“L’uomo che fu Giovedì” di G. K. Chesterton

by BAT-man, il nostro inviato dalla provincia di Barletta-Andria-Trani, Salvatore Zingaro

“E dimmi, chi potrà capire se non tu? Sì, chi potrà capire? Sono i dubbi che pervasero quella notte di chiacchiere tremende, finché fu giorno, e la luce squarciò anche le tenebre della mente. Perché, grazie a Dio, adesso quei segreti possono essere detti; sì, ora che sono salde le nostre radici, è bello anche farsi vecchi. Abbiamo infine conquistato le cose comuni, una sposa e una fede, e quindi adesso ne scrivo, e tu leggerai, in perfetta quiete.”

Ho provato molte volte a riflettere sulle prove​ che ci tocca affrontare per il nostro cammino, sfide che spesso la vita ci presenta.​ Dubbi, perplessità… tanti pensieri, molto spesso, ci portano a domandarci se avremmo forse potuto dare di più in determinate occasioni. Ma che cosa o chi stabilisce il successo nella nostra vita o la qualità delle nostre azioni?​ Oggi che il successo è calcolato sul numero degli applausi, è facile che si finisca col fare determinare agli altri ciò che siamo e, come in un reality, il nostro percorso viene deciso o meno a seconda dei voti e dei punteggi di un pubblico spietato che detta le regole. Rincorrendo giudizi altrui, però, si finisce per essere la forma senza contenuto, o meglio la forma che detta il contenuto. E non importa più ciò che pensiamo veramente, ciò che è dentro di noi custodito nel cuore, perché finiamo prima o poi per dimenticarlo, lasciandolo assopito per chissà quanto tempo.

Avevo sempre erroneamente pensato alla sofferenza, alle difficoltà, come un​ qualcosa che limitasse la libertà, le nostre scelte, quasi​ un freno ai nostri progetti, e il peccato un termine astratto, parte di un concetto distaccato dal reale e inventato da qualche religioso per assoggettare e imporre un’idea a proprio piacimento.
G.K Chesterton, invece, ne L’uomo che fu Giovedì, romanzo profetico pubblicato nel 1908 agli inizi della sua carriera, andava a delineare il cammino dell’uomo nell’ottica della salvezza, che inizia, per ognuno di noi, proprio nel momento in cui pensiamo di non capire più niente, nell’istante in cui una crisi profonda ci travolge e vorremmo nasconderci o addirittura scomparire definitivamente. L’adolescenza dell’autore è stata segnata dallo​ scetticismo, che gli causò depressione e un forte senso di sbandamento, ma qui è proprio il punto in cui​ scegliamo veramente quale direzione dare alla nostra vita, se dare una svolta sino a far luce nel profondo del proprio essere, fino a riscoprire le radici di ciò che siamo, di ciò che ci rende saldi, o se rimanere fermi a mangiare le carrube come il figliol prodigo prima della conversione, fingendo a noi stessi che sia vitello grasso, e l’acqua stagnante un vino particolarmente pregiato.

Scriverà infatti​ Chesterton: “Il punto non è la Teologia, il punto è se tu, messo di sentinella per un turno di guardia sconosciuto, fischierai oppure no.”​ La prima è stata la scelta dell’uomo che fu Chesterton. Ed è anche il percorso che compie l’uomo che fu Giovedì, Gabriel Syme, il protagonista del libro. Gabriel è un poliziotto poeta, infiltrato in un gruppo di anarchici in cui ognuno ha come nome un giorno della settimana, assoldato per sventare un pericoloso piano atto ad allontanare l’uomo da Dio, corrompendolo e dilaniandolo non con la guerra e le bombe ma​ attraverso l’arte, la filosofia e l’astuzia dei salotti dell’ideologia moderna. Sprofondando nell’inferno delle proprie incertezze, tra volti che sembrano maschere e maschere che sembrano volti, tra mille enigmi e incidenti, alla fine riuscirà a conquistare la propria identità, fatta di limiti e debolezze, ma ottenendo quel vero successo che significa riconciliarsi con se stessi, con le proprie origini e che ti permette sempre di più di guardare a quel mistero che è la sofferenza, con occhi nuovi, fino a riconoscere che “il male è così malvagio da farci pensare che il bene sia solo un caso; ma il bene e così buono da darci la certezza che dev’esserci una spiegazione per il male”,​ perché​ “solo così la bugia di satana può essere ritorta contro quella sua faccia da bugiardo, solo così noi possiamo guadagnarci il diritto attraverso le lacrime e il sangue versato, di dirgli in faccia: tu menti!”.

Nessuna sofferenza è troppo grande, se ci fa guadagnare il diritto di dire in faccia a quest’accusatore “anche noi abbiamo sofferto”, ed è l’augurio che faccio a tutti quanti noi, di riuscire a guardare alle prove non come ostacolo ma come opportunità, per poter procedere nella stessa direzione, forse su strade diverse, ma che ci sapranno dirigere alla conquista di quelle cose comuni, le stesse cose che auspicava Chesterton nella poesia iniziale: una sposa e una fede.

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