“Due cuori e un cavaquinho” di Matilde Dellai

Cara Adelaide, certamente tu non te ne rendi conto, ma in questo momento ti trovi beata e pacifica nel mio pancione che sonnecchi indisturbata in totale tranquillità. Beh, beata e pacifica non proprio dato che per la maggior parte del tempo scalci e ti rigiri come una matta e proprio per questo tuo padre afferma che avrai la scorza dura come la tua mamma, piccolina mia. Sono quasi sette mesi che stai comodamente abitando dentro la mia pancia ed è una cosa talmente strana e naturale allo stesso tempo, che per me è ancora difficile concepire l’idea che dentro di me ci sei tu, una bimba ormai formata quasi completamente, proprio a forma di neonato insomma. Forse tiri continuamente i tuoi calcetti per ricordarmelo, per dirmi “Ehi mamma, guarda che ci sono, sono qui dentro di te e voglio restarci ancora per un po’”. Ecco, quando scalci amore mio, ti sento più vitale che mai, sento tutta la tua voglia di vivere e la tua enorme forza che sono sicura ti distinguerà anche quando verrai al mondo, questo mondo in cui l’eterna lotta tra il bene e il male ci coinvolge ogni giorno e sarà mio compito e di tuo padre indirizzarti sempre verso la via della verità, cioè quella di Gesù Cristo, la sola che porta alla felicità. Devo dire la verità, partorire all’età di 22 anni neanche un anno dopo il matrimonio, non era proprio nei miei progetti fino a qualche anno fa, ma il Signore mi ha prelevato da una vita senza Dio, vuota e priva di senso e me ne ha donata una nuova, più bella e incredibilmente emozionante, e spero che anche tu da grande dirai il tuo “sì” a Gesù, facendo la tua personale esperienza di fede. La tua mamma cara Adelaide non è neanche lontanamente vicina alla santità, anzi, non è una brava donna di casa, non le piace fare la casalinga, e il tuo povero papà, che invece sono sicura faranno santo a forza di sopportare i miei sbalzi d’umore, ha una capacità incredibile di sopportazione quando il mio lato ribelle salta fuori e prende il sopravvento. Ti dico questo perché tu sappia che in un matrimonio due sono capaci di amarsi solo se si lasciano amare da Dio, è lui che ci dona la capacità di potere essere veramente felici nonostante i diversi caratteri e i battibecchi (e nonostante la continua ostinazione di tuo padre a voler pulire per terra con la spugna per i piatti), é questa la vera bellezza del matrimonio cristiano. I tuoi genitori, tesoro, sono giovanissimi e proprio per questo forse il Signore li sta coccolando, accompagnandoli giorno dopo giorno facendo gustare loro la Sua Divina Provvidenza e non facendogli mancare proprio nulla. Dio continua a farci grandissimi doni, e il più incredibile di questi sei stata tu Adelaide, totalmente inaspettato dato che i dottori mi avevano detto che rimanere incinta prima di un anno e mezzo sarebbe stato molto difficile per me, quindi il Signore, con l’intercessione di Maria, li ha fregati sul tempo e ci ha donato te, la più grande sorpresa della mia vita. Non vedo l’ora di vedere il tuo faccino paffuto e tenerti tra le braccia, pulcina mia, nel frattempo ti affido a Maria che ti sta già viziando come fa con me. Firmato la tua mammina.

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“Due cuori e un cavaquinho” di Matilde Dellai

E così mi ritrovo qui. In panico davanti a una stanza che non è la stessa di 16 giorni fa, appartenente a una casa completamente diversa da quella in cui vivevo. In panico, non perché non la sento mia o perché ho paura di non abituarmi, anzi, ho già preso possesso del territorio riorganizzando tutti gli armadi e i mobili in modo diverso da come aveva tentato di fare mio marito (dopo tutto sistemare sei metri quadrati di casa non è una mission impossible). In panico perché ora tutti questi sei metri quadrati dipendono dalla sottoscritta e si dà il caso che la sottoscritta non abbia mai stirato nemmeno un calzino in vita sua o cucinato due bistecche o lavato le lenzuola.

Per fortuna il Signore 16 giorni fa mi ha donato un marito che crede in me, che se anche per ora sono una frana mi incoraggia e mi sostiene mettendomi la grinta necessaria per affrontare i miei sei metri quadrati di sfida (penso che in realtà dentro di lui stia sudando freddo, ma è un vero gentiluomo perché non lo da a vedere).

Probabilmente quando ero piccola non avrei mai pensato di ritrovarmi sposata a poco più di vent’anni, con gli studi ancora da terminare e con una casetta da gestire ma adesso che lo sto vivendo non potrei immaginare futuro migliore per me e non potrei essere più contenta perché questo futuro non l’ho scelto io ma me lo ha donato Qualcuno che sapeva meglio di me come farmi davvero felice. In effetti, io non sarei riuscita a scegliere persona più adatta per affrontare la vita insieme e sono assolutamente convinta che non esista altro essere umano sulla terra capace di sopportarmi al di là di mio marito (grazie tesoro, sei stupendo xoxo).

