Guns N’ Roses = Chesterton + Teresina

di Giuseppe Signorin

I Guns N’ Roses, a parte l’album con gli spaghetti al sugo in copertina, un album di cover, non li posso ascoltare. Sì, forse qualche brano, qualche altra cover, in certi momenti, ma November Rain no, per esempio, è un pezzo patetico, lunghissimo. Anche se a novembre io e Anita ci siamo sposati e pioveva. E qualche volta lo ascolterei, in effetti. Sono confuso. Iniziano a intrigarmi, sono così démodé… Comunque, non è il mio genere. E non potrebbe esserlo. Anita non vuole che mi piacciano i Guns N’ Roses. La questione finisce qui. Ma nel loro nome, tradotto dalla lingua madre di mia moglie, c’è tutto quello di cui abbiamo bisogno oggi: pistole e rose. 

PISTOLE: nel senso di Gilbert Keith Chesterton, scrittore inglese di spessore, inventore del prete detective padre Brown e autore di Manalive, nella lingua di mia moglie, Uomovivo, nella mia, dove c’era un tizio vestito di verde chiamato Innocent Smith che faceva cose più strane del poeta russo surrealista Daniil Charms. Forse c’è ancora, da qualche parte, Innocent Smith, magari si è nascosto. Gilbert Keith Chesterton voleva puntare una pistola alle tempie dell’uomo moderno, non per ucciderlo, ma per riportarlo alla vita, per risvegliarlo dal torpore, dalla nebbia psichica e soporifera degli ultimi secoli. «In certe epoche particolari, è necessaria una specie di preti chiamati poeti per ricordare agli uomini che non sono morti… infatti gli intellettuali tra cui viviamo a volte non si rendono nemmeno conto di essere nati finché non hanno sotto il naso la canna di una pistola!».

(Messaggio promozionale: per approfondire Chesterton, uno dei libri più belli e fuori di testa è nella collana di cui sono il curatore, che fatalità si chiama UOMOVIVOSiamo tutti fuori. Viaggio nel paese delle meraviglie di G.K. Chesterton di Annalisa Teggi).

ROSE: nel senso di Teresina di Gesù Bambino e del Volto Santo, non nel senso di Rose Rosse di Massimo Ranieri. Almeno in teoria. Dovrei studiarmi meglio il testo. Teresina (che compie gli anni oggi, 2 gennaio) voleva far piacere al buon Dio e amare gli altri, soprattutto i peccatori, i criminali, gente che fa cadere le vecchie dai balconi, come il poeta russo surrealista di cui sopra, Daniil Charms, e le rose erano un regalo per il Cielo e un aiuto per noi sempre sull’orlo della disperazione. Teresina era coraggiosa fino a chiedere di morire in croce recitando, con il Cristo, il salmo di Davide: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Si è spinta fino all’ateismo per credere di più, per credere nella notte oscura del suo amato Giovanni della Croce. Ma se Teresina fosse stata viva negli anni di massimo fulgore di Ranieri, le sarebbero piaciute anche le rose rosse di cui canta? Questo rimane un mistero. 

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