Spesso ci interroghiamo sul significato profondo delle parole: sterilità, infertilità, fecondità e apertura alla vita.
Vi confesso che spesso in questi quattro anni di matrimonio ho avuto bisogno di ricevere chiarimenti rispetto a dei dubbi personali dai sacerdoti incontrati nei confessionali. Dopo il matrimonio mi veniva spontaneo interrogarmi su queste tematiche. Forse avrei dovuto approfondirle prima, in parte lo avevo fatto anche tramite il corso di preparazione al matrimonio. Ma si sa, ci vuole tempo e preghiera per comprendere certe questioni che hanno così a che fare con la nostra vocazione.

“Il centuplo quaggiù. Adozioni internazionali e tanta Provvidenza” (Berica editrice, collana UomoVivo) di Laura Debolini e Filippo Fiani è un libro che aiuta ad entrare nel senso vero dei termini maternità, paternità, accoglienza della vita, famiglia.

Laura e Filippo sono due sposi che raccontano ognuno con la propria voce il desiderio di famiglia numerosa che hanno nutrito fin dal fidanzamento, il sogno di una casa aperta a tutti e viva, le loro esperienze di affidi brevi e lunghi, di figli accolti e lasciati andare.

Il cuore del libro è l’avventura d’amore e burocrazia intrapresa per adottare in tempi diversi due bambini peruviani: Maria Pilar e Samuel. Ma poi la famiglia si allarga inaspettatamente, dopo tanti anni di matrimonio, con la nascita di Elisabetta.

 

Potete leggere l’articolo completo di Silvia Lucchetti su Aleteia a questo link

 

 

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Due bellissimi post su FB che Silvana de Mari ha dedicato ai temi dell’aborto e dell’adozione, parlando anche del libro “UOMOVIVO” di Laura Debolini & Filippo Fiani “Il centuplo quaggiù. Adozioni internazionali e tanta Provvidenza”, edito da Berica Editrice

Tra le traccie, con la i, della maturità di quest’anno spiccano i versi di tale Caproni, poeta di rara mediocrità, ma che odia l’uomo, il solito ateo depresso, e non ci sono limiti alla mediocrità: se odi l’uomo sei cool, vai bene. Nei suoi discutibili versi l’uomo è visto come il parassita del pianeta. Quando morì Stalin (era il 1953, quando sono nata io) quel gioiello di giornale che era L’Unità titolò “È morto uno dei più grandi benefattori dell’umanità”.
Gesù Bambino, che branco di babbei e la cosa divertente è che sono ancora convinti di essere i migliori.
Noi siamo una cultura di morte.
Il nostro essere una cultura di morte è rappresentato nella nostra terrificante letteratura e cinematografia horror. Il nazismo è stato cultura di morte, il comunismo è stato cultura di morte, l’aborto è il punto più tragico della cultura di morte.
Che le donne uccidano i loro bambini nel loro ventre è qualcosa di tragico dal punto di vista biologico. Sto parlando di biologia, non di religione. Lo scopo di ogni essere vivente è la proprio sopravvivenza e la sopravvivenza della propria prole.
L’aborto è un suicidio differito, uccido la mia prole perché non ho ancora il coraggio di uccidere me. L’aborto è l’eclissi della ragione. Nel bellissimo film Juno una ragazzina rimasta sbadatamente incinta mentre aspetta al consultorio per l’aborto, cambia idea grazie alla coraggiosa voce di una compagna di classe che davanti al consultorio distribuisce volantini e l’informazione esatta che il grumo di cellule ha già le dita e le unghie. Un ginecologo francese distribuì, senza dire una parola, delle scarpine da neonato a un gruppo di donne in attesa dell’aborto. È stato denunciato per violenza privata, e condannato a dieci mesi, ma di quelle donne due hanno cambiato idea, con quel semplice gesto, e hanno messo al mondo i piedini su cui mettere le scarpine. Innumerevoli donne mi hanno detto “perché nessuno mi ha fermato, una sola parola buona in quell’ospedale e mi sarei fermata”.
L’aborto è difeso e blindato, questo è forse la più totale eclissi della ragione. In Francia un post che inviti a non farlo è punito con la prigione. Per chi va davanti alle cliniche a domandare : signora, ci ha pensato bene? Potrebbe avere il suo sorriso, c’è arresto immediato. Sono addirittura censurati i dati terrificanti sulla depressione e la sindrome post aborto, che travolge tutti: la mancata madre, il mancato padre , i mancati fratellini.
Se ci state pensando: cambiate idea!!! C’è un libro bellissimo, scritto da due miei amici, “Il centuplo quaggiù”, amici che hanno avuto il dono di poter adottare due bambini. Un dono fatto da qualcuno che non poteva tenere il suo bambino, ma ha portato in fondo la scelta di vita, ha lasciato andare il bimbo nel mondo, vivo , e questo bimbo ha incontrato Filippo e Laura. Se ci state pensando, fermatevi! Portate fino in fondo e poi, se non potete tenerlo, lasciate andare il bimbo, fatene un dono alla vita.

