In America l’hanno capito come ci chiamiamo!!!

Condividiamo il miracolo con il link all’articolo che il prestigioso sito internazionale Aleteia.org ci ha dedicato nelle sue pagine in inglese!

Di seguito un breve estratto del pezzo.

 

As a musical group, the team’s songs explore the daily life of a married couple living in an increasingly secular and post-modern world. Mienmiuaif take their faith seriously and communicate the wonder and value of marriage through their music.

In an interview with Martina Bottaro, the couple spoke about their relationship with God, and where it fits into their music:

God and faith in your songs. What relationship do you have with Him? “Who do you think I am?”

“In our songs God and faith are present spontaneously. We talk about why they are part of our lives, they are essential. Sometimes there are more direct references, sometimes less. It is not that we should name God, but [are not] afraid to enter the subject. Jesus, Mary and the Saints are taboo subjects: if one speaks of a deity, of an energy, it is more acceptable.

But we do not believe in a vague being, in a “god spray,” as Pope Francis once called it. We believe in the God of the Gospel because it is He who has saved us, who has changed our lives in a difficult time, little more than five years ago.

The encounter with Christ has determined our story, our marriage, is something which can not be out of the way we express ourselves, even at the musical level”.

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Potete leggere a questo link l’intervista completa che ci ha fatto Martina Bottaro nel suo blog 🙂

Qui di seguito un breve estratto:

Dio e la fede nelle vostre canzoni.  Che rapporto avete con Lui?  “Chi dite che io sia?”

Nelle nostre canzoni Dio e la fede sono presenti in maniera spontanea. Ne parliamo perché fanno parte della nostra vita, sono essenziali. Qualche volta ci sono riferimenti più diretti, qualche volta meno. Non è che si debba per forza nominare Dio, ma neppure avere paura di inserire l’argomento. Gesù, Maria ed i Santi sono argomenti tabù: se si parla di una divinità, di un’energia, la cosa è più accettata. Noi però non crediamo in un essere vago, in un “dio spray”, come una volta lo ha definito Papa Francesco. Noi crediamo nel Dio del Vangelo, perché è Lui che ci ha salvati, che ha cambiato le nostre vite in un momento difficile, poco più di cinque anni fa.L’incontro con Cristo ha determinato la nostra storia, il nostro matrimonio, è qualcosa che non può stare fuori dai modi in cui ci esprimiamo, anche a livello musicale.

 

Recensione di Andreas Hofer/Emiliano Fumaneri uscita sul blog di Costanza Miriano!

Sono ancora al lavoro quando leggo il messaggio di mia moglie: «Sta arrivando il cd!», mi scrive giubilosa su Messenger. Un arrivo non privo di imprevisti, scoprirò una volta rientrato a casa. Il corriere aveva dovuto telefonarle per concordare il ritiro del pacchetto. Non trovando l’indirizzo di casa nostra il poveretto stava girovagando senza meta. Sull’indirizzo di consegna c’era scritto Rossini (il compositore) anziché Rosmini (pensoso filosofo e teologo roveretano che dà il nome alla piazza dove abitiamo).
Suo malgrado l’ignaro spedizioniere, disperso tra una «esse» e una «emme», peregrinava niente meno che tra gl’infiniti spazi della musica, della filosofia, della teologia. Tra coordinate scoordinate e massimi sistemi, si capisce bene che a giostrarsi in questa maniera il minimo che possa capitare è di incorrere in qualche «distorsione», come quando si maneggia una chitarra elettrica.
Sorrido e penso, tra me e me, che quel buffo cortocircuito esse-emme non marca soltanto la differenza tra Rossini e Rosmini. Non ci si può ingannare: una buona dose di musica, un pizzico di filosofia, umorismo a non finire e, soprattutto, tanta fede nel buon Dio. Sì, qui c’è anche una buona fetta del pazzo mondo cattopunk costruito, un pezzo (musicale) alla volta, da Anita e Giuseppe, i nostri cari amici Mienmiuaif.
Neanche a dirlo, è loro il cd che aspettavamo con ansia: Quando saremo piccoli, l’EP (anche se nessuno sa bene cosa voglia dire) uscito proprio in questi giorni e realizzato con una pionieristica operazione di «marketing questuante», crowdfunding nella astrusa lingua albionica. Per i non questuati le tracce sono disponibili su iTunes.

