“Donne dududu” di Anita Baldisserotto

Mie care donne dududu!

Come avrete visto dal videoclip della nostra nuova canzone “Medjugorje” (qui il link https://goo.gl/A9T6YS) sono stata allo splendido Festival dei Giovani con mio marito Giuseppe e tanti amici. È stato una bomba!

Scoppio di gioia se penso a come ho visto operare la Madonna sui cuori di tanti, sul mio, dandoci chili di bellezza e provvidenza proprio come una mamma sa fare! Sì, dico provvidenza, e ora vi racconto perché…

Il giorno prima della partenza per il pellegrinaggio un ragazzo di nome Marco ha chiesto di aggiungersi: c’era posto in pullman ma non in hotel, lui da solo ha trovato alloggio ed è partito con noi la mattina seguente. Alla sera siamo arrivati in Bosnia-Erzegovina dopo un viaggio lungo ma che già ci aveva fatto gustare la gioia di Maria, e Marco se n’è andato con le valigie verso il suo albergo, con l’intenzione di ritrovarci insieme il giorno dopo sul retro della chiesa di Medjugorje, dove ogni anno si svolgono gli appuntamenti del Festival. La gente era numerosissima, decine di migliaia, il caldo ci avvolgeva e con la traduzione simultanea nelle orecchie ci siamo messi ad ascoltare testimonianze e catechesi stupende. A un certo punto ho visto arrivare Marco con una ragazza, si stavano avvicinando… ed ecco Silvia! Silvia Buso, credo che molti di voi la conoscano… per “Dioincidenza” entrambi alloggiavano nello stesso hotel e lui già la conosceva!

Avevo visto Silvia per la prima volta nel film “Terra di Maria” di Juan Manuel Cotelo – se non lo avete ancora fatto vi prego guardatelo! (qui il trailer https://goo.gl/nfwVyH) -, poi una seconda volta a Padova al concerto dei Reale (Christian Rock Band che vi consiglio di ascoltare… per caso volete un link? 🙂 https://goo.gl/wFLzik). Da fisionomista quale sono l’avevo riconosciuta in fretta e d’impulso le avevo detto: “Posso abbracciarti?”, e taac già la stavo abbracciando! Che figura, lei gentile mi aveva sorriso ma in quel momento mi ero resa conto di aver fatto un passo oltre e così non ero riuscita a dire praticamente nient’altro! Lei era andata a sedersi più avanti con degli amici, ma durante il concerto il mio occhio di tanto in tanto la seguiva… a un certo momento l’ho vista alzarsi e saltare a ritmo… la commozione è stata forte!

Ora vi dico perché: Silvia è stata guarita miracolosamente a Medjugorje da una paraplegia che le è comparsa improvvisamente all’età di 16 anni. Sì, lei è passata dal non muovere le gambe ad alzarsi in piedi grazie alla Madonna!

Silvia si trovava infatti sul monte Podbrdo a Medjugorje, aveva assistito a un’apparizione, a un certo punto aveva visto una luce intensa, ma che non la abbagliava, brillare di fronte a lei. Terminata l’apparizione, nel momento di scendere, alcuni uomini l’avevano presa in braccio ma lei era caduta battendo la testa. Invece delle pietre appuntite incastonate sul monte, Silvia aveva sentito un materasso morbidissimo… e dopo qualche istante aveva visto una mano di fronte a lei che la invitava ad alzarsi. L’aveva afferrata e si era messa in piedi! Bacino e gambe erano in forza e le lacrime erano scoppiate in lei e anche in suo padre (la madre era rimasta a casa, a Padova; i posti disponibili nel pellegrinaggio erano due e lei, già salda nella fede, aveva lasciato il posto al marito di modo che Dio potesse lavorare il suo cuore…)!

Ecco perché vederla ballare al concerto mi aveva commosso tanto dududu!

Le lacrime sono fioccate abbondanti anche sentendo questo fatto nel film e poi di persona da Silvia, che ha dato testimonianza al nostro gruppo proprio durante l’ultimo pellegrinaggio al Festival dei Giovani! È stata una dolcezza.

Silvia mi ha regalato un’ulteriore prova tangibile e bellissima che la Madonna c’è, opera, guarisce, intercede e ci ama! Io sono figlia di una Mamma così!

