In America l’hanno capito come ci chiamiamo!!!

Condividiamo il miracolo con il link all’articolo che il prestigioso sito internazionale Aleteia.org ci ha dedicato nelle sue pagine in inglese!

Di seguito un breve estratto del pezzo.

 

As a musical group, the team’s songs explore the daily life of a married couple living in an increasingly secular and post-modern world. Mienmiuaif take their faith seriously and communicate the wonder and value of marriage through their music.

In an interview with Martina Bottaro, the couple spoke about their relationship with God, and where it fits into their music:

God and faith in your songs. What relationship do you have with Him? “Who do you think I am?”

“In our songs God and faith are present spontaneously. We talk about why they are part of our lives, they are essential. Sometimes there are more direct references, sometimes less. It is not that we should name God, but [are not] afraid to enter the subject. Jesus, Mary and the Saints are taboo subjects: if one speaks of a deity, of an energy, it is more acceptable.

But we do not believe in a vague being, in a “god spray,” as Pope Francis once called it. We believe in the God of the Gospel because it is He who has saved us, who has changed our lives in a difficult time, little more than five years ago.

The encounter with Christ has determined our story, our marriage, is something which can not be out of the way we express ourselves, even at the musical level”.

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Potete leggere a questo link l’intervista completa che ci ha fatto Martina Bottaro nel suo blog 🙂

Qui di seguito un breve estratto:

Dio e la fede nelle vostre canzoni.  Che rapporto avete con Lui?  “Chi dite che io sia?”

Nelle nostre canzoni Dio e la fede sono presenti in maniera spontanea. Ne parliamo perché fanno parte della nostra vita, sono essenziali. Qualche volta ci sono riferimenti più diretti, qualche volta meno. Non è che si debba per forza nominare Dio, ma neppure avere paura di inserire l’argomento. Gesù, Maria ed i Santi sono argomenti tabù: se si parla di una divinità, di un’energia, la cosa è più accettata. Noi però non crediamo in un essere vago, in un “dio spray”, come una volta lo ha definito Papa Francesco. Noi crediamo nel Dio del Vangelo, perché è Lui che ci ha salvati, che ha cambiato le nostre vite in un momento difficile, poco più di cinque anni fa.L’incontro con Cristo ha determinato la nostra storia, il nostro matrimonio, è qualcosa che non può stare fuori dai modi in cui ci esprimiamo, anche a livello musicale.

 

Di seguito un estratto della recensione al primo cd dei Mienmiuaif, “Quando saremo piccoli”, scritta dall’amico fra Iacopo Iadarola. A questo link il testo completo uscito nel sito dei Carmelitani Scalzi del Veneto

(…)

Ma, anche se non viene esplicitamente nominata, a mio parere è lo spirito di S. Teresa d’Avila che fa maggiormente capolino in questo piccolo gioioso album. Una delle caratteristiche più salienti del carisma fondazionale della nostra Santa Madre, infatti, è consistita proprio nello stile delle “ricreazioni” che voleva per le sue monache e per i suoi frati. Tanto più austera e contemplativa doveva essere la vita dei carmelitani e delle carmelitane da lei riformati, quanto più nelle ricreazioni si doveva garantire uno spazio di serena libertà, sano divertimento, umile creatività. Ne sono prova le numerose canzoni e poesie composte da lei stessa e dalla sue monache per ravvivare questi momenti, che nello spirito e nella (non) forma ci ricordano molto alcuni pezzi dei Mienmiuaif. Come la nostra band canta le gioie, le fatiche e gli eroismi quotidiani del matrimonio cristianamente vissuto (mio nonno e mia nonna erano più avanti / si amavano fino in fondo senza i guanti), così s. Teresa e le sue monache mettevano in musica, con semplicissime melodie improvvisate, le gioie e le fatiche e gli eroismi quotidiani della vita consacrata. “I fioretti di Teresa d’Avila” riportano numerosi esempi di quanto S. Teresa tenesse a questo stile, al punto di suscitare in una sua monaca queste parole: “invece di farci ballare, la Madre farebbe meglio a chiamare un predicatore”; o ancora quando, in occasione di un giorno di festa nel Carmelo di Medina, in cui aveva composto alcune strofette spirituali che le monache avrebbero dovuto cantare durante la ricreazione, una di loro rispose: “Adesso ci chiamano a cantare! Fosse almeno per contemplare!”. E in casi come questi S. Teresa non mancava di redarguire le consorelle recalcitranti, facendo loro severamente notare come dietro i loro seriosi spiritualismi ci fossero soltanto orgoglio e autoreferenzialità, mentre l’obbedienza e l’umiltà, fondamento di ogni vita contemplativa, stavano proprio nella capacità di stare semplicemente insieme, anche se fra canzoni scanzonate e ricreazioni un po’ chiassose. Celeberrima, infine, la canzone da lei composta – raccolta in ogni edizione ufficiale delle sue poesie – per scacciare le tarme che minacciavano di infastidire le monache del Carmelo di S. Giuseppe di Avila (State forti, figlie mie / se davver la croce amate / contro bestie così rie / il Signore supplicate!).