Che dire? Faccio outing. Già da tempo immemorabile canticchio sotto la doccia – per la irrefrenabile gioia della vicina – i loro pezzi. Ma c’è di peggio. Come quando, tutto ad un tratto, sento risvegliarsi il supereroe dormiente in me. Questo ospite inquietante fa sempre le stesse cose, come costretto a seguire un oscuro rituale. Dapprima è solito impadronirsi della impolveratissima chitarra parcheggiata in qualche angolo della casa. Poi giunge il turno degli occhiali da sole. Una volta indossati, senza che io possa fare o dire nulla si realizza la mia trasformazione in Coverman, il coverizzatore (ufficioso e non autorizzato, beninteso) della Wedding Band. Non ci posso fare niente. Devo coverizzare. Non riesco a farne a meno. La mia vita da Coverman continua a darmi soddisfazioni, anche se ultimamente ho dovuto fronteggiare l’agguerrita concorrenza di Gabriele, otto anni di puro talento, che ha già ipotecato il futuro (per non dire il presente) della coverizzazione.
Ma per quanto prossimo al pre pensionamento, come potrei smettere? Amo la voce jazz di Anita. Perdo la testa per il surrealismo mistico di Giuseppe. Mi godo il duetto «rassicuratore» con Lorenzo Belluscio. Un sound ancor più valorizzato dal super arrangiamento di Federico Lopez. Senza parlare della band al completo (non presente nell’EP ma udibile nei concerti live dei Mienmiuaif). Allora vado in trance per gli assoli spettacolari di Enoch. Non mi schiodo dal ritmo tamburellante di Nicolò.
Non lo avete ancora capito? I Mienmiuaif sono terapeutici. Sono untori del buonumore. Altro che il vischioso eroticume di Despacito. La vera trasgressione di questa estate 2017 sta nell’amarsi fino in fondo. Senza guanti, naturalmente.

Oggi compiamo gli anni. Il 21 giugno del 2014 infatti ci siamo lanciati, al suono delle campane, in questa pazza avventura. Siamo partiti musicando una filastrocca in inglese, “Once I Caught A Fish Alive” e siamo andati avanti quasi per gioco macinando un pezzo dietro l’altro, passando all’italiano, con qualche incursione in latino, sempre cercando di mantenere integro lo spirito iniziale: canzoni brevi e semplici, “piccole”, da scrivere, imparare e registrare nel giro di poche ore – compreso il tempo di litigare aspramente sui dettagli, perché si sa, le donne sanno fare meglio ogni cosa e per i maschi questo è difficile da digerire.

Con “Canzone a colazione” abbiamo raggiunto il primo successo interprovinciale. Ci è valsa infatti un invito a cena dai coniugi Martinucci, a Padova, con tanto di concerto acustico nel loro salotto – il primo di una serie di salotti che abbiamo calcato riuscendo sempre a scroccare almeno un pranzo o una cena.

Ma si sa, l’appetito vien mangiando, e allora ecco che il lato femminile del duo ha insistito perché aprissimo un blog e tanti amici da quel momento hanno iniziato ad aggiungersi. La tensione è salita gradualmente fino a livelli inimmaginabili, tanto da doverla esprimere in vacanza sotto forma di love song – “Canzone d’amore a un marito (ovvero Ti spacco)”.

Poi un giorno la nostra musa Costanza Miriano ci ha condiviso su Facebook “Casalinga dreamin'” e abbiamo toccato il tetto per noi insperabile delle 1000 visualizzazioni (di cui solo 500 del lato maschile). Alla faccia del lato femminile del duo che non avrebbe scommesso un piatto di patate all’Anita sul successo della band dal nome impronunciabile (“Mienmiuaif”, abbiamo scoperto ieri sera, è come un bambino non di lingua inglese proverebbe sbagliando a trascrivere “me and my wife” – e il cerchio si chiude santateresinianamente).

Ma blog e canzoni non erano sufficienti per esprimere “il duello all’ultimo sangue” che è il matrimonio (a dirla con l’amato Chesterton). Allora ecco una collana di libri, “UOMOVIVO – umorismo, vita di coppia, Dio“, edita da Berica Editrice (dove lavora il lato maschile del duo) partita a razzo con il bestseller di Paola Belletti “Osservazioni di una mamma qualunque” e accompagnata da un pezzo il cui video è stato girato sotto una pianta di cachi (idea che subito ovviamente al lato femminile non è andata a genio ma che poi le è piaciuta tantissimo – metafora questa dell’intera vita di ogni marito/martire che non si rispetti).

