valori più che in Dio.
Io parlo della gente che prima era il peggio del peggio ma a un certo punto ha avuto il coraggio di cambiare. Senza tanti libri sull’autocontrollo o autostronzate simili, però stranamente è cambiata.
I veri anticonformisti di questi tempi sono quelli che hanno cambiato il loro modo di vivere perché hanno visto qualcosa di diverso. Magari voi li chiamate invasati o rimbambiti ma la realtà cari miei è che sono gli unici contro corrente in questo momento qui, gli unici che hanno il coraggio di essere e mostrarsi diversi. Gli unici che vanno contro leggi spacciate per buone e giuste che nascondono in realtà ben altro. Gli unici, direbbe qualcuno, contro i falsi miti di progresso.

Ok, mi fermo col comizio, oggi mi sono reso abbastanza diverso.
So già che mi sto creando problemi con tanta gente che mi conosce e signori miei sono pronto a farmi dare dell’idiota. Lettori “diversi”, non siete soli.
Passo e chiudo. Saluti dal rivoluzionario del giorno.