Costanza Miriano a Sanremo grazie agli Afterhours

by Serena Di (@radicalchicpentita), la nostra inviata da Boston/Sanremo (di cui è imminente l’uscita del suo primo libro “Confessioni di una Radical Chic pentita”)

La vita non è un disco rotto, malgrado a qualcuno piaccia pensarla così. Ma chi la vuole davvero una vita così? Un eterno ritorno nicciano, una colonna sonora di cui conosci già tutte le tracce? Sono riflessioni da venerdì di quaresima, con la pandemia, la pioggia (almeno qui da me a Boston) e un Sanremo bruttino da guardare e ascoltare, che però mi tiene comunque incollata al divano tutto il pomeriggio (sia benedetta la mondovisione). 

Sarà l’euforia nel preparare il guacamole alle quattro di pomeriggio, il gruppo d’ascolto WhatsApp da cinquanta partecipanti che è impossibile abbandonare, il marito che fa la ola per Orietta Berti e che canta da due giorni «sono una figlia di Loredana», ma io a Sanremo quest’anno non posso proprio rinunciare. 

Anzi, ve lo dico, almeno una volta nella vita tutti dovrebbero provare l’ebrezza di guardare il Festival da oltreoceano, si è più nostalgici e belli lucidi, forse troppo per quattro ore di diretta, ma le orecchie sono ben sintonizzate sulla linea d’ascolto. E quando si è ben sintonizzati si riescono a percepire quelle meravigliose e inaspettate variazioni che rompono la monotonia (per gli scettici: dai, ragazzi, anche Spotify ha la riproduzione Shuffle, qualche sorpresa possiamo aspettarcela ogni tanto!). 

In quegli istanti ti accorgi che la vita non è un disco rotto e neanche Sanremo lo è. Quando meno te lo aspetti la musica cambia e parte la cover di una canzone che ho canticchiato più di vent’anni fa senza mai capirne il senso: Non è per sempre degli Afterhours, che ieri sera è stata cantata (ed egregiamente eseguita) da Lo Stato Sociale. Più di vent’anni fa a scuola facevo l’analisi del testo, in questo caso basta semplicemente leggerlo (ma quanto ci piace complicarcela questa vita a volte?):

Dici che i tuoi fiori
Si sono rovinati
Non hai abilità
Questa nazione è brutta
Ti fa sentire asciutta
Senza volontà
E gioca a fare Dio
Manipolando il tuo DNA
Così se vuoi cambiare
Invece resti uguale
Per l’eternità
Ma non c’è niente
Che sia per sempre
Perciò se è da un po’
Che stai così male
Il tuo diploma in fallimento
È una laurea per reagire
[…]
Tutto è efficacia
E razionalità
Niente può stupire
E non è certo il tempo
Quello che ti invecchia
E ti fa morire
Ma tu rifiuti di ascoltare
Ogni segnale che ti può cambiare
Perché ti fa paura
Quello che succederà
Se poi ti senti uguale

Chiaro, no? Sarà che io ho avuto un piccolo aiuto da casa e mi sembra tutto così semplice. L’aiuto è un libro che si chiama Niente di ciò che soffri andrà perduto, di Costanza Miriano. Anche quello, come Sanremo, non riesco a smettere di leggerlo. Questa la descrizione: “Arrivi a un punto della vita in cui ti sembra che i giochi siano fatti, che nulla possa più migliorare, che tutto sia andato storto, che non sia ciò che avevi sognato. Quello è il tuo matrimonio, quello è il tuo lavoro, quelli i tuoi figli, quella, insomma, è la tua realtà, e vorresti solo scappare via. E invece no. È proprio nel momento del dolore e della delusione più nera che avviene l’incontro più bello… proprio quando sembra di avere toccato il fondo, nasce l’occasione per conciliarsi con il proprio destino e amare senza condizioni”.

Non è un po’ quello che gli Afterhours e il bravo e bel Manuel Agnelli cantavano nel 1999? Tranquilli, non si tratta di un plagio. Come direbbero a Sanremo: “Nonostante alcune analogie nel ritornello, i consulenti hanno stabilito che non c’è plagio armonico, melodico e strutturale”. Il consulente ovviamente sono io e, sebbene siano su frequenze diverse trovo che la canzone e il libro abbiano gli stessi intenti. Ci ricordano entrambi quanto sia difficile rimanere se stessi in un mondo che scambia l’Io con Dio, in una società che vuole monopolizzare e manipolare i nostri pensieri e di come la vita (fortuna delle fortune) abbia una mortalità del 100%. E perciò proprio perché non è per sempre, chi la vuole tutta razionale e priva di stupore? La Miriano però fa una cosa in più, ci dà la soluzione e ci ricorda anche che c’è sempre la Pasqua dopo la Quaresima, c’è sempre la speranza oltre il buio della monotonia, c’è sempre Dio che ci aspetta e che non gioca con il nostro DNA, perciò non rifiutiamoci di ascoltare ogni segnale che ci può cambiare, meglio reagire finché siamo ancora in tempo.

(Oh, non è vero che dovevano prendere Costanza Miriano come giudice a X-Factor?!)

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