Paolo, affetto da SLA, mi insegna che il cristianesimo è una guerra

di Giuseppe Signorin

Fra i numerosissimi tentativi dei cristiani di depotenziare il cristianesimo, uno particolarmente subdolo riguarda l’idea del combattimento. Noi cristiani siamo buoni, pacifici, non dobbiamo utilizzare un vocabolario di guerra. Ma noi ci chiamiamo cristiani per Cristo e Cristo ha vinto la guerra più feroce: la guerra contro la morte. La croce è l’arma della vittoria di Cristo sulla morte. Il fatto che la logica del Vangelo sia capovolta, rispetto a quella del mondo, non significa che non ci sia una guerra in atto. Una guerra che noi cristiani siamo chiamati a combattere e a vincere uniti a Cristo. Porgere l’altra guancia non significa alzare bandiera bianca. Porgere l’altra guancia vuol dire: prenditi tutto, anche l’altra guancia, a me interessa che il tuo cuore sia di Cristo. Noi cristiani siamo chiamati a vincere il male con il bene. Non a non combattere. La Parola di Dio è una spada affilata, non una storiella della buona notte.

La vita cristiana, in qualunque condizione, è una missione impossibile resa possibile da Cristo, che ha già vinto, ma vuole che ognuno faccia la sua parte. Nessuna serie tv potrà mai essere più avvincente e imprevedibile di una vita cristiana non depotenziata dai cristiani stessi. Gli altri fanno di tutto per renderci la battaglia interessante, siamo noi cristiani che ce la rendiamo noiosissima. Nel tempo abbiamo tolto di mezzo pure i nemici: noi stessi, con la nostra natura ferita dal peccato che però oggi si può curare con un po’ di palestra; il mondo, che oggi ha sempre ragione e bisogna stare al passo con i tempi; il diavolo, che è un’invenzione di qualche monaco medievale o della CIA.

La battaglia, secondo san Paolo, è soprattutto spirituale. Siamo nell’arena con i leoni/demoni senza saperlo. Ci annoiamo. Stiamo lì, prendiamo un gelatino insieme. Una pizzetta. Alla fine i leoni/demoni non ci azzannano nemmeno, non ne vale la pena: senza accorgercene finiamo dalla loro parte. Idem nella battaglia più “umana”, magari pubblica. Per non sembrare violenti ce ne stiamo zitti e assecondiamo tutti. Ma il Cielo è dei violenti. Non dei violenti che menano gli altri, ma dei violenti che fanno violenza su se stessi e si fanno coraggio e combattono con armi lecite il nemico. Con le armi del bene. Della verità. Della bellezza.

Copio qui di seguito una parte di un post di Paolo Palumbo, un ragazzo affetto da SLA che sta passando un periodo particolarmente difficile (preghiamo per lui): Tra esami, visite e riposo (mi sento particolarmente stanco, un po’ in riserva di energie) prego e rifletto a quanto sia fortunato per la possibilità di combattere questa battaglia. Nonostante tutto il dolore SONO VIVO e posso combattere questa guerra.

Impressionante. Un guerriero. Immobile, ma un guerriero. Immaginate quanti ne salva, uno così. Paolo sta incarnando il cristianesimo. Il cristianesimo vero.

Il cristianesimo depotenziato, invece, è la maggiore causa di depressione e uso di droghe e abuso di serie tv e quant’altro (ho la licenza poetica/iperbolica). Se si presentasse il cristianesimo così com’è, il cristianesimo dei santi, le cose andrebbero diversamente. Il cristianesimo è infinite volte più avvincente di qualsiasi videogame o telenovelas venezuelana (di quelle che guarda il mio amico Alex). È una battaglia tremenda ed entusiasmante in cui ognuno ha il suo posto nel campo di battaglia e viene addestrato a combattere. Certo, le nostre armi non sono le armi del mondo. Noi amiamo i nemici, quelli umani, e preghiamo per loro. Noi annunciamo, proclamiamo la Parola. Noi spendiamo la vita per dare gloria a Dio e aiutare gli altri, ognuno nel modo in cui è stato chiamato. Noi, almeno, dovremmo provarci.

2 Comments

  1. Ciao, ho appena letto alcune tue parole. Quattro per la precisione:”noi amiamo i nemici ” e sono saltata sulla sedia. 4 parole. Che sono una bomba  e anche peggio. Che sono il viaggio di una vita quasi intera. Che sono la lotta scarnificante di ogni mia giornata. Ho proprio una spina nella carne in questo senso, una difficoltà enorme con alcune persone che quotidianamente mi …diciamolo pure,  rendono davvero difficile la vita. Prega, riprega, piangi, urla, offenditi con Dio che è muto come non so. Niente. Nientissimo di niente. Poi due catechesi di Salvatore Martinez,  ascoltate mica tanto devotamente, aprono un primo squarcio su ciò che già so a memoria (ma ho la memoria corta). Lo Spirito Santo può tutto, va invocato continuamente, per OGNI cosa, in ogni situazione perché non c’è cosa alcuna che Gli sia impossibile. Lui entra, stravolge, cambia, l’impossibile diventa possibile… lo sooo, lo soooo…eppure…Perciò inizio a fare l’esercizio che Martinez suggerisce.Sembra che dalla pietra che chiude il mio sepolcro inizi a entrare una lama di chiarore.Seconda luce: in chiesa, in silenzio da sola, a iniziare l’ennesima giornata nata non benissimo: perdonare è troppo, è una parola esagerata, a volte ne perdo persino la sostanza. Ecco che allora lo Spirito, che ho iniziato veramente a importunare, mi suggerisce: perdona oggi, per oggi, per questa mattina, per questa giornata. Non il concetto di perdono, è troppo; un tempo, ore, minuti. Io non so davvero se è bene, se va bene, ma la cosa mi è sembrata immediatamente possibile. Da quel giorno ci riesco? Non troppo e non sempre, ma la strada so che c’è. Solo che senza lo Spirito non ha imbocco. Ovviamente non so perché ti ho scritto queste cose… va be’Comunque grazie per il bellissimo articolo. Un abbraccio a te e a Anita, vi seguo da tempo con affetto, siete forti. Benedizioni!Marina Inviato dal mio Galaxy

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  2. Noi siamo la chiesa militante e siamo chiamati a combattere. La vita stessa è un combattimento: contro il demonio e contro noi stessi, il nostro ego. Come san Paolo, dobbiamo essere dei pugili che non tirano pugni a vuoto. La vita è un dono, puoi scegliere di vagare senza meta e lasciarti condurre senza un obiettivo oppure deciderti di essere la migliore versione di te stesso. Ma non basta decidersi, poi devi agire, agire come se tutto dipendesse da te, pregare come se tutto dipendesse da Dio.

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