Cose trasgressive: pregare con le vecchiette in chiesa e chiamarsi come san Giuseppe

Lettere a una moglie #2 (ovvero l’esodo del duo con l’anello noto in tutto il mondo come Mienmiuaif) di Giuseppe Signorin

Dopo aver detto che è trasgressivo pregare con le vecchiette in chiesa alle vecchiette in chiesa, giovedì sera a Zanè, amore mio, mi sono reso conto di un’altra cosa trasgressiva. Mi spiego meglio. Giovedì, come spesso capita durante i nostri concerti, ho raccontato di quanto mi sentissi ribelle i primi tempi del cammino di conversione a recitare il Rosario con le vecchiette in chiesa, ma non mi ero accorto che avevo davanti soprattutto delle simpatiche coetanee di quelle vecchiette con cui recitavo il Rosario in chiesa i primi tempi. Chi altri poteva avere il coraggio di sfidare il diluvio che si è abbattuto su Zanè giovedì sera? Solo loro. Le irriducibili. Amo alla follia l’esercito di arzille “giovani dentro” che sostengono la chiesa dai primi banchi armate di corone e librettini con i misteri e le litanie, amore mio, ma stai tranquilla, non c’è motivo di essere gelosa. Fisicamente preferisco te. Però oggi è un altro giorno, e più precisamente il 19 marzo. San Giuseppe. Il mio patrono. Il più santo dei santi. Terrore dei demoni. E san Giuseppe che cos’era? Un marito. Ti rendi conto, amore mio? Noti qualche punto in comune fra il tuo coinquilino e il Patrono della Chiesa? A dirla tutta, fino a qualche anno fa, fino a quando non ho iniziato a capire il dono immenso di portare questo nome, non mi piaceva tanto. Anzi, stressavo i miei genitori perché volevo cambiarlo… Però col tempo e le loro preghiere Dio ha fatto un po’ di luce nel grigio più grigio della mia materia grigia e ho cominciato a intuire la grazia che avevo ricevuto. Chiamarmi Giuseppe, come san Giuseppe. Le cose che non scegliamo, di noi, sono tantissime: il sesso, la nazionalità, il colore della pelle, l’altezza, l’età, la cultura di appartenenza. E il nome, ovviamente. Passiamo buona parte della nostra adolescenza, che oggi raggiunge i 40 anni, a non accettarle. Per evitare che queste crisi adolescenziali turbino anche i nostri figli fino ai 40 anni, si è innescata un’abitudine perversa: pensare che sia meglio non “imporre” cose che non hanno scelto loro stessi. E allora non li battezziamo, per “delicatezza”. Addirittura in giro per il pianeta c’è chi non indica il genere sessuale, perché anche quello lo devono decidere loro. Li mandiamo ancora a scuola e gli insegniamo a parlare e scrivere, ma è questione di tempo. Quando ci renderemo conto che anche queste cose devono sceglierle loro, per “delicatezza” faremo un passo indietro. E invece quanto sono grato ai miei genitori, amore mio, di avermi dato un nome senza consultarmi, nonostante non siamo più nel Medioevo. E che nome! Con quel nome ti hanno permesso di chiamarmi come Maria chiamava suo marito. Wow. Dio stesso mi conosce con il nome di Giuseppe. Esiste qualcosa di più trasgressivo, nel 2018 (oltre a pregare con le vecchiette in chiesa, ovviamente), di portare il nome del marito più santo della storia e papà di Dio, in un periodo di totale crisi e perdita d’identità dei mariti e dei papà? Che Dio ci mantenga così trasgressivi, amore mio, e Gesù abbia un occhio di riguardo per chi porta il nome del suo papà. Ti potrà sembrare strano, ma ne ho bisogno. Ti amo.

 

Se vuoi aiutare il progetto dei Mienmiuaif, ti è piaciuta la lettera e sei interessato al “prequel”, clicca qui: Lettere a una moglie #1 😎

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6 Comments

  1. Tantissimi auguri di Santità ! (A me hanno dato “Sara”,e posso confermare con gioia e gratitudine che Dio ,da quando sono nata,coi fatti della mia vita, un passo alla volta per non sconvolgermi, mi sta portando fuori dalla mia sterilità fisica e spirituale,per fare “nuove tutte le cose “…)

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  2. Auguri di buon omomastico carissimo e simpaticissimo Giuseppe !a te e anche a mio figlio che si chiama pure lui Giuseppe e che ha ricevuto la grazia di compiere anche gli anni oggi (19!!)Siete sicuramente sotto il manto di San Giuseppe .Un abbraccio anche ad Anita

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