Mia moglie è un T9

I Mienmiuaif nell’Iperspazio. Un incubo #5

Dopo essere finiti nell’Iperspazio e aver rischiato la vita a causa di un selfie assassino, di un megastore con sarcofagi di design, di un’indigestione di burro, continuano le disavventure surreali e fantascientifiche dei Mienmiuaif, in carcere a causa del presunto furto della loro Panda volante…

Siamo in una zona segreta del carcere iperspaziale, in attesa della terapia. Per modificare i nostri comportamenti sbagliati, agiranno direttamente sui pensieri, ci faranno indossare un caschetto in grado di percepire quello che frulla nelle nostre materie grigie e cambiarlo. Perché, come sta scritto nel libro del Siracide: «Principio di ogni opera è una parola, prima di ogni azione c’è la riflessione». Così ci hanno riferito facendo leva sul credo religioso che professiamo. Sanno tutto di noi. Hanno sviluppato dei software di livello iperspaziale, qualcosa di simile ai vecchi T9 del cellulare ma milioni di volte più avanzati, capaci di influire sulle nostre menti e correggere le idee sbagliate. Sugli animali certe cose non le fanno, quindi Nuvola è tranquilla, addormentata in braccio alla sua padrona, che invece è sveglissima.
«Tutta colpa tua e del burro. Esageri sempre, non sai regolarti».
«Ha parlato miss dominio di sé. E la camomilla?».
«Che c’entra la camomilla?».
«Hai dimenticato i tuoi problemi con la camomilla?».
Anita ne è ghiotta; ogni sera, prima di dormire, ne beve grosse quantità, come un’anziana. È stata anche in un centro di recupero dalla camomilla, ma non è riuscita a smettere. E tanto meno ad ammettere la dipendenza.
Qui non c’è nessuno, solo uno schermo. Quando sarà il nostro turno apparirà la scritta «È IL VOSTRO TURNO» e noi entreremo. Queste almeno le istruzioni.
Nel frattempo, sullo schermo scorrono delle immagini con delle frasi in sovrimpressione che raccontano la storia dei correttori iperspaziali, dai primi agli ultimi modelli… il più avanzato dei quali si chiama «ANITA»… Sbarro gli occhi allucinato. Si tratta di un caschetto con tanto di capelli ricci un po’ sparati identici a quelli della cantante dei Mienmiuaif (e di Albert Einstein – di questa somiglianza ho parlato in maniera dettagliata nel capolavoro epistolare intitolato “Lettere a una moglie”)… Non mi sento molto bene, di nuovo… Anche la stessa attaccatura a forma di cuore… Questo sistema sofisticatissimo, ogni volta che pensi in maniera sbagliata, ti canta il modo giusto e il canto è in grado di andare così in profondità da modificare il funzionamento del cervello. Altro che sirene di Ulisse.
Mi giro verso Anita. Sembra non rendersi conto. Lei in effetti non ha lontanamente coscienza di essere un T9: è in grado di correggermi anche quando non faccio niente – soprattutto quando non faccio niente – ma come per la dipendenza da camomilla, deve aver rimosso questa sua peculiarità. Non fa caso al nome del caschetto, né ai capelli identici ai suoi (e a quelli di Albert Einstein).
A un certo punto estrae un santino dalla borsetta.
«A causa tua e della tua Panda siamo finiti qui, ora ci pensa la tua mogliettina a tirarci fuori».
«Ecco, sì…».
«Uomo di poca fede», si sveglia Nuvola.
«E tu cosa vuoi?».
«San Pietro, non era finito pure lui in prigione?».
«È arrivata la teologa».
«Com’è uscito di prigione?».
San Pietro è uscito miracolosamente di prigione grazie alle preghiere degli altri cristiani che salivano incessantemente a Dio, ma qui siamo nell’Iperspazio… Rimango in silenzio, non dò la soddisfazione a Nuvola di risponderle.
Anita mi dice di ripetere mentalmente: «Jacques Fesch, prega per noi».

Jacques Fesch è un criminale francese santo. Nel senso che è finito in galera per omicidio, è salito in Cielo a causa della pena di morte, ma durante gli anni di carcere si è convertito e ha vissuto in maniera incredibile, anche grazie alla lettura di santa Teresa di Gesù Bambino. Anita ha sempre nella borsetta il suo santino.

Provo a ripetere la giaculatoria, senza troppa convinzione. Anita la ripete con molta più intensità. Dopo pochi minuti le porte esterne della sala d’attesa si aprono, in automatico. La Panda è lì fuori che ci aspetta. Anita la guarda male. Ha un attimo di esitazione. Saliamo lo stesso. La Panda vola sopra il carcere. Siamo salvi. Per ora.

 

(Il futuro di questa serie fantascientifica e surreale, se avrà un futuro, sarà in futuro… intanto lo pseudo chitarrista ringrazia tutti gli arditi che hanno avuto il coraggio di leggere questi episodi prova. Yo)

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