Il pargolo e la punizione del telefono fisso

di Marcella Manghi, autrice di “Mamma Mongolfiera …perché i figli crescono nonostante i genitori”

Quando a casa squilla il telefono fisso, i casi sono tre. Il più frequente è che sia una compagnia telefonica. Allora un mio figlio – quello che scrolla il sedere dal divano per rispondere – lamenta che dovremmo abolirlo. Io non sono d’accordo, perché il telefono squilla anche in un secondo caso. Quando a chiamarmi è mia madre: lei chiama solo da fisso a fisso. A duecento km, ci lega quell’ultimo tratto di cordone ombelicale a forma di fusillo di plasticaccia. Poiché l’utilità della nonna vince su quella della signorina Telecom – come nel gioco della morra cinese – non c’è spazio per disdire contratti. In realtà io mi tengo stretta il fisso anche per un’altra ragione. È il corollario del terzo caso. Quello in cui il suddetto figlio vien privato per punizione del cellulare. A quel punto, il soggetto menomato si appoggia alla stampella del fisso. Volendo interagire con un suo simile, striscia con ribrezzo verso quell’oggetto ancorato alla parete. Confesso: io provo un piacere sottile, sadico, perverso. Voglio che provi quello che per me – alla sua età – era la norma. Parlare con l’amico – che dico l’amico, col moroso – dal fisso. Da quell’unica postazione al centro del soggiorno, laddove una madre fingeva di preparar la torta, i fratelli sembravano studiare; in realtà, tutti origliavano. Oggi è uno di quei giorni. Il telefono ha squillato, io ho risposto e ho passato l’amico a mio figlio. Mi sono messa a montare due albumi e scrutavo: la bocca a ventosa sulla cornetta, la tenacia di chi trascina il filo peggio di chi tira una canna di nascosto. Tanto lo so. Che tra due giorni tornerà a seminare emoticon, forse a fare sexting su qualche app-secure-pin. Ma per oggi va così. Che tocchi con mano cosa è la privacy. Perché è inutile battagliare per qualcosa che non sai cos’è. Il piano telefonico lo posso cambiare quando voglio; il figlio, no. Però posso cambiare un pochino la sua storia. E arricchirla di persone che parlano, origliano, e per sbaglio, talvolta condividono.

 

Articolo uscito su Italians (Corriere.it)

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