Questo per chi pensasse che i testi dei Mienmiuaif, che trattano di cereali, di pigiami, dei tergicristalli della panda, di ciabatte, di frigoriferi e di altri elementi di cui è costellata la loro vita matrimoniale, trattino di cose di poco conto. Sempre S. Teresa d’Avila, Dottore della Chiesa, ci ha insegnato una volta per sempre che “Dio si aggira fra le pentole”. E ben venga allora chi ci ricorda, accordandolo sulla chitarra, questo profondo mistero quotidiano che abita i nostri cuori di cristiani; chi ci ricorda, cantandolo ad alta voce, la sublimità di ogni vocazione, tanto matrimoniale quanto consacrata.

(…)

 

Recensione di Andreas Hofer/Emiliano Fumaneri uscita sul blog di Costanza Miriano!

Sono ancora al lavoro quando leggo il messaggio di mia moglie: «Sta arrivando il cd!», mi scrive giubilosa su Messenger. Un arrivo non privo di imprevisti, scoprirò una volta rientrato a casa. Il corriere aveva dovuto telefonarle per concordare il ritiro del pacchetto. Non trovando l’indirizzo di casa nostra il poveretto stava girovagando senza meta. Sull’indirizzo di consegna c’era scritto Rossini (il compositore) anziché Rosmini (pensoso filosofo e teologo roveretano che dà il nome alla piazza dove abitiamo).
Suo malgrado l’ignaro spedizioniere, disperso tra una «esse» e una «emme», peregrinava niente meno che tra gl’infiniti spazi della musica, della filosofia, della teologia. Tra coordinate scoordinate e massimi sistemi, si capisce bene che a giostrarsi in questa maniera il minimo che possa capitare è di incorrere in qualche «distorsione», come quando si maneggia una chitarra elettrica.
Sorrido e penso, tra me e me, che quel buffo cortocircuito esse-emme non marca soltanto la differenza tra Rossini e Rosmini. Non ci si può ingannare: una buona dose di musica, un pizzico di filosofia, umorismo a non finire e, soprattutto, tanta fede nel buon Dio. Sì, qui c’è anche una buona fetta del pazzo mondo cattopunk costruito, un pezzo (musicale) alla volta, da Anita e Giuseppe, i nostri cari amici Mienmiuaif.
Neanche a dirlo, è loro il cd che aspettavamo con ansia: Quando saremo piccoli, l’EP (anche se nessuno sa bene cosa voglia dire) uscito proprio in questi giorni e realizzato con una pionieristica operazione di «marketing questuante», crowdfunding nella astrusa lingua albionica. Per i non questuati le tracce sono disponibili su iTunes.

