Nel blog della Paola le immagini del bellissimo servizio che le ha dedicato il mensile mariano “La presenza di Maria” per il suo “Osservazioni di una mamma qualunque”.

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(Articolo di Paola Belletti pubblicato per La Croce Quotidiano)

Nel far fuori in tutto il mondo i malati, i piccolissimi impiccioni con la pretesa di nascere, i mostruosi, i deformi, i menomati, gli inutilizzabili c’è una fredda e sistematica rabbia. Una roba oltremondana. Roba che viene su da un inframondo. Robaccia satanica.
Che il bastardo ci abbia convinti a farci fuori quando facciamo un po’ schifo o diamo fastidio non può che significare che in quel momento, in quelle miserabili condizioni siamo gli esseri più preziosi in assoluto. Anzi lo siamo per Lui, che è l’Assoluto. E che buttandoci nelle fogne, negli inceneritori, nella caldaie, nelle celle frigorifere di laboratori, stiamo buttando la caramella più buona della scatola di latta che è il mondo per tenerci le carte luccicanti. Che scricchiolano e luccicano. Idioti. Ci sta fregando un’altra volta.

(Perché Satana non si accanisce che contro ciò che più Dio ama e non ha altro obiettivo che ingannare e sedurre l’uomo per ucciderlo. “Menzognero e omicida fin dal principio”. Che programma orribile si è scelto. Che vision merdosa ha codificato per la sua Società per Azioni Distruttive. A quale stupida ottusa mission costringe i suoi con efficaci ed efficienti people strategies.
Perché odia Dio e noi. Perché Dio ha fatto noi a Sua immagine e non lui. Noi Gli assomigliamo per statuto divino, lui no. Ma tanto mica gli sarebbe bastato. Voleva esserlo, Dio, la somiglianza è robetta. Sempre tutto troppo poco).

Cosa si nasconde nei sofferenti? In una persona gravemente handicappata? In un malato che puzza, che sbava, o che si accanisce contro chi lo cura perché è demente e ha paura, che non riconosce nessuno?
E perché ci molesta cosi tanto, in effetti, il malato, la malattia, la piaga, il piagato? Perché ci affrettiamo a trasformare in asettica metafora il putrido lebbroso che Francesco ha incontrato e baciato in Assisi davvero, decisamente fuor di metafora?
Ha sentito i denti che la faccia smangiata dalla lebbra non custodiva più contro le sue labbra morbide e sane di giovane con le carni sane, morbide, tornite. Cosa c’è di attraente nel repellente?
Niente. Mica siamo pazzi, noi.
In fondo, però, siamo stupidi. Non abbiamo capito che sotto tutto, dietro tutte le azioni di Dio c’è sempre la solita matrice. Paradosso, ribaltamento. Offrire l’innocente per amore dei colpevoli. Usare l’ingiustizia come altare per rendere finalmente e definitivamente giustizia. Spezzare la morte morendo.

Mandare Dio bambino in Egitto per sette anni dando ordine all’uomo-custode di svegliare quei due poveretti di notte e scappare. Questo ha fatto. Invece che spedire un fulmine in petto ad Erode e squarciarglielo per mandarlo fuori dai piedi in fretta. Lui che solo l’indomani avrebbe, vigliacco, mandato sicari di stato a squartare piccoli petti di bambini per lasciarli affogare nel proprio sangue innocente diluito da scrosci di lacrime di madri folli per il dolore. Che pazzia. E fallo fuori Erode invece che aspettare che muoia! No, non è da Lui. Preferisce disturbare Giuseppe il Giusto e farlo partire col buio, al freddo e senza data di ritorno. Solo con l’umiliazione dell’esilio e la promessa di un nuovo avviso quando sarà ora. Che il quando sarà non sono affari suoi.

Però ora che tutto si è compiuto il Giusto Giuseppe è, dopo la sua Sposa vergine, il Santo più grande. Muto per tutto il Vangelo, ora, se spende due parole lui con il Padre di cui ha fatto le veci succedono cose. Succedono cose vere. Cioè fatti. Arrivano case. Lavoro. Guarigioni. Naufragi scampati. Latte per le suore che tirano su orfani. Il posto a scuola per mia figlia, anche.
Al mio Ludo, che porta pure il suo nome e quello della Sposa, invece, ancora niente. Non sempre, non subito succedono le cose che vogliamo accadano.
E se non succede vuol dire che fino a che non succederà sarà stato meglio così. Più utile, più vero, più buono.

