“Casalinga Dreamin'” di Romana Cordova

È iniziato il mio periodo dell’anno preferito. Non solo perché il primo freddo invernale comincia a baciare le guance quando si cammina per la strada, ma anche perché lo fa tra illuminazioni, colori, odori, sapori – qui in Trentino molto attraenti. L’atmosfera pre-natalizia è, ed è sempre stata per me, nella gioia e nelle avversità, fonte di calore, il momento privilegiato del sogno, il periodo in cui la speranza in modo più agevole invade il cuore. Inizia l’Avvento, periodo di attesa, e mi piace ricordare (date le mie probabili remotissime origini ispaniche) come in spagnolo attendere si dica esperar, che rimanda appunto alla speranza.

Il “niente è impossibile a Dio” detto a Maria dall’Angelo nelle varie settimane di Avvento risuona più forte, tra novena dell’Immacolata e progetti di regali da fare, tra riflessioni sull’anno che volge al termine, desideri e richieste. La precarietà umana, da cui viene il termine preghiera, risulta più dolce e, almeno per me, c’è sempre un maggior slancio nell’affidamento.

E questa bellissima e profonda atmosfera è fatta anche di aspetti materiali in cui l’elemento decorativo ha il suo tripudio. Addobbi, albero, presepe, ornamenti della casa e della tavola sono temi su cui ci si potrebbero passare ore ed ore, cosa che a noi donne piace tanto fare, chiacchierando su gusti, stili, tradizioni, innovazioni, usi e costumi, simbologie.

Occupiamoci di una cosa in particolare: la corona dell’Avvento.

In Italia l’abitudine di realizzarne o comprarne una già fatta, comunque di utilizzare una corona dell’Avvento, tradizione nata nella Germania protestante poi diffusa anche in ambito cattolico, è sentita prevalentemente al Nord o Centro-Nord. Io, venendo dal Sud, ne ho fatta una per la prima volta quest’anno, e senza seguire alla lettera le regole della sua composizione… rispettandone solo alcune.

IMG_20151118_203955La corona, per essere appunto una corona, deve essere di forma circolare, perché simboleggia l’infinito; dovrebbe essere realizzata con foglie d’abete su cui porre quattro candele, possibilmente tre di colore viola, il colore liturgico dell’Avvento, e una rosa o viola molto tenue, in corrispondenza della terza settimana, la domenica “Gaudete”, in cui l’atteggiamento penitenziale è un po’ attenuato e la gioia è percepita vicina e più viva. Ogni candela viene accesa la domenica, soprattutto in famiglia.

Io ho realizzato una corona un po’ rivisitata, usando pigne raccolte in montagna tempo fa e candele rosse, più facili da reperire, più qualche altro piccolo elemento per arricchirla ed esprimere la mia vena creativa.

È semplicissima. Per la base ho ottenuto un cerchio abbastanza approssimativo da un robusto cartone di uno scatolone, l’ho rivestito con della carta argentata in maniera da essere isolato dalla cera che colerà, fissandola con piccole gocce di colla a caldo.

Ho posizionato al centro le candele fissandole alla base con la colla a caldo e ho sistemato a raggiera le pigne di forma allungata, precedentemente spruzzate di oro, sempre incollandole con la colla a caldo. Negli spazi vuoti ho incollato altre pigne piccole assemblandole armonicamente in modo da riempire i vuoti. Ho aggiunto, sempre fissandoli con qualche goccia di colla, piccoli rametti di bacche rosse e qualche stellina di legno. E, in ultimo, ho rivestito la base di un piccolo telo di stoffa sintetica rossa per coprire i bordi visibili di carta stagnola.

Il piacere di realizzare certi oggetti con le proprie mani per me è grande, molto di più che comprarli già fatti; avranno sicuramente delle imperfezioni, ma sono una forma di espressione gratificante.