Che dire? Faccio outing. Già da tempo immemorabile canticchio sotto la doccia – per la irrefrenabile gioia della vicina – i loro pezzi. Ma c’è di peggio. Come quando, tutto ad un tratto, sento risvegliarsi il supereroe dormiente in me. Questo ospite inquietante fa sempre le stesse cose, come costretto a seguire un oscuro rituale. Dapprima è solito impadronirsi della impolveratissima chitarra parcheggiata in qualche angolo della casa. Poi giunge il turno degli occhiali da sole. Una volta indossati, senza che io possa fare o dire nulla si realizza la mia trasformazione in Coverman, il coverizzatore (ufficioso e non autorizzato, beninteso) della Wedding Band. Non ci posso fare niente. Devo coverizzare. Non riesco a farne a meno. La mia vita da Coverman continua a darmi soddisfazioni, anche se ultimamente ho dovuto fronteggiare l’agguerrita concorrenza di Gabriele, otto anni di puro talento, che ha già ipotecato il futuro (per non dire il presente) della coverizzazione.
Ma per quanto prossimo al pre pensionamento, come potrei smettere? Amo la voce jazz di Anita. Perdo la testa per il surrealismo mistico di Giuseppe. Mi godo il duetto «rassicuratore» con Lorenzo Belluscio. Un sound ancor più valorizzato dal super arrangiamento di Federico Lopez. Senza parlare della band al completo (non presente nell’EP ma udibile nei concerti live dei Mienmiuaif). Allora vado in trance per gli assoli spettacolari di Enoch. Non mi schiodo dal ritmo tamburellante di Nicolò.
Non lo avete ancora capito? I Mienmiuaif sono terapeutici. Sono untori del buonumore. Altro che il vischioso eroticume di Despacito. La vera trasgressione di questa estate 2017 sta nell’amarsi fino in fondo. Senza guanti, naturalmente.

Oggi compiamo gli anni. Il 21 giugno del 2014 infatti ci siamo lanciati, al suono delle campane, in questa pazza avventura. Siamo partiti musicando una filastrocca in inglese, “Once I Caught A Fish Alive” e siamo andati avanti quasi per gioco macinando un pezzo dietro l’altro, passando all’italiano, con qualche incursione in latino, sempre cercando di mantenere integro lo spirito iniziale: canzoni brevi e semplici, “piccole”, da scrivere, imparare e registrare nel giro di poche ore – compreso il tempo di litigare aspramente sui dettagli, perché si sa, le donne sanno fare meglio ogni cosa e per i maschi questo è difficile da digerire.

Con “Canzone a colazione” abbiamo raggiunto il primo successo interprovinciale. Ci è valsa infatti un invito a cena dai coniugi Martinucci, a Padova, con tanto di concerto acustico nel loro salotto – il primo di una serie di salotti che abbiamo calcato riuscendo sempre a scroccare almeno un pranzo o una cena.

Ma si sa, l’appetito vien mangiando, e allora ecco che il lato femminile del duo ha insistito perché aprissimo un blog e tanti amici da quel momento hanno iniziato ad aggiungersi. La tensione è salita gradualmente fino a livelli inimmaginabili, tanto da doverla esprimere in vacanza sotto forma di love song – “Canzone d’amore a un marito (ovvero Ti spacco)”.

Poi un giorno la nostra musa Costanza Miriano ci ha condiviso su Facebook “Casalinga dreamin'” e abbiamo toccato il tetto per noi insperabile delle 1000 visualizzazioni (di cui solo 500 del lato maschile). Alla faccia del lato femminile del duo che non avrebbe scommesso un piatto di patate all’Anita sul successo della band dal nome impronunciabile (“Mienmiuaif”, abbiamo scoperto ieri sera, è come un bambino non di lingua inglese proverebbe sbagliando a trascrivere “me and my wife” – e il cerchio si chiude santateresinianamente).

Ma blog e canzoni non erano sufficienti per esprimere “il duello all’ultimo sangue” che è il matrimonio (a dirla con l’amato Chesterton). Allora ecco una collana di libri, “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio“, edita da Berica Editrice (dove lavora il lato maschile del duo) partita a razzo con il bestseller di Paola Belletti “Osservazioni di una mamma qualunque” e accompagnata da un pezzo il cui video è stato girato sotto una pianta di cachi (idea che subito ovviamente al lato femminile non è andata a genio ma che poi le è piaciuta tantissimo – metafora questa dell’intera vita di ogni marito/martire che non si rispetti).

Poi ci siamo azzardati a scrivere (su “commissione” dei coniugi Fumaneri) una canzone per il Family Day nel gennaio dell’anno scorso e insieme ai cachi sono iniziati a pioverci in testa anche pomodori e melanzane. Ma la gioia per aver scritto una delle nostre canzoni bambinesche e insieme di protesta in occasione di questo grande evento è ancora tanta (il pezzo è stato utilizzato dagli amici di Generazione Famiglia per un video con le immagini di quella strepitosa giornata).