Poi ci siamo azzardati a scrivere (su “commissione” dei coniugi Fumaneri) una canzone per il Family Day nel gennaio dell’anno scorso e insieme ai cachi sono iniziati a pioverci in testa anche pomodori e melanzane. Ma la gioia per aver scritto una delle nostre canzoni bambinesche e insieme di protesta in occasione di questo grande evento è ancora tanta (il pezzo è stato utilizzato dagli amici di Generazione Famiglia per un video con le immagini di quella strepitosa giornata).

In simbiosi con la musica è nato anche un libricino epistolare (“Lettere a una moglie. Ovvero la genesi del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif“) le cui conseguenze sull’umanità sono ancora tutte da sondare e che consigliamo di acquistare o prelevare furtivamente da qualche parte per portarvelo via in vacanza, fosse anche solo per dimostrare al lato femminile del duo che il lato maschile è in grado di produrre un’opera letteraria da più di 30 copie vendute.

A un certo punto alcune riviste e siti hanno iniziato a interessarsi a quello che stavamo facendo e pure qualche folle in giro per l’Italia ha iniziato a chiamarci per “suonare” e parlare dei nostri progetti… Il duo si è allargato ed è venuta alla luce la “Mienmiuaif Madonna’s Punk Band” con gli insuperabili Enoch Montagna alla chitarra e basso e Nicolò Visentin alla batteria (spose e future spose comprese, Maddalena e Giulia), e siccome non ci piace dormire la notte, il lato femminile ha pensato pure di organizzare dei Mienmiuaif Day in un agriturismo da favola dedicato a San Giuseppe vicino a Reggio Emilia… (a Gattatico, dall’amica Adriana!)

Insomma, il delirio è aumentato in maniera esponenziale fino a pubblicare un libro del nostro amato Padre Maurizio Botta nella suddetta collana UOMOVIVO, assoldare un esercito di oranti capitanato dal Presidentissimo Giulia Fruscalzo che ci sostiene a suon di preghiere sotto il nome in codice “Mienmuaif’s Fight Club” e poi addirittura sbarcare, dai salotti di casa, alle frequenze di Radio Maria grazie a un pezzo che ha fatto breccia anche nel cuore degli amici di Gayburg.

Una volta sbarcati su Radio Maria, perché non registrare un disco? Con la complice intercessione di Santa Teresina di Lisieux (e delle amiche Monache del Cuore Immacolato!), il patrocinio di San Giuseppe, la supervisione della Mamma, l’aiuto di tutti voi tramite una raccolta fondi, la professionalità e il talento di Federico Lopez e del suo Sopralenuvole Studio Music, abbiamo realizzato il sogno di un cd, “Quando saremo piccoli” (disponibile su iTunes)!!!

Ci siamo sicuramente dimenticati di tantissime cose importanti e stupende, per esempio il fantastico video underground che l’amico e maestro di scrittura e arte Emanuele Fant con la moglie Laura hanno girato per la nostra canzone con il testo del Regina Coeli…

In conclusione, perché abbiamo già scritto pure troppo, possiamo solo lodare Dio, dire GRAZIE a tutti e assicurarvi che non è finita qui!

 

Giuseppe & Anita, meglio ignoti come Mienmiuaif

Articolo di Chiara Ianniccari uscito su Avvenire (inserto del Lazio) e sul sito della Diocesi di Palestrina

BORSA DELLA SPESA E PARADISO, QUANDO IN CRISTO TUTTO DIVENTA UNA COSA SOLA.

Stiamo parlando dei MIENMIUAIF, una parola, due persone, Giuseppe Signorin e Anita Baldisserotto, sposi in Cristo che stanno spopolando sui blog, social, in radio. Colpa del loro fascino, un fascino che ha il sapore della Verità, come quella che mettono nei testi delle loro canzoni, parlando di Dio, di vita di coppia e di matrimonio, impastando il trascendente con il quotidiano, con un linguaggio accattivante e sempre allegro.

Una band anticonvenzionale che sfida tutti i luoghi comuni, e canta l’Amore vintage, quello fondato sull’amore vero, sul matrimonio e sulla capacità di non prendersi troppo sul serio, colorando la vita di tutti i giorni con ironia, la stessa di Chesterton, che amava definire il matrimonio “un duello all’ultimo sangue”.
Parlano di Dio, vita di coppia e umorismo anche i libri della collana Uomovivo, che Giuseppe cura da poco più di un anno e a cui collaborano vari autori (ultimo uscito è “Cento minuti sul Vangelo” di P. Maurizio Botta, Berica Ed.)

