Teresina Dottore della Chiesa fin nel cuore di Jack Kerouac

Ieri è stata la giornata dedicata alle missioni, di cui santa Teresina di Lisieux è patrona, mentre oggi è l’anniversario della sua proclamazione a Dottore della Chiesa (19 ottobre del 1997). Per l’occasione vi proponiamo un estratto di un bellissimo articolo del nostro amico fra Iacopo Iadarola tratto dal blog dei Carmelitani del Veneto (a questo link l’articolo integrale).

…fra questi poveri peccatori tra i quali la nostra santa ebbe l’umiltà di porsi, possiamo annoverare sicuramente Jean-Louis (Jack) Kerouac, il geniale e tormentato padre della beat generation, l’autore del libro di culto On the road (“Sulla strada”).
Anzitutto ricordiamo che Jack non fu mai quell’hippy tutto Buddha, droga & jazz che ci è stato consegnato dai suoi epigoni nonché da una certa lettura ideologica della beat generation. Nessuno meglio di lui può spiegarci, infatti, quale fosse il nocciolo mistico-religioso, e non politico-contestatario, del termine “beat”:

Fu da cattolico […] che un pomeriggio andai nella chiesa della mia infanzia (una delle tante), Santa Giovanna d’Arco a Lowell, Mass., e a un tratto, con le lacrime agli occhi, quando udii il sacro silenzio della chiesa (ero solo lì dentro, erano le cinque del pomeriggio; fuori i cani abbaiavano, i bambini strillavano, cadevano le foglie, le candele brillavano debolmente solo per me), ebbi la visione di che cosa avevo voluto dire veramente con la parola “Beat”, la visione che la parola Beat significava beato.

E a distanza di poche pagine aggiunge:

È perché sono un beat che credo nella Beatitudine e che Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo amato Figlio per esso.

Vero è, d’altro canto, che molto dell’immaginario e della terminologia kerouachiana è intriso di spiritualità buddista, ma è lo stesso autore a sconfessare l’appartenenza a questa confessione religiosa che per lui fu, al massimo, tecnica ascetica e ricerca intellettuale. Così rispondeva infatti al suo amico e poeta buddista Gary Snyder: “«Ah, bene. È fantastico, ma io in realtà credo nel dolce bambin Gesù», oppure nell’«Agnello di Dio»”. Ancora più esplicitamente, lo stesso Kerouac non lascerà più dubbi scrivendo a Parigi nel 1966: “Ma io non sono un buddista, sono un cattolico che rivisita la terra ancestrale che ha lottato per difendere il cattolicesimo contro difficoltà insormontabili, e che eppure alla fine ha vinto”.

Non è questa ora la sede per rintracciare le numerose radici del genio cattolico nella vulcanica e poliedrica opera di Kerouac; ci limiteremo pertanto a rilevare come i punti salienti di queste sotterranee radici cattoliche, nei suoi scritti, fioriscono palesi nei Vagabondi del Dharma, la sua opera più “religiosa”, che comincia con un cammeo a bruciapelo della nostra S. Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo. Siamo nell’incipit del romanzo, laddove il protagonista-autore parte per l’ennesima epopea “sulla strada” saltando su un vagone di un treno merci.

[…] Il piccolo vagabondo del carro aperto avvalorò tutte le mie convinzioni rincuorandosi tutto col vino e chiacchierando e infine tirando fuori un foglietto di carta che conteneva una preghiera di Santa Teresa con la quale ella annunciava che dopo la sua morte sarebbe tornata sulla terra irrorandola di rose celesti, in eterno, a beneficio di tutte le creature viventi.

«Dove l’hai trovato questo?» chiesi. «Oh, l’ho ritagliato da un giornale in una sala di lettura di Los Angeles un paio d’anni fa. Me lo porto sempre dietro.» «E poi ti acquatti nei carri merci e te lo leggi?» «Quasi tutti i giorni.» Non si prese la briga di aggiungere gran che, non si dilungò sull’argomento di Santa Teresa, e fu piuttosto riservato sulle sue convinzioni religiose e poco o niente mi disse della sua vita privata.

Questo semplice modo di fare lasciò il segno nell’animo del protagonista, se qualche chilometro dopo, sceso dal treno merci e steso sulla riva dell’oceano a fantasticare sul numero delle stelle in cielo, si sarebbe detto:

…non lo so proprio, ma dovrebbe essere un paio di millanta trilioni di sestilioni, un innumerevole numero di rose sfioccate e irreligiose che la dolce Santa Teresa e quel simpatico vecchietto stanno in questo preciso istante spargendo sulla sua testa, insieme a dei gigli.

…per concludere poi così all’inizio del secondo capitolo:

Il piccolo vagabondo di Santa Teresa era il primo autentico vagabondo del Dharma che avessi mai incontrato.

In questo episodio possiamo vedere come, anche nel periodo spiritualmente più equivoco di Kerouac, il suo ancoraggio al cristianesimo è sempre rimasto vivo: e ciò grazie al calore e alla presenza di una santa, che qui come in molti altri casi, ha saputo essere vicina per ricordare alle anime spaesate di questo mondo l’unico Amore, l’unico Amato, Gesù Cristo. Kerouac non lo avrebbe dimenticato mai.

Gesù, la tua è l’unica risposta per tutti gli esseri viventi! […]

Cristo è il primo uomo a essersi reso conto che l’amore è il principio della vita umana. Lui ora risplende sopra di noi più grande che mai e io sarei pronto a scommettere che nel prossimo secolo Cristo (e i pochi altri grandi uomini come lui) riempiranno le menti della gente come mai prima.

Inoltre, come ci ricorda una sua famosa biografia:

Quando la situazione si faceva difficile quello a cui lui si aggrappava veramente era il Piccolo Fiore di Gesù, Santa Teresa di Lisieux, e vari altri santi cattolici, e questo era quello in cui lui credeva veramente, quello da cui ricavava il massimo e quello a cui tornava sempre.

Ancora una volta, la piccola Santa è indicata come cruciale punto di contatto fra lui e Gesù. Sempre dai suoi biografi sappiamo che questa devozione doveva venirgli dal suo contesto familiare, una famiglia francofona canadese fermamente cattolica: fu la madre Gabrielle a insegnare al piccolo Jean Louis a rivolgersi alla Santina, rendendola addirittura presente nella casa materna con una statua. Questa devozione sarebbe stata corroborata anche nel luogo della sua formazione, presso le suore della scuola parrocchiale del suo paese, Centralville (Massachusetts); e lungi dall’essere rigettata, sarebbe rimasta viva nel suo cuore anche quando il giovane Kerouac, come tanti della sua generazione, avrebbe smesso di frequentare regolarmente la Chiesa per bivaccare a quella “mensa dei peccatori” che per lui assunse le dimensioni dell’intero continente americano, squadrata dai binari delle ferrovie e dalle interminabili highways dove i suoi misticheggianti autostop sarebbero entrati nella storia.

Ma per quanto lontano sarebbe potuto andare, per quanto moralmente sarebbe potuto cadere in basso, avrebbe sempre trovato al suo fianco la sua amica d’infanzia, che dalla cella della sua clausura aveva saputo andare molto più lontano di qualsiasi girovago beatnik, pur di riaccompagnarne i passi per il ritorno alla casa del Padre.
Non più Sulla strada, ma sulla Via (Gv 14,6).
O “la piccola via” di cui parlò la piccola Teresa.

 

(fra Iacopo ha scritto di Teresina e altri santi carmelitani nel libro Santi ribelli)

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