Coma_Cose e il Vangelo di nicchia

di Giuseppe Signorin

Il Vangelo è rivolto a tutti, ma la porta è stretta. Secondo Matteo: «Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano». Quindi, in qualche modo, il Vangelo è di nicchia. Come i Coma_Cose. 

I Coma_Cose sono Fausto Lama, cantautore/rapper di Brescia, e California, deejay di Pordenone. Si sono conosciuti per caso in un negozio di dischi a Milano e fanno musica psichedelica con testi e giochi di parole da paura. Come Hype Aura, il titolo del loro primo album, che suona in italiano come «hai paura». «Hype», dalla lingua madre di mia moglie, significa andare su di giri o indica un lancio pubblicitario o una montatura giornalistica, che spesso sono la stessa cosa; «aura», invece, è una qualità quasi sacra che viene attribuita alle opere d’arte. 

Ultimamente i Coma_Cose sono più famosi, andranno addirittura a Sanremo, ma rimangono di nicchia. Stare in una nicchia non è male, è evangelico, come abbiamo visto. Basta non atteggiarsi. Nelle nicchie ci stanno le statuine dei santi e la Madonna. E poi ci sono le nicchie dentro di noi: tutto il Paradiso è dentro di noi, nel nostro castello interiore, insegna Teresa, quella grande, quella d’Avila. Non so quanto i Coma_Cose siano devoti di Teresa d’Avila, però i loro pezzi, di solito, non sono nemmeno tanto volgari, anzi, rispetto alla media sono all’acqua di “rose”. (Quindi potrebbero essere devoti di santa Teresina, come Jack Kerouac…). Eppure sono testi pieni di sapore, non sono insipidi. C’è sale. E anche questo è evangelico. 

I Coma_Cose piacciono sia a me che ad Anita, e questo è strano. Sono nel mondo e fuori dal mondo. Il Vangelo li perseguita. Fanno rap che non è rap. Indie che non è indie. Sembra talco ma non è. Nei Coma_Cose ci sono i rave party e Lucio Battisti, Syd Barrett, Beach Boys, Doors, Velvet (Velvet Underground, quelli di Lou Reed, non i Velvet e basta, il gruppo italiano che soffriva lo stress e spero si siano ripresi, ma con un 2020 così, dubito). L’ultima traccia di Hype Aura si chiama Intro, gli ultimi saranno i primi, è tutto capovolto come nel Vangelo, nei Coma_Cose. 

Nei Coma_Cose ci sono i Joy Division e Francesco De Gregori, e i vernissage con quattro gatti, sempre gli stessi, a Milano. Come alle Adorazioni eucaristiche che ho frequentato negli ultimi anni, al posto dei vernissage a cui ero abituato anch’io, a Milano. Magari un giorno i Coma_Cose passeranno alle Adorazioni eucaristiche, chissà.

I Coma_Cose, dopo Hype Aura, hanno pubblicato un mini EP, DUE. DUE mi piace perché è mini e per quello che dice Chesterton ne L’uomo che fu Giovedì: «Non ci sono parole per esprimere l’abisso che corre fra l’essere soli e l’avere un alleato. Si può concedere ai matematici che quattro è due volte due; ma due non è due volte uno: due è duemila volte uno».

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