 

Nel mitico libro “Il centuplo quaggiù” i genitori Filippo e Laura raccontano la difficoltà e la commozione del raccogliere e proteggere un bambino esposto. In ogni borgo esisteva il vicolo degli esposti. Prima che l’aborto fosse un “diritto” gli aborti erano pochissimi e quindi pochissimi gli incidenti da aborto. Nella fantastica storia inventata e raccontata dai movimenti femministi e dal marxismo, cioè dal partito comunista si narra la storia del patriarcato cristiano, cioè la nostra storia, inventandosi che le donne abortivano una volta l’anno e morivano in continuazione di aborto. Quei numeri sono taroccati, come la teoria che Stalin fosse un grande uomo. Il fenomeno esisteva ed era terribile, ma è sempre stato minoritario. Molte donne non potevano allevare i loro bambini, perché erano sole, nubili o vedove, troppo povere, perché quei bimbi erano figli di violenza perché erano passati i saraceni o i lanzichenecchi o i briganti o qualcun altro. E allora i bimbi venivano lasciati in un posto preciso dove c’era la ruota, una ruota orizzontale per metà fuori dall’edificio e per metà dentro, così che in pochi istanti il piccolo sarebbe stato al caldo mentre la mamma scompariva nelle ombre con il suo cuore spezzato, non prima di aver suonato la campana che avrebbe fatto accorrere le suore alla culla. Cercate sulla guida del telefono tutti i cognomi come Esposto, Esposito, Diotallevi: sono tutti discendenti di bimbi non voluti ma salvati, che sono stati poi voluti da qualcun altro, che sono vissuti nella vita, che hanno avuto figli e nipoti e pronipoti e vivono nella storia. Se l’aborto fosse stato legale, quanti di loro sarebbero finiti smembrati (o a volte anche interi mentre ancora si muovono) nel bidone delle garze sporche e tutti quegli Esposto, Esposito e Diotallevi non sarebbero nel mondo. Che perdita di popolazione abbiamo avuto? Che perdita di economia? Che perdita di decenza? Che perdita di compassione?
Chiedo il diritto del piccolo di avere un avvocato difensore, sempre, qualcuno che dica a mamma “signora, si fermi, avrà il suo sorriso”. Stringa i denti, solo per qualche mese, avrà il suo sorriso è lo porterà quel sorriso a casa di qualcuno, di Laura e Filippo, che lo vogliono per sorridergli .

 

Per info sul libro:

info@ilcentuploquaggiù.it

Scheda libro

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Articolo di Sabino Sabini uscito su La Croce Quotidiano