Ludovico è qua, con noi, a fare quello che sa fare. Ad allungarsi e un po’ dimagrire. A scomodare assistenti sociali, medici e fisioterapisti. A prendere baci da tutti. E smettetela comunque che un po’ mi da fastidio. Non tutti possono sbaciucchiarlo. È mio. È nostro.
È qui a ricordare che non lo abbiamo ammazzato. A ricordare che non siamo Dio e che Dio lo ha voluto e io contro Dio non ci vado, non voglio. Non per cose così grosse almeno. Se Dio mi aiuta. E mi ha aiutato perché mi ha fatto innamorare di un uomo sicuro e buono. Intelligente e paziente. Mi ha aiutato perché vedere ragazzi di 17 anni accartocciati su carrozzine che sbavano ciondolando il capo trafitto da occhi persi mi dava la nausea. Pensando al destino del mio bambino. E invece non tenevo conto della compagnia irrinunciabile, del godimento sincero che ci dà avere a che fare con Ludo. Del fatto che mi tocca segnare le crisi epilettiche che vedo e spesso mi scappano. Ma sono contenta quando compilo con uno zelo pressoché inutile il nostro libretto. E ho un minimo garantito di soddisfazione e gratificazione percepita tutte le volte che gli do le quattro medicine. Tre volte al giorno. E sono così contenta di avere affinato le tecniche di polverizzazione delle pastiglie che gli toccano due volte al giorno. E me lo guardo di continuo, lo muovo, lo giro, lo faccio saltare. Così ride. Siamo così felicemente ridotti all’essenziale. Al fatto che lui dipende da me, da noi per tutto. E sa fare egregiamente quello che uomini muscolosi e arguti ci mettono anni a capire. Aspettarsi tutto. Lasciarsi amare. Fidarsi. Dormire. Cose così. Quelle cose che Gesù ai mistici dice di insegnare a tutti i poveri cristi sparpagliati per il mondo.
Abbandonatevi. Lasciate che Io agisca. Lasciatemi fare. Venite qui dentro la mia fornace di amore che brucia. Venite qui.
Ma fatelo da lì, dalle vostre vite. Nelle vostre camere. Con gli avambracci appoggiati alle vostre scrivanie. Con i polpastrelli che battono veloci sulle vostre tastiere. Usate pure quelle ergonomiche. E state ben dritti con la schiena, che ve l’ho data quasi a tutti dritta e ben fatta per stare eretti. E tenete in dentro l’ombelico così tutta la figura, tutto il busto si rimette nell’assetto che Io, con il Padre, ho pensato debba avere. E tenetela bene su, la testa. Non vi ingobbite.

Insomma, non vedete che avete corpi magnifici? Non apprezzate la rotondità del gluteo? Perché non camminate un po’ di più? Sono belle le mani delle donne. Sono belli i polpacci di chi va a correre. Sono belle le cosce, sono belli i colli ben disegnati. La fronte e le tempie. Siete belli, che diamine. Non state ad accartocciarvi su croci che io non vi ho dato. Fatelo solo sulle croci che non si possono togliere. Amate le malattie che non si possono guarire. Amate la malattie che si possono curare e guarire senza innamorarvene per stare lì a crogiolarvi e compiacervi. Amate la vita. Non c’è bisogno che vi procuriate dolore apposta.
Però, amici miei, fratelli piccoli e vecchi, però, dolci fratellini miei, non dimenticate mai che il dolore c’è e che un uomo che in una vita intera non abbia imparato un accidenti su cosa sia il dolore e non abbia trovato una parola degna sul dolore e la sofferenza non è un uomo. È un fuggitivo. Uno sciocco.
Questo bambino noi non lo abbiamo fatto fuori. Ed è il nostro morbido, fragrante lebbrosetto. Il nostro lebbroso dalle carni sane e tenere che annusiamo e che ci inebria coi suoi baci involontari.
È il nostro mistero del dolore innocente familiare e moderno. È il nostro santo innocente normale. È il nostro quotidiano nascosto e magnifico.
È il nostro bambino che ha le sue sorelle. E le sue sorelle hanno il loro bravo fratello. Proprio così. Come Dio comanda. Finché Dio comanda.