L’abbraccio che avevo dato a Silvia in modo improvviso era nato per via di questo istintivo pensiero: se la Madonna aveva toccato Silvia in modo così concreto, io toccando lei in qualche modo entravo in contatto con la Madonna! Sì, ok, forse pensate che esagero, che mi immedesimo troppo nell’emorroissa che tocca il mantello di Gesù… ma l’entusiasmo è stato tanto, Silvia aveva un volto così raggiante che mi è stata subito simpatica. E poi è veneta, di corporatura alta come me, anzi di più, abbiamo parlato e ho sentito subito che lei è tutta orientata al Cielo.

Silvia cammina con Maria, grazie a Maria e per Maria! E io? Ci provo anch’io! E i miei preziosissimi amici? Anche! E voi??

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“Donne dududu” di Anita Baldisserotto

Mie care donne dududu!

Oggi ho pensato di cucire insieme a voi una pochette… cosa ne dite???

Ho scelto un tessuto plastificato a pois che non sfila, scovato in un grande negozio di tessuti dove viene proposto come soluzione per le tovaglie. Ma io lo trovo adorabile per astucci/beauty/borse!

È una pochette con una zip semplicissima, chiunque può realizzarla! Se non ci credete venite a casa mia e proviamoci insieme dududu! Oppure da sole o in compagnia di qualche amica, seguendo questo video tutorial che ho fatto per voi…

Cucire è diventata una grande passione che mi piacerebbe trasmettere a più donne dududu possibili. Ho notato che alle bambine a cui mostro come si fa, anche realizzando minuscoli accessori che improvviso lì per lì con loro, piace tantissimo e poi vogliono tornare per cucire qualcos’altro insieme…

Stimola moltissimo la creatività: scegliere il progetto da realizzare, trovare i tessuti (andare a tessuti è un upgrade notevole nell’esperienza dello shopping), mettersi al lavoro… e alla fine che soddisfazione quando viene fuori qualcosa cucito da te!

Vi auguro una buona visione, e se per caso fate qualche pochette mandatemi la foto dududu a mienmiuaif@gmail.com!

Vi abbraccio,

Anita

“Donne dududu” di Anita Baldisserotto

Mie care donne dududu! Come state affrontando l’estate?

Grazie al cielo qui in Veneto la pioggia ha abbassato le temperature e mi sono un attimo ripresa per scrivere un post da vera fashion blogger che non sono :).

I vestiti mi interessano da sempre, ma negli ultimi anni si stanno risolvendo alcune cose nel modo in cui mi ci rapporto.

Sì, perché avere vestiti alla moda ed essere magra per indossarli è stato il mio chiodo fisso per tutta l’adolescenza (e oltre), tanto che (quasi) ogni fine settimana girovagavo per negozi anche solo per guardarli, infilare jeans attillatissimi spesso senza riuscire a chiudere la zip (con colpi mortali alla mia autostima), evitando però l’aiuto di qualsiasi commessa per non dover dire a voce alta la mia taglia o addirittura pronunciare la terribile  domanda: “Mi farebbe provare la taglia in più?”, e poi piangere in macchina con mia mamma o da sola (una volta patentata) nel viaggio di ritorno, invidiare tutte le ragazze magre del pianeta, pensare che loro sì che sono felici, sentirmi inadeguata giudicata e osservata da tutti, mangiare meno carboidrati il giorno dopo e affogarmi nervosamente di cioccolata il terzo giorno.

A tutto questo si aggiungevano problemi alla pelle quali foruncoli su schiena e decolletè più orticaria su gambe e braccia, sicché fino a quando l’abbronzatura non mi guariva/migliorava la pelle mi guardavo bene dall’espormi: e diciamocelo, allora come adesso, trovare qualcosa di decente per restare un attimo coperte, soprattutto in estate, è un’impresa. Sì, è vero, vanno di moda gli abiti con gonna lunga fino a terra ma quasi sempre hanno scollature davanti e dietro che per me sono off limits… Sì, è vero, va di moda il costume intero ma nel 90 % dei casi è sgambato che neanche avessi le gambe di Belen e lo scollo dietro arriva qualche centimetro sopra il sedere (se siamo fortunate) – sono stata nei grandi magazzini, sezione signore, e mi veniva male a pensare a quei modelli su donne normali…

Ci sono ragazze e donne che conosco con vene varicose, smagliature, cellulite, nei che potrebbero diventare maligni se esposti al sole, ma anche donne con un certo senso del pudore che si sentirebbero più serene in abiti un po’ più coprenti… meglio se con un minimo di stile…

La mia corporatura non è esile e questo è stato difficile da accettare, ci ho messo un po’ a capire che ogni marca di abbigliamento decide le vestibilità di ogni taglia a seconda delle sue logiche estetiche: certo le chiamano sempre 38/40/42 ecc oppure S/M/L, ma di fatto la L di Tezenis non è la L di OVS.