Bene amici, la vostra geologa è tornata, magari in vesti diverse e con una spugna per piatti in mano invece di un martello (già, purtroppo non abbiamo la lavastoviglie) ma sicuramente più allegra e innamorata di prima!

Un bacio

“Due cuori e un cavaquinho” di Matilde Dellai

I’ve just seen a face
I can’t forget the time or place where we just met
She’s just the girl for me
And I want all the world to see we’ve met
Mm mm mm mm mm mm..

Recita così la prima strofa di “I’ve just seen a face”, pezzo dei Beatles che tu hai “democraticamente” imposto come canzone della nostra storia. L’abbiamo ascoltata ieri sera, durante le prove di un gruppo di amici che strimpella qualche cover, e sì, ammetto che mi è piaciuta. Ma bando alle ciance: ieri sera è stata una di quelle sere in cui ho avuto veramente la certezza che è stato il Signore a metterti vicino a me; non ci siamo scelti e non ci siamo cercati, ci siamo semplicemente trovati perché, come delle pedine nel gioco degli scacchi, Dio ci ha prelevati e ci ha fatto muovere seguendo le strade che aveva preparato per noi.

Ieri sera, dopo aver ascoltato qualche pezzo nel garage di alcuni amici, siamo andati in un qualunque bar (dove tra l’altro abbiamo incontrato il Mi dei Mienmiuaif), e niente, abbiamo semplicemente chiacchierato fino a tardi, ma le parole che sai dirmi tu alcune volte, mi confermano ciò che ho detto prima. Ecco perché riesci a stupirmi ogni volta: sai scavare dentro di me trovando quelle sofferenze a cui per anni ho cercato invano di dare un nome, le sai curare, amare e piano piano trasformare.

Hai scelto di amare una persona che nonostante si voglia mostrare forte esteriormente, aveva dentro una voragine di fragilità, alla continua ricerca di qualcosa di sensato in quella società che non le bastava più come verità assoluta. Hai scelto di amare me, di togliere delicatamente le coperte invernali di egoismo con le quali continuamente mi coprivo e hai fatto sbocciare la primavera nella mia anima ricostruendo piano piano le parti di me che erano rotte e che nessuno aveva mai nemmeno cercato di aggiustare.

Grazie, amore mio, perché con l’aiuto del Signore stai contribuendo sempre di più a rendermi una persona migliore anche se non riuscirò mai a ringraziarti a sufficienza per tutto ciò che hai fatto, fai e farai per me.

Ti amo mon amour e cercherò di amarti sempre di più sperando di riuscire a darti anche io almeno la metà del bene che tu hai fatto a me. In primis, però, Colui che entrambi dobbiamo ringraziare è Dio per averci ricolmato letteralmente di beni e grazie.

“I’ve just seen a face”, tradotto “ho appena visto un viso”… un anno fa io ho visto il tuo amor mio, e spero di vederlo tutti i giorni della mia vita se il Signore ci farà questa grazia.

Ti amo amore dell’anima mia, la tua promessa geo-sposa Matilde

“Due cuori e un cavaquinho” di Matilde Dellai

“Andate ed annunziate ai miei fratelliiiiii che vadano in Galileaaaaaa.. E là mi vedrannooooo e la mi vedrannoooooo! Ecco io sono con voi, ecco io sono con voiiiiii tutti i gioooorniiiii!”

Canticchia così la vostra geologa mentre, con molta nonchalance, posa la testa sul cuscino, in preda a un mega abbiocco after pasta al ragù di nonna Licia.

Non ho ancora idea del perché la mia mente abbia innescato questa canzoncina di Kiko nella mia testa dato che non l’ascolto da una vita e mezza, ma mi sento di dover ringraziare Qualcuno per questo, perché forse era proprio di queste parole che avevo bisogno…

La vostra geo-scrittrice infatti sta vivendo dei momenti a dir poco abominevoli, il demonio sta sguazzando allegramente creandosi una bella e comoda nicchia dalla quale non ha intenzione di uscire. Tra esattamente tre mesi mi sposo e più si avvicina il tempo del matrimonio più il demonio attacca i protagonisti di questa rubrica amorosa facendo vivere loro dei momenti di dura prova.

Come insegna il canto, però, il Signore ci precede sempre nelle situazioni difficili e ribadisce che Lui è con noi in ogni momento, bello o brutto che sia. Quando prevale lo sconforto, come dice sempre Amos, non bisogna a tutti costi volerlo gestire da soli. Se lo si dona a Dio, il peso diventa più leggero perché si è in due a portarlo.