È nell’affidarsi a quella Tua volontà, che si misura il nostro rapporto con Dio, la capacità di affidarsi totalmente o con la condizionale.
Ci sono amiche che sono cresciute con te e amiche che incontri per la prima volta e scopri di avere una sintonia del cuore che ti fa dire “siamo amiche”, questo mi è accaduto con Paola Belletti, autrice del libro: “Osservazioni di una mamma qualunque”.
Una donna che si racconta così, (per chi ama la precisione, le date vanno aggiornate aggiungendo 1 anno):

“Sono Paola. Figlia da 40 anni, moglie da 11 e mamma da 10. Tutti e tre gli stati sono a tempo indeterminato. Ho quattro figli. Tre femmine e un maschio. 10, 9, 5 e 1 anno. Le prime due insieme a molti doni, profondità, intelligenza, bellezza, talenti musicali e molto, molto ancora da scoprire, si stanno sudando un po’ di più alcune conquiste scolastiche (aggiungerei, dopo un po’ di penare “chissenefrega” perché la scuola serve per la vita non la vita per la scuola).
La terza ha iniziato a parlare a 10 mesi, è precoce in molte cose, particolarmente intuitiva e piena di meraviglie da scoprire (…) Il piccolo è malato seriamente. E abbiamo iniziato a scoprirlo, seppur con alterne vicende e molte incertezze, durante la gravidanza . Alla 23esima settimana. E’ seguito un vero calvario. Ora lo curiamo al meglio delle nostre possibilità. E lui ci ricambia con la sua bellezza e molta gioia”
Paola ha un sorriso misurato, una scrittura semplice ma profonda, un modo di raccontarsi che fa in modo che tra le righe del suo libro ognuno trovi un po’ il suo essere uomo o donna. Racconta la quotidianità, che a volte è buffa, altre seria o dolorosa, mai disperata anche se il dolore di un figlio incide il cuore di chi lo ha generato e ti interroga, ti mette in discussione, mette alla prova il tuo essere madre e padre, qualche volta può anche far vacillare la tua fede in quel Dio buono. Buono con chi? Se questo piccolo sta già sul calvario da prima di nascere? Ti verrebbe da gridare, del resto pure Cristo al Monte degli Ulivi chiese: “Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà”
E’ nell’affidarsi a quella Tua volontà, che si misura il nostro rapporto con Dio, la capacità di affidarsi totalmente o con la condizionale.
Una persona che ho incontrato oggi mi ha detto: “io ho un rapporto personale e intimo con Cristo, non sono praticante, di tanto in tanto lo invoco, ma fatico a credere in Dio dopo Auschwitz” Ma che c’entra Dio con la malvagità degli uomini ho pensato, e poi mi è venuto in mente Ludovico, il figlio di Paola, che c’entra Dio con la sofferenza dei piccoli che non si può nemmeno imputare alla malvagità degli uomini.
Eppure, siamo fatti a sua immagine e somiglianza, “siamo nati e non moriremo più” diceva Chiara Corbella, altra Santa dei giorni nostri. Ci sono cose che non capiamo, fatiche che vorremmo non dover vivere eppure, tutto è buono, tutto concorre alla nostra santità, sembra un controsenso, ma più siamo docili alla Sua volontà, e più il mistero si svela.
Ma quanta fatica, quante preghiere e quante lacrime.
Lo recitiamo sempre distrattamente, ma è una frase che dovrebbe farci tremare il sangue nelle vene, “sia fatta la Tua volontà”
Scrive Paola nel capitolo “si esigono miracoli” “…Voglio volere la Tua volontà. Provo a chiedere che si compia Quella (la Tua, di volontà) anche se mi pare brutta. Anche se mi fa paura. Anche se proprio non mi riesce di fidarmi.
No perché a fidarsi, nel dire questa frase, potremmo finalmente, Dio ne sia lodato, rilassarci. “
Già, non allegri, ma lieti, quando davvero in sprazzi di giornata mi viene da alzare gli occhi al cielo e di riconoscere la Sua presenza in ogni incontro, in ogni fatica, allora mi vien da dire che non c’è nulla di cui mi devo lamentare, devo solo ringraziare per la ricchezza di attimi di cui è fatta la vita. Poi, il peccato originale sempre in agguato mi fa perdere la pazienza, mi fa sentire la solitudine di certe sere e mi fa dimenticare che anche la tristezza è una grazia che plasma l’anima. Allora grazie, a questa amica che con la sua penna, e la chiacchierata notturna, mentre guidava verso casa e io speravo che le mie chiacchiere non la facessero sopire, mi ha fatta sentire in sintonia, sulla stessa strada. Grazie.