Negli anni, gradualmente, sono arrivata a: fregarmene della mia taglia (e magicamente ho iniziato a smettere di mangiare di nascosto con il risultato di dimagrire), divorziare dai jeans (che per almeno dieci anni passati seduta nei banchi del liceo, dell’università e dell’ufficio mi hanno bloccato la circolazione all’altezza dell’utero), evitare lo shopping per mesi e mesi così da usare quello che ho nell’armadio e capire quali vestiti sono necessari, accettare il mio bacino largo che nel caso di gravidanza sarà un piccolo vantaggio nel parto, apprezzare il mio fisico perché è stato disegnato da Dio e Lui mi ama tantissimo tanto da aver creato per me il mio maritino Giuseppe.

Ahn, ho anche deciso di indossare sempre le maniche corte, a tre quarti o lunghe che siano, perché oltre a starmi meglio esteticamente, avendo io braccia robuste ereditate da mio nonno, hanno il vantaggio di essere più adatte alle celebrazioni della Messa che cerco di frequentare ogni giorno – sono due estati che ci provo e non sono mai svenuta dal caldo… – in abbinata a  gonne/abiti (i pantaloni d’estate li sopporto poco) con lunghezza dal ginocchio in giù. Perché? Perché è liberante. Ho avuto almeno il 70 % di sguardi maschili in meno – non mi dite che non vi accorgete quando vi guardano perché noi  donne abbiamo il radar, e per chi è stata in discoteca come me per anni sa “detectare” in 0,6 secondi quanti ragazzi l’hanno notata nella sala. È liberante anche per tutti i discorsi fisici di cui sopra, per cui abiti morbidi e coprenti non mi fanno preoccupare del mio fisico. Sguardo degli altri e sguardo mio rimbalzati su cose più importanti.

Gli sguardi che desidero su di me costantemente sono quelli di Dio e di mio marito. Il mio dovere è essere bella, curata, avere il mio stile, ma in maniera sobria e senza ostentare o provocare.  Il resto sciò, via, che Dio vi benedica ma lungi da me!

Per finire, passo a mostrarvi qualche mio outfit dududu in questi mesi caldi :).

  

 

Vi abbraccio dududu!

Anita

 

“Donne dududu” di Anita Baldisserotto

Passando in macchina lungo la salita che va dal centro di Arzignano alla Rocca di Castello (dove viviamo, in provincia di Vicenza) ho letto varie volte “via Sarta Maria”, rimanendo stupita: com’è bella l’accezione della Madonna come sarta!

Lei in effetti è la sarta delle sarte.
Chi altro ha cucito gli abiti per la Persona più in vista di tutti i tempi di tutto il mondo e del mio cuore, proprio Gesù? (Subitissimo lì accanto c’è il mio amatissimo marito, lo vedo, ma innanzitutto c’è Dio che mi dona l’amore per amare mio marito e fa lo stesso con lui).

Sì, perché gli abiti cuciti da Maria mica li ho visti, di certo li vedremo in paradiso (dove spero di arrivare e dove sono certa tutti vestano i suoi abiti) ma in ogni caso Lei, senza peccato originale, era ed è perfetta – anche nel cucire.

Un giorno faccio notare al marito la via Sarta Maria, lui non convinto guarda meglio e dice: “Anita è scritto via Santa Maria!”.
Aveva ragione: mie donne dududu, io sono sbadata… Ma poco conta!!!!

Volevo dirvi che ho preso Maria a modello e le chiedo anche di cucire con me, oltre al resto delle cose che faccio durante la giornata, ora più che mai!
È da qualche mese infatti che mi sto dedicando completamente al cucito, tanto da lasciare il lavoro che ho fatto per qualche anno in ufficio.
E ora ufficialmente faccio la moglie, la casalinga, la cantante dei Mienmiuaif e la sarta, lodando Dio per questo!!!