L’altra sera eravamo particolarmente stressati e abbiamo aperto il Vangelo. È uscito un brano azzeccatissimo… d’altronde Dio ti dona sempre la parola di cui hai bisogno, se glielo chiedi… in sostanza è venuto fuori un passo della Scrittura il cui significato era che se fai di testa tua poi arriva il Signore e ti ribalta su due piedi tutti i piani…

Spesso mi dimentico che è proprio ciò che ha fatto nella mia vita, ha preso le redini della mia esistenza e l’ha rivoltata come un calzino.

Oggi quindi voglio semplicemente ringraziare Dio e benedirlo perché Lui, a differenza di noi umani, non ci abbandona mai, anche se a volte dubitiamo di questo, anzi ci spiana la strada e ci precede verso la felicità. 💖

 

“Due cuori e un cavaquinho” di Matilde Dellai

Buongiorno mio diletto, sono ben quattro giorni che non vedo il tuo faccino immacolato (o quasi) e ciò ha turbato non poco la tua dolce metà.

Non so a chi appartenga la mente, a parer mio distorta, che ha inventato i corsi di formazione per gli impiegati del concessionario in cui lavori al fine di migliorare la qualità del servizio offerto e bla bla bla, ma sta di fatto che questi corsi sono a Milano ovvero a tre ore di macchina da me e tutto ciò causa un’enorme sofferenza al mio “io interiore” costretto a stare cinque giorni senza vederti. Dato che mi manchi molto ho deciso di colmare il vuoto generato dalla tua assenza scrivendoti qualcosina di sdolcinato.

In questo periodo storico contraddistinto da odio e continui giudizi, in cui gli arcobaleni criticano i cristiani e i cristiani ripagano con la stessa moneta attaccando gli arcobaleni, ecco in questo periodo buio succedono anche cose belle e una piccolissima goccia di speranza nel mare in tempesta è che ti amo amor mio e non c’è cosa più bella dell’amore genuino tra due giovani fidanzati. Questa piccola geologa di soli 21 anni è stata chiamata dal Signore il quale, stravolgendole tutti i bei piani che lei si era diligentemente costruita, ha deciso di sceglierla e farla diventare una dei suoi. Credo che una delle poche cose giuste fatte nella mia vita, se non l’unica, sia stato dire quel SÌ alla chiamata di Dio che ardeva dentro di me, dire di SÌ a non buttarmi più via tra feste varie e compagnie sbagliate insomma dire SÌ al Signore che tanto spingeva per farsi spazio tra i miei egoismi permettendomi così di iniziare a far parte di questo magnifico cammino di fede che ci ha fatti incontrare. Quel 20 febbraio 2015 ho messo piede per la prima volta all’interno di una piccola comunità neocatecumenale, più precisamente alle catechesi iniziali che precedono la formazione della comunità, e proprio in quel luogo dove speravo di trovare qualcosa di vivo, qualcosa di vero, qualcosa di salvifico, Dio mi ha fatto incontrare te.

Esattamente 10 mesi dopo quel primo sguardo, hai pensato bene di chiedermi la mano in mezzo a piazza San Marco e io, essendo donna, mi sono fatta prendere un po’ troppo dall’emozione cosicché il secondo SÌ più bello della mia vita l’ho pronunciato dopo circa un quarto d’ora di apnea. Il mio terzo SÌ credo lo pronuncerò davanti all’altare quando, con il cuore gonfio d’amore darò il mio consenso per diventare tua moglie.

Or dunque cari amici, qualcosa di buono il Signore lo sta ancora facendo perché finché c’è fede c’è speranza e va a noi cristiani il compito di vedere il bene nel mondo e nelle persone, anche nelle peggiori, perché in noi Gesù Cristo lo ha visto e inoltre siamo noi cristiani a conoscere la Verità e questa è una consapevolezza da cui derivano grandi responsabilità. È vero, il Signore ci ha chiamati, ci ha prelevati dal mondo e ci ha donato la grazia di essere con Lui, ma non  dimentichiamoci che Gesù Cristo ha sempre scelto i peggiori; sì, Lui ha sempre chiamato a sé i peggior peccatori, dunque se noi siamo con Lui un motivo ci sarà.

Vi saluto cari amici e se avete letto fino a qui siete bravi e belli e vi mando un bacino, ma uno più grande va al mio futuro sposo che è lontano, baci baci!!

 

“Due cuori e un cavaquinho” di Matilde Dellai

Scusa amore mio, l’ho fatto di nuovo. Non curante del primo fallimento, ho deciso di portarti nuovamente a fare shopping con me, costringendoti a subire per la seconda volta l’atroce calvario che comporta lo scegliere un paio di jeans per la tua futura sposa. In mia difesa posso dire che almeno ci ho provato: io ci ho provato ad essere veloce, essenziale e meno indecisa possibile, ma non ci sono riuscita facendoti così subire una lunga e dolorosa agonia dentro e fuori da almeno una decina di negozi.