 

Nerella Buggio

Mercoledì 30 marzo 2016 – san Ludovico da Casoria (il nome del bambino della Paola), giornata dei disabili e compleanno di Matteo (il marito) – l’autrice di “Osservazioni di una mamma qualunque” è stata invitata come ospite a TGtg di Tv2000, programma condotto da Cesare Davide Cavoni.

Qui sotto potete vedere la puntata integrale.

 

“Osservazioni di una mamma qualunque” di Paola Belletti, il primo libro della nuova collana UOMOVIVO, è disponibile in formato cartaceo e digitale presso la libreria online di Berica Editrice.

Doppio appuntamento venerdì 19 febbraio a Bologna per la nostra “mamma qualunque” Paola Belletti: alle 18 nella libreria Bonomo Editore di via Zamboni e alle 21 al Museo della Beata Vergine di San Luca di piazza di Porta Saragozza.

Nella pagina di Avvenire qui sopra la recensione del libro e l’avviso del duplice evento.

 

“Osservazioni di una mamma qualunque” di Paola Belletti, il primo libro della nuova collana UOMOVIVO, è disponibile in formato cartaceo e digitale presso la libreria online di Berica Editrice.

Ognuno ha i suoi carismi, Costanza fa le prefazioni ai libri, io faccio gli aperitivi a (con) chi li scrive. Abbiamo avuto l’onore di ospitare la famiglia Zeni per qualche giorno, sia ad agosto che a gennaio. Nel frattempo per vedere se erano veri, siamo anche andati a cercarli a casa loro, in Lombardia. Abbiamo frugato tra le nostre abitudini come la Marghe negli sportelli in salotto, abbiamo sorriso al tempo passato insieme come la Isa sorride alla Mapi ma soprattutto abbiamo fatto un sacco di aperitivi.

Caratteristica di interesse pubblico della famiglia Zeni è che la signora Paola Belletti ha di recente scritto un libro: Osservazioni di una mamma qualunque. Prima moglie, poi mamma di un, du’, tre, quattro figli, poi blogger e adesso scrittrice (tra una lavastoviglie e una lavatrice). Una donna che definisco Dionamica. Nel suo blog troviamo il suo ritmo: ‘vivo, penso, scrivo, posto’, lei dice che spesso si aggiunge anche ‘inciampo, cado’, ma è evidente che si rialza, sempre.

Tra uno spritz (che dalle parti di Paola si chiama pirlo) e uno hugo, ho fatto finta di aver letto il suo libro e l’ho scherzosamente intervistata:

Il libro era un sogno o i sogni aiutano a scrivere meglio?

Fiani iniziamo male, ti manca il riporto per fare queste domande alla Marzullo, dai!!!

Prima il blog, poi La Croce, poi un libro. Cosa è per te scrivere?

È dare un luogo ad un costante dialogo interno. Che non è solo tra me e me. Spesso è un dialogo con Dio. È mettere ordine a cose che altrimenti si affollano tutte nel collo di bottiglia della mia testa sempre in movimento. È anche il piacere di usare la parola, il linguaggio, di dare nome alle cose. Ogni cosa ha il suo nome. Bisogna trovarglielo. Poi ci sono anche cose che possiamo solo balbettare ma bisogna tentare lo stesso, fino all’ineffabile. Scrivo anche per ridere e fare ridere.
Tutti tranne mio marito. Detto anche “immobil dream”. Però mi valorizza, mi apprezza. Dice poche parole ma vedo che sta attento!
Però a dire la vera verità il blog voleva essere all’inizio uno strumento di promozione personale per la mia professione. Sono libero professionista da anni. Da molti più libera che professionista (in realtà soprattutto dopo la gravidanza di Ludo).

Come è nato allora il libro?

È nato perché Mario Adinolfi ha letto qualche mio post dal blog soprattutto dopo che ha saputo di Ludovico, soprattutto dopo che ci siamo incontrati su Facebook e in vista del debutto de La Croce quotidiano. Scriverai in pagina 4, i lettori ti aspetteranno. Preparati!
E così è stato.
In seguito dopo qualche mese Giuseppe Signorin, che ha a sua volta un blog e lavora in un’agenzia di comunicazione che è anche una piccola casa editrice, mi ha chiesto se avessi già un editore. Ero tentata di tirarmela un po’. Ho capitolato subito! Lui era l’occasione più adatta a me. Voleva pubblicare cose già scritte. Altro temo non sarei riuscita a fare. Ha pensato ad una bella raccolta. Ha selezionato e messo ordine. È una persona garbata, equilibrata, intelligente e piena di entusiasmo. E ha una moglie fantastica!