Ci ho pregato sopra tanto, con rosari e novene delle rose di Santa Teresa di Gesù Bambino. Anche a lei, Teresina, ho affidato in modo particolare questo progetto di cucito – che purtroppo non posso più chiamare Pompelmo Rosa (è già usato da altri mio malgrado) ma confidiamo e vediamo già i segni che questo progetto deve diventare qualcosa di più grande di quello che pensiamo.

Vi abbraccio mie care dududu!

“Donne dududu” di Anita Baldisserotto

Vorrei fare un video come questo qui con tutte le donne dududu.
Invitarle a casa mia, vestirle con abiti da me cuciti dududu, truccarci, pettinarci e dire un rosario tutte insieme. Davanti al dipinto della Madonna di Guadalupe. Così che anche il nostro amore a farci belle sia consegnato a Maria.
Poi andare fuori, per i campi e le strade della mia città, camminare. Con tanti fiori in mano, e borse della spesa, buste del pane, bambini in braccio, figlie e nipotine sottobraccio, chitarre e casse portatili leggerissime al collo.

E cantare, piangere, medicare le ferite nostre, del mondo, le mie.
Farci tanti complimenti, consigliarci e lodare Dio per quanti doni ci ha colmato. Rimproverarci con franchezza, stop lamento e perfezionismo.
Dirci che i nostri mariti potrebbero non essere nati (dico nati perchè esistiti sì, Dio li ha creati e posti in un grembo) e non essersi innamorati di noi (quante altre sono migliori di noi?) e non averci promesso amore eterno(!!!!). E sorridere di gusto, perchè Dio ci ama immensamente donandoci persone che ci amano e amiamo.

Tutto questo perché ho capito che il mio modo di parlare agli altri di Dio, quando non mi è possibile a parole in privato e nel momento adatto, è proporre la bellezza di chi Lo segue.
E la leggerezza inaspettata che si sente, consegnandoci a Dio, e cantando le sue meraviglie.

Che ne dite mie donne dududu?

(articolo di Libby Reichert uscito su Aleteia)

Edith Stein ha scritto una volta: “Il mondo non ha bisogno di ciò che hanno le donne, ma di ciò che sono le donne”.

E anche oggi ne abbiamo bisogno. Alle donne sono state raccontate tante bugie: da un lato c’è un femminismo progressista che abbatte completamente ogni differenza sessuale, dall’altro lato c’è una cultura che usa ogni mezzo per diffondere il messaggio che la donna valga soltanto in merito al suo aspetto fisico.

Ecco perché abbiamo bisogno delle donne di His Own: Kara Klein, Maria Spears e Christine Simpson. Queste tre giovani donne hanno una missione: fanno concerti, partecipano a ritiri e dibattiti, ispirano altre donne ad essere ciò per cui Dio le ha create. Un barlume di genio femminile in una cultura che mette in ombra la vera dignità femminile.

Cecilia ha contattato Kara Klein, tra le fondatrici di His Own, per conoscere di più il loro ministero.

Raccontaci dei primi passi di His Own. Cosa vi ha portate insieme in questo ministero femminile?

Ci siamo trovate a Nashville, due anni fa. Si è creata una autentica comunione tra sorelle; abbiamo pregato insieme e condiviso ciò che era nel nostre cuore, le gioie e le lotte di essere donne. Abbiamo anche cantato e composto musica insieme. Verso la fine dell’anno scorso abbiamo iniziato a sentire il desiderio di condividere la nostra musica e la comunità che stavamo costruendo con altre persone. Volevamo davvero percorrere, insieme ad altre ragazze e donne, un percorso verso la santità. Per diventare le donne per cui Dio ci ha destinate.

Il vostro messaggio ha a che fare con la dignità della donna e con la gioia del cuore femminile. Lo avete ricevuto crescendo? Oppure lo avete dovuto imparare “nel modo più difficile” da adulte?

