Il perdono come opera d’arte contemporanea

di Giuseppe Signorin

A Natale siamo tutti più buoni. E quindi dobbiamo perdonare.

Sarà per questo che ho sognato – almeno spero che fosse un sogno – di essere con i Coma_Cose, un duo indie-rap che mi piace molto, Zlatan Ibrahimović, Mike Tyson e lo squalo tigre in formaldeide dell’artista inglese Damien Hirst (un’opera d’arte contemporanea che si chiama The Physical Impossibility Of Death In the Mind Of Someone Living), ed eravamo tutti insieme in un divano gigantesco. Non riuscivamo a metterci d’accordo su cosa guardare in tv. Era un continuo un litigare.

Mike Tyson aveva il tipico atteggiamento dei neoconvertiti e a un certo punto ha preso la parola: «Dobbiamo perdonarci».

Subito Zlatan Ibrahimović ha storto il naso, il suo naso lungo come nei quadri di Gino De Dominicis (altro artista, ma italiano e già andato all’altro mondo, che dipingeva strani figuri con nasi lunghi). Zlatan Ibrahimović è un duro, anche se quando parla sembra un veggente di Medjugorje, ma a Mike Tyson non puoi dire di no.

Ci siamo perdonati. E dopo qualche minuto abbiamo ricominciato a litigare.

The Physical Impossibility Of Death In the Mind Of Someone Living voleva vedere i cartoni animati, perché secondo lui solo i cartoni animati lo calmano. Non era in perfetta formaldeide, quel giorno. I Coma_Cose volevano un horror, Lo squalo di Spielberg, lo guardano due o tre volte al giorno, ha pure ispirato una loro canzone, ma capite che questa cosa ha fatto ulteriormente innervosire The Physical Impossibility Of Death In the Mind Of Someone Living.

All’improvviso è apparso Gino De Dominicis in persona, dall’aldilà, e ci ha chiesto se potevamo tenere la tv spenta e fissare per cinque ore lo schermo nero, fino a quando non avesse cambiato colore (qualcosa di simile a una sua performance dal titolo emblematico Tentativo di far formare dei quadrati invece che dei cerchi intorno a un sasso che cade nell’acqua, prima che si mettesse a dipingere gli strani figuri coi nasi lunghi). Nessuno di noi era d’accordo.

Mike Tyson ha ripreso la parola: «Dobbiamo perdonarci».

«Quante volte dobbiamo perdonarci?», l’ha incalzato con arguzia il veggente Zlatan Ibrahimović.

«Settanta volte sette».

Lì per lì ci siamo guardati un po’ straniti, ma dopo poco eravamo d’accordo. Non era male. Sempre meglio dell’idea di Gino De Dominicis. Allora abbiamo iniziato a perdonarci tutti insieme, tutte quelle volte lì. Quattrocentonovanta.

Alla fine eravamo esausti e abbiamo ripreso a litigare. Però non è stato male. Gino De Dominicis l’ha vista più che altro come un’opera d’arte contemporanea.     

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