Una madre come te, perché anche se i tuoi 4 figli non ti riconoscono come tale, per lo stato sei madre, dove ha trovato il tempo?

In quello sottratto sconsideratamente a loro. Loro lo tolgono a me, insieme al fiato per respirare, e io lo tolgo a loro. In più rubo da loro le battute, le sortite e le intuizioni più belle.
Isabella infatti lo sa e si ribella. Non scrivere questa cosa mamma! Ha ragione.

Il tuo libro ha quindi una genesi poliedrica, più spunti riuniti, scritto in momenti e stati d’animo diversi. A chi è dedicato. A chi lo consiglieresti?

Lo consiglio a tutti. A patto che poi me lo raccontino, me lo restituiscano. No dai, in realtà sono combattuta tra il desiderio di diffonderlo e il pudore. Parlo di me, con onestà a volte temo imbarazzante. E parlo di cose forti e intime. Nascite, amori, dolori, fatiche, domande. Porte prese a pugni, rabbia, angoscia. Fede. Desiderio di paradiso. Robetta insomma. Quindi a volte vorrei essermi restituita. Poi soffro come femmina credo di una sorta di dialisi affettiva. Necessito di conferme, di feedback, di specchiarmi negli occhi degli altri. Occhi vispi possibilmente! E cuori accesi.

Oggi l’ovvio è diventato atto eroico, non ti senti un po’ offesa dal mondo a dover dire che tuo figlio aveva diritto a vivere?

Mi sono incavolata come una belva. Ho cambiato ginecologi. Ho pianto fino affogarmi nelle lacrime. Ho stroncato sul nascere inviti -gli ennesimi- ad abortire magari all’estero. Ho fatto notare che era mio figlio. Sempre.

Quindi il tuo libro è per le donne che vogliono essere madri? Per preparare, tranquillizzarle? Non hai paura che leggendoti preferiscano la clausura?

Anche io ho una fitta costante di nostalgia per l’immaginata quiete claustrale. A volte penso anche mio marito. Essere sposati è dura. Essere genitori è impegnativo. Resistere alle bollette, ai certificati medici, alle scadenze, alle logopedie, allo stillicidio dei colloqui generali, alla corsa campestre dei compiti pomeridiani, al fuoco di fila delle domande, al desiderio di socializzazione e a quello di mantenere un po’ di intimità familiare…
Tornando alla gravidanza del nostro gioiellino. Sì, ci siamo visti guardati o come eroi o come incoscienti. A noi pareva il minimo sindacale non fare a pezzi il nostro bambino perché forse sarebbe stato segnato nel corpo.
Continuano a chiedermelo. La formula più ricorrente è “ma quindi non lo sapevate prima, vero?”

Pensi che oltre a me lo leggeranno anche altri uomini?

Sì. Molti so che lo hanno già letto. Il mio papi! Fierissimo… qualche fratello. Molti amici. E diversi sconosciuti. Uno dall’uruguay lo ha letto in ebook. Mi ha ringraziato moltissimo. E io lui.

Con quali stati confina l’Uruguay? Parlami delle sue principali risorse economiche.

Se insisti mi faccio intervistare da tua moglie…

Ok, ok. Il tuo libro può essere un cerotto ad una ferita? Alla tua ferita?

Non lo so. Può essere una torcia puntata su di noi. Sulla vita, sul dolore. Su Gesù Cristo. Senza di Lui è da pazzi. Ma anche per chi non Lo conosce la vita è vita e tutti gli uomini lo sanno. Tutti. Non ho dubbi. Poi la coscienza si può offuscare, adulterare, ignorare, ma saperlo lo sappiamo. Esprimo per iscritto domande a Dio in compagnia degli altri.

Allora è dedicato a Dio? Non era più indicata un invocazione alla Madonna invece che la prefazione della Miriano?

Ma Costanza è in confidenza con la Madonna. Credo vada bene anche così.

Tu hai letto il tuo libro? O lo hai solo vissuto? Hai “imparato” qualcosa o rifaresti tutto uguale? incontreresti le stesse persone, andresti negli stessi posti?

Ho già giocato questa partita. Non esiste seconda possibilità. Esiste solo l’infinita possibilità di ritornare a Dio da qualsiasi condizione, in qualsiasi stato ci troviamo. Fino a che abbiamo giorni da vivere. Vivo. Ecco, poi sì a volte penso, scrivo e posto. Più spesso corro, inciampo e cado. Tutto intero no. Non l’ho riletto. Non riesco ancora. Facciamo che lo leggi tu poi mi racconti qualcosa.