Non si può dire che la cultura dominante promuova un messaggio di santità, né c’è la libertà di abbracciare tutto ciò che siamo nella nostra dignità femminile. Anche se, va detto, abbiamo avuto il privilegio di crescere in ambienti cattolici, quindi siamo state allevate nella verità! Ma tutte noi abbiamo dovuto combattere le bugie della nostra cultura, come qualsiasi altra ragazza di oggi: ci viene detto che non siamo mai abbastanza belle o in gamba, che la bellezza e la dignità sono proporzionate alle misure del nostro corpo e a cosa possiamo ottenere, piuttosto che nel nostro status di figlie di Dio. Tutte noi abbiamo dovuto combattere contro le bugie della società, sviluppando una relazione personale con Gesù. Per sapere, non solo a livello intellettivo ma anche in cuor nostro, la verità su chi siamo in Cristo. E dobbiamo continuare ad andare da Lui regolarmente, per scoprire la nostra vera identità e trovare sicurezza.

Il “genio femminile” a cui si è riferito Giovanni Paolo II viene spesso citato durante dibattiti sulle donne e la Teologia del Corpo. Come riassumeresti, in poche righe, il suo significato?

Il genio femminile significa scoprire per cosa Dio ci abbia davvero creato, come donne: scoprire la profondità della nostra bellezza femminile, della nostra identità e dignità in quanto donne. Vogliamo scoprire e vivere tutti questi doni: la nostra grande capacità di amare e servire, di produrre vita, di “umanizzare” la società come detto da Giovanni Paolo II. E vogliamo incoraggiare anche altre donne a fare la stessa cosa.

Viviamo in un’epoca in cui non solo le donne vengono spesso abusate, ma in cui stiamo perdendo il senso di mascolinità e femminilità. Quella misteriosa, meravigliosa complementarietà che ha creato Dio (e di cui abbiamo molto bisogno!). Vogliamo proclamare ad altre donne che Dio ci ha create donne, ed è una cosa buona!

A proposito di mascolinità, tenete conferenze anche per uomini. Perché avete scelto di estendere la vostra attività anche agli uomini? E perché, secondo voi, è importante che ascoltino questo messaggio, così squisitamente rivolto alle donne?

Siamo rimasti piacevolmente sorpresi dalla partecipata risposta degli uomini! Innanzitutto la musica che facciamo è per tutti, e molti eventi di adorazione e concerti sono rivolti ad un pubblico eterogeneo. Ma abbiamo anche capito che molto uomini hanno fame di vedere donne che abbraccino e vivano totalmente quei doni femminili. Il motivo è che la vera femminilità suscita una vera mascolinità.

Nella nostra società, uomini e donne sono in crisi. Abbiamo tutti fame di sapere chi siamo destinati ad essere. Il messaggio principale che rivolgiamo agli uomini è che abbiamo bisogno di loro! Così come noi stiamo lottando per riconquistare la femminilità autentica che ci ha dato Dio, allo stesso modo abbiamo bisogno di uomini che siano autenticamente mascolini, che si diano da fare per essere uomini secondo il piano di Dio!

 

Per visitare il loro clicca qui 

“Donne dududu” di Anita Baldisserotto

Mi pare di capire che con questa rubrica dududu cerco di restituire quanto mi fa bene vedere nelle donne che incontro dududu. Se qualcuna fa una cosa buona e bella penso che magari anche io con l’aiuto di Maria ce la posso fare. Ho un bisogno viscerale di sapere che tutto il bene che sento di desiderare potrà in modo misterioso compiersi, qui o dopo.

Allora visto che oggi Giuseppe e io festeggiamo il terzo anno di matrimonio in Cristo, magari come donna dududu metto me stessa dududu!

Okkei mi piace stare sul palco ma a cantare, qui in realtà è per dirmi su carta: “Hey Anita ma quanta grazia hai avuto? Dio ti vuole bene!!!”. E quindi passo al dunque: Anita ma guarda dove sei!!! Avresti mai immaginato di sposarti? Ed esserne felice? In qualche modo cucinare, lavare piatti, panni e bagni lavorando 8 ore fuori casa, tu che eri studentessa con-tutto-fatto-dalla-mamma? L’avresti detto che ascoltando il marito e mettendo dei video discutibili su Facebook ti sarebbe arrivata una valanga di amici?

Ringrazio tutti, Giuseppe in particolare che fra le tante cose che fa mi abitua a dire a voce alta i doni di grazia quotidiani quando siamo a tavola. Donne dududu, amiche mie, amiche passate, amiche future: Gesù vuole farvi tutte nuove.

LasciateLo fare e sarete troppo belle che non avrò abbastanza posto nel blog per tesservene le lodi!