E niente! (Copyright Fiani) Volevo dirvi che venerdì scorso ho ricevuto il libro “Il centuplo quaggiù” (Edizioni UomoVivo – Berica Editrice) di Laura Debolini e Filippo Fiani. L’ho letto tutto d’un fiato tra sabato e domenica. Fluente, leggero e profondo allo stesso tempo.
Scritto a quattro mani da Laura e Filippo: la prima assennata, posata, solida, riflessiva, mamma a tutti gli effetti; il secondo ironico, sagace, emotivo, impulsivo ma profondo nelle sue riflessioni, classico papà giocherellone.
Che dire! Ho compreso cosa significhi davvero essere genitori adottivi. Ho compreso che i soggetti in causa non sono solo la coppia che adotta ed il bambino (o più bambini). No, è molto di più! La coppia che vuole adottare mette il proprio desiderio di amare un figlio a disposizione di altre coppie che pur avendolo messo al mondo un figlio, pur avendolo fatto nascere piuttosto che abortirlo, non riuscendo a crescerlo lo affidano, tramite apposite strutture, alla prima coppia ritenuta idonea che lo accoglie come fosse il loro ma senza tagliare il legame con il passato, senza demonizzare i genitori naturali ma facendo crescere il bambino (o i bambini) in un corretto equilibrio tra presente, passato e futuro. La parola chiave è “accoglienza” non “possesso”. Lo so, può sembrare scontato, ma a dire il vero non avevo mai considerato l’adozione in questo modo, come tanti mi ero sempre soffermato a considerare i bambini orfani e bisognosi solo come “vittime” di genitori più o meno adeguati cheli avevano abbandonati.
Laura e Filippo con sfumature ed angolature diverse, differenze tipiche del loro carattere, ci fanno percorrere le due esperienze di adozione avute, la prima con Maria Pilar e poi con Samuél, narrandoci con dovizia di particolari, tra fasi colme di ansia ed emozioni contrastanti ed altre ironiche e divertenti, le varie tappe che tra peripezie burocratiche e lunghe attese, li hanno portati ad essere genitori adottivi. Facendomi tra l’altro venire la voglia di andare in Perù! No, sul serio, non scherzo!
Sono rimasto colpito dalla bellezza di questa coppia. Davvero!
Si sono conosciuti alle superiori, Laura è tra le più brave della classe, Filippo cerca di entrare subito in competizione con lei, ma non riesce a superarla in bravura (tranne in informatica) e allora si fa aiutare nei compiti, viste alcune sue lacune. La frequenza si trasforma in affetto, Laura sotto l’influsso dello spirito da “croce rossina”, dice Filippo – io direi con spirito materno, quello stesso spirito che la contraddistingue ancora oggi -, cede alle avances di Filippo. È amore! Durante gli studi seguono la stessa formazione cattolica che li porterà a guardare al futuro come coppia che mette Cristo al centro.
Che cosa grande! Io e mia moglie non abbiamo avuto la possibilità di fare un adeguato percorso comune di formazione e di crescita nella fede e ne ho visto i limiti, così come ho potuto constatare in altre coppie i frutti positivi chequesti percorsi portano nel matrimonio, soprattutto nei momenti della prova.
Laura e Filippo mettendo al centro Cristo sin dal fidanzamento, hanno deciso di impostare la loro vita di coppia con una apertura totale alla vita. “Accoglieremo tutti i figli che il buon Dio vorrà affidarci”. E non solo quelli naturali ma anche quelli adottati o dati in affido temporaneo. Ed infatti sin dai primi anni di matrimonio, i due, accolgono nella loro casa diversi bambini in affido, in attesa di sistemarsi lavorativamente, ma anche con la casa dei sogni che finalmente dopo qualche anno passato in affitto, riescono a metter su, non senza sacrifici e non senza ironia. A proposito Filippo quando verrò a trovarti voglio vedere la tua bara, una delle due che avete comprato e portato a casa perché ne uscirete di lì solo da morti. Voglio vedere gli interni di seta nera e se possibile provarla, hahah!
Ora che lavoro e casa sono sistemati i due possono finalmente coronare il loro sogno di avere dei figli, tanti figli, vogliono una famiglia molto numerosa. Bambini naturali che però tardano ad arrivare, sembrano esserci problemi, la coppia sembra non poterne avere. Ecco la prima grande prova! “Perché a me, Signore?” Ecco la prima tentazione! Abbandonare Dio che non ci ha esauditi, non ha mantenuto la promessa che ci ha fatto prima del matrimonio.
Ma Laura e Filippo, dopo un primo momento di lecito sconforto, ricompongono i cocci confidando in quel Cristo su cui hanno costruito casa, decidono di fidarsi ed affidarsi a Lui, aprendosi ad altre forme di genitorialità, decidendosi per l’adozione di uno o più bambini.
E qui vi lascio al libro senza svelarvi altro se non un “piccolo” inatteso finale: il centuplo quaggiù. Dio compie meraviglie e ci stupisce sempre.
Laura e Filippo lo hanno sperimentato nella loro vita e ce lo raccontano con umiltà, ironia e semplicità in questo bellissimo libro che consiglio di comprare leggere e rileggere ancora.

dal blog QUARANTADUE!

articolo di Filippo Fiani

Ebbene sì, siamo arrivati al dunque. Il libro è uscito, inizia a girare e già qualcuno inizia a farci sapere che ha incontrato il suo gradimento.

Questa nuova avventura, intrapresa una sera per caso, in uno studio a caso, di una casa a caso con un editore a caso, in realtà non è arrivata davvero per caso. Era lo step finale (o iniziale, chissà) di un percorso che ci ha visti crescere nella consapevolezza di aver da dire qualcosa che non poteva rimanere confinato tra le mura di casa nostra, vincolato a qualche discussione o articolo di giornale, ma doveva strutturarsi in un racconto e partire, per andare dove la Provvidenza avrebbe voluto farlo andare.

Abbiamo passato alcuni mesi a scrivere, nottetempo, dopo aver messo a letto i bimbi, usurpando il momento in cui, almeno io, adoro dormire sul divano davanti alle mie serie preferite. Ci siamo divisi il compito di rileggere a turno i capitoli, selezionare argomenti, approfondire temi. E poi l’esotico mondo dell’editoria ci ha affascinato con il suo lessico e i suoi lemmi: bozza (e fin qui come bloggers ci si arrivava), quarta di copertina, “mi devi togliere 10000 battute” e poi manoscritto, cessione dei diritti e tante altre cose che non conoscevamo.
Tornavo la sera a casa e dicevo a mia moglie la frase ad effetto: “Sai cara, oggi ho sentito il nostro editore …” facendo finta di essere il protagonista radical chic di un film di Sergio Rubini e dopo esserci spanciati dalle risate ci si guardava negli occhi increduli di avere la possibità di mettere nero su bianco una passione che ha trasformato la nostra vita, costruito la nostra famiglia.