[azz, beccato!]

 

(Filippo Fiani – intervista uscita su La Croce – Quotidiano e il blog http://quarantadue.ianix.net/)

 

“Osservazioni di una mamma qualunque” di Paola Belletti, il primo libro della nuova collana UOMOVIVO, è disponibile in formato cartaceo e digitale presso la libreria online di Berica Editrice.

«Figlia, moglie e mamma. Tutti e tre gli stati sono a tempo indeterminato. (…) Il marito è a volte luminoso testimone a volte vetro opaco come me. (…) Ho quattro figli, tre femmine e un maschio. Il piccolo è malato seriamente. E abbiamo iniziato a scoprirlo, seppur con alterne vicende e molte incertezze, durante la gravidanza. Alla 23esima settimana. È seguito un vero calvario. Ora lo curiamo al meglio delle nostre possibilità. E lui ci ricambia con la sua bellezza e molta gioia». Questa è Paola Belletti, autrice di Osservazioni di una mamma qualunque (UomoVivo, 14 euro, 153 pagine). Più che un libro è un diario. Un diario di vita fatto di episodi, fatiche, dolori e gioie. Un diario che racconta di una famiglia viva, ben assortita, litigiosa il giusto.

NIENTE SANTI ED EROI. È bello per questo. Non aspettatevi “santi” che di fronte alle fatiche vedono santi e madonne, traggono conclusioni e giudizi incomprensibili o astratti. No. Qui c’è una mamma, Paola, con tanti pregi che però non nasconde i tanti difetti, che si sente e si mostra «fuori posto, in affanno, sicuramente in ritardo». Ansiosa, che tende a ingrandire le cose, come tante mamme. E poi c’è un marito, Matteo, che lavora dieci ore al giorno e che se gli viene chiesto di prendere una canottiera nell’armadio delle bambine, nel secondo cassetto, rimane con lo sguardo fisso a quel cassetto, con un’espressione infastidita e terrorizzata, perché lui quella canottiera non la vede. Come tanti papà.

Matteo fa da “minimizzatore” per riportare le cose sul giusto piano. «Ecco, soprattutto tu, tu che sei chiamato fra tutti a capirmi e supportarmi con la U, manco mi ascolti», dice Paola. «Non è vero. Io ci sono», risponde pacato il marito. «Ho i miei limiti ma ti ascolto. E so che certe volte esageri». Sono così i dialoghi che riempiono queste 150 pagine che si leggono tra un sorriso e un pochino di commozione.

LE TINTE DELLA VITA. Matteo «di fronte alle cose grosse, come può esserlo la malattia di un figlio, non perde la calma. Soffre molto ma ingoia il suo dolore per aiutarmi a sopportare il mio e ribadisce con la persuasività di uno che ora sta pagando di persona che “niente ci può davvero ostacolare nell’essere felici. Nemmeno questo”».

Qui trovate tutto di una famiglia viva, tutte le tinte della vita, i risvolti anche comici del quotidiano, ritratti commossi, ma anche pieni di gratitudine per i figli. E una nota forte, quella del dolore, «della domanda a Dio a nome di mio figlio, che guarisca, che sia felice».

«Qui [Matteo] non minimizza perché non c’è spazio di manovra, ma guarda dal punto di osservazione più umano possibile. Quello della croce. Minuscola e maiuscola. Che poi a cosa costringe la Croce? Cosa mi fa? Mi tiene. Mi trattiene. Mi inchioda. Al presente». Ludovico, questo figlio ferito, li inchioda al presente, ci inchioda tutti al presente.

VIVERE EROICAMENTE. «Non preoccuparti», dice Paola al figlio appena nato. «Io e papà ti amiamo. Senza avverbi. Ti amiamo punto. “Nonostante”, semmai, è nonostante noi, le nostre debolezze, nonostante la stanchezza e la paura».

«A Paola – scrive Costanza Miriano nella prefazione, e noi aggiungiamo anche a Matteo, anzi a tutta la loro famiglia – viene chiesto di vivere eroicamente, ma non tutto insieme, non con un finale drammatico e i fuochi di artificio, bensì nel martirio dell’obbedienza quotidiana».

 

(Daniele Guarneri – recensione uscita su Tempi.it)

 

“Osservazioni di una mamma qualunque” di Paola Belletti, il primo libro della nuova collana UOMOVIVO, è disponibile in formato cartaceo e digitale presso la libreria online di Berica Editrice.