Se avete l’occasione di venirli ad ascoltare (prendetela al volo!), in versione unplugged (voce e chitarra), tra canzoni e letture dai libri dell’Uomovivo, tra musiche punk/ folk e storie di conversione, il prossimo venerdì 2 Giugno, alle ore 21,00 in Piazza Santa Maria degli Angeli, a Palestrina, vi convinceranno con poche intriganti strofe che l’amore vintage, non è mai passato di moda.

(Bellissimo pezzo di Roberto Lauri su La Croce-Quotidiano)

Anita Baldisserotto è nota alla comunità dei Social, come la voce (bellissima e angelica) dei “Mienmiuaif”, una band che fa musica cristiana. Mienmiuaif, é la trascrizione in italiano di ‘me and my wife’ ovvero “io e mia moglie” dice Giuseppe, marito di Anita e chitarrista della band, rivendicando con orgoglio, l’idea del curioso nome. Un nome impronunciabile, ma a loro piace, come del resto piace, ai loro numerosissimi fans. E si, perché il duo, che poi è divenuto quartetto, con l’ingresso in band di due loro amici, si esibisce dovunque vengono chiamati: nei teatri, nelle parrocchie, negli oratori. Ed è sempre un successo di pubblico.
Anita e Giuseppe cantano e suonano ma, non lo fanno esclusivamente per amore alla musica, la loro è una vera missione. Vogliono raccontare, anche attraverso le note, il matrimonio per quello che è, cioè “un duello all’ultimo sangue”, come diceva G. K. Chesterton. Le loro canzoni parlano di vita matrimoniale e di Fede “Perché – dicono – non c’è nulla di più trasgressivo oggi, che una coppia con un amore e un legame indissolubile.”
La loro “Mission” è raccontare il matrimonio cristiano, che naviga a fatica nel mezzo delle tempeste della vita di oggi senza speranze. Lo fanno attraverso diverse iniziative, oltre a quelle musicali, gestiscono un seguitissimo blog, “MIENMIUAIF & BRA” dove raccontano di matrimonio con autoironia; un canale YouTube “Mienmiuaif Music-Wedding Band” e una seguitissima pagina Facebook.
Un anno fa hanno dato alle stampe il loro primo libro: “Lettere a una moglie (ovvero la genesi del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif)”. Un libro nel quale Giuseppe racconta i primi due anni del matrimonio con Anita. Il volume descrive il loro matrimonio cristiano, condito con molto umorismo, che nulla toglie alla grande importanza dello sposalizio come sacramento. Un volume dove si raccontano le cadute, le miserie e le personali incapacità degli sposi. Non poteva certo mancare una trasmissione radiofonica e la fanno nientemeno su Radio Maria. La trasmissione si chiama “Vocazione al matrimonio e alla famiglia”, che la radio diffonde a mesi alterni ad ogni primo martedì del mese. La prossima puntata sarà trasmessa il 2 maggio, dove Anita e Giuseppe parleranno della relazione fra il ruolo di moglie e Maria Madre di Gesù.
Una coppia traboccante di energia che, con ogni mezzo, si spende per gridare a tutti: “In questa società ormai il matrimonio cristiano è diventato qualcosa di trasgressivo”, come scrive Giuseppe nel suo libro. Da dove nasce tutta questa energia nel decantare il “vero” matrimonio, se non dalla Fede ?
La loro storia è comune a quella di molti altri giovani. Anita e Giuseppe sono stati insieme per un po’ di tempo, poi decidono di sposarsi in chiesa, dopo una folgorante conversione di Giuseppe. Al contrario la Fede di Anita era tiepida, lo racconta così, quel periodo: “Non ero felice. Non riuscivo a trovare il senso della vita, della mia vita. Giuseppe pregava e trovava conforto nella preghiera. Io ero scettica delle sue scelte, però lo assecondavo, ero molto innamorata di lui. Poi un pellegrinaggio a Medjugorje ha fatto cadere le ultime mie barriere”.
Nella conferenza stampa dell’inviato del papa a Medjugorje, del 5 aprile scorso, Mon. Hoser aveva tra le altre cose detto: “Qui [a Medjugorje] la gente arriva alla sorgente, sazia la sua sete del sacro: la sua sete di Dio, di preghiera, che viene riscoperta come contatto diretto con Dio. Direi che la gente qui sente la presenza del divino anche per mezzo della Santa Vergine Maria.” Chi è legato a quello che accade in quel paesino della Bosnia, sa bene come le conversioni di cuore siano numerosissime tra i pellegrini. Sa bene come si arriva a Medjugorje talvolta scettici, frequentemente con il vuoto interiore, molto spesso lontani dalla Chiesa. Poi succede qualcosa di strano e in quel luogo, la pace inizia a prendere posto nel cuore, che danno vita a cambiamenti profondi nella propria esistenza. Nulla di diverso a quello che è successo ad Anita.