E poi arrivare alla stampa, il “lancio” sul mercato, che più che un lancio è stato un “appoggialo pure lì che quando ho tempo lo guardo”, le prime impressioni degli amici, delle nostre famiglie, lo stupore di chi non lo sapeva e la voglia di farlo sapere al resto del mondo che ignora la nostra esistenza. Tutte queste sono state emozioni nuove e bellissime.

Adesso abbiamo davvero un solo desiderio, arrivare a dire a chiunque che l’adozione è bella, per i bambini che ritrovano mamma e babbo prima di tutto, che è bella, perché è un dono che poi ritorna moltiplicato, che è bella, perché ci svincola dalla logica dello scarto mostrando a tutti, con i fatti, cosa significa e cosa produce l’accoglienza della vita nella vita.

“Adottare” è solo un metodo per dare un riconoscimento sociale alla accoglienza che ogni coppia, desiderosa di essere feconda, dovrebbe vivere in pienezza. Per questo suggeriamo di parlare di accoglienza alle coppie di fidanzati, agli adolescenti che entrano nell’età matura; perché è nel periodo in cui si gettano le basi della “casa” in cui vivremo, che si devono prevedere i sostegni per il futuro. Un futuro che può non essere come lo aspettiamo, per il quale dobbiamo essere attrezzati. Noi abbiamo avuto la fortuna e la grazia di averlo fatto, vogliamo raccontarlo a chi vuole sentirlo.

Chiamateci a presentare il nostro libro nelle vostre comunità, dateci e datevi l’opportunità di far conoscere quanto c’è di bello nell’aprirsi a 360 gradi a questo mondo che sembra così lontano e invece è così vicino, tanto che oggi i primi che dobbiamo imparare ad accogliere sono proprio i nostri figli, ma da qui a saper accogliere quelli degli altri, il passo è molto più breve di quello che potete immaginare.

Scriveteci a info@ilcentuploquaggiù.it

Fatevi un idea con la scheda del libro

Guardate il sito ilcentuploquaggiu.it


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Grazie di cuore.

 

 

“Il centuplo quaggiù” – ultimo libro sfornato nella collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio”, edita da Berica Editrice – è una sorta di diario di bordo di una avventura faticosa ma avvincente quale è diventare famiglia adottiva e riuscire – infine – a vedere concretamente l’approdo, cioè l’adozione concreta. La bellezza di questo racconto meditato è data dal fatto che Laura e Filippo mettono a nudo il senso vero dall’accoglienza.

Leggi l’articolo di Davide Vairani uscito su La Croce Quotidiano a questo link.

“Dedicato a tutte quelle coppie che vogliono intraprendere la strada dell’adozione e hanno bisogno di risposte non solo tecniche, ma anche emotive. Dedicato a quelle famiglie che hanno sperimentato l’adozione e si ritrovano a rivivere il viaggio della speranza, le paure, le incertezze, la felicità e la gioia di essere genitori”.

È dedicato soprattutto a queste persone qui, indicate nell’introduzione firmata dai fondatori di Ai.Bi. Marco Griffini e Irene Bertuzzi, ma anche a molti altri, il libro scritto a due mani da Laura Debolini e Filippo Fiani, sposi con un desiderio che li ha sempre accompagnati, fin dai tempi del fidanzamento: accogliere la vita, aprire la propria casa e la propria famiglia a chi ne ha più bisogno.

“Il centuplo quaggiù. Adozioni internazionali e tanta Provvidenza”, ultimo libro sfornato nella collana “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio”, edita da Berica Editrice, è un alternarsi esilarante di vicende legate all’avventura tutt’altro che semplice o scontata che i due autori hanno vissuto per adottare i loro bambini: Maria Pilar e Samuèl, entrambi peruviani.

Laura e Filippo, già abituati a raccontare in presa diretta i loro viaggi e le peripezie nei labirinti burocratici e non delle adozioni internazionali tramite la loro attività di blogger, hanno confezionato un libro capace al tempo stesso di coinvolgere il lettore e informarlo in maniera divertente su un tema complesso, di cui si sente spesso parlare in maniera superficiale e senza cognizione di causa.

Scene di vita quotidiana, magari viste da entrambi i punti di vista, quello del marito e quello della moglie, si alternano a riflessioni di natura più teorica e “tecnica”. Il tutto raccontato con una lingua schietta e colorita, e condito da tanta fede nella Provvidenza ripagata in maniera esorbitante da una sorpresa finale…

 

 

Il libro è disponibile in formato cartaceo e digitale presso lo shop online di Berica Editrice.

Visitate il sito del libro a questo link.