In simbiosi con la musica è nato anche un libricino epistolare (“Lettere a una moglie. Ovvero la genesi del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif“) le cui conseguenze sull’umanità sono ancora tutte da sondare e che consigliamo di acquistare o prelevare furtivamente da qualche parte per portarvelo via in vacanza, fosse anche solo per dimostrare al lato femminile del duo che il lato maschile è in grado di produrre un’opera letteraria da più di 30 copie vendute.

A un certo punto alcune riviste e siti hanno iniziato a interessarsi a quello che stavamo facendo e pure qualche folle in giro per l’Italia ha iniziato a chiamarci per “suonare” e parlare dei nostri progetti… Il duo si è allargato ed è venuta alla luce la “Mienmiuaif Madonna’s Punk Band” con gli insuperabili Enoch Montagna alla chitarra e basso e Nicolò Visentin alla batteria (spose e future spose comprese, Maddalena e Giulia), e siccome non ci piace dormire la notte, il lato femminile ha pensato pure di organizzare dei Mienmiuaif Day in un agriturismo da favola dedicato a San Giuseppe vicino a Reggio Emilia… (a Gattatico, dall’amica Adriana!)

Insomma, il delirio è aumentato in maniera esponenziale fino a pubblicare un libro del nostro amato Padre Maurizio Botta nella suddetta collana UOMOVIVO, assoldare un esercito di oranti capitanato dal Presidentissimo Giulia Fruscalzo che ci sostiene a suon di preghiere sotto il nome in codice “Mienmuaif’s Fight Club” e poi addirittura sbarcare, dai salotti di casa, alle frequenze di Radio Maria grazie a un pezzo che ha fatto breccia anche nel cuore degli amici di Gayburg.

Una volta sbarcati su Radio Maria, perché non registrare un disco? Con la complice intercessione di Santa Teresina di Lisieux (e delle amiche Monache del Cuore Immacolato!), il patrocinio di San Giuseppe, la supervisione della Mamma, l’aiuto di tutti voi tramite una raccolta fondi, la professionalità e il talento di Federico Lopez e del suo Sopralenuvole Studio Music, abbiamo realizzato il sogno di un cd, “Quando saremo piccoli” (disponibile su iTunes)!!!

Ci siamo sicuramente dimenticati di tantissime cose importanti e stupende, per esempio il fantastico video underground che l’amico e maestro di scrittura e arte Emanuele Fant con la moglie Laura hanno girato per la nostra canzone con il testo del Regina Coeli…

In conclusione, perché abbiamo già scritto pure troppo, possiamo solo lodare Dio, dire GRAZIE a tutti e assicurarvi che non è finita qui!

 

Giuseppe & Anita, meglio ignoti come Mienmiuaif

Articolo di Chiara Ianniccari uscito su Avvenire (inserto del Lazio) e sul sito della Diocesi di Palestrina

BORSA DELLA SPESA E PARADISO, QUANDO IN CRISTO TUTTO DIVENTA UNA COSA SOLA.

Stiamo parlando dei MIENMIUAIF, una parola, due persone, Giuseppe Signorin e Anita Baldisserotto, sposi in Cristo che stanno spopolando sui blog, social, in radio. Colpa del loro fascino, un fascino che ha il sapore della Verità, come quella che mettono nei testi delle loro canzoni, parlando di Dio, di vita di coppia e di matrimonio, impastando il trascendente con il quotidiano, con un linguaggio accattivante e sempre allegro.

Una band anticonvenzionale che sfida tutti i luoghi comuni, e canta l’Amore vintage, quello fondato sull’amore vero, sul matrimonio e sulla capacità di non prendersi troppo sul serio, colorando la vita di tutti i giorni con ironia, la stessa di Chesterton, che amava definire il matrimonio “un duello all’ultimo sangue”.
Parlano di Dio, vita di coppia e umorismo anche i libri della collana Uomovivo, che Giuseppe cura da poco più di un anno e a cui collaborano vari autori (ultimo uscito è “Cento minuti sul Vangelo” di P. Maurizio Botta, Berica Ed.)

Se avete l’occasione di venirli ad ascoltare (prendetela al volo!), in versione unplugged (voce e chitarra), tra canzoni e letture dai libri dell’Uomovivo, tra musiche punk/ folk e storie di conversione, il prossimo venerdì 2 Giugno, alle ore 21,00 in Piazza Santa Maria degli Angeli, a Palestrina, vi convinceranno con poche intriganti strofe che l’amore vintage, non è mai passato di moda.