 

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“Casalinga Dreamin'” di Romana Cordova

Vi siete ritrovati anche voi, in quell’età in cui si inizia a leggere speditamente, tra i 7 e gli 8 anni, a ritagliare dalle riviste le ricette di cucina per poi conservarle in un apposito raccoglitore? Io sì, lo facevo. La mia passione, la mia attrazione, il mio interesse per la cucina è iniziato così, sognando di preparare quelle pietanze una volta diventata grande, per cui iniziavo a prendere appunti. A dire il vero il mio raccoglitore non conteneva solo ricette di cucina. Era diviso in tante sezioni. Ero molto ordinata: c’era quella sull’abbigliamento, quella specifica sull’abbigliamento da sposa, una dedicata a tutto ciò che trovavo di decorativo, da come piegare i tovaglioli per ottenere delle forme particolari a come fare un paralume di foglie. Passavo molto tempo a ritagliare e a guardare e riguardare le immagini fantasticando, progettando, mettendo da parte le idee per quando le avrei realizzate. Un’altra sezione, che io ammiravo e proprio contemplavo era dedicata a cristallo e porcellana, con una predilezione più spiccata per la porcellana (col tempo ho imparato ad apprezzare anche la ceramica) per cui ritagliavo immagini di tazze e teiere, portafiori, bicchieri, piatti e vassoi. In tenera età ho imparato anche a conoscere tutti gli stili delle posate e fantasticavo indecisa su forchette e coltelli stile impero o inglese sfaccettato che avrei messo su bellissime tovaglie o al runner da abbinare alle fantasie dei piatti. Nasceva così la mia attitudine a fare la casalinga. Mi direte: ma essere casalinga non è solo questo! Certamente. Io mi soffermo solo su certe attività “leggere” a cui in genere si dedica chi ha più tempo a disposizione. E la casalinga, con tempi e ritmi autogestiti e senza il vincolo del lavoro fuori casa, può svolgerle con maggior facilità, a parte qualche wonder woman che riesce a far tutto. Ora che realmente sono diventata casalinga, anche se non ho più il raccoglitore, perso in qualche trasloco o in qualche attacco di pulizia che ogni tanto mi prende con una smania un po’ distruttrice un po’ rinnovatrice, esprimo la mia anima artistica e la mia creatività. C’è un principio di fondo in tutto questo, il motore che anima queste mie passioni, ed è cercare il Bello, inseguirlo anche nelle piccole cose. Un piatto buono e anche decorato, un pulcino realizzato con un uovo sodo o un hamburger reso divertente da due occhi di olive e un sorriso di lattuga, accorgimenti grandi o piccoli sulla mise en place (mise en place suona da food writer, vero? Si vede che mi atteggio un po’ tale?) o un portacandele ottenuto con l’assemblaggio di pigne e legnetti, mi fa intravedere il Bello, mi fa sembrare tutto più vivo, più gioioso.

E allora entriamo nel vivo di questa rubrica. Oggi vi propongo una delizia autunnale che ha anche un profondo significato. O meglio, il significato non so se sia nella sua storia o solo nella fantasia devota di mio marito. Si tratta dei cuori di castagne, i dolcetti altoatesini che si possono gustare anche nelle pasticcerie trentine e che per la loro forma, un cuore di purea di castagne ricoperto di cioccolato e sormontato da un ciuffo di panna montata ricordano molto, quantomeno a mio marito e a me, il Sacro Cuore di Gesù con la fiamma d’amore che ha per noi.

Gli ingredienti per circa 12 cuori sono:

300 gr. di purea di castagne (quindi circa 500 gr. di castagne)

100 gr. di zucchero a velo

mezza bacca di vaniglia

1 cucchiaio di rum

200 gr. di cioccolato fondente

250 ml. di panna montata

La purea la si ottiene schiacciando con uno schiacciapatate le castagne dopo averle fatte bollire per mezz’ora e averle sbucciate una ad una (la parte più faticosa e lunga. Ma ne vale la pena!). Dopo aver ottenuto la purea bisogna amalgamare lo zucchero, il rum e la vaniglia e ottenere un impasto liscio e soffice con il quale si formano i cuori modellandoli con le mani e si mettono in frigo a compattare per qualche ora. Quando saranno ben compattati in modo da non rompersi, dopo aver sciolto a bagnomaria lo cioccolato, intingere i cuori lasciando libero un margine nella parte superiore. Dopo averli fatti raffreddare e quindi solidificare si deve creare un piccolo buco nella parte superiore del cuore e lì inserire un ampio ciuffo di panna montata (la fiamma d’amore).

Oltre naturalmente ad essere un dolce adatto a tutti coloro che amano le castagne, penso che sia ottimo da preparare per i propri mariti o anche per i fidanzati perché oltre ad essere il classico simbolo dell’amore, se vogliamo vederci il Sacro Cuore, è un ottimo modo per pensare, noi coppie sposate, al terzo componente del nostro matrimonio, e le coppie di fidanzati a Colui con cui saranno uniti.