“Mi chiamo Anita Baldisserotto, classe 1990, – esordisce Anita rispondendo alla mia richiesta di descriversi – vivo ad Arzignano (VI). Fin da bambina mi piaceva cantare, lo facevo guardano i cartoni in TV, poi il coro parrocchiale. Nel 2012 mi sono laureata a Ca’ Foscari. La mia tesi di laurea verteva sul canto Gospel, il canto era una grande passione. Poi mi sono sposata e mio marito mi ha “costretta” a cantare con lui in un duo. Lui suonava la chitarra e io cantavo, tutto è iniziato per gioco.”
Le chiedo di parlarmi della sua conversione, di raccontarmi, oltre le sue passioni canore, del suo rapporto con la Fede.
“Sono passati quasi 5 anni da quando sono stata a Medjugorje per la prima volta, ora ne ho 27 e sono diversa da quella ragazza ventiduenne, che era salita su quel pullman di semi-sconosciuti, diretto in Bosnia Erzegovina. Ero la classica saputella rompiscatole (rompiscatole ancora oggi, dice mio marito!) a cui anni di scuola, video su mtv e lontananza dai sacramenti avevano educato a non pormi la domanda sull’esistenza di Dio. Ero convinta che alcune persone avevano creato le religioni. Nessuna era vera, tanto meno quella toccata a me, il cattolicesimo, che è per bigotti o per donne con bigodini in testa. Mi domandavo spesso se sarebbe stato meglio seguire una religione orientale a piacere, così per un taglio ad una moda ormai vecchia.”
“Mi sembra di capire dal tuo tono, che comunque non eri felice, non eri soddisfatta di come vivevi” le domando.
“Non lo ero affatto, felice. – mi risponde con voce ferma, poi continua dicendo – Nella zona dello sterno sentivo un peso, in certi momenti della notte, magari appena tornata dalla discoteca, oppure di giorno fino a togliermi il respiro mentre mangiavo: era angoscia. Ascolto shuffle della mia testa: che senso ha la vita cosa ne sarà di me cos’è l’amore dove lo trovo come si mantiene per tutta la vita e poi come si censura ‘sto principe azzurro incastrato in testa ora denuncio la 20 Century Fox per truffa è tutta una truffa e poi io mica so amare a un certo punto mi stufo e mando tutti a quella città. Non ci avevo capito nulla! I nichilisti non mi avevano convinta. Troppo evidente l’esorbitante quantità di senso, fra due persone che si amano. E allora avanti!”
Parla senza mai fermarsi, tutto di filato, quasi senza prendere fiato. Altro che la testa che balla il shuffle! E continuando con lo stesso tono, anzi con lo stesso ritmo, dice:”Cerchiamo il principe azzurro originale gli sceneggiatori dei film si saranno ispirati a cose vere esisterà uno di cui mi innamoro che mi ama spropositatamente e veramente (nel senso di vero, nella verità della mia persona) ora da sempre e per sempre. Facile. Delusioni su delusioni accumulavo rabbia. Questo era quello che mi frullava per la testa, in continuazione.
Poi tutto di un tratto si ferma, è pensierosa. Le chiedo di parlare del suo viaggio a Medjugorje, del suo stato d’animo durante il pellegrinaggio. Quale era l’impatto emotivo una volta arrivata in quel paesino della Bosnia. Riprende a parlare con calma e dice:”Quello che ho raccontato prima, era per far capire come ero prima del pellegrinaggio. Dopo il viaggio a Medjugorje, non sono stata più la stessa. Arrivammo a Medjugorje la sera, dopo una giornata di viaggio. La mattina seguente andammo sul Podbrdo, il monte delle prime apparizioni, vidi molte persone salire a piedi scalzi, qualcuno in ginocchio. Le rocce erano appuntite, anche quelli del mio gruppo volevano farlo, insistettero e controvoglia accettai. Chiesi a Gesù un segno: ‘Gesù, magari esisti, ma io nella mia vita non ti ho mai visto. Dammi un segno ed io mi aprirò all’ipotesi che tu esista’. Poi Arrivammo alla statua della Madonna e mi sentii d’un tratto bene, avvolta e sollevata dalla dolcezza di Maria. Volevo stare lì ancora, una signora del gruppo dice “Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende.” (Matteo 17,4) e scendemmo. Nel pomeriggio dopo aver ascoltato le testimonianze alla Comunità Cenacolo, andammo alla Messa nella chiesa di Medjugorje. Prima di cena, una confessione: nei piazzali laterali c’erano tantissimi sacerdoti disponibili, così ne cercai uno che parlasse italiano. Lo trovai, sembra simpatico, aveva la barba lunga ed era anziano. Fu’ il mio turno, padre Giuseppe si mise una mano sulla sua faccia, coprendosi gli occhi. Non feci in tempo a parlare che iniziò lui a farmi domande, io risposi sì a tutto. Conosceva tutto di me e sentii una commozione profonda, che non riuscii a trattenere. Il confessore guardando il cielo si rivolse al Signore dicendo qualcosa del tipo: ‘Signore, ma questa ragazza quanto tempo vuole restare in purgatorio a pregare! Che inizi ora a farlo, se vuole accorciare il suo tempo di purgatorio’. Mi dette l’assoluzione e mi sedetti nelle panchine all’aperto: piansi a dirotto, sentii andarsene via chili e chili di pesantezza. Era un pianto di gioia, finalmente stavo vivendo un momento di verità sulla mia vita, senza sconti. Lo schifo che mi portavo addosso veniva chiamato per nome e questo era liberante. Gesù era venuto a lavarmi, farmi nuova.
“Come primo giorno non c’è male! Direi piuttosto pieno, pieno di Grazie.” Dico ad Anita, interrompendo il suo racconto “fiume”. Ho voluto fermare la sua testimonianza, perché la sento commossa, con qualche impercettibile singhiozzo. Poi fa un bel respiro e continua a parlare.
“Il giorno dopo ci alzammo presto per andare sul Krizevac. Salita più dura, sassi più appuntiti, eravamo in tanti a scalare, sento la fatica di stare con gli altri. La via Crucis mi venne presentata nuda e cruda, mica me la ricordavo! In cima al monte la croce, grandissima e bellissima, un attimo di sollievo dopo tanta fatica, aria fresca. Io continuavo a chiedere un segno a Gesù. La sera dopo cena, andammo a fare il Rosario alla statua del Cristo risorto, sul retro della Chiesa di Medjugorje. C’erano tante persone in fila, mi ci misi anch’io. Venne il mio turno. La statua era molto alta, Gesù in posizione crocifissa, ma con la croce a terra. Con il viso arrivavo circa all’altezza del polpaccio e mi venne spontaneo abbracciare le gambe della statua. In quel momento sentii un abbraccio di risposta, chiusi gli occhi e sentii del calore attraversare le mie braccia passando per il cuore. Non era un abbraccio esterno al mio corpo, ma interno. Mi sentii profondamente amata, completamente, in modo così totale che non potevo non sciogliermi. Capisco all’istante che quell’amore che cercavo negli uomini e che nessuno di loro era riuscito a darmi, me lo stava donando Gesù Cristo. Trovato il principe azzurro, anzi molto di più! Senza saperlo avevo cercato per tutta la mia vita Dio! Questa sensazione è durata per qualche istante, ho detto ‘Ok Gesù ci sto’ e da quel momento il mio cuore ha iniziato a cambiare. Ho capito che l’enorme ferita affettiva che mi portava da un ragazzo all’altro, poteva essere guarita da Lui e che solo così poi avrei potuto vivere in modo sano, le relazioni con gli altri. Tutto questo era successo quando io ero già da un anno e mezzo con Giuseppe, ora mio marito. All’improvviso il mio amore per lui si era sbloccato, anzi era raddoppiato, un salto di qualità come coppia e ci decidemmo di mettere Gesù al centro nella nostra vita di coppia. Non avevo detto mai le paroline “ti amo” a qualcuno, sul pullman di ritorno sono state dette tante volte, insieme a tante lacrime di gioia.
“Una bellissima storia di conversione la tua – dico ad Anita – in quarantotto ore hai trasformato la tua vita, anzi direi, la Madonna di ha dato l’energia per abbracciare il suo Diletissimo Figlio. Una Grazia grande! Vuoi aggiungere qualcosa?
“Solo una cosa : Forza, sbrigatevi, correte a Medj!”