Battiato e la censura (un’improvvisazione)

by Giuseppe Signorin

Non sono uno a cui piace Battiato, sono un maniaco di Battiato. Da quando l’ho scoperto alle superiori, Battiato è stato il mio chiodo fisso. Mettevo le frasi delle sue canzoni – che a loro volta spesso erano frasi di altri autori – nei temi. Con qualche compagno di classe tappezzavamo le mura dell’aula con fogli A4 e i testi di Battiato. Andavo ai concerti. Guardavo addirittura i suoi film e cercavo di farmi piacere la sua pittura. Leggevo libri su di lui, ascoltavo le interviste. Per me Battiato non è stato un cantautore, è stato di più. Non esiste nulla di simile a Battiato, alla sua musica, ai suoi dischi, al suo percorso di artista, né in Italia né all’estero. Da dove viene Battiato? Questa sua unicità, unita alla qualità – i gusti sono gusti, ma riuscire a dire che non ci sia qualità, nell’arte di Battiato, è difficile -, questa sua capacità di essere estremamente ironico ed estremamente serio, carico di senso e di non senso, antico e nuovo, commerciale e non commerciale, classico e insieme d’avanguardia… imprevedibile… insomma, Battiato per me è veramente di un altro pianeta. Il suo sprezzo per la lingua inglese, gli occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero. Il modo bizzarro in cui si è sempre vestito e pettinato. L’utilizzo della voce, mai sopra le righe eppure capace di trasmettere mistero, intelligenza, emozione. E poi Battiato è stato l’unico in grado di portare in maniera costante certi temi nella musica da classifica: il sacro nelle canzoni. Battiato è stato a suo modo un “evangelizzatore”. Ma non del Vangelo. Ecco. Battiato aveva una sua idea di sacro, non da supermercato o da centro yoga, una sua idea profonda di sacro, che però era molto distante dal Dio che si è incarnato, è morto e risorto in cui credo io. Con la conversione ho iniziato a vedere i limiti di Battiato, per esempio quando si riferisce al cristianesimo. In una canzone dice che Cristo nei Vangeli parla di reincarnazione. È un’interpretazione assolutamente falsa. Battiato ha trascinato moltissimi ascoltatori verso il sincretismo, verso un mix di religioni e in parte di contenuti che riguardano la sfera dell’esoterismo. Che poi ultimamente si fosse avvicinato un po’ di più al cristianesimo, come pare, mi fa enorme piacere. Non voglio giudicare l’anima di Battiato, ma l’amore che ho sempre nutrito nei suoi confronti mi fa rifiutare un certo addomesticamento del suo percorso. Battiato era amico di un personaggio come Jodorowsky e alcune delle sue canzoni più famose, come La cura, le riteneva le meno interessanti. Non è così facile da inquadrare. Per me, a livello artistico, è una delle cose migliori successe negli ultimi cento anni. Ma va preso con le pinze. Non va santificato a qualche ora dalla morte. Oltre che di Battiato, sono sempre stato un maniaco di Lou Reed, quasi l’opposto di Battiato. Lou Reed aveva pochissima voce, suonava la chitarra in una maniera basilare, usava parole di tutti i giorni. Il suo obiettivo era creare arte di alto livello con mezzi minimi, più semplici possibili. Battiato invece doveva sempre “raffinare” tutto. Mischiava cultura alta e bassa, ma voleva comunque apparire “alto”. Termini, citazioni, struttura delle canzoni. Era il suo. Lou Reed, però, aveva il coraggio di mostrarsi più “stupido”. Battiato doveva sempre mostrarsi colto, profondo, intelligente. Lou Reed era l’opposto. Le mie due manie musicali: Battiato che ha portato il sincretismo nella musica, Lou Reed che ha portato il “lato selvaggio”, e cioè il mondo dei drogati e l’universo lgbt – prima che quest’ultimo diventasse norma. Questo per dire cosa? Non lo so, sto improvvisando. Nei social dei Mienmiuaif stiamo pubblicando una specie di serie demenziale/umoristica/religiosa, Gigi prete diocesano gatto, e Gigi, appena ha saputo che Battiato è morto, si è preso male e ha subito pensato di celebrare le Messe gregoriane, perché comunque Battiato era “mezzo esoterico”. Questo ha turbato qualcuno, perché era come se si stesse giudicando il cuore di Battiato. Ma, a parte che Gigi è un “prete” un po’ particolare ed è nel suo stile fare qualcosa del genere, e a parte che le Messe in suffragio le farei dire a chiunque, a parte questo, quando si parla di un artista noto, di un uomo pubblico, chiaro che non si giudica l’uomo, ma si deve pur poter dire qualcosa sulle sue azioni, sulle sue opere, sulle sue dichiarazioni. Questo non credo rientri nel giudizio degli altri in senso profondo, in senso cristiano. Le intenzioni solo Dio le sa, ma i fatti sono fatti. È un po’ lo stesso motivo per cui non si devono assolutamente giudicare i cuori di chi guida la galassia lgbt che sta conquistando il pianeta, ma non poter dire quello che si crede essere giusto o sbagliato a riguardo, è tutta un’altra faccenda. Ok, il ddl Zan qui non c’entrava molto, ma è colpa di Lou Reed. Perché si possono amare e ammirare artisti come Lou Reed o come Battiato, ma questo non significa che non si possano avere opinioni diverse o addirittura contrastanti, opposte, che non si possa più essere liberi di giudicare il contenuto delle loro canzoni o discorsi e sostenere che le riteniamo sbagliate, dannose, quando non oscene. Perché no? Fine improvvisazione.

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