Il punto è che poi, dopo circa due ore e mezza di tortura, ho scelto il primo paio di jeans provati in tutta la giornata. So che dopo tutto ciò ti sono cadute le braccia, ma lasciami dire che sono orgogliosissima di te in quanto hai cercato di non mostrare segni di disagio o sofferenza, dimostrandoti paziente, calmo e disponibile al dolore; bisogna proprio ammettere che san Paolo sarebbe fiero di te perché in quel caldo pomeriggio di aprile hai deciso di morire a te stesso, alla tua brevissima sopportazione che di solito ti contraddistingue: hai deciso di morire per me.

Dopotutto se io fossi come la maggioranza della popolazione maschile e riuscissi a scegliere, provare e acquistare dei pantaloni  in un tempo record di 10 massimo 12  minuti (cosa impossibile ad una femmina media), si può dire che non mi ameresti affatto in quanto troppo simile a te; il Signore infatti mi ha messo di fianco una persona completamente diversa da me, ma della quale avevo necessariamente bisogno per far maturare quel piccolo seme  di bontà nascosto sotto vagonate di egoismo e che ogni giorno alimenta in me la fiammella di fede che ho deciso di accendere circa un anno fa, quando ho messo la mia vita nella mani del Signore.

Tutta questa pappardella quindi l’ho scritta per dirti grazie mio dolce profeta, grazie perché solo tu tiri fuori il meglio (o il meno peggio) della tua amata geologa riuscendo, con piccoli gesti di bontà come questo appena descritto, a farmi delicatamente scendere dal mio prezioso piedistallo tutto luccicante al quale non potrei mai rinunciare senza di te e senza l’amore di Cristo.

“Due cuori e un cavaquinho” di Matilde Dellai

Cari lettori,

chiedo scusa se in questo periodo non mi sono fatta molto presente, ma come ormai sapete bene tra esami da sostenere, matrimonio da pianificare e litigi da affrontare con il suo amato (nei quali la parte femminile vuole sempre avere ragione) la vostra geologa sta perdendo la testa.

Sono sempre di più infatti le persone che la trattano da scema a causa della sua decisione di sposarsi così giovane ma questo, invece di demoralizzarla, la rafforza, anche se fa aumentare drasticamente il suo giudizio nei confronti di talune persone. Ha notato in particolare che alcuni, all’inizio in apparenza contenti, ora le stanno smontando qualunque cosa lei abbia pensato per il suo matrimonio, cercando sempre di trovare, come si suol dire, il pelo nell’uovo.

Qualcuno agisce così perché non condivide lo sposarsi in generale, e ci può anche stare, magari servirà alla loro conversione e ne sono anche felice, ma altri assumono questo atteggiamento per invidia e ciò provoca nella mente della geologa un grandissimo senso di ingiustizia, e la voglia di strappare i capelli alle persone che la criticano a volte è incontrollabile. Per di più non ha mai la risposta pronta e ciò non aiuta in nessun modo la posizione in cui si trova, sentendosi così completamente disarmata e in balia delle parole taglienti alle quali le sue orecchie e il suo cuore sono continuamente esposti.

Queste righe, più che a voi, servono a me, per chiedere che Gesù Cristo mi aiuti almeno a non odiare queste persone e le loro ingiurie, invece di giudicarle e peccare di superbia (cosa forse anche più grave) perché purtroppo sono consapevole che ogni volta ciò equivale all’ennesimo chiodo inflitto al nostro Salvatore… Dopotutto questo è il compito di noi che cerchiamo di credere in Cristo (non uso il termine “cristiani” perché mi pare quasi azzardato definirci tali, di cristiano c’è solo Cristo appunto, a meno che non ci sia qualcun altro che ama chi lo maltratta!), altrimenti chi lo farebbe ? Chi pregherebbe per le conversioni e per i peccatori?

Quindi in questo breve scritto Signore ti prego di darmi la forza di andare avanti e anzi ti ringrazio di tutte le critiche che ricevo perché con questi fatti posso cercare di capire, anche se in piccolissima parte, ciò che hai subito tu quando fosti maltrattato e rifiutato dagli uomini… Donami anche l’umiltà necessaria per rispondere a questi attacchi, perché per combattere le critiche ci vuole l’amore, per vincere il male ci vuole il bene.

Cari lettori vi voglio infine salutare con il ritornello di un salmo stupendo che conosco nella versione musicata da Kiko Arguello, capace di donarmi tanta gioia e speranza ogni volta che lo sento: “…Perché all’andar si va piangendo, gettando il seme, ma al ritorno si vien cantando, portando i covoni!”.

Baci baci!